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lunedì 4 aprile 2016

Angoscia da cambiamento climatico

Gli effetti psicologici della percezione della gravità del cambiamento climatico sono sicuramente importanti, ma se ne sa poco e se ne parla anche poco. Ma come spiegare il diniego, e financo il disprezzo, di tanta gente di fronte al disastro che ci troviamo davanti? Forse, molte posizioni estreme sono semplicemente il risultato della paura. Troppo grande è l'impatto di quello che abbiamo di fronte, troppo spaventose le sue conseguenze. E allora, meglio negare, negare con forza, piuttosto che guardare in faccia gli eventi. Finché possiamo.

Su questo punto, ci racconta qualcosa il Dr. Outcherlony che ha lavorato per anni con l'accettazione della morte per i pazienti terminali. Non è una cosa tranquillizzante accostare il cambiamento climatico planetario alla morte fisica individuale, ma è inevitabile arrivati a un certo livello. E così, ecco queste riflessioni, intitolate

Il viaggio di un medico dalle cure palliative alla disperazione climatica  

Da “the star”. Traduzione di MR (via Bodhi Paul Chefurka)

David Ouchterlony ha passato anni ad affrontare con calma la morte. La lezione di quella esperienza può aiutare a smorzare l'angoscia che prova adesso per il cambiamento climatico?

Cortesia di  David Ouchterlony Nonostante il suo lavoro come coroner e nelle cure palliative, David Ouchterlony deve lavorare per non cadere nel pessimismo impresso dalla sua angoscia per il cambiamento climatico.

Di Tyrel Hamilton

Speciale di David Ouchterlony per “the Star”.

David Ouchterlony è un coroner (ufficiale medico legale) che ha passato 10 anni come medico per cure palliative al Centro Temmy Latner Centre per le Cure Palliative dell'Ospedale Mount Sinai. Qui mette a confronto la sua esperienza quotidiana con la sofferenza degli altri con lo stress emotivo che prova quando pensa al cambiamento climatico.

E' difficile per me separare i miei sentimenti su cattive notizie, sofferenza e morte che ho sviluppato nelle cure palliative da quelle che ho sviluppato come coroner. Ci sono medici che fanno seminari di divulgazione per identificare ed affrontare lo stress del mestiere medico. Non ho mai sentito il bisogno di iscrivermi ad uno di quei seminari. Non ho mai sentito che la mia esperienza coi pazienti morenti e il lutto delle famiglie mi abbia causato angoscia tale da trascinarla con me nella vita.


Dormo bene, mi tengo in forma, ho amici ed un matrimonio felice e rido un po' tutti i giorni. D'altra parte, devo riconoscere quasi ogni giorno che la morte è sempre intorno a me. Vedo corpi morti, parlo a membri di famiglie scioccate e/o in lutto sulla scena della morte o per telefono e scrivo i rapporti delle mie investigazioni. Quindi o molti più promemoria della morte della maggior parte delle persone, persino più della maggior parte dei medici. Come mi condiziona questo? E' difficile dirlo. Mi servirebbe un gemello per fare un confronto. Di sicuro ci sono momenti tristi e non di rado mi commuovo fino quasi a piangere, specialmente quando parlo coi genitori e sento espressioni di amore mentre affrontano la merte di neonati e bambini. Tuttavia questi momenti sono brevi e spesso dimenticati nell'impegno dell'investigazione. I cambiamenti che vedo in me stesso che potrebbero essere attribuiti a questo lavoro medico sono diversi. Mi viene più spesso ricordato il fatto che la morte è inevitabile, rispetto alla maggior parte della gente. Rimane da vedere accetterò di più la morte quando arriva la mia ora.



Forse sono anche più consapevole dei pericoli intorno a me è più timoroso della morte accidentale degli altri. Guido più lentamente di quanto non facessi. Mi tengo sempre al corrimano quando discendo le scale. Mi faccio i controlli e le colonscopie di screening. Ho smesso di sciare (in realtà non mi è mai piaciuto più di tanto). Questi sentimenti ed azioni che provengono dal mio lavoro sembrano banali se soppesati a confronto con gli effetti che ha su di me la conoscenza del cambiamento climatico. Secondo me, il cambiamento climatico antropogenico (causato dall'uomo) è una certezza, quindi l'incertezza non è un problema per me. Se non affrontato ora – ed in modo efficace – la vita sul pianeta sarà molto diversa e molto più pericolosa. So di aver contribuito al problema come individuo che si è goduto lo stile di vita dipendente dall'energia che conosciamo oggi. Ma so anche che come singolo individuo non posso fare una gran differenza. Un sentimento di impotenza è stata la mia prima reazione quando ho capito pienamente la situazione. Ho trovato molto frustrante non essere in grado di trovare qualcosa che possa essere d'aiuto. La mia prima strategia è stata di parlare alle persone per cercare di incoraggiare la comprensione fra quelle intorno a me. Questo ha portato a una frustrazione maggiore – e più acuta – man mano che scoprivo  di conoscere molti negazionisti climatici dei quali non potevo cambiare le opinioni.

La mia angoscia è venuta anche dal considerare il destino dei miei figli, nipoti e generazioni successive di persone ovunque nel mondo. E' venuta anche dal riconoscere che solo un cambiamento su larga scala oltre i confini internazionali farà una differenza significativa per il destino dell'umanità. Contrariamente alla mia relativa equanimità di fronte all'angoscia ed alla sofferenza di pazienti e famiglie, ho quello che sembra essere un senso di paura più profondo (di solito quando un amico negazionista climatico mi ha irritato). Mi disturba ciò che a me sembra un uso eccessivo di motori a benzina, dall'usare una macchina ciascuno su autostrade intasate al ronzio costante della macchine da giardinaggio. Mi arrabbio e sono frustrato nell'ascoltare politici, capi d'affari e giornalisti che non capiscono la situazione o che dicono di capirla ma che non si comportano di conseguenza. Ognuno di questi promemoria risveglia la mia paura di quello che sta arrivando in piccole dosi quotidiane. Questi risvegli si accumulano rendendomi una persona più seria, penso, e devo lavorare per non cadere nel pessimismo. Non mi sento depresso e penso che me ne renderei conto se lo fossi. Potrebbe essere che la mia esperienza professionale, gli anni passati ad avere a che fare con cattive notizie e momenti difficili (per i pazienti), in qualche modo abbiano migliorato la mia capacità di affrontare i miei sentimenti sul cambiamento climatico? I negazionisti climatici (alcuni di loro) stanno solo tentando di evitare le paure che sorgono una volta accettata la verità di quanto sta per succedere?

Per anni ho sostenuto l'accettazione delle cattive notizie per persone che muoiono di cancro, di modo che possano prendere decisioni giuste alla fine della vita. Sembra che ci sia uno stretto parallelo con quella situazione. Le perone possono prendere decisioni giuste soltanto quando conoscono ed accettano tutti i fatti.

Stati mentali

Non tutte le persone elaborano il cambiamento allo stesso modo. Lo psicologo norvegese Per Espen Stoknes dice che quelli che soffrono sono coloro che interiorizzano la scienza, si preoccupano profondamente e spesso vivono direttamente gli effetti del cambiamento climatico.

Allarmati - 13%

Credono che il cambiamento climatico sia una minaccia esistenziale ed è più probabile che soffrano di depressione, ansia da attesa e sdegno. Si sentono spinti ad essere parte della soluzione.

Preoccupati - 31%

Vedono la necessità di una risposta forte, ma non cambiano significativamente il loro stile di vita. Potrebbero non rendersi conto di soffrire del “lento stillicidio” della preoccupazione climatica.

Cauti - 23%

Tendono a vederlo come il problema di qualcun altro. Cercano modi per giustificare i propri stili di vita. A volte vengono chiamati “ritardatori”.

Disimpegnati - 7%

Difficilmente notano le notizie sul cambiamento climatico e le trattano più che altro come rumore di fondo. Il loro distacco li protegge dall'angoscia psicologica.

Dubbiosi - 13%

Inventano scuse per giustificare gli stili di vita che contribuiscono al problema. La scienza non è definita, dicono. Le loro credenze sono rinforzate da reti sociali e professionali.

Sprezzanti -13%

Definiti spesso “negazionisti”, sono convinti che il cambiamento climatico sia una truffa mirata alla redistribuzione della ricchezza globale. Si rifiutano di cambiare i loro stili di vita.

Fonte: A cosa pensiamo quando cerchiamo di non pensare al riscaldamento globale (2015)