Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 13 aprile 2017

Perché non riusciamo a fare la Transizione? Il problema dell'economia (seconda parte)

 (Pubblicato anche su Appello per la Resilienza: https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/)

 Post di Michele Migliorino

 

DISEGUAGLIANZE ECONOMICHE

Vi sono molti aspetti connessi con la nostra difficoltà di trovare soluzioni ai cambiamenti climatici e al problema delle risorse. Come cerco di dimostrare in questa serie di articoli, ciò sembrerebbe essere causato dal fatto che il sistema economico impedisce uno sviluppo etico e sociale autentico.

In questi ultimi anni si è fatto sempre più evidente il crescente divario dei redditi. Si tratta di una situazione generata dal funzionamento del sistema o è temporanea e risolvibile? In che modo va ad incidere questo sulla nostra capacità di trovare risposte pratiche ai problemi globali?

Non può esistere economia senza crescita. Ciò significa che la quantità di denaro nel mondo deve continuamente aumentare. Ma come si distribuisce la ricchezza?

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fonte: www.lteconomy.it

Il tema della disuguaglianza è anche emerso nel corso degli incontri al World Economic Forum a Davos (19 gennaio 2015), quando, Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International, ha presentato i risultati di una delle ultime pubblicazioni di Oxfam sulla disuguaglianza, ‘Wealth: Having It All and Wanting More,’ evidenziando che la ricchezza aggregata dell’ 1 per cento più ricco della popolazione mondiale supererà quella del restante 99 per cento entro il 2016. 

Nella prima parte avevo argomentato che il sistema economico si basa sulla crescita del capitale. Tutto ciò è noto sotto il nome di Capitalismo. Vediamo un paio di grafici la cui idea è mettere in relazione la grandezza del continente, la % di popolazione e la % di ricchezza. Qui sotto la situazione nel 1990.

fonte: www.wordmapper.org

Vediamo di seguito invece come sia cambiata nell'arco di quasi 30 anni. Il Sud del mondo si assottiglia ancora di più a favore del Nord, ma dopo 30 anni è l'Asia che sta crescendo, non l'Occidente.

fonte: www.wordmapper.org. La situazione odierna, nel 2015.

Ma sappiamo bene che è all'interno dei singoli paesi che si manifestano la diseguaglianze. Non v'è una distribuzione egualitaria della ricchezza e questo, secondo Thomas Piketty (Il Capitale nel XXI secolo; Income inequality in the US, 1913-1998) e Gail Tverberg (Why we have a wage inequality problem - Our finite world) è una componente fondamentale - se non primaria - dell'attuale crisi economica.

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fonte: google immagini.

L'Occidente e il mondo intero è travagliato dal problema delle diseguaglianze. Lo hanno dimostrato le lotte degli ultimi due secoli fra ricchi/poveri, capitalisti/comunisti. Sembra che il sistema sociale debba scindersi, per via delle condizioni necessarie alla creazione di capitale: chi stipendia e chi è stipendiato; chi possiede i mezzi per poter produrre e chi lavora; produttori e consumatori (è evidente che anche i "produttori" sono consumatori. Qui si allude a quella divisione dei redditi che avviene a monte del semplice atto di acquisto. Come produttori si intendono gli "imprenditori". Ogni imprenditore è anche consumatore, in quanto vivente, e ogni consumatore contribuisce a produrre dei beni. Ciò non toglie che i capitali si spostino - come si vede qui di seguito - dalla parte di chi possiede i "mezzi di produzione"). 

E' questa spaccatura la matrice di tutte le disuguaglianze sociali in quanto i profitti si spostano necessariamente dalla parte di chi possiede i "mezzi di produzione". Da chi viene prodotta la ricchezza e in quali tasche finisce? Ai lavoratori o agli imprenditori? Questo spostamento graduale dei redditi è ben documentato.

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Al consumatore, ironicamente, viene lasciato il "potere d'acquisto" e l'illusione di poter partecipare attivamente alla vita economica mentre è del tutto eterodiretto dalle logiche commerciali globali (cosa può il piccolo agricoltore contro la FAO?). Ma come avviene questo spostamento? Un illustre sociologo italiano, Luciano Gallino, ha ben chiarito la questione nel libro Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi, 2015) (e in Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai miei nipoti - Einaudi, 2015). Dopo aver parlato delle origini strutturali della crisi attuale (2007-2008) - che hanno avuto origine negli anni '80 quando è cominciato un predominio della finanza sull'economia reale come risposta alla crisi del regime di accumulazione - egli spiega che l'accumulazione è la:

crescita del capitale esistente mediante nuove dosi di altro capitale derivante da eccedenza del valore realizzato della produzione sul consumo in un determinato periodo. 

E continua dicendo:

L'accumulazione accresce costantemente la frazione di capitale investita in mezzi di produzione mentre diminuisce proporzionalmente la frazione investita in forza lavoro. 

Queste due citazioni difficili ci dicono che il capitale si accresce solo perché una parte sempre maggiore di profitto resta in mano all'imprenditore, mentre una sempre minore in mano al dipendente. E' questo il processo che ha generato la grande disoccupazione di questi anni e la tendenza alla meccanizzazione/robotizzazione delle aziende: ridurre i costi di sussistenza dei lavoratori. I robot non hanno bisogno di stipendio! Qui di seguito Gail Tverberg mostra il trend di discesa dei redditi dal 2000.

  

Fonte: Gail Tverberg - Our Finite World. Rapporto fra i redditi (wage) e il PIL (GDP).

La maggior parte dei profitti generati dalla forza-lavoro finiscono all'imprenditore. Si alimenta sempre più il divario fra una popolazione disoccupata e con sempre minor salario e degli imprenditori ultra-ricchi. Si è visto sopra come questa situazione sia omogenea su tutto il pianeta per via del mercato "unico", la globalizzazione. Una sola è la legge che unifica il Nord ricco e il Sud povero. Ma è una situazione che può durare? Il capitalismo può continuare ad esistere in eterno?

(La divisione che abbiamo creato fra i membri della nostra specie (infraspecifica, in termini ecologici), comporta un surplus di distruttività che si aggiunge a quella "naturale" relazione interspecifica che già da sola creava molti guai. Si veda per esempio la storia della diffusione nel pianeta dell'uomo cacciatore-raccoglitore come descritta da Jared Daimond nei primi capitoli di Armi, acciaio e malattie).

Marx credeva che il capitalismo portasse in sé i germi del suo superamento e che ciò sarebbe avvenuto già a fine XIX secolo attraverso una socializzazione della produzione ad opera delle masse dei lavoratori. Ciò non è avvenuto e un secolo di lotte comuniste si è risolta infine in una netta vittoria del neo-liberismo. Oggi del comunismo resta solo uno spettro. Perché ha perso? In definitiva il marxismo-comunismo restava solidale con quella "colossale visione del mondo" del suo acerrimo nemico capitalista. Non viene mai meno l'esigenza produttiva - e il capitalismo si è dimostrato più potente nel portare avanti questa logica.

Come hanno mostrato - fra gli altri - Jean Baudrillard e Naomi Klein, esso utilizza ogni mezzo per fortificarsi, persino la critica che gli viene rivolta - le lotte rivoluzionarie; il pensiero critico - viene ri-prodotta dal sistema per autoalimentarsi.

Voi potete redistribuire tutti i redditi che volete; potete regolare l'economia in maniera da facilitare le classi più povere e potete persino (forse) allungarne la vita in maniera che possa sembrare un sistema sempiterno, ma ciò non toglie che un sistema che vuole crescere indefinitamente dovrà prima o poi crollare. E' l'effetto Seneca, una semplice legge di natura.

(continua...)

15 commenti:

  1. R"Queste due citazioni difficili ci dicono che il capitale si accresce solo perché una parte sempre maggiore di profitto resta in mano all'imprenditore, mentre una sempre minore in mano al dipendenti dipendenti pubblici medio alte circa doppie rispetto ai contributi versati(peraltro figurativi) delle pensioni degli operai ed ex quadri e dirigenti del privato? ...Oppure l'incapacità di di riequilibrare, a parità di spesa pubblica, le risorse per vari settori pubblici (vedi 200 miliardi del corpo insegnate contro i 5-6 destinati alla ricerca) od all'interno dello stesso settore ? ( vedi organici sottodimensionati in sanità per evitare di fare fette di torta più piccole, ma più numerose, a parità di "torta")...In italia l'autoreferenzialità dei dipendenti pubblici impedisce la riforma del sistema, che quindi meglio perda funzioni,cioè capacità di riscuotere tasse a livello centrale il prima possibile...Ci vuole del coraggio a a parlare di capitale in Italia col 55% delle risorse intermediate dal pubblico peraltro molto male vedi autoreferenzialità dei dipendenti pubblici..Complimenti per la nitidezza !

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    1. Non è che ti seguo molto... sono analisi "macroeconomiche" che non riguardano l'italia ma il funzionamento in generale di un economia. Discuti sul tema specifico, non partire per la tangente solo per questioni ideologiche. Tu come lo chiami il denaro? Io lo chiamo capitale. Che sia poco o che sia tanto, che sia distribuito bene o male è sempre capitale e segue una legge fondamentale. Primo: affinchè ci sia capitale questo va creato da qualche parte (vedi meccanismo di riserva frazionaria delle banche). Secondo: i capitali si spostano tutti da una parte, cioè dalla parte di chi fa i profitti con la vendita. Chi compra va a riempire le tasche dei produttori. C'è un altro motivo per cui l'1% del mondo possiede la stessa ricchezza del 99%?

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    2. In Itali il capitale viene estorto ai produttori, con 15% in più di tassazione sulle imprese rispetto alla germania, a favore dello stato, che non lo reimpiega in ricerca e futuro e nemmeno servizi, ma per il presente degli attuali erogatori di servizi, con gli esempi riportati sopra...c'è poco da capire,al massimo puoi far finta di non capire.Il capitale ij Italia è in massima parte pubblico (oltre il 55%) Post retrogrado che degrada il livello di discussione e confonde il linguaggio di questo blog...Il capitale è energia termodinamica e risorse naturali, che come ci insegna il prof bardi sono sia naturalmente non equamente distribuite nei vari territori ne per sostenibilità. Parlare di capitale significa stuprare come al solito in prospettiva antropocentrica ed universalistica le risorse naturali. Il concetto di capacità di carico almeno ti è familiare?

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    3. https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/2016/12/14/la-rivelazione-del-petrolio-e-delleconomia/

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    4. https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/2016/12/14/la-convergenza-di-tutte-le-crisi/

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    5. Chiedo scusa a chi legge, mi hanno fatto notare che l'ultimo grafico era sballato rispetto al testo. Effettivamente l'avevo inserito al posto di un altro per sbaglio.

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    6. la previsione di Meadows di collasso entro il 2020 potrà essere spostata in là anche di diversi anni. Il fracking ne è un esempio. Certo che aumentando la popolazione do 80 mln anno il disastro sarà ancora più grande. Mi sembra impossibile che Trump e soci non ne siano al corrente, ma se hanno delle soluzioni nascoste è meglio non saperle, perchè potrebbero anche essere poco piacevoli.

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  2. Il bello e' che piu' si aumenta la tassazione e la redistribuzione, piu' si costringe la produzione a migliorare l'ottimizzazione e quindi l'accentramento (produttivo), peggiorando sempre di piu' la situazione sociale, anche perche' l'essere umano ha psicologicamente bisogno di sapere che il suo lavoro serve qualcosa agli altri, e l'autoinganno, ad esempio degli impiegati dell'agenzia delle entrate o della guardia di finanza, puo' funzionare solo fino ad un certo punto.

    Teniamo presente che nelle societa' moderne solo una infima percentuale della popolazione partecipa davvero alla produzione di beni e servizi, mentre il resto, diciamo l'80 per cento, vive di redistribuzione, magari fornendo "servizi" burocratici paleosovietici imposti al consumatore, ma che nessuno vorrebbe.

    Il problema di fondo e' il surplus che i produttori producono, questa tendenza e' inevitabile in un mondo talmente ricco dove basta il 20 per cento per produrre cose che l'altro 80 per cento nemmeno riesce a consumare tutte, per cui bisogna inventarsi ogni trucco per stimolare, quando non imporre per legge attraverso spesa pubblica e privata, i consumi, spesso con l'ecologia e la sicurezza presi a pretesto.

    Ma e' tale redistribuzione, poiche' avviene a spese dei produttori reali, attraverso una tassazione complessiva che infatti si aggira attorno all'80 per cento o piu', che li spinge ad ottimizzare sempre di piu', in un circolo vizioso, fino al punto di espellerli completamente dai paesi piu' ricchi.

    In ogni caso, l'articolo dimentica di far notare che, nonostante l'accentramento della ricchezza finanziaria, la poverta' estrema reale, nel mondo globalizzato, e' radicalmente diminuita negli ultimi decenni, e molta piu' gente ha visto il suo tenore di vita migliorare, dalla sussistenza o meno in cui erano prima.

    Ci sono i bei filmatini dello statistico Hans Rosling a spiegarlo, peraltro recentemente scomparso, mettendo in guardia contro il pregiudizio delle classi colte occidentali che ragionano ancora come se il mondo sia lo stesso di 30 o 50 anni fa, incuranti dei mutamenti e incapaci di togliersi gli occhiali con cui sono state abituate a guardarlo: se si parte da dati vecchi e sbagliati, oppure facendo il picking up che serve a rinforzare le proprie tesi pregiudiziali, le conclusioni che se ne traggono sembrano giuste ma non lo sono.

    Raccomando caldamente questi:
    https://www.ted.com/speakers/hans_rosling

    L'errore cultirale di Marx e Keynes e' stato nel credere che un mondo ricco, dove la tecnologia si sostituisce all'uomo nella produzione, sia ancora un mondo dove l'uomo possa trovare un senso per la sua vita. In realta' tale mondo finisce per forza per assomigliare sempre di piu' ad un carcere o una caserma, perche' obbliga ad una redistribuzione massiccia imposta dall'alto.

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  3. The World Economy Can’t Go Very Far Backward, Without Collapsing
    "The 2007-2009 recession is an example of an attempt of the economy to shrink backward. (See Figure 1.) It didn’t go very far backward, and even the small amount of shrinkage that did occur was a huge problem. Many people lost their jobs, or were forced to take pay cuts. One of the big problems in going backward is the large amount of debt outstanding. This debt becomes impossible to repay, when the economy tries to shrink. Asset prices tend to fall as well.

    Furthermore, while previous approaches, such as using horses instead of cars, may be appealing, they are extremely difficult to implement in practice. There are far fewer horses now, and there would not be places to “park” the horses in cities".
    https://ourfiniteworld.com/2017/02/20/oops-the-economy-is-like-a-self-driving-car/
    Banalmente, l'economia sta seduta su una montagna di debiti. Se la si rallenta collassa.
    Angelo

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    1. Seguo anche io costantemente i post della tverberg

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    2. "Banalmente, l'economia sta seduta su una montagna di debiti. Se la si rallenta collassa."

      Nel nostro caso pero', ci sono i nomi e i cognomi: a fare ogni anno nuovo debito con la promessa che con la crescita dell'anno successivo comincera' a ripagarlo (ricorsivamente!), e' lo Stato Italiano, debito col quale chi ha le leve del potere e decide le spese, compra ogni volta il consenso dei suoi clientes per vincere le successive elezioni.
      E visto che siamo in tema, per fastidioso che possa essere ammetterlo, per questo giochetto e' stato usato anche il fotovoltaico (scaricando direttamente il debito sottoscritto, piu' di 200 miliardi di euro con gli interessi, ai cittadini in bolletta elettrica per i successivi 20 anni).
      Scagli la prima pietra...

      Il problema del debito comunque, se si ritiene che sia ingiusto, si risolve da se' in modo molto semplice: non pagandolo. Il problema e' che e' congegnato in modo da danneggiare di piu' chi non ha nessuna responsabilita' per esso, col solito meccanismo, in cui siamo maestri, del "sostituto di imposta". Sodoma e gomorra.

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    3. Winston, come scriveva Tim Jackson, il problema dell'economia è che non si è mai riusciti a renderla sostenibile.
      Angelo

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    4. Grazie per la citazione dell'autore che non conoscevo, del quale c'e' un intervento su TED che ho guardato, e penso riassuma il suo pensiero, eccolo qui per altri che fossero interessati:
      https://www.ted.com/talks/tim_jackson_s_economic_reality_check

      Per la mia impressione sul contenuto, per quel che puo' valere, bah, ho la sensazione che si tratti della solita fuffa: si parte dal presupposto, secondo me viziato e sbagliato in partenza, che la ricchezza possa essere solo materiale, misurabile in quintali di ferro lavorato, e da li', da quel presupposto che gia' di per se' tradisce il pregiudizio e la gabbia mentale del suo latore, se ne deduce che per risovere il problema dell'economia si tratta solo di investire i quintali di ferro lavorato in modo diverso da come si fa oggi, cioe' in modo "social", "natural", e "sostenibil".

      Mi pare solo l'ennesimo vendita di cianfrusaglie, che cerca di spostare il business dalla sua parte. E anche se non lo fosse, il risultato pratico alla fine e' quello, per cui buona fede o no, cambia poco. Esempio: gli intelligentoni che hanno inventato l'energia atomica, hanno poco da dire poi ma bastava usarla in modo intelligente... se erano cosi' intelligenti, non potevano anche prevedere come sarebbe andata a finire la loro invenzione? E vale per l'automobile, per l'elettricita', per tutto: solo nuove schiavitu', nuovi oggetti di cui non si puo' piu' fare a meno, che diluiscono e incorporano in se' la personalita', l'essere di chi crede di possederli e invece ne e' posseduta.

      "il problema dell'economia è che non si è mai riusciti a renderla sostenibile" che scrivi, sulle prime l'ho interpretato come "il problema dell'economia e' che non puo' essere sostenibile, intrinsecamente", ma dopo aver visto il filmato, se questi sono gli economisti, anche quelli della decrescita, ho capito che la prima impressione era quella giusta: l'economia e' insostenibile, in tutti i sensi della parola insostenibile, intrinsecamente. E' fuffa, e' narrazione per abbindolare il prossimo.

      Un libro che mi manca da leggere e' "la nascita dell'economia" di Latouche, forse li' dentro c'e' qualche spiegazione.
      Su una presentazione al libro, leggo che "Per comodità, tutti gli oggetti sono equiparati ad un minimo comune denominatore che è il denaro: è la fungibilità generalizzata." Ma cosa ha fatto l'ecologia applicata in questi anni? Non ha fatto altro che cercare in tutti i modi di dare un valore monetario, di attaccare un cartellino col prezzo, ai beni ecologici, finanche l'aria (vedi i certificati verdi, le carbon tax, il concetto stesso di "esternalita' negativa"), assimilandosi cosi' a cio' che in teoria diceva di combattere, col risultato finale di diventare anch'essa solo l'ennesimo, grande business con cui un sacco di gente si riempie le tasche di soldi e gloria (nel senso di prestigio sociale all'interno della sua cerchia).

      Business as usual anche questo.

      Mi dissocio.

      * qua il link al libro di latouche citato, che a me fa pensare, anche se magari in senso opposto:
      http://www.spazioterzomondo.com/2010/03/serge-latouche-l%E2%80%99invenzione-dell%E2%80%99economia-bollati-boringhieri/

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    5. Si, Jackson continua a riconoscere il ruolo dello Stato, sia pure in un contesto ecologico.
      Suggerisce di dematerializzare l'economia incentrandola prevalentemente sui servizi.
      Insomma, un sognatore che comunque sa fare bene i conti.
      Alla fine, che sia liberismo o che sia socialismo l'importante è non tagliare il ramo su cui stiamo seduti.
      Temo che inevitabilmente quel ramo verrà tagliato.
      Un po' di energia rinnovabile, là dove non se ne può proprio fare a meno, qualche soluzione low tech e tanta agricoltura sostenibile potrebbero attutirci la caduta se messe in cantiere per tempo. Non sarebbero niente di che. Però forse anche queste sono solo fantasie per sognatori....
      Angelo

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  4. La reazione a questo stato di cose, la si puo' gia vedere, nella forma di Trumpo negli Usa e presto di Le Pen in Francia. Movimenti che premiano chi impone vincoli e chiusure al mercato unico, alza barriere e solleva i nazionalismi, e guarda al lavoro e mercato interni alla nazione.
    Giusto o sbagliato che sia, era inevitabile

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