Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 3 aprile 2017

Perché non riusciamo a fare la Transizione? Il problema dell'economia (prima parte)

Guest Post di Michele Migliorino. 


Introduzione

Forse non abbiamo ancora compreso fin dove arriva il "problema umano" dietro a tutta questa faccenda delle risorse e del picco del petrolio.

In accordo con la nostra epoca scientifica, siamo convinti che per poter dare risposte alla "crisi" siano sufficienti i mezzi tecnici, mentre dovrebbe apparire evidente - dopo secoli di guerre e distruzione ambientale - che la tecnologia nelle mani dell'uomo può portare più danni dei benefici che crea.
E' importante ricordare l'avvertimento di quel grande pensatore che ha dato inizio allo studio del Sistema-Terra in maniera così innovativa, Dennis Meadows:

"Ci comportiamo come se il cambiamento tecnologico possa sostituire il cambiamento sociale". (fonte: http://ugobardi.blogspot.it/2014/06/dennis-meadows-e-troppo-tardi-per-lo.html)

Bisognerebbe chiedersi dunque, che cosa blocca lo sviluppo sociale? Il che equivarrebbe a domandare: perché i nostri tentativi di operare dei cambiamenti concreti (la transizione alle rinnovabili) non riescono ad arrivare a buon fine? Perché la società è così lenta nel cercare di salvare se stessa?

E qui troviamo un aspetto ancora del tutto incompreso che cercherò di chiarire, infatti: il problema è l'Economia. Non perché non abbiamo abbastanza denaro da mettere in campo - ora che siamo al termine della partita? - ma perché pretendiamo di risolvere il problema esattamente nel modo in cui l'abbiamo creato. Ricordiamo le parole di Einstein:

"Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo"

Infatti il problema non è il petrolio di per sé (o qualsiasi altra fonte energetica), bensì il fatto che ne abbiamo subordinato l'estrazione e l'utilizzo alle dinamiche economiche, le quali sviluppano un sistema e una logica che non dipende più dagli attori che vi partecipano, ma che li trascende (in un sistema il tutto è "maggiore" della somma delle parti).

Sebbene abbia generato una enorme "complessità" in termini di sviluppo scientifico e sociale, l'Economia è quella cosa che ci impedirà di giungere all'obiettivo di una "società solare" basata su energie rinnovabili (nel senso indicato per esempio da Ugo Bardi nel libro La Terra svuotata) - obiettivo che sarebbe degno di una specie umana compiuta.

In questi cinque articoli cercherò di mostrare che Economia non è una così bella parola e non può aiutarci nel viaggio verso un futuro sostenibile - un futuro che sembra drammaticamente vicino in realtà, perché come ci ricorda sempre Dennis Meadows:

"è tardi per lo sviluppo sostenibile, dobbiamo mettere più enfasi sulla resilienza del sistema" (fonte: articolo sopra citato)

La domanda che si pone è dunque a) se è possibile può fare la transizione energetica all'interno del sistema economico, e b) se non lo è, che soluzioni ci rimangono? Perché ci è così difficile pensare in termini diversi da quello che Serge Latouche chiamava "immaginario economico"?

Il cambio di paradigma che ci serve non riguarda il tipo di energia che dobbiamo utilizzare o quali tecnologie mettere in campo, bensì la necessità di uscire dalla "legge del valore". La nostra cultura erige lo scambio monetario a valore imprescindibile, ma questo è basato su di un meccanismo che lo porta ad una accumulazione senza via d'uscita (la ben nota "crescita"). Ovviamente, non si tratta di qualcosa di così semplice nè da comprendere nè da accettare, perché coinvolge l'intera cultura sopra la quale "prosperiamo".


Crescita e sistema monetario

"Dal 1820 al 2003 l'economia è cresciuta con un tasso medio del 2.25% l'anno" (fonte: David Korowicz, Trade-off. Financial System Supply-chain Cross Contagion - a Study in Global Systemic Collapse, www.davidkorowicz.com).

Lo scopo primario di un'economia oltre alla produzione di merci, lo sappiamo tutti, è ottenere denaro. Ora, non c'è crescita senza aumento di denaro. La produzione di merci è contrassegnata nel nostro sistema da un simbolo, la moneta, che utilizziamo per valutare (dar-valore) le merci. Siamo abituati a considerare in termini monetari quasi ogni attività che facciamo. Per questo il PIL (in inglese GDP) è considerato l'indicatore principale delle economie.

Ma al di là di questo vi sono questioni decisive connesse all'uso del denaro come mediatore delle attività economiche. Esser parte del sistema economico significa condividerne implicitamente alcuni assunti. Qualunque attività commerciale o azienda, pubblica o privata, per sussistere dovrà adeguarsi ad una regola fondamentale: il capitale finale deve essere più grande del capitale iniziale.

E' evidente: se dalla mia attività non ho ricavato un surplus, o sono in pareggio o sono in rosso, entrambi risultati negativi. L'unico risultato possibile in economia è il profitto. Ogni azienda, ogni attività che produce reddito ha questa esigenza. Tutti devono "crescere", ciò implica che: la quantità di denaro pro capite deve aumentare progressivamente




Anche una persona povera dovrà avere alla fine di più di quanto aveva all'inizio (in intervalli di tempo), altrimenti dovrà affidarsi ad altri o perirà. Il passo successivo è comprendere le implicazioni di questo meccanismo a livello macroeconomico, infatti: la quantità totale di denaro nel mondo deve aumentare progressivamente 

https://www.blia.it/debitopubblico/grafico2012.png

fonte:www.blia.it. A sinistra la percentuale debito/PIL in % visualizzata dalle colonne in blu. L'andamento del grafico illustra la serie storica per l'ITALIA dal 1861 al 2012.

Il grafico mostra la tendenza alla crescita, macroscopica soprattutto nella parte destra in corrispondenza della fine della Seconda guerra mondiale e del boom economico. Condizione della crescita oltre alla disponibilità di risorse naturali, è il "debito". Per far si che il denaro nel mondo possa aumentare continuamente vi deve essere un meccanismo che ne permette l'espansione. (Su questo Gail Tverberg: https://ourfiniteworld.com/2016/05/02/debt-the-key-factor-connecting-energy-and-the-economy/ la quale cita Kenneth Rogoff: http://voxeu.org/article/debt-supercycle-not-secular-stagnation ).

Come "produrre" denaro se tutti devono ottenere un aumento relativo del loro capitale? Ciò è possibile solamente tramite lo scambio del denaro stesso. Il denaro è debito di per se stesso! Come si vede dal grafico, vi è una netta correlazione fra la crescita della moneta e la crescita del debito. Ciò non è un effetto casuale prodotto dal sistema ma è il funzionamento stesso della moneta, in quanto è necessario che lo scambio di denaro-con-merce produca un surplus del denaro iniziale, altrimenti non si potrebbe creare alcuna "circolazione" e non vi sarebbe crescita.

Tale meccanismo è possibile grazie all'ammontare di una quantità di denaro "fantasma" - il debito appunto - che funge da "pompa" (leva finanziaria) per la crescita. Ebbene, i debiti non possono venire ripagati perché è il debito che fornisce al sistema la possibilità stessa dello scambio di denaro e dunque gli permette di crescere.

Scopriamo così che la struttura stessa della nostra economia si regge su di un meccanismo paradossale. In quanto fornitrici di credito, gli istituti bancari sono i principali strumenti di leveraggio della nostra economia (nonchè dello Stato, che così si trova in posizione scomoda di sudditanza). E' noto quale è stato il loro ruolo in numerose crisi finanziarie (fenomeni di "bank run"). Per ulteriori spiegazioni: Luciano Gallino, Il colpo di stato di banche e governi; anche Il denaro, il debito e la doppia crisi, oppure Chris Martenson, Crash course visibile su https://www.youtube.com/watch?v=Ec85sWSn7iQ&list=PLB048101DAAD68046&index=10
(continua)

24 commenti:

  1. Perfettamente d'accordo, ma i primi a voler rinnovare il parco macchine mondiale sono i costruttori di macchine; quale miglior occasione l'auto elettrica.
    Diciamo che la maturazione per alcuni cambiamenti è un tempo necessario ((-:

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  2. Quella che state descrivendo e' in particolare l'economia keynesiana, che sa bene che creando debito (da appendere alle palle dei contraenti) crea le condizioni per lo sviluppo (o cresci e paghi il debito, o muori).

    Economia che ha funzionato nell'ultimo dopoguerra, dato il drastico cambio di paradigma esistenziale che ha visto "crescere" dal nulla e per tutti, nell'ordine: scarpe, gabinetto acqua e riscaldamento dentro in casa, moto, scuola, automobile, vacanze, sanita' universale, aereo, crociere...

    Ora che il "mercato e' saturo" (cioe' il pradigma esistenziale ha trovato il suo equilibrio) appendere ulteriore debito alle palle della gente comincia ad avere degli effetti collaterali negativi che superano i vantaggi - marginalisticamente parlando e' dannoso. Ma in questi giorni cosa avete sentito dal capo del governo? Perorazioni, ormai stucchevoli, per la crescita che finalmente tirera' fuori dalle secche i conti del nostro amato e indedebitato Stato Italiano. Aspetta e spera, soprattutto perche' lo Stato immagina di ottenere questi risultati esattamente col paradosso di Einstein citato sopra, facendo ancora piu' debito, cosa che peraltro ha continuato a fare anche in questi anni di sbandierata, ma del tutto falsa, austerita'.

    Comunque, a livello "occidentale", avanza l'elettrificazione coatta a scopo di sostentamento del PIL (pretesti l'ecologia e la sicurezza): non risolvera' i problemi, li spostera' solo un po' piu' in la', ingigantendoli, e creera' una societa' ancora piu' complessa, claustrofobica e rigida, con ancora piu' indebitamento, contratto per inseguire il miraggio della soluzione di tutti i problemi.

    Un altro calcio al barattolo.

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    1. Può esistere forse un economia che non cresce? Che sia keynesiana, marxista, neo-liberista e persino ecologica, circolare, dei beni comuni - un'economia deve crescere perché il denaro va creato da qualche parte. Il debito non è affatto un meccanismo che possa essere eliminato perché è consustanziale, è IL denaro stesso!

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    2. Questo e' vero, ma di quelle citate e' solo l'economia keynesiana che suggerisce esplicitamente di creare sempre nuovo debito quando si vuole risollevare le sorti della crescita, consiglio che i nostri politici continuano a seguire alla lettera. Forse perche' e' quella la teoria economica che ha capito meglio la vera natura del denaro, rinunciando pero' cosi', contrariamente a quanto afferma, di cercare di farne un mezzo invece che un fine (ammesso che sia possibile).

      Come TUTTE le tecnologie di successo inventate dall'uomo, a partire dalle scarpe e dagli abiti se non da prima, anche il denaro e' diventato una schiavitu'.

      Di fatto, attualmente, si tratta di sempre nuovo debito appeso alle palle dei debitori (e dei creditori, che lo stesso non dormono sonni tranquilli), per costringerli a lavorare, e a far girare la ruota del criceto dell'economia, anche quando questa produce cose che non servirebbero a nessuno, se non a far girare senza posa il suo ingranaggio, che cosi' non puo' mai fermarsi.

      Comunque il problema del nostro tempo non e' piu' solo il debito, quanto l'aver scoperto il trucchetto della sua crescita continua, e il suo rapporto negativo con la crescita degli altri valori assommati nel PIL, che peraltro sono MOLTO taroccati (ad esempio, tutto cio' che spende coercitivamente lo Stato, e' considerato PIL, ma non e' vero che e' tutto un valore, a volte si tratta di roba, beni o servizi che siano, a cui nessuno per quanto si sforzi riesce a dare alcun valore, e anzi spesso considerano disvalore - ma naturalmente la "superiore saggezza" delle assemblee "democratiche" che decidono tali spese considerandole un valore e' sacra - anche se a volte viene da riconsiderare l'opinione mi pare di Le Bon, quello della "psicologia delle folle", che quando viene messa insieme un'assemblea fosse anche di geni, cio' che ne viene fuori di solito sembra piu' il prodotto di un'accozzaglia di asini).

      Ma il problema della definizione del valore e' un altro enorme punto interrogativo, cos'e' il valore? Cos'ha valore? La definizione marxista che va ancora per la maggiore, quella del lavoro che c'e' dentro, e' completamente arbitraria e circolare, anch'essa e' solo un "valore" come gli altri, che a loro volta sono arbitrari e circolari, tant'e' che ognuno si sforza al massimo, come un mercante, di convincere gli altri che la propria mercanzia e' quella che vale di piu' (anche e soprattutto nel mondo delle idee...).

      Ma adesso viviamo in un'epoca che e' ossessionata dal denaro, cioe' dal debito di tutti verso tutti, che viene misurato in continuo e all'ennesimo decimale, monopolizza i titoli sui notiziari, epoca che forse anche per questo e' ossessionata dalle risorse e dall'energia, e misura TUTTO attraverso di essi, commisura tutto ad essi. Ossessivamente.

      Panta rei.

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    3. Resta il fatto che il debito è consustanziale al denaro perchè E' il denaro. E' come l'altra faccia della medaglia del denaro, il suoi fantasma, la sua ombra! Non credo ci sia molta chiarezza sul significato DI DEBITO del denaro stesso. A mio parere, e mi pare molto condiviso, il grande indebitamento che è incominciato dagli anni 70 è il risultato della fine dell'epoca della produzione materiale vera e propria (Luciano Gallino). In poche parole, siccome si cominciavano già a toccare i limiti delle risorse l'economia doveva trovare un modo VIRTUALE per crescere: è la finanziarizzazione che comincia. Si specula sull'economia reale e si creano giri di affari del tutto virtuali (che hanno poi originato i famosi derivati), ovvero debito puro, denaro senza un corrispettivo reale, a causa anche della fine della "finestra aurea" con Nixon. Oggi sembra che siamo alla fine del super-ciclo del debito: bisogna ripagarli! (vedi Gail Tverberg e kenneth rogoff)

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    4. "il grande indebitamento che è incominciato dagli anni 70"

      D'accordo sul denaro-debito, adesso siamo almeno in due a pensarla cosi' :)
      L'indebitamento serio pero' comincia nel 1965, non dagli anni 70, e lo si vede dal grafico blu. Che cominci dai '70, o peggio dall'indipendenza dalla politica della BdI, e' un mito funzionale a sostenere certe tesi, molto ideologiche, a cui si vuole a tutti i costi far girare tutto il resto intorno.

      Non credo neppure pero' che la causa dell'inizio del debito sia da ricercare nella fine dell'epoca della produzione materiale in se' (distinguere la produzione materiale dalle altre e' arbitrario, quando c'e' l'uomo di mezzo a valutare il valore di una produzione, la valutazione in un certo senso non e' mai materiale, i bisogni dell'uomo sono sempre valutati _soggettivamente_), la causa e' nella fine del periodo dell'elevato vantaggio marginale che ha dato la nuova produzione del ventennio del secondo dopoguerra. Dalla meta' degli anni '60 il ventennio che ha visto il passaggio dal medioevo alla modernita', di elevatissimo ritorno degli investimenti, si puo' dire concluso per l'italia, si passa da un'economia di "prima fornitura" ad elevatissimo vantaggio marginale, ad una di sostituzione per, nell'ordine: le scarpe per tutti, la bicicletta, la motoretta, una stanza a testa, l'acqua fredda e poi persino calda in casa girando un rubinetto e senza doverla tirare su dal pozzo in cortile coi secchi, l'automobile, le vacanze, la scuola per tutti, la sanita' universale, la cucina e il riscaldamento girando una manopola o premendo un interruttore e non piu' maneggiando quintali di legna alla volta... sono tutti cambiamenti che portano ad un cambiamento di qualita' e stile di vita epocali rispetto all'anteguerra, che non sono piu' replicabili a parita' di spesa e investimento, e che a meta' degli anni '60 erano gia' completati. Io c'ero gia', e me li ricordo: perlomeno nel nord italia, e presumo anche nel centro, gia' nella meta' degli anni '60 si viveva esattamente come adesso, mentre fino a 10 o 20 anni prima si viveva ancora come 1000 anni fa.

      Un po' come il miglioramento di efficienza nella sanita': la penicillina o i vaccini, che costano pochi euro per trattare un paziente per l'intera vita, hanno allungato la vita media di cento volte di piu' di quanto possa fare un moderno farmaco antitumorale che costa centinaia di migliaia di euro per pochi mesi o al massimo qualche anno di sopravvivenza in piu'.

      Quindi, la crescita del benessere non poteva che rallentare fino a fermarsi, secondo la curva logistica, e l'iniezione di ulteriore liquidita', cioe' denaro, cioe' debito, per stimolarne ulteriormente la crescita non poteva che ripiegarsi su se stessa e restare quello che era in origine e cioe' debito, in moto incessante nelle istituzioni finanziarie, e in crescita autoreferenziale non tradotta in alcun aumento di benessere ma solo di burocrazia e complicazione, fino al delirio dei giorni nostri che non vogliamo a nessun costo riconoscere nella sua semplicita' causale. (continua)

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    5. (continua)

      Cose simili le ho dette mi pare in un altro intervento che pero' forse non ha (ancora) passato la censura del moderatore, credo perche' disturbante la linea istituzionale del blog, che preferisce tentare di spiegare il corso degli eventi concentrandosi su altri aspetti, in parte peraltro a ragione, non c'e' dubbio che la crescita fino ai '60 sia stata resa possibile dalla aumentata capacita' di sfruttare le nuove ampie risorse energetiche e materiali, ma poi non e' che la crescita si sia arrestata perche' sono venute meno le risorse, si e' arrestata perche' si e' azzerato il vantaggio marginale dall'uso di ulteriori risorse, mentre si e' voluto continuare a premere l'acceleratore perseguendo sempre lo stesso modello gia' allora giunto al capolinea.

      La spiegazione, migliore di tanti sofisticati e complicati economisti, secondo me la da' il comico Balasso in questa esilarante gag, dal minuto 2:14:

      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=PkBSvpJsMXU#t=134

      "Cosa produce lei imprenditore Balasso dopo aver studiato la domanda? Niente, hanno gia' tutto."

      Questo e' il problema della mancata crescita, e infatti oggi si cerca in tutti i modi di costringerne l'accadere con il martellamento pubblicitario ma soprattutto con l'imposizione di norme e leggi che obbligano al consumo pubblico e privato, spesso con l'ecologia usata solo come pretesto, ovviamente senza alcun risultato se non di crescita del malessere, dell'avversione e del debito generale.

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    6. Si è quello che dice anche Gallino nei suoi libri. Ma non mi sembra che i due processi si escludano... Sostanzialmente sono d'accordo con te

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  3. Interessate come nel grafico del rapporto debito pubblico / PIL ad un certo punto, verso il '92 il debito cresca più rapidamente del PIL. Per ripagare un debito il PIL deve crescere più rapidamente, ma questo non crescerà mai in condizioni di deflazione salariale, che porta inevitabilmente a meno consumi e quindi meno produzione.Oppure devi tagliare ovunque le spese, sia che tu sia pubblico o privato. Oppure, ancora, si fa debito a tassi d'interesse calmierati (quindi non di mercato). Siamo in una situazione di cattiva redistribuzione di risorse, che va bene ai pochi che hanno già tanti soldi, e che va male ai molti non ne hanno, ma per qualche motivo chi non ne ha non si ribella. In fondo se la produzione cala, nel breve termine, è un problema di chi è in fondo alla catena alimentare.
    La situazione diventerà insostenibile quando, nel lungo termine, il problema sarà anche di chi sta in cima alla catena.

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    1. Veramente e' il contrario, e' solo dal 1994 al 2007 che il PIL italiano cresce piu' rapidamente del debito, dato che il rapporto debito/pil cala dal 120 per cento al 106 circa. Quella che bisogna guardare e' la differenza di pendenza delle due curve, non la posizione di una rispetto all'altra, e l'altezza delle barre verticali blu.

      Il grafico meglio leggibile e' qui:
      www.blia.it/debitopubblico/grafico2012.png
      dal quale si evince che e' dalla seconda meta' degli anni 60 (primo centro-sinistra DC-socialisti al governo, che ci resta fino al 1994) che il debito/PIL cresce inesorabilmente (altezza barre blu) fino alla catarsi, salvo invertire la tendenza dal 1994 al 2007, probabilmente grazie al crollo dei tassi di interesse seguito alla adesione alla moneta unica, prima come ecu poi come euro, nonche' all'incremento della tassazione, che abbatte la crescita del PIL ma perlomeno non piu' della crescita del debito.

      Il disastro successivo al 2007 e' mondiale, e noi ne seguiamo il trend compresa la timida ripresa del 2009-2011, senonche' poi a fine 2011 va al governo monti e a furia di tasse fa precipitare la situazione sia del debito che del pil in controtendenza col resto del mondo (occidentale).

      Piu' volte e' stato mostrato se non erro anche in questo stesso sito questo grafico, lo prendo da un sito a caso che non conosco, trovato con "google immagini". Possiamo chiamarlo "effetto monti", lo schettino dell'economia (ma il secondo dei due perlomeno siamo sicuri che non l'ha fatto apposta):

      www.danil.com/territoriarchico/wp-content/uploads/2014/08/2014.08-Business-Insider-GDP-G7.png

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    2. A proposito il grafico contiene un'altra indicazione molto interessante: dopo che il rapporto debito/PIL ha toccato il massimo della storia unitaria (1920-21, il "biennio rosso") e' andato al governo il duce.

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    3. E' il contrario, e' solo dal 1994 al 2007 che il rapporto debito/pil diminuisce, bisogna guardare alle barre blu.

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    4. Se permetti conta anche la quantità di risorse che il pubblico si attribuisce e la loro mera destinazione, senza considerare l'efficienza: se destini l'1% alla ricerca, ma 200 miliardi al monte stipendi del corpo insegnate, senza che questo sia parametrato ad esempio alle capacità di trovare lavoro dei formati, allora la migliore opzione è il fallimento dello stato entrale con riorganizzazione su base locale il giorno dopo del così detto welfare state, che ormai è soprattutto appannaggio degli erogatori e non dei fruitori formali

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    5. Fra, tutto quello che spende lo Stato viene automaticamente contabilizzato come PIL, per cui lo Stato ha un'incentivo formidabile ad aumentare sempre la sua spesa, dato che cosi' sembra, contabilmente, che il rapporto debito/PIL migliori.

      Inoltre, se aumenta il numero dei suoi clientes e i loro emolumenti, il governo in carica vede aumentare la probabilita' di vincere le successive elezioni, ed essere cosi' riconfermato nella giustezza del suo agire, in un circolo vizioso da cui non si puo' uscire, perche' la contabilita' stessa dello Stato, per prima, ne punirebbe il tentativo di uscita.

      Oltre a tutto cio', ci si e' messa pure la teoria economica keynesiana del "moltiplicatore", secondo la quale se lo Stato spende 1, il PIL complessivo aumenta di un suo multiplo. In qualche caso funziona, quando l'economia reale produce cose che sono considerate vera crescita di valore e ricchezza (vedi il ventennio del passaggio dal medioevo alla modernita', per il nostro paese, dell'ultimo dopoguerra), mentre oggi come oggi, che siamo sazi e saturi, di un suo multiplo aumenta solo il macigno del debito complessivo.

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  4. c'è tanto petrolio, ci sono tanti soldi. Scusate, ma dove vedete la necessità di un cambiamento o transizione? Finchè la barca va, lasciala andare, cantava Orietta.

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  5. Articolo indubbiamente interessante e che pone un problema fondamentale. Da "non addetto ai lavori" osservo di non avere trovato traccia del fatto che nell'attuale paradigma dominante accanto alla costante crescita del capitale si postula la costante crescita demografica (con i disastri ambientali e sociali che ormai ne conseguono), ma forse l'argomento verrà toccato negli artt. che seguiranno...

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  6. Un fatto tanto fondamentale quanto ignorato è che il denaro obbedisce anch'esso ad una legge simile a quella della termodinamica che fa sì che l'energia si trasformi alla fine sempre in calore sempre più freddo, ma non viceversa.In altri termini, cari a monsieur de Lapalice, si possono convertire le cose ed il tempo in denaro, ma non viceversa, sempre, comunque e dovunque.
    Un esempio per molti altri, pensiamo al denaro ottenuto al prezzo dell'estinzione delle specie viventi e del loro habitat, sebbene può essere che riusciremo a resuscitarne qualcuna, nessuna somma di denaro potrà mai riportarle tutte in vita su questa Terra.
    Stiamo transitando comunque, ma molto probabilmente verso un mondo pieno di esistenze che non sono nè umani nè macchine, e di esseri umani ridotti a robot,parola che significa lavoratore, ma il cui lavoro non ha nulla di nobilitante, e molto di brutale.
    Mi riferisco a quei lager dove poveri disgraziati devono corre dietro tutto il giorno a dei carrelli automatici per riempirle di merce perlopiù iutile, per una paga da triste sopravvivenza.
    E tragica beffa della sorte, questi stessi disgraziati sono gli stessi acquirenti di quella dannata merce.
    Senza illudersi di portare o riportare un qualche genere di Paradiso in Terra, ma il denaro potrebbe comprare la chiusura di molte specie d'inferni.Purchè sia animato da intenzione e non solo, o quasi, da fantasticherie tecnologiche.
    Ma similmente al coraggio,che è difficile da trasfondere, le buone intenzioni sono ardue da divellere dai lastricati per l'inferno.

    Marco Sclarandis.

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    1. C'è chi va controcorrente. Certo, ci vuole anche la cultura della conservazione...http://news.nationalgeographic.com/2017/03/palau-marine-protected-area-ocean-fish/

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  7. Su IDEAS non ho trovato nessuna pubblicazione di Michele Migliorino, l'autore del post. Si potrebbero avere informazioni sull'autore del post?

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  8. http://www.meteogiornale.it/notizia/46872-1-asteroide-sfiora-terra-passaggio-record
    passato il 4-4-17, scoperto il 3-4. C'è mancato poco. Finiti i problemi di economia e transizione?

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  9. Essendoci ancora migliaia di bombe atomiche mantenute in ordine per poter essere adoperate, ed un mondo sull'orlo di un disordine crescente, ritengo più probabile che sarà qualcuno di quegli ordigni che risolverà molti dei nostri problemi.
    Per sette decenni hanno funzionato all'inverso,come deterrenti, ma questo non significa che possano farlo secula seculorum.
    A mali estremi, aritmeticamente andrebbero attuati beni estremi.
    Ma sembra che preferiamo troppo spesso gli estremi rimedi, che come ben sappiamo, appartengono ad una matematica superiore.

    Marco Sclarandis

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    1. Servono parecchi miliardi di euro per tenerle attive od attivabili; la russia ad esempio le risorse per mantenere attive parte del suo arsenale atomico non le ha.
      Oltre al numero conta potenza ed i vettori, a meno che non le vuoi far esplodere in loco o smantellare per ricavare bombe sporche.

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  10. L'Articolo tocca una questione sicuramente fondamentale, da "non addetto ai lavori" mi limito ad aggiungere di non avere trovato alcun riferimento al problema della crescita demografica (globale), generalmente postulata dal paradigma dominante parallelamente alla crescita del capitale & del PIL (correttamente sottolineata da Migliorino), ma forse tale problema verrà affrontato nel prosieguo del Post...

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    1. In realtà non ne parlo esplicitamente in questi articoli, ma è implicito, da studioso di Limits to Growth. Ne parlo nel mio blog in questo articolo https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/2016/12/14/la-convergenza-di-tutte-le-crisi/

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