Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 28 aprile 2017

Perché non riusciamo a fare la Transizione? Il problema dell'economia (terza parte)

(Pubblicato anche su Appello per la Resilienza, https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/)

In questo articolo indago la relazione fra consumi e crescita economica. In particolare, dato che i consumi della popolazione richiedono "a monte" consumi di energia, non sembra possibile ridurre i consumi per il semplice motivo che questi sono la conditio sine qua non di qualsiasi economia.
 
La consunzione come processo economico
Se si pensa all’estensione che il consumo ha assunto nelle nostre attività quotidiane è difficile non percepirlo come qualche cosa di “osceno”. La parola implica un esaurimento, una delapidazione di materia. Effettivamente è proprio questo il significato che assume nelle nostre società. Esse vivono del consumo di qualcosa in maniera tale da impedire o rendere difficoltoso il riutilizzo. E' molto interessante consultare la definizione che ne dà il vocabolario, per esempio il Treccani dice: "logorare, finire a poco a poco con l'uso" e "Ridurre al nulla un bene, un prodotto adoperandolo per particolari necessità, per il soddisfacimento di proprî bisogni, o in genere sfruttarlo per un uso determinato".

Una ri-sorsa è tale perché può rinnovarsi nel tempo. Ma bisogna prendere delle precauzioni affinchè possa continuare a generarsi. Il processo economico in quanto tale vive della “fine” o morte di un oggetto, di una merce. Questa è la condizione affichè il processo produttivo possa perpetuarsi (su questo Jean Baudrillard ha scritto pagine memorabili ne La società dei consumi). Come sarebbe possibile il consumo altrimenti? Come sarebbe possibile il “consumismo” senza la consunzione dell’oggetto? Il livello dei consumi può aumentare solo se vi è un ciclo incessante di ricreazione di oggetti (la sfida dell'economia circolare consiste nello sfruttare questa fatalità del processo economico. Sarà possibile trasformare il rifiuto in risorsa e generare addirittura maggiore valore tramite ulteriori cicli di trasformazione della risorsa? Ne parlerò nella quarta parte). Solo così si comprende il fenomeno della “obsolescenza programmata”. Tutti possono notare che le auto si rompono più facilmente di una volta. Ciò avviene affinchè se ne possano produrre e comperare regolarmente di nuove.

 

Dunque il sistema economico per definizione necessita dell’esaurirsi del “valore d’uso” di una merce affinchè sia possibile far ricominciare lo scambio. Economia è "circolazione", cominciata storicamente con la circolazione delle merci ma oggi ridotta a scambio di denaro. La nota-di-cambio di una merce (banconota) da mezzo diventa fine (valore di scambio) (si vedano gli scritti di E. Severino e U.Galimberti).

Il circolo vizioso
Abbiamo ricordato che l’obiettivo degli “ecologisti” (per riunire in un’unica categoria tutti coloro che hanno sensibilità verso le sorti del pianeta e dell’uomo) è ridurre i consumi: la cosiddetta sostenibilità, lo sviluppo sostenibile (anche se secondo alcuni la sostenibilità non dovrebbe implicare una riduzione del consumo di materia ed energia, qui interessa solo comprendere il meccanismo interno dell'economia). Ora, c’è un signore, il già citato Serge Latouche, che ha capito che questo non è possibile. Lo sviluppo sostenibile è un ossimoro, diceva.

Ovunque si sente parlare di “rilanciare i consumi”. Ebbene, come possiamo ridurli se l’economia ha bisogno di “rilanciarli” per continuare a crescere? E’ chiaro: senza vendite, senza spese, senza consumi, l’economia non può andare avanti.


Forse non abbiamo compreso tutte le implicazioni della crescita, soprattutto a livello economico. L’economia non può sussistere senza crescita perché il sistema socio-economico è una CAS (Complex Adaptive System), è adattato alla crescita, come dice David Korowicz (c'è un tasso di crescita fisso, ignoto, al di sotto del quale l'economia collassa). Che cos’è la crescita? E’ l’aumento di denaro nel mondo (come si è visto nella prima parte) a tassi esponenziali.

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Fonte: Gail Tverberg - Our Finite World

Dal grafico qui sopra però si può notare come la vera e propria crescita delle nostre economie sia avvenuta durante il "boom economico", dalla fine della seconda guerra mondiale alll'inizio degli anni '70 (in corrispondenza della prima grande crisi petrolifera). Un trentennio, "i trenta gloriosi" sono chiamati in Francia. Tale crescita non è avvenuta solamente in maniera esponenziale, ma iperesponenziale, in quanto gli stessi tassi di crescita sono aumentati. Questo non significa che in seguito l'economia abbia smesso di espandersi, ma che non si sono più raggiunti quei tassi di crescita. La crescita implica che ogni anno si produca di più del precedente, non mi stanco di ripetere questo mantra (per esempio: se nel 2017 +1%= dovremo produrre la stessa quantità di merci del 2016 e l’1% in più!). Ora, la crescita economica (insieme all'aumento di popolazione, secondo Limits to growth, I nuovi limiti dello sviluppo, 2004) genera un anello di retroazione positivo che alimenta la crescita "secondaria" degli altri settori economici.

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Il tema di questo articolo è mostrare che l'economia genera questo meccanismo autocatalitico che impedisce per definizione una diminuzione dei consumi. Possiamo considerare, nella sua essenza, il sistema economico come un circuito INPUT-OUTPUT, quello della domanda e dell’offerta. Sebbene, come hanno fatto notare alcuni, non sembrano più valere le leggi classiche della domanda e dell'offerta, ciò non cambia in nulla il fatto che da un lato ci debba essere qualcuno che produce e vende qualcosa (input) e dall'altro qualcuno che lo deve comperare (output) (su questo anche seconda parte).

Perché dunque non è possibile ridurre i consumi? Perché solo il continuo aumento dei consumi può alimentare il continuo aumento della produzione, sebbene ciò non sia possibile a lungo termine per le ragioni legate alla finitezza degli stock di materia della Terra (situazione picco dei minerali segnalata da Ugo Bardi nel 2011). Ed è proprio questo a generare il problema. Il sogno degli economisti è una crescita illimitata disincarnata dalla fisica dell'energia e della materia (lo scenario 0 di LTG 2004, per intendersi). L'economia umana è una struttura dissipativa che per mantenersi richiede flussi continui e in aumento.

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Fonte: Gail Tverberg - Our Finite World
   
La materia (non) è energia!
La crescita del PIL dipende in tutto e per tutto dal consumo di energia e secondo Gail Tverberg vi è una correlazione lineare al 99,9% fra crescita mondiale del PIL (GDP Growth) e crescita mondiale del consumo di energia (Energy growth).

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Se l'economia si serve nell'Antropocene di una quantità enorme di energia primaria (corrispondente a 17 TW di potenza nel 2013, secondo Ugo Bardi), ciò è di ordini di grandezza molto inferiori a quanto sarebbe possibile attuare tramite i PV (celle solari). Solamente coprendo 1/5 del Sahara si potrebbero ottenere 50 TW.

La questione si sposta: come sopperire al problema dei flussi di materia? L’economia necessita della produzione materiale per il processo di scambio, non può vivere a lungo di scambi meramente virtuali (come fa dagli anni '80: il 97% del denaro è virtuale, secondo David Korowicz). Nella quarta parte cercherò di chiarire se l'economia costituisce un "ostacolo" verso quella successiva rivoluzione metabolica che, come ha indicato Ugo Bardi, in un articolo straordinario,

"avvierebbe l'ecosfera verso un livello di trasduzione nuovo e maggiore di quello attuale"
Se è così, siamo nei guai.  
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Mi piace questa immagine dei gironi infernali di Dante. Interpretandola in modo fantasioso per raffigurare la situazione odierna, si potrebbe leggere il cerchio in basso come la base di risorse sulla quale si è edificato il castello di complessità sul quale crediamo di prosperare. Una piramide rovesciata, un gigante coi piedi d'argilla. Come dice Serge Latouche: “L’economia è una menzogna”.


(continua...)

11 commenti:

  1. secondo me, l'unica possibilità è una riduzione programmata e pianificata dei consumi/popolazione da attuare a livello mondiale di comune e d'accordo. Praticamente impossibile, ma le piccole comunità resilienti non sono possibili, perchè troppo soggette ad essere travolte dalle masse affamate ed inferocite. Mettersi a mitragliare i nemici come ha dovuto fare mio padre nell'Epiro per salvarsi, non è una bella prospettiva, ma lui a 16 anni partecipava ai campi dux dove lo addestravano all'uso della mitraglia e molto probabilmente se non lo fosse stato non sarebbe sopravvissuto agli scontri coll'esercito greco, che aveva conquistato metà Albania, quando i resti di quello italiano furono salvati dai tedeschi. E pochi giorni fa la divisione Nembo ha celebrato la vittoria ottenuta sui tedeschi in ritirata a Bologna, dopo aver combattuto insieme a El Alamein. La guerra è proprio una sporca cosa, se per salvarti il c... devi ammazzare quelli che ti hanno aiutato a sopravvivere fino a poco prima. Posso ringraziare i fossili, se non ci sono stato coinvolto anch'io, ma questa breve parentesi può avere gli anni contati, specie se non venisse messo in ponte l'accordo all'inizio.

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  2. E' vero entrambe sono ardue, ma a mio parere è molto più improbabile un decrescita pianificata. Perchè? perché dovrebbe essere un atto politico, ma questa si è dimostrata fallimentare. La politica non ci può aiutare in questa fase perché FA PARTE DEL PROBLEMA. Sono burattini dei giochi econommici e Trump non è un eccezione...

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    1. allora sarà guerra nucleare. Penso che anche l'insignificante korea abbia già pronta la termonucleare al cobalto, detta della fine del mondo, che tiene alla larga le portaerei nucleari di Trump. Colpire i deboli è un indice del coraggio dei forti. Che soddisfazione poter dire: muoia Sansone con tutti i filistei. Anche se manca nella cultura orientale in nostro Sansone avranno qualche altra locuzione per indicare il coraggio dei deboli di fronte alla morte pur di annientare i forti superbi che ti vogliono togliere la libertà.

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  3. Non è fuori tema :
    ho letto da poco questo libro meraviglioso :
    "Confessioni di un sicario dell'economia", del 2004, ATTUALISSIMO, nonostante fosse di 13 anni fa.
    Stò finendo di vedere :
    "ENRON" (It's Jist Business)
    .----
    Li raccomando vivamente.
    Ho pianto, vedendo come gli affari, i soldi, il potere, rovinano il pianeta Terra, la condivisione sociale e la giustizia.
    Sono solo Sporchi Affari, quelli che governano il mondo !

    Gianni Tiziano

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    1. "ENRON" (It's Just Business) è del 2005, ATTUALISSIMO anche questo.
      .----
      Il libro di John Perkins, mi ha commosso, perchè ho visto come una persona di grandi capacità e profonda umanità sia stato fatto diventare una pedina del governo globale delle multinazionali, profondamente amorale, mortifero, schifoso, e poi con grande sofferenza, e forza di volontà, se ne sia in qualche modo tirato fuori, denunciando a chi ha la pazienza di leggere e informarsi "veramente", le schifezze che vengono commesse da governi e multinazionali, ai danni del proprio prossimo e della natura.
      Sono esterrefatto !!!!

      Gianni Tiziano

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    2. Condivido la tua indignazione....

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  4. M. Migliorino: Tutti possono notare che le auto si rompono più facilmente di una volta.
    A me sembra il contrario; come sostiene questa affermazione?

    Saluti.

    R

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    1. L'obsolescenza programmata è un fatto, persino ammesso dalle multinazionali talvolta. Che le auto siano più efficienti tecnologicamente e più complesse, ciò non significa che non si rompano più di frequente. Prendiamo una volkswagen degli anni '70: erano dei "muli" in confronto a una qualsiasi auto di oggi, se tenute bene, macinavano molti più km e la vita totale era più lunga.

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    2. L'obsolescenza è un meccanismo per "rilanciare i consumi", per far si che il ciclo produzione-consumi non cessi. E' proprio questo l'aspetto che l'economia circolare vuole prendere al balzo, cercando di rendere "virtuoso" un ciclo che è disastroso. Per come esprime l'idea per esempio la Ellen Mcarthur foundation, si intende poter addirittura generare ulteriore valore tramite i cicli di trasformazione dell'oggetto, cosa che sembrerebbe quasi andare contro la legge dell'entropia! D'altra parte è una cosa buona a mio parere, che ci mette nella giusta direzione. Il passo successivo, epocale, sarebbe uscire dall'economia, come diceva Latouche, ma questo nessuno sa come si potrebbe attuare!
      Saluti, Michele

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  5. @Michele Migliorino

    "La politica non ci può aiutare in questa fase perché FA PARTE DEL PROBLEMA."

    La politica ha sicuramente molti livelli; conosco abbastanza bene il livello comunale, qui a Firenze.

    Intanto, le possibilità di cambiamento sono lentissime: per risolvere anche un problema molto piccolo, ma che richiede qualche innovazione, ci vogliono anni.

    Secondo, l'amministrazione ha due facce: i "politici", che durano al massimo un anno o due nello stesso incarico, e i "funzionari" che hanno come preoccupazione principale quella di non fare errori, per evitare di finire sotto processo.

    Se il politico dura in carica meno del tempo per vedere i risultati del cambiamento che ha promosso, non c'è motivo per cui lo debba promuovere.

    Mentre il funzionario sa che ogni cambiamento - specie se fosse di tipo "decrescista" - finisce necessariamente per pestare i piedi a qualcuno, che può benissimo fare ricorso contro di lui.

    Certamente, i meccanismi sono un po' diversi a livello del governo nazionale o dell'Unione Europea, ma credo che la politica sia strutturalmente inadatta a promuovere la transizione.

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    1. ANche secondo me: strutturalmente inadatta! Da tutte le parti cerchiamo di iniettare sempre più dosi di "politica". Lo slogan degli anni 70 era che "tutto è politico", ma i livelli di corruzione sono endemici, le disuguaglianze mai state così profonde e radicali (sebbene il livello medio di vita si sia leggermente alzato per...il 99% del mondo)
      In fondo la politica è stata "inventata" da un filosofo aristocratico (Platone) e sembra mantenere inalterata quella divisione fondamentale che daà origine a ogni potere: quella fra governanti e governati. E' perché ammettiamo che una simile divisione sia necessaria che non mettiamo in discussione la politica.

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