Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 28 dicembre 2014

Il tramonto del petrolio edizione 2014

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


Cari lettori,

due anni fa ho pubblicato un posto intitolato “il tramonto del petrolio” che ha fatto molta sensazione nel piccolo mondo dei picchisti. Nel post analizzavo i dati che offriva nel suo rapporto annuale (WEO 2012) l'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) sull'evoluzione della produzione del petrolio dal punto di vista non tanto del volume degli idrocarburi   prodotti liquidi (ciò che la IEA chiama con vantaggio “tutti i liquidi del petrolio”), ma da quello dell'energia lorda e, cosa più importante, da quello dell'energia netta che forniscono. Il panorama non poteva essere più scoraggiante. Nel 2013 ho cercato di ripetere l'esercizio, ma nessun grafico o tavola offriva la ripartizione dei diversi tipi di petrolio, per questo motivo era impossibile riprodurre la mia analisi, perché si basava proprio sul diverso contenuto energetico dei diversi idrocarburi liquidi (e gli scenari della IEA non offrono un quadro realistico di quello che sta succedendo al petrolio, visto che presentano sempre questi grafici dove si somma il volume di tutto, nei quali vengono assimilate cose che in realtà sono molto diverse, come il petrolio greggio e il biodiesel di soia).

Che nel WEO del 2013 non mi abbiano fornito i dati necessari per ripetere l'analisi mi è parso comprensibile, visto che anche senza razzolare fra i dati i messaggi che trasmetteva il WEO 2013 erano già abbastanza inquietanti e ci mancava solo che arrivasse gente come me a peggiorare quello che già di per sé sembrava abbastanza grave. Proprio per questo ho pensato che la IEA non mi avrebbe dato mai più l'opportunità di ripetere le analisi del 2012. Tuttavia, nonostante la persuasività del rapporto di quest'anno (il WEO 2014 suggerisce che anche il carbone e l'uranio stiano giungendo al proprio picco produttivo), la IEA stavolta mi permette di fare il mio lavoro, offrendo la tavola 3.6 (immagine con la quale apro il post), sepolta, questo sì, in mezzo a quasi 750 pagine. La tavola in questione ci offre quello che ci serve, una ripartizione della produzione per tipologia di idrocarburi liquidi ed anno. Il post di oggi è dedicato a ripetere l'analisi del 2012, ma con i dati del 2014, e a mostrare il confronto coi risultati che ho ottenuto nel 2012. Prima di cominciare, conviene evidenziare un paio di differenze interessanti fra i dati del 2012 e del 2014 (a parte il fatto che nel 2014 la IEA ci offre i dati numerici tabulati, il che mi facilita l'elaborazione dei grafici, anche se questo fa sì che anche quei dati passano come peggio percepiti di un buon grafico, per il lettore medio del WEO).

La prima differenza è che quest'anno la IEA prescinde dalla categoria abbastanza falsa e risibile di “Guadagni di lavorazione”. Come abbiamo detto nell'analisi del 2012, questa voce corrisponde agli incrementi NEL VOLUME che hanno luogo in raffineria quando si raffina il petrolio greggio, senza che tali guadagni in volume rappresentino un incremento dell'energia che il petrolio possedeva prima di entrarci (certamente, i prodotti raffinati possono avere più energia del petrolio che entra in raffineria, perché in raffineria entra anche gas naturale, che serve per la lavorazione. La somma delle energie di petrolio e gas naturale impiegati è ovviamente superiore a quella dei prodotti raffinati in uscita, visto che necessariamente ci sono alcune perdite nella lavorazione). Dato che il trucco contabile era piuttosto dozzinale, probabilmente hanno deciso di smettere di usarlo. La seconda differenza è che la IEA incorpora una nuova categoria di petrolio greggio, che denominano “petrolio ottenuto col miglioramento del recupero”. Il miglioramento del recupero (enhanced oil recovery, EOR, che ingloba tutte le tecniche che si usano per allungare la vita di giacimenti già in sfruttamento) si usa da decenni e sembra pertanto stupido creare una nuova categoria per questo, come a voler dare da intendere che si può prevedere uno spiegamento di nuove tecniche che avranno un peso determinante in futuro.

In realtà questa categoria, che corrisponde alla produzione di giacimenti attualmente in produzione più quello che si può applicare ai giacimenti che entrano in produzione durante gli anni a venire, è un modo di introdurre in modo dissimulato un fattore che serva a compensare il declino dei giacimenti attualmente sfruttati (che, come riconosce la IEA, decadono già al ritmo del 6% all'anno). Dato che l'EOR si usa prevalentemente nei giacimenti già vecchi, per poterlo confrontare con la mia analisi del 2012 accumulo tutti questi valori nella colonna dei “Giacimenti attualmente in produzione”. In realtà, parte dell'EOR si dovrebbe applicare anche ai giacimenti da sviluppare e persino ai giacimenti ancora da scoprire. In ogni caso, siccome do i dati ed i fattori, chiunque può ripetere la mia analisi con la combinazione che gli sembra più adeguata. Un inconveniente per confrontare i miei risultati del 2012 e del 2014 è che i grafici non sono definiti sugli stessi anni. In particolare, nel rapporto del 2014 si fa un salto sorprendente dal 1990 al 2013, mentre in quello del 2012 si offrivano dati per il 2000, il 2005 e il 2011 (molto più logico, visto che i punti seguenti del grafico vengono offerti per ogni lustro). Non si tratta di un problema troppo grave, visto che i dati delle date già passate possono essere più o meno precisi, ma non sono più proiezioni e pertanto non sono speculativi. Per cui, quello che ho fatto è prendere i valori del 2000, 2005 e 2011 che avevo ottenuto nel mio post del 2012 e li ho aggiunti a quelli che deduco dalla tavola 3.6 del WEO 2014. Con queste due modifiche (incorporazione del EOR, la produzione di giacimenti esistenti e l'inserimento degli anni 2000, 2005 e 2011dei dati del WEO del 2012), ottengo la tavola seguente:

                 Existing   TBD    TBF    NGL    Other    LTO
1990        59.6           0           0         5.6        0.4        0
2000       65.9           0           0         7.9         1.1        0
2005        70.0          0           0         9.7         2.3       0
2011         68.2          0           0        12.0        3.0       1.2
2013         68.7          0           0        12.5        3.0       2.9
2015         66.2          3.8        0.1     13.1        3.8       3.6
2020        54.4         13.2        0.5    14.6        5.3       5.5
2025        45.4          17.4       5.5     15.4        6.4       6.2
2030        38.7          18.7     10.3     16.4       7.7        6.6
2035         33.9         19.3      13.8    17.2        9.2       6.4
2040        28.7          21.3      16.4    18.2      10.8      5.4

Mescolando i dati delle due tavole risulta abbastanza evidente il perché del sorprendente salto di date che fa la tavola del WEO 2014, dal 1990 al 2013, perché se si include il 2005 risulta troppo evidente che la produzione di petrolio greggio non è in plateau (come si diceva nel 2010), ma in lieve declino. Ed anche che la produzione fa una strana rimonta nel 2015, come si vedrà con più evidenza quando disegneremo i grafici. Bisogna evidenziare, anche, che i grafici che provengono dal WEO 2014 sono definiti fino al 2040, mentre quelli del WEO 2012 lo erano solo fino al 2035. Come nel 2012, ricordiamo le diverse categorie e i colori per identificarle. In ogni grafico, la fascia di colore nero nella parte più bassa rappresenta la produzione dei giacimenti di petrolio greggio attualmente (2013) in produzione (Existing). La fascia di colore azzurro celeste rappresenta la produzione dei giacimenti di petrolio greggio già conosciuti (TBD) ma che non vengono sfruttati per mancanza di domanda o eccesso di costo produttivo. La fascia di colore azzurro scuro rappresenta la produzione di petrolio che dovrà provenire dai giacimenti ancora da scoprire(TBF). Tutte le altre fasce rappresentano petroli non convenzionali, succedanei imperfetti del petrolio. La fascia di color porpora rappresenta la produzione dei liquidi del gas naturale (NGL); quella di colore giallo viene dalla produzione di tutti i maggiori petroli non convenzionali eccetto il leggero di roccia compatta (other); la fascia rossa è quella del leggero di roccia compatta (LTO).

Vediamo prima come si presenta il grafico del volume totale degli idrocarburi liquidi


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in volume, secondo il WEO 2014

Che deve essere confrontato con quello che avevamo nel WEO 2012. La sottile fascia verde in alto corrisponde ai guadagni di lavorazione in raffineria. Ricordate che il WEO 2014 arriva fino al 2040, mentre il WEO 2012 arriva solo fino al 2035 (pertanto il confronto dei due scenari deve essere fatto solo fino al 2035)



Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in volume, secondo il WEO 2012

Diverse cose richiamano l'attenzione nel confronto fra i due grafici. Per esempio, è molto curioso che la somma di tutti i contributi abbia praticamente gli stessi valori del 2012, giungendo all'estremo che per il 2035 si raggiunge praticamente a questo valore mitico di 100 milioni di barili al giorno (Mb/g) che veniva già proposto nel 2012. E questa corrispondenza è abbastanza suggestiva, se si tiene conto che nel 2012 si faceva affidamento a questa fonte falsa di idrocarburi liquidi corrispondente ai guadagni di lavorazione e che il resto delle fasce non si comportano allo stesso modo nel 2014 rispetto al 2012. Sembrerebbe che alla IEA prima decidono quale debba essere la produzione totale di idrocarburi liquidi per anno e poi vedono come si possa realizzare, il che è abbastanza assurdo, dato che non sono perfettamente sostituibili fra loro, ma soprattutto perché la produzione sarà quella che può essere e non quella che desideriamo che sia. Si osservano cambiamenti sensibili nell'evoluzione di tutte le categorie di idrocarburi liquidi eccetto per i liquidi del gas naturale e per gli altri non convenzionali. La curva che si riferisce ai petrolio dei giacimenti attualmente sfruttati (fascia nera) non ha più la forma convessa del 2012 (che era fisicamente assurda) e passa ad avere una forma concava, molto più ragionevole, anche se il decadimento annuale continua ad essere troppo dolce per essere ragionevole (una media del 3,2% all'anno, simile al 3,3% che la IEA ha usato nel 2012, ma ancora più lontana dal tasso di decadimento reale osservato, che la stessa iEA riconosceva nel WEO 2013 e che era già del 6% all'anno). A causa di questa differenza di concavità-convessità, il resto degli idrocarburi liquidi devono coprire un buco molto più grande e la IEA riesce a quadrare questo cerchio soprattutto grazie alla forte crescita dei giacimenti ancora da sviluppare e, in misura minore, ai giacimenti ancora da scoprire e al LTO. Il comportamento della produzione di LTO è a sua volta abbastanza curioso: la produzione arriva ad essere considerevolmente superiore a quello che si prevedeva nel 2012, ma con una tendenza evidente a decrescere fino alla fine del periodo: la IEA riconosce che il picco del LTO avrà luogo verso il 2030. Per facilitare il confronto numerico, ho calcolato le differenze per tipo fra i dati del WEO 2012 (interpolando il 2013 in maniera lineare) e del WEO 2014, mostrandolo nella tavola seguente (WEO 2014 – WEO 2012:

               Existing     TBD     TBF     NGL     LTO     Other      Total
2000         0                 0           0           0          0            0             0
2005         0                 0           0           0          0            0             0
2011         0                 0           0           0          0            0             0
2013         2.65          -2.05      0.1      -0.7       1.05      -0.4          0.65
2015         2.10          -0.30     0.1       -1.3        1.1        -0.4         1.30
2020       -1.90           4.20    -0.7       -1.0         2.4       -0.6          2.40
2025       -2.60           4.30     0.7       -0.8         2.1       -0.7          3.00
2030        2.00          -1.0        1.4      -0.4         2.9       -1.1          3.80
2035        8.00          -7.0       0.7       -0.7         2.7       -0.9          2.80

Come si osserva nella tavola con più chiarezza, per i liquidi del gas naturale (NGL) e per il resto dei petrolio non convenzionali, le differenze fra l'evoluzione prevista nel 2012 e quella di quest'anno non sono troppo importanti, anche se sono costantemente leggermente inferiori nel 2014 rispetto al 2012 (sicuramente perché col resto degli idrocarburi liquidi stanno già raggiungendo la agognata soglia dei 100 Mb/g). Riguardo al LTO del fracking, la IEA considera che la bolla continuerà a gonfiarsi, nonostante il fatto che l'attuale diminuzione dei prezzi del petrolio fa già prevedere una discesa della produzione di LTO, con fallimenti in molte delle società piccole del settore e fusioni fra quelle medie. Sarà interessante confrontare l'evoluzione reale del petrolio da fracking con la realtà entro un anno. Per ultimo, risulta curioso il comportamento anomalo della percentuale di petrolio convenzionale proveniente dai giacimenti ancora da sviluppare, che secondo la IEA sperimenterà un forte aumento nei prossimi anni per poi cadere, inspiegabilmente e con molto forza, verso la fine del periodo e dove altrettanto stranamente è il petrolio dei giacimenti attualmente in produzione subentra, compensando l'intera diminuzione dei giacimenti ancora da sviluppare. E' possibile che una parte di questo comportamento anomalo si debba al fatto che in questa analisi abbiamo attribuito tutto l'EOR ai giacimenti attualmente in produzione, ma notate che la differenza per il 2035 fra il WEO 2014 e il WEO 2013 è di circa il doppio di tutto l'EOR di quell'anno. Sembra piuttosto che questo strano comportamento sia frutto di un forte rimescolamento dei numeri in cui le cifre sono state fatte quadrare con un obbiettivo fissato a priori. Ora vediamo come si comporta l'energia lorda proveniente da tutti i liquidi del petrolio secondo il WEO 2014. Analogamente a quello del 2012, ho ipotizzato che il contenuto energetico medio per volume dei petroli non convenzionali sia solo del 70% del greggio convenzionale. Il risultato è il grafico seguente:


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia lorda, secondo il WEO 2014

Nuovamente, se la IEA facesse onore al suo nome e fornisse i grafici in termini di energia prodotta, e non di volume di cose diverse e non tutte equivalenti ma molto meno, si vedrebbe che secondo il loro stesso scenario di riferimento, l'energia totale o lorda del petrolio crescerebbe molto leggermente durante i prossimi decenni. Lo scenario del WEO di quest'anno è leggermente migliore di quello previsto nel 2012, mostrato nel grafico seguente:


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia lorda, secondo il WEO 2012

Ma, come abbiamo già detto nel 2012, ciò che importa per la società non è la quantità totale di energia del petrolio che  si produce, ma quanta di questa energia giunge realmente ai consumatori finali, cioè, l'energia netta, l'energia che rimane sottraendo i costi energetici della produzione di questi idrocarburi, poiché i costi energetici di produzione non sono gli stessi in un pozzo dell'Arabia Saudita che quelli di un sito di estrazione delle sabbie bituminose del Canada o di una fattoria che produce biocombustibili. Tracciare tutto il percorso dell'energia dal pozzo o dal sito di estrazione alla pompa è complicatissimo, ma possiamo farci un'idea di come evolvendo l'energia, usando alcuni Ritorni Energetici sull'Investimento (EROEI) approssimativi, stimati a partire dai valori offerti da diversi autori. Anche se a me paiono abbastanza conservativi, i valori di EROEI dei diversi tipi di idrocarburi liquidi che userò sono discutibili e ci sarà chi preferirà usare altri fattori che ritiene più accertati. Per questo all'inizio del post ho fornito le tavole numeriche, perché chi lo desidera possa produrre risultati a proprio piacimento. Gli EROEI che considero sono i seguenti:


  • Petrolio greggio convenzionale in produzione: 20
  • Petrolio greggio convenzionale in giacimenti da sviluppare: 5
  • Petrolio greggio convenzionali in giacimenti da scoprire: 3
  • Liquidi del gas naturale: 5
  • LTO ed altri non convenzionali: 2

Questi valori sono gli stessi che ho usato nel 2012. Secondo questi valori, e sapendo che l'energia netta N è collegata all'energia lorda L come N=(1-1/EROEI) L, ottengo il seguente grafico per l'evoluzione dell'energia netta, secondo i dati del WEO 2014:


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia netta, secondo il WEO 2014

Si osserva che, secondo lo scenario di riferimento del WEO 2014, l'energia netta di tutti i liquidi del petrolio entrerebbe in un lento declino a partire dal 2015, esattamente come succedeva coi dati del 2012, anche se allora il declino era un po' più pronunciato di quello previsto quest'anno.


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia netta, secondo il WEO 2012


Il risultato più impattante della mia analisi del 2012 è stato quello che ho ottenuto quando ho revisionato alcune delle ipotesi più ottimistiche e/o ingiustificate del WEO ed ho ricalcolato come si presenterebbe l'energia netta dopo quella revisione. In realtà, la revisione che faccio è abbastanza conservativa, visto che si basa soltanto su principi ben conosciuti e comunemente accettati, per cui in realtà quello che ne risulta va semplicemente a rimuove il primo strato di maquillage ai dati. Le revisioni che faccio sono le seguenti:

  • Non esiste alcuna giustificazione teorica per supporre che la produzione proveniente dai giacimenti attualmente in produzione decadrà ad un tasso del 3,2% all'anno. Nel WEO 2013 la IEA riconosceva che il tasso medio di caduta è del 6% all'anno a con la tendenza a peggiorare col passare del tempo, visto che ci sono sempre più estrazioni in alto mare, che hanno un tasso di decadimento produttivo più accentuato. Per cui, correggo i dati dei giacimenti attualmente in produzione e impongo una caduta del 6% all'anno (nel WEO 2012 se ne usava una del 5% all'anno). 
  • La metà dei giacimenti ancora da sviluppare sono, per diverse ragioni tecniche ed economiche, impossibili da sviluppare. E' sicuro che le migliori tecniche potrebbero rendere fattibili più giacimenti di questa categoria, ma è altrettanto certo che l'attuale crollo dei prezzi fa piuttosto prevedere il contrario (nel WEO 2012 veniva considerato lo stesso fattore).
  • La categoria dei giacimenti ancora da scoprire è tremendamente gonfiata dal 2010; si sta ipotizzando un tasso di scoperte di nuovi giacimenti che è circa quattro volte quello osservato durante gli ultimi decenni. Per cui, divido questa categoria per 4 (come nel WEO 2012). 
  • Solo un terzo dei liquidi del gas naturale possono sostituire parzialmente il petrolio nelle raffinerie, pertanto ha senso includere soltanto un terzo di questa categoria in questi grafici. 
  • In quanto al LTO, le previsioni di riserve e produzione sono oscenamente gonfiate, sicuramente con l'intento di mantenere la bolla finanziaria associata più a lungo possibile. Nel 2012 ho considerato che fosse molto più realistico considerare che la produzione di petrolio da fracking fosse la metà di quella che stimava allora la IEA ed ora che in modo infondato la IEA ha gonfiato ancora di più la previsione, bisogna supporre che la produzione reale finirà per essere una percentuale persino minore. Tuttavia, mantengo il taglio percentuale del 2012 e considero che il LTO sarà solo la metà di quello che dice la IEA nel 2014. 
  • Senza un criterio chiaro per tutti gli altri petroli non convenzionali, li lascio come sono.


Dopo aver applicato le correzioni suddette, il grafico dell'evoluzione dell'energia netta degli idrocarburi liquidi si presenterebbe come segue:



Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia netta, in uno scenario più realistico, secondo WEO 2014


La cosa più curiosa della stima dell'evoluzione dell'energia netta di tutti i liquidi del petrolio in questo scenario più realistico è che è peggiore coi dati del WEO 2014 che con quelli del WEO 2012 (il grafico seguente):


Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi in energia netta, in uno scenario più realistico, secondo WEO 2012

La tavola seguente riassume le differenze fra i due scenari per l'energia netta realistica (dati non osservati):

                Existing    TBD    TBF     NGL     LTO     Other   Total
2000          0              0          0           0           0           0          0
2005          0              0          0           0           0           0          0
2011          0              0          0           0           0           0          0
2013          7.15       -0.82     0.016  -0.131    0.181  -0.180    6.216
2015           5.2        -0.12     0.016  -0.243    0.192  -0.140    5.130
2020          1.7           1.68   -0.116  -0.186    0.420  -0.210    3.288
2025         -0.5          1.72     0.116   -0.149   0.367  -0.245    1.309
2030         -1.7         -0.40    0.258   -0.074   0.507   -0.385   -1.793
2035        -2.3          -2.80    0.116   -0.131   0.472   -0.315   -4.957

Sono due le ragioni per le quali le scenario del 2014 è sensibilmente peggiore di quello del 2012, nonostante il fatto che nei grafici precedenti sembrasse leggermente migliore. La prima è che nel 2012 ipotizzavamo un tasso di declino annuale dei giacimenti attualmente in produzione del 5%. Tuttavia, ora sappiamo che questo tasso è del 6% e con tendenza a peggiorare continuamente col tempo (le grandi compagnie multinazionali riportano un tasso di declino medio del 8% all'anno nei propri giacimenti maturi). L'altra ragione è che nel WEO 2014 si assegna una evoluzione molto strana al petrolio dei giacimenti ancora da sviluppare, che sfrutta sfrutta con tutta la sua intensità fino alla fine del periodo. Sicuramente una ripartizione più uniforme del EOR fra i giacimenti esistenti a da sviluppare limerebbe un po' questi risultati, ma il divario è più importante ed evidenzia quanto sia stridente il maquillage della IEA.

Conclusione

Il rapporto annuale del 2014 della IEA non solo conteneva pessime notizie sul futuro del carbone e dell'uranio, ma le sue previsioni per quanto riguarda la produzione di tutti i liquidi del petrolio sono piuttosto negative appena si analizza il contenuto energetico che sta realmente arrivando alle nostre pompe, ai nostri camion, ai nostri trattori, alle nostre macchine. La IEA gioca con le diverse categorie di idrocarburi liquidi per tentare di far arrivare i volumi previsti verso il 2035-2040 a quei desiderati 100 Mb/g dal 2010. La cosa scioccante è che ogni anno cambia il peso relativo di ogni componente (nel 2012 una cosa falsa come l'espansione del volume che occupano gli idrocarburi dopo che sono usciti dalla raffineria) e con sempre più difficoltà a far quadrare le cifre, cosa che li porta a manipolazioni che non reggono al benché minimo esame, in particolare per quanto si riferisce al petrolio greggio convenzionale, che continua ad essere la base della produzione futura. Le deviazioni più sorprendenti osservate per quanto riguarda la produzione di petrolio greggio convenzionale comprendono l'assegnazione di tassi di declino annuali dei giacimenti attuali molto più bassi di quelli che riconosce la stessa IEA, l'ipotesi di un tasso di sviluppo dei nuovi giacimenti incompatibile con le sue possibilità tecniche ed economiche e dare per scontato che si scopriranno quattro volte tanto i giacimenti scoperti in un anno di quanto stia succedendo negli ultimi decenni. Quando si correggono le deviazioni più ovvie, lo scenario che ci offre la IEA mostra un rapido declino dell'energia netta fornitaci dal petrolio che è già cominciato nel 2010 e che può soltanto aggravarsi nei prossimi anni.

Data la spirale di distruzione della domanda – distruzione dell'offerta nella quale siamo apparentemente entrati, le enormi difficoltà finanziarie delle società del settore ed i loro piani poco dissimulati di disinvestimento per recuperare redditività, il corso più probabile che seguiremo nei prossimi mesi sarà abbastanza vicino a quello che prevede la IEA. E dato che questo in realtà non è buono, la cosa più sicura è che stiamo entrando in una fase di rapida discesa con conseguenze economiche fra le più preoccupanti. Ma questo sarà materiale per un prossimo post.

Saluti.
AMT






23 commenti:

  1. Seguire tutti i giorni questo blog, leggere questi articoli di Turiel.. A 21 anni sono una mazzata... Il grafico finale da lui proposto fa davvero capire la gravità di tutto questo, senza accennare minimamente alle conseguenze...
    Davvero ti sfinisce e deprime.
    A.M.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' la "maligna cuccagna " che è deprimente.
      Il petrolio, questa "fetida ambrosia oleosa" ci ha indotto a crederci onnipotenti, vizio che peraltro abbiamo da quando abbiamo acquisito la nostra peculiare natura umana.
      Ma possiamo disintossicarci da questa sostanza psicòtropa, sebbene attualmente inizi proprio la fase di astinenza che è quella più dolorosa.
      Invece di deprimerti troppo, puoi imparare come si superi le fase acuta di questa intossicazione ed insegnarlo ad altri.
      In sostanza bisogna reimparare a vivere con una quantità molto minore d'energia rispetto a quella a cui ci hanno abituato i combustibili fossili e fissili, uranio e plutonio per intenderci.

      E la cosa ha degli aspetti anche molto piacevoli e divertenti.

      Ma bisogna credere, obbedire, e combattere.

      Con uno scopo ben diverso da quello per cui quasi cent'anni fa s'imbrattarono i muri delle case con quell'imperativo, per indurre tanta brava gente a buttarsi in una guerra stupidamente catastrofica.

      Marco Sclarandis.

      Elimina
  2. Beh, si può vivere anche senza petrolio - meglio detto con un po' meno. Meglio saperlo, per potersi adattare. C'è sempre una possibilità!

    RispondiElimina
  3. Ho scoperto solo oggi questo blog e lo trovo interessantissimo. Però non riesco a capire come mai il prezzo del greggio continua a scendere. Se, come ritengo, dipende dal rapporto domanda/offerta, ne consegue che l'offerta è aumentata. Che si sia ridotta la domanda non credo: India e Cina stanno ancora crescendo a ritmi sostenuti.
    Domenico B.

    RispondiElimina
  4. Beh, sia India che Cina stanno rallentando notevolmente - specialmente la Cina. L'interpretazione generale del crollo dei prezzi è che sia dovuta al calo della domanda; su questo sono abbastanza d'accordo anche i non-picchisti. Comunque, domanda e offerta sono difficilmente separabili con certezza. L'unica cosa che possiamo dire è che queste forti oscillazioni dei prezzi sono tipiche di un bene sovrasfruttato. Questo è descritto in un post precedente.

    E grazie per l'interesse in questo blog!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se sono ben informato Cina e India non stanno rallentando, stanno solo crescendo un po' più lentamente. Mi dica Lei Prof. se sto sbagliando. Se l'accelerazione diminuisce il velocità sta comunque crescendo (è una questione di derivate).
      Il PIL è la velocità dell'economia (in una approssimazione molto grossolana), la crescita del PIL è l'accelerazione. Se l'accelerazione si riduce la velocità comunque continua a crescere e quindi (a meno dell'efficienza) anche il consumo di energia sta crescendo.

      Buon anno!
      Giovanni

      Elimina
    2. Benvenuto nel blog!
      La mia opinione è che anche la crescita sia relativa; te lo spiego con un semplice esempio:
      Qualche anno fa lessi le stime di un azienda cinese che si aspettava una crescita del 50% della domanda dei suoi prodotti.... La crescita fu però di pochi punti percentuali.
      Una crescita anche solo del 3% a noi ci farebbe leccare le orecchie ma per l'azienda che aveva investito ed aumentato la capacità produttiva ecquivale ad un tracollo.

      Gli americani hanno investito moltissimo per aumentare la produzione aspettandosi una crescita dei consumi che non c'é stata.

      Naturalmente non sono un esperto in materia.

      Elimina
  5. L'energia netta decrescente fornita dai combustibili fossili, è una conferma dello scenario Business As Usual di limith to growth secondo il quale un sistema che alloca sempre più capitali nell approvigionamento di risorse collassa. Questo a causa della minore disponibilità di capitali per sostenere la parte produttiva della economia.
    Se il collasso si verificasse inizialmente come una nuova crisi tipo quella del 2008 per poi proseguire come descritto nel BAU, quale sarebbero possibili vie di uscita per la società oltre quelle di adottare stile di vita molto più efficiente e parsimonioso?
    Di questi temi ovviamente non se ne parla a livello politico, o forse si ma viene tenuto nascosto alla maggioranza del popolo per non creare allarmismo.......

    RispondiElimina
  6. Beh, si, si parla di derivata prima e derivata seconda! Non è che la Cina decresce, per il momento, però cresce più lentamente di quanto faceva prima. Il punto è che il rallentamento della crescita della Cina non ce la fa più a compensare il declino di altre economie, tipo quella italiana, e non solo quella.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. OK! Adesso mi sembra più preciso.
      Chi come Lei ha una cultura sistemica deve essere formalmente molto preciso altrimenti si fanno solo delle chiacchere da bar e un blog come questo non può permeterselo.
      A quando un modello simulink dei Limiti dello Sviluppo.
      Sarebbe molto bello "giocarci" un po' e poi le relazioni causa-effetto (retroazioni negative-positive) sarebbero belle evidenti. La nostra mente al più può immaginare (non quantificare) solo alcune di queste relazioni.

      Saluti
      Giovanni

      Elimina
    2. "giocare" con la vita delle persone è almeno satanico.

      Elimina
    3. Quindi Aurelio Peccei quando commissiono lo studio agli scienziati del MIT stava "giocando"?
      Giovanni

      Elimina
    4. gli animali pure giocano, quindi il gioco fa parte della dimensione carnale, inconscia. Peccei almeno alla dimensione conscia deve esserci arrivato.

      Elimina
    5. Appunto!
      Giovanni

      Elimina
    6. Chi butta inchiostro a caso sui grafici gioca...
      Paccei non stava giocando!

      Elimina
  7. E' da un po' che seguo questo interessante blog e faccio i complimenti all'autore.

    Volevo segnalare la seguente dichiarazione del ministro del petrolio dell'Arabia Saudita: "The world "may not" see oil back at $100 a barrel again". (link: http://uk.businessinsider.com/r-saudis-naimi-says-opec-will-not-cut-output-however-far-oil-falls-mees-2014-12?r=US )
    Sarei proprio curioso di sapere sulla base di cosa tale ministro possa affermare che da qui in avanti il prezzo dell'oro nero potrà restare per sempre sotto i 100 dollari.
    Qui abbiamo di fronte un evidente conflitto tra quello che si mostra in questo post, cioè scarsità via via crescente con conseguente impennata del prezzo (direi ben oltre i 100), e la succitata dichiarazione che lascia intendere abbondanza ad oltranza.
    Che tale dichiarazione sia solo una mossa di "marketing"? Ma a che pro sbilanciarsi a fare affermazioni che contengono previsioni a lungo termine così pesanti col rischio di venire clamorosamente smentiti in pochi anni?
    Sarò ingenuo io ma qualcosa non mi torna...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'incoerenza tra crescente domanda del petrolio (in valore assoluto) e diminuzione del prezzo del petrolio, non può essere spiegata soltanto con la legge economica della domanda e dell'offerta.
      Ci sono altre variabili significative che devono essere prese in considerazione.
      Le più importanti tra le variabili escluse sono:

      1) concorrenza: i prezzi bassi fanno fallire le società petrolifere che hanno i giacimenti di petrolio con alti costi di estrazione. Insieme alle società, vanno in crisi gli stessi Paesi produttori di petrolio.

      2) geopolitici: gli USA stanno perdendo il controllo del mondo, perché il resto del mondo si sta sviluppando velocemente e chiede di contare tanto quanto il loro peso economico (se non più).
      Il crollo del dollaro come moneta per gli scambi internazionali è già un fatto attuale.

      In passato i piccoli Paesi che avevano tentato di non usare il dollaro per commerciare il Petrolio, sono stati convinti con la forza (vedi la prima guerra in Iraq e quelle a seguire).
      Adesso sono grandi Paesi come la Russia e la Cina che stanno facendo accordi di scambio con le loro rispettive monete. Questo è un grave pericolo per l’egemonia USA, la quale, sta sperando (imponendo agli Arabi) che la produzione sia mantenuta alta e i prezzi bassi.

      L’Unione Sovietica cadde quando il prezzo del petrolio scese a 11 dollari al barile, e la Russia produceva in perdita, con il conseguente fallimento economico).
      Adesso hanno cercato di ripetere la Storia, ma essendo il contesto cambiato, in soccorso della Russia che vedeva svalutarsi enormemente la sua moneta, è arrivata la Cina.
      La Russia e la Cina hanno fatto accordi di scambio di valuta in caso di necessità; il rublo è stato scambiato con lo Yuan cinese (che non si era deprezzato rispetto al dollaro) e la moneta si è potuta riprendere.
      L’attacco economico finanziario è fallito.
      (Questo dimostra anche che: la svalutazione della moneta, come molti credono, non aiuta l’economia di un Paese).
      Soltanto analizzando i problemi a 360 gradi, e considerando tutti i settori che influenzano, è possibile avere un quadro chiaro della situazione.

      Per mè, la frase più importante di questo articolo, da ricordare per il 2015 è la seguente:
      “stiamo entrando in una fase di rapida discesa con conseguenze economiche fra le più preoccupanti.”

      Come tutti gli esseri, che si trovano in grave difficoltà, possono fare atti irrazionali e gravi; anche la crisi degli USA potrebbe sfociare in azioni gravi dal punto di vista militare.
      Godetevi il presente… perché del futuro non vi è certezza!

      Elimina
    2. attacco fallito?
      Credi davvero che gli hedged fund abbiano finito il giochino? C'è stata la pausa natalizia che non pemette di azionare tutta la leva degli hedged fund, aspetta il 15 gennaio e vedi che divertimento.

      Inoltre la svalutazione monetarie serve eccome, l'Italia è andata avanti per 50 anni a svalutare.

      Ovvio che svalutare un poco alla volta è una cosa, se perdi il 50% del valore in una settimana è un'altra.

      Poi ricorda che la russia vende gas e petrolio in dollari, quindi incassa valuta forte che le serve per difendere parzialmente il rublo.

      Chi vincerà il giuoco è dura dirlo, ma ricordo bene che la sola Deutsche Bank nel 2011 ha quasi fatto fallire l'Italia con i loro short sui btp.....

      Elimina
    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    4. Gli hedge fund, se insistono, ci lasciano le penne (tutti i soldi).
      La Russia viene difesa (economicamente) dalla Cina con un accordo di cambio fisso tra Rublo e Yuan.

      Siccome, gli hedge fund, non hanno la forza di attaccare lo Yuan (la Cina) e agli USA non converrebbe che lo Yuan si svaluti, (la Cina diventerebbe troppo competitiva); succede questo:
      1) la Russia può cambiare tranquillamente Rubli in Yuan;
      2) la Russia con gli Yuan può comprarsi i dollari al cambio quasi fisso;
      3) la Russia con i dollari può ricomprarsi i rubli.

      Ogni volta che fa questo giro, la Russia ha guadagni enormi, ecco perché il gioco e finito subito.
      Se gli hedge fund continuano il gioco, loro ci rimettono di brutto e la Russia ci guadagna tantissimo!

      Spero che gli USA la smettano.
      La mia paura è che gli USA, come un animale ferito, potrebbero avere delle reazioni esagerate, come quella di organizzare una falsa Flag distruttiva (auto attentato nucleare) per far scoppiare la guerra!
      Spero proprio che non succeda, perché da quel momento in poi nessuno potrà considerarsi al sicuro.
      ----
      P.S: la buona norma di rileggere prima d'inviare ancora non l'ho attuata. Rinvio il post, scritto un pò più chiaramente e con meno errori.

      Elimina
  8. Bellissima analisi ! Ce ne vuole per riuscire a vedere chiaro attraverso le varie dissimulazioni e dati e "non-dati" della IEA ...e quindi grazie. Dall'ultimo grafico (solo ad occhio) mi sembra che vi sara' circa il 25% in meno di energia netta disponibile fra dieci anni. (da circa 60 nel 2015 a circa 48 nel 2025) Se questo e' piu o meno giusto raprresenterebbe un calo medio di circa il 2.5% l'anno contro un 6% l'anno per i giacimenti convenzionali gia in produzione da tempo.

    Ovviamente questo non vorra dire (necessariamente) che ci sara un gap del 25% fra offerta e domanda fra dieci anni dato che offerta, domanda e prezzo sono variabili collegate ed interattive fra di loro nel sistema economico (e finanziario) mondiale il quale puo crescere, decrescere, o rimanere piu o meno statico in termini di PIL (in diverse regioni) e dell' energia necessaria per produrlo. E si e' gia visto e capito che i prezzi potranno anche oscillare moltissimo fra bassi ed alti. Ma e' sicuro che un calo del 25% entro dieci anni non auspica molto bene. I nostri politici ed altri (grandi) "decisori" l'anno capito? (non sembra)

    RispondiElimina
  9. Non vi pare che il calo di energia netta previsto dall'autore sia talmente rapido nel post-2015 da indurre una qualche reazione nel sistema? Non sono in grado di dare un'opinione informata ma, così fosse, ho l'impressione che un calo così ingente forzerà una risposta in termini di adattamento. Sia con un tentativo di sostituzione energetica con fonti rinnovabili e/o con un tentativo di incrementare l'efficenza energetica
    (posto in termini di disaccoppiamento del PIL). Il tutto potrebbe tradursi nel mantenere a tutti i costi il
    paradigma attuale di crescita e nutrire Jevons con tutto il possibile, carbone compreso (onestamente lo ritengo improbabile visti gli accordi sul GW, a meno che non implementino la cattura di co2 a go-go) accellerando il collasso, oppure in uno sforzo per mantenere una sorta di stato stazionario o una discesa controllata (che aumentando la popolazione vorrebbe dire calo PIl pro-capite) accettando i limiti di sostituibilità delle rinnovabili. In ogni caso, se le proiezioni dell'autore sono giuste mi parrebbe difficile non avvertire una discontinuità a livello sociale; comunque lo scopriremo presto. Che dite?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se guardi le previsioni fatte negli ultimi10 e passa anni, la caduta ripida arrivava sempre dall'anno successivo o poco oltre.
      Non sono credibili.
      Anch'io ho fatto tale previsione con i dati, magari meno dettagliati, ma la curva sarà soft perché in caso di assenza di energia, i vincoli ambientali li mandano a quel Paese ed estraggono di tutto.

      Comunque, sia chiaro che non c'è bisogno che la curva scendi di molto per mandare in crisi il sistema. Basta soltanto che rimanga costante la produzione per qualche anno, per creare crisi enormi.
      Tu pensa che: se la produzione totale di energia resta costante e se i BRICS (in particolare la Cina) crescono, vuol dire che qualcuno ridurrà i suoi consumi (l'occidente).
      Siccome consumi energetici e PIL vanno nella stessa direzione; se i consumi dell'occidente diminuiscono, lo farà anche il PIL.
      Se basta un -0,X per mettere in allarme l'occidente, immaginate cosa succederebbe se ci fosse un -X (con X > 5%)?!
      La bolla Finanziaria esploderebbe e farebbe enormi danni (povertà di vasti strati della popolazione).

      Quindi, anche se non scenderà rapidamente, il problema più immediato sarà lo scoppio della bolla finanziaria!

      Elimina