Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 5 luglio 2017

Stagnazione italiana

Di Jacopo Simonetta.
Articolo già apparso su Crisis, what crisis? 17/05/2017

Nei giorni scorsi è apparso un ennesimo articolo sulla crisi economica italiana.   Ho scelto questo come spunto per una riflessione perché è stato pubblicato su “Econopoly”, una rubrica del Sole 24ore. Dunque su di un giornale che certamente non condivide i miei presupposti ecologici e fisici, ma che indubbiamente è molto competente sugli argomenti economici e finanziari.  Insomma, un giornale da cui mi separa un baratro a livello per-analitico, ma da cui c’è sempre da imparare.
In sintesi, l’autore dell’articolo, Alessandro Magnoli Bocchi, prospetta tre scenari possibili per il prossimo decennio:
“Scenario 1 (probabilità: 75 %) – Status quo e accettazione di fatto della leadership tedesca. In pratica, continuare sull’andazzo degli ultimi 10 anni.
Scenario 2 (15 %) – Riforma dell’Unione Europea e attuazione di riforme incisive in Italia.  Un mix di investimenti pubblici, semplificazioni burocratiche, riforme politiche, liberalizzazione economiche che dovrebbero "rilanciare la crescita".
Scenario 3 (10 %) – Uscita dall’euro. Bancarotta, ristrutturazione del debito e poi chissà?
Purtroppo, mi trovo sostanzialmente d’accordo sul fatto che questi sono i tre scenari possibili, ma aggiungerei che i primi due condurrebbero con ogni probabilità al terzo.   Dunque, in tempi magari un poco più lunghi, la bancarotta sembrerebbe una specie di fato ineluttabile.   La causa principale di si foschi presagi sarebbe, secondo l'autore, il ritardo e l’inerzia nel portare avanti sostanziali riforme liberali al sistema.
Senza nulla voler togliere all’effettivamente asfissiante inefficienza di tanta parte del nostro sistema, siamo sicuri che non ci sia dell’altro?

Volendo dare una risposta che non sarà letta, vorrei far notare a dr. Magnoli Bocchi che la crisi economica, sia pure in modo molto diverso da caso a caso, sta gradualmente interessando tutti i paesi del mondo.   Perfino la Cina che, sotto molti aspetti, svolge oggi il ruolo di “faro ideale” per la nostra classe dirigente. Un po’ come in passato lo furono l’URSS per i comunisti e gli USA per i liberali.   A mio avviso ciò significa che, al di la delle situazioni contingenti ad ogni realtà nazionale e locale, sono all’opera fattori globali afferenti, purtroppo, alla tragica realtà dei “Limiti allo Sviluppo” nei suoi vari aspetti.
Ciònondimeno, è vero che l’economia tedesca si sta dimostrando più dinamica e resiliente di quelle degli altri paesi UE e, soprattutto di quella italiana.   Un dato di fatto che meriterebbe un approfondimento.   Fra i numerosi aspetti della questione, vorrei qui attirare l’attenzione su di un argomento mai preso in considerazione quando si parla di “competitività” internazionale e, viceversa, critico; oltre che irreparabile.

La sindrome del posacenere.

Un mio vecchio amico una volta mi disse: “Vedi l’urbanistica è come un posacenere.   Se tutte le cicche sono dentro un piattino di vetro, la stanza è pulita e funzionale.  Se le stesse cicche le spargo dappertutto, l’avrò resa uno schifo impraticabile."
Chi si voglia prendere la briga di osservare su Google le foto satellitari delle periferie urbane, scoprirà una cosa sorprendente.   In alcuni paesi, ad esempio la Germania, le città sono state complessivamente costruite con un certo ordine e criterio.   Ad esempio separando la campagna, le aree industriali, quelle commerciali e quelle residenziali.   A titolo d'esempio, qui vediamo Friburgo (220.000 abitanti).

Friburgo (Germania) e dintorni
Esattamente l’opposto di quello che abbiamo fatto in Italia e, in misura ancora maggiore, in tanta parte della Spagna e della Grecia.   Per essere furbi, abbiamo fatto praticamente tutto dappertutto, creando suburbi vasti come intere provincie, dove si mescolano e si accavallano villette e capannoni, piazzali e condomini, magazzini e centri commerciali.   Mentre sul “retro della città” agonizzano i frammenti di quella che avrebbe potuto essere campagna; gradualmente invasi da baracche, depositi più o meno abusivi, piazzali e tutto l’armamentario del degrado sub-urbano.   Sempre a titolo di esempio, qui vediamo Prato (190.000 abitanti che consumano forse il quadruplo della superficie rispetto a Friburgo).
Prato e dintorni.
Certo, costruire in questo modo ha permesso ai privati di abbattere i costi di costruzione e di urbanizzazione, tanto delle casette, quanto dei capannoni e dei piazzali industriali.   Ma ora, esaurito questo effimero vantaggio, ci troviamo con una situazione ingestibile ed irreparabile.   Molto semplicemente, avere costruito così le nostre città ha delle conseguenze che si possono riassumere così:
  • Maggiori costi e minore efficienza di tutti i servizi di rete (elettricità, acqua, gas, fognature, trasporti pubblici, ecc.) al punto che spesso non sono neppure realizzabili (tipicamente le fognature e la depurazione).
  • Maggiori costi di gestione della rete idrica e maggiore rischio idrogeologico.
  • Maggiori costi e tempi di trasporto.  Sulle medesime strade si incolonnano tir, automobili, apette e ciclisti, assieme ad autobus e pedoni.   Il pericolo è costante, l’efficienza minima.
  • Maggiori costi di intervento per qualunque opera di manutenzione, integrazione o ammodernamento, sia delle reti, che di impianti, case, ecc.   Al punto che spesso si rinuncia a farli (tipicamente: aree verdi urbane, piste ciclabili, parcheggi scambiatori, ecc.).
  • Necessità di uso dell’auto privata e del camion, con le conseguenze del caso.
  • A parità di altri fattori, maggiori tassi di tutti i tipi di inquinamento e conseguenti costi diretti ed indiretti.
  • Elevato disturbo ed intralcio reciproco fra le diverse attività che si accatastano a casaccio nello stesso posto.
  • Degrado paesaggistico ed impraticabilità turistica di zone che, magari, contengono oggetti di del pregio storico od artistico delle ville lucchesi o di quelle venete.
  • Massima distruzione di suolo, soprattutto agricolo e perlopiù di eccellente qualità.   In questo modo infatti, non solo le aree artificializzate vengono rese irreversibilmente sterili, ma anche ben più vaste superfici che diventano inutilizzabili a causa della frammentazione e della difficoltà di accesso.
  • Isolamento delle residue aree agricole e naturali che perdono così buona parte della loro biodiversità e resilienza.
Nel complesso, non sarei in grado di quantificare il danno, ma in un contesto in cui i margini di guadagno sono sempre più sottili e la competizione sempre più esacerbata, credo che questo genere di costi, moltiplicati per un intero paese, abbiamo un peso rilevante.  Perché dunque nessuno ne parla?
Credo sia per due ragioni principali: La prima è che oramai non c’è più niente da fare.  Non possiamo immaginare di demolire e rifare i due terzi dell’edificato nazionale.
La seconda è che la responsabilità ricade sull’intera popolazione.  Dal privato cittadino che ha voluto farsi la villetta dove aveva ereditato un pezzetto di terra; all’industriale che per i suoi capannoni ha comprato terreno agricolo per poi farsi cambiare la destinazione d’uso. Fino al tizio che trova comodo accumulare i suoi rifiuti in un cantuccio dietro la città, invece di conferirli secondo norma.   Passando per il palazzinaro che spara le sue villette a schiera dove il terreno costa meno, ciò dove è più lontano dai servizi essenziali.
Insomma, fino agli anni ’60 il “laissez faire, laissez passer” ha funzionato.  Abbiamo fatto le stesse cose dei tedeschi e dei francesi, con costi minori.  Si sa che gli italiani sono furbi!   Ma col passare del tempo, abbiamo dovuto cominciare a fare i conti con l’oste e scoprire che chi aveva speso di più per costruire meglio si trovava poi ad avere dei costi di gestione ridotti ed una maggiore produttività.
Oh perbacco! Ma non è che per caso sul Sole 24ore si parla spesso di inefficienza e scarsa produttività?



23 commenti:

  1. ma noi sappiamo che lo status quo non lo mantiene la Merkel, ma il petrolio, o no? Intanto il Parlamento europeo ha dato il via libera agli aiuti di stato a MPS: too big, to fail. Come volevasi dimostrare. C'è ancora sufficiente petrolio. Ma la dimostrazione di questo teorema ormai la lascio ai posteri.

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  2. Vivo in un piccolo paesino di montagna in Carnia, Friuli Venezia Giulia. Nelle foto di solo qualche decennio fa, si vede che era un tipico paese di montagna, poche case e tanti pascoli, frutteti e orti. Però le fonti principali di reddito erano l'emigrazione e l'edilizia, il che mi sembra spieghi perché sono state costruite così tante enormi case, che ora fanno ombra agli orti e sono abitate in piccola parte. A occhio direi che quasi metà delle case sono vuote, ma non sono né in vendita né in affitto, perché il legame con la proprietà è molto forte. Le vecchie stalle, patrimonio edilizio inestimabile, vengono lentamente trasformate in garage o in chalet sia dai turisti che dai locali, che vogliono, oltre a casa propria, un posto tranquillo in cui ritirarsi. Altri sono tenuti fermi dai proprietari con la prospettiva di farne case più avanti. Non è possibile costruire nuove stalle; chi ne vuole una deve sperare di ereditarla o comprare le poche rimaste a prezzi esorbitanti.
    Sono qui da poco ma mi sembra che le auto stiano diventando sempre più grandi. In Friuli c'è la benzina agevolata (40 milioni dalla regione per sovvenzionarla, per via della concorrenza slovena); inoltre qui si sovvenziona il gpl come forma di riscaldamento con contributi pubblici.
    Per far girare le automobili è stata tolta la vecchia fontana del paese (non una fontanella, ma quelle grandi fontane di montagna a cui tutto il paese si riforniva).
    Le case nel centro non le vuole più nessuno; ogni tanto qualcuno ancora indica un prato e dice, senza ironia: "lì sarebbe bello fare una casa". Costruire è spesso considerato preferibile al riadattare l'esistente. Le terre più fertili e soleggiate sono ora coperte di seconde case, abitate poche settimane all'anno, e dei loro giardini. Una volta, quando si falciava, si dava il fieno agli animali e si fertilizzava il prato con il letame. Ora si toglie l'erba e la si brucia o butta via nei dirupi. Il terreno sarà sempre più povero, ma per tutti questo è preferibile all'avanzare del bosco.
    Quasi tutto il cibo viene importato, anche se moltissimi continuano la tradizione del campo e dell'orto, che però non basta a sfamare una famiglia. Vedendo quanto fieno viene buttato via, ho preso delle pecore per mangiarlo. Le persone sono molto generose nell'aiutarmi.
    Qualche mese fa ho detto che era un peccato che le vecche strade selciate in sassi fossero state asfaltate, e che i trasporti pubblici sono più efficienti dell'auto. Ancora me lo rinfacciano. Non i vecchi: i giovani. Mi dicono che io, cittadina, non posso venire qui a dettare legge.
    Scusate lo sfogo.

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    1. disse Legione a Gesù: "Uso questo corpo per far bestemmiare Iddio".

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    2. i trasporti pubblici sono più efficienti dell'auto

      Sì, dal punto di vista di chilometri/passeggero/chilowattora sono certamente più efficienti.
      Ma sono comodi, puliti, rapidi, frequenti, e vicini a casa? Permettono di portare merci al mercato, mi riportano in campagna se esco dalla pizzeria in paese alle dieci di sera?
      No, e quindi sono inefficaci per una grande parte della domanda di trasporto. E il biglietto costa caro, nonostante assorbano una quantità di contributi pubblici.

      Saluti.


      R

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    3. Che discorsi, è la domanda che è sbagliata, non la risposta!
      Se ci fosse una domanda per poter andare ogni mattina da Roma a Mosca o Parigi e tornare in serata, allora sarebbe giusto sovvenzionare un aereo privato a testa per farlo? Le nostre aspettative di trasporto sono irrealistiche e i loro costi ricadono su tutta la collettività, pianeta compreso. Non c'è motivo per continuare a soddisfarle. Il trasporto pubblico è uno dei migliori compromessi tra ragionevoli richieste di mobilità, e ambiente. L'auto privata NO.
      E comunque sì, i trasporti pubblici possono essere comodi, puliti, rapidi, frequenti, e vicini a casa. E dove non lo sono si può fare pressione sui politici per averli. In Friuli VG ogni volta che chiedevo un incontro con dirigenti o assessori sul tema dei trasporti lo ottenevo. Solo che quando vedevano che eravamo quattro gatti, e gli automobilisti milioni, non ci ascoltavano più. Ma questo non significa che gli automobilisti avessero ragione.

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    4. è la domanda che è sbagliata
      Oh! E' una posizione davvero aperta al dialogo. Quanti siete a mantenerla, quattro su milioni?.

      "non vuol dire che i milioni abbiano ragione", ochei, ma non vuol dire nemmeno che abbiano torto -se è questione di ragione o torto- non *tutto* il torto, almeno.

      Le nostre aspettative di trasporto sono irrealistiche
      Quali sono le *vostre* aspettative, esattamente, che si possa segare il trasporto privato? In questo caso "irrealistico" è la parola giusta.

      L'auto privata NO
      Ecco, questo è proprio un bel programma. Così bene argomentato, poi, prenderà certamente un sacco di voti, e otterrà l'attenzione di tutti gli Assessori.

      Saluti.


      R

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    5. @Gaia B.
      ...dai turisti che dai locali, che vogliono, oltre a casa propria, un posto tranquillo in cui ritirarsi.

      Ovvio, siamo stati così stupidi a creare o per incapacità progettuale o per avidità ambienti invivbibili per cui poi alla fine cerchiamo un luogo tranquillo dove rifugiarci.
      E siamo così tanti a desiderarlo che distruggiamo pure le poche oasi rimaste.
      Demenziale!

      P.S. dimenticavo la soluzione: fare figli per Jahvè, per Allah, per Mosè e pure per Pepè.

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  3. Salve Jacopo; negli ultimi 7-8 anni Il Pil è in media rimasto quasi stabile,anzi negativo complessivamente di 5-6 punti percentuali, ma la spesa pubblica è leggermente aumentata in valore assoluto, il debito pubblico è aumentato di circa 70 miliardi l'anno in valore assoluto e di circa 3 punti percentuali in valore relativo; nel frattempo la spesa pubblica non è stata riqualificata,cioè taglio monte stipendi erogatori dei servizi a favore della ricerca ed investimenti, anzi gli investimenti pubblici sono crollati per mantenere il monte stipendi di prima; allo stesso momento il numero dei dipendenti pubblici attivi è diminuito anche del 20% in sanità, per il famigerato blocco del turn over: il singolo stipendio ( e corrispettiva pensione degli ex medici) non è stato tagliato ma solo il eprsonale complessivo : non sarebbe stato meglio, se il servizio è pubblico, mantenere il monte stipendi invariato almeno in sanità, tutto sommato esiguo rispetto ad esempio a quello della alla scuola, ma fare "fette" più piccole per assumere il personale che serve?..Nel frattempo ricordiamo che intermediando il pubblico il 55% delle risorse circa, se volessimo sterilizzare quell'aumento annuale di 70 miliardi, dovremmo tagliare la spesa pubblica non di 70 ma di circa 120. Ergo credo che il tuo post è sbagliato nel senso che siamo già in default, anche per l'incapacità di spostare risorse all'interno della spesa pubblica dal settore dei servizi a quello della ricerca ed investimenti...Altro che dieci anni!...Abbiamo preferito far vivacchiare ancora chi campa di spesa pubblica erogando servizi alla propria persona, e mandare a quel paese tutti gli altri...Credo tuttavia che la questione migratoria, anzi come accennava Giannino ieri sera su la7 l'incapacità di garantire un reddito a 12-15 milioni di italiani pari alle risorse impiegate per i migranti da parte dello stato, potrebbe evitare di aggravare ulteriormente la situazione debitoria dello stato e finalmente una sua apertura alle caste dei "paria" di italiani da esso escluso col collasso dei rappresentanti politici al servizio dei dipendenti pubblici in servizio ed in pensione...Il default significa semplicemente non azzerare la spesa pubblica, ma riequilibrarla sulle reali possibilità di tutto il paese, e possibilmente riqualificarla ed allargarla agli esclusi, pena non un "default" ma una catena di default...Ovviamente insiste anche la questione "centro-settentrionale"...
    Quindi mi dispiace ma lo scenario 1 proposto è accaduto 15-20 anni fa, negli ultimi 9 anni anni invece abbiamo mascherato il nostro default, che per le questioni sopra dobbiamo decidere se affrontare un pezzo epr volta(catena di default) o più strutturalmente...Chiaro anche che meno si va decisi con una grossa manovra iniziale non solo fiscale ma morale e di verità (messa sul piatto della contrapposizione pubblico-privato, anzi interessi privati degli operatori e pensionati del pubblico), più si alzano le possibilità di una frantumazione fiscale dell'italia in marchesati, perchè lo stato federale sarebbe l'optimum ma deve essere fortemente voluto per non scadere in marchesati...Viva i migranti!

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    1. viva i migranti.!! Lo dice anche Boeri. Forse perchè sono meno locuste degli italiani? O perchè senza se non li accogliamo, col cavolo che ci danno le risorse per permettere a noi di fare le locuste? Di sicuro non è certo per impinguare l'INPS, come dice lui, con tutti gli italiani disoccupati che ci sono. Ha un bel coraggio a parlare, con 2 mln e mezzo di pensioni pagate a stranieri. Senza contare i costi di soldi e risorse dell'accoglienza, tanto che Hamed, il pizzaiolo marocchino della porta accanto, vorrebbe affondare tutti i barconi, perchè si rende conto che portano solo miseria e disordine.

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    2. @Fra
      ... lo stato federale sarebbe l'optimum ma deve essere fortemente voluto per non scadere in marchesati..

      La Storia insegna che quando uno Stato implode non necessariamente si frantuma in Marchesati ma può anche essere fagocitato da altri meglio organizzati, coesi e determinati nell'affermare la propria volontà di potenza e dominio.
      E magari pure col sostegno di parte dei futuri sottomessi, specie se i primi hanno l'intellligenza di integrarli e non sfruttarli.

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  4. E dopo che i buoi sono scappati, si prova a chiudere le gabbie...
    https://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=3117230

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  5. Sono d'accordo con i problemi che crea la costruzione diffusa.
    1 - Le foto sono in scala diversa e questo non aiuta la tesi che in Germania sia meglio.
    2 - Che i costi siano tali da generare un effetto misurabile tra paesi è una congettura non supportata da fatti. O addirittura siano la causa di costi di manutenzione tanto maggiori da produrre la differenza di andamento economico.
    3 - Perché la Germania va meglio? Stanno vincendo la guerra economica che portano agli altri paesi, principalmente europei, per mezzo di politiche non cooperative di svalutazione interna. Tutto reso possibile solo dall'esistenza della UE e dell'euro.
    4 - Gli scenari proposti nell'articolo non sono molto credibili. O meglio il primo sì; nel secondo non è credibile che l'UE cambi (perché la Germania che se ne approfitta non vuole e nessuno glielo può imporre) e poi se fai le riforme (che poi sarebbero quelle di Monti, risultato debito/PIL +30%, PIL meno 300 miliardi, 800k posti di lavoro persi, centinaia di miliardi di NPL e quindi banche al fallimento) la bancarotta è una certezza altro che "rilancio dell'economia"; il terzo non è affatto sicuro che fuori dall'euro e dalla UE ci sia la bancarotta, riacquistando il pieno controllo della politica economica e monetaria in teoria un governo italiano potrebbe veramente "rilanciare la crescita" ed evitare la bancarotta, ma non è una certezza. L'unica certezza è che con l'assetto attuale non è possibile nessuna crescita.

    In conclusione, se veramente i limiti sono vicini (penso di sì, questione alcuni decenni) allora l'unico futuro possibile è la guerra economica, civile, tra stati. E quindi il problema delle periferie insostenibili si risolve da se: abbandono e ruderi. Pensate a sopravvivere voi, la vostra famiglia e la vostra nazione.

    Andrea, uno che ha un buon tempo da perdere a scrivere sull'internet.

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  6. Andrea, Friburgo è in scala metà di quella di Prato,non occorre una grande immaginazione per figurarsela alla stessa scala.
    E comunque se riportate con un paio di clikc alla stessa scala, la differenza è evidente.
    Tu opponi la tua affermazione alla congettura riguardante i costi differenti di manutenzione eccetera,eccetera.
    Quali sono i fatti che confermano la tua affermazione?
    La Germania va meglio è vero.Stanno vincendo una guerra economica, grazie all'esistenza della Ue e dell'euro, ancora vero, ma appunto, quanto dureranno l'UE e l'euro?. Anni, decenni?. Vedremo.
    Passo direttamente alla tua conclusione, perchè se
    "lunica certezza è che con l'assetto attuale non è possibile nessuna crescita",come dici tu,
    mi va bene che si avveri qualsiasi scenario, tanto mi sto preparando a a subire quello peggiore.
    Andrea, la mia opinione è che i limiti,poi ti dico quali,
    altro che vicini,sono superati, ed alcuni di gran lunga.
    S'intende, superati se vogliamo illuderci di mantenere lo status quo per altre generazioni a venire.
    Mi segno la tue ultime frasi, come epitaffio su una lapide sono perfette.

    I limiti, eccoli qua.
    Percentuale di gas serra in atmosfera.
    Popolazione umana e di animali domestici per cibo e compagnia.
    Pescato.
    Riduzione di biodiversità.
    Uso di antibiotici e fitofarmaci.
    Estrazione da miniere.
    Perdita di terre coltivabili.
    Uso di acqua dolce e potabile.
    Innumerevoli inquinamenti, anche da detriti spaziali.

    Mi fermo qui per limitare il senso d'impotenza che mi assale.
    Tanto, la sua crescita non produrrebbe PIL.

    Marco Sclarandis



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    1. I costi in effetti è la parte più interessante. Mi permetto di suggerire a qualche ricercatore di provare a fare un confronto tra i costi di manutenzione di fognature, illuminazione, trasporto pubblico di città di dimensione paragonabile ma urbanistica diversa per stimare quanto conta quel fattore. Sono curioso.
      Poi per esempio sui trasporti penso esistano dei dati sui km medi di percorrenza con automobili (e altri mezzi) dei vari paesi. Lì in parte si potrebbe capire se c'è una differenza.
      Ma esisteranno di sicuro anche altri modi per fare un confronto misurabile. Solo il confronto tra PIL non va bene perché troppo disturbato da altri fattori.

      Andrea

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    2. Fa rabbia pensare che senza quegli "animali domestici per cibo", che fanno parte della lista dei limiti superati (quanti siano esattamente non si sa, in certi siti si può leggere la cifra strabiliante di 70 miliardi), molte altre voci dell'elenco rientrerebbero in parametri più sostenibili. Mi riferisco alla biodiversità, all'uso di antibiotici e fitofarmaci, perdita di terra coltivabile, uso di acqua dolce e potabile, inquinamento da rifiuti organici. Minore metano in atmosfera. Se poi lasciamo in pace anche i pesci tanto meglio.
      Ma si sa, l'industria alimentare è un colosso che impone accordi commerciali, fa e disfa, fa cause multimilionarie e in certi paesi dove si disbosca per far posto alle coltivazioni di soia è meglio non mettersi di traverso... Però se vogliamo, un punto debole ce l'ha: la totale dipendenza dai combustibili fossili. Andremo avanti così fino a che non comincerà a scarseggiare il gasolio per far funzionare i trattori o produrre i fertilizzanti diventerà troppo costoso?
      Secondo me sì. Poi vedremo.
      Angelo

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    3. @ Angelo, il petrolio è la causa o un mezzo? Se fosse causa, va bene, ma se fosse mezzo?

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    4. Mago, secondo me è già tanto se riusciamo a vedere quello che ci sta davanti al naso. Dico le cose più macroscopiche. Dio, Satana e compagnia bella, così come il bene e il male, sono concetti fuori dalla nostra portata. C'è un mistero ma è nella vita stessa. Una creatività nell'universo che si può osservare, ma non si spiega. Questo ci impone di avere rispetto per ogni forma di vita, in quanto manifestazione di questa forza creativa che potremmo considerare sacra. Basta. Io non andrei più in là. Fermiamoci qui che basta e avanza. Se il petrolio sia la causa o il mezzo non lo so. Bisognerebbe andare alla fine dei tempi e guardare indietro a come è stato il Giudizio Universale. Fantasie.
      Angelo

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    5. @Angelo
      Questo ci impone di avere rispetto per ogni forma di vita, in quanto manifestazione di questa forza creativa che potremmo considerare sacra.

      Angelo ti faccio presente che noi Umani viviamo in uno stato di esistenza dove ciascuna creatura non é bastante a se stessa. Ed é da questo fatto che nasce il Male.
      Ma é un fatto inevitabile finchè in questo stato ci rimani.
      Poi c'è l'insieme di comportamenti che se adottati dal singolo gli permettono di liberarsi da tali vincoli, ma sono l'oggetto della Religione.
      A Cesare il compito e la funzione di come gestire la Realtà di QUESTO mondo, non di filosofare.

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    6. Luigiza, non mi piace la separazione netta tra Dio e Cesare. (il solito dualismo) Secondo me bisogna fare i conti con il problema dei vincoli ma cercare di risolvere gli inevitabili compromessi nella maniera il più possibile rispettosa degli altri esseri viventi. Nella natura c'è un processo creativo ma anche uno distruttivo. Deve essere così altrimenti la vita sarebbe impossibile.
      Allora diciamo che il primo è il bene e l'altro il male? Oppure ammettiamo che questi due principi apparentemente contrapposti in realtà sono complementari?
      Angelo

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  7. "costruzione diffusa"
    Da quando abito in campagna posso fare la spesa a km0 (diretamente dal contadino)
    Posso viaggiare in bicicletta, nel Week end non ho bisogno di evadere da una prigione, spesso mi godo il giardino o mi dedico all'orto.
    La casa in campagna non ha ombreggiature di palazzi vicini e pur avendo raddoppiato i mq ho ridotto di 10 volte il consumo.

    In america dove quello che chiamate "pianificazione ordinata" è più spinta si ha una percorrenza procapite di km circa doppia di quella italiana.

    Quanto hai tedeschi (che molti ipocriti prendono come esempio) hanno un consumo procapite di risorse nettamente superiore al nostro.

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  8. Riprendo il mio commento precedente:
    Il problema è stata la crescita demografica. Non avrei avuto bisogno di occupare altro terreno se la famiglia non si fosse allargata.

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  9. Se misuriamo l'impatto dei consumi in termini di emissioni, ci sono delle sorprese. Considerando non solo le emissioni a livello locale, ma anche quelle equivalenti date dai consumi di merce prodotta altrove, gli italiani, almeno al nord, non scherzano:
    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/07/02/co2-scopri-la-mappa-regionale-europea-ne-consuma-piu/?refresh_ce=1

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  10. Credo sia per due ragioni principali: La prima è che oramai non c’è più niente da fare. Non possiamo immaginare di demolire e rifare i due terzi dell’edificato nazionale.

    E chi lo ha detto?

    Se c'e' una cosa che insegnano le crisi, specie quelle belle grosse, storiche, e' che cose che si ritenevano inimmaginabili anche solo pochi anni prima, diventano la normalita' quotidiana.

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