Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 21 ottobre 2017

LA MATTANZA DELLE ALBERATURE.

di Jacopo Simonetta



Nell'agosto del 2017, nel bel mezzo dell’estate più torrida e secca mai registrata, il sindaco di Firenze ha ordinato di abbattere parecchie centinaia di grandi alberi.   Senza entrare qui nei dettagli della polemica che ne è seguita, vorrei far osservare che si è trattato solo di uno fra gli infiniti esempi del genere.   Dopo un paio di secoli trascorsi a piantare alberi lungo strade e viali, in mezzo alle piazze e nei giardini, da almeno un paio di decenni si è diffusa e radicata la moda esattamente contraria.  Le amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado, oltre che la netta maggioranza dei proprietari di parchi e giardini si dedicano ad eliminare gli alberi con uno zelo proporzionale alle dimensioni delle piante: più sono grandi, più volentieri si abbattono.  Perfino l'attuale codice stradale prevede l’eliminazione delle alberature che, fino a qualche decennio fa, costituivano il vanto di molte strade. 

Il risultato è che il patrimonio arboreo urbano è tracollato e continua ad essere falcidiato giorno per giorno con uno zelo difficile da capire.  Vediamo quindi brevemente i principali motivi addotti per giustificare tutto ciò.

1 – Gli alberi sono pericolosi perché provocano incidenti.   Questa è semplicemente demenziale, non si è infatti mai visto un albero pararsi davanti ad un’auto in corsa, piuttosto sono gli automobilisti che vanno a sbattere contro gli alberi, soprattutto dopo aver bevuto assai.

2- Gli alberi sono pericolosi perché cadono.  Questo è vero, ma qualunque cosa sia posta in alto può cadere: pali della luce e del telefono, tetti e cornicioni, persiane, antenne, tegole e molto altro ancora; eliminiamo tutto ciò? A questo proposito, un punto importante è che ciò che conferisce stabilità ad un albero è prima di tutto la buona salute che è difficile da diagnosticare con certezza, mentre è molto facile da danneggiare.  Un campo in cui amministrazioni pubbliche e privati cittadini sono maestri.  Il metodo più diffuso ed efficace per minare irreversibilmente la salute di una grande pianta è capitozzarne i rami principali.   Anche lo scavo di trincee attraverso gli apparati radicali è un metodo in voga e molto efficace, mentre asfaltare e/o cementare a ridosso della pianta porta a risultati più incerti e differiti nel tempo.   Comunque, per buona misura si usano spesso tutti e tre i sistemi ed i risultati non mancano.   Spesso ciò deriva da grossolana ignoranza, ma talvolta viene fatto scientemente perché quando una pianta è gravemente malata è davvero pericolosa e nessuno può più opporsi al suo abbattimento.

3 – Gli alberi occupano spazio.  Spesso si eliminano infatti per ampliare carreggiate e parcheggi.   Oggi lo spazio fisico è spesso una risorsa limitata, specie in città, e nella competizione fra alberi e automobili vincono le seconde a mani basse.   Alla fine, è solo una questione di priorità.

4 - Gli alberi sporcano.   Con il termine “sporco” di solito ci si riferisce alle foglie secche, ma anche agli esudati che talvolta stillano durante l’estate od al guano degli uccelli.   Parlando di parchi e giardini, le foglie sono semplicemente quella cosa che è necessaria per mantenere la fertilità del terreno e, dunque, la buona salute del giardino stesso.   Certo è necessario toglierle da certe zone ed ammucchiarle in altre, ricordandosi che un parco od un giardino non sono la stessa cosa di un salotto e che il suolo è un sistema dinamico assai più complesso di un pavimento.  Un fatto che interessa a pochi, visti che il lastrone di cemento corrisponde al meglio al nostro concetto di “pulito”.    Anche se, magari, è coperto di polveri cancerogene.
Parlando invece di strade e piazze, la faccenda effettivamente si complica perché è necessario spazzare le foglie prima che intasino le fognature.   Un fatto che ci rimanda al punto seguente.

5 – Gli alberi costano.    A seconda di dove e come sono, può essere necessario potarli e, comunque, è necessario raccogliere le foglie cadute.   Dunque che costano è vero, ma se si scelgono le piante giuste per i posti giusti, sono assai poco dispendiosi, mentre danno un contributo insostituibile per mitigare le ondate di calore, ridurre le polveri sottili e rendere vivibili anche i quartieri più degradati. Sono molti gli studi che hanno cercato di quantificare i vantaggi delle alberature urbane ed i risultati sono tanto impressionanti quanto inutili. Infatti, per quanto i vantaggi possano essere numerosi, sui bilanci pubblici e privati figurano in modo molto indiretto e complicato, mentre le spese per spazzare le strade, pulire gli scoli eccetera sono dirette e ben evidenti. Come nel caso delle esternalità negative, che pure stanno falcidiando intere economie anche le esternalità positive non riescono a penetrare le meningi di amministratori ed amministrati.

6 – Gli alberi danneggiano le strade ed i marciapiedi. Questo a volte accade per difetto di chi ha costruito strade e marciapiedi troppo a ridosso delle piante, ma talaltra deriva da una scelta sbagliata degli alberi da usare.  Per esempio, si sa benissimo che il pino domestico solleva l’asfalto anche a parecchi metri di distanza dal tronco.   Ci sono casi in cui può quindi essere necessario sostituire le piante.  Cosa che effettivamente talvolta viene fatta, solitamente piantando qualcosa che resterà certamente piccolo e poco frondoso.  E se poi non sopravvive al trapianto, tanto di guadagnato (v. punti precedenti).

E dunque? Come per molti altri aspetti connessi con l’insostenibilità e la corsa collettiva verso il futuro peggiore possibile, l’unica cosa che è possibile fare è proteggere gli alberi propri, anche se questo significa assai spesso avere grane coi vicini.  E se le grane approdano in sede legale, sappiate da subito che sempre e comunque l’albero perde.

Per quanto riguarda le alberature pubbliche, le poche e spuntate armi a disposizione sono i consueti comitati di piantagrane e la ricerca spasmodica di un cavillo legale cui appigliarsi.  Niente di risolutivo, s’intende, ma serve a guadagnare tempo, sperando che nel frattempo qualcosa cambi. Talvolta succede e quindi vale la pena provarci.




19 commenti:

  1. E mica solo gli alberi.
    Giusto 3 mesi fa un giorno è arrivata la nuova vigila (in ossequio alle regole della grammatica neoitaliana), con tanto di pistola alla cintola, che come una furia ha maltrattato me e mia madre, ottantenne, circa la siepe lungo la strada provinciale. Senza riuscire neppure a spiegare cosa c'era che, secondo lei, non andava.
    Il tutto in un paese di neppure 4000 abitanti, in zona montana, infestato dai nuovi arrivati che pensano sia un parco divertimenti a disposizione dei loro capricci e dove si registrano alcuni casi di furto con scasso, con proprietari in casa, ogni settimana.
    Qui ogni tanto qualcuno se la prende con i "diritti individuali". Facciamo attenzione. Quale migliore scusa può avere il "potere" per imporre il proprio volere? O speriamo in un tiranno illuminato?
    E comunque sono d'accordo con Simonetta. Resistere. Prima o poi qualcosa cambierà di sicuro. Come un seme che resiste anni alla siccità. È l'unica possibilità che abbiamo.

    Guido.

    RispondiElimina
  2. Purtroppo i pini piantati in città non vanno bene: tendono a cadere con le varie tempeste equinoziali. Meglio i lecci. (che però crescono più lentamente e costano di più)

    RispondiElimina
  3. Se in campagna colpisce la siccità, l’alta pressione nelle città aggrava l’emergenza smog provocata dal traffico con l’innalzamento del livello di polvere sottili oltre i limiti che in molte città del Nord, da Milano a Torino, hanno portato a misure di restrizione della circolazione. Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto non si può continuare a rincorrere le emergenze ma – chiede la Coldiretti – bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog nelle città. Le piante – sottolinea la Coldiretti – concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone nelle città capoluogo di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. Per questo sono importanti – precisa la Coldiretti – le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, previsti nella manovra che introduce un bonus verde del 36%. Una pianta adulta – conclude la Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili con un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

    Fonte Coldiretti
    da mondo elettrico: forse vogliono che la gente stramazzi per terra per l'inquinamento, così possono strombazzare che questa società non va più bene e abbisogna di un cambio di paradigma. In un certo senso forse è l'unica possibilità di farlo, perchè appellarsi alle capacità cognitive delle masse è proprio da stupidi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. bisognerebbe che in tutti i comuni d'Italia, facessero fare dei corsi agli impiegati com. o a chi è più adatto al verde, perché così facendo si potranno prendere misure su che tipo di alberi piantare, quelli più adatti ad un certo territorio, dare disposizioni e suggerimenti ai cittadini affinché piantino piante giuste che non si ammalino ed abbelliscano.
      sarebbero soldi spesi bene, poi bisognerebbe che i vigili urbani locali facessero rispettare le leggi sul verde, piantare a 5 metri dal confine per alberi giganti così le radice non farebbero danni, e le foglie ricadrebbero sul terreno del proprietario e non sul resto della via ad ogni colpo di vento.
      purtroppo i comuni tolgono loro stessi le piante per fare parcheggi... un vero manicomio.

      se la piantasero di distruggere il paesaggio più bello del mondo sti beduini. non ho più fiducia in niente, saluti, t l

      Elimina
  4. Il triste ed ecologicamente grave fenomeno dell'abbattimento diffuso e spesso indiscriminato di alberi ed arbusti mi sembra costituire l'ennesima preoccupante ricaduta dell'(apparentemente) inarrestabile 'overshoot' demografico-consumistico della specie umana: lo spazio fisico disponibile è quello che è e non può essere moltiplicato all'infinito (cfr. la vicenda del popolamento dell'Isola di Pasqua raccontata da J.Diamond)...

    RispondiElimina
  5. Qui nel capoluogo meneghino per gli alberi si fa molto.
    Il paladino per il rinverdimento è l'architetto Boeri.

    RispondiElimina
  6. Vero, è una mattanza.
    Credo che vi sia anche un interesse (economico) a tagliare gli alberi ripiantarne di nuovi : il risultato sono dei manici di scopa, al posto dei maestosi alberi che c'erano prima.

    Tiziano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per tua informazione tutti gli alberi cittadini sono degli alberi "autistici", non avendo stabilito legami sotterranei con altri esemplari e micorrize di supporto, anche di più se possibile delle aree riforestate a conifere in aree mesofile: il punto è che dovresti scegliere specie che stanno quasi bene anche da sole, tipo quelle del genere Quercus, che però sono le più costose e le più lente a crescere. Un buon compromesso in tal senso è il rovere (Quercus petraea).

      Elimina
  7. "pulire gli scoli eccetera"

    Qui c'entra anche il ricco business cantieristico pubblico-privato del tombinamento dei fossi, aggiungo scorrettamente io spesso per fare inutili, costosissime e albericide piste ciclabili (nel senso che chi vuole andare in bici non e' certo impedito dalla loro mancanza, che serve solo da falsa coscienza):

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/12/livorno-e-i-rivi-sepolti-la-differenza-tutta-italiana-tra-eccezionale-e-eccezionale-veramente/3851130/

    (interessante articolo di Renzo Rosso, Docente di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia a Milano)

    RispondiElimina
  8. la mattanza degli alberi prosegue indisturbata anche a Roma (nonostante l'amministrazione 5S )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. http://www.beppegrillo.it/m/2017/10/roma_avra_12_mila_alberi_in_piu_e_due_nuovi_boschi_urbani.html

      Elimina
  9. io vieterei l'uso del condizionatore: in casa ed in automobile.

    RispondiElimina
  10. intanto qui fuori non si respira dal puzzo, sembra di vivere in una concimaia. L'ho detto e mi hanno risposto che sono raffreddati. Io penso che preferiscono far finta di niente e non pensarci per non preoccuparsi. Per tutti l'unica vera preoccupazione sono le bollette e le tasse da pagare, ossia i soldi. Quindi chi se ne frega degli alberi e nemmeno del resto del pianeta. Nonostante i richiami dei filosofi antichi, della Bibbia, del Tao, gli esseri umani hanno sempre voluto seguire i bassi interessi dei vizi, delle passioni e degli istinti e distruggere tutto quello che potevano pur di soddisfarli e il risultato si comincia a vedere. Spero che col sole l'aria a livello del terreno si scaldi, cominci a salire e venga sostituita da altra meno pestilenziale, finchè ce ne sarà.

    RispondiElimina
  11. Utilizzo questo spazio per riportare la gravissima situazione, di cui praticamente nessuno parla, che sta affliggendo le vallate del torinese.
    Dopo mesi di assenza di pioggia, assenza totale, non scarsità, da al meno tre settimane sta prendendo fuoco tutto.
    Qui alcuni Link:

    https://m.facebook.com/meteopinerolesevalli

    https://m.facebook.com/CMT.Centro.Meteo.Torinese/?ref=nf

    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1590751864317841&id=221502464576128&__tn__=%2As%2As-R

    Tutto di privati cittadino. Lo stato ha altro di più importante a cui pensare.

    Infine due considerazioni.
    Questi sono gli "eventi estremi" del cambiamento climatico di cui dobbiamo avere paura. Non uragani dall'altra parte del mondo. Per altro in terre di uragani. Ovvero le "bombe d'acqua", nubifragio è termine desueto, che sembrano demolire l'italia. Perché se piove troppo basta stare un centimetro oltre il livello dell'acqua, ma se non piove più? Non mi risulta dell'esistenza di fiorenti civiltà in mezzo ai deserti.
    Poi non facciamoci abbindolare dalla storia dei piromani. Chi studia il fenomeno degli incendi boschivi sa bene che i piromani (cioè affetti da malattia mentale) praticamente non esistono e anche gli inneschi dolosi (cioè fatti con volontà e miranti ad un fine) sono rarissimi. Le cause di innesco sono quasi sempre dovute alle normali attività umane, magari più o meno stolte, ma non criminali. Il secco fa il resto.

    Guido.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il che è un bel disastro, ma tutti se la prendono con i "piromani". Manzoni non ci aveva insegnato qualcosa quando ci raccontava degli untori, ma nessuno se ne ricorda.

      Elimina
    2. Il vastissimo incendi sul Gran Sasso di questa estate in effetti è stato causato da barbecue di campeggiatori nella rea apposita: sorgono due domande: non narà il caso di applicare pene congrue al danno provocato? ( se mandi in fumo mezzo ettaro di sterpaglie o 500 ettari di faggeta vergine in parco nazionale non vedo altra pena giusta che l'ergastolo per t e e l'ostracizzazione dei tuoi familiari conviventi) Secondo punto: viste le siccità estive, non sarà il caso di vietare del tutto le aree barbecue e l'uso dei fuochi nei boscho?

      Elimina
  12. Quello dei piromani dolosi, colposi e preterintenzionali è un problema giuridico che bisognerebbe porsi, vista l'enormità dei danni che possono essere fatti con un cerino e l'estrema difficoltà di stanare i responsabili.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quelli del Gran Sasso sono stati individuati almeno in parte: in italia non c'è corrispondenza fra danno, anche nei reati contro le persone fisiche, e pena. Secondo me chi manda in fumo 500 ettari di parco nazionale a faggeta vergine deve essere mandato all'Asinara a vita, e fuori del carcere, sulla prima caletta roccciosa, obbligo di dimora per i familiari conviventi.

      Elimina
    2. Mah. Il tema è complesso e, secondo me, per buona parte irrisolvibile.
      Nel 2000 quando è stata fatta la legge sugli incendi boschivi, con forti aumenti delle pene (mi pare di ricordare in seguito agli incendi nelle pinete del litorale romano) stavo seguendo il corso col prof. Bovio, uno dei massimi esperti al meno a livello italiano e con una pretendete carriera nel corpo forestale, dunque non proprio un fricchettone vietato vietare, per dire. Ebbene, la sua idea era che fosse non solo inutile, ma controproducente l'aumento spropositato delle pene, in quanto servisse solo a nascondere il fenomeno, a rendere la gente spaventata e così ritardare gli allarmi, impedire una ricerca sulle cause, ecc.
      D'altra parte bisogna anche considerare che l'incendio, in molti ambienti, è un fattore ecologico essenziale. Da noi, ovviamente, si tratta di ambienti seminaturali (di naturali, in Europa, non ne esistono più da secoli e in Italia in particolare, da millenni), come i relitti di brughiere pedemontane al nord, le formazioni di macchia mediterranea e di gariga, ecc. Ma in altri continenti anche ambienti naturali vengono mantenuti dal fuoco, per esempio tante foreste boreali.
      In generale io un'idea me la sono fatta. Si è sviluppato e si sta sviluppando un atteggiamento di guerra contro tutto ciò che è naturale. Che sia un oggetto fisico o un processo. Che sia "bello" o "brutto". Dalle alberate cittadine al naturale senso di disagio di fronte allo straniero. Al meno una volta esisteva una partizione tra l'ambiente umano, domestico, e quello naturale selvaggio. Ora tutto il globo è diventato ambiente domestico. Tutto deve sottostare alle leggi umane. Ogni tanto si sente raccontare con malcelato orgoglio di aver spedito un marchingegno su Marte o oltre il sistema solare. E tuttavia nessuno nota che si è riusciti a perturbare lo stato naturale pure in posti tanto lontani. E per tempi infiniti alla scala umana.

      Guido.

      Elimina