Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 12 ottobre 2011

La maledizione di Cassandra: come sono stati demonizzati “I Limiti dello Sviluppo”

 

Come parte di una mini-serie sui “Limiti dello Sviluppo” (i post precedenti qui , qui e qui ) ripropongo (con qualche lieve modifica) un post che ho pubblicato su “The Oil Drum” nel marzo 2008. Sopra: un'immagine da un vaso rosso di Atene del quinto secolo avanti Cristo dove vediamo la profetessa Cassandra mentre cade vittima del normale destino di coloro che dicono verità scomode. (Traduzione dall'inglese di Massimiliano Rupalti)


Nel 1972, lo studio “I Limiti dello Sviluppo” è arrivato in un mondo che aveva conosciuto più di due decenni di crescita ininterrotta dopo la fine della seconda guerra mondiale. Era un periodo di ottimismo e fede nel progresso tecnologico che, forse, non è mai stato così forte nella storia dell'umanità. Con l'energia nucleare in espansione, senza nessun segno di scarsità delle risorse minerali e con la popolazione in crescita rapida, sembrava che i limiti dello sviluppo, se mai fossero esistiti, erano così lontani nel futuro che non c'era alcun motivo di preoccuparsene. E, anche se questi limiti erano più vicini di quanto si credesse generalmente, non avevamo forse la tecnologia che ci avrebbe salvati? Se potevamo raggiungere la Luna, come abbiamo fatto nel 1968, quale problema potevano essere inezie come l'esaurimento delle risorse e l'inquinamento? Il futuro non poteva che essere per sempre splendente.

In contrasto con questo sentimento generale, i risultati de “I Limiti dello Sviluppo” sono stati uno shock. Il futuro non era affatto splendente come si riteneva. Gli autori avevano sviluppato un modello che poteva tener conto di un grande numero di variabili e delle loro interazioni quando il sistema cambiava con il tempo. Scoprirono che l'economia mondiale tendeva al collasso per il 21° secolo. Il collasso era causato da una combinazione di esaurimento di risorse, sovrappopolazione e crescente inquinamento (quest'ultimo elemento lo possiamo oggi vedere in relazione al riscaldamento globale). Solo misure specifiche volte ad arginare la crescita e a limitare la popolazione potevano evitare il collasso.

C'è una leggenda persistente sul primo libro dei “Limiti” che vuole che sia stato ridicolizzato come un'ovvia ciarlataneria subito dopo la sua pubblicazione. Non è vero. Lo studio è stato dibattuto e criticato, com'è normale per una nuova teoria o idea. Ma provocò un'enorme interesse e ne sono state vendute milioni di copie. Evidentemente, nonostante il generale ottimismo del tempo, lo studio aveva dato visibilità ad un sentire che non veniva espresso spesso ma che era nella mente di tutti. Possiamo veramente crescere per sempre? E se non possiamo, quanto a lungo durerà la crescita? Lo studio forniva una risposta a queste domande; una risposta non piacevole, ma tuttavia una risposta.

Lo studio I Limiti dello Sviluppo aveva tutto il necessario per diventare un grande passo avanti nella scienza. Proveniva da un'istituzione prestigiosa come l'MIT; era sponsorizzata da un gruppo di intellettuali influenti e brillanti, il Club di Roma; usava le più moderne ed avanzate tecniche di computazione e, infine, gli eventi che hanno avuto luogo pochi anni dopo la pubblicazione, la grande crisi petrolifera degli anni 70, sembravano confermare la visione degli autori. Tuttavia, lo studio non generò ulteriori ricerche e, un paio di decenni dopo la pubblicazione, l'opinione generale sul libro era completamente cambiata. Lontano dall'essere considerato la rivoluzione scientifica del secolo, negli anni 90 i Limiti dello Sviluppo erano diventati lo zimbello di tutti: niente di più che il ruminare di un gruppo di eccentrici (e probabilmente un po' toccati) professori che avevano realmente pensato che la fine del mondo fosse vicina. Per farla breve, dei menagramo con un computer.

Il rovesciarsi delle fortune de “I Limiti dello Sviluppo” è stato graduale ed ha innescato un dibattito durato decenni. All'inizio, i critici reagirono con poco più che una serie di dichiarazioni di discredito. Solo pochi scritti iniziali hanno portato le critiche ad un livello più profondo, in particolare da William Nordhaus e da un gruppo di ricercatori dell'università del Sussex che andava sotto il nome di “Gruppo del Sussex” (Cole, 1973). Entrambi gli studi hanno sollevato un numero di punti interessanti ma hanno fallito nel loro tentativo di dimostrare che lo studio dei Limiti fosse viziato nei suoi presupposti di base. Già questi primi testi di Nordhaus e del Gruppo del Sussex, mostravano una vena di astio che è diventata comune nel dibattito da parte dei critici. Le critiche politiche, gli attacchi personali e gli insulti, così come la rottura delle regole di base del dibattito scientifico. Per esempio, l'editore della rivista che aveva pubblicato il saggio di Nordhaus che attaccava i “Limiti”, rifiutò di pubblicare una smentita.

Col tempo, il dibattito sul libro virava sempre di più su un piano politico, Nel 1997, l'economista italiano Giorgio Nebbia notava che la reazione contro lo studio stava arrivando da almeno quattro fronti diversi. Uno era costituito da coloro che vedevano il libro come una minaccia alla crescita dei loro affari e industrie. Un secondo da economisti professionisti, che lo vedevano come minaccia al loro predominio come consulenti in materie economiche. La Chiesa Cattolica forniva ulteriori munizioni ai critici, essendo colpita dalla conclusione che la sovrappopolazione era una delle maggiori cause dei problemi. Poi la sinistra politica, nel mondo occidentale, vedeva lo studio come una truffa della classe dominante, progettata per fregare i lavoratori facendo loro credere che il paradiso proletario non era un obbiettivo pratico. E questa è chiaramente un lista incompleta; dimentica la destra politica, coloro che credono in una crescita infinita, politici in cerca di soluzioni facili a tutti i problemi e molti altri. Tutti insieme, questi gruppi hanno costituito una coalizione formidabile che ha garantito una forte reazione contro lo studio dei Limiti dello Sviluppo. Questa reazione alla fine è riuscita a demolire lo studio agli occhi della maggioranza del pubblico e degli specialisti allo stesso tempo.

La caduta dei Limiti dello Sviluppo è stata grandemente aiutata da un fattore che inizialmente aveva rafforzato la credibilità dello studio: la crisi petrolifera mondiale degli anni 70. La crisi ha raggiunto il picco nel 1979 ma, negli anni seguenti, nuove risorse petrolifere cominciavano a fluire abbondantemente dal Mare del Nord e dall'Arabia Saudita. Con i prezzi del petrolio che precipitavano, a molti è sembrato che la crisi fosse stata nient'altro che un imbroglio; il tentativo fallito di un gruppo di sceicchi fanatici di dominare il mondo usando il petrolio come arma. Il petrolio, sembrava, era, ed era sempre stato, abbondante ed era destinato a rimanere tale per sempre. Con il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991 e l'apparire della “New Economy”, tutte le preoccupazioni sembravano essere finite. La storia era finita, e tutto quello che avevamo bisogno di fare era di rilassarci e di godere i frutti che la nostra scienza e la nostra tecnologia ci stavano fornendo.

A questo punto, un effetto perverso ha cominciato ad operare nella mente della gente. Nei tardi anni 80, tutto ciò che ci si ricordava del libro dei Limiti dello Sviluppo, pubblicato quasi due decenni prima, era che avesse predetto una qualche catastrofe in qualche momento nel futuro. Se la crisi petrolifera mondiale dovesse essere quella catastrofe, come era sembrato a molti, il fatto che questa fosse terminata era la confutazione della predizione stessa. Questo fattore ha avuto un grande effetto nella percezione della gente.

Il cambiamento dell'atteggiamento è stato graduale ed è durato qualche anno, ma possiamo probabilmente identificare una data ed un autore come vero punto di svolta. E' accaduto nel 1989, quando Ronald Bailey, editore scientifico del magazine Forbes, pubblicava un attacco sarcastico (Bailey 1989) contro Jay Forrester, il padre della Dinamica dei Sistemi, il metodo usato nello studio dei Limiti. L'attacco è stato diretto anche al libro che, diceva Bailey, era “tanto pervicace quanto è possibile esserlo”. Per provare il suo punto di vista, Bailey riprese un'osservazione che era già stata fatta da un gruppo di economisti sul “New York Times” (Passel 1972). Bailey diceva che: “I Limiti dello Sviluppo” predicevano che ai tassi di crescita del 1972 il mondo avrebbe finito l'oro nel 1981, il mercurio nel 1985, lo stagno nel 1987, lo zinco nel 1990, il petrolio nel 1992il rame, il piombo ed il gas naturale nel 1993”.

Nel 1993 Bailey ha ripetuto le sue accuse nel libro intitolato “Ecoscam” (Ecotruffe). Questa volta era in grado di sostenere che nessuna predizione dello studio dei Limiti è risultata essere corretta.
Naturalmente, le accuse di Bailey sono semplicemente sbagliate. Quello che aveva fatto è stato di estrapolare un frammento dal testo del libro e criticarlo fuori contesto. Nella tavola 4 del secondo capitolo del libro, aveva trovato una serie di dati (colonna 2) sulla durata, espressa in anni, di alcune risorse minerali. Ha presentato quei dati come le sole “predizioni” che lo studio avesse fatto ed ha basato le sue critiche su questo, ignorando completamente il resto del libro.

Ridurre un libro di oltre cento pagine a pochi numeri non è il solo errore delle critiche di Bailey. Il fatto è che nessuno di questi numeri che ha selezionato erano una predizione e da nessuna parte nel libro si sosteneva che questi numeri fossero da leggersi come tali. La tavola 4 era lì solo per illustrare l'effetto di un'ipotetica continua crescita esponenziale nello sfruttamento delle risorse minerali. Anche senza preoccuparsi di leggere l'intero libro, il testo del capitolo 2 affermava chiaramente che una crescita esponenziale continuata non era una cosa che ci si aspettava. Il resto del libro, poi, mostrava vari scenari di collasso economico che in nessun caso si sarebbero verificati prima dei primi decenni del 21° secolo.

Sarebbe bastato un piccolo sforzo per smascherare le dichiarazioni di Bailey. Ma sembrava che, nonostante i milioni di copie vendute, tutti i “Limiti dello Sviluppo” fossero finiti nel bidone della spazzatura. Le critiche di Bailey hanno avuto successo ed hanno cominciato a comportarsi con tutte le caratteristiche proprie a quelle che oggi definiamo “Leggende Metropolitane”.

Tutti sappiamo quanto possano essere persistenti le leggende metropolitane, non importa quanto siano sciocche. Al tempo dell'articolo di Bailey, Internet come la conosciamo non esisteva ancora, ma il passaparola e la stampa sono state sufficienti a diffondere e moltiplicare la storia delle “predizioni sbagliate”. Tanto per fare un esempio, vediamo come il testo di Bailey è persino arrivato alla letteratura scientifica. Nel 1993, William Nordhaus ha pubblicato un saggio intitolato “Modelli Letali” che intendeva rispondere alla seconda versione dei “Limiti”, pubblicata nel 1992 con il titolo “Oltre i Limiti”. Il saggio di Nordhaus era accompagnato da una serie di testi di vari autori raggruppati sotto il titolo di “Commenti e Discussioni”. Una definizione migliore di quella sezione sarebbe stata “alimentare il furore”, come la critica di questo gruppo di economisti accademici chiaramente andati fuori controllo. Fra questi testi, ne troviamo uno di Robert Stavings, un economista dell'Università di Harvard, dove possiamo leggere questo: "Se controlliamo oggi come le predizioni del primo Limiti si sono rivelate, apprendiamo che (secondo le loro stime) oro, argento, mercurio, zinco e piombo dovrebbero essere completamente esauriti ed il gas naturale finire entro i prossimi otto anni. Naturalmente, questo non è accaduto”. Tutto questo, ovviamente, è preso direttamente dal saggio di Bailey su Forbes. Apparentemente, l'eccitazione di una sessione di “Tiro ai Limiti” ha portato Stavings a dimenticare che è dovere di ogni scienziato serio controllare l'affidabilità delle fonti che cita.

Sfortunatamente, con questo saggio di Nordhaus, la leggenda delle “predizioni sbagliate” è stata consacrata anche in una seria rivista scientifica. Con gli anni 90, ed in particolare con lo sviluppo di Internet, la diga è crollata ed una vera alluvione di critiche ha sommerso il libro ed i suoi autori. Uno dopo l'altro scienziati, giornalisti e chiunque si sentisse titolato nel trattare l'argomento, hanno cominciato a ripetere la stessa cosa più e più volte: lo studio dei “Limiti dello Sviluppo” ha predetto una catastrofe che non è avvenuta e per questo tutta l'idea era sbagliata. Dopo un po', il concetto di “predizione sbagliata” è diventato così diffuso che non era più necessario argomentare nei dettagli quali fossero queste predizioni sbagliate. Le critiche potevano anche essere grottesche, come quando gli autori sono stati accusati di far parte di una cospirazione progettata per creare “una sorta di fanatica dittatura militare” (Gloub e Townsens, 1977) o aggressive, come quando qualcuno ha dichiarato che gli autori del libro avrebbero dovuto essere uccisi, fatti a pezzi e i loro organi spediti alle banche degli organi. Oggi possiamo trovare la leggenda di Bailey ripetuta su Internet migliaia di volte in varie forme. A volte è proprio lo stesso testo, copincollato così com'è; altre volte è solo leggermente modificato.

A questo punto, ci potremmo chiedere se questa onda di calunnie è nata spontaneamente, come risultato del normale meccanismo delle leggende metropolitane, oppure è stata guidata da qualcuno. Possiamo pensare ad una cospirazione organizzata contro gli autori dei Limiti o contro i loro sponsor, il Club di Roma? Su questo punto possiamo cercare un'analogia con un caso precedente; quello di Rachel Carson, famosa per il suo libro del 1962 “Primavera Silenziosa”, in cui criticava l'abuso di DDT ed altri pesticidi. Anche il libro della Carson è stato fortemente criticato e demonizzato. Kimm Groshong ha rivisto la storia e ci dice, nel suo studio del 2002 che:

I verbali di un incontro della Manufacturing Chemists' Association, Inc. dell'8 maggio 1962,
mostrano questa posizione curiosa. Discutendo la questione di cosa era scritto nella
serializzazione della Carson sul New Yorker, le note ufficiali riportano: ' L'Associazione tiene
in seria considerazione la questione ed un incontro del Comitato per la Pubbliche Relazioni ha
programmato per il 10 Agosto di discutere misure che dovrebbero essere prese per riportare la
questione nella giusta prospettiva agli occhi del pubblico “.

Se possiamo chiamare questo “cospirazione” è discutibile, ma è chiaro che c'è stato uno sforzo organizzato da parte dell'industria chimica contro le idee di Rachel Carson. Per analogia, potremmo pensare che, in qualche stanza fumosa, i rappresentanti dell'industria mondiale si siano riuniti nei primi anni 70 per decidere quali misure prendere contro i Limiti dello Sviluppo in modo da “riportare la questione nella giusta prospettiva agli occhi del pubblico”. La storia recente della campagna contro la scienza del clima, come raccontato da Hoggan e Littlemore (2010) e da Oreskes e Conway (2010), ci dice che questo genere di cose sono accadute ed accadono ancora. Non abbiamo dati che indichino che qualcosa del genere è accaduto per “I Limiti dello sviluppo”, ma potrebbe essere proprio così. E' chiaro, comunque, che le tecniche di propaganda funzionano, perché giocano sulle naturali tendenze della mente umana. L'articolo del 1989 di Ronald Bailey ed altri attacchi non erano altro che catalizzatori che hanno scatenato la nostra tendenza a credere a ciò che vogliamo credere e a non credere a ciò che non vogliamo credere. Non ci piacciono le verità scomode.

Ora, nei primi anni del 21° secolo, sembra che l'attitudine generale nei confronti dei concetti di “Limiti” stia di nuovo cambiando. La guerra, dopo tutto, è vinta da chi vince l'ultima battaglia. Uno dei primi casi di rivalutazione dello studio dei Limiti è stato quello di Matthew Simmons (2000), esperto di risorse di petrolio greggio. Sembra che il “movimento del picco del petrolio” sia stato strumentale nel riportare l'attenzione sullo studio dei Limiti (Bardi 2008). Anche gli studi sul clima hanno riportato i limiti delle risorse all'attenzione; in questo caso intesi come la capacità limitata dell'atmosfera di assorbire i prodotti delle attività umane.

Ma non è scontato che una certa visione del mondo, una che tenga in considerazione la quantità finita di risorse, stia diventando prevalente o anche solo rispettabile. Il successo della campagna denigratoria degli anni 80 mostra il potere della propaganda e delle leggende metropolitane nel formare la percezione del mondo da parte della gente, sfruttando l'innata tendenza di rifiutare le cattive notizie. A causa della nostra tendenza a non credere alle cattive notizie, abbiamo scelto di ignorare gli avvertimenti di un collasso imminente che viene dallo studio dei Limiti. Facendo questo, abbiamo perso più di trenta anni. Oggi, stiamo ignorando gli avvertimenti che giungono dalla scienza del clima e potremmo fare un errore anche peggiore. Ci sono segni che fanno pensare che potremmo cominciare a considerare questi avvertimenti, ma facciamo ancora troppo poco e troppo tardi. La maledizione di Cassandra è ancora su di noi.

Per saperne di più su questo tema, potete leggere il mio libro "The Limits to Growth Revisited"



Traduzione a cura di Massimiliano Rupalti

12 commenti:

  1. Ugo, ma come sei caduto in basso!
    Quella nota pubblicitaria in fondo al post!
    E noi che ti credevamo un asceta duro e puro!
    Fai subito una dichiarazione di beneficenza incondizionata, altrimenti penseremo che è proprio la fine del mondo!.
    Commentando un pò più seriamente, mi viene in mente la favola del limite del vil lupo.
    Anche il lupo più vile, dopo aver ululato invano per spaventare i pastori e il loro ovile,
    alla fine deve comparire e sbranare qualche pecora.
    Altrimenti gli schiocchi pastori crederanno di esseri presi in giro solo da un branco di botoli spelacchiati.

    Un saluto e un grazie, a te e a Massimo Rupalti,
    Marco Sclarandis

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  2. A me sembra che tutte queste discussioni sul cambiamento climatico siano un po' fini a se stesse.
    Mi spiego con un paragone forse un po' banale ma ricordate il colonnello Bernacca e le sue previsioni meteorologiche televisive?
    Quando iniziò faceva quello che poteva con la tecnologia dell'epoca, poi le previsioni erano a livello nazionale e perciò molto imprecise.
    Ora abbiamo previsioni locali a tre giorni molto precise, poi a cinque e poco oltre con affidabilità decrescente.
    Quello che rovina la comunicazione sono le scale temporali troppo ampie rispetto alla vita umana.
    Dire che nel 2100 ci saranno +4° C non fa abbastanza paura.
    Sottolineare che l'estate tardiva del nord Italia e non solo fa parte proprio di questo cambiamento, forse aprirebbe gli occhi a molte persone.
    Ma forse sto semplificando troppo e gli scienziati sono molto prudenti nei loro annunci.

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  3. Beh, in effetti sarei stato più furbo a fare pubblicità al mio libro se ci guadagnassi qualcosa per ogni copia venduta. Invece.........

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  4. raggiungere la luna nel 1968?

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  5. Beh, Ugo, sto cercando d'immaginarmi che fine farà il mondo pubblicitario dei rutilanti spot che incidono per il venti o trenta per cento sul prezzo della merce venduta.
    Siccome sono irrimediabilmente visionario, vedo topi, vermi, avvoltoi e scarafaggi fregarsi le antenne, le vibrisse e gli artigli in attesa dei cadaveri e moribondi che il collasso in corso spargerà senza distinzioni geopolitiche.
    Stefano Lavori o Stevino Impieghi se lo si preferisce di rango più elevato,forse oggi direbbe di restare non solo affamati, folli, ma anche umani.
    La cosa più difficile da farsi.

    Cambia la foto Ugo, ha un sorriso befbardo.

    Ciao!
    Marco Sclarandis.

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  6. "La guerra, dopo tutto, è vinta da chi vince l'ultima battaglia"

    Ne sei così sicuro?
    Cosa è in ballo qui, la verità scientifica o il destino del pianeta?
    Nel primo caso probabilmente la "guerra" si può vincere, nel secondo è già persa.
    Non vorrei che ti stessi concentrando sul campo di battaglia sbagliato...
    :-(

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  7. vedo che anche in trasmissioni leggere pomeridiane qualcuno (un ex vice di confindustria) non solo ammette che questa crisi è veramente lunga ma, addirittura, accenna a dire che il peggio debba ancora venire..
    cose da pazzi..anche quando certi ambienti usano tali espressioni siamo vicini a periodi bruttini..

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  8. Eh, beh, Stefano, pensaci un po'. Ci sono voluti quarant'anni (o quasi) perché qualcuno "in alto" ammetta che c'è qualche problema. Eppure, 40 anni fa, era tutto già chiaro, la strada era illuminata, le buche perfettamente visibili, come pure la grande scogliera in fondo. Ma abbiamo scelto di percorrerla a occhi chiusi. In fondo, era inevitabile, non si può cambiare la natura umana.

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  9. Stefano, crisi sistemica ossia sistema in crisi. Facilmente risolvibile, basta cambiarlo. Peccato che siamo in 3 gatti a volere il cambiamento. Come dice Ugo: mors tua, vita mea. L'edonismo è il dio di questa società, ma qualcosa si sta muovendo. Ad esempio nella campana del riciclo non vedo più molte bottiglie di acqua minerale. Per questo la crisi sarà molto, ma molto lunga ed ha per obiettivo la riduzione dei consumi. Quello che non si può ottenere con le buone (dicesi buonsenso) si può cercere di ottenere con le cattive (dicesi crisi). Ci sono voluti 60 anni per arrivare agli sprechi attuali, penso che in 10, massimo 20 anni si tornerà ai consuni degli anni 50, ma con una qualità di vita assai inferiore per la sovrappopolazione, l'inquinamento e la mancanza di rispetto ed educazione, che le persone di quegli anni avevano e che quelle di oggi non hanno più.

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  10. ha ragione Prof..anche sull'inevitabilità di tutto questo..
    una domanda..ma tra una decina di giorni non c'è il convegno di Aspo?
    grazie!

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  11. Buongiorno professore!
    Sarà possibile avere gli atti del convegno ASPO???
    Io volentieri farei un giretto a Firenze, ma non sarà possibile, devo stare qui vicino alle aquile.
    Però se saranno possbili gli atti del convegno oltre alla diretta video io almeno ne sarò stralieta. E magari non solo io.

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  12. @anonimo
    condivido pienamente..
    ho cercato di convincere due amici all'acquisto di uno scooter elettrico per risparmiare sui consumi (e per l'ambiente) ma hanno optato per i classici scooteroni..e pensare che uno ha speso quasi il doppio di un normale scooter elettrico..per fare solo viaggi giornalieri di 6-7 km a/r..

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