Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 7 maggio 2017

CONFINI – 3. Deglobalizzazione: il ritorno dei confini

Nei precedenti due post (qui e qui) abbiamo visto che i sistemi tendono ad integrarsi in unità funzionali più grandi ed efficienti. Principalmente, questo consente di dissipare più energia e, perciò, di prevalere su altri sistemi.   Una tipica retroazione positiva: “più cresci, più diventi forte per crescere”.   Sappiamo però che niente cresce indefinitamente, ma anzi che, prima o poi, i sistemi grandi e complessi si disintegrano a vantaggio di altri più piccoli e semplici.  Semplificando al massimo, gli organismi muoiono e nutrono colonie batteriche; gli imperi e gli stati centralizzati si disgregano in stati più piccoli, oppure in sistemi feudali o tribali, ecc.   Naturalmente, ogni caso ha la sua storia di crescita, picco e declino, ma tutti seguono questo schema.  
Ci devono quindi essere dei buoni motivi.

Limiti della crescita e limiti dei sistemi

Se esista o meno una sorta di legge universale dell’invecchiamento e morte dei sistemi è un argomento molto dibattuto.   Chi fosse interessato, troverà qualcosa a questo link.

Qui tralasceremo la questione, limitandoci a considerare un solo aspetto del problema.  Abbiamo visto che sistemi più grandi e complessi sono più efficienti, ma necessitano di maggiori risorse e di un “fuori” in cui scaricare l’aumento di entropia corrispondente all’aumento di informazione che avviene “dentro”, man mano che il sistema cresce.

Con riferimento alla società industriale, entrambi questi temi sono stati ampiamente dibattuti.  In estrema sintesi, la linea di pensiero dominante è che il progresso tecnologico può compensare il decadimento quali/quantitativo delle risorse e l’inquinamento, aumentando indefinitamente la propria efficienza.   Un punto di vista contestato da coloro che pensano che le leggi naturali facciano aggio sulle teorie filosofiche.   Ma qui stiamo trattando solo dei limiti di un sistema, un aspetto poco considerato, malgrado sia molto interessante.

Un sistema economico consiste in un insieme di processi termodinamici (estrazione, trasporto, trasformazione, riciclo, ecc.) e serve a produrre un accumulo di vari tipi di capitale all’interno del sistema stesso (popolazione, oggetti, infrastrutture, conoscenze, ecc.).  In altre parole, aumenta la quantità di informazione che il sistema contiene, riducendo quella di altri, da cui preleva risorse ed in cui scarica la propria entropia sotto forma di rifiuti, guerre, sovrappopolazione, ecc.  I sistemi che riescono a crescere più degli altri hanno un vantaggio, ma che succede se tutti i sistemi di un determinato tipo vengono integrati in un unico super-sistema?

La globalizzazione è stato un gigantesco esperimento che ci ha effettivamente portati molto vicini ad un sistema economico unico.  Cioè privo di un “fuori” da sfruttare a vantaggio del “dentro”.   Necessariamente, l’entropia prodotta dal sistema si deve quindi scaricare all’interno del sistema stesso, sotto forma di un peggioramento delle condizioni di vita di una parte della popolazione a vantaggio di altri.   Ad esempio mediante la pauperizzazione della classe media occidentale e la schiavizzazione della mano d’opera di  molti paesi “in via di sviluppo”.  Lo spalancarsi dell’abisso fra il leggendario 1% e tutti gli altri non che un effetto di questa dinamica.   Ma ancor più dei perdenti umani, ne ha fatto le spese la Biosfera che rappresenta la discarica finale (sink) di qualunque processo economico.   Ed è proprio questo aspetto, sempre più trascurato a livello politico, che sta già creando i presupposti per l’implosione del sistema.  Ancor più di altri aspetti, assai più di moda sui social e sulla stampa.

La disgregazione sociale è infatti un fenomeno classicamente associato alle fasi critiche dei sistemi umani e gioca un ruolo fondamentale nel destabilizzare i sistemi statali e sovra-statali nei tempi brevi (anni e decenni).  La perdita di biodiversità determinerà invece se fra qualche secolo sulla Terra ci saranno foreste, campi e civiltà, oppure colonie di batteri estremofili.   O qualunque scenario intermedio vorrete immaginare.

La trappola globale

Come già accennato, non era necessario globalizzare il sistema per immaginare che sarebbe finita male.  Processi simili si erano già visti tante volte nella storia, anche se su scala molto più piccola, e sempre con risultati analoghi: l’integrazione è vantaggiosa finché il sistema in crescita mantiene la capacità di scaricare fuori di sé i danni che la crescita comporta.

Nei millenni in cui gli imperi si sono alternati nel dominio di grosse parti del pianeta, ognuno di essi è entrato in crisi quando è rimasto a corto di risorse per mantenere la propria complessità e per proteggere i propri confini.   Oppure quando ha perso la capacità di scaricare sui vicini i propri problemi, ad esempio mediante guerre od emigrazione.

Era prevedibile che man mano che il sistema economico mondiale veniva integrato, la capacità produttiva aumentasse, ma a costo di "parane il fio" in tre forme: la crescita esponenziale delle disparità sociali,  l'erosione accelerata delle risorse e l'aumento di entropia interna del sistema stesso sotto forma di inquinamento, perdita di biodiversità,  tumulti, ecc.

Il meccanismo della "crisi malthusiana" è probabilmente intrinseco alla dinamica della nostra specie fin dal suo apparire.   Tuttavia, oggi è la prima volta che qualcosa del genere avviene in modo quasi contemporaneo in tutto il mondo, minando la capacità del Pianeta di mantenere condizioni ambientali compatibili con la civiltà.   Forse perfino con la vita umana.

La globalizzazione è stata quindi la trappola in cui il capitalismo si è cacciato. Dopo aver annientato ogni resistenza tradizionale ed ogni reazione moderna, pare proprio che si stia suicidando.  Perlomeno  nella sua forma attuale.

La decrescita in teoria

Uno degli errori che più spesso si commettono, è quello di credere che facendo il contrario di quanto fatto in passato, il sistema possa tornare in una condizione uguale o simile a quella di partenza.   Per fare un esempio classico, mettendo un uovo sodo in congelatore a -100 C° per tre minuti non avremo un uovo crudo.   Un esempio forse più stringente, è che non entrare a far parte di una struttura sovranazionale qualunque (alleanza, federazione, moneta unica o altro) porta a risultati completamente diversi dall’uscirne.

Ilya Prigogine ha vinto un Nobel dimostrando che, almeno per le strutture dissipative complesse, il tempo esiste, è direzionale (si chiama la “freccia del tempo”) ed è irreversibile.   Significa che non si torna MAI in uno stato precedente e se ci sembra di si, dobbiamo solo guardare cosa è successo intorno al nostro esperimento.

Dunque, se un aumento dei flussi attiva una retroazione positiva di crescita, un riduzione quali/quantitativa dei medesimi necessariamente attiva una retroazione parimenti positiva, ma stavolta di de-crescita.   Si ponga attenzione al fatto che la riduzione dei flussi può avvenire sia dalla parte delle risorse, quanto da quella degli scarti.   Cioè, sia che il sistema trovi difficoltà ad ”alimentarsi” (in senso latissimo), sia che le trovi nello scaricare i proprio “cataboliti” (sempre in senso latissimo), il risultato non cambia.   Ne siamo un esempio noi stessi.  La società industriale globale sta trovando il proprio limite nell’accumulo di inquinamento prima ancora che nella ridotta disponibilità di risorse.   Per fare un solo esempio, più di metà del petrolio scoperto è ancora sottoterra, ma se continueremo a pomparlo, ridurremo il nostro pianeta ad un deserto.

Il punto chiave qui è proprio il fatto che i sistemi in crescita esponenziale sono particolarmente instabili e vulnerabili.  E’ infatti molto difficile che possano passare da una fase di crescita convulsa ad una di equilibrio dinamico.   Sistemi che evolvono lentamente e che contengono anelli di retroazione negativa sono tendenzialmente più stabili.   Il che significa che crescono molto meno quando le condizioni sono favorevoli, ma incassano meglio quando le condizioni peggiorano.   E, soprattutto, contribuiscono assai meno al peggioramento del loro “fuori”,  proprio perché assorbono meno bassa entropia ed espellono meno alta entropia.

Una condizione certa per il disastro è poi quando un sistema riesce a crescere oltre la capacità del meta-sistema di cui fa parte di provvedere la bassa entropia ed assorbire l’alta.   L’esempio dei manuali è quello di un gregge sul pascolo.   Finché le pecore sono poche, l’erba abbonda e si possono moltiplicare.   Se ci sono fattori esterni che limitano la crescita del gregge, ad esempio il contadino che mangia una parte degli agnelli,  il sistema può tirare avanti indefinitamente.   Se invece le pecore aumentano continuamente di numero, prima o poi cominciano a danneggiare il suolo; la fertilità diminuisce e l’unico modo per salvare il gregge è eliminare abbastanza pecore da ristabilire l’equilibrio con un pascolo impoverito ed eroso.

La decrescita in pratica

Il decadimento quali/quantitativo dell’input energetico e gli effetti nocivi connessi con la crescente entropia mondiale renderanno le strutture economiche e sociali particolarmente complesse sempre meno sostenibili.    Ciò significa che la de-globalizzazione che sta ora prendendo le mosse, accelererà e diverrà una tendenza inarrestabile nei prossimi decenni.   Prima di festeggiare, consideriamo però che, se con la globalizzazione ci siamo fatti parecchio male, con la de-globalizzazione ci faremo peggio.

La progressiva integrazione dei sistemi socio economici locali in sistemi nazionali, poi transnazionali ed infine in un unico sistema globale è stata infatti la strategia che ha permesso all’umanità di aumentare la propria capacità di dissipare energia e crescere.   Se in un grafico riportassimo la curva del livello di integrazione dei sistemi economici del mondo, vedremmo che è strettamente correlata con le curve che descrivono l’incremento demografico e la dissipazione di energia.    Senza la globalizzazione, non saremmo diventati i quasi 8 miliardi che siamo oggi ed i nostri consumi non sarebbero cresciuti, semmai diminuiti.   Perché?

Facciamo un esempio: la quantità di energia fossile disponibile è tuttora fantastica, ma i giacimenti sono sempre più difficili e costosi da raggiungere e sfruttare.   Solo organizzazioni estremamente vaste ed integrate possono avere i mezzi per farlo e solo se possono poi accedere ad un mercato globale in cui vendere la propria merce.

Per farne un altro, l’epidemia di Ebola del 2014 è stata messa sotto controllo a fatica e solo grazie all’afflusso di personale specializzato, materiali costosissimi ed aiuti di vario genere dal mondo intero.   Tutte cose che solo organizzazioni della potenza dell’OMS, l’UE, gli USA e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale potevano fare.  Senza strutture di tale vastità e complessità, i morti sarebbero stati probabilmente dei milioni in gran parte dell’Africa.

Piccolo è meno dissipativo, ma più scomodo

Quando si parla di de-globalizzazione, volentieri si pensa al proprio orto e di come sarebbero belle delle comunità agricole in cui ognuno contribuisce come può al benessere collettivo.  

A parte il fatto che tra il mercato globale ed il mio giardino ci sono parecchi livelli organizzativi intermedi, è vero che piccole comunità rurali rappresentano un modello socioeconomico molto più adatto a tempi di scarsezza.   Penso quindi che sia sicuramente una buona idea quella di prepararsi a cavarsela in economie locali, scarsamente connesse col resto del mondo.  Ma non bisogna illudersi che queste possano far vivere 8 miliardi di persone, men che meno fino ad 80 anni e passa.

In sintesi, un’economia locale può provvedere cibo, acqua, abiti ed alloggio, ma non potrà mai consentire una connessione internet, cure ospedaliere moderne, viaggi lontani, tecnologie avanzate e tutti gli altri vantaggi che ci ha dato la progressiva integrazione delle economie mondiali.

Man mano che i sistemi socioeconomici maggiori si disarticoleranno in sotto-sistemi via via più piccoli, diminuiranno la massa e l’impatto globale dell’umanità.   Ma diminuirà anche la nostra capacità di sfruttare le residue risorse del pianeta.  In pratica, la stessa retroazione che ha prodotto il fenomeno che chiamiamo “progresso”, se lo rimangerà.   Se del tutto od in parte, lo vedremo, dipende da molti fattori.   In ogni caso, la popolazione diminuirà, forse anche rapidamente.

Un fatto questo che si tende a tacere, anche se è l'unica speranza che ci rimane.   Solo un'abbastanza rapida riduzione del carico antropico potrebbe infatti salvare la Biorfera e, dunque, anche la nostra discendenza.

Per essere chiari: era prevedibile che la globalizzazione ci sarebbe costata cara, ma era difficile evitarla.  E' altrettanto prevedibile che la de-globalizzazione ci costerà ancora di più ed anche stavolta sarà inevitabile.   Tuttavia, una brutale decrescita è probabilmente la migliore speranza che ci resta di non distruggere la Biosfera (moi compresi).


40 commenti:

  1. il BAU era inevitabile. LTG lo aveva previsto insieme alla decrescita successiva. Quello che succederà però nessuno lo sa con precisione, perchè fuori della dinamica dei sistemi. Forse è arrivata l'ora di raccomandarsi l'anima a Dio.

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    1. Inevitabile ?
      Inevitabile ....
      Inevitabile !

      Nooooooooooooooooo .... e perchè mai ?
      Allora c'è qualcosa di malato insito dentro il sistema che abbiamo creato, dentro la civiltà. Siamo malati nella testa, siamo il Cancro del pianeta Terra. Cellule impazzite.

      Gianni Tiziano

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    2. 30 anni fa un chirurgo neoplastico di Careggi mi disse che l'uomo è il cancro del pianeta.!!!

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  2. Queste parole le si dovrebbe scolpire nella pietra:

    "In sintesi, un’economia locale può provvedere cibo, acqua, abiti ed alloggio, ma non potrà mai consentire una connessione internet, cure ospedaliere moderne, viaggi lontani, tecnologie avanzate e tutti gli altri vantaggi che ci ha dato la progressiva integrazione delle economie mondiali."


    Mia moglie gestisce un orto di 1.000 mq, la produzione è insufficiente e non potrebbe essere altrimenti, visto che per sfamare 4 persone (la nostra famiglia), con l'agricoltura industrializzata sarebbero necessari 10.000 mq, con quella tradizionale 20.000 mq (considerando i vari imprevisti).

    Mediamente, per poter avere vicino casa (ce no ci sono problemi di trasporto/viaggi) 2 ettari di terreno a famiglia, bisogna vivere in campagna, con i pochi vantaggi (aria pura) e i tanti problemi che ne conseguono (scarsi servizi, zanzare! :-D).

    Si andrà avanti finché si può...
    indipendentemente dal degrado dell'ambiente,
    anche perché, se l'ambiente si degraderà troppo,
    anche la popolazione mondiale inizierà a scendere;
    e non sarà mica un problema avere un clima con qualche grado di temperatura in più,
    perché i problemi principali saranno altri (sopravvivere).

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    1. sicuramente lo scenario più probabile sarà il BAU ad oltranza, quindi ancora pochi anni al collasso di questa (in)civiltà. E a detta dei continuatori di LTG è pure ottimistico, perchè la dinamica dei sistemi non può tener conto di fatti episodici come guerre, incendi nucleari, catastrofi naturali, terremoti, ecc. Tutto fa supporre che un qualche spirito malvagio stia preparando la fine dell'umanità e del creato. Spero di sbagliarmi, ma non vedo a livello globale grande intesa tra i maggiorenti.

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  3. Intanto in Francia i francesi, più avanti nel suicido, nel proprio annichilamento, optano, seguendo il macro feticcio di plastica, per più globalizzazione.
    Diamond osservava, giustamente, gli anacronismi morali e culturali come uno dei cinque fattori di collasso.
    D'altra parte, lessi di recente, che la maggioranza degli homo ha a più cuore il vendicarsi, il bastonenelleruotismo (in questo caso contro gli identitari del FN e il ciarpame antifa e antilà che lo anima) che la realizzazione di propri progetti e aspirazioni.

    I due terzi degli elettori francesi hanno scelto
    o - la crescita esponenziale delle disparità sociali
    o - l'erosione accelerata delle risorse e
    o - l'aumento di entropia interna del sistema stesso sotto forma di inquinamento, perdita di biodiversità, tumulti, ecc.

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    1. diciamo che solo il 43,6% del totale degli elettori francesi ha votato Macron, visto che gli aventi diritto al voto sono 47.552.183 e Macron ne ha presi 20.753.798, considerato il record degli astensionisti al 25%, delle schede bianche e nulle attorno al 10% e i votanti per l'avversaria Le Pen.
      Fermo restando che chi non vota ha torto, ma di fatto una minoranza, seppur importante, si crogiola ancora nell'illusione del benessere infinito e che si possa riconquistare la "grandeur" del passato (un po' come per Trump) e governa contro una maggioranza che, più o meno consapevolmente, ha girato le spalle alla globalizzazione avvertendo che un certo lento e sinora lieve declino è in atto (in un paese che forse ha beneficiato molto di più della stessa globalizzazione che non l'Italia e con effetti negativi inforiori)

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    2. Da mezzo francese qual sono, posso tranquillamente affermare che una minoranza di francesi si illude ancora che più BAU possa giovargli. Una maggioranza di francesi ha votato semplicemente per il male minore.
      Jacopo

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  4. http://www.lifegate.it/persone/news/sempre-piu-orti-urbani-ecco-dove-e-perche
    Si direbbe che l'orticoltura abbia molti adepti.
    Una risorsa, se ce ne sarà bisogno.
    http://www.forumdiagraria.org/orticoltura-f42/produzione-all-anno-di-un-orto-di-100-metri-t30488.html
    A spanne 400 m a persona dovrebbero bastare.
    Io sinceramente dal mio orticello ho sempre raccolto poco, ma conto di migliorare col tempo.
    Le tecniche sono migliorate; pare non sia più necessario rivoltare la terra né diserbare né la rotazione delle colture. Anzi così facendo si altera l'equilibrio del suolo.
    https://m.youtube.com/watch?v=phCu3sHZOj0
    I miei primi tentativi con questo metodo per il momento sono incoraggianti. Le piantine crescono.
    Condivido l'articolo di Simonetta, però mi sembra lasci poco spazio per l'imprevedibilita'. Nel futuro può accadere di tutto sia in negativo che in positivo. Il catastrofismo mi butta giù. "Lavoriamo senza ragionare, è l'unico modo per rendere sopportabile la vita", come dice Martino al termine del Candido di Voltaire.
    Angelo

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    1. codesto Martino o è un cretino o un paurosino.

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    2. http://www.oilproject.org/lezione/filosofia-riassunto-online-candide-voltaire-spiegazione-10716.html
      E' un filosofo manicheo pessimista.
      Angelo

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    3. Angelo, è possibile!
      un mio amico in provincia di Pavia coltiva vari cereali e non solo, quali vari tipi di riso, orzo, segale, farro, grano, grano saraceno... tutte varietà antiche, senza arare, diserbare e concimare da 28 anni.
      conserva il suo seme ed è indipendente anche dal punto di vista dell'asciugatura, setacciamento, decorticatura (termini forse non corretti tecnicamente) e macinatura per la produzione di farine.
      per il suo modo di produrre, non inseribile nè nel convenzionale nè nel biologico, non prende incentivi.
      fa 20 quintali ad ettaro anzichè i 40 dei vicini, usa pochissima acqua e passa col trattore, normalmente, solo per seminare e mietere.
      lascia la paglia sul campo.

      questo autunno provo anche io con orzo, grano e riso.. a 650 metri... mah..
      su terreno sano, non sfruttato da almeno una decina d'anni e a fieno, per dire,
      - LA PRIMA VOLTA bisogna erpicare, senza rivoltare la zolla, fino a qualche cm (5 indicativamente), per sradicare la maggior parte delle spontanee; ci sono dei macchinari con denti rotanti su un piano orizzontale, e dopo c'è un rullo leggero che risistema il terreno.
      poi si può seminare.

      GLI ANNI SUCCESSIVI, se non si fa anche semina primaverile, per contrastare le erbe (comunque indebolite dall'erpicatura del primo anno, dalla coltivazione cerealicola invernale e dalla paglia lasciata in campo), in autunno si può procedere in questo modo:
      - a seconda dell'altitudine e della latitudine, da inizio a fine ottobre si semina, direttamente su sodo, in mezzo alle indebolite, non più tappezzanti, erbe spontanee;
      - a 15 giorni dalla prima pioggia consistente (i cereali avranno emesso radichetta e piumetta) si può accedere al campo per falciare le erbe; i cereali in quello stadio non temono il calpestìo; agendo in questo modo, le spontanee avranno protetto il seme dagli insetti, dagli uccelli, e da eventuale vento secco; sfalciandole poi al momento opportuno si dà la marcia in più al cereale, che crescerà di qualche cm, riprendendo la crescita al termine dell'inverno. questo passaggio si può evitare se le spontanee non sono troppo fitte/alte;
      - si può agevolare in maniera semi-permanente il cereale, al tempo stesso ostacolando le spontanee, seminando (al momento dell'eventuale sfalcio autunnale, o comunque quando il cereale ha già preso; in alternativa 15 giorni prima di mietere) una leguminosa erbacea bassa, per fissare l'azoto in maniera naturale; l'ideale è il trifoglio nano bianco (trifoglio repens). in ogni caso vari tipi di trifoglio e altre leguminose spontanee tenderanno da sè a colonizzare il campo, col tempo. le erbe spontanee comunque hanno una loro utilità, non è possibile nè ha senso volerle eliminare tutte se si pratica agricoltura naturale, nei campi del mio amico crescono papaveri, fiordalisi, più una miriade di altre piante che non ricordo, che vengono selezionate dal setaccio meccanico dopo la mietitura.

      per il riso il discorso è un pò più complicato, principalmente per la gestione dell'acqua.

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    4. ovviamente anche per la PRIMA VOLTA il periodo della semina è ottobre;

      bisogna seminare appena dopo l'erpicatura, per non dare tempo alle spontanee di reagire, viste le temperature e il seme del cereale in attecchimento (le varietà antiche sono più forti);
      conviene valutare il momento dell'erpicatura cercando la migliore situazione possibile per lo sradicamento delle spontanee (terreno asciutto ma non compattato, perchè le radici non si spezzino troppo)

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    5. Grazie, io non ho abbastanza terreno per i cereali, però certe informazioni dovrebbero girare.
      Più semplicemente coltivo patate e verdure con poche pretese, tipo bieta cicoria cipolle e aromatiche. Ho diversi alberi da frutto.
      Non disdegno neppure certe erbe selvatiche come ortica, tarassaco ecc.
      Quest'anno ho messo le foglie cadute dagli alberi e lo sfalcio dell'erba essiccata direttamente sull'erba fresca. In questa pacciamatura ho trapiantato patate e cipolle e incredibilmente stanno crescendo bene.
      C'e' in giro per l'Italia un certo Gian Carlo Cappello che fa corsi di orticoltura ed è l'inventore di questo metodo.
      Su Facebook si può seguire il suo lavoro quasi giorno per giorno.
      Non credo sia un venditore di fumo, anche se verrebbe naturale di esser scettici.
      Saluti, Angelo

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    6. ci darò un'occhiata, grazie!
      se hai tempo ti consiglio di googlare Masanobu Fukuoka, l'"inventore" e "filosofo pratico" della cosidetta Agricoltura Naturale, l'agricoltura del non fare.
      da cui hanno poi preso vita molte strade, tra cui l'agricoltura sinergica di Emilia Hazelip e la Permacultura di Mollison e Holmgren.
      E' interessante leggere la storia di Fukuoka nel suo libro "La Rivoluzione del Filo di Paglia"..
      ciao

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    7. mio padre che conduceva un podere di 5 ettari con 1200 peri e 450 peschi, mi diceva che per fare un agricoltore bisogna che questi ci sia cresciuto. Noi computeristi scolarizzati ed eruditi abbiamo poche possibilità di riuscirci. Prima dei fossili, nel medioevo, dopo i nobili ed il clero erudito, se uno poteva campare era solo perchè sapeva fare il contadino o il soldato, però questi doveva essere disposto a compiere violenze inaudite, altro che missioni di pace o raccogliere migranti in mezzo al mare.

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    8. Angelo, il catastrofismo butta giù tutti. Personalmente però credo che avere un'idea il più possibile realistica delle difficoltà in arrivo e delle motivazioni profonde dietro di esse sia un buon antidoto contro la strumentalizzazione che tanti arruffapopolo di professione stanno facendo del malessere dilagante. E può anche mitigare le inevitabili crisi depressive. Deprimersi non seve a nulla, farsi delle illusioni nemmeno. Vivere in equilibrio fra i due vuol dire mantenere la speranza. Penso.

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    9. Guido, di Fukuoka ho letto la rivoluzione del filo di paglia e le lezioni italiane. È il capostipite, ma i suoi metodi applicati all'orto qui da noi non funzionano, per una ragione climatica: in Giappone il clima è monsonico, (se non dico una corbelleria). Ho provato a metterli in pratica già tanti anni fa ed è stato un fallimento totale. Ci sono alcuni come appunto Cappello e anche Gigi Manenti che pare abbiano trovato il modo di adattare i principi di Fukuoka al nostro clima.
      Comunque il concetto è quello: lasciar fare alla natura, come avviene nel bosco. E questo non può che far bene alla biodiversità.
      Jacopo, sono un estimatore dei tuoi articoli, non vedo l'ora che escano.
      Angelo.

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    10. Angelo io ho trovato Tellin Camuno, gestisce un blog dove racconta le sue avventure con l'orto e si trova anche su fb https://tellincamuno.wordpress.com/

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    11. Il movimento della permacultura sta prendendo piede in molte parti del mondo. Qui dove abito, in Svezia, c'è una fattoria di nome "Ridgedale Permaculture" che sta portando avanti progetti interessanti. Non penso vivano di autosussistenza ma sono riusciti ad andare in attivo in tre anni, con una stagione coltivabile di soli quattro mesi. Sì può fare.
      La tecnica di pacciamatura con erba descritta da Angelo è interessante ed è largamente usata in permacultura, soprattutto nella sua evoluzione più spinta chiamata "sheet mulching/composting in loco" a seconda della denominazione. Qui la spiegazione integrale: http://tobyhemenway.com/resources/how-to-the-ultimate-bomb-proof-sheet-mulch/. Quella pagina è estratta dal libro Gaia's Garden di Hemenway, è un eccellente punto di partenza per avvicinarsi alla permacultura. Se vi capita procuratevelo.
      Sono convinto che Permacultura, biointensivo ed altre tecniche potranno aiutarci quantomeno a limitare i danni.

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    12. da quel poco che ho visto nel frattempo, mi sembra che questo Cappello sia più in sintonia con Fukuoka che le attuali "scuole" di Permacultura e Sinergica..
      il discorso sarebbe lungo, comunque mi sembra un personaggio valido.

      credo non esistano metodi universalmente validi di coltivazione, come per gli studiosi e agronomi del "franchising" standardizzato della convenzionale a petrolio; si può invece ricavare sostentamento dalla Terra, con EROEI positivo (a differenza della "scientifica" convenzionale), ma ciò richiede qualcosa che mi pare si stia esaurendo più velocemente del petrolio stesso: osservazione, umiltà, rispetto, fiducia, pazienza, soddisfazione..

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    13. per essere più chiaro, ritengo che le tecniche Permaculturali dovrebbero essere trasmesse gratuitamente, altrimenti ciò, dal mio punto di vista , è una intrinseca contraddizione, su almeno due piani.

      da un lato, riguardo la direzione di "ciclo di energia chiuso" che la Permacultura persegue, su un piano economico/energetico, quindi.

      dall'altro, su un piano di visione.
      si sa che l'unica speranza che la Permacultura possa limitare le conseguenze dei passati (e presenti) sbagli dell'umanità, sta nella massa critica di diffusione di certe conoscenze, e nella possibiltà di fare sempre più "rete", una sottorete sociale funzionale che potrà sostituire le connessioni che si perderanno col progressivo collasso della realtà sociale attuale (come Jacopo ha ben illustrato in questo post);
      facendo pagare "corsi di permacultura", o di tecniche specifiche, ai miei occhi si cristallizza un modello in cui si dice di non credere, tradendo al contempo l'anima di ciò che si vorrebbbe trasmettere, distorcendone implicitamente il senso, e limitandone poi sul piano pratico la diffusione.

      forse sono troppo idealista.. ma qui secondo me bisogna cambiare dalla radice, perchè sto cosidetto BAU ce l'abbiamo così nel DNA da non rendercene neanche conto, a volte (ammessa la buona fede, che credo non sarà in tutti).
      "Nessuno è così schiavo di chi non si rende neanche conto di esserlo", non mi ricordo di chi è sta frase, ma credo calzi, nei tempi moderni, in molti contesti..



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    14. La Permacultura non può essere messa in cantiere da un giorno all'altro. Perché gli alberi sono lenti a crescere.
      Secondo me in questo frangente servono proprio gli orti.
      In Italia gli orticoltori non mancano. Hanno già delle competenze.
      Basta riuscire a far girare le informazioni giuste.
      Mi pare che anche Mercalli abbia scritto un libro sull'argomento.
      Non è vero che l'orto vuole l'uomo morto, anzi. Piuttosto è il contrario.
      Angelo

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    15. a mio padre, durante la guerra, gli alleati tedeschi dissero che la chimica avrebbe tolto la fame dal mondo, ma che lo avrebbe avvelenato. Stupefacente profezia avveratasi. Ieri comprai dell'insalata canasta, ma anche lavandola più volte non riuscivo ad eliminare una polverina bianca dall'acqua di lavaggio. Oggi ho comprato quella biologica: acqua trasparentissima. Ma la permacoltura e gli orti daranno da nutrire 8 mld di persone?

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    16. Mago, se devo rispondere secco alla tua domanda, io credo che potrebbero.
      oltretutto si migliora il suolo, si rallenta il ciclo dell'acqua, si migliora quindi il clima, i cibi sono più nutrienti, c'è una diversità di specie coltivate che può garantire che nonostante le bizze del clima ci possa essere qualcosa che produce..
      ci sono tanti e tanti effetti positivi..
      con la food forest fatta bene, un ettaro ne vale 5, o 6, o 7.. perchè si coltiva su più livelli, dalle tuberose, alle erbacee, alle arbustive, arboree, rampicanti; le mellifere, le azotofissatrici, i funghi.
      si ha da mangiare per tutto l'anno, per la maggior parte delle latitudini densamente abitate.

      ma prima di rispondere a quella domanda, ce ne sono altre .. dobbiamo per forza restare 8 miliardi? o sarebbe meglio cercare di ridurre il numero di umani sul pianeta?
      se con alcune tecniche si migliora la resa calorica, ci si possono permettere più figli.. che si fa? si figlia il più possibile, o si rinuncia collettivamente a diffondere al massimo il proprio DNA per permettere la ripresa del selvatico e dei cicli naturali, e di un più duraturo benessere della biosfera?

      inoltre la realtà odierna, per esempio, è che chi vuole vendere cereali, deve poter presentare fattura di acquisto di semente..
      di cosa stiamo parlando?
      queste sono le leggi.. sempre più spesso fa più danno chi si conforma alle leggi..

      per questo penso che la permacultura potrà aiutare, forse, se ci sarà una rete abbastanza connessa e forte, ma solo dopo il collasso prossimo venturo, dove saremo (o saranno) molti meno di 8 miliardi, credo.
      la tua domanda presuppone dei dati di partenza, in cui io non credo;
      da un lato non si permetterà alla permacultura, e tecniche connesse, di divenire la primaria modalità di coltivazione a livello mondiale;
      dall'altra, quando il sistema sarà collassato e non saremo più schiavi di una gestione suicida del sistema vivente, saremo meno di 8 miliardi.

      con una residua, moribonda speranza di sbagliarmi..

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    17. @Angelo: "La Permacultura non può essere messa in cantiere da un giorno all'altro. Perché gli alberi sono lenti a crescere.". Questo è vero solo per i frutteti. La permacultura, come spiegato da Guido Massaro, è un insieme di tecniche applicabili a diversi ambiti, inclusi gli orti. Con sovescio, sheet mulching, consociazioni, pacciamature e altre tecniche documentate e testate è possibile avere rendimenti notevoli già nel giro di una stagione.

      Concordo comunque con quanto scritto sempre da Guido: otto miliardi son tanti e stiamo già cominciando a pestarci i piedi. I problemi trattati in questo blog non faranno che rendere più difficoltosa la convivenza. L'opzione più valida è diffondere il più possibile la conoscenza e unirsi, cooperare. La permacultura è un ottimo strumento ma va diffusa appunto il più gratuitamente possibile, altrimenti si rischia di farla passare per la solita macchina da soldi a schema piramidale.

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    18. Rilik, è quello che tutti penseranno. Dal ciabattino al sacerdote tutto gira intorno ai soldi.

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    19. Io porto la mia breve esperienza. Da sempre coltivo un pezzo di orto per uso famigliare, in modo diciamo tradizionale, senza però aver mai fatto uso di qualsivoglia sostanza chimica. Ho letto l'inverno scorso il libro "La civiltà dell'orto" di Gian Carlo Capello, che consiglio vivamente di leggere, e ho deciso di applicarne alla lettera le pratiche colturali, in uno dei due pezzetti di terra che ho attorno casa (fisicamente separati) lasciando crescere l'erba in tutti i posti non coltivati per far sviluppare la massima biodiversitá possibile. I risultati finora sono incoraggianti. La stessa insalata piantata nell'orto "naturale" è cresciuta meglio e senza nessun intervento (aratura, concimazione, zappatura, caccia alle lumache, ecc) neanche di innaffiatura, rispetto alla medesima messa contemporaneamente nell'orto "tradizionale. I fagioli seminati nel tradizionale su solco arato e concimato stanno crescendo leggermente meno degli stessi seminati tra la paglia, sotto inerbita, nel naturale che sembrano avere un vigore superiore. L'humus si sta ricreando e le piante reagiscono bene; la massima biodiversitá dovrebbe garantire l'equilibrio tra tutte le specie, compresi i parassiti, rendendo di fatto inutile ogni intervento, e rafforzando le piante messe a dimora. Secondo l'autore del libro, che si ispira a Fukuoka, questo approccio è migliore rispetto alla permacoltura.

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    20. @mago11 maggio 2017 07:32
      .... tutto gira intorno ai soldi.
      .----
      Solo per noi esseri umani civilizzati.
      Per il resto della natura, no.
      I soldi sono frutto di un egoistico modo di intendere la vita.

      Gianni Tiziano

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    21. Tiziano, ciò che fa diventare gli esseri umani egoisti e schiavi dei soldi, sono gli istinti di conservazione e sopravvivenza, che hanno tutti gli animali, le piante e anche la materia inorganica, pensa solo al 1° principio della termodinamica.

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    22. Mago, noi ci comportiamo molto diversamente da qualunque specie animale o vegetale presenti sul pianeta Terra.
      .----
      Non tutti gli esseri umani si comportano così o si sono comportati così.
      Solo quelli civilizzati, si comportano così : hanno creato organizzazioni sociali innaturali, che non funzionano in modo sostenibile per il pianeta Terra. La civiltà è la causa di questa Sesta Estinzione di Massa che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, e che quasi tutti non riescono a vedere, o non vogliono vedere.
      .----
      Le cellule cancerose della Biosfera, del pianeta Terra, sono quegli esseri umani che usano la tecnologia, che hanno distrutto e stanno finendo di distruggere le società umane non-civilizzate, che non usano la tecnologia e che non la pensano come loro, ed il resto dei viventi.
      Siamo impazziti.
      .----
      Nessun animale, nessuna pianta, nessun essere umano appartenente ai popoli della natura (i popoli non-civilizzati) si sogna di vivere usando i soldi.
      Nessuno di loro usa neppure il baratto.
      Nessuno di loro si sogna di usare la tecnologia.
      I soldi, la proprietà privata, la tecnologia, causano i danni che vediamo. Alcune persone, per i soldi e la proprietà privata, impazziscono, e riescono a scalare le gerarchie di potere, comandando alla maggioranza, ingannandola, asservendola.
      Dobbiamo abolire i soldi, la proprietà privata, la tecnologia.
      Dobbiamo cambiare mentalità.
      .----
      Mi rendo conto che per te, Mago, è difficile accettare il mio punto di vista.
      E per tanti altri, per la maggioranza delle persone.

      Gianni Tiziano

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    23. Tiziano, non possiamo cambiare mentalità solo con la nostra volontà.

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    24. ho trovato questo, per sperimentare insieme a Gian Carlo Cappello, lo condivido in caso interessasse:

      http://ecovillaggi.it/component/spidercalendar/?view=spidercalendar&calendar_id=1&module_id=96&date96=2017-05-22&cat_ids=&Itemid=127

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  5. signori, indietro non si torna. la globalizzazione ci piace, ci ha dato tanto e nessuno di noi e' disposto a rinunciare a cellulari computers banane ananas ecc. per favore basta con la storiella che il prodotto locale e' migliore.le condizioni di vita dell'ex terzo mondo miglioreranno e le nostre peggioreranno finche' non ci livelleremo. barriere dazi e fesserie del genere non reggeranno. abbiamo gia' visto che fine ha fatto mussolini con la sua autarchia, e la germania con il suo razzismo. vince il grande il piccolo muore, basta guardare i aesi sugli appennini. questo trend non cambia . roberto de falco

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    1. E' vero indietro non si torna, il post parla chiaro!
      Non sarà qualche nostalgico o utopico idealista che vagheggia tempi andati, bensì saranno i limiti fisici del pianeta che imporranno lo stop alla globalizzazione con tanti saluti ai cellulari e alle banane. Il come non lo sa nessuno, se sarà cruento o meno, se da qualche parte ricorrerà l'autorchia chi lo sa. Il globo terraqueo è stato talmente stravolto dalla mano "sapiens" (aere compreso), che chi rimarrà fra qualche decennio si troverà a sopravvivere in un pianeta molto più ostile: molte meno risorse a disposizione, temperature più alte e clima impazzito, suoli erosi, biodiversità annullata o quasi visto che è iniziata la 6^ estinzione di massa e qualche altro benefit della globalizzazione.

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    2. Il nulla (BAU) avanza!

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  6. R "Tuttavia, una brutale decrescita è probabilmente la migliore speranza che ci resta di non distruggere la Biosfera (moi compresi)." Perfetto, grandissimo : quindi dico io o crollo della corrente del golfo vel incendi ai campi di grano stile 2010...Giusto?

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  7. IO credo che ai 10 mld di popolazione mondiale invece ci si arriverà. Ci si abituerà a mangiare cibi qualitativamente più scarsi ma anche più economici, ci si abituerà alle malattie cronicizzandole, a vivere in spazi sempre più ristretti, insomma margine per addattarsi al peggio io ne vedo ancora molto, basta dare uno sguardo ad una bidonville di una qualsiasi megalopoli mondiale per convincersene.

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    1. @Anonimo11 maggio 2017 21:27

      Secondo te, è una cosa buona, arrivare ai 10 miliardi di popolazione ?

      Gianni Tiziano

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  8. "Necessariamente, l’entropia prodotta dal sistema si deve quindi scaricare all’interno del sistema stesso, sotto forma di un peggioramento delle condizioni di vita di una parte della popolazione a vantaggio di altri." Un altro deleterio uso scorretto della parola entropia con conseguente deduzione arbitraria.

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