Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 31 marzo 2014

Petrolio: soltanto gli scisti impediscono il declino della produzione, ma per quanto tempo ancora?

Da "Resilience.org" by Matt Mushalik, originally published by Crude Oil Peak. Traduzione di MR


Ignorato dai media, il petrolio di scisto americano è l'unico fattore in grado di compensare un recente declino della produzione di petrolio greggio di 1,5 mb/g nel resto del mondo (usando i dati di ottobre 2013). Ciò significa che senza il petrolio di scisto americano il mondo si troverebbe in una profonda crisi petrolifera simile alla fase di declino del 2006-2007, quando i prezzi del petrolio sono saliti. Il declino proviene da molti paesi, ma è anche causato dalle lotte per il petrolio ed altri problemi ad esso collegati in Iran, Libia ed altri paesi che possono essere visti in televisione quotidianamente.

Fig 1: Produzione incrementale di petrolio greggio mondiale a ottobre 2013

La produzione incrementale di ogni paese viene calcolata come la differenza fra la produzione totale e la produzione minima fra il gennaio 2001 e l'ottobre 2013. La somma dei minimi è la produzione di base. I paesi che hanno avuto cambiamenti sostanziali nella produzione appaiono come grandi aree nel grafico. La Russia ha fornito – in modo piuttosto affidabile – il più grande aumento e il Mare del Nord (Regno Unito e Norvegia) hanno avuto le perdite maggiori. I paesi che si caratterizzano di più sono il Venezuela (bassa produzione nel 2003 a causa dello sciopero), Iraq (bassa produzione in aprile 2003 durante la guerra), Libia (guerra nel 2011), Iran (sanzioni) e Arabia Saudita (aumento di produzione dal 2002 e cambio di ruolo).

La produzione comincia dal basso come segue:

(1) paesi con produzione in aumento: Kazakistan (di recente piatta), Russia (solo 100.000 b/g in più l'anno scorso), Colombia (+60.000 b/g), Cina (di recente piatta) e Canada (+200.000 b/g di syncrude da sabbie bituminose).

(2) paesi piatti o in declino come Regno Unito e Norvegia

(3) paesi che di recente hanno raggiunto il picco: Brasile ed Azerbaigian
I gruppi da (1) a (3) hanno raggiunto il picco nel novembre 2011 (linea tratteggiata) e la loro produzione è declinata di 1,3 mb/g da allora

(4) paesi OPEC con Iraq, Arabia Saudita, Iran e Libia

(5) Stati Uniti in cima per vedere l'impatto del petrolio di scisto

Fig 2: Il petrolio di scisto maschera il recente declino nel resto del mondo

Il mondo senza petrolio di scisto ha declinato dopo un recente picco nel febbraio 2012 ad una media di 73,4 mb/g nel 2013, incidentalmente la stessa media vista per l'intero periodo dal 2005, quando la produzione di greggio era di 73,6 mb/g.


Fig 3: Produzione annuale di petrolio greggio e di petrolio di scisto americano rispetto alle proiezioni del WEO della IEA

Il resto del mondo continua su un plateau accidentato di produzione. Le proiezioni della domanda e dell'offerta di petrolio della IEA del 2004 e del 2008 non si sono materializzate. Solo il WEO del 2010 ci è andato vicino, ma solo a causa del petrolio di scisto americano per il quale non era stato previsto un aumento come quello poi osservato. Diamo uno sguardo agli attori principali nella parte alta della Fig 1.


Fig 4: Produzione incrementale di greggio di Iraq, Iran, Libia, Arabia Saudita e Stati Uniti

Possiamo vedere che l'Arabia Saudita ha declinato nel 2006-2007 (prezzi su), pompato di più nell'anno del picco olimpico del 2008 (ma non abbastanza e i prezzi sono andati alle stelle), è servita da produttore di riserva durante la crisi finanziaria del 2009 ed è entrata in gioco (tardivamente) quando la guerra in Libia è iniziata e ha continuato a pompare a livelli record quando sono partite le sanzioni contro l'Iraq. Il petrolio di scisto americano non ha fatto scendere i prezzi in modo sostanziale e sicuramente gli Stati Uniti non agiscono da produttori di riserva. Gran parte dei produttori di petrolio di scisto andrebbero in amministrazione controllata se smettessero di pompare. L'Arabia Saudita apparentemente cerca di compensare le perdite della produzione libica ed iraniana, ma non sembra ridurre la produzione di greggio per compensare il petrolio di scisto americano. L'Iraq dovrà tornare al sistema di quote del OPEC. Sarà interessante vedere a che livello di produzione ci si accorderà e se l'Iraq vi aderirà. In ogni caso, tutti i produttori di petrolio ME devono equilibrare i loro bilanci come evidenziato in questo post: 14/8/2013 il pareggio di bilancio del prezzo medio del petrolio del OPEC aumenta del 7% nel 2013 http://crudeoilpeak.info/opec-fiscal-breakeven-oil-price-increases-7-in-2013


Fig 5: Il solo Medio Oriente

Il declino in Siria e Yemen è stato compensato dagli aumenti in Kuwait, Emirati Arabi uniti e Qatar. L'Iraq non è riuscito a compensare i cali di produzione dell'Iran. 

Russia ed ex Unione Sovietica


Fig 6: Eurasia

Paesi dell'ex Unione Sovietica: l'Azerbaigian declina di 50.000 b/g dopo il proprio picco nel 2010. Il Kazakistan è piatto dal 2010.


Fig 7: La crescita della produzione russa di petrolio greggio sta rallentando

La Russia, che ora produce circa 10 mb/g, sta ancora crescendo di circa 100.000 b/g ma questo tasso di crescita sta rallentando dagli anni 2010 e 2012. Il WEO della IEA del 2013 scrive: “La produzione di petrolio in Russia si sta avvicinando ai livelli record dell'era sovietica, ma mantenere questa tendenza sarà difficile, data la necessità di combattere i declini dei giacimenti giganteschi della Siberia occidentale che attualmente producono la maggior parte del petrolio del paese”. http://www.worldenergyoutlook.org/publications/weo-2013/

Europa


Fig 8: Il Mare del Nord è in pieno declino

Africa


Fig 9: Produzione incrementale in Africa

Indipendentemente da quanto accade in Libia, l'Africa ha raggiunto il picco.

America Latina


Fig 10:  America Latina

Il Brasile sembra aver raggiunto il picco mentre la Colombia ha lentamente aumentato la produzione di petrolio pesante. I dati del Venezuela sembrano sostenuti in quanto non sono stati aggiornati dal gennaio 2011.

Riassunto

Dalla fine del 2010, il gruppo di paesi ancora in crescita  (+1.2 mb/g) non può compensare il declino altrove (-2.4 mb/g), dando un declino risultante di 1,2 mb/g o 400.000 b/g per anno. Questo è un declino determinato principalmente geologicamente. L'OPEC, che di solito invitava a fornire la differenza fra domanda e produzione non OPEC, ha avuto i suoi problemi (anelli di retroazione geopolitici causati dalla produzione di petrolio al picco) e non è stata in grado di riempire il vuoto. Il petrolio greggio globale senza il petrolio di scisto americano è diminuito di 1,5 mb/g dal suo picco più recente nel febbraio 2012. 

Conclusione:

Mentre i media mainstream cullano il pubblico facendogli credere il petrolio di scisto americano sia una rivoluzione, il picco del petrolio in molti paesi si mangia come un cancro il sistema di fornitura petrolifera. Il grande problema è che vengono costruite infrastrutture dipendenti dal petrolio che non saranno necessarie quando il petrolio di scisto americano raggiungerà il picco e rivelerà il declino sottostante.




Benessere o Sviluppo? Un convegno a Martina Franca







Il convegno "Quali risorse per quale Benessere" questo convegno che si terrà a Martina Franca il 22/23 Maggio, organizzato dal consorzio "Costellazione Apulia". Si preannuncia come una cosa molto interessante. Per maggiori informazioni:

http://www.colloquidimartinafranca.it/

 
“L’era dello sviluppo … prevede … una sola direzione verso cui tenderebbero tutti i popoli …

… l’idea di sviluppo ci ha indotti a credere che non potessero esistere alternative, che non ci fossero vie d’uscita, che non ci fossero strade verso economie o società meno economicistiche, verso sistemi diversamente organizzati, verso culture con preferenze e scale di valori diverse, verso un futuro diverso da quello perseguito dalle nazioni dominanti.”
(Wolfgang Sachs)

I Colloqui di Martina Franca per 

·        mettere in discussione l’inerzia dei vecchi e consolidati modelli di produzione e consumo;
·        combattere la rassegnazione al declino;
·        immaginare e realizzare forme di imprenditoria, di consenso politico, di ben-vivere, disancorate dall’attuale modello di crescita e sviluppo.

domenica 30 marzo 2014

Super El Niño in arrivo? Possibili aumenti record della temperatura globale.

Da “Climate Progress”. Traduzione di MR

Di Joe Romm


Grafico delle temperature globali dal 1950, che mostra anche la fase del ciclo El Niño- La Niña. Via NASA.


Visualizzazione de El Niño (via NOAA)
I segnali indicano sempre di più alla formazione di un El Niño nei prossimi mesi, probabilmente uno molto forte. Se combinato con una tendenza a lungo termine di riscaldamento globale, un forte El Niño significherebbe che il 2015 è molto probabile che diventi l'anno più caldo mai registrato finora. Un El Niño è “caratterizzato da temperature oceaniche insolitamente alte nel Pacifico Equatoriale”, come spiega il NOAA. Questo contrasta con le temperature insolitamente basse nel Pacifico Equatoriale durante La Niña. Entrambi sono associati a meteo estremo in tutto il globo. Ma come mostra il grafico della NASA sopra, quelli de El Niño sono generalmente gli anni più caldi registrati, visto che il riscaldamento regionale si aggiunge alla sottostante tendenza del  riscaldamento globale. Gli anni de La Niña tendono ad essere al di sotto della linea di tendenza del riscaldamento globale.

Siccome nel 1998 c'è stato un “super El Niño” inusualmente forte, e siccome non abbiamo avuto un El Niño dal 2010, può sembrare che il riscaldamento globale abbia rallentato – se selezioniamo un anno di avvio relativamente recente. Ma di fatto diversi studi recenti hanno confermato che il riscaldamento planetario continua a ritmo sostenuto ovunque si guardi. Ricordiamo che nel 2010, con un El Niño moderato, è l'anno più caldo mai registrato finora. E il 2010 ha visto segnare il record sbalorditivo di temperature massime in ben 20 paesi, compresa “la temperatura più alta misurata in modo affidabile che l'Asia abbia mai registrato, i notevoli 53,5°C in Pakistan nel maggio 2010”. Il meteorologo dottor Jeff Masters ha detto che il 2010 è stato “l'anno più straordinario del pianeta per il meteo estremo da quando vengono registrati dati affidabili dell'alta atmosfera nei tardi anni 40”.

Dato che il “Tasso di riscaldamento del riscaldamento globale è di 400.000 bombe di Hiroshima al giorno”, il pianeta è mezzo miliardo di bombe di Hiroshima più caldo di quanto non fosse nel 2010. Quindi anche un El Niño moderato causerà temperature record e estremi meteo. Ma uno forte, per non parlare di un super El Niño, dovrebbe stracciare ogni record. La commissione ufficiale peruviana su El Niño, la scorsa settimana ha detto che si aspettano che un El Niño cominci per aprile. Il Perù traccia da vicino il fenomeno perché “El Nino minaccia di colpire l'industria della farina di pesce spaventando i banchi di acciughe di acqua fredda”. Per essere chiari, un El Niño non è una cosa sicura a questo punto. Alcuni previsori danno circa il 60% delle possibilità, ma uno studio recente da il 75% delle possibilità. Andrew Freedman di Mashable (ex di Climate Central) riporta che “alcuni scienziati pensano che questo evento possa rivaleggiare con il record dell'evento de  El Niño del 1997-1998”. Cita il professore di meteorologia Paul Roundy:

Roundy ha detto che le possibilità di un evento de El Niño insolitamente forte “sono molto più alte della media, è difficile dare una qualche probabilità di questo... ho suggerito circa un 80%”

“Le condizioni dell'Oceano Pacifico ora favorevoli ad un grande evento come lo erano nel 1997. Questa non è una garanzia importante che un grande evento si sviluppi, ma chiaramente aumenta la probabilità che un grande evento avvenga”, dice Roundy.

L'Oscillazione Meridionale de El Niño (El Niño Southern Oscillation - ENSO) non cambia la tendenza generale al riscaldamento, ma è una modulazione a breve termine; quello che la NASA definisce come il più grande contributo alla “variabilità dinamica naturale” del sistema climatico. El Niño e La Niña sono tipicamente definite come anomalie sostenute della temperatura di superficie del mare (positive o negative rispettivamente) maggiori di 0,5°C lungo l'Oceano Pacifico centrale tropicale. Potete leggere i fondamentali su ENSO qui. Un indicatore chiave de El Niño è il rapido aumento delle temperature di superficie dell'oceano nel Pacifico centrale e orientale – proprio ciò che il NOAA ha riportato lunedì:


Dalla fine di gennaio le anomalie di temperatura sono fortemente aumentate

Il meteorologo Michael Ventrice ha fatto un'analisi dettagliata alla fine di febbraio qui sul perché un tale riscaldamento è significativo. Per il drogati de El Niño, il Centro Nazionale per le Previsioni Ambientali (National Centers for Environmental Prediction - NCEP) del NOAA pubblica un rapporto settimanale su ENSO tutti i lunedì qui. E i super drogati possono andare alla pagina ENSO dell'Ufficio di Meteorologia del governo australiano (aggiornato ogni secondo giovedì), che mette in grafico un altro indicatore chiave de El Niño, l'Indice dell'Oscillazione Meridionale (Southern Oscillation Index - SOI). Per il SOI, “valori sostenuti negativi al di sotto di -8 possono indicare un evento El Niño”. L'ultimo valore SOI di 30 giorni (fino al 23 marzo) è di -12,6. La previsione media d'insieme del Sistema di Previsione Climatica (Climate Forecast System - CFS) del NCEP per un El Niño all'inizio dell'estate sta alla fine diventando molto forte: 


Quando El Niño si forma e poi raggiunge il picco è cruciale per sapere se sarà il 2014 o il 2015 (o entrambi!) l'anno più caldo mai registrato. Uno studio della NASA del 2010 ha scoperto che “la correlazione del periodo di 12 mesi della temperatura globale e l'indice de El Niño a 3,4 è massimo con la temperatura globale che ritarda l'indice de El Niño di 4 mesi”. Se avremo un El Niño, e sembra che sia in  tutto come quello del 1997-1998, allora il 2015 in particolare dovrebbe essere l'anno più caldo mai registrato finora. Restate sintonizzati. 

sabato 29 marzo 2014

Il grafico più importante del mondo

Da “Zero Hedge”. Traduzione di MR.

Di Tyler Durden

Avendo discusso i collegamenti fra crescita economica e limiti delle risorse energetiche e con gli attuali fuochi d'artificio geopolitici in gran parte per l'energia (costo, fornitura e domanda) piuttosto che per i diritti umani, sembrerebbe che il grafico seguente potrebbe ben diventare l'indicatore più importante delle tensioni future...

Fonte: Goldman Sachs

Non è la prima volta che parliamo di "autosufficienza" -  nientemeno che Bridgewater's Ray Dalio, ha osservato, in un contesto leggermente diverso:

l'autosufficienza incoraggia la produttività legando la capacità di spesa con la necessità di produrre”, 

Le società in cui gli individui sono più responsabili per sé stessi crescono di più di quelle in cui sono meno responsabili per sé stessi”. L'indicatore a fattore nove dell'autosufficienza fornisce alcuni spunti interessanti su quelle nazioni che è più probabile che sperimentino una crescita sopra la media che prosegue e quelle che non lo faranno, come i paesi europei, cioè Italia, Francia, Spagna e Belgio, tutti posizionati molto in basso nella classifica dell'autosufficienza. 


La capacità di sopravvivere senza scambio o aiuto da parte di altre nazioni, per esempio, non è la stessa cosa raccogliere enormi profitti o far crescere la propria economia senza scambi con altre nazioni. In altre parole, “l'autosufficienza” in termini di sopravvivenza non implica necessariamente la prosperità, ma implica libertà di azione senza dipendenza dall'approvazione, il capitale, le risorse e la competenza stranieri.

La libertà di azione fornita dall'indipendenza/autarchia implica anche una riduzione centrale della vulnerabilità al controllo straniero del costo e/o della disponibilità di beni essenziali come cibo ed energia, e il potere risultante dei fornitori di ricattare o influenzare le priorità nazionali e le politiche. 
...

Considerate il petrolio/combustibili fossili come esempio. Le nazioni benedette da grandi riserve di combustibili fossili sono autosufficienti in termini di consumo interno, ma il valore delle loro risorse sul mercato internazionale porta generalmente alla dipendenza dall'esportazione di petrolio/gas per finanziare il governo, le élite politiche e il welfare generale. Questa dipendenza dai proventi derivati dall'esportazione di petrolio/gas porta a ciò che è conosciuta come la maledizione delle risorse. Il resto delle economie delle nazioni esportatrici di petrolio appassisce in quanto il capitale e il favoritismo politico si concentrano sui proventi dell'esportazione di petrolio e questa distorsione dell'ordine politico porta a clientelismo, corruzione e cattiva distribuzione della ricchezza nazionale su una scala così vasta che le nazioni che soffrono di abbondanza di risorse commerciabili spesso declinano nella povertà e nell'instabilità. 

L'altra strada per l'autarchia è quella di selezionare e finanziare politiche progettate per aumentare direttamente l'autosufficienza. Un esempio potrebbe essere il perseguimento da parte della Germania dell'energia alternativa attraverso delle politiche di stato come i sussidi. 

Che quell'autarchia guidata dalla politica richieda compromessi è evidente nel relativo successo della Germania nell'aumentare la produzione di energia alternativa; i sussidi che hanno incentivato la produzione di energia alternativa ora vengono visti come più costosi dei presunti guadagni in autosufficienza, in quanto la generazione da combustibili fossili è ancora necessaria come riserva per la fluttuante produzione di energia alternativa. 

Anche se la dipendenza dall'energia straniera è stata diminuita, la Germania rimane completamente dipendente dai suoi fornitori stranieri di energia e siccome i costi di quell'energia aumentano, la posizione della Germania come potenza industriale competitiva è minacciata: la produzione industriali si sta spostando dalla Germania verso zone con minori costi energetici, compresi gli Stati Uniti

L'aumento della produzione interna di energia è stata pensata per ridurre la vulnerabilità implicita nella dipendenza da fornitori energetici stranieri, tuttavia l'aumento della produzione interna di energia non ha ancora raggiunto la soglia critica in cui la vulnerabilità agli shock dei prezzi si sia ridotta in maniera significativa. 
...

La capacità dell'America di proiettare potenza e mantenere la propria libertà di azione presuppone sia una rete di alleanze diplomatiche, militari ed economiche, sia rapporti di scambio che hanno alimentato (non per coincidenza) i profitti senza precedenti delle multinazionali americane.

Il passato recente ha creato un assunto secondo il quale gli Stati Uniti possono soltanto prosperare se importano petrolio, beni e servizi su grande scala.



Gli scienziati del clima: Noi siamo preoccupati. Ecco perché dovreste esserlo anche voi.

Da “Climate Progress”. Traduzione di MR

Di Joe Romm

Questa settimana, la più grande società scientifica generale, L'Associazione Americana per il Progresso della Scienza, ha pubblicato un appello insolitamente schietto per agire rispetto al cambiamento climatico. Il nuovo rapporto da leggere del Gruppo Scientifico per il Clima della AAAS, “Ciò che sappiamo” ha diversi messaggi semplici:
Siamo sicuri che gli esseri umani sono responsabili del cambiamento climatico più recente quanto lo siamo del fatto che le sigarette uccidono:

Gli scienziati del clima concordano: il cambiamento climatico sta avvenendo qui ed ora. Sulla base di prove ben fondate, circa il 97% degli scienziati climatici hanno concluso che il cambiamento climatico antropogenico sta avvenendo...
La scienza che collega le attività umane al cambiamento climatico è simile alla scienza che collega il fumo alle malattie polmonari e cardiovascolari. Fisici, scienziati cardiovascolari, esperti di salute pubblica ed altri concordano che fumare provochi il cancro. E questo consenso all'interno della comunità medica ha convinto gran parte degli americani che i rischi per la salute che provengono dal fumo sono reali. Un consenso analogo ora esiste fra gli scienziati del clima, un consenso che sostiene che il cambiamento climatico sta avvenendo e che l'attività umana ne è la causa.

Che tipo di cambiamento sta già avvenendo?

La temperatura media globale è aumentata di circa 0,8°C negli ultimi 100 anni. Il livello del mare sta salendo ed alcuni tipi di eventi estremi – come ondate di calore ed eventi di forti precipitazioni – stanno avvenendo più di frequente. Le recenti scoperte scientifiche indicano che è probabile che il cambiamento climatico sia responsabile di molti di questi eventi degli ultimi anni.
 
Qual è il pericolo dell'inazione continuata?

Siamo a rischio di spingere il nostro sistema climatico verso cambiamenti repentini, imprevedibili e potenzialmente irreversibili con impatti altamente dannosi....
Possiamo pensare a ciò come ad una improvvisa frenata climatica e una sterzata mancata in cui il problema e le sue conseguenze non sono più cose che possiamo controllare. In termini climatici, cambiamento repentino significa cambiamento che avviene in periodi di decenni o persino di anni.

Dobbiamo agire adesso?

Prima agiamo, più basso sarà il rischio ed il costo. E c'è molto che possiamo fare. Aspettare per agire aumenterà inevitabilmente i costi, il rischio e precluderà delle opzioni per affrontare il rischio. Il CO2 che produciamo si accumula nell'atmosfera della Terra per decenni, per secoli e anche di più. Non è come l'inquinamento da smog e da rifiuti nei nostri laghi e fiumi, dove i livelli rispondono rapidamente agli effetti di politiche mirate.

Quando è stato chiesto in conferenza stampa il perché l'AAAS abbia sentito il bisogno di fornire al pubblico e ai decisori politici l'ennesimo rapporto, il dottor Dr. James McCarthy, professore di oceanografia ad Harvard ed ex presidente di AAAS, ha detto “Il pubblico è stato disinformato da una colossale campagna di disinformazione”. Gli scienziati devono esprimersi con forza e spesso, perché il tema è troppo importante da lasciare in mano ai disinformatori. MacCarthy ha anche espresso un punto che mi è sembrato un punto chiave:

Il concetto di rischio – il rischio dell'inazione – è una cosa che non è stata realmente enfatizzata. E si deve pensare che 20 o 10 anni fa – ciò che abbiamo immaginato 20 anni fa sulla perdita di ghiaccio marino artico – non si pensava che fosse qualcosa che avrebbe destato preoccupazione in questo secolo. Dieci anni dopo, circa nel 2000, sapevamo di essere su una traiettoria che non poteva essere prevista. Dieci anni fa, in quello stesso periodo, non si era pensato che la Groenlandia avrebbe perso ghiaccio drammaticamente nei prossimi decenni, ma nel giro di pochi anni ci siamo resi conto che questo era sbagliato.

Troppi rapporti climatici omettono di concentrarsi su quale sia il rischio dell'inazione. Ma questo no. Alla conferenza includeva era presente anche il dottor Robert Litterman, Senior Partner e Presidente del Comitato di Rischio di Kepos Capital. Litterman ha detto:

Il problema nello stimare l'incentivo appropriato è più che altro il rischio. In altre parole, i risultati attesi sono stati la determinante dominante di ciò che sono state quelle stime in passato. Non sono sicuro se si è preso adeguatamente in considerazione la potenzialità che le cose siano peggiori del previsto. Si deve davvero pensare agli scenari peggiori quando si pensa alla gestione del rischio. Quando c'è un problema di gestione del rischio, pensare allo scenario peggiore non è allarmismo – è solo parte del lavoro. E quegli scenari peggiori sono parte di ciò che guida i prezzi.

Questo è il punto chiave che è stato posto anche dall'economista di Harvard Martin Weitzman, che ha spiegato che le analisi costi-benefici del clima sono “insolitamente fuorvianti”, avvertendo i suoi colleghi che “potremmo illudere noi stessi a e gli altri”. Nel caso del cambiamento climatico lo scenario peggiore è la fine della civiltà moderna per come la conosciamo, un mondo post 2050 che ha una capacità di carico considerevolmente al di sotto dei 9 miliardi di persone – e che continua a declinare decennio dopo decennio. Tuttavia è del tutto certo che raggiungeremo questo scenario peggiore se continuiamo meramente sul nostro percorso business as usual di inazione climatica per pochi decenni ancora. Questo è il perché dobbiamo pagare qualsiasi prezzo a sopportare qualsiasi fardello per evitare lo scenario peggiore. Questo rapporto è un buon antidoto per i non scienziati che dichiarano che il riscaldamento globale non rende il meteo più estremo e distruttivo:

Il riscaldamento globale ha cambiato gli schemi delle precipitazioni in tutto il mondo. Le alluvioni nella metà settentrionale degli Stati Uniti orientali, sulle Grandi Pianure e su gran parte del Midwest, sono aumentate, specialmente durante gli ultimi decenni. Queste tendenza delle alluvioni regionali nel nord est e nella parte settentrionale del Midewest sono collegate agli aumenti di precipitazione estrema e sono coerenti con le tendenze globali alimentate dal cambiamento climatico. Allo stesso tempo, aree come il sud est degli Stati Uniti stanno vivendo più siccità e anche queste sono coerenti con gli schemi globali di cambiamento climatico previste dai modelli come conseguenza dell'aumento dei livelli di CO2. Dal 185, le ondate di calore sono diventate più lunghe e più frequenti. Uno studio indica che l'area globale colpita dalle temperature estive estremamente calde è aumentata di 50 volte e l'impronta digitale del riscaldamento globale è stata fermamente identificata in queste tendenze. Negli Stati Uniti, le nuove temperature massime record ora superano regolarmente quelle minime di un rapporto 2:1. Il cambiamento climatico ha amplificato la minaccia di incendi in molti luoghi. Negli Stato Uniti occidentali, sia l'area bruciata dagli incendi sia la durata della stagione degli incendi stessi sono aumentati sostanzialmente negli ultimi decenni. Fusione del ghiaccio primaverile anticipata ed alte temperature primaverili ed estive contribuiscono a questo cambiamento. Il cambiamento climatico ha aumentato la minaccia dei “mega-incendi” - grandi incendi che bruciano grandi aree in proporzione. Il riscaldamento ha anche portato alla presenza di incendi in regioni dov'erano stati assenti nella storia recente.

Complimenti al AAAS per questo rapporto. Si sono uniti all'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti ed alla Royal Society del Regno Unito per produrre un rapporto climatico nuovo e ben leggibile, anche se l'AAAS ha fatto un lavoro migliore nell'illustrare senza mezzi termini i rischi. La linea di fondo: se un organo generalmente compassato e orientato al consenso come l'AAAS è allarmato, allora dovremmo esserlo anche tutti noi. Come ha spiegato nel 2010 il climatologo Lonnie Thompson:

I climatologi, come gli altri scienziati, tendono ad essere un gruppo ottuso. Non ci è dato abbandonarci a farneticazioni teatrali sulla caduta dei cieli. Gran parte di noi è di gran lunga a proprio agio nel proprio laboratorio o a raccogliere dati sul campo rispetto a rilasciare interviste ai giornalisti o a parlare di fronte ai comitati del Congresso. Allora perché i climatologi si pronunciano sui pericoli del riscaldamento globale? La risposta è che praticamente ognuno di noi ora è convinto che il riscaldamento globale pone un pericolo chiaro e reale alla civiltà. 


venerdì 28 marzo 2014

Un corollario della legge di Godwin: la “legge delle intenzioni di genocidio”

Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR



Di Ugo Bardi

(immagine da Corellianrun) 

Conoscerete sicuramente la legge di Godwin (conosciuta anche come “reductio ad Hitlerium”), quella che dice che, passato abbastanza tempo, ogni discussione su Internet alla fine porterà qualcuno ad essere paragonato ad Hitler. Questa legge sembra essere forte quasi come i principi della termodinamica e, di recente, l'abbiamo vista applicare al presidente russo - Vladimir Putin – paragonato ad Hitler in un comunicato stampa del segretario di stato americano, Hillary Clinton.

Ma la legge di Godwin sembra avere molte varianti, per esempio la “variante razzista”. Qui vorrei proporre un'altra variante o corollario, una che non nomina necessariamente Hitler o il termine “fascismo”. E la “legge delle intenzioni di genocidio”, che può anche essere chiamata “reductio ad exterminium”. Può essere descritta come segue:

In ogni discussione sulle politiche ambientali prima o poi qualcuno accuserà qualcun altro di intenzioni di genocidio, cioè di pianificare lo sterminio di gran parte della razza umana

Questo sembra si applichi particolarmente quando la politica ambientale discussa ha a che fare con la popolazione. In questa forma, uno dei primi esempi risale alla pubblicazione de “I Limiti dello Sviluppo” nel 1972. Gli sponsor dello studio, il Club di Roma, in seguito sono stati accusati di essere un'organizzazione malvagia dedita allo sterminio di gran parte della popolazione mondiale. E' stato persino accusato di aver creato il virus dell'AIDS proprio a questo scopo. Manco a dirlo, “I Limiti dello Sviluppo” o i membri del Club di Roma non hanno mai raccomandato – o nemmeno lontanamente concepito – niente di simile. Ma la leggenda rimane diffusa come potete vedere digitando per esempio “club di roma” insieme a “sterminio” o “depopolazione” (l'autore intende in inglese, ndt.). Vedete anche un mio post dal titolo “Come sono stati demonizzati I Limiti dello Sviluppo”.

La legge di reductio ad exterminium non si applica solo alla popolazione. Esce fuori più o meno in ogni discussione che coinvolga le politiche ambientali, in particolare quelle collegate al cambiamento climatico. In questo caso, ogno azione progettata per ridurre il danno coinvolto col riscaldamento globale potrebbe essere definito come mirato, in realtà, allo sterminio di gran parte della razza umana. Un recente esempio coinvolge un saggio di Lawrence Torcello, in cui l'autore ha espresso l'opinione secondo la quale:

Abbiamo buone ragioni per considerare il finanziamento di campagne di negazionismo climatico come criminalmente e moralmente colpevoli.

Notate che Torcello ha detto che ciò che andrebbe criminalizzato è solo il finanziamento del negazionismo climatico da parte di coloro che hanno “un interesse finanziario o politico per l'inazione”. Non ha mai detto questo delle persone che esprimono le loro opinioni su questa materia. Ma la “legge delle intenzioni di genocidio” si è immediatamente attivata. Per un rapporto sulla campagna di odio che si è scatenata contro Lawrence Torcello, vedete questo articolo di Graham Redfearn. Ecco un paio di esempi presi dal Web:

Così, cosa accade quando scopriamo che non c'è abbastanza spazio in carcere da nessuna parte per rinchiudere i 2/3 dell'America colpevoli di Blasfemia Climatica? Immagino che saranno necessarie delle esecuzioni, il che quadra con l'intera Agenda 21, una filosofia di ambientalismo come religione proprio bella, visto che questa gente crede che almeno l'80% della popolazione del pianeta debba essere eliminata perché le cose siano sostenibili (link)

e

Qual è l'estensione logica del carcere? Portata al suo estremo, la filosofia di Torcello porta all'esecuzione. Potreste pensare che sia folle, ma sbagliereste. E' così che comincia il fascismo. La filosofia del liberismo evoluto evoluta porta sempre al fascismo. Come si dice, la strada per l'inferno è lastricata di buoni propositi (link

Queste leggi, la legge di Godwin o la reductio ad exterminium, sembrano quasi divertenti, ma ciò che vediamo è la degenerazione totale del dibattito: una vera “reductio ad vituperium”. Saremo mai in grado di mettere in piedi una discussione razionale su un qualsiasi tema importante? Probabilmente no e questa è la vera tragedia in un momento in cui abbiamo un disperato bisogno di trovare un consenso su cosa fare per evitare vari disastri imminenti, compreso il cambiamento climatico.






giovedì 27 marzo 2014

La potenza è nulla senza controllo: come perdere un impero

Da “Extracted”. Traduzione di MR

Immagine da una campagna pubblicitaria per la Pirelli degli anni 90.

Gli imperi sembrano essere una struttura umana tipica che riappare in continuazione nel corso della storia. Il problema è che gli imperi sono spesso così efficienti che tendono a sfruttare eccessivamente e distruggere anche le risorse teoricamente rinnovabili. Il risultato finale è una cascate distruttiva di retroazioni: non solo l'impero finisce gradualmente le risorse, ma finisce anche la capacità di controllarle, coi due effetti che rinforzano a vicenda. La potenza è niente senza controllo. E, di solito, il controllo sembra finire prima della potenza.

In pratica, gli imperi in difficoltà tendono a frammentarsi in piccoli blocchi indipendenti o staterelli prima di scomparire realmente come sistemi economici. E' il risultato dell'aumento dei costi di controllo, che non corrispondono più al diminuito flusso di risorse. Abbiamo visto questo fenomeno in tempi recenti con la frammentazione e la scomparsa dell'Unione Sovietica. Potremmo vederlo oggi col moderno impero mondiale che chiamiamo “Globalizzazione”. Gli eventi recenti in Ucraina sembrano mostrare che il sistema, infatti, abbia dei problemi nel controllare la propria periferia e potrebbe presto frammentarsi in blocchi indipendenti.

Naturalmente, è ancora troppo presto per dire se ciò cui stiamo assistendo oggi in Ucraina sia solo un'asperità sulla strada o un sintomo di un collasso sistemico imminente. Come al solito, tuttavia, la storia potrebbe essere una guida per capire ciò che si trova davanti a noi. Nel seguente post, esamino il collasso dell'Impero Romano alla luce di considerazioni basate sul controllo e le risorse. Risulta che, anche per quanto riguarda gli antichi Romani, la potenza non fosse nulla senza controllo.


Picco dell'oro: Come i Romani hanno perso il loro impero

Di Ugo Bardi

Un “Aureus” Romano coniato dall'Imperatore Settimo Severo nel 193 DC. Del peso di circa 8 grammi, l'Aureus era davvero una moneta imperiale – la personificazione della ricchezza e della potenza di Roma. (immagine da Wikipedia).

In questo post, sostengo che la moneta in metallo prezioso era un fattore fondamentale che teneva insieme l'Impero Romano e dava ai Romani il loro potere militare. Ma le miniere Romane che producevano oro e argento raggiunsero il picco nel primo secolo DC. E i Romani persero gradualmente la capacità di controllare le proprie risorse. In un certo senso, furono condannati dal “picco dell'oro”. 

Quando ho sentito dire per la prima volta che l'Impero Romano è caduto a causa dell'esaurimento delle sue miniere di argento e oro ero scettico. In confronto alla nostra situazione, in cu affrontiamo l'esaurimento dei combustibili fossili, il caso Romano mi sembrava completamente diverso. Oro e argento non producono energia, non producono niente di utile. Perché quindi l'Impero Romano è caduto a causa di qualcosa che potremmo chiamare “picco dell'oro”?

Eppure, quando ho approfondito l'argomento, ho notato quanto fosse evidente la correlazione della disponibilità in declino di oro e argento col declino dell'Impero Romano. Abbiamo dati scarsi sulla produzione delle miniere Romane, dislocate principalmente in Spagna, ma comunemente si crede che la produzione raggiunse il picco ad un certo momento durante il primo secolo DC (o forse all'inizio del secondo secolo). In seguito, è rapidamente diminuito a quasi zero, anche se l'estrazione mineraria dell'oro non si è mai fermata completamente (1).

Come potete vedere nella figura, la perdita della produzione del prezioso metallo è riflessa nel contenuto di argento della moneta Romana. I Romani non avevano la tecnologia necessaria per stampare banconote, quindi hanno semplicemente deprezzato la loro moneta d'argento, il “denarius” aumentando il suo contenuto di rame. Per la metà del terzo secolo, il denarius era costituito quasi da puro rame: “denaro forzoso”, se ce ne è mai stato uno. Durante quel periodo, le monete d'oro non furono deprezzate, ma scomparirono di fatto dalla circolazione (grafico sopra di Joseph Tainter (2)).

Come ho sostenuto in un post precedente, la scarsità progressiva dei metalli preziosi si collega bene coi vari eventi che ebbero luogo durante la fase di declino dell'impero e con la sua scomparsa finale. Naturalmente, correlazione non significa causazione ma, qui, la correlazione è così forte non si può pensare che sia solo una questione di fortuna. Col tempo, mi è sembrato chiaro che ci fossero collegamenti chiari anche fra diversi fattori nel collasso dell'Impero. 

In generale, i sistemi complessi tendono a crollare in maniera complessa e l'Impero Romano non cadde semplicemente a causa della mancanza della sua fonte primaria di energia che, a quel tempo, era l'agricoltura. Energia (e potenza) sono inutili senza controllo e per i Romani controllare l'energia generata dall'agricoltura richiedeva investimenti di capitale per truppe e burocrazia. Entrambe furono colpite dal declino della produzione di metalli preziosi. Col tempo, la ridotta efficacia militare dell'impero ha distrutto la capacità di controllare il sistema agricolo. Ciò condannò l'Impero al collasso. 

Questa è una storia enormemente complessa che probabilmente non può risolversi in un mero post. Ciononostante, il problema è molto generale e può essere condensato in una singola frase: “La potenza è niente senza controllo”. Quindi, credo sia possibile esporre gli elementi principali dell'interazione fra oro, potenza militare e cibo ai tempi dei Romani in uno spazio relativamente ridotto. Fatemi provare.


I Romani e l'oro

In definitiva, ciò che crea e tiene insieme gli imperi è la forza militare. L'Impero Romano era così grande e di successo perché era, probabilmente, la più grande potenza militare dei tempi antichi. I Romani hanno avuto tanto successo in questo non a causa di particolari innovazioni militari. La ricetta del loro successo era semplice: pagavano i loro combattenti con moneta di metallo prezioso. La tecnologia combinata dell'estrazione dell'oro e del conio di monete aveva consentito ai Romani di creare uno dei primi eserciti regolari della storia. Ancora oggi, chiamiamo i nostri uomini arruolati “soldati”, un termine che deriva dalla parola Romana “Solidus”, il nome della moneta d'oro del tardo impero.

Non solo i soldi possono creare un esercito regolare, possono anche farlo crescere fino a grandi dimensioni. Arruolarsi nelle legioni – la spina dorsale dell'esercito – era privilegio dei cittadini Romani, ma chiunque poteva arruolarsi nelle “auxilia”, le truppe “ausiliarie”. Nella figura vedete “Auxilia” Romani (riconoscibili dagli scudi rotondi) che presentano le teste tagliate dei Daci all'Imperatore Traiano durante la campagna di Dacia del secondo secolo DC. Normalmente i Romani non potevano tagliare le teste ai loro nemici, era una cosa vista come incivile, ma gli “auxilia” erano notoriamente un po' indisciplinati (notate come l'Imperatore, sulla sinistra, li guardi perplesso). Ma, ai tempi delle guerre di Dacia, gli auxilia erano diventati una parte fondamentale dell'esercito Romano e sarebbero rimasti tali per il resto della vita dell'Impero. 

Oro e argento erano elementi essenziali per i Romani nel pagamento delle truppe e questo era particolarmente vero per quelle straniere. Mettetevi nei caligae (sandali) di un combattente germanico. Perché dovreste mettere la vostra framea (lancia) al servizio di Roma se non perché vi pagano? E voleva essere pagati in soldi veri; le monete di rame non venivano accettate. Si volevano le monete d'oro e d'argento che si sapeva potevano essere riscattate ovunque in Europa e in particolare in quel gigantesco emporio di ogni sorta di beni di lusso che era la città di Roma, la più grande del mondo antico. E, a proposito, da dove venivano quegli articoli di lusso? In gran parte erano importati. Seta, avorio, perle, spezie, incenso e molto altro provenivano da India e Cina. Importare quegli articoli non era solo un hobby stravagante per l'élite Romana, era una manifestazione tangibile della potenza e della ricchezza dell'impero, qualcosa che costituiva un fattore importante nel convincere la gente ad arruolarsi nelle auxilia. Ma i cinesi non avrebbero spedito a Roma la seta in cambio di monete di rame senza valore – volevano l'oro e lo ottennero. Poi, quell'oro è stato perso per sempre dall'Impero che, fondamentalmente, poteva produrre solo due cose: grano e truppe, nessuna delle quali poteva essere esportata a lunghe distanze. 

Questa situazione spiega il graduale declino militare dell'Impero Romano. Col declino delle miniere di metallo prezioso, divenne sempre più difficile per gli imperatori reclutare le truppe. La mancanza di un forte potere centrale portò l'Impero ad essere inghiottito in guerre civili; con l'esercito principalmente impegnato a combattere pezzi di sé stesso e l'Impero che si divise in due parti: l'Oriente e l'Occidente. Durante questa fase, il numero di truppe non era ridotto, ma la loro qualità era fortemente declinata. Dopo la riforma militare dell'Imperatore Diocleziano durante il terzo secolo DC, l'esercito Romano era formato principalmente di limitanei; non proprio un esercito ma una polizia di frontiera incapace di fermare qualsiasi tentativo serio da parte di stranieri di bucare i confini. Per mantenere insieme l'Impero, gli Imperatori si affidarono ai “comitatenses” (anche con altri nomi) truppe mobili scelte che avrebbero tappato (o cercato di tappare) i buchi nel confine appena si formavano. 

La combinazione di limitanei e comitatenses ha funzionato nel mantenere i barbari al di fuori dell'Impero per un po'. Ma l'emorragia di oro e argento continuava. Così, durante l'ultimo decennio dell'Impero, le paradigmatiche truppe Romane erano i “bucellarii”, un termine che significa “mangiatori di gallette”. Il nome si può interpretare come se implicasse che quelle truppe combattessero in cambio di cibo. Naturalmente questo poteva non essere sempre vero, ma è una chiara indicazione della scarsità di soldi del tempo. Ci sono anche rapporti di truppe pagate con ceramica e in qualche caso con della terra – la seconda pratica potrebbe essere stata un fattore nella creazione del sistema feudale che ha sostituito l'Impero Romano in Europa.  

In un certo senso, come vediamo, i Romani erano condannati dal loro “picco dell'oro” (ed anche dal “picco dell'argento”). A causa della perdita della fornitura del loro prezioso metallo, i Romani persero la loro capacità di controllare le proprie truppe e di conseguenza le loro risorse. E la potenza è niente senza controllo. 

Ma l'Impero Romano non cadde solo perché fu invaso da stranieri o perché si spaccò in molteplici settori. Sperimentò un collasso sistemico che non era solo un collasso militare, coinvolgeva l'intera economia e anche i sistemi sociale ed economico. Per capire le ragioni del collasso, dobbiamo andare più in profondità nel modo in cui funzionava il sistema economico Romano.  

I Romani e l'energia

L'energia dell'Impero Romano proveniva dall'agricoltura; principalmente sotto forma di grano. All'inizio della loro storia e per diversi secoli a seguire, sembra che i Romani avessero pochi problemi o nessuno nel produrre abbastanza cibo per la loro popolazione. Questo ha una certa logica, considerando che ai tempi dei Romani la popolazione europea era di meno di un decimo di quella di oggi e quindi c'era un sacco di spazio libero per le coltivazioni. Le notizie di problemi alimentari nell'Impero appaiono solo col primo secolo DC e carestie veramente disastrose appaiono solo col quinto secolo DC – quando l'Impero Romano d'Occidente era già nella sua fase terminale. Il “picco del cibo”, apparentemente, arrivò molto più tardi, circa 3-4 secoli dopo quello dell'oro. 

L'esistenza stessa di un “picco del cibo” per l'Impero Romano è qualcosa che lascia perplessi: l'agricoltura è, in linea di principio, una tecnologia rinnovabile che è stata in grado di alimentare la popolazione Romana per diversi secoli. Durante l'ultimo periodo dell'Impero, non ci sono prove di un aumento di popolazione; al contrario, è chiaro che questa era calata. Allora, perché l'agricoltura non poteva produrre abbastanza cibo?

Il problema è che produrre cibo non comporta solo arare qualche terreno e seminare colture. I rendimenti agricoli dipendono dai capricci del tempo e, ancora più importante, l'agricoltura ha la tendenza ad esaurire i terreni dal suolo fertile come conseguenza dell'erosione. Per evitare questo problema, gli antichi avevano una serie di strategie: una era il nomadismo. Dal “De Bello Gallico” di Cesare apprendiamo che, nel primo secolo AC, le popolazioni europee avevano ancora uno stile di vita nomade. Lo facevano per trovare nuova terra incontaminata e piantare colture nel suolo ricco che potevano produrre abbattendo e bruciando alberi. Questo era possibile perché l'Europa continentale, allora, era quasi vuota ed intere popolazioni potevano spostarsi senza impedimenti. 

I Romani, invece, erano una popolazione stanziale e avevano il problema dell'esaurimento del suolo. Quando la popolazione crebbe, l'erosione divenne un problema, specialmente in regioni montagnose come l'Italia (3). In aggiunta, alcuni centri urbani – come Roma – divennero così grandi che erano impossibili da alimentare usando solo risorse locali. Col primo secolo AC, la situazione portò allo sviluppo di un sofisticato sistema logistico basato su navi che portavano il grano a Roma dalle provincie africane, principalmente da Libia ed Egitto. Era una grande impresa per la tecnologia del tempo assicurare che gli abitanti di Roma ricevessero abbastanza grano e proprio quando ne avevano bisogno. Richiese grandi navi, impianti di stoccaggio e, più di tutto, una burocrazia centralizzata che andò sotto il nome di “annona” (dalla parola latina “annum”, anno). Questo sistema era così importante che Annona fu trasformata in una Dea a pieno titolo dalla propaganda imperiale (potete vedere il suo nome nell'immagine sopra, sul retro di una moneta coniata ai tempi dell'Imperatore Nerone - da Wikipedia). Per noi, trasformare la burocrazia in una entità divina potrebbe sembrare un po' inverosimile ma, forse, non ci siamo tanto lontani. 

Nonostante la sua complessità, il sistema logistico Romano del grano ebbe successo nel sostituire l'insufficiente produzione italiana e permise di sfamare una città grande come Roma, la cui popolazione si avvicinava (e forse superava) un milione di abitanti durante i tempi d'oro dell'Impero. Ma non era solo Roma che beneficiava del sistema di trasporto del grano e il sistema poté creare una densità di popolazione relativamente alta, concentrata lungo le coste del Mar Mediterraneo. Era questa più alta densità di popolazione che diede ai Romani un vantaggio militare sui loro vicini settentrionali, i “barbari”, la cui popolazione era limitata dalla mancanza di un simile sistema logistico.  

Ma che cosa spostava il grano dalle coste dell'Africa a Roma? In parte, era il risultato del commercio. Per esempio, le compagnie che spedivano il grano erano in mani private e venivano pagate per il loro lavoro. Ma il grano in sé non si spostava a causa del commercio: le provincie inviavano grano a Roma perché erano costrette a farlo. Dovevano pagare tasse al governo centrale e potevano farlo o in moneta o in natura. Sembra che i produttori di grano pagassero normalmente in natura e Roma non spediva nulla in cambio (eccetto in termini di truppe e burocrati). Quindi, l'intera operazione era un cattivo affare per le provincie ma, come sempre negli Imperi, rinunciare al sistema non era permesso. Quando, nel 66 DC, gli Ebrei di Palestina decisero che non volevano pagare più le tasse a Roma, la loro ribellione fu schiacciata nel sangue e Gerusalemme fu saccheggiata. Alla fine, era la forza militare che teneva sotto controllo il sistema.  

Il sistema Romano dell'annona potrebbe non essere stato equo, ma funzionò bene e per lungo tempo: almeno per qualche secolo. Sembra che il sistema agricolo africano fosse gestito dai Romani con ragionevole cura e che fu possibile evitare l'erosione del suolo quasi fino alla fine stessa dell'Impero d'Occidente. Notate anche che il sistema dell'annona non sembra essere stato condizionato  - di per sé – dal deprezzamento del denarius d'argento. Questo è ragionevole: i produttori di grano non avevano scelta, non potevano esportare i loro prodotti a lunghe distanze e avevano soltanto un mercato: Roma e le altre grandi città dell'impero. 

Ma il sistema che alimentava la città di Roma sembra essere declinato, e alla fine collassato, durante il quinto secolo DC. Abbiamo alcune prove (3) che fu in questo periodo che l'erosione trasformò le coste nordafricane dalla “cintura del grano” dei Romani al deserto che vediamo oggigiorno. Probabilmente, il disastro era inevitabile, ma è anche vero che  la guerra fa un sacco di danni all'agricoltura e questo è certamente vero per la regione nordafricana, oggetto di estese guerre durante l'ultimo periodo dell'Impero Romano. Più in generale, la tensione del sistema economico generata dalla guerra continua potrebbe aver portato i produttori a sfruttare troppo le loro risorse, privilegiando i guadagni a breve termine alla stabilità a lungo termine. Se non fosse per questi eventi, è probabile che la produttività agricola della terra avrebbe potuto essere mantenuta per un tempo molto più lungo. Ma così non è stato. 

Con le terre nordafricane che si trasformavano rapidamente in un deserto, il Re Genserico dei Vandali (si può vedere il suo volto su una moneta “siliqua” nella figura), al governo della regione, interruppe l'invio di grano a Roma nel 455 DC, procedendo poi a saccheggiare la città lo stesso anno. Quella fu la vera fine di Roma, la cui popolazione si ridusse da almeno alcune centinaia di migliaia di persone a circa 50.000. Era la fine di un'era e le coste del Nord Africa non sarebbero mai più state esportatrici di cibo.

La caduta dell'Impero Romano

I sistemi complessi tendono a crollare in modo complesso e diversi fattori interconnessi giocarono un ruolo insieme, prima nel creare l'Impero Romano, poi nel distruggerlo. All'inizio, fu un'innovazione tecnologica, il conio di metalli preziosi, che portò i Romani a sviluppare una grandezza militare che permise loro di accedere a risorse che sarebbero state impossibili da sfruttare altrimenti: i terreni agricoli nordafricani. Ma, come succede spesso, il meccanismo di sfruttamento era così efficiente che alla fine ha distrutto sé stesso. La produttività calante delle miniere di metallo prezioso ridussero l'efficienza del sistema militare Romano e questo, a sua volta, portò alla frammentazione e a guerre estese. Le aumentate necessità di risorse per la guerra furono un fattore importante nella distruzione del sistema agricolo il cui collasso, a sua volta, mise fine all'Impero. 

L'interazione dinamica dei vari elementi coinvolti nella crescita e nel crollo dell'Impero possono essere visti nella figura sotto, da un mio precedente saggio. Nel diagramma, la fonte di energia è l'agricoltura, ma è solo un elemento di un sistema complesso in cui le varie entità si rinforzano o smorzano a vicenda. 


Il diagramma è modellato su quello originariamente creato da Magne Myrtveit per la nostra società nello studio del 1972 “I Limiti dello Sviluppo”. Questo, come altri studi dello stesso tipo, forniscono una bella visione d'insieme della traiettoria di un sistema economico che tende a sfruttare eccessivamente le risorse che usa. Come modelli, tuttavia, non sono completamente soddisfacenti, nel senso che non includono la questione del controllo. E' un costo che dev'essere pagato e il graduale declino del flusso di risorse lo rende difficile. Di conseguenza, gli Imperi raramente collassano dolcemente e tutti insieme, ma piuttosto tendono a frammentarsi e ad ingaggiare guerre intestine prima di scomparire veramente. Questo fu il destino dell'Impero Romano, che ha sperimentato la legge generale per cui la potenza è niente senza controllo. 

I Romani e noi

E' sempre stato affascinante vedere l'Impero Romano come uno specchio lontano della nostra civiltà. E, infatti, vediamo che i punti di contatto sono molti. Pensate solo al sofisticato sistema logistico Romano: le navis oneraria che trasportavano grano dall'Africa a Roma sono l'equivalente delle nostre super petroliere che trasportano petrolio greggio dal Medio oriente ai paesi Occidentali. E pensate come Cina ed India stiano giocando oggi lo stesso ruolo che giocavano nei remoti tempi dei Romani: sono centri di produzione che stanno gradualmente risucchiando la ricchezza dell'Impero che chiamiamo, oggi, “globalizzazione”. 

Detto questo, c'è anche un'ovvia differenza. Il sistema energetico Romano era basato sull'agricoltura e quindi era teoricamente rinnovabile, almeno finché i Romani non lo hanno sfruttato eccessivamente. Quindi, tendiamo ad essere più preoccupati dell'esaurimento delle nostre risorse energetiche piuttosto che di quelle di oro e argento che – sembrerebbe – abbiamo potuto rimuovere in sicurezza dal nostro sistema finanziario senza problemi evidenti. 

Tuttavia, rimane il problema fondamentale che la potenza è inutile senza controllo. Il sistema di controllo dell'Impero della globalizzazione funziona su principi simili a quelli del vecchio Impero Romano. E' basato su un sofisticato sistema finanziario che, alla fine, funziona perché è integrato col sistema militare. Nell'esercito globalizzato, i soldati, proprio come quelli Romani, vogliono essere pagati. E vogliono essere pagati con una moneta che possano riscattare con beni e servizi da qualche parte. Il dollaro ha, finora, giocato questo ruolo, ma lo può giocare per sempre?

Alla fine, tutto ciò che fanno gli esseri umani è basato su qualche forma di credenza di cosa abbia valore in questo mondo. I Romani vedevano l'oro e l'argento come magazzini di valore. Per noi, c'è la credenza che i bit generati dentro dei computer siano magazzini di valore – ma potremmo esserne delusi – non che ci sarà mai un “picco dei bit” finché ci sono computer in giro, ma di sicuro un grande collasso finanziario non ci impoverirebbe soltanto, ma più di tutto distruggerebbe la nostra capacità di controllare le risorse energetiche di cui abbiamo così disperatamente bisogno. 

Quindi, quando gli esperti di petrolio allineano le riserve di petrolio come se ogni barile fosse un soldato pronto per la battaglia, assumono tacitamente che queste riserve siano disponibili ad uso dell'Impero globale. Questo non è necessariamente vero. Dipende dal sistema finanziario che potrebbe ben risultare essere l'anello debole della catena. Senza controllo, la potenza è inutile. 
L'Impero Romano fu perduto quando il sistema finanziario cessò di essere in grado di controllare il sistema militare. Quando i Romani persero il loro oro, persero tutto. Nel nostro caso, potrebbe essere che perderemo la nostra capacità di controllare il sistema militare prima di perdere la capacità di produrre energia da combustibili fossili. Se il dollaro perdesse la sua predominanza nel sistema finanziario mondiale, allora i produttori potrebbero essere tentati di tenere le proprie riserve di petrolio per sé o, almeno, non essere più così entusiasti di permettere all'Impero di accedervi. Ciò che sta avvenendo oggi in Ucraina potrebbe essere un primo sintomo della perdita imminente di controllo globale.



1. “Estrazione mineraria nel Tardo Impero Romano”, J.C Edmondson, The Journal of Roman Studies, 79, 1989, 84, http://www.jstor.org/stable/301182 
2. Tainter, Joseph A (2003. Prima pubblicazione 1988), Il collasso delle società complesse, New York & Cambridge, UK: Cambridge University Press,  ISBN0-521-38673-X
3. “L'Impero Romano: Caduta dell'Occidente; Sopravvivenza dell'Oriente”, James F Morgan, Bloomington 2012




mercoledì 26 marzo 2014

Il riscaldamento globale sta accelerando!

Da “Skeptical Science”. Traduzione di MR

Di James Wight 

Figura 1: Contenuto di calore globale dell'oceano 1955-2013. (Fonte


La Terra sta guadagnando calore più rapidamente che mai

Nel 2013, gli oceani terrestri hanno accumulato energia ad un tasso di 12 bombe atomiche di Hiroshima al secondo, come risulta dalle registrazioni del contenuto di calore nell'oceano da parte del Centro Nazionale di Dati Oceanografici degli Stati Uniti (NOCD). Questo rapido riscaldamento nel 2013 equivale a una media di 4 bombe atomiche di Hiroshima al secondo dal 1998 e 2 bombe atomiche al secondo da quando sono iniziate le registrazioni nel 1955.

Non è questo il modo usuale per iniziare un articolo sulle osservazioni sul riscaldamento globale, ma ho scelto di fare così perché il contenuto di calore dell'oceano è oggettivamente la prova più importante. La stragrande maggioranza del calore dal riscaldamento globale va negli oceani, quindi il contenuto di calore degli oceani, è un indicatore più affidabile che non la temperatura atmosferica o di superficie. Questi dati mostrano il riscaldamento globale ha accelerato negli ultimi 15 anni, contrariamente alle dichiarazioni dei negazionisti secondo le quali il riscaldamento globale ha “rallentato”, è “in pausa” o “si è fermato”, perché la parte superiore dell'oceano, l'atmosfera e la superficie si sono scaldati più lentamente negli anni recenti. Gli oceani che si scaldano alimentano gli uragani, aumentano il livello del mare, devastano le barriere coralline e spingono i pesci a migrare in acque più fredde.

Figura 2: Dove sta andando il riscaldamento globale

Le misure satellitari confermano che la Terra sta raccogliendo calore al tasso indicato dal contenuto di calore dell'oceano. Ci si può attendere che questo continui in quanto il CO2 atmosferico si trova attualmente a 400 ppm ed è in aumento (il suo livello più alto in almeno 13 milioni di anni e ben al di sopra del livello di sicurezza stimato di 350 ppm).

Altre prove dell'accelerazione

Un po' del calore finisce anche nel ghiaccio che fonde. La scomparsa dell'Artico ha accelerato drammaticamente, toccando il record minimo in volume nel 1999, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2010, 2011 e 2012. Al suo minimo, nel 2012, il volume del ghiaccio marino dell'Artico era un mero 20% del volume minimo del 1979. Nel 2013 è stato il 30% del volume del 1979, cosa che i negazionisti hanno rigirato come “recupero” dal 2012, ma in realtà la tendenza rimane fortemente alla diminuzione. La fusione sta procedendo molto più rapidamente di quanto previsto dai modelli usati dal IPCC. Se la tendenza viene estesa nel futuro, l'Oceano Artico sarà presto completamente liquido.

Figura 3: Percentuale del minimo del volume del ghiaccio marino dell'Artico nel 1979 rimasto dal 1979 al 2013. (Fonte) 

La scomparsa del ghiaccio marino dell'Artico sta riducendo la riflettività della superficie della regione polare settentrionale da molto alta a molto bassa. Questa è una retroazione che amplifica il riscaldamento globale e minaccia di scatenare una reazione a catena di punti di non ritorno, compreso un rilascio su larga scala di metano dal permafrost che si scongela e il collasso della calotta glaciale della Groenlandia. Il permafrost sta già cominciando a scongelarsi e ad emettere carbonio e la perdita di massa della calotta glaciale sta accelerando esponenzialmente.

Diversi studi hanno scoperto che gli scienziati del clima hanno sistematicamente sottostimato gli impatti del riscaldamento globale. E' più di 20 volte più probabile che i nuovi risultati siano peggiori del previsto che non che siano migliori. Sembra che gli scienziati abbiano corretto troppo in risposta alle accuse di allarmismo. Uno studio ha concluso:

Se l'intenzione è quella di offrire un equilibrio reale nel rapporto, “l'altra parte” scientificamente credibile è che, se le stime consensuali come quelle del IPCC sono sbagliate, è perché la realtà fisica è significativamente più minacciosa di quanto sia stato riconosciuto ampiamente ad ad oggi.

La superficie si sta ancora riscaldando

Quindi, al contrario di ciò che sostengono i negazionisti, non c'è nessun “rallentamento” del riscaldamento globale e di sicuro non c'è una “pausa” o “raffreddamento”, in quanto la Terra continua ad accumulare calore più rapidamente che mai. E vero che il tasso di riscaldamento della superficie sembra aver rallentato leggermente negli ultimi 15 anni. Tuttavia, il 2013 è stato comunque il quinto anno più caldo frai i 164 anni di registrazioni della temperatura globale, secondo l'Università di York.


Figura 4: Confronto delle tendenze della temperatura globale di superficie durante i periodi 1979-1997 e 1998-2013 nell'analisi dell'Università di York. (Fonte

La temperatura globale durante il 2013 è stata di 0,54°C al di sopra della media dal 1961 al 1990. (I climatologi di solito danno le temperature come anomalie relative ad una media, perché sono più facili da confrontare delle temperature assolute). Il 2013 ha avuto anche il settembre e novembre più caldi mai registrati, il quarto giugno più caldo, il 5 luglio e dicembre, il sesto agosto il settimo gennaio, l'ottavo aprile, il nono maggio e il decimo ottobre. Se si toglie il ciclo stagionale, novembre 2013 è stato il sesto più caldo di tutti i mesi.

I quattro anni più caldi sono stati il 2010 (0,63°C), il 2005 (0,59°C), il 2007 (0,56°C) e il 2009 (0,55°C). Ognuno dei 13 anni di questo ventunesimo secolo è uno dei 14 più caldi (l'altro anno anomalo preso spesso isolatamente ad esempio è il 1998). Gli anni del secondo decennio del 2000 sono al momento più caldi di quelli del primo, il decennio più caldo mai registrato (seguito dagli anni 90 e dagli anni 80). L'ultimo anno con una temperatura annuale più fredda della madia è stato il 1985.

L'insieme di dati dell'Università di York è una nuova analisi (troppo nuova per essere inclusa nel recente rapporto del IPCC) che interpola le temperature in regioni con minori stazioni meteorologiche. In particolare copre l'Artico, che si sta riscaldando più rapidamente del resto del pianeta a causa della retroazione di amplificazione regionale descritta sopra. E' considerata più precisa delle altre analisi che non usano l'interpolazione e rivela che il tasso di riscaldamento dal 1997 è stato il doppio più veloce di quanto si credeva in precedenza, identico alla tendenza dal 1951 e solo di un quarto meno della tendenza dal 1980.

Figura 5: Temperature globali di superficie 1850-2013. La linea blu mostra le temperature corrette per coprire tutto il globo. La linea rossa mostra le temperature non corrette. (Fonte) 

Ma non dovete fidarvi dell'Università di York. In tutte le analisi, il 2010 è l'anno più caldo; il 2013 è fra i più caldi (anche se la sua esatta posizione in classifica varia); c'è una tendenza al riscaldamento dal 1998; ognuno degli ultimi tre decenni è stato successivamente il più caldo mai registrato e la Terra si è scaldata di circa 0,8°C dall'era preindustriale. Persino una rianalisi da parte di una squadra di scettici conferma la tendenza al riscaldamento.

Fattori temporanei stanno mascherando il riscaldamento della superficie

Mentre il riscaldamento della superficie potrebbe aver rallentato (risultato che appare più significativo negli insiemi di dati che escludono il rapido riscaldamento dell'Artico), descrivere ciò come un “rallentamento” è fuorviante perché le sue cause sono meramente temporanee.

Cicli oceanici

La causa principale del più lento riscaldamento dell'atmosfera è una circolazione oceanica chiamata Oscillazione Inter-decennale del Pacifico (acronimo inglese IPO). I cicli oceanici redistribuiscono periodicamente il calore all'interno del sistema climatico terrestre (in particolare fra l'oceano e l'atmosfera) e sono scollegati dal cambiamento climatico sul lungo termine causato dal calore che entre ed esce dal sistema. Questa specie di variabilità interna è la ragione per cui gli scienziati del clima si concentrano slle tendenza a lungo termine al posto di quelle a breve termine e la quantità totale di calore che si accumula piuttosto che il tasso di riscaldamento della superficie.

L'IPO controlla la frequenza relativa delle fasi della Oscillazione Meridionale più breve, che si alterna fra El Niño (caldo), La Niña (freddo) e neutrale. In una fase di El Niño, gli alisei rallentano e la superficie dell'Oceano Pacifico tropicale è più caldo del solito. Il caldo anomalo del 1998 era dovuto ad un super El Niño. In una fase La Niña, l'acqua calda sprofonda, portando in superficie l'acqua fredda. Il 2011 e il 2012 sono stati più freddi degli anni vicini perché si sono verificati durante La Niña. Il riscaldamento del 2013 è avvenuto in condizioni di Oscillazione Meridionale neutra, in contrasto con gran parte degli anni più caldi che tendono a verificarsi durante El Niño. Gli anni con condizioni di Oscillazione Meridionale comparabili tendono a diventare più caldi.


Figura 6: Temperature globali annuali di superficie 1880 – 2013 dalla NASA, con gli anni di El Niño in rosso, gli anni de La Niña in blu e gli anni neutri in grigio. (Fonte) 

Dal 2001, l'IPO si è trovato in una fase fredda (ogni fase dura circa 20 anni) nella quale gli alisei accelerano e La Niña prevale. In questo modo, l'IPO sta temporaneamente nascondendo gran parte del calore in entrata da parte del riscaldamento globale nelle profondità dell'oceano.

Influenze di raffreddamento temporanee

L'accumulo di calore è continuato nonostante le influenze naturali abbiano avuto un effetto netto negativo sulla quantità di calore in entrata. Il fattore naturale più importante nell'ultimo decennio è stato il ciclo solare di 11 anni, che ha avuto un minimo insolitamente esteso durante il 2005-2010. L'effetto cumulativo delle particelle riflettenti emesse da piccole eruzioni vulcaniche potrebbe aver fornito un'altra influenza di raffreddamento. Questi fattori naturali hanno temporaneamente compensato parte del riscaldamento che altrimenti si sarebbe verificato a causa dei gas serra emessi dagli esseri umani.

Un'altra ragione possibile per un riscaldamento della superficie più lento è l'inquinamento aereo da particolati (che, al contrario dell'inquinamento da gas serra, raffredda temporaneamente la Terra riflettendo luce solare). La quantità e l'effetto di queste particelle sono misurati male al momento a causa della mancanza di finanziamento alla ricerca, ma le emissioni dall'aumento dell'attività industriale in Asia potrebbe annullare le riduzioni dei paesi sviluppati. Questo rappresenta un ulteriore potenziale fattore che aiuta a nascondere temporaneamente il riscaldamento globale.

Spiegare l'apparente rallentamento

Il tasso di riscaldamento della superficie rimane entro la gamma delle proiezioni dei modelli. I modelli climatici non sono mai stati progettati per prevedere le tendenze su 15 anni perché la tempistica dei cicli oceanici è imprevedibile. Piuttosto, sono state fatte molte simulazioni con le fluttuazioni casuali dell'oceano ed alcune di quelle simulazioni infatti hanno previsto periodi in cui il riscaldamento atmosferico sembrava avere una pausa mentre l'oceano profondo si scaldava più rapidamente.

Inoltre, i nuovi modelli climatici sono in grado di spiegare le temperature di superficie osservate negli ultimi anni tenendo conto dei cicli oceanici e solari osservati. Regolando la temperatura di superficie per rimuovere tutti i fattori naturali (oceani, Sole, vulcani) rivela di nuovo che il riscaldamento globale è continuato ed ha anche un po' accelerato, dal 2000.

Figura 7: Registrazioni della temperatura di superficie dell'Università di York con la rimozione delle influenze naturali. Linea blu = tendenza 1979-2000. Linea rossa = temperature previste se la tendenza 1979-2000 si estendesse fino ad oggi (notate che le temperature realmente osservate sono in gran parte al di sopra di questa linea). (Fonte)

Nel 2013 è stato caldo quasi ovunque

Gran parte del mondo è stato più caldo della media durante il 2013:

Figura 8: Mappa delle anomalie della temperatura in ogni regione del mondo durante il 2013. (Fonte

L'anno più caldo dell'Australia

Il caldo più estremo è stato registrato in Australia, che ha sofferto il suo anno più caldo mai registrato (1,20°C al di sopra della media 1961-1990), ondate di calore frequenti e temperature più alte della media durante tutto l'anno. Ancora una volta, il caldo australiano è avvenuto nonostante l'Oscillazione Meridionale neutra. L'Australia nel 2013 ha battuto tutti i record seguenti:


  • Temperatura nazionale diurna più alta (40,30°C il 7 gennaio)
  • Sette giorni consecutivi di temperatura massima di media nazionale oltre i 39°C (2-8 gennaio)
  • Gennaio più caldo
  • Mese più caldo di sempre (gennaio)
  • Temperatura della superficie del mare più alta in gennaio nei mari circostanti
  • Temperatura della superficie del mare più alta in febbraio nei mari circostanti
  • Estate più calda (dicembre 2012-febbraio 2013)
  • Ondata di calore record in marzo a Melbourne
  • Marzo più caldo in Tasmania
  • Stagione umida settentrionale più calda (ottobre 2012-aprile 2013)
  • Terzo autunno più caldo nell'Australia meridionale (marzo-maggio)
  • Seconda metà dell'anno più calda (gennaio-giugno)
  • Terzo inverno più caldo (giugno-agosto)
  • Giorno invernale più caldo ( 29,92°C il 31 agosto)
  • Settembre più caldo
  • Mese più caldo dopo aver rimosso il ciclo stagionale (2,75°C sopra la media in settembre)
  • Record precedente del settembre più caldo nell'Australia meridionale superato di 5,39°C
  • Giorno più caldo in ottobre (42,6°C il 31 agosto)
  • Periodo di 12 mesi più caldo (record battuto tre volte: settembre 2012-agosto 2013, ottobre 2012-settembre 2013, poi novembre 2012-ottobre 2013)
  • Seconda temperatura più alta della superficie del mare più alta in novembre nei mari circostanti
  • Primavera più calda (settembre-novembre)

Un'altra ondata di calore è già iniziata il 27 dicembre, è continuata fino al gennaio 2014 ed ha battuto i record in molti posti. E' stata subito seguita da una delle ondate di calore più significative del sudest dell'Australia (13–18 gennaio 2014), uccidendo circa 400 australiani e rivaleggiando con l'ondata di calore del 2009 che ha causato gli incendi boschivi del Sabato Nero.

Oltre l'Australia

Parti dell'Asia centrale, dell'Etiopia e della Tanzania hanno sofferto un caldo record. La Groenlandia ha registrato la sua temperatura dell'aria più alta (25,9°C il 30 luglio). In agosto, la Cina ha visto una delle sue ondate di calore peggiori, che ha ucciso più di 40 persone. La Russia ha vissuto i suoi novembre e dicembre più caldi (con la Siberia a +9°C al di sopra della media a dicembre). Sono poche le parti del mondo che sono state più fredde della media e da nessuna parte c'è stato un freddo record.

Le temperature di superficie degli oceani Artico, Atlantico, Indiano, Sud e Ovest del Pacifico sono state tutte più calde della media. Gli oceani caldi hanno contribuito ad alimentare una stagione dei tifoni al di sopra della media. Il tifone Haiyan è stato il ciclone tropicale più forte che abbia mai toccato terra, uccidendo oltre 5.700 persone. Anche se le precipitazioni globali sono state prossime alla media, alluvioni e siccità estreme sono avvenute in molte parti del mondo.

Il meteo freddo più notevole che sia avvenuto nel 2013 è stato in realtà un effetto collaterale del riscaldamento globale. L'insolito riscaldamento dell'Artico ha portato ad una fase negativa record dell'Oscillazione Artica in cui l'aria fredda artica si è spostata verso sud (come la porta di un congelatore lasciata aperta). Questo ha a sua volta causato una fredda primavera settentrionale negli Stati Uniti ed in Europa. Questo fenomeno di “Artico caldo e continenti freddi” è avvenuto in diversi anni recenti potrebbe essere uno spostamento permanente degli schemi meteorologici. Sfortunatamente, questo significa che il Nord America, il fulcro del negazionismo climatico, sta vivendo inverni coerentemente freddi mentre il resto della superficie terrestre cuoce.

Il modo in cui il cambiamento climatico alimenta gli eventi meteorologici estremi

Tutti gli eventi meteorologici estremi che viviamo oggi stanno avvenendo nel contesto di un sistema climatico che contiene molto più calore di quanto ne contenesse 50 anni fa. Un aumento delle temperature medie aumenta il meteo caldo estremo:

Figura 9: Illustrazione di come la temperatura media in aumento aumenti le temperature estremamente alte. (Fonte

Il meteo freddo non contraddice una tendenza al riscaldamento, proprio come un atleta che prende steroidi migliorerà la sua forza media e batterà molti record, ma avrà ugualmente momenti di debolezza. Le osservazioni confermano che la distribuzione delle temperature fredde e calde sta cambiando, come mostrato nel grafico sopra. Per esempio, i record di caldo in Australia ora si stanno verificando tre volte più di frequente di quelli di freddo.

L'aumento di energia nel sistema climatico causa anche l'intensificazione del ciclo dell'acqua: evapora più acqua dal terreno; l'aria contiene più acqua; cade più acqua sotto forma di pioggia. La combinazione dei temperature più alte e suoli più asciutto porta a incendi boschivi più frequenti e peggiori.

Perché il mito della “pausa” ha ottenuto così tanta pubblicità?

La conclusione centrale del rapporto del IPCC dello scorso anno è stata che il riscaldamento globale antropocentrico è più evidente che mai, anche se il rapporto ha trascurato di evidenziare le prove chiave che suggeriscono che il clima stia già raggiungendo pericolosi punti di non ritorno. Tuttavia come mi lamentavo al momento, la copertura mediatica del rapporto del IPCC era dominato dalla falsa narrativa della "pausa" di riscaldamento e dalle accuse di una cospirazione del IPCC pe esagerare il riscaldamento. Perché ciò è accaduto?

I negazionisti hanno dichiarato fin dal 2006 che il riscaldamento globale si era fermato, ma fino a poco tempo fa il mito era confinato alla camera dell'eco della destra (già una sfera vasta che comprende l'impero multimediale di News Corp, radio contrarie e gran parte della stampa d'affari). Il suo profilo è stato alzato considerevolmente lo scorso aprile, quando la Reuters ha cominciato a promuovere l'idea con un articolo intitolato “Gli scienziati del clima lottano per spiegare il rallentamento del riscaldamento” (non lo nobiliterò con un link diretto). Ciò è indicativo di una più ampia tendenza nella copertura climatica della Reuters. La ragione è divenuta chiara a luglio, quando il corrispondente climatico dall'Asia David Fogarty ha lasciato la Reuters ed ha rivelato:

Sin dai primi giorni del 2012 mi è stato ripetutamente detto che clima e ambiente non erano più le massime priorità per la Reuters e mi è stato chiesto di esplorare altre aree. Essendo testardo ed appassionato al mio ritmo sul cambiamento climatico, ho ampiamente ignorato la direttiva... 

Ad aprile dello scorso anno Paul Ingrassia (allora vice-redattore capo [da allora promosso a caporedattore]) ed i ci siamo incontrati ed abbiamo chiacchierato in una funzione aziendale. Mi ha detto di essere uno scettico del cambiamento climatico. Non uno scettico fanatico, solo uno che voleva vedere più prove sul fatto che l'umanità stesse cambiando il clima globale. 

Progressivamente, riuscire a pubblicare una qualsiasi storia legata al tema del cambiamento climatico è diventato più difficile. Era una lotteria. Alcuni editori rimpiazzavano felicemente e pigiavano il bottone. Altri tormentati facevano mille domande. Il dibattito su alcune idee di storie generavano una burocrazia infinita da parte di editori spaventati nel prendere la decisione, riflesso di un diverso tipo di clima nella Reuters – il clima della paura. 
  
Da metà ottobre, sono stato informato che il cambiamento climatico semplicemente non era una grande storia per il presente, ma che lo sarebbe se ci fosse un cambiamento significativo nella politica globale, tipo che gli Stati Uniti introducessero un sistema di tetto e scambio (cap-and-trade). 

Subito dopo quella conversazione mi è stato detto che la mia funzione sul cambiamento climatico è stata abolita. 

Gli autori del IPCC sapevano che il supposto rallentamento era un non problema, ma secondo l'autore principale e coordinatore Dennis Hartmann:

era diventato sempre di più un problema pubblico, così abbiamo sentito di dover dire qualcosa su questo, anche se da un punto di vista di osservazione, non è una misura molto affidabile del riscaldamento a lungo termine.

Ad agosto, una bozza del rapporto “Sommario per Decisori Politici”che conteneva l'affermazione “I modelli non riproducono generalmente la riduzione osservata nella tendenza al riscaldamento della superficie negli ultimi 10-15 anni” è trapelato alla Reuters. Questa frase era facile togliere dal contesto per sostenere la narrativa negazionista di un rallentamento che gli scienziati non sanno spiegare. Il linguaggio è stato moderato per il rapporto finale in settembre (che l'IPCC ha fatto l'errore di pubblicare di venerdì), ma il danno era fatto. Tutti i giornalisti volevano parlare della supposta pausa.

(Fonte

Il rapido riscaldamento della superficie tornerà a vendicarsi

Riassumendo, la Terra sta acquisendo calore più rapidamente che mai. Il ghiaccio marino dell'Artico si sta fondendo ad un tasso sorprendentemente accelerato e potrebbe sparire presto. Gran parte delle indicazioni si stanno rivelando peggiori di quanto previsto dagli scienziati. Se si include l'Artico in rapido cambiamento, il riscaldamento di superficie negli ultimi 15 anni è continuato ad un tasso soltanto leggermente più lento. Questo “rallentamento” apparente nel riscaldamento della superficie è temporaneo e può essere spiegato da una combinazione di cicli solari ed oceanici, con un possibile contributo delle particelle riflettenti emesse dai vulcani e/o dall'industria asiatica. Il riscaldamento globale sta alimentando un aumento del meteo estremo, con le temperature più alte del normale quasi dappertutto nel 2013. L'idea della “pausa” del riscaldamento globale è una narrativa falsa promossa da negazionisti motivati ideologicamente, propugnata acriticamente da giornalisti e involontariamente rafforzata dal IPCC. L'apparente rallentamento del riscaldamento della superficie non solo ci da un falso senso di sicurezza; di fatto indica che il riscaldamento accelererà in futuro.

Il “rallentamento” del riscaldamento di superficie non continuerà per sempre perché i cicli naturali sono proprio quello: cicli. Anche se attualmente stanno contrastando la tendenza sottostante al riscaldamento, prima o poi i cicli si capovolgeranno e la rinforzeranno, causando un riscaldamento di superficie che raggiungerà il punto in cui altrimenti si troverebbe. L'attività solare sta già riprendendo. E quando l'IPO tornerà inevitabilmente in una fase calda, tutto il calore che ora è immagazzinato nelle profondità degli oceani verrà rilasciato nell'atmosfera. Anche se i cicli si bloccassero in qualche modo, verranno sopraffatti dall'aumento dei gas serra, visto che le emissioni continuano (anche se l'attività solare è caduta al suo minimo del 17° secolo, l'effetto sarebbe controbilanciato da soli sette anni di emissioni di gas serra). I cicli naturali ora sono meramente onde sulla marea montante del riscaldamento-serra.

Anche l'inquinamento dell'aria da particolati non può continuare in modo sostenibile perché (per definizione) causa altri effetti pericolosi. In ogni caso, rimane in atmosfera per un tempo molto inferiore del CO2 e non può contrastare i suoi impatti sull'acidificazione dell'oceano.

Le temperature durante i prossimi due anni saranno ampiamente determinate dall'Oscillazione Meridionale. I modelli a breve termine prevedono che o rimarrà neutrale o passerà ad una fase El Niño a metà del 2014. Nel secondo caso, il 2014 sarà probabilmente più caldo del 2013 e il 2014 o il 2015 è probabile che siano anni da caldo record.

Il totale cumulativo delle emissioni di CO2 sarà il fattore principale nella grandezza del riscaldamento globale a lungo termine. Sotto le politiche mondiali attuali sul clima, siamo indirizzati ad un riscaldamento di +4°C per il 2100, una temperatura senza precedenti per la specie umana e probabilmente al di là della nostra capacità di adattamento. Se vogliamo davvero che il riscaldamento globale faccia una pausa, dobbiamo premere il tasto pausa. Dobbiamo lasciare la grande maggioranza delle riserve di combustibili fossili nel sottosuolo, anche solo per avere una buona possibilità di limitare il riscaldamento globale al pericoloso livello di <2°C. Per avere qualche speranza di stabilizzare il clima, dobbiamo urgentemente eliminare le emissioni di gas serra più rapidamente possibile. E, cosa più importante, dobbiamo eliminare la causa più grande e duratura del riscaldamento globale, le emissioni di CO2 da combustibili fossili.

Non c'è tempo da perdere. Il rapido riscaldamento di superficie tornerà – più rapido che mai.