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sabato 8 luglio 2017

Orti sostenibili: al diavolo il carbone!!


Al G20, si continua a parlare di estrarre combustibili fossili. Noi, invece, parliamo di orti. E al diavolo il carbone!!! 


Università di Firenze, in viale Morgagni gli orti ecosostenibili. (3 Luglio 2017)
Presentati oggi gli orti ecosostenibili realizzati presso la residenza universitaria del DSU Toscana Piero Calamandrei in viale Morgagni, presenti il rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei e il presidente dell’Azienda Regionale Toscana per il Diritto allo studio – DSU Marco Moretti. L’iniziativa è nata in collaborazione con il DSU e fa parte delle attività per la sostenibilità ambientale, promosse dall’Ateneo, che coinvolgono sotto la guida del delegato del rettore Ugo Bardi, un ampio gruppo di docenti, studenti e dipendenti di Unifi. 


Gli orti, impiantati un paio di mesi fa grazie alla convenzione siglata dall’Ateneo con Vivere Verde, che ha fornito le vasche e quanto necessario per l’avvio, sono stati realizzati con il metodo “Ortobioattivo” e sono già in produzione. Una prima sperimentazione di orti ecosostenibili è stata effettuata all’interno dell’Orto Botanico del Museo di storia naturale dell’Università. Sono intervenuti, in occasione della presentazione, Andrea Battiata (Vivere Verde), Marina Clauser (Orto Botanico – Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze) e Fabio Firenzuoli (Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana). 



“Stiamo lavorando anche alla realizzazione di un Dizionario e di un Manifesto della Sostenibilità e progettando la stesura di un Bilancio di Sostenibilità dell’Università di Firenze – spiega Ugo Bardi -. Nei prossimi mesi sarà anche attivata la prima edizione del premio Ateneo Sostenibile, rivolto a studenti, aziende ed organizzazioni non profit del territorio”. Tra gli altri programmi in corso, a cura del gruppo Ateneosostenibile di Unifi, c’è anche la collaborazione alla Summer Academy del Club di Roma, che si svolgerà presso l’Università di Firenze dal 7 al 13 settembre 2017. 

13 commenti:

  1. Sarebbe molto importante fare dei calcoli statistici annuali:
    1) quante ore uomo sono state impegnate in un anno;
    2) Quanti mq sono stati usati per l'orto;
    3) Quanti kg di ortaggi ha prodotto in un anno.

    Da tali risultati si capirà se tale modello è impiegabile su larga scala.
    -----
    Semi OT:
    Il 12 Giugno 2017 è uscito il nuovo "Statistical Review of World Energy" con i dati del 2016.

    Ci sono molte informazioni interessanti su cui si potrebbe fare un articolo, per esempio:

    Nel 1988 l'Arabia Saudita comunicò che le sue riserve petrolifere erano pari a 255 Gb (Miliardi di barili di petrolio); da tale data al 2016 ne ha estratte 100 Gb; quindi sarebbe intuitivo pensare che le riserve si siano ridotte a 155 Gb, ed ivece sono rimaste pressappoco costanti per tutto il periodo.

    Della serie: è come se avessero trovato un pozzo che produce tanto petrolio quanto ne estraggono! :-D

    Chiaramente, con questi dati palesemente falsi com'è possibile fare delle previsioni corrette?
    In realtà è possibile... ma servirebbe un intero articolo.

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    1. "Da tali risultati si capirà se tale modello è impiegabile su larga scala".
      Pare proprio di sì.
      https://youtu.be/jy3Osykh4pc
      Angelo

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  2. Orto bioattivo. Già messo nei preferiti.
    Bella iniziativa, che tra l'altro ha il pregio di coinvolgere dei giovani. Il carbone lasciamolo alla Befana.
    Angelo

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  3. Sarà poi vero che (minuto 2) la Dieta di cibi naturali vegetali Previene, Blocca, Cura:

    -Cancro
    -Malattie cardiovascolari
    -Sclerosi multipla
    -Calcoli renali
    -Osteoporosi
    -Diabete
    -Artrite reumatoide
    -Obesità
    -Disfunzione erettile
    -Degenerazione maculare
    -Ipertensione
    _Acne
    -Emicrania
    -Lupus
    -Depressione
    -Morbo di Alzheimer
    -Disfunzioni cognitive
    -Dolore.

    Io non so perché ma mi sembra fuffa. Naturalmente leggendo su una rivista medica di Cancro o di Alzheimer -o quel che l'è- guariti o addirittura prevenuti grazie alla dieta vegetale mi potrei anche ricredere.

    R

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    1. http://www.msn.com/it-it/video/guarda/umberto-veronesi-luomo-e-le-sue-idee/vi-AAkpw9n
      Ti basta Umberto Veronesi in video, oppure serve proprio la rivista medica?
      Angelo

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  4. Come ai tempi degli orti di guerra, stessa situazione!
    Per chi non ha buona memoria, googlare ricerca immagini di "orti di guerra", che poi era la politica d'epoca, velleitaria allora come oggi, dell'autarchia.

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    1. I vari gruppi umani sono stati sostanzialmente autarchici per migliaia di anni, e torneranno ad esserlo, se vorranno mangiare; però sì trovo velleitario darsi da fare per risolvere il problema del cibo sotto la guida di imbonitori -e chi presenta una dieta come Prevenzione e Cura della lista di malattie elencata sopra rientra a pieno titolo nella definizione, salvo non ne legga in positivo su accreditate riviste di medicina.
      E' il solito problema di come scegliersi le Fonti di Informazione in questo guazzabuglio che è il web.

      Il video proposto da Angelo finisce all'incirca con un rutilante "l'Orto Bioattivo produce dieci volte tanto l'Orto Normale, e senza lavorare la terra! Basta con la zappa! Produce così tanto che ci si stanca di raccoglierne i prodotti!". Ottimo! Però
      ...
      lo trovo troppo bello per essere vero
      ...
      quindi non so trattenermi dal sentirmi libero di orientarmi a ritenere probabile che non sia vero; naturalmente, se ne leggessi in positivo su accreditate riviste di agronomia, non avrei difficoltà a ricredermi.

      Tali affermazioni saranno il compendio, immagino, della raccolta e dello studio di una mole di dati -tipo ore di lavoro umano, superficie occupata, ingressi ed uscite di materia e di energia, circostanze meteorologiche ... ma mi piacerebbe leggere il resoconto per esteso, chi sa chi ce l'ha?
      Da dove vengono, di cosa sono fatte, cosa contengono (e quanto costano) le bellissime ceste alla base dell'installazione?
      Come si definisce, esattamente, l'orto "Bioattivo"?
      Mi risuona tanto di Biowashball!

      Nel video appare la slide "Composizione del Terriccio Naturale", che elenca tra l'altro Farina di Roccia attivata con EM, e Preparato Biodinamico 500.
      "EM"; quelli di Masaru Emoto? "Masaru Emoto è conosciuto per i suoi esperimenti sulla presunta memoria dell'acqua [da Wikipedia]. Articoli *scientifici* positivi su attività degli EM e memoria dell'acqua, oppure è fuffa.

      "Preparato 500" è il famoso Cornoletame; dove si può leggere qualcosa di verificabile sull'attività di questa sostanza? Secondo molte fonti è fuffa.

      Se produrre il proprio cibo diventa vitale, la Dieta Vegetale di chi si avvicinerà alla terra su queste basi almeno una malattia della lista qui sopra gliela previene di sicuro: l'Obesità.

      Saluti.


      R

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    2. https://it.wikipedia.org/wiki/Libertarianismo
      Ah, che fatica, ma finalmente sono riuscito a contestualizzare i tuoi commenti. Dunque, orti di guerra....
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/orti-ma-non-di-guerra/114143/
      Boh, qui dice che “Erano un modo per portare in famiglia qualcosa da mettere sotto i denti”.
      http://guerrainfame.it/orti_di_guerra
      Qui invece: “Si tratta di un'iniziativa promossa a partire dal 1940 al fine di contrastare la grave crisi alimentare italiana che si accentua fin dall'inizio della seconda guerra mondiale”
      Poi:”Per la propaganda costituisce la reazione di un “popolo fiero, coeso e indistruttibile”.
      Mah, faccio fatica a vedere un complotto statalista dietro a tutto questo. Prima di tutto c’era la fame.
      Angelo

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    3. Renato, ho letto dell'orto bioattivo per la prima volta in questo articolo. Mi sembra strano che una Università come quella di Firenze si affidi a dei cialtroni. Anche perchè alcuni orti sono ospitati (se non ricordo male) nell'Orto Botanico di quella stessa città. Comunque, a scanso di equivoci, si può sempre fare la prova sul campo (credo non siano obbligatori i cestoni) e vedere se funziona o no. Per quanto mi riguarda, proverò, come ho già provato con altri sistemi (quasi sempre con scarsi risultati). Ho delle perplessità riguardo a come procurarsi tutti quegli strani preparati.
      Angelo

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    4. Beh, gli orti sono stati sperimentati all'orto botanico prima di proporli come orti collettivi. Sul fatto che funzionano, non ci sono dubbi, di pomodori ne fanno in quantità. Qui è descritto come funziona l'orto, mi sembrano tutte considerazioni condivisibili.

      http://www.ortobioattivo.com/#!/home2

      Non è necessario lavorare la terra, niente aratura, né zappatura: il suolo è naturalmente ricchissimo di organismi la cui attività, in seguito alle lavorazioni del suolo e quindi alla sua ossigenazione, viene alterata.

      Rigirando il terreno non facciamo altro che interrompere l’azione combinata di essudati radicali, residui organici e attività chimica di batteri, funghi e lombrichi, generando uno squilibrio nutritivo.
      L’agricoltura tradizionale rimedia a tali carenze applicando fertilizzanti e concimi di sintesi.

      L’effetto che si ottiene è solo temporaneo: le piante ne diventano dipendenti, il suolo si impoverisce progressivamente e aumenta la possibilità di sviluppo di patogeni.

      Inoltre l’agricoltura tradizionale inquina le falde acquifere con la lisciviazione dei nitrati: l’inquinamento da nitrati interessa in prevalenza le falde più superficiali o le falde contenute negli acquiferi alluvionali ed è dovuto prevalentemente a fattori di origine antropica che si verificano quando i processi auto-depurativi del terreno e i vegetali presenti non sono più in grado di smaltire o assorbire il carico dei concimi chimici immessi.

      Non si compatta il suolo: per far sì che i micro-ecosistemi presenti nel sottosuolo abbiano la giusta areazione, non bisogna compattare il terreno; in pratica, non va calpestato.

      Non si concima: la fertilizzazione avviene tramite copertura organica permanente. Ricreiamo ciò che accade in natura: avete mai sollevato le foglie cadute in un bosco? Sotto di esse la vita prolifera, la terra è scura e ricca.

      Si applica un metodo “grow biointensive” cioè una piantagione densa di piante, a diversi stadi di crescita e con diverse caratteristiche. Non se ne estirpano le radici, ma restano nel suolo e si biotriturano i residui lì dove sono. Anche le erbe spontanee hanno la loro utilità: aiutano a mantenere l’umidità del suolo (pacciamatura vivente);

      Si copre il terreno con pacciamatura attiva composta da rami di bosco frammentati, triturati. In Francia il sistema è chiamato “BRF, Bois Rameaux Fragmentés”, è un metodo di coltivazione ecologica che permette di risparmiare acqua ed energia. Le ramaglie sminuzzate arricchiscono il suolo di sostanza organica, migliorando la struttura e trattenendo l’acqua.

      L’orto non richiede quindi irrigazioni continue.


      Il terreno, una volta avviato il metodo, non ha bisogno di lavorazioni costanti per mantenerlo soffice, o di concimi chimici per fertilizzarlo.
      Il terreno migliora in breve tempo, in alcuni casi può bastare anche una stagione, mentre dove la fertilità del terreno è maggiormente compromessa, dovremo aspettare un paio di anni. Con il tempo il cippato porterà alla creazione di un buono strato di humus, ricchissimo di vita, di micro e macroorganismi, grazie all’azione dei funghi e ai processi di bio-trasformazione..


      In ogni aiuola vengono piantate specie differenti per permettere l’attività sinergica tra le piante. Le piante si associano tra specie per utilizzare nel modo migliore il loro ambiente e adattarvisi (fitosociologia). Così sappiamo che alcune specie si detestano, il fagiolo e la cipolla, per esempio, mentre altre si stimolano reciprocamente, come l’aglio e la fragola . L’associazione o può essere benefica per entrambe le specie come nel caso della carota e del porro che scacciano reciprocamente i parassiti.

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    5. "Mah, faccio fatica a vedere un complotto statalista dietro a tutto questo. Prima di tutto c’era la fame."

      Si', anche i libertarians hanno la tendenza a vedere il mondo in modo religioso e manicheo, come tutti quelli che riescono ad avere qualche visibilita' in rete, rispetto a chi cerca risposte alle sue angosce. I giornali ufficiali e l'informazione stessa sanno bene del resto che il processo di coesione del gruppo fanatico contro il capro espiatorio funziona se il capro e' semplice, chiaro e unico, dove ogni dubbio che danneggia la causa deve essere rapidamente identificato, isolato, sbertucciato ed espulso.

      Tornando agli orti di guerra, all'epoca quasi tutta la popolazione (cioe' tutta tranne quella che viveva in citta') autoproduceva le verdure: tranne che nelle grandi citta' i fruttivendoli non esistevano, e ai pochi che c'erano si servivano solo i benestanti. Vivere di autoproduzione era la normalita': ma cio' implicava anche il vivere di sussistenza.

      Quindi gli orti di guerra non sono da considerare i normali e ubiquitari orti familiari che c'erano gia', ma erano una pratica anomala promossa dal regime per tentare di aumentare in tutti i modi la produzione autoctona, in modo da risparmiare la "valuta pregiata" che doveva servire a procurare al paese e ai suoi soldati cio' che mancava, anche a causa del'escalation mondiale delle politiche protezionistico-autarchiche che seguirono la crisi del '29 e furono concausa di impoverimento generale e della seconda guerra mondiale.

      Quindi gli orti di guerra non erano solo un effetto della guerra, ne erano anche una causa (vedi l'analoga e antecedente "battaglia del grano"). http://guerrainfame.it/autarchia

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    6. Ma scusa Winston, com’è possibile che una iniziativa promossa dopo l’entrata in guerra dell’Italia sia tra le cause della guerra stessa?
      Sono davanti a un libro di storia. Qui dice: Tra il 1922 e il 1925 in campo economico Mussolini attuò il liberismo. Nel 1925, però, la situazione internazionale entrò in crisi e l’Italia ne risentì pesantemente. (salto i particolari). Per sostenere l’economia italiana, Mussolini decise quindi di abbandonare il liberismo e adottò il protezionismo, che caratterizzò poi tutta la politica economica del regime fascista dal1925 al 1943. Poi parla di tasse doganali, rivalutazione della lira, dello “Stato
      imprenditore” e infine: per evitare di indebitare lo Stato comprando cereali all’estero, fu lanciata la “battaglia del grano” che aumentò le superfici dedicate a questo tipo di coltivazione. Da qui si arriva agli orti di guerra, che probabilmente sono l’ultimo atto eclatante di questa politica economica (dettata più che altro dalla disperazione) e non sicuramente una tra le cause della guerra.
      Capisco che il protezionismo si porti dietro le guerre, almeno così dicono. Ma se uno si fa il proprio orticello e invece di produrre una rapa riesce a produrne dieci, e magari senza rompersi la schiena a vangare, cosa c’è di male? ( il discorso sul capro espiatorio è troppo oscuro per le mie capacità di comprensione)
      Angelo

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  5. Come ogni storia, la verità non sta tutta da una parte.

    Ricordo ancora una persona che parlò in TV dicendo che si sarebbe dovuto mangiare verdure 14 (quattordici!) volte al giorno!
    E' pensar male ipotizzare che aveva un interesse personale (economico!) a dire una "cavolata" (da cavolo) del genere?!

    Per quanto riguarda i terreni.
    E' chiaro che se parti da un terreno (lo prepari) al massimo del nutrimento possibile, questo produrrà in abbondanza (nei primi anni).
    Se poi raccogli i prodotti del terreno, ogni anno, e non integri le sostanze nutritive, mi pare alquanto difficile che possa andare avanti per molto tempo.
    Magari ci sono altre piante che collaborano nella produzione di sostanze nutritive... o magari, poi ti "vendono" il preparato giusto per far andare avanti l'orto.

    E' chiaro che un'alternativa all'agricoltura industriale c'è, ma come dice uno dei miei libri: "Elementi di Ecologia"; esso richiede molta più manodopera di quella industriale, e quindi, ogni ora di lavoro delle persone che ci lavorano, varrà qualche kg di ortaggi.
    Impoverimento delle persone?

    Ricordo ancora, quando mio padre mi raccontava che, dopo la guerra, con una giornata di lavoro di un bracciante, non era sufficiente neanche a comprare da mangiare a sazietà per un famiglia; difatti, c'erano gravi problemi di denutrimento tra i braccianti agricoli.

    Io inviterei a fare bene i calcoli, prima di proporre soluzioni apparentemente miracolose.

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