Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 28 febbraio 2015

Stasera, al via "Scala Mercalli" su Rai 3, a partire dalle 21:30


La miniera di rame nel deserto di Atacama, in Cile (foto di Radomiro Tomic)

Stasera su Rai 3, la prima puntata di "Scala Mercalli". Ci sarà anche una breve apparizione del sottoscritto, Ugo Bardi, che parlerà dei "Limiti alla crescita" e dell'esaurimento delle risorse minerali.

Ho già visto gran parte del programma durante la registrazione; ci sono dei filmati interessantissimi e originali, specialmente delle miniere di rame di Atacama, in Cile, mai visti prima di oggi!

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Prima puntata di "Scala Mercalli"

28-02-2015 21:30

Prima puntata

Sabato 28 febbraio alle 21.30 prende il via  un nuovo programma di Rai 3 “Scala Mercalli”, girato in uno studio realizzato appositamente all’interno della F.A.O.  e condotto da Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico. Sei puntate in prima serata, ogni sabato, dedicate ai problemi  più urgenti  per la salvaguardia del Pianeta Terra.

Nella prima puntata: che clima ci aspetta domani ? E quanto ancora potremo sfruttare le risorse del pianeta che ci ospita ?

“Scala Mercalli” mostrerà le evidenze scientifiche attraverso documentari originali girati in tutto il mondo, dove gli scienziati mostreranno i risultati delle loro ricerche e le popolazioni ci faranno capire le ricadute sulla loro vita quotidiana del cambiamento climatico.

In Australia  aumenta  la febbre della Terra e gli effetti del surriscaldamento sono tanto evidenti  da portare il Bureau of Meteorology, uno dei più importanti al mondo, a classificare con un nuovo colore le zone del continente che hanno già raggiunto i 50 gradi centigradi di temperatura.

In Cile la miniera di rame a cielo aperto più grande del mondo non produce più oro rosso a sufficienza per soddisfare i bisogni dell’umanità, che utilizza questo bene prezioso in tutte le tecnologie più avanzate e leggere, dal cellulare al tablet. Un’azienda italiana sta costruendo il più lungo tunnel per penetrare in profondità ed estrarre rame che soddisfi i bisogni planetari per i prossimi decenni.

In Svizzera Luca Mercalli ci mostra l’Osservatorio di Jungfraujoch, a quasi 3.500 metri di altezza.

A Londra e a Monteveglio in provincia di Bologna, scopriremo come i cittadini più consapevoli hanno aderito al movimento delle Transition Towns, per realizzare un futuro più ecosostenibile.

Ospiti in studio Ugo Bardi, docente di chimica all’università di Firenze, esperto in esaurimento delle risorse e Tim Jackson, docente di economia sostenibile, all’università di Surrey, in Inghilterra. 
- See more at: http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-c06cfe04-3c61-4fb4-a866-48427b23ca1b.html?refresh_ce#sthash.2D2ThZAq.dpuf

Le immagini satellitari rivelano l'acidificazione dell'oceano dallo spazio

Da “Phys.org”. Traduzione di MR


Alcalinità totale dell'oceano dallo spazio. Foto: Ifremer/ESA/CNES

Le tecniche pionieristiche che usano i satelliti per monitorare l'acidificazione dell'oceano stanno per rivoluzionare il modo in cui i biologi marini e gli scienziati del clima studiano l'oceano. Questo nuovo approccio, che verrà pubblicato il 17 febbraio 2015 sulla rivista Environmental Science and Technology, offre un monitoraggio remoto di ampie fasce di oceano inaccessibili da parte di satelliti che orbitano intorno alla Terra a circa 700 km al di sopra delle nostre teste. Ogni anno, più di un quarto delle emissioni globali di CO2 provenienti dalla combustione di combustibili fossili e dalla produzione di cemento vengono catturate dagli oceani terrestri. Questo processo rende l'acqua di mare più acida, rendendo più difficile la vita di alcune specie marine. Le emissioni di CO2 in aumento e l'aumento dell'acidità dell'acqua di mare del secolo scorso ha il potenziale di devastare alcuni ecosistemi marini, una risorsa di cibo dalla quale dipendiamo, quindi il monitoraggio accurato dei cambiamenti dell'acidità dell'oceano è cruciale.

venerdì 27 febbraio 2015

La lezione del 1847 che ha previsto il cambiamento climatico antropogenico

DaThe Guardian”. Traduzione di MR (h/t Bill Everett)

Un discorso quasi dimenticato fatto da un membro del Congresso statunitense avvertiva del riscaldamento globale e della cattiva gestione delle risorse naturali


George Perkins Marsh, 1801-1882, un diplomatico americano, è considerato da alcuni il primo ambientalista americano. Foto: Biblioteca del Congresso 

Quando pensiamo alla nascita del movimento di conservazione nel 19° secolo, i nomi che di solito saltano in mente sono del calibro di  John Muir e Henry David Thoreau, uomini che hanno scritto della necessità di proteggere le aree di natura selvaggia in un'era in cui il concetto di “destino manifesto” della specie umana era di gran moda. Ma un americano di gran lunga meno ricordato – un contemporaneo di Muir e Thoreau – può affermare di essere la persona che ha pubblicizzato per prima l'idea ormai ampiamente accettata che gli esseri umani possano influenzare negativamente l'ambiente che li sostiene. George Perkins Marsh (1801-1882) ha certamente avuto una carriera variegata. Ecco come l'Università Clark del Massachusetts, che ha nominato un istituto in sua memoria, lo descrive:

Sbarazzarci dei vecchi reattori nucleari ci costerà molto di più di quanto non si pensi

Da “Business Insider Australia”. Traduzione di MR (h/t Cristiano Bottone)


Un reattore nucleare in un centro di ricerca  a Kiev.


Londra/Parigi (Reuters) – Il crollo della società di servizi tedesca E.ON ha portato a preoccupazioni sul fatto che i fondi messi da parte per lo smantellamento dei reattori non saranno sufficienti, ma globalmente il costo dello smantellamento del nucleare è incerto in quanto le stime variano ampiamente. Man mano che i vecchi reattori di prima generazione chiudono, il vero costo dello smantellamento sarà cruciale per il futuro dell'industria nucleare, già sofferente in seguito al disastro di Fukushima del 2011 e per la competizione da parte del gas di scisto a buon mercato, del crollo dei prezzi del petrolio e di un'inondazione di energia rinnovabile da eolico e solare. La IEA ha detto alla fine dello scorso anno che quasi 200 dei 434 reattori in funzione intorno al globo verrebbero dismessi entro il 2040 ed ha stimato il costo del loro smantellamento  a più di 100 miliardi di dollari statunitensi.

giovedì 26 febbraio 2015

Ricapitoliamo: la situazione del petrolio

DaThe Oil Crash”. Traduzione di MR



Di Antonio Turiel

Cari lettori,

i movimenti dei mercati delle materie prime nelle ultime settimane hanno provocato parecchi scossone agli analisti specializzati in queste questioni. Quando il prezzo del petrolio ha iniziato a collassare, intorno a luglio dello scorso anno, è emersa una serie di analisi precipitose (che sono state in seguito rapidamente smentite dai fatti). Prima non si è data importanza alle correzioni del prezzo, attribuendolo loro un carattere temporale, poi si è insistito sul fatto che l'OPEC avrebbe fermato l'emorragia dei prezzi nel giro di qualche settimana. Vedendo che questo non accadeva, è stata accusata l'OPEC di inondare il mercato per affossare (e qui si presenta una cerca diversità di obbiettivi, a seconda dell'analista in questione e a volte lo stesso analista a seconda della settimana) la Russia, l'Iran e persino le esportazioni da fracking degli Stati Uniti. Solo recentemente è stato riconosciuto che c'è davvero un problema di domanda debole (cosa che da questo blog abbiamo ripetuto molte volte, per esempio descrivendo la spirale perniciosa di distruzione della domanda – distruzione dell'offerta nella quale ci troviamo) e si comincia a mettere da parte le teorie della cospirazione sull'OPEC, anche se è difficile abbandonare l'illusione del controllo. Curiosamente, pochi analisti hanno unito i puntini, rilevando il fatto che il prezzo di molte materie prime è crollato (cadute del 50% ed oltre) anche prima del petrolio, il che fa prevedere una recessione globale profonda. Cosa che, ovviamente, non fa piacere vedere, men che meno in Spagna, dove questo è un anno intensamente elettorale.

Oggi, gli analisti più affidabili si fanno eco delle dichiarazioni del principe dell'Arabia Saudita  Al-waleed, secondo il quale il prezzo del petrolio non tornerà mai a 100 dollari al barile e questo fa diffondere la preoccupazione per le estrazioni da fracking degli Stati Uniti, che nonostante le tante affermazioni magniloquenti che sono state fatte riguardo alla sua redditività durante questi mesi, non sono redditizi nemmeno a quella soglia alla quale il principe saudita dice che non torneremo. Pertanto cominciano ad essere frequenti le analisi che ci dicono che il regno dell'oro nero sta raggiungendo la sua fine, che per responsabilità corporativa molte grandi istituzioni stanno dismettendo le loro posizioni finanziarie sull'industria dei combustibili fossili e che, insomma, il mondo si trova agli albori di una grande transizione energetica, che apparentemente si verificherà perché ci risulterebbe molto conveniente in questo momento.

La realtà che abbiamo di fronte è tuttavia molto più complessa di queste semplici estrapolazioni lineari, basate sul principio secondo cui l'economia è una cosa separata dalla realtà fisica del mondo. Nel mondo reale, il petrolio è la principale fonte di energia del mondo e non è facile sostituirlo con altre fonti di energia, rinnovabili o meno, che non esistono su una scala che somigli nemmeno vagamente a quello che servirebbe. Si può insistere (e si è fatto e si fa moltissimo, specialmente in questi giorni nei quali si anticipano grandi cambiamenti istituzionali nel mio paese e in altre nazioni) sul fatto che le energie rinnovabili potrebbero subentrare, con un adeguato piano di implementazione. Lasciando da parte la persistente ignoranza o disdegno della discussione sui limiti delle energie rinnovabili (li hanno e devono essere discussi), gli articoli che incoraggiano questo futuro rinnovabile sono soliti insistere sul presentare ripetutamente gli attuali costi economici accessibili per questo tipo di sistemi, senza enumerare le promesse tecnologiche che si dovranno realizzare in un prossimo futuro, di nuovo perché semplicemente si d il caso che abbiamo disperatamente bisogno di qualcosa con cui coprire l'ansia energetica del nostro sistema economico, costretto a crescere all'infinito in un pianeta finito. In questo modo, accettano acriticamente il postulato erroneo che enumeravo sopra: credere che l'economia sia un soggetto isolato e indipendente dalla realtà del mondo fisico. Quindi queste persone, la maggior parte intelligenti, critiche, in buona fede e impegnate a spingere il cambiamento di cui abbiamo tutti bisogno (anche se è discutibile che vadano nella giusta direzione), ignorano nel loro entusiasmo che la potente e ciclopica macchina industriale attuale è alimentata da combustibili fossili, dall'estrazione di metalli dalla miniera alla raffinazione e fusione, dalla preparazione del cemento ai forni dove si fonde il silicio delle celle fotovoltaiche. Questa necessità di mantenere il mondo ancorato al fossile (che ha fatto sì che alcuni autori dubitino del fatto che le energie rinnovabili ed anche il nucleare non siano altro che estensioni dei combustibili fossili) viene semplicemente tralasciata, come se dalla sera alla mattina questi complessi processi produttivi, affinati a forza di decenni, potessero essere portati a termine prescindendo completamente o in larga parte dai combustibili fossili. Ma in realtà, anche quando una tale transizione si potesse portare a termine richiederebbe vari decenni ed alcune misure economiche eccezionali che non sono facilmente assumibili dai partiti attualmente al potere nei dai loro possibili sostituti.

In realtà, il corso prevedibile dei fatti non somiglia in nulla a questa narrativa di un petrolio permanentemente a buon mercato e di una transizione energetica, condita di risparmio ed efficienza dove serve. In realtà ciò che sta succedendo è che si sta verificando un adattamento economico della follia finanziaria che ha avvolto la produzione di idrocarburi liquidi negli ultimi tre anni. Si stava producendo petrolio e liquidi assimilabili a un prezzo inferiore a quello di produzione solo per mantenere la fiction secondo la quale non stava succedendo nulla, come mostrava il grafico seguente del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (leggetevi il post relativo per la sua spiegazione):



E se le grandi società hanno sopportato questo salasso del propri conti economici è stato nella speranza (detto meglio, cieca fede) che il progresso tecnologico avrebbe finito per trasformare queste perdite in guadagni. Niente di ciò è successo, ma i prezzi ai quali veniva venduto il petrolio, già allora insufficienti per coprire le spese della nuova produzione non convenzionale, erano nonostante tutto troppo cari per i consumatori ed hanno finito per distruggere la domanda artificialmente gonfiata con misure di alleggerimento quantitativo e di ulteriore fuga in avanti. Tutte queste sciocchezze erano necessarie perché la produzione di petrolio greggio convenzionale sta già diminuendo ed è stato possibile contenere l'emorragia col fracking, i biocombustibili ed i petroli ultrapesanti. Tre tipi di idrocarburi liquidi troppo cari per poter essere redditizi, tre tipi di risorse che, se l'economia fosse realmente indipendente dalle sue necessità fisiche di consumare energia, non sarebbero mai state sfruttate. Per poterle sfruttare, tuttavia, si è dovuta pagare questa differenza, questo costo aggiuntivo, e si è dovuto pagare da quello che avevamo già. Per produrre questi idrocarburi sub prime le grandi imprese hanno dovuto consumare parte del proprio patrimonio, gli Stati hanno dovuto tagliare l'assistenza sociale e in generale le istituzioni pubbliche e private hanno trascurato la manutenzione delle proprie infrastrutture. Questa fuga in avanti insensata ora ci colloca in una situazione di debolezza economica de molte grandi imprese, di instabilità sociale nata dal malessere per i tagli e di prevedibile collasso di infrastrutture cruciali, esempio dell'Effetto Seneca coniato da Ugo Bardi. Insomma, ci siamo ficcati in una situazione peggiore e più prona a scatenare un processo di discesa caotica.

Gli eventi si succedono con rapidità e toneranno a confondere gli analisti di fama che menzionavamo all'inizio di questo post. Negli Stati Uniti, la bolla del fracking si sta sgonfiando rapidamente e questo provocherà una rapida discesa della produzione di petrolio in quel paese. A un ritmo un po' più lento, in molti altri paesi si stanno congelando o abbandonando molti progetti di estrazione di idrocarburi liquidi di diversi tipi, dalle piattaforme petrolifere in alto mare all'estrazione del greggio extrapesante. La rapida discesa degli introiti della vendita di petrolio sta creando non poca instabilità economica, politica e sociale in un elenco di produttori sempre più vasto: Iraq, Iran, Libia, Nigeria, Algeria, Venezuela, Messico, Argentina, Brasile, Russia... Nei prossimi mesi vedremo una ripresa dei prezzi del petrolio dovuta fondamentalmente alla rapida caduta del fracking statunitense e sarà quasi immediatamente seguita da una nuova caduta dei prezzi originata dalla recessione economica successiva alla crisi finanziaria che darà origine al fallimento di molte banche che hanno prestato soldi all'impazzata ai progetti di fracking e che, come nel 2008, hanno creato prodotti derivati fantasiosi che amplificano le perdite su scala globale. La possibile sincronizzazione di entrambi i processi (ripresa dei prezzi dovuta alla caduta della produzione, diminuzione dei prezzi dovuta alla recessione globale), che provocherebbe una quasi neutralizzazione del movimento del prezzo del petrolio, non è del tutto da escludere anche se sembra improbabile vedendo la velocità alla quale si sta fermando il fracking negli Stati Uniti (mentre le richieste finanziarie, che non cessano di essere processi amministrativi, richiedono il loro tempo).

La conseguenza più ovvia di tutto questo è che entriamo nella fase di alta volatilità dei prezzi caratteristica di qualsiasi materia prima che scarseggi e che sarà la il contrappunto dei prossimi anni: mesi di prezzi bassi seguiti da mesi di prezzi alti, che si alternano ad un ritmo sempre più rapido nella misura in cui il declino della produzione di petrolio sia più forte e ci addentriamo nella tetra spirale di distruzione della produzione – distruzione della domanda. Esattamente come spiegavamo 5 anni fa, quando è partito questo blog. Per questo, nei prossimi mesi e anni sarà un esercizio divertente ascoltare le ragioni e le scuse che addurranno i grandi esperti per spiegare la congiuntura di ogni momento, contraddicendo quello che dicevano il momento prima.

Ho creduto conveniente ricapitolare in questo post i fatti e le questioni già discusse varie volte in questo blog, prima di affrontare un tema la cui dimensione mi sembra cruciale in questo preciso momento, in questo anno che con tutta probabilità sarà conosciuto come l'anno in cui si è arrivati al picco di tutti gli idrocarburi liquidi (in volume: in energia netta sappiamo già che è avvenuto anni fa): come affrontare la questione delicata dell'assegnazione di risorse durante il declino energetico. Questo sarà il tema di un prossimo post.

Saluti.
AMT


mercoledì 25 febbraio 2015

Il “miracolo” del petrolio di scisto: come la crescita può falsamente indicare abbondanza

DaResource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi


La produzione di petrolio (petrolio greggio e condensati in barili al giorno) negli Stati Uniti e in Canada. (Dal blog di Ron Patterson). E' possibile che questa rapida crescita voglia dire che le risorse sono abbondanti e che tutte le preoccupazioni riguardo al picco del petrolio sono fuori luogo? Forse no...  


A volte usiamo un parametro semplice per valutare i sistemi complessi. Per esempio, una guerra è una cosa complessa in cui milioni di persone combattono, lottano, soffrono e si uccidono a vicenda. Tuttavia, in definitiva, il risultato finale viene visto in termini di domande con risposta sì o no: o vinci o perdi. Non per niente, il Generale McArthur una volta ha detto che “non c'è sostituto per la vittoria”.

Ora, pensate all'economia: è un sistema immenso e complesso in cui milioni di persone lavorano, producono, comprano, vendono e guadagnano o perdono soldi. Alla fine, tuttavia, pensiamo che il risultato finale possa essere descritto in termini di una semplice domanda con risposta sì o no: o cresci o no. E ciò che ha detto McArthur sulla guerra può essere applicato anche all'economia: “non c'è nessuno sostituto alla crescita”.

Ma i sistemi complessi hanno modalità di comportamento e capacità di sorprenderci che non possono essere ridotte ad un semplice giudizio sì/no. Vittoria e crescita potrebbero creare più problemi di quanti ne risolvono. La vittoria potrebbe falsamente segnalare una potenza militare che non esiste (pensate al risultato di alcune guerre recenti...), mentre la crescita potrebbe segnalare un'abbondanza che semplicemente non c'è.

Date un'occhiata alla figura all'inizio di questo post (dal blog di Ron Patterson). Mostra la produzione di petrolio (barili al giorno) negli Stati Uniti e in Canada. I dati riguardano “petrolio greggio e condensati” e la crescita rapida degli ultimi anni è in gran parte dovuta al tight oil (conosciuto anche come “petrolio di scisto”) e al petrolio da sabbie bituminose. Se seguite il dibattito su questo campo, sapete che questa tendenza alla crescita è stata salutata come un grande risultato e come la dimostrazione che tutte le preoccupazioni sull'esaurimento del petrolio e il picco fossero fuori luogo.

Bene. Ma lasciate che vi mostri un altro grafico, le catture di merluzzo del Nord Atlantico fino al 1980 (dati Faostat).


Non somiglia ai dati del petrolio negli Stati Uniti e in Canada? Possiamo immaginare quello che si diceva a quel tempo: “le nuove tecnologie di pesca scacciano tutte le preoccupazioni sullo sfruttamento eccessivo della pesca” e cose del genere. Ed è quello che si diceva, in effetti (vedi Hamilton et al. (2003)).

Ora, guardate i dati sulle catture di merluzzo fino al 2012 e vedete cos'è successo dopo la grande esplosione di crescita.



Non credo che servano molti commenti, eccetto un paio. Per prima cosa, vale la pena di notare come il sovrasfruttamento porta al collasso. La maggioranza delle persone non si accorgono che spingendo per la crescita a tutti i costi distruggono proprio quelle risorse che rendono la crescita possibile. Questo succede con la pesca altrettanto bene che con i campi petroliferi. Poi, notate come qui vediamo un altro caso di “Dirupo di Seneca,” ovvero una curva di produzione dove il declino è molto più rapido della crescita. Come diceva l'antico filosofo Romano “La strada per la rovina è rapida”. E questo potrebbe essere proprio quello che ci aspetta con il petrolio di scisto.

martedì 24 febbraio 2015

Una nuova teoria di energia ed economia. Parte prima: generare crescita economica

DaOur Finite World”. Traduzione di MR

Di Gail Tverberg

Come funziona davvero l'economia? Secondo me, ci sono molte teorie errate nella letteratura pubblicata. Ho fatto ricerca su questo argomento e sono giunta alla conclusione che sia l'energia sia il debito giochino un ruolo estremamente importante nel sistema economico. Una volta che la fornitura energetica ed altri aspetti dell'economia cominciano ad arrivare ai ritorni decrescenti, c'è una seria possibilità che un'implosione del debito farà cadere l'intero sistema.

In questo post, mi occuperò della prima parte di questa storia, che riguarda il modo in cui l'economia è collegata all'energia e come la leva dell'impatto dell'energia a buon mercato crei crescita economica. Perché si verifichi crescita economica, i salari dei lavoratori devono arrivare sempre più lontano nell'acquisto di beni e servizi. I prodotti energetici a basso costo sono molto più efficaci nel produrre questa situazione di quelli ad alto costo. Ci si può attendere che sostituire i prodotti energetici a basso costo con quelli ad alto costo porti ad una minore crescita economica.

Cercare di affrontare questo argomento è un'impresa scoraggiante. Il soggetto attraversa diversi campi di studio, compresi antropologia, ecologia, analisi sistemica, economia e fisica del sistema termodinamicamente aperto. Comporta anche il raggiungimento dei limiti in un mondo finito. Gran parte dei ricercatori hanno affrontato il tema senza capire i molti problemi coinvolti. Spero che la mia analisi possa gettare un po' di luce su di esso.

Sto pensando di aggiungere dei post collegati in seguito.

Panoramica di un'economia in rete

L'economia è un sistema in rete di clienti, imprese e governi. E' tenuta insieme da un sistema finanziario e da molte leggi e costumi che si sono sviluppati negli anni. Rappresento la rete economica come un giocattolo per bambini fatto di bastoncini che si connettono fra loro, ma che possono collassare, se distribuiti nel modo sbagliato.


Figura 1. Cupola costruita usando i Bastoncini di Leonardo

L'economia è un sistema auto-organizzato. In altre parole, è cresciuto gradualmente nel tempo, un pezzo alla volta. Nuove imprese si sono aggiunte ed altre vecchie sono scomparse. Nuovi clienti si sono aggiunti ed altri se ne sono andati. I prodotti venduti sono cambiati gradualmente. I governi hanno gradualmente aggiunto nuove leggi e rimosso quelle vecchie. Quando sono stati fatti i cambiamenti, il sistema si è ri-ottimizzato automaticamente ai cambiamenti. Per esempio, se un'impresa aumentasse i suoi prezzi su un prodotto mentre le altre non lo fanno, alcuni dei clienti passerebbero all'impresa che vende il prodotto al prezzo più basso. 

L'economia viene rappresentata come vuota perché, man mano che i prodotti diventano obsoleti, questa si adatta gradualmente al prodotto sostitutivo e perde il sostegno per i prodotti precedenti. Un esempio sono le auto che hanno sostituito i cavalli col calesse negli Stati Uniti. Ci sono meno cavalli oggi molti meno costruttori di calessi. Le città in genere non hanno parcheggi per cavalli per quando si fa shopping. Invece ci sono molte pompe di benzina e parcheggi per le auto. 
A causa del modo in cui l'economia si adatta ad una nuova tecnologia, diventa virtualmente impossibile “tornare indietro” alla vecchia tecnologia. Ogni cambiamento che viene fatto dev'essere piccolo ed incrementale – mettendo qualche cavallo ai margini della città, per esempio. Cercare di mettere troppi cavalli sarebbe distruttivo. I cavalli intralcerebbero le auto e lascerebbero i loro bisogni sulle strade cittadine. 

L'economia è un sistema adattivo complesso e una struttura dissipativa

Gli analisti sistemici chiamerebbero un sistema come l'economia un sistema complesso adattivo, a causa della sua tendenza a crescere e ad evolvere in modo auto-organizzato. Il fatto che questo sistema cresca e si auto-organizzi proviene dal fatto che l'economia opera un un sistema termodinamicamente aperto – cioè, l'economia riceve energia da fonti esterne e a  causa di questa energia può crescere e diventare più complesso. Il nome di un tale sistema da un punto di vista fisico è struttura dissipativa. Gli esseri umani, e di fatto piante ed animali, sono strutture dissipative. Lo sono gli uragani, le galassie, e le regioni di formazione stellare. Tutti questi sistemi dissipativi partono da piccole origini, crescono e alla fine collassano e muoiono. Spesso vengono sostituiti da nuove strutture simili che si sono meglio adattate all'ambiente che cambia. Lo studio dei tipi di sistemi che crescono e si auto-organizzano è uno studio nuovo. Ilya Prigogine ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica nel 1977 per il lavoro pionieristico sui sistemi dissipativi. Uno scrittore (in francese) di economia come struttura dissipativa è François Roddier. Il suo libro, pubblicato nel 2012, si intitola Thermodynamique de l’evolution.

Perché l'energia è cruciale per l'economia

Se l'economia è un sistema dissipativo, è chiaro che l'energia dev'essere al centro del suo funzionamento. Ma supponiamo di partire da un passo indietro e cerchiamo di dimostrare che l'economia è un sistema basato sull'energia che cresce man mano che viene aggiunta più energia esterna. 

Cominciamo anche da prima che gli esseri umani apparissero sulla scena. Tutte le piante e gli animali hanno bisogno di un'energia di qualche tipo di modo che l'organismo possa crescere, riprodursi, muoversi e percepire i cambiamenti dell'ambiente. Per le piante, quest'energia spesso proviene dal sole e dalla fotosintesi. Per gli animali, proviene dal cibo di diversi tipi. 
Tutte le piante e gli animali sono in competizione con altre specie e con altri membri della loro stessa specie. Le conseguenze possibili sono:

  1. Vincere, vivere ed avere prole che a sua volta possa vivere
  2. Perdere e morire
L'accesso al cibo adeguato (una fonte di energia) è una chiave per vincere la competizione. L'energia esterna può essere a sua volta utile. L'uso di strumenti è un approccio che è usato da qualche animale così come dagli esseri umani. Anche se l'approccio è semplice, come tirare una pietra ad una vittima, la pietra amplifica l'effetto dell'uso dell'energia stessa dell'animale. In molti casi, l'energia serve a fare un attrezzo. Questa può essere energia umana, come per scheggiare una pietra con un'altra pietra, o può essere energia termica. Da 70.000 anni, gli esseri umani hanno scoperto che trattare termicamente la pietra rendeva più facile dare la forma di strumenti alla pietra. 

Un passo avanti più grande per gli esseri umani rispetto ad imparare ad usare gli strumenti – di fatto, ciò che sembra averli distinti dagli altri animali – è stato imparare ad usare il fuoco. Ciò ha avuto inizio 1 milione di anni fa. L'uso controllato del fuoco ha avuto molti benefici. Col fuoco il cibo poteva essere cotto, riducendo drasticamente la quantità di tempo necessario a masticare. Gli alimenti che non potevano essere mangiati in precedenza potevano essere cotti e mangiati e si poteva ottenere più nutrimento dagli alimenti che venivano mangiati. I denti e l'intestino degli esseri umani si sono gradualmente ridotti e il cervello si è ingrandito, mentre i corpi umani si sono adattati a mangiare cibo cotto. Ci sono stati altri benefici nell'essere capaci di usare il fuoco. Col tempo liberato non avendo bisogno di masticare tanto a lungo, c'era più tempo a disposizione per fare strumenti. Il fuoco poteva essere usato per scaldarsi e quindi allargare il raggio in cui gli esseri umani potevano vivere. Il fuoco poteva anche essere usato per avere un vantaggio su altri animali, sia nella loro caccia sia per spaventarli. 

Gli esseri umani hanno avuto un incredibile successo nella loro competizione con altre specie, sterminando le specie apicali carnivore in ogni continente in cui si insediavano, usando solo strumenti semplici è la combustione di biomassa. Secondo il paleontologo Niles Eldredge, la Sesta Estinzione di Massa è cominciata quando gli esseri umani erano ancora cacciatori-raccoglitori, quando si sono spostati per la prima volta fuori dall'Africa, 100.000 anni fa. L'impatto negativo degli esseri umani sulle altre specie è diventato significativamente maggiore una volta che sono diventati agricoltori ed hanno dichiarato che alcune piante erano “erbacce” e ne hanno selezionato altre per un uso maggiore. Per molti versi, l'economia basata sull'energia che gli esseri umani hanno costruito negli anni è semplicemente un approccio per compensare le nostre scarse capacità: 

  • Bisogno di calore – vestiti, case, calore quando fa freddo, aria condizionata se fa caldo
  • Bisogno di cibo – strumenti in metallo, irrigazione, refrigerazione, fertilizzante, erbicidi, pesticidi
  • Capacità di conoscenza/pensiero degli esseri umani – libri, scuole, Internet
  • Mobilità – aerei, automobili, camion, navi, strade
  • Vulnerabilità ai germi – medicina, igiene

Una chiave in ognuno di questi tipi di adattamenti è l'energia di qualche tipo appropriato. Questa energia può venire in varie forme:

  • Energia grigia immagazzinata negli strumenti ed altri beni strumentali che possono essere riutilizzati in seguito. Parte dell'energia impiegata per fare questi strumenti è energia umana (compresa la capacità umana di pensare) e parte proviene da altre fonti, come il calore della combustione di legna o di un altro combustibile 
  • Energia umana – Gli esseri umani hanno molte capacità che possono usare, compreso muovere le braccia e le gambe, pensare, parlare, vedere e assaggiare. Tutti sono resi possibili dall'energia che gli esseri umani ottengono dal cibo 
  • Energia dagli animali – I cani possono aiutare a cacciare e a pascolare; i buoi possono aiutare ad arare; i cavalli possono essere cavalcati per il trasporto
  • L'energia dalla combustione di legna ed altre forme di biomassa, compresa la torba
  • Energia dalla combustione di combustibili fossili (carbone, gas naturale o petrolio)
  • Elettricità prodotta in qualsiasi modo – idroelettrico, nucleare, carbone o gas naturale e da dispositivi che trasformano il vento, il sole o l'energia geotermica
  • Energia eolica – usata per navigare e in dispositivi alimentati dal vento, come i mulini per pompare l'acqua. Le turbine eoliche (con un'energia incorporata significativa) generano a loro volta elettricità
  • Energia solare – Gran parte dell'energia dal sole è “gratis”. Mantiene caldi, fa crescere il cibo ed evaporare l'acqua, senza nessun “aiuto” aggiuntivo. Ci sono anche dispositivi come i pannelli solari FV e il solare termico che catturano energia dal sole. Questi dovrebbero forse essere classificati come strumenti con un'energia incorporata significativa.

Un uso chiave dell'energia supplementare è quello di ridurre la quantità di lavoro umano necessario in agricoltura, liberando le persone permettendo loro di lavorare in altri tipi di impiego. Il grafico sotto mostra come la percentuale della popolazione che lavora in agricoltura tende a crollare men mano che cresce la quantità di energia supplementare. 


Figura 2. Percentuale di forza lavoro in agricoltura sulla base dei dati del Libro dei Fatti della Cia, messi a confronto con il consumo di energia pro capita sulla base dei dati EIA del 2012. 

L'energia pro capite mostrata nella Figura 2 include solo le fonti energetiche che vengono comprate e vendute nei mercati e quindi che possono essere facilmente conteggiate. Queste includerebbero energia da combustibili fossili ed elettricità generata da diverse fonti (combustibili fossili, idroelettrico, nucleare, eolico, solare FV). Non include altre fonti di energia come: 
  • Energia grigia di dispositivi fatti precedentemente
  • Energia umana
  • Energia animale
  • Letame, legna ed altre biomasse raccolte localmente
  • Energia solare libera che tiene calde le persone e fa crescere i raccolti

Inoltre, riducendo la proporzione della popolazione necessaria per il lavoro in agricoltura, le altre cose che fanno le “moderne” forme di energia sono: 
  1. Permettere a molte più persone di vivere sulla Terra e
  2. Permettere a quelle persone di avere molte più “cose” - grandi case ben riscaldate, automobili, illuminazione dove la si desidera, bagni in casa, negozi pieni di cibo, refrigerazione, telefoni, televisione e Internet. 

La Figura 3 sotto mostra che la popolazione umana è aumentata notevolmente da quando l'uso dei moderni combustibili è iniziato in quantità circa 200 anni fa.



Figura 3. Popolazione dall'Ufficio del Censo Statunitese, sovrapposto all'uso di combustibili fossili (rosso) di Vaclav Smil da Transizioni Energetiche: Storia, Requisiti, Prospettive.

Inoltre, più cibo e migliore, igiene e medicina, parte di ciò che ha permesso alla popolazione di crescere così tanto è stata una riduzione della conflittualità, specialmente fra gruppi di popolazioni vicine. Questa riduzione della violenza sembra essere anche il risultato di una maggiore disponibilità di energia. Nel regno animale, animali simili agli esseri umani come gli scimpanzé, hanno istinti territoriali. Questi istinti territoriali tendono a mantenerne bassa la popolazione totale, perché i singoli maschi tendono a marcare vaste aree come territori propri e combattono con altri della stessa specie che vi entrano. Gli esseri umani sembrano aver superato gran parte della loro tendenza verso la territorialità. Ciò è avvenuto man mano che la diffusa disponibilità di combustibili ha incrementato l'uso del commercio internazionale e reso più vantaggioso per i paesi cooperare coi vicini piuttosto che combatterli. Avere un sistema monetario internazionale è stato a sua volta importante. 

Come “funziona” il sistema di energia ed economia

Ci scambiamo molti prodotti, ma di fatto, il 'valore' di ognuno di quei prodotti è parecchio collegato all'energia. Alcuni che non sembrano essere collegati all'energia, ma che in realtà lo sono, sono i seguenti: 

  • Terreni senza costruzioni – Il valore delle terre dipende da (a) la loro posizione in relazione ad altre posizioni, (b) la quantità di infrastrutture costruite disponibili, come strade, acqua dolce, fognature e rete elettrica e (c) l'adeguatezza della terra alla coltivazione. Tutte queste caratteristiche sono collegate all'energia. La terra con una buona prossimità ad altre posizioni richiede meno combustibile, o meno tempo e meno energia umana, per viaggiare da una posizione all'altra. Le infrastrutture sono beni strumentali, costituiti di energia grigia, che sono già disponibili. L'adeguatezza della terra alla coltivazione ha a che fare col tipo di suolo, la sua profondità, la sua fertilità e la disponibilità di acqua dolce, piovana o da irrigazione. 
  • Educazione – L'educazione non è disponibile in nessuna misura significativa a meno che i lavoratori non possano essere liberati dalle attività agricole attraverso l'uso die moderni prodotti energetici. Studenti, insegnanti e coloro che scrivono libri hanno tutti bisogno che il loro tempo sia liberato dal lavoro in agricoltura, attraverso prodotti energetici avanzati che permettono che bastino meno lavoratori nei campi. Howard T. Odum nella Discesa Prospera ha scritto riguardo all'educazione che riflette un tipo di energia grigia.
  • Energia umana – Prima dell'avvento delle moderne fonti di energia, il valore dell'energia umana proveniva in gran parte dall'energia meccanica fornita dai muscoli. L'energia meccanica oggi può essere fornita in modo molto più economico dai combustibili fossili e da altra energia moderna a buon mercato, abbassando il valore del cosiddetto “lavoro non qualificato”. Nel mondo di oggi, il valore principale che apportano gli esseri umani è la loro capacità intellettuale e le loro capacità comunicative, entrambe migliorate dall'educazione. Come discusso sopra, l'educazione rappresenta un tipo di energia grigia. 
  • Metalli – I metalli abbondanti sono possibili soltanto con le fonti energetiche di oggi che alimentano le attrezzature di estrazione e permettono le enormi quantità di calore necessario per la raffinazione. Prima dell'uso del carbone, la deforestazione era un problema enorme per coloro che usano carbone di legna per fornire il calore necessario alla fusione. E' stato in particolar modo così quando le economie hanno cercato di usare la legna anche per il riscaldamento. Due concetti strettamente collegati sono: 
  • La tecnologia – La tecnologia è un modo di mettere insieme sostanze fisiche (oggi spesso metalli), educazione e energia umana in un modo che permetta la produzione abbondante di dispositivi che migliorino la capacità dell'economia di produrre beni e servizi in modo economico. Come discuterò più aventi, la “convenienza” è una caratteristica importante di qualsiasi cosa venga scambiata nell'economia. Quando la tecnologia rende l'uso dei metalli e di altri prodotti energetici più conveniente, l'estrazione di questi elementi collegati all'energia aumenta grandemente.
  • Specializzazione – la specializzazione è ampiamente usata, anche fra gli insetti come api e formiche. Spesso è possibile che un gruppo di individui ottenga un migliore uso dell'energia a loro disposizione, se i diversi individui del gruppo si occupano di compiti separati. Ciò può essere semplice come il livello di cacciatori-raccoglitori, quando spesso gli uomini si specializzavano nella caccia e le donne nella cura dei bambini e nella raccolta delle piante. Può avvenire anche a livelli avanzati, quando l'educazione (usando energia) può produrre specialisti che possono prestare servizi che in pochi sono in grado di fornire. 

Tecnologia e specializzazione sono modi di costruire complessità nel sistema. Joseph Tainter nel Collasso delle società complesse osserva che la complessità è un modo per risolvere i problemi. Le società, man mano che hanno più energia a propria disposizione, usano l'energia supplementare per aumentare le loro popolazioni e per sostarsi verso una maggiore complessità. Nella mia Figura 1 (che mostra la mia rappresentazione dell'economia), man mano che si aggiunge complessità, vengono aggiunti più nodi al sistema. In senso fisico, questo è il risultato della maggiori disponibilità di energia che scorre nell'economia, forse attraverso l'uso di una nuova tecnologia, come l'irrigazione, o attraverso un'altra tecnica per aumentare l'offerta di cibo, come il taglio degli alberi in un'area fornendo più terra agricola. 

Man mano che fluisce più energia nel sistema, vengono aggiunte imprese sempre più specializzate. Vengono aggiunti più consumatori. I governi spesso giocano un ruolo sempre più ampio, man mano che l'economia si avvale di più risorse per sostenere il governo ed ha ancora risorse per i singoli cittadini. Un'economia nelle sue fasi iniziali è ampiamente basata sull'agricoltura, con pochi ingressi energetici al di fuori dell'energia solare libera, del lavoro umano e di quello animale. L'estrazione di minerali utili può essere fatta comunque. Man mano che vengono aggiunti prodotti energetici (in particolare energia sotto forma di calore), l'economia si allarga rapidamente e può essere aggiunta della produzione. 



Figura 4. Consumo energetico annuale a testa (megajoule) in Inghilterra e nel Galles dal 1561-70 al 1850-9 ed in Italia dal 1861-70. Figura di Wrigley

Man mano che questi prodotti energetici si esauriscono, un'economia tende a spostare la produzione in altre località altrove e a specializzarsi invece sui servizi, che possono essere forniti con minore uso di energia. Quando si fanno questi cambiamenti, un'economia diventa “svuotata” dentro – non può più produrre u beni ed i servizi fondamentali che allo stesso tempo può fornire a sé stessa. 

L'economia diventa invece dipendente da altri paesi per la produzione e l'estrazione di risorse. Gli economisti si rallegrano di un'economia apparentemente meno dipendente dai combustibili fossili, ma questa è un'illusione creata dal fatto che l'energia grigia nei beni importati non viene mai misurata o considerata. Il paese diventa allo stesso tempo più dipendente dai fornitori di tutto il mondo. 
Il modo in cui l'economia è tenuta insieme è attraverso un sistema finanziario. In un certo senso, il prezzo di vendita di qualsiasi prodotto è il valore di mercato dell'energia grigia contenuta in quel prodotto. C'è anche un costo (che è in realtà un costo energetico) della creazione del prodotto. Se il costo di vendita è al di sotto del costo di creazione del prodotto, il mercato riequilibrerà gradualmente, in un modo collimi coi beni e servizi che possono essere creati ad un prezzo di pareggio o più alto, considerando tutti i  costi, anche quelli indiretti come le tasse e la necessità di capitale per l'investimento. Tutti questi costi sono collegati all'energia con parte di questa energia che è energia umana. 

Sia (a) la quantità di beni e servizi prodotti da un'economia e (b) il numero di persone all'interno di un'economia, tendono a crescere nel tempo. Se (a), cioè, la quantità di beni e servizi prodotti, cresce più rapidamente di (b), la popolazione , per cui in media anche gli individui, si ritrovano il proprio standard di vita in crescita. Se succede il contrario, gli individui si ritrovano che il loro standard di vita sta diminuendo. 

La seconda situazione, quelle di uno standard di vita in diminuzione, è la situazione in cui si trovano ora molte persone nei paesi “sviluppati”. A causa della modalità in rete in cui funziona  l'economia, il principale modo per cui questa mancanza di beni e servizi viene ritrasmessa è attraverso al crollo dei salari adattati all'inflazione e alla fine dei default del debito. 

Se la situazione viene rovesciata – cioè l'economia produce più beni e servizi pro capite – il modo in cui quest'informazione viene “telegrafata” alle persone nell'economia è attraverso una combinazione di aumento della disponibilità di posti di lavoro, aumento dei salati al netto dell'inflazione, disponibilità di nuovi prodotti economici sul mercato e surplus per il governo. In una situazione del genere, è probabile che il debito diventi sempre più disponibile a causa delle apparenti buone prospettive dell'economia. La disponibilità di questo debito fa ulteriormente leva sulla crescita dell'economia.
Prodotti energetici esterni come modo di sfruttare l'energia umana

Gli economisti ci dicono che il valore proviene dalla catena di transazioni che viene messa in atto ogni qualvolta qualcuno di noi compra qualche tipo di bene o servizio. Per esempio, se compro una mela in un negozio di alimentari avvia una catena di pagamenti. Il negoziante paga i suoi impiegati, che poi comprano alimenti per sé stessi. Questi poi comprano altri beni di consumo, pagano tasse sul reddito e forse comprano petrolio per i loro veicoli. Gli impiegati pagano i negozi da cui acquistano e questi pagamenti avviano nuove catene di transazioni indirettamente collegate al mio acquisto iniziale di una mela. 

L'acquisto iniziale di una mela potrebbe aiutare anche il negoziante a fare un pagamento sul debito (pagamento + interesse) che il negozio ha, forse un mutuo. Il proprietario del negozio potrebbe anche mettere parte del denaro proveniente dalla mela nel pagamento dei dividendi di un'azione dei proprietari del negozio. Presumibilmente, tutti i recipienti di queste quantità usano le quantità inizialmente provenienti dall'acquisto della mela per pagare a loro volta altre persone nelle proprie catene di spesa. 

In che modo l'uso del petrolio o del carbone o degli animali da tiro differisce dalla semplice creazione della catena di transazioni evidenziata sopra? Prendiamo un esempio che può essere fatto col lavoro manuale unito a un po' di energia grigia degli strumenti o con l'uso di combustibili fossili: le scarpe.

Se un calzolaio fa le scarpe, probabilmente gli ci vorrà molto tempo – diverse ore. Da qualche parte un conciatore dovrà tingere la pelle per fare la scarpa e un agricoltore dovrà allevare animali la cui pelle venga usata nel processo. Prima che venissero aggiunti i combustibili moderni, tutti questi passaggi comportavano molta manodopera. Comprare un paio di scarpe era piuttosto costoso – diciamo l'equivalente alla paga di un giorno o due. Gli stivali potevano valere l'equivalente della paga di una settimana.

Il vantaggio di aggiungere combustibili come il carbone e il petrolio è che ciò permette di fare le scarpe in modo più economico. Il lavoro oggi viene fatto in una fabbrica dove delle macchine alimentate a corrente svolgono gran parte del lavoro che prima veniva svolto dagli esseri umani e i veicoli alimentati a petrolio trasportano i beni al compratore. Il carbone è importante per fare macchine alimentate a corrente usate in questo processo e potrebbe anche venire usato per la generazione di elettricità. L'uso del carbone e del petrolio abbassa i costi di un paio di scarpe ad un prezzo molto più basso – diciamo l'equivalente di due o tre ore di paga. Così, il maggior vantaggio dell'uso dei combustibili moderni è che ciò permette al salario di una persona di arrivare più lontano. Una persona non solo può comprare un paio di scarpe, ma le rimangono soldi per altri beni.

Il fatto che il lavoratore dipendente ora possa comprare ulteriori beni col suo stipendio avvia altre catene di pagamenti – catene che non sarebbero state disponibili se la persona avesse speso una larga fetta del suo salario in scarpe. Questo aumento della “domanda” (in realtà accessibilità) è ciò che permette al resto dell'economia di espandersi più rapidamente degli aumenti della popolazione. 

Così, il grande vantaggio di aggiungere carbone e petrolio all'economia è stato che questi hanno permesso ai beni di essere fatti in modo economico, rispetto a farli soltanto col lavoro umano. In un certo senso, il lavoro umano è molto caro. Se una persona che usa una macchina azionata a petrolio o elettricità fatta col carbone, può fare lo stesso tipo di beni in modo più conveniente, ha amplificato le proprie capacità personali con le capacità del combustibile. Possiamo chiamare questo tecnologia, ma senza il combustibile (per fare le parti di metallo della macchina, per far funzionare il macchinario e per trasportare il prodotto all'utilizzatore finale) non sarebbe stato possibile fare e trasportare le scarpe in modo così conveniente. 

Tutte le aree dell'economia beneficiano di questo approccio basato sull'energia esterna che permette essenzialmente di rendere il lavoro umano più efficiente. I salari aumentano riflettendo l'apparente efficienza del lavoratore (in realtà di lavoratore + macchina + combustibile per la macchina). Così, se un lavoratore ha un lavoro nell'economia condizionato da questo miglioramento, potrebbe ottenere un doppio beneficio – salario più alto e il beneficio del prezzo delle scarpe più basso. I governi avranno delle entrate dalle tasse maggiori, sia sui salari (a causa della nuova catena di valori e del salario più alto per via della “efficienza”) sia sulle tasse pagate in relazione all'estrazione del petrolio, ipotizzando che l'estrazione venga fatta localmente. Le entrate governative addizionali possono essere usate per fare strade. Queste strade forniscono ai produttori di scarpe un modo per consegnare i loro beni a mercati più lontani, migliorando ulteriormente il processo. 

Cosa succede se il prezzo del petrolio aumenta a causa dei costi di estrazione? Ci si può attendere che tale aumento del costo di estrazione alla fine si verifichi, perché estraiamo prima il petrolio più facile e più economico da estrarre. Quando viene fatta ulteriore estrazione in seguito, i costi sono maggiori per diverse ragioni: i pozzi devono essere più profondi, o in zone più difficilmente accessibili, o richiedono il fracking, o sono in paesi che necessitano di proventi dalle tasse alti per mantenere buone le popolazioni locali. I costi maggiori riflettono il fatto che usiamo più lavoratori e più risorse di ogni tipo per produrre un barile di petrolio. 

Qualcuno vedrebbe questi costi più alti come un impatto “buono”, visto che questi portano a nuove catene di pagamenti, per esempio, collegate alla sabbia per il fracking ed altri prodotti che prima non venivano usati. Ma il costo maggiore rappresenta in realtà un tipo di ritorno decrescente che ha un impatto molto negativo sull'economia. 

La ragione per cui il maggiore costo del petrolio ha un effetto negativo sull'economia è che i salari non salgono per compensare questa nuova serie di costi di produzione. Se guardiamo l'esempio precedente, è un po' come tornare parzialmente indietro a fare le scarpe a mano. Gli economisti spesso sottolineano che i maggiori prezzi di produzione del petrolio danneggiano gli importatori di petrolio. Questa è solo una metà del problema, però. I maggiori costi della produzione di petrolio portano ad una situazione in cui nel mondo vengono prodotti meno beni e servizi (rispetto a quelli che verrebbero altrimenti prodotti), perché l'uso concentrato di risorse da parte del settore petrolifero per produrre solo un piccola quantità in più di petrolio rispetto a quella prodotta in passato. Quando ciò accade, meno risorse (compresi i lavoratori) rimangono a disposizione del resto del mondo per produrre altro. L'aumento dell'uso di risorse da parte del settore petrolifero è una specie di cancro che cresce fiaccando la forza di un paziente. Le nazioni importatrici di petrolio vengono colpite due volte, perché partecipano alla diminuzione mondiale della produzione di beni e perché, come importatrici, perdono i benefici di estrarre vendere il petrolio. 

Un altro modo di vedere l'impatto dei prezzi del petrolio più alti è guardando la situazione dal punto di vista dei consumatori, delle imprese e dei governi. I consumatori riducono le spese voluttuarie per adattarsi al prezzo del petrolio più alto, come si riflette sui maggiori prezzi di petrolio e cibo. Questa riduzione innesca tutta una catena di riduzioni in altri acquisti. Le imprese si rendono conto che un grande costo di produzione (il petrolio) è più alto, ma i salari dei compratori non lo sono. Rispondo come possono – spuntando i salari (visto che sono un altro costo di produzione), delocalizzando la produzione in parti del mondo con salari più bassi o automatizzando ulteriormente il processo, tagliando di più i salari più alti dal processo. I governi si ritrovano appesantiti da più disoccupazione e meno introiti dalle tasse. 

Infatti, se guardiamo i dati, vediamo esattamente l'effetto atteso. I salari tendono ad aumentare quando i prezzi del petrolio sono bassi e perdono la capacità di aumentare quando i prezzi del petrolio sono alti (Figura 5) Il livello del prezzo del petrolio dal quale i salari smettono di crescere sembra essere di circa 40 dollari al barile, negli Stati Uniti.



Figura 5. Salari medi in dollari del 2012 confrontati col prezzo del Brent, sempre in dollari del 2012. I salari medi sono i salari totali basati sui dati BEA adattati da CPI-Urban, divisi per la popolazione totale. Così, riflettono i cambiamenti della percentuale di popolazione impiegata così come i livelli di salario. 

E se i prezzi del petrolio sono artificialmente e temporaneamente bassi? L'inganno è che non tutti i costi delle società produttrici di petrolio possono essere pagati con prezzi così bassi. Forse il costo della gestione di giacimenti già esistenti sarebbe a posto e le spese quotidiane dell'estrazione di petrolio mediorientale potrebbero essere coperte. Le parti della catena che vengono spremute per prime sembrano essere meno essenziali su base quotidiana – tasse ai governi, finanziamenti per nuove esplorazioni, finanziamenti per ripagare il debito e finanziamenti per i dividendi degli assicurati. 

Sfortunatamente, non possiamo far funzionare il business del petrolio su un sistema così parziale. Le imprese hanno bisogno di coprire sia i loro costi diretti che indiretti. I prezzi del petrolio bassi creano un sistema pronto a collassare, man mano che la produzione petrolifera diminuisce e la capacità di sfruttare il lavoro umano con fonti di energia più economiche diminuisce. I prezzi del petrolio in aumento fino al livello di prezzo pieno necessario probabilmente sarà un problema in futuro, perché le società petrolifere richiedono debito per finanziare nuova produzione. (Questa nuova produzione è richiesta per compensare i declini dei giacimenti esistenti). Coi prezzi del petrolio bassi – o anche coi prezzi altamente variabili – la quantità che può essere presa in prestito diminuisce e i costi dell'interesse aumentano. Questa combinazione rende impossibili i nuovi investimenti. 

Se l'aumento del costo dei prodotti energetici, dovuto ai ritorni decrescenti, tende ad eliminare la crescita economica, come aggiriamo il problema? Per produrre crescita economica è necessario produrre beni in modo tale che questi diventino sempre più convenienti nel tempo in relazione ai salari. E' chiaro che questo non è accaduto recentemente. La tentazione che le imprese hanno di fronte nel cercare di produrre questo effetto è quella di eliminare del tutto i lavoratori – di automatizzare il processo. Questo non funziona, perché sono i lavoratori che devono essere in grado di comprare i prodotti. I governi devono diventare enormi per gestire i pagamenti di trasferimento a tutti i lavoratori disoccupati. E chi pagherà tutte quelle tasse?

La risposta popolare al nostro problema di ritorni decrescenti è più efficienza, ma l'efficienza raramente aggiunge più del 1 o 2% alla crescita economica. Abbiamo lavorato duramente sull'efficienza negli ultimi anni, ma i risultati di crescita economica complessivi non sono stati granché negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Sappiamo che i sistemi dissipativi funzionano usando sempre più energia finché non raggiungono un punto in cui i ritorni decrescenti alla fine lo spingono al collasso. Così, un'altra soluzione sembra essere di continuare ad aggiungere tanta energia economica possiamo al sistema. Questo approccio non funziona a sua volta granché bene. Il carbone tende ad essere inquinante, sia da un punto di vista dell'aria (vedi in Cina) sia da un punto di vista del CO2. E' stato suggerito anche il nucleare, ma ha altri problemi di inquinamento e può essere a sua volta caro. Sostituire con una fonte di produzione di elettricità più costosa una fonte già esistente di produzione di energia funziona nella direzione opposta – nella direzione di un prezzo più alto dei beni in relazione ai salari e quindi più ritorni decrescenti. Andare avanti con la crescita economica a sua volta non funziona. Ciò tende a ridurre il sistema del debito, che è parte integrante di tutto il sistema. Ma questo è un argomento per un altro post. 

Nota su altre misure energetiche

Il lettore noterà che nella mia analisi, uso il costo (in dollari o altre valute) della produzione di energia, compresi i costi indiretti che sono difficili da misurare, come i finanziamenti necessari ai governi da parte delle tasse, il costo di interessi e dividendi e il costo dei nuovi investimenti. Il mondo accademico usa altri parametri che pretendono di misurare i requisiti energetici. Questi non misurano la stessa cosa. 

Serve cautela nell'uso di questi parametri, gli studi che usano questi parametri sembrano spesso raccomandare l'uso di una fonte di energia che è costosa da produrre e distribuire se vengono considerati tutti i costi. La mia analisi indica che i prodotti energetici ad alto costo promuovono la contrazione economica a prescindere da quanto i loro risultati di EROEI o Life Cycle Assessment - LCA (Valutazione del Ciclo di Vita) sembrano suggerire. 

lunedì 23 febbraio 2015

La scommessa di Seneca: perché la strada per la rovina è rapida

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




Perché le persone possono così facilmente distruggere le risorse che danno loro da vivere? I pescatori, per esempio, hanno distrutto la loro risorse di pesca ripetutamente ed ogni volta si sono rifiutati di prendere la benché minima precauzione per evitare il disastro. Alla fine, sono giunto a pensare che tutto sia da attribuire a degli errori di cablaggio della mente umana: è “la fallacia dello scommettitore”. I pescatori, a quanto sembra, vedono la pesca come se fosse una lotteria e raddoppiano i loro sforzi pensando che, alla fine, saranno fortunati e diventeranno ricchi. Ahimè, non funziona in questo modo e tutto ciò che ottengono è di distruggere le riserve di pesce e creare uno spettacolare collasso dei rendimenti della pesca. Questo modo di creare la propria rovina potrebbe essere chiamato “Scommessa di Seneca”, dalle parole del filosofo Romano Lucio Anneo Seneca che ha affermato che “la strada per la rovina è rapida”.


La “Martingala” è una strategia che si gioca con giochi che hanno un 50% di possibilità di vincita. Consiste nel raddoppiare la scommessa dopo ogni perdita. L'idea è che, alla fine, una vincita pagherà per tutte le perdite e fornirà un guadagno. La Martingala è un esempio della “fallacia dello scommettitore”. Tipicamente, gli scommettitori tendono a pensare che un alcuni eventi – come i numeri che escono alla roulette – siano collegati fra loro. Così, credono che se il rosso esce diverse volte di fila, sia più probabile che uscirà il nero al giro successivo. Questo non è vero, naturalmente, e la Martingala è un modo infallibile per rovinarsi e di farlo molto rapidamente. Ciononostante, molte persone trovano l'idea affascinante, senza rendersi conto che questo è l'effetto di un errore di cablaggio della mente umana.

La fallacia dello scommettitore potrebbe spiegare alcuni aspetti del comportamento umano che sarebbero altrimenti impossibili da capire. Per esempio, in un post precedente mostravo questa figura che descrive i rendimenti dell'industria ittica del Regno Unito (da Thurstan et al.).


Confrontate il riquadro superiore e quello inferiore e vedrete che l'industria ittica stava incrementando ad una velocità incredibile la sua “potenza di pesca” proprio quando i rendimenti della pesca avevano cominciato a declinare. Notate anche come avesse ancora molta potenza di pesca quando le rese della pesca erano completamente collassate. Come poteva essere che continuassero a pescare così tanto anche quando era rimasto poco o niente da pescare?

Pensando a questo argomento, possiamo solo giungere alla conclusione che i pescatori ragionassero come gli scommettitori ad un tavolo da gioco. Gli scommettitori sanno – o dovrebbero sapere – che le scommesse in un casinò sono un gioco a somma negativa. Eppure, la fallacia dello scommettitore li fa pensare che una sequenza di cattivi risultati aumenterà in qualche modo la probabilità che la scommessa successiva sarà quella giusta. Così, continuano a provare finché non si rovinano da soli. 

Ora, considerate i pescatori: forse loro sanno – o dovrebbero sapere – che a un certo punto il rendimento generale della pesca è diventato negativo. Ma, come gli scommettitori che giocano alla roulette, credono che una sequenza sfortunata aumenterà in qualche modo la probabilità che la successiva battuta di pesca sarà quella giusta. Quindi continuano a provare finché non si rovinano con le proprie mani. 

L'errore di cablaggio mentale che da adito a questo comportamento di scommettitori e pescatori può creare anche grandi disastri. Con le risorse minerali stiamo assistendo a qualcosa di analogo: gli operatori raddoppiano gli sforzi di fronte ai ritorni decrescenti dell'estrazione. Forse questo viene fatto sperando che – in qualche modo – la distruzione di una riserva minerale aumenterà la probabilità di trovarne una nuova (o di crearne una con qualche miracolo tecnologico). Così, al posto di cercare di far durare le riserve minerali il più a lungo possibile, ci affanniamo a distruggerle il più velocemente possibile. Ma, a differenza delle riserve di pesce che possono rigenerarsi da sole, i minerali non si riproducono. Una volta che avremo distrutto i ricchi depositi minerali che hanno creato la nostra civiltà, non ci resterà niente. Avremo rovinato noi stessi per sempre. 

Alla fine, la fallacia dello scommettitore è uno dei fattori che portano le persone, le imprese e intere civiltà ad un rapido collasso. E ciò che ho chiamato “Dirupo di Seneca”, dalle parole dell'antico filosofo Romano che per primo ha osservato che “la strada per la rovina è rapida”. In questo caso, potremmo chiamarla la “Scommessa di Seneca” ma, in ogni caso, è una rovina che creiamo con le nostre stesse mani. 



domenica 22 febbraio 2015

La falsa speranza della tecnologia e la saggezza dei corvi

Da “Shift”. Traduzione di MR (h/t Paul Chefurka)

“Cosa dobbiamo fare se non stare con le mani vuote e i palmi verso l'alto in un'era che avanza progressivamente all'indietro?”

TS Eliot, Cori da “La Rocca”



Di Dave Pollard

Solo un decennio fa, facevo parte del nocciolo duro di una squadra per la strategia e l'innovazione per un'enorme agenzia di consulenza multinazionale e scrivevo esuberante sul mio (a quel tempo nuovo) blog sull'innovazione e la tecnologia e come avrebbero probabilmente salvato il mondo. L'immagine sopra della Sintesi del Forum sulla Nuova Economia del Credit Suisse First Boston, descrive un “processo di sviluppo tecnologico” universale popolare a quel tempo. Uno dei principali relatori aziendali di quei giorni eccitanti era Chris Christensen, autore de Il dilemma dell'innovatore, che ho più o meno idolatrato.

E poi è successo qualcosa. La mia ricerca sulla storia dell'innovazione e della tecnologia mi ha suggerito che, piuttosto che essere il risultato di un processo rigoroso, di eccellenza inventiva, la maggior parte delle tecnologie durature di un qualche valore sembravano essere il risultato di incidenti fortuiti o erano il prodotto di scarto da buttar via di programmi militari massicci e scandalosamente costosi. La scienza della complessità a quel punto stava gettando seri dubbi su molte teorie accettate sul modo in cui avviene realmente il cambiamento nelle organizzazioni e nelle società. Il libro di Ronald Wright Breve storia del progresso e lavori analoghi di Jared Diamond ed altri, sostenevano che il 'progresso' fosse un'illusione e che tutte le civiltà collassano inevitabilmente (portandosi con sé la capacità di sostenere le loro tecnologie).

In realtà è probabile che abbiamo vissuto più sani, felici (e spesso più a lungo, quando non venivamo mangiati dai predatori) in tempi preistorici, sembra, molto prima delle invenzioni – o più precisamente le scoperte – delle prime grandi tecnologie (la freccia, il fuoco, la ruota e poi il linguaggio astratto e, più tardi, l'agricoltura – che Richard Manning, in Contro il grano, dice che dovrebbe più precisamente essere chiamata “agricoltura catastrofica”), permettendo l'evoluzione umana innaturale che chiamiamo “insediamento”. L'insediamento ha portato con sé una bufera di nuovi problemi da risolvere per la tecnologia (più in particolare malattie infettive ed emotive) ed ogni nuove tecnologia dalle buone intenzioni ha prodotto ancora più problemi, probabilmente maggiori di numero, dimensione e intrattabilità, dei benefici che le tecnologie precedenti hanno fornito.

Delusione e disillusione

Niente di nuovo in tutto questo. Nel 1994, nel suo libro "Ricominciare", David Ehrenfeld ha descritto il sostegno tecnologico alla nostra civiltà come un volano lacero, sovradimensionato, rattoppato ed arrugginito, che gira sempre più veloce e che ora comincia a tremare a a gemere man mano che inevitabilmente si sfalda. Nel decennio scorso, la disillusione verso l'innovazione e la tecnologia è cresciuta. Il lavoro di Christensen è stato ampiamente discreditato da una revisione, col senno di poi, che suggerisce che le aziende “innovative” alla fine non vanno meglio di quelle che hanno “disgregato”. Uno studio recente di Peter Thiel sul MIT Technology Review afferma che “la tecnologia è in stallo dal 1970”. Man mano che il potere multinazionale si è consolidato in sempre meno mani, spiega, c'è sempre meno motivazione all'innovazione e più ricchezza per comprarla fuori e soffocarla, con l'aiuto degli eserciti di avvocati della Proprietà Intellettuale.

La mia stessa ricerca degli ultimi anni sostanzia questa affermazione. La cosa più importante che ho imparato da 35 anni nella (e studiando la) cultura organizzativa, è stata che la dimensione è nemica dell'innovazione e che gran parte delle cose creative utili che avvengono in grandi organizzazioni accadono attraverso soluzioni alternative di persone in prima linea, nonostante, non grazie al, tono del processo culturale stabilito dall'alto. Ripensando ai centinaia di programmi e progetti strategici, costosi ed orientati al cambiamento in cui sono stato coinvolto (compresi numerosi che ho condotto io stesso) non è rimasto quasi niente da mostrare di loro dieci, o persino cinque, anni dopo che sono stati condotti.

La critica più schiacciante alla tecnofilia Kurzweiliana che tante persone brillanti ora abbracciano proviene da John Gray, che dedica un intero capitolo del suo libro Cani di Paglia a smontare le nozioni idealistiche ed acritiche secondo le quali la tecnologia, sul lungo termine, migliora costantemente e a volte in modo impressionante le nostre vite. Gray scrive:

“Se c'è una cosa sicura di questo secolo è che il potere conferito “all'umanità” dalle nuove tecnologie sarà usato per commettere crimini atroci contro di essa. Se diventa possibile clonare gli esseri umani, verranno riprodotti soldati nei quali le normali emozioni umane sono stentate o assenti. L'ingegneria genetica potrebbe permettere di estirpare malattie secolari. Allo stesso tempo, è probabile che sia la tecnologia scelta per i genocidi futuri. Coloro che ignorano il potenziale distruttivo delle nuove tecnologie possono farlo solo perché ignorano la storia. I progrom sono vecchi quanto la cristianità, ma senza ferrovie, il telegrafo e i gas velenosi non ci poteva essere alcuno Olocausto. Ci sono sempre state tirannie, ma senza i moderni mezzi di trasporto e di comunicazione, Stalin e Mao non avrebbero potuto costruire i loro gulag. I peggiori crimini dell'umanità sono stati resi possibili solo dalla moderna tecnologia”.

Presto per essere una cosa del passato

Sia che crediamo che l'innovazione e la tecnologia rendano il mondo migliore o peggiore, oppure no, ora ci sono prove schiaccianti che sono insostenibili in ogni caso. Fra la sovratensione economica, la dipendenza energetica e la rovina della nostra atmosfera e di altri ambienti da parte della nostra civiltà e delle sue tecnologie, ora è quasi inevitabile che vedremo presto un collasso che farà sembrare la Grande Depressione, e forse anche la precedente quinta estinzione della vita sulla Terra, un nonnulla.

Questo collasso ci richiederà di vivere una vita molto più semplice, più locale, diversa e dipendente dal luogo. Siamo destinati ad essere molto nostalgici dei buoni vecchi tempi della tecnologia moderna appena se ne va, cosa che è probabile che accada presto. La tecnologia moderna richiede energia a buon mercato e, malgrado i recenti giochi di potere fra Stati Uniti e Russia stiano temporaneamente ed artificialmente abbassando i prezzi del petrolio, lo finiremo rapidamente. La tecnologia richiede standardizzazione e globalizzazione su vasta scala e, senza petrolio a basso prezzo, lavoro straniero a basso prezzo e materie prime a basso prezzo, nessuno dei quali è sostenibile, non possiamo aspettarci che duri ancora a lungo. Un barile di petrolio sostituisce il lavoro di sei anni di una persona e quando quei barili diventeranno indisponibili o inaccessibili, la grande maggioranza di ciò che noi tutti facciamo cambierà drasticamente.

Ma almeno, si potrebbe insistere, Internet sopravviverà e permetterà ad altre tecnologie di continuare a prosperare anche se devono essere prodotte e fatte funzionare in modo più frugale e locale. Dmitry Orlov, come spiega ne Le cinque fasi del collasso, non pensa che sia così e il costo impressionante e il tempo richiesto per mantenere a galla Internet quando l'economia è in caduta libera sembrano completamente insostenibili man mano che i nodi dei server diventano articoli di lusso e il tempo delle persone viene reimpiegato per vivere adeguatamente nel mondo reale. Analogamente ad altre tecnologie sui cui poniamo grandi speranze per il nostro futuro o che siamo arrivati a dare per scontate: pannelli solari ed altri beni costosi e dipendenti dalle risorse; la macchina privata; i voli aerei non di emergenza; i prodotti miracolosi delle industrie farmaceutiche e plastiche (comprese le fibre sintetiche); l'agricoltura industriale; i mass media e qualsiasi cosa che dipenda da una rete elettrica o di comunicazione affidabile e coerente.


La vita dopo la falsa speranza

Come sarà la vita senza le tecnologie alimentate dal petrolio? Varierà enormemente da una comunità, sempre più isolata, all'altra. Molto dipenderà dallo stato della terra (la qualità del suolo, la sua capacità di produrre cibo sostenibile, la vicinanza a fonti di acqua pulita e salutare, la sua vulnerabilità alle siccità, alle alluvioni, alle pandemie e ai disastri naturali indotti dal cambiamento climatico), dal numero di persone della comunità che devono essere sostenute, la loro coesione come comunità e la loro salute fisica e mentale, dalle competenze e capacità essenziali. Dipenderà dalla nostra capacità collettiva di vivere adeguatamente, non in modo stravagante, e di essere resilienti al cambiamento. Dmitry Orlov, in Le comunità che si adeguano (Communities That Abide), dice che tali comunità hanno bisogno di tre qualità: (1) autosufficienza, (2) capacità di autoorganizzarsi e recuperare di fronte alle calamità e (3) mobilità: non essere legate a nessuno luogo. Le più moderne tecnologie non si adattano bene ad un modello del genere.

Ronald Wright non solo ha scritto il summenzionato Breve storia del progresso, ma anche il racconto Una storia d'amore scientifica (A Scientific Romance), che dipinge la vita quotidiana del Regno Unito secoli dopo il collasso. Quando l'ho letto, sono rimasto colpito da quanto la nostra antica natura umana (come spazzini, più come corvi che come mammiferi) emerga nella sua visione e quanto il mondo che descrive risuoni col mondo descritto nel libro di Pierre Berton La Grande Depressione. Entrambi i libri descrivono mondi che accettano (o anche si rassegnano), che sono auto-sostenuti, pieni di sforzo e gioia e solo occasionalmente (e anche brevemente e spettacolarmente) violenti.

Entrambi i libri descrivono persone che inizialmente cercano di perpetuare le proprie tecnologie, di farle illogicamente funzionare in un mondo in cui l'infrastruttura di base non può più sostenerle. E entrambi i libri descrivono come le persone alla fine lasciano perdere queste tecnologie e si liberano dalla loro dipendenza. Non è così terribile, un mondo senza tecnologie moderne e Internet. E' il mondo a cui si anela nel libro di Mark Kingwell Il mondo che vogliamo e in quello di Thomas Princen La logica della sufficienza, anche se questo non avverrà nel modo così elegante che gli autori avevano sperato. La tecnologia ci ha sempre offerto una falsa speranza e continua a farlo (l'ultimo “miracolo” tecnologico che ci è stato venduto è il fracking). Prima e più gentilmente la lasciamo perdere, e la nostra dipendenza da sistemi che sottende in modo così precario, prima e più gentilmente possiamo cominciare a farci strada verso uno stile di vita più resiliente.

La saggezza dei corvi

I corvi, un successo evolutivo spettacolare sia con sia senza di noi, hanno hanno molto da insegnarci e da mostrarci a questo proposito. Non hanno quasi nessuna tecnologia e quelle che hanno scoperto (per esempio l'uso di bastoncini uncinati) le prendono alla leggera, usandole per impieghi non essenziali e di divertimento. Hanno un sofisticato senso del divertimento ed usano creativamente il loro tempo libero in modo gioioso ed esuberante ogni qualvolta e ovunque sia disponibile. Amano, sostengono ed insegnano agli altri senza aspettarsi reciprocità. Si adattano ai luoghi, al posto di tentare di adattate scioccamente gli ambienti che hanno scelto a loro. La falsa speranza della tecnologia ci può portare solo alla delusione, al dolore e alla sofferenza. E' tempo di imparare a lasciar perdere, gradualmente ma a partire da adesso, e abbandonare i nostri sogni di tecnologie “intelligenti” che sono troppo intelligenti per il nostro bene. Facendo così, non abbracceremo il progresso e la saggezza delle masse (crowds), ma la resilienza e la saggezza dei corvi (crows).