Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 18 settembre 2017

Immigrazione e chiarezza

di Jacopo Simonetta
Articolo già apparso su "Crisis? what Crisis?"


Quando si parla di qualcosa, è una buona abitudine di chiarire prima il significato delle parole che si usano.   Specialmente quando ci sono ampi margini di vaghezza.
Le principali rotte d’arrivo. La cartina è del 2013 e la situazione attuale è un poco diversa in quanto la rotta africana passa oggi per la Libia, non più per la Tunisia (Fonte Limes).

Dunque:

1 – Immigrato.   Persona che si trasferisce per un lungo periodo di tempo (anni o decenni) in un luogo diverso da quello dove è nato.   Può significare che proviene da un paese estero, ma anche da un’altra regione del medesimo paese, come i calabresi a Milano.   Quasi sempre, il motivo per emigrare è la ricerca di un lavoro.   Il 1 gennaio 2017, i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia erano circa 5 milioni (dati ISTAT), di cui circa 1.150.000 romeni e circa 100.000 da altri paesi UE.   I residenti stabili con passaporto non europeo sono quindi circa 3,5 milioni, perlopiù albanesi e marocchini, seguiti da cinesi e ucraini.   L’unico paese africano ad avere una comunità residente consistente è il Senegal con poco meno di 100.000 persone (v. tabella in calce all'articolo).
Norme e condizioni per gli immigrati sono completamente diverse a seconda dei paesi di partenza e di arrivo.   Ad esempio, i cittadini dei “paesi Maastricht” possono stabilirsi dove vogliono, all'interno dell’UE, senza richiedere particolari permessi; di fatto non sono “stranieri”.   Cittadini di altri paesi (ad es. la Georgia e l’Ucraina) possono invece entrare in Italia liberamente, ma per stabilircisi hanno bisogno di un permesso di soggiorno rilasciato dalla prefettura.   Altri ancora hanno infine bisogno anche di un visto d’entrata, solitamente a termine, rilasciato dalla locale ambasciata del paese di destinazione.

2 – Profugo.   Spesso usato come sinonimo di rifugiato, giuridicamente indica invece la persona che è costretta a tornare in patria dal paese dove era emigrata.   Un esempio tipico sono gli europei tornati a seguito dell’indipendenza delle colonie; oppure gli italiani fuggiti dall'Argentina durante la dittatura.   Attualmente, per l’Italia è un fenomeno irrilevante, ma fra un paio di anni potrebbe esserci una grave crisi, a seconda di come andranno le trattative per la “Brexit”.

4 – Richiedente asilo.   Persona che richiede lo status di “Rifugiato” che viene rilasciato dalla prefettura in base alle disposizioni diramate dal Ministero degli Interni (v. seguito).   Quantificare questa aliquota di persone è arduo perché in costante e rapida evoluzione.   Sappiamo però che i “centri di accoglienza” ed il sistema “Sprar”  (compreso il famoso albergo a 30 € giornalieri) accolgono circa 174.000 persone (dati Ministero dell’Interno aggiornati al marzo 2017).   Non tutti sono richiedenti asilo, ma può andare come ordine di grandezza.   Teoricamente, coloro le cui richieste non vengono accolte dovrebbero essere respinti o rimpatriati.   In pratica ciò non avviene e, di solito, le persone si danno alla macchia arrangiandosi poi in qualche modo (v. seguito).

Boat people arrivati in Europa, fra il 2006 ed il 2015 (dati UNHCR).
5 – Rifugiato.   Persona che viene protetta dalle autorità del paese di accoglienza perché in patria è vittima di una specifica persecuzione per motivi politici, etnici o di altro genere.   Di solito si tratta di singole persone come esponenti ed attivisti politici ; per esempio molti intellettuali russi fuggiti in occidente durante l’epoca sovietica.   A seguito di guerre possono però acquisire lo status di rifugiato intere popolazioni, come i palestinesi fuggiti dalle zone occupate da Israele nel ’48 o gli Yazidi siriani fuggiti dalle zone occupate dall’ISIL nel 2015.   Oggi i rifugiati in Italia sono fra i 150.000 ed i 190.000 a seconda degli anni, una delle cifre più basse d’Europa.   E’ anche importante ricordare che lo status di rifugiato garantisce una serie di diritti, ma impone anche obblighi ben precisi.

5 – Extracomunitario.   Persona che non ha un passaporto europeo.  Dunque, fra gli altri,  sono extracomunitari i somali ed i cinesi, ma anche gli americani e, fra un paio di anni, anche gli inglesi.

6 – Immigrato irregolare o Clandestino.   Persona che si trova in territorio italiano senza autorizzazione.  Per definizione, solo gli extracomunitari possono essere clandestini.   Quanti siano ovviamente non si sa, ma sono stimati fra i 400 ed i 500.000 (dati Ministero degli Interni).   Perlopiù è gente a cui è stato rifiutato lo status di rifugiato, ma a cui è stato dato un permesso temporaneo; oppure che semplicemente se la è squagliata da un centro di accoglienza.   Teoricamente dovrebbero essere rimpatriati e le prefetture emanano circa 35.000 decreti di espulsione l’anno.   Ma ne vengono effettuate meno del 10%, per una combinazione di fattori (costo elevato dell’operazione, farraginosità della procedura, ordini ministeriali).   In compenso si conoscono bene le due principali porte di ingresso: gli aeroporti di Malpensa e di Fiumicino.  La maggior parte degli irregolari arriva infatti tranquillamente in aereo, se necessario con un visto turistico o di studio, per poi rimanere campando di espedienti nella speranza di incappare in una sanatoria od altro sistema per regolarizzarsi.
La seconda rotta è quella dei barconi e dei salvataggi in mare che tanto spazio ottiene sui media, malgrado sia quantitativamente secondaria.
Un problema cruciale è che molte di queste persone vanno ad ingrossare le fila dei parassiti sociali, della malavita e/o dei nuovi schiavi, volenti o nolenti.

Dunque quale è il problema?

Tirando le somme, la popolazione extracomunitaria in Italia ammonta probabilmente a qualcosa vicino ai 4,5 milioni di persone (clandestini compresi), pari a circa il 7-8% della popolazione.   E per rispondere a chi teme l’islamizzazione del paese, di questi meno della metà provengono da paesi a maggioranza mussulmana, e la metà di questi (circa 400.000) dall’Albania; non propriamente terra di islamisti scatenati.

Può non sembrare molto, eppure un pericolo che rischia di determinare in buona parte il futuro dell’Italia e dell’Europa, anche se per ragioni solitamente trascurate (o addirittura negate) anche da chi più teme questo fenomeno.

1 – La principalissima ragione è che l’Italia, come tutto il resto d’Europa e del mondo, è tremendamente sovrappopolata.   Gli indicatori sono molteplici, ma qui citerò solamente l’Impronta Ecologica che, molto approssimativamente, misura quanto una data popolazione ecceda la capacità di carico del suo territorio.   L’Italia ha un’impronta pari a circa il quadruplo di ciò che sarebbe probabilmente sostenibile.  Ovviamente, non conta solo il numero delle persone, ma anche quanto queste consumano.   Non per niente, al calo del 25%  del nostro PIL pro-capite dal 2008  (dati Banca Mondiale), ha fatto riscontro un quasi equivalente calo della nostra impronta ecologica.   Una tendenza contrastata dall'aumento demografico, ma in misura limitata perché la stragrande maggioranza degli immigrati appartengono alle classi più povere che, loro malgrado, consumano meno della media nazionale.   Dovrebbe perciò essere evidente che continuare a ridurre i consumi sarà necessario (probabilmente anche inevitabile), ma che su tempi nell'ordine dei decenni non può bastare.   La decrescita dei consumi, felice o meno, potrà riportare la bilancia in equilibrio solo se accompagnata da una parallela, graduale riduzione della popolazione.   Cioè esattamente quel  1,2 – 1,5 % l’anno circa che avremmo in assenza di un’immigrazione che, viceversa mantiene la popolazione su tassi di crescita molto alti: circa il 2% annuo, anche se con fortissime fluttuazioni (dati ISTAT).   Ovviamente, 50 o 60 anni di decrescita demografica comporterebbero enormi difficoltà legate allo sbilanciamento verso l’alto della struttura demografica, ma sarebbe una crisi gestibile e prodroma di un migliore futuro.   L’alternativa, continuare a crescere, servirebbe solo a rimandare ed aggravare il problema, visto che i bambini di oggi saranno i vecchi di domani (si spera).   Finché, non sappiamo come e non sappiamo quando, sarà superato un limite oltre il quale la decrescita demografica avverrà comunque, ma in modo precipitoso ed incontrollabile.
Popolazione residente in Italia (esclusi irregolari).


2 – La seconda ragione è che attualmente l’Italia funziona come principale porta di ingresso in Europa per un flusso di persone che cercano poi di raggiungere altri paesi, soprattutto Francia, Germania, Inghilterra e paesi scandinavi.   Vale a dire che l’Italia contribuisce largamente non solo alla crescita della propria popolazione extracomunitaria, ma anche a quella dei nostri vicini.   Cosa che sta rendendo problematici i nostri rapporti con gli altri paesi europei.  Temporanee e parziali chiusure delle nostre frontiere sono già avvenute.  Se dovessero diventare definitive, il rischio di diventare un “cul di sacco” per una massa non valutabile di persone sarebbe molto elevato.

3 – Gli attuali livelli di pressione migratoria sono solo un blando assaggio di ciò che avverrà nei decenni venturi.   Con l’intera Africa e l’intero mondo islamico, dal Pakistan al Marocco, sull'orlo del collasso e forse di una grande guerra pan-islamica le prospettive sono nerissime.   Ciò che sta accadendo è solo l’inizio della deflagrazione della Bomba Demografica globale, qualcosa che non è mai accaduto prima nella storia dell’umanità e dalle conseguenze molto più tragiche di quanto non ci piaccia immaginare.   In altre parole, una vera invasione non è ancora in corso, ma è fra le prospettive possibili già nel giro di pochi anni.

4 – Il pericolo maggiore connesso con il proseguimento dell’attuale politica sull'immigrazione  è una crescita del livello di stress sociale che, prima o poi, finirà col portare partiti nazionalisti al governo di molti paesi UE.   Certo, non possiamo essere certi di cosa farebbero una volta al comando; la differenza fra ciò che si dichiara quando si è all'opposizione e ciò che si fa quando si è al governo è solitamente notevole.   Tuttavia è un’eventualità che potrebbe provocare la disintegrazione almeno parziale della delicata struttura comunitaria, lasciando parecchi paesi privi dei mezzi necessari per fronteggiare e gestire le crisi davvero gravi che sicuramente ci aspettano.    Per esempio, non penso proprio che l’Italia odierna avrebbe né la forza politica, né quella militare per trattare accordi convenienti con gli altri paesi.   Men che meno per controllare una frontiera come la nostra.


Proposte?

E’ molto rilassante essere un “signor Nessuno”, garantisce dal rischio che i propri eventuali errori vengano pagati da altri.   Forte di ciò, vorrei azzardare qualche suggerimento.

Il primo punto da mettere in conto ritengo sia recuperare un ragionevole controllo sulle frontiere interne ed esterne.  Che non significa sigillarle (non sarebbe nemmeno fattibile), bensì poter controllare l’ordine di grandezza dei flussi.   Una cosa vitale per qualunque paese che intenda continuare ad esistere, ma molto più facile da dire che da fare e, comunque, molto costosa.   Per questo, ritengo che solo un’effettiva collaborazione a livello europeo sarebbe una condizione necessaria , ancorché non sufficiente per riuscirci.   Ciò presuppone però che tutti i paesi concordino e rispettino un ragionevole compromesso fra le loro diverse posizioni; una cosa che finora nessuno ha voluto fare.

Il secondo punto  è che non sono e non saranno un problema i rifugiati.   Sono troppo pochi, sono i più motivati ad integrarsi e sono anche la categoria che pone i maggiori obblighi etici, visto che respingerli significa esporli a rischi elevati, non di rado mortali.

Il terzo è che l’accoglienza dei migranti in cerca di lavoro dovrebbe essere commisurata alla possibilità di un loro inserimento lavorativo. Certamente ci sono ancora dei margini, ma esigui ed in contrazione, vista la generale contrazione del nostro sistema economico che tende ad espellere e non ad assorbire forza lavoro.

Potrebbero sembrare banalità, ed invece sono alcuni degli scogli su cui si stanno infrangendo molte delle nostre speranze per una transizione non troppo dolorosa verso il mondo che sarà.


Cittadini stranieri regolarmente residenti al 1º gennaio
Paese di cittadinanza2005Variazione
2005-2010
(%)
2010Variazione
2010-2016
(%)
2016
 Romania248 849257887 763301 151 395
 Albania316 65947466 6840467 687
 Marocco294 94546431 5291437 485
 Cina111 71269188 35244271 330
 Ucraina93 44186174 12933230 728
 Filippine82 62550123 58434165 900
 India37 971178105 86342150 456
 Moldavia54 28895105 60035142 266
 Bangladesh35 78510773 96561118 790
 Egitto52 8655582 06434109 871
 Perù53 3786487 74718103 714
 Sri Lanka45 5726575 34336102 316
 Pakistan35 5098364 85957101 784
 Senegal53 9413572 6183598 176
 Polonia50 794108105 608-797 986
 Tunisia78 23033103 678-895 645
 Ecuador53 2206185 940287 427
 Nigeria31 6475448 6745977 264
 Macedonia58 4605992 847-2173 512
 Bulgaria15 37419946 0262658 001
Nota: le comunità sovraelencate sono quelle che superano i 50.000 residenti nel 2016 e complessivamente costituiscono oltre l'82% degli stranieri in Italia.

24 commenti:

  1. In breve, cosa vorresti dimostrare con questa paginata di numeri? Io so una cosa certa: in Italia c'è un grave problema di sovrappopolazione, particolarmente virulento nelle sue manifestazioni in alcune aree, e dare accesso a milioni di forestieri significa peggiorare quella sovrappopolazione e impedire quello spontaneo processo di riduzione numerica che diversamente si starebbe già manifestando e che nel giro di pochi decenni (con l'avviarsi verso la morte di noi figli del baby boom) permetterebbe di rimediare almeno in parte a un sacco delle grane generate proprio dall'eccesso di popolazione rispetto al territorio e alle sue caratteristiche.

    P.S. Nota l'uso del più generico lemma che m'è venuto in mente: l'onnicomprensivo forestieri, gente che viene da fuori, dove per fuori si può e si deve intendere anche la provincia accanto.

    RispondiElimina
  2. Post sostanzialmente corretto; mi permetto di aggiungere altri due elementi di riflessione, non necessariamente negativi tout court: il problema degli irregolari è particolarmente grave in Italia anche perchè pur avendo una spesa pubblica importante, essa non è ripartita in maniera nè equa nè efficiente: funziona per caste, con molti posti di lavoro pubblici che fungono da welfare improprio. Ergo il welfare per gli italiani stessi non è universalistico ed equo, per cui il paese non può tollerare che per non italiani si spenda molto di più che per i 15 milioni di italiani più poveri. Altro esempio in tal senso è quello delle cure sanitarie: le cure sanitarie avanzate dovrebbero essere garantite solo agli italiani ed ai regolari, nemmeno ai rifugiati. La'altra questione è che secondo me prima di vaticinare foschi cieli per il problema immigrazione, credo che se chi tenta la traversata sapesse che ha il 90% di possibilità di essere bloccato in Libia o cmq risbarcato sulla prima spiaggia libica, il flusso si ridurrebbe da solo come dimostrano gli ultimi due mesi. Quanto alla potenza militare italiana, nel caso arrivassero 12000 migranti al giorno, come racconta Minniti quando decise di prendere in mano la situazione, sicuro che dopo un paio di mesi,3 mesi al massimo, il 95% degli italiani sarebbe d'accordo nel vetrificare le coste libiche con le fazioni che fungono da trasportatori o che non accettassero i rimpatri.

    RispondiElimina
  3. Se non fosse che tutta la faccenda della emigrazione e immigrazione è progettata a tavolino, organizzata ed eseguita dalle "elite apolidi", con l'impiego delle risorse illimitate con cui creano e distruggono governi, iniziano e finiscono guerre, eccetera.

    O forse qualcuno qui pensa che le storielle come le "primavere arabe" siano tutti "fenomeni spontanei", che i tagliagole africani e asiatici siano capaci da soli di produrre il surplus di risorse e la tecnologia necessari a fare "guerre", anche a livello tribale e primitivo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Veramente proprio qui avevamo appreso che gli incendi nei campi di grano in ucraina e russia, causa siccità, e primavere arabe, erano strettamente correlati... L'effetto serra è il vero motore dell'immigrazione, assieme a tassi di natalità 3-4 volte oltre il giusto.

      Elimina
    2. Si l'effetto serra. Continuiamo a vivere a Peperopoli.

      La correlazione non è il clima, sono i soldoni che vengono spesi da riccastri consociati, riccastri che lo ripeto, hanno il potere di fare crollare economie, abbattere governi, finanziare guerre e guerricciole, eccetera.

      La cosa non è cominciata adesso, solo cent'anni fa il mondo era governato da due o tre imperi coloniali con le loro emanazioni. Imperi coloniali che non erano espressione di Popoli e Nazioni ma delle stesse associazioni di riccastri, dette "elite apolidi" che governano il mondo ai giorni nostri.

      L'ONU per esempio è stato concepito fino dall'inizio come strumento per facilitare la concretizzazione del "nuovo ordine mondiale" asservito agli interessi delle elite apolidi.

      Gli incendi nei campi di grano. Non i soldoni che servono per costruire e mantenere carri armati e missili, per pagare fucili e munizioni, considerato poi che per ogni combattente in prima linea servono tre addetti alla logistica nelle retrovie.

      Alla fine tutto questo discorso si fonda sulla assoluta ignoranza della Storia, sostituita dallo "istante presente" popolato da enti spersonalizzati come "effetto serra".

      Elimina
    3. Concordo grandemente con Lorenzo.

      Tiziano

      Elimina
    4. ...Ma come...Madre terra che preferisce dare alla colpa ad un manipolo di miliardari piuttosto che a generazioni di miliardi di homo reclamanti il diritto a superare del 50% il peso del biota animale complessivo del pianeta? Sinceramente il tuo nick suona cacofonicamente con le posizioni antropocentriche...Oppure potresti provare ad affibbiare a Soros la gran parte dell'effetto serra, così puoi comodamente risolvere il tuo dilemma morale.

      Elimina
    5. ""Alla fine tutto questo discorso si fonda sulla assoluta ignoranza della Storia, sostituita dallo "istante presente" popolato da enti spersonalizzati come "effetto serra".""

      Ci mancava questa perla di saggezza.

      Mah, credo che in questo blog siano certi commentatori che non si ricordano della Storia.
      Di quando, per esempio bisognava portare ,letteralmente, carrettate di marchi tedeschi per fare la spesa.
      Ma era un'altra Storia, si dirà.
      Per quanto riguarda gli "enti spersonalizzati" mi domando se un conto bancario sia uno di essi o un essere incarnato e vivente.
      Per non parlare di un derivato finanziario.
      Poi se uno percepisce la siccità, i campi di grano, l'effetto serra come cose astratte, buon per lui.

      Marco Sclarandis

      Elimina
    6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    7. @ Fra19 settembre 2017 21:25

      Credo che tu non mi puoi capire, perchè mi sembra che tu non ascolti col "cuore", ed io parlo al cuore.

      Tiziano

      Elimina
    8. @ Lorenzo19 settembre 2017 11:44

      In uno degli articoli da lei linkati (quello sul Fatto Quotidiano) si legge anche: "A causa sua (Soros) e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia".

      Quindi prima di Soros Gli USA erano un faro di libertà e democrazia? Ah beh! Allora...

      Elimina
  4. Le migrazioni di massa sono sempre stati gli eventi più cruenti, delle vere e proprie guerre con genocidio a bassa intensità via via a crescere.
    In guerra o la si subisce o si risponde con logiche via via più dure, fino a renderla esplicita.

    Qui invece, i razzisti anti, i vertici sostituzionisti, ultracapitalisti, mondialisti, sìglobal ci stanno martellando da mane a sera che dobbiamo immolarci, che i diritti loro esistono e i nostri non sono nulla, che gli ospitanti devono imparare gli stili di vita da parte di coloro che li hanno invasi.
    Siamo alla semplice inversione della storia, del buon senso, dell'etica, della giustizia.
    La senescenza e la sclerotizzazione del sistema è evidente anche dalla pulsioni sadiche che spingono i neo soviet a catechizzare gramscianamente le parti a loro inferiori nella piramide affinché diventino carne da macello, a gettarli nella violenza e nella nocenza quotidiana, ai deliri di razzismo socioindustriale di meticcimento apologizzato, progettato e calato dall'alto da questi vertici razzisti anti fondamentalisti. La società a scoppio, come la definiva Terzani, motore per il potere dei vertici e la speculazione e sfruttamente sempre più grandi, ingegnerizzati, disumani.
    No grazie.

    RispondiElimina
  5. la vera ragione che attira questi extracomunitari è la ricchezza generata dai fossili, difatti i rifugiati in cerca di salvezza sono un'inezia. La stessa chiesa cattolica ormai ha abbandonato la cura delle anime per dedicarsi a lucrose attività volte a mantenere il gettito dell'8 per mille e delle Onlus, favorendo in tutti i modi l'immigrazione. Quindi finchè ci sarà l'enorme, quasi infinita, ricchezza fossile è inutile sperare in un controllo delle frontiere, in una integrazione degli immigrati e in un loro inserimento lavorativo. Dopo saranno cavoli amari per tutti, italiani e non.

    RispondiElimina
  6. Continuando a dare più valore alla "roba"* invece che ai discendenti di Eva e Adamo, unici che potrebbero consapevolmente acccudire il serraglio dell'Eden, possiamo soltanto sperare che l'ecatombe comune finisca presto.

    D'altra parte può essere che l'HSs** sia un esperimento mal riuscito di Madre Natura, forse Padre Cosmo si era preso qualche germe teratogeno,nascosto negli anfratti della sua incommensurabile onnipotenza.
    O che Zia Gaia,ovvero Madre Terra, sia stata una maldestra balia.

    O forse, l'esperimento non è ancora compiuto, e a forza di provare e riprovare alla fine comparirà l'HR(RR).
    Homo Riabilitatus, Rinsavitus, Recuperatus.

    *Roba nel senso di Giovanni Verga, non solo in quello inteso da spacciatori e tossicodipendenti extra-para o intracomunitari.
    **HSs: Homo Sapiens sapiens.

    Marco Sclarandis.

    RispondiElimina
  7. È avvilente che nessuno di coloro che si oppongono alle migrazioni di massa citi la questione della sovrappopolazione (anzi, spesso sono tra i più natalisti), e che nessuno degli ambientalisti con più visibilità colleghi l'aumento della popolazione dovuto alla migrazione con il perseverare dei problemi ambientali.
    Secondo me la distinzione profughi/migranti economici è ingiusta e pretestuosa. Innanzitutto, se a un certo punto non c'è più posto non c'è posto per nessuno, indipendentemente dal motivo per cui bussa alla porta. Il diritto d'asilo ha senso per pochi individui: quando la richiesta di asilo diventa un fenomeno di massa, è la sua dimensione l'aspetto fondamentale. Se cinque miliardi di persone sono perseguitate o vengono da paesi in guerra cosa si fa, si lasciano entrare cinque miliardi di persone in Europa? Pensare di risolvere da soli tutti i problemi del mondo è la nuova forma di arroganza occidentale.
    Ma soprattutto, la distinzione tra migrazione economica e fuga dalle guerre non è così netta. Anche la mancanza di lavoro, quella che motiva molti dei migranti economici, non solo è atroce per chi la subisce, anche più di una guerra, ma a sua volta causa conflitti violenti. Si può soppravvivere a una guerra e morire di disoccupazione... I paesi più instabili sono quelli che hanno masse immani di giovani disoccupati, frustrati e senza prospettive, per cui imbracciare un fucile è o appare l'unico modo per ottenere reddito, status, e magari anche donne. Se la disoccupazione è tra le forze destabilizzanti che causano guerre, accogliere i migranti economici sarebbe una valvola di sfogo e più umanitario che accogliere i cosiddetti "veri rifugiati". Però non possiamo permettercelo, e non è neanche giusto dato che una delle cause della disoccupazione di massa è l'ingresso di enormi quantità di giovani nel mercato di lavoro all'improvviso. I giornali africani e asiatici lo scrivono apertamente: solo qui è tabù.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. R "Si può soppravvivere a una guerra e morire di disoccupazione..."
      Sembra il titolo di un libro. (Magari un saggio travestito da romanzo per renderlo più appetibile)

      Elimina
  8. Si tutto vero quello scritto nell'articolo, ma come spesso accade non si parla del motivo principale per il quale questi scappano da casa loro. La povertà. Non vedo molta differenza tra quelli che scappano per una guerra e quelli che scappano per la fame, visto che se rimangono in patria la fine che gli aspetta è la medesima (la muerte). E perchè questi paesi sono poveri? Perchè un continente molto ricco di risorse (forse il più ricco), è il più povero da un punto di vista economico-sociale? Ha chi fa comodo un continente di straccioni in un perenne caos politoco? Probabilmente una parte della colpa è delle nostre amate multinazionali e degli stati a cui appartengono (Elf-Francia in primis ma anche Usa, Gran Bretagna, Belgio e anche Eni che in Nigeria ne ha combinate di tutti i colori). Il neo-imperialismo occidentale e cinese che rapina le risorse dell'Africa crea povertà e guerre. Appena qualcuno vuole modificare l'assetto egemonico tra Occidente e Africa, ci mette lo zampino, la Cia, la Legione straniera, i paracadutisti begli, e i vari 007 che sovvenzionano primavere arabe, rivoluzioni colorate, guerriglieri dell'opposizione o eseguendo veri e propri assassini politici. Mattei è stato fatto fuori perchè voleva modificare le percentuali dei profitti spettanti allo stato di origine e alla compagnia estrattiva. Altri personaggi di rilievo come Sankara e Gheddafi sono stati fatti fuori perchè volevano uscire da una situazione di sudditanza che impoveriva il loro paese. Quindi la soluzione non credo sia pattugliare le frontiere, ma fare in modo che questi poveracci non abbiano più la necessità di fuggire dallo stato di origine, ci vorrebbe un pò di redistribuzione delle ricchezze e più equità sociale, un pò di sano socialismo africano. Forse la benzina il gas i cellulari i diamanti il legno ecc. ci costerano un pò di più ma almeno fermeremo questo esodo di massa.
    Per. Ind. Firenze

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo19 settembre 2017 20:24
      Bellissimo commento, concordo con te.
      Tiziano

      Elimina
  9. https://africanvoicess.wordpress.com/2015/06/29/europa-attenzione-allimmigrazione/
    Ma siamo sicuri di conoscere le vere cause dell’immigrazione? Forse la realtà è molto più complessa di come ci immaginiamo. Nel link un articolo scritto da una donna africana attivista del Congo: Yvonne Bamswekere.
    Angelo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ce la immaginiamo.
      Angelo

      Elimina
    2. https://africanvoicess.wordpress.com/2017/08/29/ritorno-in-africa-i-flussi-migratori-si-stanno-invertendo/
      Aggiungo anche questo, non perché io ne sappia granché, ma piuttosto per allargare di un poco il ventaglio dei punti di vista. Comunque a mio modesto parere, gli stranieri che delinquono andrebbero trattati con minore garantismo. Nonché rimpatriati senza tanti complimenti. Ammesso che i loro paesi d'origine li accettino (c'è anche questo piccolo problemino).
      Angelo

      Elimina
  10. l'immigrazione serve per far girare soldi. In verità tutto serve per far girare soldi. Mi chiedevo come mai costruissero capannoni nuovi accanto a vecchi vuoti in vendita ed in affitto e poi li lasciassero poco o niente utilizzati per anni. Ieri sera un dipendente mi ha detto che per la loro costruzione vengono sovvenzionati i richiedenti, che non mi meraviglierei facciano un bell'inciucio colle ditte edili. Si cementifica solo per mettersi in tasca soldi. Siamo o non siamo il paese più corrotto d'Europa? Vai, trenino, vai.

    RispondiElimina
  11. Articolo prezioso poiché ben documentato, sufficientemente equilibrato e (soprattutto) privo di "paraocchi" ideologici...

    RispondiElimina