Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 3 novembre 2017

Effetto "McBeth”


di Jacopo Simonetta

Preludio



Può la crescita economica rendere più poveri anziché più ricchi? La risposta è “SI”.


Il modello di base è quello della “crescita antieconomica” di H. Daly che spiega tanta parte del nostro presente e del nostro futuro. Rimandando al link per i dettagli, possiamo dire che per la fatidica dinamica dei ritorni decrescenti, superato un limite non chiaramente prevedibile, il cumulo dei costi indiretti supera fatalmente quello dei vantaggi diretti. Da questo punto in poi, la crescita economica può anche continuare, ma rende la gente sempre più povera, anziché sempre più ricca. Ma perché mai uno dovrebbe continuare ad investire ed a lavorare per stare peggio?

Ci possono essere diverse ragioni. Per esempio, può non essere chiaro se il fatale limite sia stato oltrepassato o meno; oppure ci possono essere poche persone che guadagnano molto e tante che collettivamente perdono di più, ma individualmente perdono poco. Ovviamente, quelli che guadagnano si organizzano per difendere i loro privilegi, mentre coloro che ci rimettono di solito neanche capiscono in che modo gli spariscono i soldi. Esiste però anche un altro meccanismo molto più insidioso: una vera trappola da cui è spesso impossibile sfuggire, anche quando ci si rende conto di cosa stia succedendo.

La trappola

“Oramai sono così sprofondato nel sangue che fermarmi e tornare indietro sarebbe altrettanto faticoso che andare avanti”.   Questa celebre battuta della tragedia shakespeariana esemplifica bene una trappola in cui tipicamente si cade quando si investe nello sfruttamento di un sistema senza tenere sufficientemente conto del suo funzionamento e della sua resilienza.   Cerchiamo di capirci con qualche esempio pratico.

Un caso da manuale è quello dell’estinzione dei banchi di pesce e, conseguentemente, delle imprese di pesca con le relative filiere fino, eventualmente, alle banche creditrici. La trappola scatta quando, a fronte di una riduzione del pescato, le imprese rispondono investendo in mezzi più potenti che depauperano ulteriormente la risorsa e così via in una tipica retroazione positiva (rinforzante). In assenza di fattori limitanti esterni efficaci (limiti di legge, limiti del credito, ecc.), il sistema giungerà necessariamente ad un punto in cui pescare diventerà anti-economico. Ma se saranno stati fatti investimenti troppo grandi non ancora ammortizzati e/o debiti non ancora ripagati, i pescatori saranno costretti a continuare a pescare sempre di più, anche in perdita, anche se si rendono conto che stanno distruggendo la loro risorsa.  Così come le banche saranno costrette a rinnovare loro i crediti per guadagnare tempo, sperando in un miracolo.

Un meccanismo analogo sta alla base del consumo di insostituibile suolo per continuare a costruire case, malgrado le imprese costruttrici siano sovraccariche di appartamenti e villette invendute.   Se non vendono, perché continuano a costruire?  Perché se smettessero le banche non rinnoverebbero loro dei crediti che non possono pagare.  Così ognuno continua, sperando che altri schiattino prima di lui, liberando spazi di mercato che potrebbero salvarlo.  Anche le banche creditrici continuano a sostenerli, sapendo che dalla liquidazione di quelle imprese non recupererebbero mai quanto loro dovuto.


Saliamo di scala. 

Oramai da anni, per molti campi petroliferi il costo di estrazione e raffinazione supera il prezzo a cui il petrolio può essere venduto; un meccanismo che sta mettendo più o meno in crisi imprese e petrocrazie .   Eppure tutti questi soggetti, anziché accordarsi per tagliare la produzione e sostenere i prezzi, si affannano a pompare a più non posso.   Follia collettiva?   Penso di no.  Nel periodo dei prezzi alti ed in previsione di ulteriori aumenti, le imprese hanno fatto degli investimenti miliardari ed avviato progetti di estrazione in condizioni estreme. Tutti costi che non sono ancora stati ammortizzati; ciò significa che se ora abbandonassero i progetti dovrebbero mettere a bilancio perdite enormi, perdere il credito e probabilmente fare bancarotta.  Inoltre, progetti particolarmente impegnativi sul piano tecnico e finanziario, se abbandonati, difficilmente potranno essere ripresi.   Spesso si lavora quindi in perdita, sperando in una ripresa dell’economia globale, oppure nel fallimento dei concorrenti.

Per quanto riguarda le petrocrazie il quadro è analogo, con l’aggravante che, più o meno tutti questi paesi, hanno approfittato del periodo di prezzi molto alti per avviare programmi di spesa che non possono più sostenere, ma che è pericoloso interrompere. Il Venezuela e l‘Arabia Saudita sono casi emblematici.

Qualcosa di funzionalmente analogo avviene anche in politica.  Perfino le dittature, a maggior ragione le democrazie, per durare a lungo hanno bisogno di mostrare qualche successo all’opinione pubblica.   Finquando le cose vanno abbastanza bene non ci sono quindi grossi problemi, ma quando le difficoltà quotidiane cominciano a stringere la cintura di troppi cittadini troppo a lungo, occorre ridirezionare il malcontento. Per esempio su di un nemico esterno, oppure su di una minoranza interna od altro, secondo il contesto.   Ma quando leader e partiti cominciano a cercare il sostegno delle frange più oltranziste dell’opinione pubblica (integralisti religiosi, nazionalisti, ecc.), rischiano fortemente di trovarsi poi intrappolati in situazioni in cui o fanno qualcosa che sanno essere sbagliato, o perdono il potere e, magari, la vita.  

La recente vicenda della “ brexit” è emblematica in questo senso. Nato nella testa di David Cameron non per essere fatto, ma solo come trovata propagandistica, il referendum ha finito per essere votato ed approvato.  Questo ha proiettato l’intera classe dirigente inglese nel panico perché non era quello che contavano accadesse, al punto che ad oggi, oltre un anno più tardi, il governo ed il parlamento non sono ancora riusciti a mettere insieme una strategia.   Anzi, neppure un elenco completo delle cose da fare.  Certo, avrebbero potuto rimangiarsi la “papera” e le occasioni non sono mancate, ma per coglierle avrebbero dovuto ammettere di aver deliberatamente mentito per ingannare gli elettori.   Un fatto che li avrebbe cancellati dalla scena politica e che, perciò, nessuno ha avuto il coraggio di fare. 

In questo periodo sono molti i leader che si stanno cacciando in tipiche “trappole McBeth”: da Netanyau a Kim Jong Un, Putin  e Trump, ma forse l'esempio più di attualità ce lo fornisce il duo Rajoy-Puidgemont.   Entrambi hanno fatto di tutto per infilarsi in una situazione in cui non hanno più margini di manovra.  Il guaio è che, comunque vada, i catalani possono solo perdere una parte non sappiamo quanto consistente del loro tenore di vita.  Ma anche gli altri spagnoli e tutti gli europei ne avranno un danno.

 In cima alla scala.

Forse la più stretta analogia con la celebre tragedia si trova però alla massima scala: quella globale.   Negli anni ’70 un certo numero di streghe e di stregoni esperti in dinamica dei sistemi, ecologia e termodinamica avevano ampiamente avvertito del fatto che l’umanità si trovava ad un bivio: o accettare dei limiti, o distruggere la civiltà e buona parte del Pianeta con essa.  Altri stregoni, più pratici di psicologia che di scienza, ci hanno però detto che il nostro regno sarebbe durato per sempre e, collettivamente, abbiamo scelto di credergli.   Ora che dagli spalti di Dunsidane si vedono le prime frasche della foresta di Birnam in marcia, qualcuno comincia a rendersi conto dell’errore commesso. Ma per tornare indietro sarebbe oramai indispensabile prendere provvedimenti talmente drastici da provocare un disastro subito.   Per esempio, 70 anni fa per mantenere la popolazione umana entro limiti sostenibili, sarebbe stato sufficiente ridurre la natalità; oggi sarebbe necessario anche ridurre l’aspettativa di vita dei vecchi. Chi potrebbe ragionevolmente proporre una cosa simile?   

Parimenti, buona parte delle più devastanti retroazioni climatiche pronosticate si stanno manifestando con netto anticipo: dall’esalazione di metano dal permafrost e dai fondali marini, alla riduzione dell’albedo artica, alla ridotta attività fotosintetica, eccetera.  Ciò significa che, se davvero volessimo contenere l’aumento di temperatura media entro i 2 C° (che sono già molto dannosi), dovremmo tagliare brutalmente la produzione agricola ed industriale e farlo subito. Cioè condannare miliardi di persone ad una miseria senza precedenti. 


In sintesi.

Insomma, l’”effetto McBeth” è una trappola che si chiude gradualmente, man mano che qualcuno (individuo, azienda, classe sociale, nazione, umanità) mantiene una strategia che in passato ha dato buoni risultati anche quando questa comincia a non funzionare più.  Ad ogni passo innanzi il prezzo da pagare per procedere aumenta, ma aumenta anche il prezzo da pagare per tornare indietro. 

C’è una speranza? Secondo me si.  Per quanto le nostre conoscenze scientifiche siano senza precedenti, sappiamo infatti che i sistemi reali sono comunque più complessi di ogni possibile modello.  Esiste quindi la concreta possibilità che in futuro avvenga qualcosa di imprevisto che cambi le carte in tavola.  Ancor più importante è il fatto che, anche a fronte di un collasso globale, non tutte le regioni della Terra avranno lo stesso, identico destino. Man mano che il meta-sistema globale andrà in pezzi, i sub-sistemi che ne nasceranno seguiranno infatti traiettorie diverse.  Talvolta molto simili, talaltra divergenti e non c’è modo oggi di prevedere quali saranno i fattori chiave che faranno la differenza. Perciò sono convinto che l’unica cosa sensata che ci resta da fare sia cercare ti tenere la nostra barca europea pari il più a lungo possibile e, intanto, cercare di procurarsi un qualche tipo di cintura di salvataggio.  Il Titanic sta affondando, ma non tutte la cabine andranno sotto contemporaneamente e non tutti affogheremo.   Su questo possiamo contare, cerchiamo perlomeno di non buttarci in mare da soli.


27 commenti:

  1. Salve R " Il guaio è che, comunque vada, i catalani possono solo perdere una parte non sappiamo quanto consistente del loro tenore di vita. " Quello lo hanno già perso negli ultimi 9 anni con l'aumento delle tasse sulle imprese esportatrici per sovvenzionare la spesa pubblica di Madrid. Nel tuo interessante post non si affronta il tema della frantumazione fiscale di territori prima più ampi: chiamala resilienza, chiamala comunità, chiamala compartimentalizzazione (quando una nave imbarca acqua si chiudono i boccaporti e si lasciano allagare le stive compromesse per salvare le altre). Dopotutto non mi risulta che gli stati federali non possano anche essere democratici: di converso senza frantumazione fiscale concordata l'alternativa è una frantumazione fiscale de facto. Ovviamente anche l'Italia non resisterà un altro lustro senza frantumazione fiscale. Credo che i Catalani non abbiano capito che senza le loro donne pronte ad imbracciare forconi per assaltare le autorità poliziesche ed economiche di Madrid, non otterranno niente. Poi vedremo da che parte starà l'Europa ai primi morti (se i franchisti oseranno sparare sulla gente pref. donne armate di bastoni e forconi). La mia previsone localizzata: in provincia di Macerata, dove c'è stato il terremoto, la Lega sarà il primo partito. (3 anni fa aveva preso il 13%)

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    1. I franchisti? Il Governo spagnolo sarebbe "franchista"?
      Vero che il totalitarismo è un mostro dalle molte teste, sempre pronto a risorgere dalle sue ceneri appena si abbassa la guardia, ma in Spagna vige una democrazia, riconosciuta da tutti i Paesi del mondo; distribuire etichette di franchismo così facilmente non aiuta a fare le necessarie distinzioni.
      Per quel che vale la metafora della nave danneggiata, la chiusura delle porte stagne viene decisa dal Comandante, e i marinai che si ammutinano vengono messi -giustamente, a mio avviso- ai ferri.

      Saluti.

      R

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    2. Ciao; non conosco i dettagli classe per classe, ma nelle navi militari moderne e nei sommergibili a certe condizioni è automatica. Quando parli di marinai che si ammutinano ti riferisci alla Catalogna? Il sabotaggio semmai è impedire la compartimentalizzazione che può salvare la nave o parte di essa. Dopotutto pochi anni fa col terremoto ad Haiti emerse la compartimentalizzazione de facto che c'è al confine fra i due stati: osservando le immagini satellitari Haiti appare totalmente deforestata, oltre che sovrappopolata, mentre Santo Domingo per larga parte è verde al satellite. La compartimentalizzazione serve a salvare il salvabile degli ecosistemi tagliando alla radice il concetto di sommatoria universale dei diritti individuali. Le immagine satellitari non mentono.

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    3. Raramente si vede esprimere tanto chiaramente posizioni così profondamente egoiste. Per me è raccapricciante.
      Mi sembra però che sia anche controproducente, perché questo è proprio l'atteggiamento che più stimola la bassa forza a mettere ceppi alle porte stagne: gli Ufficiali stiano bene attenti a non compromettere la nave, perché se qualcosa va storto verranno a fondo insieme a noi.

      Saluti.

      R

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    4. a parte i vari Schettino, i fatti sono questi: http://www.lamma.rete.toscana.it/news/ottobre-tra-i-pi%C3%B9-secchi-degli-ultimi-100-anni
      va bè che è riferito solo alla Toscana, una volta la più bella regione del mondo per le sue ex bellezze paesaggistiche e artistiche, ma le porte stagne dove sono globalmente? Ovviamente non importa un bel ca..volo nulla ai vari Schettino, tanto "tra 100 anni saremo tutti morti"(Lord Keynes, un altro Schettino di quasi 100 anni fa).

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    5. La declinazione spiccia di ogni antropocentrismo è la sommatoria pura e semplice dei diritti individuali per N miliardi: io invece di parole decontestualizzate e non argomentate come "egoismo" e "raccapricciante" e velate allusioni di ammutinamento ai Catalani o introdotto il concetto di compartimentalizzazione calato nella sostenibliità con esempi precisi, Se preferisci Renato mi limito a dire, seguendo il tuo linguaggio e le tue non argomentazioni, che il tuo vago non-egoismo è appunto l'egoismo della fame degli uomini che ci ha condotto fino a questo punto ed oltre di consumo del pianeta. Insomma le tue parole fra le altre parole sono tanto tanto tanto "cattive". Le tue parole, pronunciate da N. miliardi di Homo, hanno fatto e continuano a fare la "bua" al pianeta. Sei un "cattivone" !:-)

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    6. https://scienze.fanpage.it/europa-deforestazione-greenpeace/
      Secondo Greenpeace l’Europa è il leader mondiale della deforestazione.
      http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/27/news/greenpeace_la_foresta_boreale_si_sta_esaurendo_colpa_dei_fazzoletti_-176667770/
      Solo in Italia il consumo procapite è pari a 9 kg l'anno.
      OK, compartimentiamoci pure, così il danno lo facciamo tutto a casa nostra. E la smettiamo di dare la colpa agli altri.
      Angelo

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  2. Gli indipendentismi legati al portafoglio possono funzionare fin quando tutto fila liscio ma in caso di crisi economiche oppure di eventi catastrofici i territori che si credevano ricchi possono ritrovarsi in braghe di tela in men che non si dica e a quel punto bisogna aiutarli con le risorse di qualcun altro,nel nostro mondo globalizzato l'era delle piccole patrie è finita,l'alternativa è la guerra di tutti contro tutti per contendersi le risorse rimaste,guerra che vedrà tutti sconfitti

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    1. Giorgio: "a quel punto bisogna aiutarli con le risorse di qualcun altro"

      Qualcun altro chi, visto che siamo al fuggifuggi generale? Un tempo esistevano degli "oltreoceano" da qualche parte ai quali rivolgere le proprie attenzioni e le proprie speranze. Ora, quegli "oltreoceano" sono già abbondantemente occupati e sfruttati, non costituiscono valvole di sfogo d'alcun genere, e chi ha quel che basta se lo tiene ben stretto se non costretto con qualche tipo di forza a cederlo.

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    2. e infatti la guerra di tutti contro tutti dovrebbe servire a questo

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  3. http://mirkobusto.net/
    Politici informati ce ne sono. E' anche probabile che il loro partito raccolga dei buoni consensi. Sembra che sotto sotto, anche nella percezione dei problemi "dal basso" qualcosa si stia modificando. Parlare con i conoscenti di cambiamento climatico o di alimentazione sostenibile, non è più così imbarazzante come poteva essere fino a pochi anni fa. Però, dal dire al fare il passo è lungo. Fermare la macchina in corsa non sembra fattibile. Concordo sulle "cinture di salvataggio". Ma anche in merito a questo bisognerebbe cominciare a muoversi.
    Angelo

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    1. non è più così imbarazzante, ma ce ne vuole molto ancora prima che qualcosa si muova in concreto. La massa si ribella al potere solo se viene ammazzata, almeno così nella storia. I singoli o i pochi passano solo per pazzi visionari o per rompicoions.

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  4. Articolo: "Oggi sarebbe necessario anche ridurre l’aspettativa di vita dei vecchi. Chi potrebbe ragionevolmente proporre una cosa simile? "

    Magari gli stessi che hanno massacrato il sistema previdenziale e che ora si stanno impegnando per "regolamentare" l'eutanasia?

    Sia ben chiaro, io sono da sempre favorevole all'eutanasia per ragioni compassionevoli, ma le nostre dirigenze hanno scelto tempistiche troppo sospette (l'invecchiare dei figli del baby boom) per iniziare ad implementare le loro porcate strategiche perché si possa davvero pensare a motivazioni di tipo umanitario. Predisporsi all'eutanasia oggi fa troppo schifo e puzza per essere tollerabile. Sappiamo bene come, nelle mani di chi è selezionato tra i peggiori (le dirigenze), possono essere mal impiegati anche gli strumenti migliori.

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    1. qui da me stanno morendo i 60enni e 70enni come le mosche. Mi pare di essere tornato agli anni '60 e '70 prima dell'aumento dell'aspettativa di vita. E meno male che sta ancora aumentando!!? Forse solo per l'INPS.

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    2. Se lo dici alle persone sbagliate (non a me) finisce che ti rispondono che è solo una questione di percezione.

      Ah, prima tra le cose massacrate mi son dimenticato di ricordare il sistema sanitario. Volendo potremmo aggiungerci anche quello scolastico, meno vitale ma pur sempre importante.

      Poi, volendo, potremmo anche parlare di come la qualità dell'ambiente sia immensamente migliorata dagli anni '70 ad oggi. Il che spiega come mai tutti quei malsani avannotti che infestavano le acque basse del Po sono scomparsi, insieme ai girini nelle risaie della Lomellina e perfino alle salamandre e tritoni, viscide creature ributtanti dell'entroterra genovese. In compenso abbiamo stormi giganteschi di gabbiani che stazionano nei campi di mais dell'alessandrino.

      Sul versante umano non siamo messi meglio.

      Che vuoi, è tutta percezione, a sentire quelli che contano. Il progresso, la corsa verso il perfettibile è inarrestabile.

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  5. Negli anni ’70 un certo numero di streghe e di stregoni esperti in dinamica dei sistemi, ecologia e termodinamica avevano ampiamente avvertito del fatto che l’umanità si trovava ad un bivio: o accettare dei limiti, o distruggere la civiltà e buona parte del Pianeta con essa. Altri stregoni, più pratici di psicologia che di scienza, ...

    Temo ci sia un refuso nell'incipit dell'ultima frase, che dovrebbe coniciare così:
    Altri coglioni più pratici di psicologia(??) che di scienza.. alla testa dei quali c'era un certo Giovanni seguito da 23 in lettere romane.

    Bisogna insistere su 'sto fatto e farla finita con la storiella di fantomatici complottardi che avrebbero agito all'insaputa dei più. Tutto é avvenuto alla luce del Sole, solo che troppi hanno interesse a che certi fatti storici e relative responsabilità non vengano denunciati.
    Ma sarebbe ora che il tribunale della Storia degli Umani li portasse sul banco degli imputati facendo i loro nomi. Altro che promoveatur ut amoveatur dalla memoria collettiva.

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  6. Il Titanic sta affondando, ma non tutte la cabine andranno sotto contemporaneamente e non tutti affogheremo. Su questo possiamo contare, cerchiamo perlomeno di non buttarci in mare da soli.

    Ma come facciamo a non buttarci a mare da soli quando importiamo sul Titanic-Europa orde di doni di dio incapaci per complessione culturale di portare un benchè minimo aiuto al galleggiamento?
    Ma vogliamo prendere atto della realtà o no?

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    1. Attento, che ti danno del rassista (fingendo di non aver capito quel che intendi, che è tutt'altra cosa).

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    2. in effetti molti capiscono a modo loro pur di rimanere nella loro idiozia, meccanismo molto ben individuato dalla psicologia nella cosiddetta ipocrisia, come dice il proverbio: "Lo sciocco ha mille certezze, il saggio nessuna".

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    3. http://www.qualenergia.it/articoli/20140811-diseguaglianza-consumi-non-rinnovabili-collasso
      Siamo alla solita guerra tra poveri.
      Che noia.
      Angelo

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    4. L'articolo di quale energia del 2014 finisce così: "Perché, in fondo, è proprio lo status quo a garantire loro potere e privilegi. Forse dovremmo riconsiderare in quest’ottica le dichiarazioni di tanti manager e politici contro le rinnovabili, l’opposizione al liberalismo economico sfrenato e l’allarme sul cambiamento climatico.

      Lo studio (pdf)

      Alessandro Codegoni
      11 agosto 2014"
      Non mi sembra che in 3 anni e mezzo sia cambiato nulla e nemmeno cambierà, fintanto che le masse saranno ottenebrate dal mantra della crescita. Chi ci sarà, vedrà.

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    5. L'articolo linkato di quale energia sembra volutamente confondere disparità sociali e sovrappopolazione, con le prime citate costantemente e mixate ai limiti dello sviluppo, cosa che non mi risulta. Insomma sembra in totale disaccordo con la teoria dei commons ad esempio. Articolo molto scivoloso che mischia consapevolmente evidenza scientifiche a politica spiccia. Di sovrappopolazione parla solo come opportunità di limitare i tassi di natalità, e fa delle rinnovabili la soluzione magica a cui si oppongono le elite: insomma sembra sibilare che se investissimo pesantemente sulle rinnovabili (mobilitando risorse da quali altri settori della società di grazia?) gli altri problemi scomparirebbero magicamente. terrificanti le parole in cui oppone la ricchezza dell 85 persone più ricche al mondo con i 3,5 miliardi più poveri...perchè i 3,5 miliardi più poveri non dovrebbero volere un telefonino, mangiare carne 2 volte a settimana ed una assistenza sanitaria di base, magari per ridurre ancora i tassi di mortalità infantili? Insomma Angelo ci hai linkato un articolo velenosissimo, come chi regala funghi velenosi spacciandoli per buoni...

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    6. Il nocciolo della questione sono le disparità. Chi ha dei privilegi se li tiene stretti, e questo non fa che perpetuare lo status quo che ci porterà al collasso per eccessivo sfruttamento di risorse. Ho linkato questo articolo perché sotto c'è la possibilità di scaricare lo studio. Secondo me è chiaro che tutti, ricchi o poveri devono consumare un decimo di quello che si consuma attualmente. Le rinnovabili sono strumenti che si possono usare in diverse maniere, non escluse quelle più creative (vedi Low-tech magazine). Ma si sente parlare sempre più di costi in picchiata. (es l'ultimo articolo su eco-logica Blog repubblica). Non faccio in tempo a mettere i link, comunque trovi tutto molto facilmente con un motore di ricerca.
      Angelo

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  7. Articolo lucidamente pessimista, che opportunamente evita di cadere nella trappola del(la promozione del) "tanto peggio, tento meglio".

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  8. .https://www.meteogiornale.it/notizia/48695-1-meteo-italia-maltempo-cambiamento-clima
    "A Bonn dal 6 al 17 novembre si terrà la Cop 23, una conferenza su clima che farà il punto della situazione a seguito degli accordi di Parigi. E già ci sono i primi dati allarmanti come ormai avviene ogni volta. I 2°C fissati dal protocollo di Parigi dove avevano aderito tutti i Paesi del Pianeta, eccetto il Nicaragua, con la successiva uscita degli USA, sono un'utopia.

    Il Guardian utilizzando i dati pubblicati il 30 ottobre dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) sottolinea che gli obiettivi di Parigi sono ormai un'illusione, e che sarà già un'impresa rallentare il riscaldamento climatico a 3°C entro il 2100."
    Già fallito il traguardo dei 2° di COP21!!!!!!!!

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    1. Probabile; dopotutto si stanno innescando meccanismi di geo-fisiologia a feedback positivo di cui è difficile stabilire la portata. I partiti politici tradizionali devono pensare a garantire il monte stipendi pubblico fino alla disgregazione dell'unità fiscale del paese, (finchè la barca va...), guardandosi bene anche dal dirottare risorse verso ad esempio il piano di potenziamento idroelettrico di 144 miliardi in 20 anni (in 4 anni anni sarebbe fattibilissimo) rispolverato 2 mesi fa in piena crisi idrica a Roma dal ministro Gialletti tanto per dirne una. Difficile cosa vedremo per primo, cioè cosa per primo minerà lo status quo del draneggio e ripsrtizione delle risorse attuali: crisi idrica? Erosione delle coste basse causa mareggiate ed innalzamento del mare gli ultimdati parlavano di 12mm l'anno nel 2012 in incremento esponenziale dai 4 mmm di inizio anni 2000) non solo con azzeramento delle attività turistiche lungo le coste basse ma anche interruzione delle ferrovie litoranee: 2 anni fa è successo in zona porto recanati, sotto il conero. L'interruzione della ferrovia è stata riparata con 1,5 milioni di euro circa di interventi. Chi vivrà ancora un pugno di anni vedrà.

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  9. Noi esseri umani stiamo sbagliando quasi tutto, io direi che il 99,9 per cento delle nostre scelte, è sbagliato.
    Abbiamo dimenticato la Saggezza.
    Questa è una cosa gravissima, che stà distruggendo il pianeta Terra.
    Siamo quasi totalmente in errore.
    - Tiziano -

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