Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 7 aprile 2014

Il dibattito inutile: la relativizzazione dei fatti.

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


di Antonio Turiel

Cari lettori,

già da qualche tempo mi incontro con una critica ricorrente a questo blog. Ad alcune persone sembra cosa buona che faccia un'analisi tecnica (la parola che usano di solito è “scientifica”) di aspetti concreti della crisi energetica, particolarmente quelli associati alla produzione di materie prime, della redditività energetica ed economica che hanno, ecc. Tuttavia, a queste persone di solito dà fastidio quando tratto altri temi di indole più sociale, nonostante il fatto che io usi le stesse tecniche analitiche quando parlo di esclusione sociale che quando parlo di fornitura di idrocarburi. Credono che un blog tecnico (“scientifico”) non dovrebbe toccare temi che, concettualmente sono più di opinione che di fatto. A volte si dice persino che sono “troppo politici” (vero in particolare se parlo della Catalogna).

Al contrario, credo di essere abbastanza coerente con la mia linea editoriale (che interrompo soltanto quando pubblico articoli di altri, articoli coi quali non sono sicuramente sempre d'accordo, ma che diffondo qui nell'interesse di una pluralità che non sono solito trovare in altri posti). I temi che affronto li tratto (o cerco di trattarli nei limiti delle mie possibilità) da un punto di vista più tecnico ed obbiettivo possibile, inoltre i temi trattati sono pertinenti, persino fondamentali, nella discussione di questo blog. Tuttavia, capisco che mi vengano fatte queste critiche a partire da dove iniziamo, visto che oggigiorno i mezzi di comunicazione in generale, e la stampa scritta in particolare, hanno in assoluto un modo del tutto diverso di discutere queste questioni.

Oggigiorno, nei mezzi di comunicazione si è imposta una sorta di falsa equidistanza: di fronte ad ogni tema di dibattito nella società, che sia la legge sull'aborto o la produzione di idrocarburi, vengono raccolte le opinioni dei diversi settori e presentate tali e quali, lasciando che sia il lettore ad elaborare le proprie conclusioni. Si dice che un tale modo di presentare le discussioni sia imparziale, visto che non si prendono le parti di nessuno dei settori implicati. Tale strategia, che sicuramente potrebbe avere senso (anche se applicato ad alcune eccezioni che illustro più avanti) per la discussione di questioni di opinione, è completamente assurda e nociva quando si discutono questioni di fatto. E' che i fatti non ammettono discussione: possono essere più difficili o più facili da conoscere – ed è legittimo centrare lì il dibattito in alcuni casi – ma una volta conosciuti non sono opinabili. Peggio ancora, nell'interesse di una presunta rappresentatività equilibrata di tutte le opinioni, in realtà si dà un peso eccessivo alle opinioni più ripetute, le quali (grazie ai soldi) sono le più rappresentate. E' da anni che le grandi aziende hanno capito che questa approccio al giornalismo le favoriva, visto che creando fondazioni, centri sudi, ecc., oltre ai propri uffici stampa e mezzi politici affini, potevano far ascoltare l'opinione che favoriva i loro interessi al di sopra di qualsiasi altra, per questo attaccano con fierezza quando in un mezzo di comunicazione non c'è quella che chiamano una “rappresentazione proporzionata di tutte le opinioni” - cioè, che i loro slogan non vengono ripetuti varie volte dalle loro diverse antenne.

Questo tipo di giornalismo che si limita a raccogliere e trascrivere le opinioni, e che abbonda oggigiorno, è indiscutibilmente un segno di negligenza del giornalista rispetto al suo compito principale: informare. Informare non è fare una relazione delle opinioni come se si facesse un inventario; informare è cercare la verità e presentarla correttamente ai lettori. E quella che una volta chiamavano “giornalismo investigativo”; l'altro non è più di una mera cronaca o bollettino, quando non è direttamente uno spot. Ed è possibile che la decadenza dei mezzi di comunicazione tradizionali sia in parte dovuto a questa mancanza di impegno per la verità, a volte per l'influenza diretta dei grandi interessi economici, ma altre volte per la mancanza di ricerca della verità di cui parliamo, che è ciò fa sì che sempre più persone cerchino in rete mezzi alternativi sui quali trovare una vera elaborazione a partire dai fatti, un vero tentativo di giungere alla verità.

La prima cosa da comprendere è che non si può fare allo stesso modo una cronaca della società e la discussione di fatti misurabili e osservabili. Non c'è equidistanza possibile fra fatto ed opinione. E meno ancora se parliamo di fenomeni naturali: la Natura non tratta e se ne frega della nostra opinione. Tuttavia spesso trovi che questa visione di relatività dei fatti, questo mondo dove tutto è relativo impregna tutti i discorsi, al punto che c'è una mancanza totale ed assoluta di pratica nella discussione dei fatti. Molte volte mi sono trovato che, dopo aver fatto un'esposizione di fatti qualcuno mi dica: “Molte grazie per la sua opinione”. La presentazione dei fatti è talmente svilita che la gente non distingue il fatto dall'opinione, perché è abituata al fatto che parlando di un tema concreto i “fatti” dipendano completamente da chi li trasmette. In fondo è un problema di decadenza morale della nostra società: nei dibattiti pubblici si dovrebbe esigere che le parti agiscano con onestà, presentando i fatti in modo non parziale ed obbiettiva, al posto di presentare una visione particolare che favorisca una certa visione. Tuttavia, l'opinione pubblica trova del tutto accettabile che la presentazione dei fatti sia manipolata per favorire interessi privati e a questo punto il fatto è indistinguibile dall'opinione.

Questa manipolazione dei fatti si manifesta in molti modi. Quando un tema colpisce grandi interessi economici e frequente trovarsi di fronte a campagne di confusione deliberate nelle quali si fa una selezione interessata dei fatti – cherry picking – per far vedere le cose con una lente del tutto distorta. A mo' di esempio, è normale trovare fra i portavoce del fracking certi argomenti, come per esempio che la produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti si è moltiplicata per 18 negli ultimi 10 anni (senza dire che 10 anni fa era praticamente insignificante) e scrivere ciò abilmente in una frase in cui si dice che gli Stati Uniti sono già energeticamente indipendenti (cosa radicalmente falsa oggi e che non sarà vera nemmeno in futuro) e senza dirlo esplicitamente, dando da intendere che una cosa abbia portato l'altra. Quando si legge frequentemente ciò che dice questa gente si rileva la frode di mischiare mezze verità e bugie, perché le frasi sono sempre identiche (e il fatto è che l'inganno funziona soltanto con determinate frasi costruite specificamente per questo, che pertanto vanno ripetute in modo praticamente letterale), ma al lettore ignaro possono sembrare cose vere, e questo è proprio l'obbiettivo di tali disinformazioni. Siccome per giunta queste opinioni costruite con la presentazione parziale di fatti scelti è rappresentata in modo diffuso nei mezzi di comunicazione, si ottiene il risultato di offuscare il dibattito e che la verità non venga mai conosciuta.

La verità, quello che crediamo sia la verità oggettiva delle cose, non è, naturalmente, mai completamente oggettiva: le inclinazioni cognitive proprie della persona che la cerca e la trasmette, le sue preferenze, influiscono in ciò che questa considera “la verità”. Ma questa soggettività inevitabile nella presentazione dei fatti non può farci precipitare in uno scetticismo recalcitrante: io dico sempre che una certa dose di scetticismo è conveniente, ma un eccesso dello stesso è puro cinismo. Quello che si deve fare è semplicemente concentrarsi sui fatti. La presentazione degli stessi può essere volontariamente o involontariamente prevenuta, ma almeno si tratta di fatti. Ciò che deve fare il lettore critico è cercare altri fatti che corroborino o integrino nel suo caso la parte della verità che gli era stata presentata. Per questo è importante che il lettore sia parte attiva e critica di ciò che legge. Un'altra grande deficienza del nostro tempo è che i lettori e gli spettatori sono passivi e apatici e fondamentalmente si bevono più o meno acriticamente tutto ciò viene dato loro da bere, senza cercare di ragionare, senza confrontare con informazioni precedenti, senza cercare le incongruenze. Insomma, senza essere critici e responsabili, come dovrebbe essere un buon cittadino.

Il massimo dell'assurdo, i pochi giornalisti che comprendono che bisogna andare oltre ed informare veramente, coloro che realmente cercano la verità e la presentano basata sui fatti e non nelle dichiarazioni degli uni o degli altri, vengono solitamente definiti “attivisti”, come se la loro obbiettività si vedesse offuscata proprio dalla loro ricerca dei fatti e della verità. Questo tipo di giornalista di solito ha problemi coi mezzi di comunicazione per i quali lavora, a prescindere da quale sia il loro orientamento politico formale, visto che alla fine sono tutti in mano al grande capitale.

Una delle cose che accadono quando ci si concentra sui fatti, quando ci si concentra sulla verità, è che si viene accusati di mettersi in discussioni politiche anche se si sta parlando di scienza, che sia di risorse naturali o di clima. E c'è sempre chi ti rimprovera che questo è inadeguato ed improprio per uno che si definisce scienziato, visto che gli scienziati devono rimanere puri, imparziali. Questa critica in particolare è particolarmente assurda. Risulta che gli studi scientifici sull'ambiente e sulle risorse naturali, come in realtà quelli su qualsiasi altra materia, siano essenzialmente ed irrinunciabilmente politici. Poiché per definizione la politica è la discussione degli assunti che interessano i cittadini. Come ho detto molte volte, questo blog, tutto ciò di cui vi si discute, è politico, perché si tratta di cose che interessano i cittadini. Ciò che non è, e non deve essere, è l'essere partitico: non si può, da un punto di vista meramente tecnico, prendere partito per un'opzione o per l'altra, fra le altre cose perché le dinamiche di partito di solito portano presto o tardi a sacrificare certe idee in nome del pragmatismo.

Deve quindi la scienza cercare di dare risposta a questioni politiche? La risposta è sì è in realtà è sempre stato così. La scienza tenta di dare risposta a problemi che preoccupano l'uomo e che spesso condizionano l'organizzazione sociale, cioè gli aspetti politici.

Lo scienziato non è colui che prende le decisioni di come gestire questa conoscenza, ma è colui che deve decidere quello che c'è che può funzionare e quello che non può in base alle proprie conoscenze. Conoscenze incomplete e sempre provvisorie, naturalmente, ma che sono la sola cosa che abbiamo in ogni determinato momento e che costituiscono una guida migliore di interessi molto più falsi in base ai quali si prendono tanto spesso decisioni con conseguenze deplorevoli.

L'opinione pubblica è talmente poco educata al dibattito dei fatti, al dibattito scientifico, che ogni volta che si affronta da un punto di vista scientifico un determinato tema causa sorpresa ciò che viene considerata un'eccessiva rotondità. Succede che il dibattito di opinioni è sempre soggettivo e pertanto le regole di cortesia implicano che gli interlocutori devono essere disposti a concedere un certo beneficio del dubbio al punto di vista contrario: chi non fa così viene considerato un maleducato o un bruto. Tuttavia, nel dibattito dei fatti non ci sono né mezze misure o considerazioni: il dibattito scientifico in questo senso è implacabile visto che è interessato solo alla verità. Non molto tempo fa ho trovato, discutendo con una persona su Internet, che dopo essere andato a presentare fatto dopo fatto, articolo dopo articolo, nonostante essere sempre stato educato nel tono, l'altro mi ha risposto in modo un po' rude: “Hai tutte le risposte”. E' che in un dibattito di opinioni non è ammissibile essere convincenti. Tuttavia, parliamo di fatti. Come gli ho detto, la questione era semplice: leggi i miei fatti e confutameli con dei dati, se credi che non siano corretti. E' così che si discute di scienza. La scienza, diciamocelo ancora una volta, non è opinabile. Non possiamo sottoporre a votazione il risultato di due più due: dovrà fare sempre quattro, e farà sempre quattro, indipendentemente dalle nostre preferenze o opinioni al riguardo.

L'enorme confusione su cosa è un fatto e cosa è un'opinione, il colossale e cinico relativismo morale della nostra epoca , è quello che porta ad alcune aberrazioni logiche, come per esempio quelle che discutiamo in questo blog parlando di precauzione e garanzia. A mo' di aneddoto, ricordo di aver letto tempo fa un articolo sull'infausto e-CAT (che il tempo si incaricato di dimostrare che fosse una truffa). Chi lo scriveva presumeva che ciò che dicevano gli “inventori” fosse sicuro per un “Principio di innocenza scientifica”. Naturalmente nella scienza non esiste tale principio: i fatti si discutono per quelli che sono, implacabilmente; le critiche sono sempre affilate, precise, chirurgiche: si cerca verità, senza concessioni. Non esiste presunzione di innocenza, ci sono fatti da provare, mostrare, confutare. A volte trovo anche, nella discussione della “magufatadi turno, che c'è chi mi dice che “la critica deve sempre essere costruttiva” e di nuovo la affermazione è erronea. La critica alle persone deve essere sempre costruttiva, visto che una persona non la possiamo scartare ed iniziare con un'altra: bisogna tentare di migliorarla a partire da quello che c'è, pertanto la critica deve essere diretta a costruire, non a distruggere. Tuttavia, la critica alle ipotesi, alle idee, deve essere cruda, implacabile, logica, feroce. E se le ipotesi non sono controfirmate da dati, se la teoria risulta falsata, la si butta per intero e se ne cerca una nuova. E' così che progredisce la conoscenza.

La ragione di tale confusione, di mancanza di comprensione degli aspetti fondamentali della scienza e la loro elaborazione, provengono da una parte dall'eccesso di peso di alcuni settori specifici delle scienze umane (concretamente, il Diritto e le Scienze Economiche tradizionali) nella direzione della società, ma in maggior misura dal grande interesse del governo del nostro sistema economico nell'alimentare una confusione che serve meglio i loro interessi. Il primo passo per poter costruire una società più equilibrata e meno cinica è recuperare il rispetto per il dibattito scientifico ed applicare una imparzialità implacabile nella discussione dei fatti. E' necessario per comprendere appieno dove siamo e dove possiamo dirigerci ed è imprescindibile per recuperare la nostra dignità come esseri umani.

Saluti.
AMT

11 commenti:

  1. Un post PERFETTO. Cito Dilbert di Scott Adams "L'ignoranza è un punto di vista?".
    Uno che NON SA di FATTI come gli possono permettere di avere una opinione? In nome di una presunta e ipocrita democrazia?

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  2. La democrazia (come ogni altra forma di governo) e la scienza, sono purtroppo incompatibili. Nulla vieta di immaginare un sistema politico basato sulla sperimentazione scientifica con sistemi come il doppio-cieco... nulla a parte l'attuale concezione della comunità: una concezione biecamente cinica, malamente camuffata da una spruzzatina di libertà. Il vero ed unico vincitore è il mercato, non la scienza nè la politica.

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    1. bel discorso da troll

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    2. Perché troll?
      Cosa c'è di sbagliato?
      La democrazia è una sola delle forme di gestione del potere e ha pro e contro, connotazioni specifiche come tutte le altre. La storiella di Max12345 qui sotto dice la stessa cosa.

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  3. Sorry to comment in english.
    You make good point but on cold fusion you are victim of what you denounce.

    it is well explained (you will appreciate the citation and the details) in the book of Charles Beaudette
    http://iccf9.global.tsinghua.edu.cn/lenr%20home%20page/acrobat/BeaudetteCexcessheat.pdf

    "Unfortunately, physicists did not generally claim expertise in calorimetry, the measurement of calories of heat energy. Nor did they countenance clever chemists declaring hypotheses about nuclear physics. Their outspoken commentary largely ignored the heat measurements along with the offer of an hypothesis about unknown nuclear processes. They did not acquaint themselves with the laboratory procedures that produced anomalous heat data. These attitudes held firm throughout the first decade, causing a sustained controversy.

    The upshot of this conflict was that the scientific community failed to give anomalous heat the evaluation that was its due. Scientists of orthodox views, in the first six years of this episode, produced only four critical reviews of the two chemists’ calorimetry work. The first report came in 1989 (N. S. Lewis). It dismissed the Utah claim for anomalous power on grounds of faulty laboratory technique. A second review was produced in 1991 (W. N. Hansen) that strongly supported the claim. It was based on an independent analysis of cell data that was provided by the two chemists. An extensive review completed in 1992 (R. H. Wilson) was highly critical though not conclusive. But it did recognize the existence of anomalous power, which carried the implication that the Lewis dismissal was mistaken. A fourth review was produced in 1994 (D. R. O. Morrison) which was itself unsatisfactory. It was rebutted strongly to the point of dismissal and correctly in my view. No defense was offered against the rebuttal. During those first six years, the community of orthodox scientists produced no report of a flaw in the heat measurements that was subsequently sustained by other reports.

    The community of scientists at large never saw or knew about this minimalist critique of the claim. It was buried in the avalanche of skepticism that issued forth in the first three months. This skepticism was buttressed by the failure of the two chemists’ nuclear measurements, the lack of a theoretical understanding of how their claim could work, a mistaken concern with the number of failed experiments, a wholly unrealistic expectation of the time and resource the evaluation would need, and the substantial ad hominem attacks on them. However, their original claim of measurement of the anomalous power remained unscathed during all of this furor. A decade later, it was not generally realized that this claim remained essentially unevaluated by the scientific community. Confusion necessarily arose when the skeptics refused without argument to recognize the heat measurement and its corresponding hypothesis of a nuclear source. As a consequence, the story of the excess heat phenomenon has never been told."


    this article
    http://www.lenr-canr.org/acrobat/RothwellJcoldfusion.pdf#page=4
    give more detail on Morrison & taubes .

    E-cat is currently supported by Levi&al test, by Elforsk position, by cherokee position. The report is public and the only public critics is so pathetic that it is clear nobody found something serious (search for Bo Hoistand interview)...

    there are many others documents, like about pathological peer review by nature and Science who refuse to correct errors and tweaking, but block good papers upfronts without reading or after positive peer-review...

    all that is currently denounced by mainstream actors like Schekman and others.
    this fiasco is a consequence of a bigger problem, that in a way you describe in a mirror.

    good reading, and continue fighting pseudo-science, we agree on that.
    science should be based on evidences, not on beliefs, or on media fashion.

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  4. In qualsiasi discorso scientifico, si può dire tutto e il contrario di tutto, finché si parla della sola analisi qualitativa.
    E' passando all'analisi QUANTITATIVA che si capisce qual'è la forza che incide maggiormente e qual'è quella da trascurare.
    Ogni volta che una persona, in mala fede, vuole portarsi la ragione dalla propria parte, parla di cose, ma senza quantificarle, in modo da mettere in risalto anche eventi trascurabili.

    Per farsi un'opinione corretta, si deve SEMPRE passare da un'analisi QUANTITATIVA dei fatti.

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  5. Articolo molto bello e condivisibile.
    Guarda la combinazione su "Climalteranti" proprio ieri è uscito un post che esemplifica perfettamente i danni di una certa disinvolta disinformazione, in questo caso ad a opera di un pseudo giornalaio del CdS , già noto per il suo disinteresse per numeri, fatti e realtà.

    L.

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  6. Questo post mi e’ piaciuto MOLTISSIMO.

    E mi ha fatto venire in mente questa storiella (che ho appena inventato) di quattro persone ed il loro rapporto con LA VERITA’ (ed il falso), LA STRADA GIUSTA (e quella sbagliata) (cioe le politiche giuste e valide e quelle sbaligate) e LA DEMOCRAZIA, E LA SCIENZA.

    Ci sono quattro giovanotti in un’automobile che sta andando a 180 all’ora su una strada “nazionale” (gia in se’ piena di ostacoli e pericoli) e continua ad accelerare. Due sono seduti davanti e due sono seduti dietro.

    A un certo punto uno dei giovanotti (ma potrebbero anche essere dei vecchi) seduti avanti (non il conducente il quale sta guardando una bella ragazza in minigonna che sta camminando sulla destra) dice di vedere UN MURO a qualche centinaia di metri.

    Gli altri dicono di no, (e che se lo e solo immaginato) ma dopo qualche secondo un’altro e poi ancora un’altro dicono di si ! (hanno scoperto LA VERITA’).

    Essendo tutti cresciuti nell”Unione Europea si apre subito un dibattito molto DEMOCRATICO su cosa fare. Frenare e sperare di non andare a sbattere contro il muro? Prendere a velocita la strada che va sulla destra? O prendere la strada che va sulla sinistra? (sperando di non capovolgere la macchina perche si prende la curva a velocita troppo alta).

    Mentre si discute e’ ormai TROPPO TARDI per frenare quindi bisogna rapidamente decidere se buttarsi sulla destra o se buttarsi a sinistra. Purtroppo LA SCIENZA insegnata nell Unione Europea (ma nemmeno quella Cinese o Russa o Americana sarebbero molto meglio) non riesce a vedere abbastanza in avanti per sapere con certezza quale sia LA STRADA GIUSTA (od almeno quella “probabilmente” migliore).

    Due dicono che sono sicuri che sarebbe molto meglio girare a destra e gli altri due dicono che sarebbe meglio girare a sinistra. Cosa fare per mantenere SALDI i principi della DEMOCRAZIA? Si fa’ una media e si continua dritti e si va sbattere contro il muro.

    Tutti crepano e la storiella finisce.

    Ne fa pensare ad altre?

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  7. Buona, questa me la rivendo :D

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  8. Anche la storia si basa sui "fatti" eppure non è affatto una forma di scienza (intendo scienza in senso ristretto, ossia come scienza galileiana, per cui ad esempio le scienze umanistiche non rientrano in tale concetto).
    E nè la storia nè la scienza sono "fattologie".
    Sono assai d' accordo sul fatto che
    1) la rappresentazione giornalistica nornale dei confronti scientifici di tipo by-partisan sia del tutto fuorviante
    2)gli scienziati possano o debbano parlare di politica.
    Ma non sono affatto convinto che la scienza, come si afferma nell' articolo, nè possa nè debba dare risposta a questioni politiche. Spetta se mai, se lo desiderano, ai singoli scinziati (o gruppi di questi) proporre potenziali soluzioni all' opinione pubblica.

    Purtroppo noto che diversi "scienziati" o "tecnici" non riflettono abbastanza su quante delle opinioni di cui sono convinti siano davvero scientifiche. Credendosi possessori quasi-infallibili dei "fatti" spesso presentano come scientifiche opinioni (rispettabili e più o meno condivisibili) che non sono tali (ad esempio quelle economiche e sociologiche le quali).
    E nel presentarle presuntuosamente le mostrano come determinate dai fatti e non dalla loro personale interpretazione di alcuni di essi.

    Cassandra diceva la verità prevedendo il futuro perchè era in contatto con la divinità.
    La scienza non è una divinità e il futuro (inteso come la storia dell' umanità nei prossimi anni o decenni) non è prevedibile scentificamente.
    I singoli scienziati o tecnici dovrebbero stare attenti a non sentenziare al di là dei limiti della propria conoscenza specialistica.
    Non che non possano farlo, ma secondo me dovrebbero evidenziare molto nettamente quando sono nel territorio "oltre".
    Il fatto è che Hari Seldon non è mai nato.

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  9. Concordo sostanzialmente con l'articolo, cui aggiungerei una notazione: particolarmente insidioso è l'uso delle immagini che generalmente vengono scelte in modo da far pensare determinate cose senza dirle. In questo modo le persone non dubitano ("l'ho visto con i miei occhi!"), dall'altro non ti esponi a smentite madornali. Per questo da 10 anni ho dismesso totalmente la televisione (la usavo poco anche prima).
    Dissento solamente per l'uso che viene fatto dell'aggettivo "cinico". Se ricordo bene, i Cinici dicevano più o meno quel che dice Turiel: bisogna cercare la verità e guardarla in faccia per com'è (nei limiti del possibile), senza aggiustarcela come ci piacerebbe o ci comoderebbe.
    Dissento invece del tutto dal commento di Alessandro Pulvirenti. Per fare un esempio non a caso, una delle ragioni per cui la scienza economica è tanto poco scientifica è proprio perché (salvo luminosi e scarsi esempi) gli economisti si occupano solo degli aspetti quantitativi ("scientifici"). Mentre la maggior parte dei fattori che determinano la qualità della vita sono, per l'appunto, qualitativi. E spesso il tentativo di quantitivizzare fattori qualitativi porta a risultati grotteschi. Per una trattazione esaustiva dell'argomento, suggerisco di rifarsi a Georgescu-Roegen e Lorenz, ma sono stati in tanti ad occuparsi dell'argomento.

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