Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 14 novembre 2017

La Mente di fronte alle catastrofi


(Pubblicato anche sul blog "Appello per la Resilienza")

Risultati immagini per verso un'ecologia della mentePer chi conosce il problema dei "limiti dello sviluppo" può sembrare sorprendente rileggere oggi l'ultima parte di "Verso un ecologia della mente" di Gregory Bateson. Questo padre del pensiero sistemico aveva già chiaro il destino che attende la nostra civiltà (se non cambia... ecc, ecc)

Se io sono nel giusto, allora il nostro atteggiamento mentale rispetto a ciò che siamo e a ciò che sono gli altri deve venire ristrutturato. Non si tratta di uno scherzo e non so quanto tempo abbiamo prima della fine. (G. Bateson, pag. 503; grassetto mio)

Questo veniva detto nel gennaio 1970, dunque prima che fosse pubblicato il primo rapporto sui Limiti dello sviluppo (1972). Ora, sono passati quasi 50 anni da questi avvertimenti e ci troviamo, noi contemporanei, a vivere proprio "quel" momento che sembrava non arrivare mai. Siamo "on the cusp of collapse" direbbe David Korowicz.

Tuttavia - rilevo - la nostra specie non sembra affatto in grado di reagire di fronte ad un pericolo annunciato, probabilmente il più grave della storia umana. Intendo dire tutti: dallo scienziato al filosofo, dall'operaio all'agricoltore. Come mai dunque? Sebbene la questione sia stata assai discussa (anche su questo blog) qui mi interrogo su altre motivazioni.

La mente "mente" dicono i buddisti. Il pensiero è un'anticipazione della realtà, una sua rappresentazione, dicono gli occidentali.

Il pensiero è una pre-occupazione - sia esso scientifico, filosofico o artistico - viene "prima" del "contatto" vero e proprio con la realtà e nel quale la coscienza si spegne, per così dire. O si pensa o si è tutt'uno con la realtà. Questo non significa che non si debba mai pensare, ma che bisogna comprendere che il pensiero è una simbolizzazione della realtà.

Sfortunatamente siamo malati di troppo pensiero e non siamo quasi mai in contatto col mondo. Siamo "con" i nostri pensieri, ma i pensieri non sono il mondo. La realtà è non-verbale, direbbero ancora una volta i buddisti.

Tutti i cosiddetti "catastrofisti", mi sembra, si trovano d'accordo su un punto: che vi sarà un "tipping point", un punto di svolta dopo del quale accadrà certamente un grosso cambiamento, ma non c'è accordo su che cosa accadrà. Le opinioni variano dagli estremi di un "catastrofismo ottimista" sino all'apocalisse e all'estinzione umana a breve termine (detta NTHE in inglese).

ANTROPOCENTRISMO

Quando si parla di "antropocentrismo" ci si può spingere fino a riferirsi a ciò che accumuna tutti gli uomini di questo pianeta, non solamente una cultura specifica (con le dovute eccezioni). Secondo questa idea siamo tutti affetti da una forma di egocentrismo che ci porta, inconsapevolmente o meno, a ritenerci più importanti degli altri esseri.

"Ogni essere vivente è imperialista" diceva Bertrand Russell. Non solo noi ma tutti gli esseri. Per ogni specie si potrebbe cambiare il suffisso "antropo" e lasciare "centrismo". Sembra inscritto in tutti gli esseri viventi quello di sentirsi al centro dell'universo, ma l'uomo è la forma autocosciente di questo delirio, come già diceva Nietzsche. Non molto tempo è passato da quando pensavamo che Dio avesse creato per noi piante, animali e tutto il resto.

Se mettete Dio all'esterno e lo ponete di fronte alla sua creazione, e avete l'idea di essere stati creati a sua immagine e somiglianza, voi vi vedrete logicamente e naturalmente come fuori contro le cose che vi circondano. E nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo circostante vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica (op.cit.,p. 503)
 Risultati immagini per antropocentrismo

LA PARTE E IL TUTTO

Sebbene però la "natura" - termine con cui in modo bizzarro etichettiamo tutto ciò che noi non siamo - abbia una logica nella sua ciclica "distruzione" e creazione (nel senso che le catene alimentari sono crudeli ma "funzionali" all'armonia dell'insieme) noi invece sembriamo agire in maniera del tutto disfunzionale, sia dal punto di vista della nostra specie che dal punto di vista del pianeta. Ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo il pianeta - pianeta di cui facciamo parte. Ecco, ciò che intendo dire si riduce a questa affermazione, che va indagata in profondità.

 [...] se un organismo o un'aggregato di organismi stabilisce di agire avendo di mira la propria sopravvivenza allora il suo "progresso" finisce per distruggere l'ambiente [...] in effetti avrà distrutto se stesso. (op.cit., p. 491)

Quando diciamo che noi siamo parte della natura in realtà lo diciamo solo a parole ma non "a fatti". Siamo consapevoli di derivare dalle scimmie? Solo a parole. Di più: siamo consapevoli di derivare dai batteri? No. Il pensiero evolutivo ci ha abituato a questa consapevolezza, ma è qualcosa che abbiamo digerito senza masticarlo veramente. Lo abbiamo accettato come vero e ovvio ma senza pensare davvero alle sue conseguenze.

Non deriviamo però solamente da qualcos'altro, noi siamo quell'altro che pur facciamo fatica a riconoscere. Siamo letteralmente costituiti di parti di mondo, compresa la componente inerte (minerali), in ogni nostra parte.

E' questa la radice di tutti i nostri problemi, un grande ritardo "culturale" se volete, un grandioso disadattamento della specie, una incapacità di accettare la propria origine. E' la hybris dell'homo sapiens sapiens.

Nessuno sa quanto tempo ci resti, nel sistema attuale, prima che si abbatta su di noi qualche disastro, più grave della distruzione di un gruppo di nazioni. Il compito più importante oggi è forse di imparare a pensare nella nuova maniera. (op.cit., p. 503)


18 commenti:

  1. il Dio di Gesù invita gli uomini all'umiltà, alla modestia, alla prudenza. Purtroppo è stato rifiutato, come dice lo stesso Nietsche: " Che ne è stato della volontà di potenza che ha permesso di poter proseguire su corde tese sull'abisso più tremendamente vertiginoso? (Friedrich Nietzsche)" E poi Jung commenta:
    "Evidentemente Nietzsche paria di questo secondo istinto, cioè della volontà di potenza. Tutto ciò che è istintuale deriva per lui dalla volontà di potenza: un grandissimo errore, un equivoco della biologia, uno sbaglio della sua natura nevrotica decadente, se lo si considera dal punto di vista della psicologia sessuale freudiana. (Carl Gustav Jung)". Gli istinti tornano sempre in ballo: sopravvivenza e conservazione, e dietro superbia, passioni, vizi, senza più pentimento, nè redenzione, dopo il grande rifiuto, il massimo egoismo. Tanti, la maggioranza, sono orgogliosi dei loro successi, della loro volontà di potenza, ma Gesù, nella Valtorta, li definisce per 5 parti dell'umanità, schiavi di satana, 3 parti, amici di satana, 2 parti, indifferenti a Dio. Gli effetti e i risultati si vedono o almeno li vede chi ha ancora una coscienza critica e non annebbiata dai solluccheri di prima. La mente mente ed il pensiero si sostituisce alla realtà. Un esempio classico è il goloso, che pensa sempre a ricercare cibi sempre più ghiotti e gustosi oppure il lussurioso, che, quando è in preda alla libidine, pensa sempre al sesso. Ma potrei continuare sviscerando tutti i vizi capitali e pure qualcos'altro, comunque sono contento che anche nel Buddismo ci sia la consapevolezza che il pensiero con le sue fantasie distorte può indurre paranoia, che non è altro che un distacco dalla realtà. Le uniche medicine a me paiono la termodinamica, con tutte le altre scienze fisiche, per quello che riguarda il mondo reale, dell'io-conscio e il Dio di Gesù, per quello che riguarda il mondo spirituale, del super-io. Se uno esce da questi rimedi si mette nelle mani dell'io-inconscio e rischia di fare la fine di Nietsche. La paranoia è lì nella mente, che non aspetta altro che prenderne il possesso.

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  2. R "la hybris dell'homo sapiens sapiens." Visto che il nome alla nostra specie l'abbiamo dato noi, l'ybris è in nuce nel nome.
    R ""Ogni essere vivente è imperialista" diceva Bertrand Russell" con Dawkins siamo arrivati al livello di cluster genetici, addirittura interspecie, e qui si tratta di scienza.

    Ricordiamo poi che le parole Di Haeckel "l'ontogenesi ripercorre la filogenesi", corrette oggi a "l'ontogenesi ricapitola la filogenesi", sono evidenza scientifica, e filosofica aggiungo, anche se ignoranti da molti praticanti ed intrallazzati filosofi.

    Quanto alla coscienza di specie, rimaneggiando un aforisma, quella va bene per le altre specie, non per la nostra,(insomma omosessuali col sedere degli altri) altrimenti si uscirebbe dal politically correct per approdare nella sponda nazista.(hic sunt leones)
    Dopotutto può esistere una coscienza di specie che si imperni sulla sommatoria di 7,5 miliardi di diritti individuali? é una contraddizione in termini.

    Ad ogni modo "mente" è una parola troppo neutra e mistificatoria, si deve usare la parola morale. La nostra dignità è ormai relegata alla capacità di elaborare tanto una morale interspecie, (filosofia postumana ed etologia morale, discipline quanto mai timide nei principali esponenti), che una morale di comunità che salvi il salvabile in isole meno sovraccarriche della altre.

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  3. " Wild Justice: The Moral Lives of Animals "Un primo timido approccio sull'etologia morale di Mark Bekoff, che è anche evidenza scientifica, illustra la vita morale degli animali superiori e con forme di autocoscienza diverse ma senza soluzione di continuità rispetto a quella umana https://www.amazon.it/Wild-Justice-Animals-Bekoff-2010-05-01/dp/B012YSQ4CS/ref=sr_1_7?ie=UTF8&qid=1510672745&sr=8-7&keywords=bekoff

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  4. grazie per questo post, evidenzia una soluzione alle emergenze attuali che sembra astratta e poco pragmatica, e invece mi sembra l'unica che, da sola, sarebbe veramente efficace e sostenibile a tempo indeterminato.
    una soluzione, come spesso lo sono quelle efficaci a problemi complessi, out of the box, cioè ottenuta espandendo il "campo di gioco" del problema su altri piani e dimensioni.
    e le conseguenze positive andrebbero ben oltre la semplice risoluzione dei problemi tecnici che ci si prefigge di risolvere.

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  5. Credo che esistano vari pensieri.
    Il pensiero primitivo, non-civilizzato, è molto in armonia con il Tutto, e riconosce di esserne una Parte.
    Il pensiero civilizzato, al contrario, si distacca dal Tutto, e vuole dominare.
    Le azioni che ne conseguono, sono distruttive per l'ambiente.
    E' questo pensiero civilizzato, che deve essere distrutto.
    Il pensiero primitivo, a mio parere meraviglioso, dovrebbe tornare ad essere vivo in noi.
    Io penso in questo modo da alcuni anni. Alcuni anni fa, ho deciso di adottare il pensiero tribale (non-civilizzato), e ci sono riuscito, mi pare.
    Io amo la Natura e i Popoli Tribali.

    - Tiziano -

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  6. Indiani del Nordamerica.
    Capo Luther Orso in Piedi, nella sua autobiografia del 1933, "Dalla Terra dell' Aquila Chiazzata", ha scritto:
    "È vero, l'uomo bianco ha portato grandi cambiamenti. Ma i vari frutti della sua civiltà, anche se molto colorati e invitanti, sono disgustosi e nocivi. E se il compito della civiltà è mutilare, rubare e ostacolare, allora cosa è progresso? Arrischio a dire che l'uomo che sedeva per terra nel suo tepee (tenda indiana, ndT) meditando sulla vita e il suo significato, accettando la parentela di tutte le creature e riconoscendo l'unità con l'universo delle cose, stava infondendo nel suo essere la vera essenza della civiltà...."
    .----
    Chief Luther Standing Bear, in his 1933 autobiography, From the Land of the Spotted Eagle, wrote:
    "True, the white man brought great change. But the varied fruits of his civilization, though highly colored and inviting, are sickening and deadening. And if it be the part of civilization to maim, rob, and thwart, then what is progress? I am going to venture that the man who sat on the ground in his tipi meditating on life and its meaning, accepting—the kinship of all creatures, and acknowledging unity with the universe of things, was infusing into his being the true essence of civilization…."

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  7. Nobile Uomo Rosso, un indiano nordamericano lakota vissuto dal 1902 al 1989, ha detto :
    "So che Dio è con me e credo nel potere di Dio. E' grazie al Suo potere che viviamo e siamo seduti qui a parlare. E' il potere di Dio che ci permette di pensare. E' la mente di Dio. La nostra mente è parte della Natura, parte di Dio.
    Per gli Indiani, la Natura è Dio e Dio è la Natura."

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    1. "Nobile Uomo Rosso" era il suo nome indiano, il nome statunitense era Matthew King. Egli era una persona in carne ed ossa, vissuta realmente, non una persona inventata.

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  8. non ci facciamo delle illusioni o delle paranoie. S.Paolo non se l'è fatte, forse perchè sulla via di Damasco Gesù stesso gliele levò. Se vi capita di leggere i cap. 7 e 8 delle lettera ai Romani, capirete il suo pensiero riguardo la situazione della mente e della volontà umane, che erano ai suoi tempi le stesse di ora, con la purtroppo immensa differenza causata dalla disponibilità non misurabile di energia, che ha accresciuto a dismisura le sue preoccupazioni e conseguentemente ridotto od annientato la possibilità delle soluzioni. Non per niente circola negli ambienti religiosi la voce che il maligno ha avuto un secolo circa per distruggere la fede e mi pare ci sia quasi riuscito con le conseguenze sulle persone (suicidi, aborti, malattie mentali, aumento della delinquenza, droghe, ecc.), sulle famiglie (che saltano come birilli) e sull'ambiente (che sta diventando sempre più inquinato e inabitabile), tutte conseguenze che vediamo, se uno non ha il prosciutto sugli occhi, ovviamente.

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  9. Per rimanere “sulla terra” segnalo questo articolo appena uscito su “Le scienze” con link allo studio originale pubblicato di recente su “Nature”.
    http://www.lescienze.it/news/2017/11/14/news/potenziale_agricoltura_biologica_scala_globale-3753508/
    Agricoltura biologica più abitudini alimentari corrette. Il pensiero non è la realtà, infatti prima di filosofare bisogna guardare a cosa si sta masticando.
    Tanti saluti.
    Angelo

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    1. Ti sei dimenticato di aggiungere un paio di quisquiglie: per rimanere su questa Terra in non più di 3/4 miliardi, se l'effetto serra non esistesse...(Ergo molti meno dei limiti teorici della permacoltura)...Quindi comunque l'altro elefante nella stanza è il teratoma umano e la questione morale, giusto una quisquiglia appunto.

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    2. Ho semplicemente fatto riferimento a uno studio recente pubblicato su una rivista scientifica seria.
      Ma oramai ho ripetuto la mia idea anche troppe volte. Mi annoio di me stesso. E' ora che io smetta di commentare.
      Angelo

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    3. R Che mangiamo troppa carne è vero, che gli allevamenti di bestiame producono co2 è vero, ma vagheggiare di convertire su larga scala i pascoli a campi agricoli è pura propaganda politically correct. L'ideale sarebbe lasciarli al loro destino, così che ove possibile, siano nei secoli naturalmente riconvertiti a formazioni vegetali naturali possibilmente forestali, più efficaci nella fotosintesi e resilienti ai cambiamenti climatici.Ovviamente ciò non accadrà a breve perchè la gente ha fame... Ad imparare cose nuove, a prescindere che prospettino "butterfields" o tempi grami, non ci dovrebbe annoiare mai.

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    4. Scusate, ma la discussione stava diventando decisamente poco amichevole. La chiudo qui.

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  10. Ho letto da qualche parte che (so dove ma al momento non ho voglia di cercare la citazione, e' su un libretto divulgativo di statistica e teoria dei giochi), che da recenti modellizzazioni matematiche, si e' scoperto che i sistemi complessi non sono mai stabili, salvo che in presenza di predatori ( o qualcosa del genere, dovrei controllare). La cosa mi ha stupito in quanto credevo di sapere che quanto piu' complesso un sistema, quanto piu' stabile, in se'. Quindi nella fattispecie il nostro problema dovrebbe stare nel nostro maggiore successo: che l'uomo, perlomeno al momento, ha sconfitto i suoi predatori (quali fossero, e quale sia la sua posizione rispetto a se stesso lo lascio alla vostra immaginazione).

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    1. "che l'uomo, perlomeno al momento, ha sconfitto i suoi predatori"

      Non è del tutto vero. Pensa, per dire, ai ceppi resistenti ai farmaci di una miriade di micro-organismi. Poi c'è la questione di quegli altri che, adattandosi spontaneamente o con "aiutini" più o meno intenzionali, effettuano il cosiddetto salto di specie. Poi ci sono i mischioni sanitari dovuti alla globalizzazione e alla mobilità planetaria di mezzi, merci e persone per le ragioni più varie (incluse quelle implementate intenzionalmente per ragioni poco pulite, come quelle che stiamo vivendo in Italia).

      In questi giorni non si fa tanta pubblicità a queste cose perché i "manovratori" spingono altrove l'attenzione, però non è nemmeno un segreto.

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    2. Se non fosse vero che li abbiamo "al momento" sconfitti (non a caso ho detto "al momento") non saremmo giunti ad un mondo che va verso gli 8 miliardi, con citta' da decine di milioni di esseri umani assiepati come polli di batteria. In tutto il medioevo, le citta' pur piccole di allora dovevano essere continuamente rifornite di persone provenienti dal contado per compensare la perdita demografica dovuta alla molto maggiore mortalita' nelle citta' stesse.
      Suppongo che demografi e ed epidemiologi sappiano benissimo queste cose, ma oggi fa notizia e quindi business solo il problema dell'energia e del clima.

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  11. Abbiamo sviluppato il lobo prefrontale, l'intelligenza.
    Abbiamo degenerato la nostra forza fisica.
    In questo modo stiamo agendo nella Biosfera, nell'atmosfera, nella criosfera, nello spazio, nelle profondità marine, nel sottosuolo, nel DNA, nella psiche. Tramite l'intelligenza.
    La nostra intelligenza è un'arma molto potente.
    Ma è diretta male. Ha preso il sopravvento sulla saggezza.
    I risultati sono catastrofici.
    Attualmente, siamo la specie vivente terrestre che merita immediata estinzione.
    Non vedo nessun'altra specie vivente che la meriti : solo noi.

    - Tiziano -

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