Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 11 giugno 2017

I primi quattro miliardi di anni di luce solare sul pianeta Terra


Questo è un articolo piuttosto lunghetto e formale che è apparso nel volume intitolato "Trasparenze ed Epifanie" edito dall'Università di Firenze quest'anno. Una cosetta interdisciplinare interessante e ambiziosa che è disponibile anche in "open access". Non so se avete voglia di leggervi questo malloppo che ho scritto, fra ere geologiche, evoluzione biologica, energia rinnovabile e rivoluzioni metaboliche. Ma contiene molti ragionamenti che  ho rimuginato negli ultimi tempi. Insomma, eccolo qua!


Di Ugo Bardi

Più di una volta, nella storia della scienza si è detto che sarebbe arrivato un giorno in cui non ci sarebbe stato più niente da scoprire e che la scienza si sarebbe dovuta limitare a lavorare sugli ultimi decimali di misure ormai ben note (Horgan 1997). Tuttavia, le rivoluzioni scientifiche continuano a succedersi, una dopo l’altra; ciascuna arrivando a oltrepassare i limiti di tutto quello che si sapeva in precedenza. Il ventesimo secolo havisto rivoluzioni come la meccanica quantistica, la relatività, l’elettronica digitale e molto di più. Ma le rivoluzioni continuano e forse l’ultima in ordine di tempo è quella che ha avuto luogo negli ultimi decenni del ventesimo secolo e che si sta ancora svolgendo nei primi decenni del ventunesimo: la comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’ecosistema del pianeta Terra. È una rivoluzione nella conoscenza ma, come tutte le rivoluzioni, ha delle conseguenze pratiche. Delle conseguenze che potrebbero portarci a trasformare completamente l’ecosfera terrestre in qualcosa mai visto nei quattro miliardi e più della sua storia.

La rivoluzione della scienza dei sistemi terrestri è una rivoluzione che non tutti hanno ancora notato, ma che parte da lontano. Ha i suoi antenati nel lavoro di Charles Darwin sull’evoluzione delle specie e, ancora prima, nel lavoro dei primi geologi, da Lyell a Buffon, che avevano cercato di interpretare il record stratigrafico della crosta terrestree di svelare come il nostro pianeta si era evoluto nella sua lunga storia.Non è stato facile; la rivoluzione della geologia è andata in parallelo con quella dell’astronomia e della cosmologia, ma più lentamente. Galileo Galilei poteva fare le sue grandi scoperte semplicemente puntando un telescopio verso il cielo. Ma non esisteva – e tuttora non esiste – l’equivalente di un telescopio per la geologia. Esistono analisi lente e meticolose del record stratigrafico che richiedono anni e anni di lavoro e che spesso sono incerte per tante ragioni. Ma, come in tanti altri campi della scienza, si va avanti.

Così, il quadro che si è gradualmente presentato ai ricercatori che cercavano di svelare la storia della terra è stata una cosa che loro stessi forse hanno trovato inaspettata. Il “record geologico” che troviamo oggi negli strati sedimentati del passato è una storia che va a balzi: la storia della terra è un po’ una scatola cinese di suddivisioni che si susseguono. Si parladi eoni, ere, periodi ed età, su scale sempre più brevi, ma sempre “geologiche”; nel senso che le suddivisioni più lunghe hanno durate dell’ordine del miliardo di anni, quelle più brevi dell’ordine del milione di anni e anche molto meno. L’esistenza di queste suddivisioni è apparsa immediatamente chiara in geologia; molto più tempo è stato necessario per capirne le ragioni.

A lungo andare, ne è venuto fuori un quadro consistente con lo sviluppo della teoria emergente dei sistemi termodinamici fuori di equilibrio. Ed è chiaro che la Terra è un sistema termodinamico di questo tipo; ovvero un sistema fuori equilibrio dominato da flussi energetici esterni. Questo tipo di sistema tende ad agire come un trasduttore di energia che disperde i potenziali energetici disponibili alla massima velocità possibile (Sharma, Annila 2007; Kaila, Annila 2008); una proprietà che possiamo anche descrivere in termini del principio detto “massima produzione di entropia”(Kleidon 2004; Martyushev, Seleznev 2006; Kleidon, Malhi, Cox 2010). Se i flussi di energia incidenti rimangono approssimativamente costanti, i sistemi fuori equilibrio tendono a raggiungere la proprietà detta “omeostasi”; ovvero una condizione in cui i parametri del sistema rimangono approssimativamente gli stessi (Kleidon 2004). Sul breve periodo, il flusso di energia che arriva dal sole è approssimativamente costante (Iqbal1983).

Ma, sul lungo periodo, non è così e l’evoluzione dei corpi stellari fa sì che l’irradiazione solare aumenti molto lentamente e gradualmente; si stima di un fattore di circa il 10% per miliardo di anni (Schroeder, Smith 2008). Ne potremmo concludere che, su scale di tempo molto inferiori al miliardo di anni, la Terra dovrebbe mantenere una condizione di omeostasi. Ma non è così; il record stratigrafico ci mostra chiaramenteche il sistema terra è stato soggetto a cambiamenti relativamente rapidi per tutto il periodo della sua esistenza.

Quello che ha creato questi cambiamenti rapidi (detti anche “puntuali”) è stato l’effetto del flusso di energia che arriva dall’interno della Terra. Questo flusso di energia è il risultato sia del calore residuo accumulato nella massa planetaria durante la sua formazione, circa quattro miliardi di anni fa, sia del decadimento radioattivo di specie fissionabili. È molto inferiore, di circa due ordini di grandezza, a quello del flusso di energia solare (Davies, Davies 2010) e il suo valore medio cambia molto lentamente su scala geologica via via che la terra si raffredda e i nuclei instabili si esauriscono (Korenaga 2008). Tuttavia, questo flusso energetico è fondamentale. La vita sulla terra non potrebbe esistere se non fosse per il fatto che il nucleo terrestre è attivo e che l’interno della terra scambia continuamente materia ed energia con la superficie.

Un primo elemento che rende così importante l’aspetto geologico nel sistema terra è la natura discontinua del flusso di energia. La crosta terrestre è in continuo cambiamento e movimento secondo i meccanismi della tettonica a zolle e il risultato è che i flussi vengono diretti in modo disomogeneo, concentrandoli per esempio in eruzioni vulcaniche o province ignee (eruzioni particolarmente massicce). Le perturbazioni e i cambiamenti dei flussi di energia geotermica sono la causa principale delle discontinuità nel record geologico. Per esempio, si sa che durante il periodo detto “Fanerozoico”, iniziato 542,0 ± 1,0 milioni di anni fa, possiamo osservare una forte correlazione fra le eruzioni basaltiche delle grandi province ignee e le estinzioni di massa che definiscono la storia della biosfera terrestre (Wignall 2001; Kidder, Worsley 2010; Bond, Wignall 2014). Il risultato di questo flusso combinato di luce solare e di energia geotermica è l’ecosfera terrestre in tutta la sua lunga storia di circa quattro miliardi di anni. L’ecosfera è una “struttura dissipativa” secondo la definizione di Prigogine (1967; 1968). Ovvero è un sistema fuori di equilibrio che immagazzina energia e informazione e che ha la caratteristica di aumentare la velocità dissipativa del sistema. In termini ben noti ai chimici, potremmo chiamare l’ecosistema terrestre come un “catalizzatore”.

L’ecosfera terrestre è formata principalmente dalla biosfera, dall’idrosfera e dall’atmosfera. Tutte queste sono strutture dissipative, continuamente in movimento per dissipare l’energia solare che arriva sulla terra. L’idrosfera lo fa con le correnti oceaniche e con la circolazione dell’acqua sui continenti. L’atmosfera lo fa con il movimento delle masse d’aria che trasportano e dissipano il calore accumulato nella troposfera. La biosfera lo fa attraverso il processo di fotosintesi che crea tutta la struttura trofica dissipativa che conosciamo come tipica di quell’immenso sistema vivente che esiste sulla superficie della terra. Questi sistemi sono strettamente legati alla geosfera. Per esempio, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera terrestre viene mantenuta approssimativamente costante per mezzo di un sistema di retroazione basato sulla lenta reazione del biossido di carbonio con i silicati della crosta terrestre, generando carbonati. Questa reazione è detta il ciclo “lungo” del carbonio per distinguerla dal ciclo “corto” che è quello della fotosintesi nella biosfera. Il ciclo lungo del carbonio tende a rimuovere il CO2 dall’atmosfera trasformandolo in carbonati. Questi carbonati vengono lentamente trasportati sul fondo marino dall’erosione idrica. Vengono poi incorporati nei gusci degli organismi marini e, alla loro morte, sedimentano sul fondo marino. Da lì, i movimenti tettonici li seppelliscono all’interno dell’“astenosfera”, la parte superiore del guscio interno detto “mantello”, quella che si trova in contatto con la parte inferiore della crosta terrestre. Nell’astenosfera, i carbonati vengono decomposti dalle alte temperaturee il CO2 ritorna nell’atmosfera attraverso le eruzioni vulcaniche.

Questo meccanismo non è soltanto un ciclo, ma un ciclo che si autoregola. Siccome la reazione del CO2 con i silicati è facilitata dalle alte temperature, il biossido di carbonio viene rimosso più rapidamente quando la temperatura dell’atmosfera è più alta. Ma il biossido di carbonio ha anche un’azione di “gas serra”, ovvero tende a intrappolare il calore solare e ad aumentare la temperatura dell’atmosfera. Quindi, più ce n’è, più rapidamente viene rimosso e il sistema si autoregola come se fosse un termostato. È il grande “termostato planetario” a cui alcuni hanno dato il nome di “Gaia”; dal nome dell’antica divinità della Terra (Kleidon 2004). È proprio questo ciclo che ha compensato il graduale incremento dell’irradiazione solare nel corso degli eoni. Senza questo ciclo, è probabile che il pianeta Terra non avrebbe potuto mantenere per così tanto tempo condizioni di temperatura compatibili con quelle della vita biologica.

Tutti i sistemi planetari in azione al giorno d’oggi sul pianeta Terra hanno una loro storia legata principalmente all’interazione fra il flusso di energia solare e quello geotermico. Nell’arco di alcuni miliardi di anni, la terra ha formato le strutture geologiche che conosciamo oggi. La crosta terrestre nella forma delle terre emerse, ovvero delle placche continentali, è il risultato della lenta accrezione di materiale che si accumula sotto l’effetto del “nastro trasportatore” oceanico generato dalle dorsali oceaniche, dove il calore geotermico si dissipa generando flussi di lava e di gas caldi. Questo fenomeno ha probabilmente creato le strutture biologiche che chiamiamo “vita organica” come risultato di fenomeni catalitici che avvengono nella vicinanza delle dorsali oceaniche (Lane 2015). La nascita della vita organica, a sua volta, ha creato il fenomeno che chiamiamo “evoluzione”, anche questo con una storia discontinua, caratterizzato da cambiamenti spesso rapidi, detti “rivoluzionari” (Szathmáry, Smith 1995; Kleidon 2004), in cui la biosfera “impara” come aumentare la velocità di dissipazione del flusso di energia solare creando strutture dissipative sempre più complesse. È stato stimato che la frazione di luce solare dissipata dagli organismi terrestri è aumentata di un fattore di circa 1000 nel corso di circa tre miliardi dianni (Lenton, Watson 2011).

Mentre la biosfera evolveva a salti – ma lentamente – nel corso degli eoni, un altro fenomeno si verificava: l’accumulo dei potenziali creati dalla luce solare all’interno di composti del carbonio immagazzinati nella crosta terrestre. È, anche questo, un meccanismo molto lento; un esempio di un fenomeno non ciclico che non si autoregola, anche se non è completamente irreversibile. Nel corso del tempo, la fotosintesi ha rimosso carbonio dall’atmosfera spaccando la molecola del biossido di carbonio e rilasciando ossigeno. L’ossigeno è una molecola molto reattiva e, per almeno un miliardo di anni (forse di più), è stato assorbito da minerali reattivi come certe forme di ossido di ferro che possono essere ulteriormente ossidate. Da notare che la forma ridotta dell’ossido di ferro è solubile negli oceani, ma quella ossidata non lo è; per cui grandi quantità di ossido di ferro si sono depositate sul fondo degli oceani a generare i “depositi di ferro a bande” osservabili ancora oggi.

Questo è un esempio interessante di come la geosfera interagisce con la biosfera in un modo praticamente irreversibile: gli ossidi di ferro sedimentati sul fondo degli oceani sono sostanzialmente stabili e non ci sono meccanismi geologici o geobiologici noti che potrebbero invertire ilprocesso (Lenton, Watson 2011). Fa eccezione l’attività umana della metallurgia del ferro che fa esattamente questo, ma su scale per il momento di modesta importanza rispetto alla scala con cui il fenomeno si è verificato nel passato. Con l’andare degli eoni, il processo di sedimentazione naturale ha fatto sì che la riserva di ferro ridotto disciolta negli oceani sia stata consumata e l’ossigeno ha cominciato ad accumularsi nell’atmosfera dando origine al “grande evento di ossigenazione” (GOE, “great oxygenation event”), avvenuto circa 2.5 Ga fa e correlato a dei cambiamenti fondamentali nella geosfera visibili al confine fra gli eoni Archeano e Proterozoico (Gargaud, Amils, Quintanilla et al. 2011).

Il fatto che l’attività biologica abbia gradualmente eliminato il CO2 dall’atmosfera liberando l’ossigeno in esso contenuto pone la domanda correlata: cosa è successo del carbonio che rimaneva? Una risposta che appare inizialmente ovvia è che questo carbonio è stato incorporato nella biosfera. Dopotutto, animali e piante contengono carbonio come uno dei loro componenti principali. Ma questa interpretazione non regge a unesame quantitativo. La quantità di carbonio nella biosfera si stima comecirca 2100 miliardi di tonnellate (Gtons) (Current Carbon Stocks). Se tutto questo carbonio dovesse reagire con l’ossigeno atmosferico consumerebbe qualcosa come 5600 Gtons di ossigeno (tenendo conto che un atomo di ossigeno pesa più di un atomo di carbonio e che un atomo di carbonio si lega a due atomi di ossigeno). Ma la massa totale di ossigenonell’atmosfera è enormemente più grande; di oltre due ordini di grandezza (Canfield 2005). E tutto questo carbonio che non è nella biosfera, doveè finito? Lo sappiamo: è stato assorbito dalla crosta terrestre mediante il processo di sedimentazione, principalmente nella forma del composto detto “kerogene”.

Il kerogene è il risultato dell’accumulo di sostanze organihe provenienti da animali morti che si accumulano sul fondo dei mario di paludi continentali in condizioni di scarsità di ossigeno (condizioni dette “anossiche”). Nel corso degli eoni, quantità enormi di kerogene si sono accumulate nella crosta terrestre, più che sufficienti a rimuovere tutto l’ossigeno dall’atmosfera se si dovessero ricombinare con l’ossigeno (Vandenbroucke, Largeau 2007). Per fortuna, il kerogene brucia molto male in aria, e gli esseri umani non lo possono usare come combustibile. Tuttavia, una parte del carbonio sedimentato esiste in forme che gliesseri umani trovano utili per i loro scopi. Nel corso di tempi geologici, il kerogene si può ulteriormente degradare sotto l’effetto di alte pressioni e temperature, generando sostanze liquide e gassose a base principalmente di carbonio e idrogeno. Queste sostanze le chiamiamo “petrolio”e “gas naturale”. Li chiamiamo anche “combustibili fossili”. Il termine è corretto dato che sono di origine lontana nel tempo (fossile) e sono in grado di ricombinarsi con l’ossigeno (combustione).

Il termine “combustibile” porta una certa risonanza di “utilità” per gli esseri umani; ma queste sostanze non sono lì per fare un favore agli esseri umani, anzi,fanno dei danni spaventosi. Va detto che anche bruciando tutti i combustibili fossili che riteniamo essere bruciabili in linea di principio (Rogner 2000), non riusciremmo a eliminare abbastanza ossigeno dall’atmosfera da renderla irrespirabile. Tuttavia, anche quantità relativamente piccole di biossido di carbonio emesse dalla combustione dei fossili sono sufficienti a generare un effetto serra molto dannoso. Al momento, siamo arrivati a una quantità di CO2 nell’atmosfera corrispondente a oltre 400 parti per milione (ppm), molto maggiore delle 270 ppm che erano la quantità tipica dell’atmosfera in tempi pre industriali. Quali effetti sull’ecosistema deriveranno da questo aumento è difficile da dire con esattezza, ma siamo abbastanza certi che saranno molto negativi per l’entità che chiamiamo“civiltà umana” (Stocker, Qin, Plattner et al. 2013).

In sostanza, quello che ha creato la nostra civiltà è stata la trasformazione della luce solare in forme di energia chimica che gli esseri umani hanno utilizzato. È stato un lungo ciclo, partito negli eoni del passato con la lenta sedimentazione di materiale organico e la sua trasformazione in combustibili fossili. Quando siamo riusciti a trovare il modo di estrarli e di bruciarli ci siamo trovati ad avere una “luce concentrata” che ci ha portati a un espansione incredibile, che dura ancora oggi. Ma che non potrà durare ancora per molto tempo. Abbiamo chiara evidenza che abbiamo profondamente intaccato le riserve di idrocarburi combustibili create da antichi fenomeni biologici. Ma anche se avessimo ancora risorse abbondanti, stiamo veramente “giocando col fuoco” a riscaldare il pianeta così come stiamo facendo. E rischiamo seriamente di bruciarci. Che cosa ci aspetta allora? Evidentemente, dobbiamo rinunciare alla luce solare concentrata nella forma di idrocarburi combustibili. Se vogliamo mantenere qualcosa che si chiama “civiltà umana” su questo pianeta dobbiamo imparare a dissipare potenziali energetici diversi. È possibile? In linea di principio, sì.

La quantità di energia dissipata dalla civiltà umana si può misurare in termini del totale della cosiddetta “energia primaria”, corrispondente oggi a circa 17 Terawatt (TW). La capacità di questa dissipazione di generare le strutture complesse che chiamiamo “civiltà” dipende dalla quantità di energia (più esattamente di energia capace di produrre lavoro, o exergia) necessaria per mantenerle in funzione della loro degradazionedefinita dalla seconda legge della termodinamica. In pratica, questo dipende da alcuni parametri. Uno è l’energia netta (Odum 1973) definita come l’exergia generata dalla trasformazione di uno stock di energia inun altro stock. Un altro è il “ritorno energetico” (EROEI) (Hall, Cleveland, Kaufmann 1986). L’EROEI si definisce come il rapporto fra l’exergia generata da una struttura dissipativa e l’energia necessaria per crearee mantenere questa struttura. I combustibili fossili hanno potuto crearela civiltà umana dato che avevano delle EROEI dell’ordine di almeno 30 (Hall, Lambert, Balogh 2014). Se vogliamo fare a meno dei combustibili fossili, dobbiamo pensare ad altri modi per ottenere strutture dissipative complesse partendo dall’energia solare che, come detto prima, è molto abbondante con un flusso stimato come circa almeno 87.000 TW (Tsao,Lewis, Crabtree 2006).

Questo è possibile, tuttavia, soltanto se i metodi di trasduzione sono altrettanto efficienti di quelli usati per i combustibili fossili in termini di EROEI. Su questo punto, possiamo dire che tuttigli studi recenti che hanno esaminato la tecnologia fotovoltaica trovano valori dell’EROEI molto più grandi di 1 (Rydh, Sandén 2005; Richards,Watt 2007; Blankenship, Tiede, Barber et al. 2011; Chu 2011; Bekkelund 2013; Weißbach, Ruprecht, Huke et al. 2013) anche se alcuni studi riportano valori più bassi della media (Prieto, Hall 2011). Nella maggioranza dei casi, l’EROEI della tecnologia fotovoltaica sembra essere più basso di quello dei combustibili fossili anche se, in alcuni casi, viene descritto come più alto (Raugei, FullanaiPalmer, Fthenakis 2012). Valori anche più grandi sono riportati per impianti solari a concentrazione (CSP) (Montgomery 2009; Chu 2011) e per l’energia eolica (Kubiszewski, Cleveland,Endres 2010). La sostenibilità a lungo termine di queste tecnologie dipende dalla loro evoluzione, ma sembra che le tecnologie correnti non abbiano bisogno in modo critico di minerali rari e esauribili (García Olivares, Ballabrera, Poy, García, Ladona et al. 2012).

Esistono molte stime sulla massima quantità di energia che si potrebbe produrre mediante le moderne tecnologie rinnovabili. Il “potenziale tecnico” per l’energia solare da sola negli Stati Uniti è stimato a circa 150 TW (Lopez, Roberts, Heimiller et al. 2012). Secondo i calcoli (Liu, Yu,Liu et al. 2009), 1/5 dell’area del deserto del Sahara (2 milioni di kmq) potrebbe generare circa 50 TW. Sommando frazioni simili per i vari deserti, l’energia fotovoltaica potrebbe generare qualcosa come 50-60 TW, o anche di più, senza impattare sull’agricoltura umana. Sistemi eolici potrebbero generare quantità minori, ma dello stesso ordine di grandezzadell’energia primaria generata oggi (Miller, Gans, Kleidon 2011; Castro, Mediavilla, Miguel et al. 2011; Jacobson, Archer 2012). Chiaramente, il potenziale produttivo dell’energia rinnovabile in forma di vento ed energia solare diretta è enorme. Da questi dati, possiamo concludere che la dissipazione diretta dell’energia solare per mezzo di dispositivi a stato solido potrebbe rivoluzionare l’ecosistema in modo anche maggiore di quanto lo abbia fatto l’energia solare immagazzinata in composti del carbonio. L’uso di queste tecnologie potrebbe rappresentare una nuova “rivoluzione metabolica” nello stesso senso di quelle biologiche del remoto passato della terra (Szathmáry, Smith 1995; Lenton, Watson 2011). Se dovesse realizzarsial suo massimo potenziale, potrebbe rappresentare un cambiamento così radicale dell’ecosistema da meritare di essere definita come l’inizio di unanuova era geologica. Il nome di “Stereocene” (l’età dei sistemi a stato solido) potrebbe essere adatto.



Riferimenti bibliografici

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68 commenti:

  1. Articolo molto bello.
    Grazie Professor Bardi.
    Io non ho capito tutto.
    Cerco di capire il senso.
    Il senso, credo di averlo capito.
    .----
    Aggiungo una mia considerazione :
    dal momento che abbiamo iniziato ad asservire tanta energia per i nostri scopi, abbiamo imboccato la strada per la distruzione delle forme di vita complessa sul pianeta Terra.
    La mia immaginazione mi mostra tempi cupi.
    La mia accettazione, di essere nato come essere umano, civilizzato, è pari alla mia tristezza nel vedere che stiamo distruggendo un meraviglioso pianeta, la Terra, a causa dell'uso errato del nostro cervello.
    Avete perso di vista la verità profonda.
    Consumare quantità abnormi di energia è sbagliato.
    Che siano prodotte da fonti fossili, o dalle cosiddette fonti rinnovabili.
    .----
    Due anni fa mia moglie ed io abbiamo fatto installare 3,9 KW di pannelli fotovoltaici sul tetto.
    Ma non è così che dobbiamo fare.
    .----
    Dobbiamo farci umili, e ridimensionare le nostre pretese.

    Gianni Tiziano
    Gianni Tiziano

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    1. l'umiltà è una virtù morale, contraria al vizio peggiore, la superbia. Che però, è sempre operante nell'uomo, perchè derivante dalla materialità o io-inconscio. Il "bruto" dantesco. Non è perciò così immediato essere umili, perchè è immediato essere superbi. Soluzioni a livello umano, penso, non esistano. Abbandonarsi alla superbia e agli altri vizi, come consigliato ormai dalla psicologia e comodamente adottato anche dalle religioni, può rivelarsi il comportamento peggiore, perchè apre la porta a tutte le depravazioni, come la droga o il suicidio. Se uno crede, può chiedere l'aiuto di Dio e Dio aiuta, ma poi deve fare i conti con le masse di locuste indiavolate e obnubilate dai vizi, che, come dici tu, col cavolo che vogliono ridimensionare le proprie pretese.

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    2. Credo che abbiamo di fronte a noi due entità :
      - l'individuo
      - l'organizzazione sociale in cui nasce, vive e cresce.
      .----
      Nella piccola società naturale, che vive a stretto contatto con la natura, completamente autosufficiente, con pochissima tecnologia, vivono circa 40 esseri umani (domme e uomini).
      Questa piccola società necessariamente riconosce di dipendere dalla natura, per la sua esistenza, che si svolge cacciando, raccogliendo e riposando.
      Qui, qualunque atto di superbia da parte dell'individuo, viene deriso e disprezzato. Qui, la superbia muore già nel momento in cui è nata.
      Tutti sono umili, sia fra di loro, sia nei confronti del resto della natura.
      .----
      Nella nostra società civilizzata, l'individuo viene incoraggiato a competere, viene esaltato se vince. La superbia trova un terreno fertile per crescere.
      La superbia si manifesta anche nei confronti di altre culture, considerate arretrate.
      Qui, gli umili convivono con i superbi.
      Questi ultimi sono più predisposti a comandare.
      Questo tipo di società, induce a distruggere la giustizia sociale e la natura.

      Tiziano

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    3. mi diceva una mia cugina psicologa, che gli antropologi nel secolo scorso avevano riscontrato nelle ultime tribù lontane dalla civiltà della giungla della Guinea a nord dell'Australia le stesse lotte intestine per il potere tra i componenti e i dissidi familiari, che talvolta portavano alla rottura dell'unione come nella nostra società. Un pò come nei gorilla, ma la grande differenza con noi era che questi problemi venivano accantonati completamente e totalmente dal fatto che la vita della tribù era comunitaria, così le acredini personali, comunque molto più rare che da noi, si stemperavano nelle necessità di sopravvivenza (se si caccia tutti insieme e d'accordo è più facile avere successo, così come quando ci assalgono tribù ostili) e la coppia scoppiata si risolveva nello smantellamento della capanna con la donna che tornava nel gruppo delle donne, l'uomo nel gruppo degli uomini, gli eventuali figli non erano un problema insormontabile come da noi, perchè i bambini della tribù stavano tutti insieme, felici e contenti ed erano considerati un pò figli di tutti. L'arma vincente per una vita felice era dunque la semplicità, impossibile da noi perchè la nostra è ormai una società troppo complessa. Come si diceva: "Hai voluto la bici, ora pedala".

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    4. Proprio così Mago, proprio così.
      Tua cugina psicologa ti ha detto giusto, e tu hai capito giusto.
      Complimenti a tutti due.

      Tiziano

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Segnalo questo articolo in cui si scopre che la "tragedy of the commons" non è seriamente vera persino in assenza di un coordinamento centrale. non è rilevante a questo articolo in particolare ma certamente all'argomento del blog.
    https://www.sciencedaily.com/releases/2017/06/170609133807.htm

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    1. Interessante, grazie. E' un argomento sul quale stiamo lavorando. E possiamo dimostrare che la "tragedia dei commons" si verifica, eccome se si verifica!!! Modelli e dati lo dimostrano. Pubblicheremo quanto prima

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    2. certo non dicevo che non si verifica. Anzi penso che in un sistema capitalistico liberistico come quello occidentale sia alquanto inevitabile in assenza di regole molto forti e fatte rispettare centralmente con la massima severitá e inflessibilita. Temo che poi il sistema sia instabile ed oscillante: ecco i cicli della nostra civiltà boom-repubblica apice-impero bust-caos interregno-localismo medioevale. Sarebbe interessante un'analisi agli autovalori del sistema-civiltà .. trovando magari dei poli complessi.
      Questo non significa pero che giocando con altre regole il sistema non possa divenire relativamente stabile e dinamicamente stazionario anche senza supervisione come nell'esempio di questo articolo, che per questo ritengo molto interessante

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    3. ah aggiungo: il "seriamente" nel mio post va corretto in "necessariamente". un typo dovuto al riconoscitore vocale

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    4. A lungo termine, infatti, le oscillazioni si smorzano e il sistema si stabilizza. Credo che sia il caso del sistema descritto nell'articolo di "Science" che citi.

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    5. normalmente è vero. Ma se in un sistema retroazionato si aumenta il "guadagno" del loop di controllo.. ovvero se si irrigidisce il controllo si trova che il sistema diventa inizialmente più responsivo, ovvero segue gli input di controllo più fedelmente. Oltre una certa soglia invece il sistema entra in auto-oscillazione e non è più nè stabile nè controllabile.
      La reazione naturale di un governo che vede la società avvicinarsi ad una instabilità di qualche tipo è di irrigidire i controlli.. e forse è proprio questo a mandare il tutto in instabilità ad un certo momento.

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    6. Esiste tutta la teoria del "controllo ottimo" risultante nel filtro di Wiener, filtro di Kalman.. che tratta proprio di come controllare un sistema avente elementi non misurabili direttamente senza farlo oscillare e minimizzando l'errore di risposta del sistema rispetto al controllo. Condizione indispensabile è che il sistema controllato sia statisticamente stazionario.. ovvero che non cambi il proprio funzionamento in modo fondamentale (e li si entra nel controllo ottimo non lineare non stazionario.. hmm)

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    7. sottolineo che 1- quanto scrivo è ben lontano dal concetto di "invisible hand" ovvero dell'assenza del controllo sul sistema finanziario, i cui risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti.

      2- invece sostengo che il "dirupo di seneca"potrebbe anche essere il risultato di governi, che tentando di controllare le variazioni di disponibilita delle risorse, mandano il sistema in instabilità. Si dimostra che le oscillazioni in un sistema lineare in instabilità crescono esponenzialmente facendo prestissimo entrare il sistema eri "normali" e quindi in situazione ancora peggiore.

      Il dirupo di seneca può anche essere questo, una legge di controllo sbagliata: può avvenire secondo me anche in assenza di esaurimento di risorse ma come risultato di colpi di timone sbagliati che fanno scuffiare la barca.

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    8. http://www.rinnovabili.it/ambiente/riscaldamento-globale-trilioni-333/
      Tenere il riscaldamento globale sotto i 2° C costerebbe 8 trilioni di dollari.
      Riuscirà la barca a tenersi a galla, tenendo conto,tra l'altro,che nessuno Stato (Italia compresa)rinuncia a spendere cifre assurde in armamenti?
      Angelo

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  4. Gianni Tiziano, il fatto di aumentare costantemente le nostre pretese potrebbe essere proprio il carattere distintivo della nostra specie.
    E potrebbe essere che solo in questo ultimo secolo, abbiamo cominciato ad accorgercipienamente di quanto fondamentale sia questo carattere.

    Ora sappiamo per certo che lasciare a questo carattere di prendere il sopravvento su altre caratteristiche della nostra natura, provocherebbe la nostra estinzione, e pure a breve termine, anche in rapporto alla durata della nostra vita.
    Allora, o intrinsecamente la nostra coscienza non ci permette di contenere lo spasmodico desiderio d'illimitatezza, di cui siamo imbevuti fin dalle nostre origini, e allora la fine ,come per tutte le cose, è prossima anche per noi, oppure questo è veramente un secolo in cui una sola generazione potrebbe innescare un cambiamento che sarebbe forse più unico che raro per la nostra specie, e di riflesso per tutte le altre.

    Chi di tutte le specie viventi passate e presenti sulla Terra, ha mai saputo della vastità dell'Universo?
    E che la vita in esso, se fosse limitata alla Terra, sarebbe la cosa più assurda ed incredibile da dover accettare?
    Se così fosse, a maggior ragione ci sentiremmo come dei, ma onnipotenti,forse, solo nella distruzione.
    Ma, davvero siamo così impotenti nella scelta fra distruzioni sempre più vaste e la creazione di un mondo integrato con quello dal quale siamo nati migliaia di secoli fa?
    Io credo di no.
    Anzi il solo poter pensare che in altri mondi di questo Universo, altri a noi simili abbiano fallito ed altri avuto successo in circostanze simili alle attuali nostre, mi fa scegliere di tentare per la creazione invece che per la distruzione.

    Un saluto

    Marco Sclarandis

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    1. creare sarà difficile se non impossibile. Magari costruire, aggiustare. La superbietta esce sempre fuori.

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    2. Siamo tutti dannati, Mago, tant'è che un neonato lo chiamiamo
      "la creatura".
      O, forse, accettare che è difficile disfarsi del tutto della superbia non è invece un atto di umiltà?
      Capace di suscitare infinita Divina misericordia?

      Marco Sclarandis

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    3. l'anno della misericordia è finito nel 2016. Ma, grazie a Dio, dura fintanto che c'è il mondo e le teste di minchia di umani sopra. Un atto di umiltà sarebbe non proprio accettare che è difficile disfarsi del tutto della superbia, ma accettare che ciò è impossibile per noi teste di minchia, che invece si credono capaci di farlo da sole. L'atto di infinita Divina Misericordia c'è già stato 2000 anni fa.

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    4. Marco, c'è il pessimismo, l'ottimismo e il realismo.
      A me piace essere realista.
      .----
      L'indottrinamento di cui siamo imbevuti fin dalla più tenera età, ci fa credere che siamo i padroni del mondo.
      Che possiamo bruciare energia a più non posso.
      Solo noi facciamo questo.
      Le altre specie viventi sono umili, collaborano per una gestione condivisa del pianeta Terra.
      Se non torniamo a vivere terra terra, come tutte le altre specie viventi, faremo morire gran parte del pianeta Terra.
      .----
      Forse a te ed altri piace conoscere scientificamente come funziona l'universo.
      A me non importa proprio.
      Mi piace ascoltare il canto dei grilli, osservare le fasi della luna, sentire i raggi del sole sulla pelle, la brezza dell'aria, la terra sotto i piedi, vedere il volo delle farfalle.
      Mi accontento.
      Come si accontentano gli uomini naturali, che vivono in piccole società non-civilizzate.
      Sono gli esseri umani più degni di esistere.

      Tiziano

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    5. “Ormai, anche gli antropologi culturali sono disposti a riconoscere che la cultura non è un fatto esclusivamente umano. Esempi di cultura (tradizioni, costumi socialmente acquisiti o appresi) sono infatti rinvenibili in diverse specie animali”.
      “La cultura è una possibilità zoologica, di cui l’uomo si è certamente impadronito e avvalso, e che è tuttavia preesistente all’uomo stesso”
      “Natura e cultura” Francesco Remotti. Alfabeto Treccani.
      In fondo l’uomo non è che una scimmia un po' più evoluta.
      Non diamoci troppa importanza.
      Angelo

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    6. Gianni Tiziano,
      queste tue due frasi conclusive,
      "Come si accontentano gli uomini naturali, che vivono in piccole società non-civilizzate.
      Sono gli esseri umani più degni di esistere."
      implicano che i novantanove centesimi di tutta l'umanità, passata e presente sia meno degna di vivere del rimanente.
      Sorvolo sul fatto che credo fermamente che quelli che tu ritieni essere uomini naturali, etc. etc.,non furono, non siano stati, e non siano per niente così spontaneamente e naturalmente angelici come tu te li immagini.
      Quello che però non capisco è come tu(posso darti del tu?)accetti di adoperare molti frutti della conoscenza scientifica dell'universo macroscopico e microscopico e dire tranquillamente di questa conoscenza non te ne importi proprio, perchè ti accontenti.
      Voglio essere amichevolmente ironico ma mi pare che il tuo atteggiamento ricordi quello del tizio che vorrebbe la botte piena, la moglie ubriaca, l'uva nella vigna e pure procrastinare sempre il saldo del conto dovuto all'oste.
      Non pretendo una risposta, ma se la darai la leggerò con attenzione.
      Marco Sclarandis

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    7. Marco,
      sono felice di ricevere del tu, e mi piace dare del tu.
      Ti rispondo molto volentieri.
      Si, gran parte dell'umanità attualmente esistente, ha dei comportamenti assurdi, che stanno distruggendo gli ecosistemi del pianeta Terra.
      Compreso io me stesso.
      Compreso io.
      Compreso io.
      Compreso io.
      .----
      Mi metto nei panni degli animali e delle piante, che guardano questo nuovo tipo di esseri umani che arrivano coi bulldozer, enormi motoseghe e …. tagliano tutto ! Bruciano tutto ! Spianano tutto ! Avvelenano tutto !
      Interrompono il flusso di fiumi e torrenti, sversano composti chimici tossici sui suoli e nelle acque, innalzano muri e recinzioni invalicabili, riempiono di rifiuti le valli.
      I pesci muoiono perchè mangiano microframmenti di plastica, i pescecani vengono pescati, amputati delle pinne e rigettati a mare ancora vivi ma senza più la possibilità di nuotare.
      .----
      Non sono gli esseri umani con cui hanno convissuto per centinaia di migliaia di anni.
      Sono di un nuovo tipo.
      Sono esseri umani “civilizzati”.
      Sfrattano gli esseri umani naturali, che hanno convissuto con loro in modo paritario fino a poche ore fa. Uccidono i loro leader.
      .----
      Io sono nato nella civiltà.
      Mi hanno insegnato che gli aerei, le automobili, la moda, la politica, la letteratura, la musica, la scienza e la tecnologia, la religione, il lavoro a otto ore dal lunedì al venerdì, l'agricoltura, l'allevamento degli animali, sono buona cosa.
      Col tempo, ho cambiato idea.
      Ora non lo penso più.
      .----
      Ho de-civilizzato il mio pensiero, e vivo la vita di un essere umano “civilizzato”, di tutte quelle cose che avvelenano il pianeta Terra.
      Perchè non mollo tutto ?
      Perchè onoro il mio matrimonio, mia moglie è adesso disabile cento per cento in situazione di gravità.
      Io le voglio stare accanto, aiutarla.
      .----
      Abbiamo la fortuna di abitare vicino al bosco selvatico.
      Apro la finestra e sento i grilli cantare, fiori spontanei e piante spontanee meravigliose allietano la vista, le farfalle sono meravigliose, vedo falchi, poiane, e via di seguito così.
      La natura è meravigliosa.
      .----
      Un giorno morirò. Non ho paura della morte. Ho sessanta anni. Ritornerò in braccio a chi amo tanto, la natura.
      Mi sento indegno, a vivere in questo modo distruttivo che stò vivendo.

      Tiziano

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    8. Gianni, l'uomo civilizzato è un figlio della Natura.
      O se no, di chi?
      Perchè la Natura ha generato un figlio del genere?
      Cio' che io ho sempre visto della Natura è che sa essere tanto terribile quanto meravigliosa.
      E per me la civiltà mostra ancora più esemplarmente la sovrumana potenza della Natura.
      Tu attribuisci alla civilizzazione delle responsabilità che io invece attribuisco alla intima natura umana.
      Un essere umano civilizzato sa quanto puo diventare distruttivo e quindi ha l'onere e l'onore di scegliere se adoperare questa sua tremenda libertà.
      Gl'Indiani d'America, avrebbero anch'essi darsi ad immani distruzioni, ma non l'hanno fatto.
      Ma non credo che fossero intimamente diversi da tutti gli altri.
      Quello che ci converrebbe fare, per noi umani, più o meno civilizzati è di decidere che cosa fare di noi.
      Chè, la Natura, possiede un intero cosmo profondo miliardi di anni luce per generare mondi e distruggerli, a suo insindacabile ed inopponibile giudizio.
      Anch'io resto incantato dalle grida giulive,suppongo, delle rondini, ma l'incanto aumenta appena mi viene da chiedermi come facciano ad acchiappare i moscerini al volo.
      E se questa domanda è una domanda da umano civilizzato, mi rassegno alla condanna prevista per il reato anzi crimine annesso ed implicato.
      Se la Natura ha coscienza di sè, e di certo è così, credo che stia attendendo che questo suo figlio degenerato riaquisti il senno.
      Ed è ciò che credo stia accadendo nonostante innumerevoli prove contrarie.
      Se non credessi questo, pur avendo terrore per la morte adopererei tutto il coraggio che possiedo per darmela.
      E mettere fine ad una recita su un palco che è diventato un albergo degli orrori.
      Ma le grida delle rondini affamate ma giulive, mi dissuade dal contemplare il greto del torrente in fondo al dirupo.

      Marco

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    9. Piccole correzioni (può) (potuto darsi) (riacquisti)

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    10. Il pensiero degli Indiani d'America è molto differente da quello dei Bianchi.
      Qui riporto il primo che mi viene in mente (ve ne sono migliaia) : è di Smohalla (Sognatore) (c. 1815 - 1895)

      “I miei giovani non dovranno mai lavorare.

      Gli uomini che lavorano non sono in grado di sognare, e la saggezza ci viene dai sogni.

      Mi chiedete di arare il terreno: dovrei quindi armarmi di un coltello e lacerare il petto di mia madre? Poi, quando morirò, ella non mi accoglierà nel suo seno a riposare.

      Mi chiedete di scavare per estrarre le pietre: dovrei forse scavare sotto la sua pelle per cavarne le ossa? Poi, quando morirò, non potrò entrare nel suo corpo per rinascere.

      Mi chiedete di falciare l’erba per fare fieno da vendere per arricchirmi come i bianchi: ma come potrei mai osare di tagliare i capelli a mia madre?”

      Erano / Sono un popolo saggio.
      Noi, no.

      Tiziano

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    11. @Tiziano: "Erano / Sono un popolo saggio."

      Io direi: Erano / sono un popolo scansa-fatiche!

      @"... come potrei mai osare di tagliare i capelli a mia madre?”

      Certo! Perché tua madre non si taglia i capelli da quando è nata, e se lo facesse rischierebbe per caso di morire?!

      @"Mi chiedete di arare il terreno"

      No! Non lo fare, e se per caso quell'abbondanza di risorse, per colpa di una siccità, finisse; sarai contento di vedere i tuoi figli morire di fame, piuttosto che metterti a lavorare!
      Certo, voi avete rispetto per la Natura, ma non avete rispetto per i vostri figli! E se ne nasce uno in più del previsto, non vi fate problemi ad ucciderlo alla nascita o a sacrificarlo a qualche Dio che vi inventate, visto quanto siete ignoranti!

      Ripeto, non avete rispetto per i vostri figli e contro gli imprevisti della vita (malattie e siccità) siete inermi. Soccombete come foglie al vento!

      No, grazie!
      Preferisco vivere come un cattivo uomo pallido,
      che si alza la mattina e va a lavorare,
      per garantire un futuro migliore ai propri figli;
      tu se vuoi resta pure seduto a non fare niente e a fantasticare/sognare cose che, gli uomini che lavorano e sono di buona volontà, forse realizzeranno!

      E sarebbero questi i popoli saggi da invidiare?!

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  5. R "Ma le rivoluzioni continuano e, forse l’ultima in ordine di tempo è quella che ha avuto luogo negli ultimi decenni del ventesimo secolo e che si sta ancora svolgendo nei primi decenni del ventunesimo: la comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’ecosistema del pianeta Terra." Concordo; grazie del pdf open source; ho letto con cupidigia il primo capitolo...Quanto a Darwin, credo che Ernst Haeckel fosse molto più avanti avendo scritto che l'ontogenesi ricapitola la filogenesi.

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  6. Aggiungo solo che dal punto di vista filosofico mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse evidenziato la dicotomia luce/sole/deserto/monoteismo opposta ad ombra/bosco/politeismo/vitalismo/Gaia...La luce senza acqua sterilizza. I monoteismi, religioni del resentissement, propugnano la moltiplicazione umana e l'espansione del deserto, vedi effetto serra dei giorni nostri. Ernst Renan oltre un secolo fa propugnò la famosa associazione monoteismo-religione del deserto.

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  7. Scusi ancora prof; ho letto il suo contributo sul tema luce; alla fine accenna alla possibilità di sfruttare i deserti come aree per i sistemi fotovoltaici senza impattare le aree agricole: volevo solo far notare che recentemente molte foreste sono state tagliate per sfruttamento agricolo temporaneo di qualche lustro al massimo, dopo di che rimane steppa semi-desertica e poco produttiva, vedi foresta amazzonica e madagascar ad esempio...L'ipotesi di gaia suggerisce una visione olistica: non vedo molti pannelli fotovoltaici fra cento anni senza politiche di permacoltura e riduzione delle are agricole totali a favore della foresta e riduzioni attiva e non subite della popolazione umana complessiva...O vogliamo illuderci di creare meccanismi di cattura e sequestro co2 più efficienti del bosco?

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  8. Segnalo il seguente articolo. Purtroppo temo che non siamo troppo lontani dal creare una nuova esplosione, visto che appena più a nord hanno scoperto una vasta area di pingo pronti a esplodere.
    http://science.sciencemag.org/content/356/6341/948/tab-pdf

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  9. Al solito, davanti a un problema che si presenta, ci sono quelli che:

    1) rimpiangono i tempi passati, però non avendoli mai vissuti!
    Pensano solo ai pochi lati positivi che immaginano e non si rendono conto degli immensi lati negativi (si moriva con niente, difatti, pur facendo tanti figli, la popolazione umane non cresceva di molto).
    Della società attuale guardano solo i lati negativi, ma se stanno male di salute, cercano i migliori dottori e le migliori strutture per farsi curare (strutture che consumano ingenti risorse).

    2) Altri sperano di cambiare la natura umana, pensando che la società capitalistica è la fonte del male, specialmente con la competizione che genera.
    Scordandosi però, che erano le società comuniste che avevano meno rispetto dell'ambiente. La competizione fa emergere i migliori o le migliori idee.

    Cosa ci riserva il futuro?

    Sicuramente il futuro sarà diverso di come ce lo siamo immaginati. E' successo così in passato e così sarà sempre.
    Basta una scoperta scientifica o una calamità naturale, per cambiare radicalmente le prospettive future.

    Gli uomini hanno grandi pregi e tanto talento.
    Molti di noi guardano il cielo stellato guardando la magnificenza dell'Universo.
    Siamo la prima specie vivente che conosciamo ad essere riuscita a uscire dal nostro pianeta.

    Se molti pensano che siamo anche la rovina di questo pianeta; io ricordo loro, che già ci sono state 5 estinzioni di massa su questo pianeta e nessuna di esse è stata causata dall'uomo!
    Quindi, la Natura e il Fato, sono molto più distruttivi di quello che potrebbe fare l'uomo!

    Cerchiamo di essere più orgogliosi delle nostre qualità!

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    1. io cerco di dire che 1-continuando così non c'è futuro 2- possiamo guardare il cielo quanto vuoi ma se non ci si riesce a vivere è inutile 3-aver ricevuto in eredità un pianeta per distruggerlo invece di farne tesoro non parla bene delle nostre qualità. Sì ci sono state estinzioni in passato ma questa è colpa nostra 4-la competizione non fa vincere i migliori, ma i più competitivi: in competizione come in guerra si duplicano investimenti e si bruciano risorse inutilmente per arrivare per primi e per schiacciare l'avversario. Costoso, inutile ed insostenibile.

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    2. Bella la considerazione sulla competizione, che ben si accorda anche con l'applicazione della termodinamica ai sistemi evolutivi.
      Migliore e peggiore sono concetti relativi

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  10. Io credo di capire quello che prova Gianni Tiziano, e condivido molti dei suoi pensieri, al netto di tutte le possibili idealizzazioni sui tempi passati e/o sulle culture non "civilizzate".
    Basta leggere qualche poesia, lettera, canzone, preghiera, per esempio, dei nativi americani, per capire la distanza di prospettiva con la cultura occidentale odierna.
    Il fatto che i problemi di cui parliamo qui siano connessi al dilagare della "nostra" nuova prospettiva, mi sembra cristallino.
    Loro guardavano all'insieme, noi al nostro piccolo io, e noi giustifichiamo la distruzione del tutto, se fa stare meglio noi.

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    1. Mi fa piacere, quello che hai detto.

      Tiziano

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  11. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Comportamento_emergente
    Si danno per scontate tante cose, sul futuro, l'economia, la politica, la natura umana e quella dell'ambiente naturale. Ma l'universo, dalla più piccola cellula, al più complesso sistema economico, mostra incredibili interconnessioni e soprattutto creatività. Questa creatività, come sostiene Kaufmann, ha un che di sacro, si forma come per magia dal nulla. È il più grande mistero dellà scienza.
    Bisogna aprire gli occhi e vederla, perché ci accompagna in ogni momento della nostra vita, anche se non è detto che necessariamente giochi a nostro personale favore.
    E' la nota con cui ci si deve accordare, altrimenti stona tutto.
    Angelo

    RispondiElimina
  12. Quindi Alessandro, secondo te, il fatto che ogni anno spariscano migliaia di specie animali e vegetali a tassi che gli scienziati che studiano il fenomeno dicono paragonabili se non superiori a quelli delle estinzioni delle ere passate, non fa venire un piccolo dubbio che l'uomo c'entri qualcosa?
    Il fatto che, aumentando la popolazione e i consumi, vengano disboscate intere aree di foreste vergini per far posto a pascoli e campi agricoli (dopo qualche anno abbandonati per erosione dei suoli e cambiamento climatico, e via a tagliare altre foreste) non fa morire qualche animaletto?
    Il fatto che laddove c'era un prato poi sorga un centro commerciale o una tangenziale o un capannone o una serie di condomini, non fa sparire qualche erbetta?
    Il fatto che le risorse ittiche degli oceani vengano razziate a tassi superiori a quelli di riproduzione non incide sulla scomparsa di qualche pescioletto?
    Certo Homo Sapiens ha innegabili qualità, ma "Homo Stupidus" sembra prevalere troppo di frequente.
    Qui c'è qualcosa:
    http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2015/06/24/news/sopravviveremo_alla_sesta_estinzione_di_massa_-2667892/
    http://www.lastampa.it/2015/06/21/societa/lazampa/animali/cominciata-la-sesta-estinzione-di-massa-G8rd1CwKIscRbeyNXeWIPM/pagina.html
    http://www.climalteranti.it/2014/12/30/la-sesta-estinzione-di-massa/

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  13. In un giorno noi umani del 2017 consumiamo tanta energia quanta ne consumava tutta la popolazione mondiale in 2 anni, ai tempi dei Romani.
    .----
    Secondo chi legge, è una situazione sostenibile ?

    Gianni Tiziano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. https://www.youtube.com/watch?v=EIxDnCU_3n4#action=share
      Non è sostenibile. Bisogna togliere, semplificare, ma non eliminare del tutto quelle conoscenze che abbiamo acquisito attraverso la civiltà. Sono convinto che le energie rinnovabili debbano essere usate con molta parsimonia, solo nei casi in cui sono indispensabili. Ma non vorrei che si passasse da un estremo all'altro. Tutto qui.
      Angelo

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    2. Basta una semplice ricerca su Wikipedia per vedere che molte tribù primitive praticavano sacrifici umani, cannibalismo e incesto. E che solo con l'avvento della civiltà queste pratiche sono diventate tabù.
      In più, i riti iniziatici, che facevano parte integrante di queste culture arcaiche, potevano comprendere forme di violenza procurate.
      Insomma, Gianni, vedi tu, non credo che tornare primitivi sia come fare una passeggiata nel bosco dietro casa. Teniamoci a una via di mezzo.
      Angelo

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    3. Il concetto di " non civilizzato" non è imprescindibilmente collegato a quegli aspetti che citi, Angelo, anzi.. Credo io.
      Cose anche peggiori succedono a noi " civilizzati".
      Sono due cose distinte.

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    4. "Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali. Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti ai cambiamenti climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore: l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua organizzazione"
      La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento eccessivo del pleistocene".
      Da
      http://www.sentierorosso.com/storia-dei-nativi-americani/la-storia-degli-indiani-d-america/la-storia-completa-dei-nativi-americani
      Dai, in realtà si sa poco di questi nativi americani, che con armi di caccia rudimentali forse erano già riusciti ad estinguere l'intera megafauna del nord-america.
      Certo, la lettera del capo indiano Seattle al presidente Franklin, è piena di saggezza, ma analogamente, se si leggono i vangeli ci si immagina una società altruista, pacifica, e votata alla povertà. Poi si va' a vedere ed è la nostra.
      Angelo

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    5. Angelo, ciò che riporti è una ipotesi con solide basi.

      quella di evidenziare possibili errori o incoerenze negli altri (a livello collettivo, in questo caso), è una opzione, che viene da sempre utilizzata per screditare in toto una persona o gruppo, basandosi su un singolo aspetto od evento, vero o presunto.

      un'altra opzione è quella di dividere i vari aspetti che compongono ciò che viene valutato.

      credo che in questo contesto ciò che ci interessa sia la capacità ci vivere in modo sostenibile con il proprio ambiente.
      I nativi americani ci erano più vicini di noi, nonostante i probabili "peccati" passati, o incoerenze, o singoli aspetti che li fanno uscire dall'immagine collettiva Walt Disney dell'indiano in idillio totale e ininterrotto con la Natura.

      credo che abbiamo molto più da imparare da loro, riguardo questo aspetto, che di quanto abbiamo da criticare od obiettare.


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  14. Madre Terra,! Gianni Tiziano, ma allora eravamo trenta volte di meno e si viveva più lentamente.
    Quello che sta all'origine della devastazione planetaria che stiamo compiendo da secoli, è il rifiuto del senso del limite.
    Rifiuto che è quasi ormai giunto alla sua perdita pura e semplice.
    E suo gemello è il senso della misura.
    I due sensi insieme ti dicono con una precisione altissima a quale destino stai andando incontro.
    Il resto è inconoscibile, ma fingere che nell'inconoscibile ci aspetta la salvezza dalla sventura che i sensi del limite e della misura ci hanno illuminato, vuol dire scegliere consapevolmente la dannazione.
    Tutto questo sperare in futura scienza e tecnologia che ci salvi dai disastri attuali, è vano e malvagio, se non si ascoltano quei due sensi.

    I nativi americano hanno accettato limiti molto rigidi, ma non tutti gli esseri umani possono e vogliono fare allo stesso modo.
    Ma, appunto, tra quei limiti molto stretti e una stolta pretesa d'illimitatezza ci sono molte misure possibili.

    Questo è quello che penso e credo sia giusto.
    Concludo co questi versi,sperando che compendino e chiariscano il mio sentimento:

    Tutto questo vuoto occorre
    per l'esistenza di tanto poco pieno
    e così tanto tempo necessario
    per vedere in volo
    il dramma del moscerino e della rondine
    non so se quelle cento corse intorno
    al folgorante globo
    siano abbastanza o insufficienti
    per convincermi che sgusciare da quei limiti
    sia stato infine orrore o meraviglia
    io svuoto e riempio
    in mio loco piccolo
    e a volte mi arrendo e meraviglio
    che con uno svergolio di elitra
    ho schivato la mia fine.

    Marco Sclarandis



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    1. Ciao Marco.. Io credo che una delle strade per giungere al senso del limite, sia il sentirsi parte di un Tutto.

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    2. E infatti, Guido, niente più del cambiamento climatico antropogenico ci sta costringendo ad accettare questa appartenenza al Tutto.
      Il Tutto, dalla notte dei tempi, sappiamo che si può conoscere solo in parte, e da quando Georg Cantor ha escogitato le sue dimostrazioni "diagonali" questa conoscenza parziale ha assunto un significato molto preciso,semplice ed inequivocabile.
      Da queste considerazioni diventa evidente che oggi, come non mai in passato, dobbiamo capire quali limiti possiamo ardire di superare e quali accettare senza ulteriori discussioni.
      Atteggiamento, che è pura e semplice scienza.
      L'economia,per esempio, dal rango di scienza che ha faticosamente raggiunto, sta in parte scendendo al livello di superstizione, ma provocando danni più gravi di molte superstizioni messe insieme.
      Stessa cosa mi sento di dire della tecnologia, perchè credere che risolva sempre più problemi di quanti non ne crei, è un'altra pericolosa superstizione.
      Ma anche in questo caso, preferire la scienza alla superstizione
      significa accettare quel Tutto che trascende ogni catalogazione ogni elenco, ogni esauriente comprensione.

      Marco Sclarandis.


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  15. Un'altro degli errori che si fa spesso è quello di considerare il comportamento di alcuni singoli (in genere: delinquenti / mafiosi ecc) come se fosse opera e intenzione di tutti gli altri.

    Se si sotterrano rifiuti velenosi, specialmente a delle abitazioni, sono reati fatti da delinquenti che vanno puniti.

    In altri casi, anzi nella maggior parte dei casi, non si possono avere solo effetti positivi ed escludere totalmente quelli negativi.

    Per quelli che si illudono che le fonti rinnovabili saranno la nostra salvezza, vi cito solo un paio di casi eclatanti.

    La terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate, cioè la Mesopotamia (l’odierno Iraq); era una terra fertilissima.
    Oggi le acque delle sorgenti di quei fiumi, che nascono nelle montagne della Turchia, sono bloccate da ben 5 dighe che: producono energia elettrica (la più pulita in assoluto delle fonti rinnovabili) e fanno confluire le acque in canali per l’irrigazione.
    Le acque di questi due fiumi, oggi hanno una portata che è solo 1/3 di quella passata, con il risultato che oggi l’Iraq sta diventando completamente desertico e la popolazione vive grazie agli alimenti importati, vendendo PETROLIO!

    Questo è un esempio tipico in cui:
    - il Petrolio dà la vita ad un popolo;
    - mentre l’idroelettrico rischia di creare deserti e stermino della popolazione.

    Se vi preoccupa l’emigrazione dalla Siria (popolazione totale 18,5 Milioni), allora cosa succederà quando il petrolio dell’Iraq non verrà più estratto e ci saranno 36 Milioni di persone che moriranno di fame e quindi emigreranno?!
    E della popolazione dell’Egitto (91 Milioni) ne vogliamo parlare, visto che le acque del Nilo, ci sono mesi dell’anno che non arrivano più al mare, visto il grande sfruttamento delle sue acque?!
    In Africa le Dighe saranno fonte di innumerevoli guerre! La salvezza di un popolo che ha acqua ed energia, comporta che altri popoli soccombano.

    Quindi, se pensate che le fonti rinnovabili siano la salvezza per il nostro futuro, avete fatto male i conti!

    Chiaramente, il problema della sovrappopolazione, adesso è preoccupante; in futuro sarà drammatico!

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    1. Su questo stesso sito avrai letto che una delle cause delle guerre in Siria è stata una siccità perdurante per oltre 5 anni a,livelli mai visti; le dighe, una volta riempite, non provocano siccità ma anzi oltre a mitigare le piene ed i periodi di magra del fiume quando molto grandi anzi favoriscono gli accumuli precipitativi specie in aree calde. Tali bufale, e cioè che le dighe favoriscono la siccità, credo andrebbero corrette in un blog serio ed ad indirizzo anche scientifico come questo.

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    2. @Fra
      Non sò se ridere o piangere leggendo tutta la disinformazione che c'è scritta in queste poche righe.

      1) La guerra in Siria non è dovuta alla siccità. Non mi pare che gli USA e gli altri Paesi del Golfo abbiano schierato un esercito ben armato, per motivi di siccità.
      Tanta ignoranza fa tenerezza e tristezza, vuol dire che con la disinformazione riescono a far presa su tante persone.

      2) Se leggi attentamente quello che ho scritto, vedi che ho detto che:
      "La salvezza di un popolo che ha acqua ed energia, comporta che altri popoli soccombano."

      Il problema è che c'è troppa gente da sfamare e poca acqua, quindi non basta per tutti. La diga serve solo a decidere chi salvare e chi far morire.

      3) La pioggia che cade in un territorio (lontano dal mare) deriva per il 70% dall'acqua evaporata in quel territorio.
      Se l'acqua non arriva perché viene trattenuta a monte da dighe di altri Paesi, è chiaro che a valle il clima diventi più secco.
      E difatti, le punte di caldo maggiore indovinate dove sono state?
      ..
      In Iraq e dove se no!!!
      Oltre 50° di caldo in estate.
      Ma la colpa è della CO2 e non dell'acqua che non ci arriva più dai fiumi, vero?!

      Poveretti!

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    3. @Alessandro
      La guerra civile in Siria, che ha preceduto l'attuale guerra nella catena causale degli eventi e che ha poi visto l'intervento delle forze armate straniere, ha come concausa il cambiamento climatico secondo studi ben documentati (la siccità ha spinto masse di contadini verso le città aggravando la una situazione già critica):
      http://www.lescienze.it/news/2015/03/05/news/siccita_cambiamento_climatico_guerra_civile_siria-2511347/
      Se hai invece documentazione a supporto di quanto affermi al punto 1) ben venga se la condividi

      Elimina
    4. @Alessandro
      La guerra civile in Siria, che ha preceduto l'attuale guerra nella catena causale degli eventi e che ha poi visto l'intervento delle forze armate straniere, ha come concausa il cambiamento climatico secondo studi ben documentati (la siccità ha spinto masse di contadini verso le città aggravando la una situazione già critica):
      http://www.lescienze.it/news/2015/03/05/news/siccita_cambiamento_climatico_guerra_civile_siria-2511347/
      Se hai invece documentazione a supporto di quanto affermi al punto 1) ben venga se la condividi

      Elimina
    5. R Alessandro Pulvirenti : "Non sò se ridere o piangere leggendo tutta la disinformazione che c'è scritta in queste poche righe."
      Ripeto, Tali bufale, e cioè che le dighe favoriscono la siccità, credo andrebbero corrette in un blog serio ed ad indirizzo anche scientifico come questo. Gradirei un intervento dirimente del prof.

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    6. Non vi ci arrabbiate. La questione della Siria è talmente complessa che la gente si lancia opinioni come se fossero pomodori alla tomatina di Bunol https://www.youtube.com/watch?v=lyjGHVK-0h8. Tanto, quello che succede, succede. E rischiamo di beccarci ben di peggio delle pomodorate

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    7. @Fra:
      Ti riporto soltanto un link, poi vedi tu a cosa credere:
      "Il deserto avanza in Iraq"
      http://www.fondazionecdf.it/index.php?module=site&method=article&id=993

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    8. Se diminuisci la portata a valle della diga certo che causa desertificazione; ma guarda che le dighe si possono costruire senza diminuire la portata a valle se non per frazioni infinitesimali fino a riempimento dell'invaso, come avviene in Italia ed in tutto il mondo non desertico. Dalle mie parti finalmente hanno messo qualche turbina alla diga di cingoli, dopo che da anni stravasava in concomitanza dei epriodi di piogge come fine Maggio. Le dighe servono anzi a mitigare la siccità estiva.

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  16. Qualcuno sa dire a quanti chilowattora corrispondono duemiladuecento chilocalorie (fabbisogno medio giornaliero di cibo per un essere umano) ?

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  17. Un chilowattora corrisponde a circa 860 chilocalorie.
    Marco.

    RispondiElimina
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    1. e certo dovrebbe fare riflettere che una auto mangia da 50 kw in su... persino al minimo mangia qualche kw. i soli fari consumano 1kw

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    2. Certamente.
      Talvolta "devo" fare un viaggio di 250 km.
      E' un piacere, andare a far visita a parenti a cui si vuol bene.
      2 ore e mezza di viaggio.
      Molte volte penso :
      "E se facessimo questo viaggio a piedi ? Quanto impiegheremmo ?"
      Ma sopratutto penso :
      "Forse tanta gente non si rende conto che fatica sarebbe fare questo viaggio a piedi. Forse non concorderebbe con me che sarebbe meglio non aver mai inventato l'automobile, forse non è tanto scettica nei confronti della tecnologia, come lo sono io."
      Le comodità si pagano, si dice.
      In termini ambientali, dobbiamo pagare un prezzo altissimo per l'uso dell'automobile. Non solo noi, la natura tutta. E non è sostenibile.
      Questo, secondo me, ed io sono uno dei tanti.
      Credo che come me la pensa tutta la natura che compone la Biosfera del nostro pianeta Terra, a parte tanti esseri umani ma non tutti, e che chi la pensa come me è la maggioranza degli esseri viventi del pianeta Terra.

      Gianni Tiziano

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    3. Calcolo casalingo del consumo di energia per fare 250 chilometri a piedi ed in auto :
      - a piedi, a quattro chilometri all'ora, di media : 62 ore e mezza, una settimana. 25 mila chilocalorie = 29 chilowattora.
      L'auto, non consuma tanto differente che noi, ma ha bisogno di energia per la sua progettazione, costruzione, manutenzione, smaltimento, e dell'energia per la costruzione e la manutenzione delle strade.
      .----
      In pratica viviamo velocissimamente, e consumiamo tantissimo :
      conosco il caso di una donna che il lunedì mattina, da Rovereto (Trento) va a Verona per prendere l'aereo, che la porta a Londra, dove lavora fino al venerdì sera, e lì prende un altro aereo per ritornare a Verona e poi a Rovereto per passare il fine settimana a casa.
      .----
      E' necessario, che conduciamo questo tipo di vita ?
      E' logico ?

      Gianni Tiziano

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  18. Essendo il nostro fabbisogno energetico giornaliero di cibo è di 2.200 chilocalorie (cioè 2,55 chilowattora), ne consegue che se fossimo tutti in tranquillità energetica, senza usare aerei, navi, auto, moto, forni fusori, lampadine, condizionatori, forni e tutti gli strumenti che vivono solo a patto che insuffliamo in loro energia (da combustibili o elettrica), noi, i 7 miliardi e mezzo di esseri umani, in totale, giornalmente, consumeremmo 1,92 terawatt (cioè meno di 2 terawatt al giorno).

    Gianni Tiziano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Andando a spanne, (le cifre le ho prese da vari articoli, ma non ho conoscenze adeguate in materia) Per 4 punti luce, un frigorifero, due ventilatori, un piano cottura a due fornelli, televisore, radio e computer si può stimare un consumo medio di 8,7 kilowattora al giorno per abitazione (calcolando che in ogni abitazione vivano 5 persone). Con le rinnovabili si producono dai 6-37 Kwh/capita/day negli stati uniti e 90-120 Kwh in Europa.
      Negli stati uniti il consumo complessivo, comprendente riscaldamento, raffreddamento, industria e trasporti è di 230 Kwh/capita day.
      Angelo

      Angelo

      Elimina
    2. Grazie Angelo, anche grazie al tuo aiuto, credo di iniziare a rendermi conto.

      Un essere umano, che fosse allo stato naturale, ingerirebbe cibo per circa 2.200 chilocalorie al giorno (2,55 chilowattore).
      Ma negli Stati Uniti ogni essere umano consuma 230 chilowattora al giorno (è come se avesse a disposizione 89 schiavi che lavorano per lui, schiavi energetici).
      In Italia non so quanti sarebbero ....

      Forse ho capito che la media mondiale degli schiavi energetici è 22.

      Gianni Tiziano



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    3. Caro Gianni, mi dispiace di aver un pò screditato i tuoi amati cacciatori-raccoglitori. Non avevo intenzioni polemiche. Semplicemente, spinto dalla curiosità, ho fatto una veloce ricerca ed è uscito quel tanto. Personalmente sono più interessato al presente che alla preistoria. Non vedo catastrofi inevitabili all'orizzonte, a meno che non ce le andiamo a cercare. Basta investire nelle rinnovabili (http://www.qualenergia.it/articoli/20170616-come-i-costi-picchiata-di-fotovoltaico-eolico-e-storage-cambieranno-il-sistema-elettrico-al-2040) e cambiare il modo di fare agricoltura e allevamento.
      Bisognerebbe anche "decrescere". Ma per quello non c'è problema, visto che in Italia stiamo già decrescendo da diversi anni. La "crescita" come ce la sbandierano i governi, è finita forse per sempre.
      Angelo

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  19. Articolo-saggio ampio e complesso ma affascinante, transdisciplinare (cfr. la Biogeochimica di Vernadsky) e ben documentato: da "non addetto ai lavori" condivido l'esigenza di potenziare la produzione di energie rinnovabili e di ridurre l'emissione di gas climalteranti, ma ritengo che se la demografia umana e i relativi consumi continueranno ad aumentare costantemente le fonti rinnovabili molto difficilmente saranno sufficienti a coprire il fabbisogno energetico globale...

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