Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 1 settembre 2015

Come i miglioramenti tecnologici aumentano la crescita della popolazione

Dalla pagina FB di Bodhi Paul Chefurka. Traduzione di MR



Ogni sviluppo tecnologico significativo della storia umana sembra aver causato almeno un raddoppio del tasso di crescita. Secondo la mia interpretazione del recente database della popolazione HYDE, ci sono stati cinque salti del genere negli ultimi 80.000 anni, più o meno. Questi salti sono facilmente correlabili con cambiamenti del livello generale di tecnologia, come mostrato nel grafico. Ipotizzo che l'Homo Sapiens abbia cominciato il nostro ultimo periodo dopo il collo di bottiglia di Toba, a partire da 77.000 anni fa, con 10.000 individui. Durante i 65.000 dalla catastrofe di Toba fino allo sviluppo dell'agricoltura intorno al 10.000 AC, la popolazione è cresciuta da 10.000 a circa 2 milioni, ad un tasso medio basso dello 0,01%all'anno o leggermente meno.



  1. Quando è stata sviluppata l'agricoltura intorno al 10.000 AC, il nostro tasso di crescita è quadruplicato allo 0,04%. Ciò ha fatto salire la nostra popolazione da 2 milioni a 240 milioni nei successivi 11.000 anni.
  2. Durante i mille anni del Medioevo, il cambiamento tecnologico ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo. Per esempio, l'adozione dell'aratro a versoio all'inizio di questo periodo  (~800 DC) ha aumentato la produttività agricola e permesso all'umanità di appropriarsi di sempre maggiore habitat naturale per il proprio uso esclusivo. Di conseguenza il nostro tasso di crescita è più che raddoppiato raggiungendo lo 0,1% all'anno dal 800 al 1700 DC, dando al mondo una popolazione di circa 600 milioni di persone nel 1700. 
  3. Intorno al 1700, la Prima Rivoluzione Industriale ha preso il via, con macchinari alimentati da legna, carbonella e dall'energia cinetica dell'acqua. Questo sviluppo ha quadruplicato di nuovo il tasso di crescita, fino allo 0,4% all'anno, aumentando la popolazione dai 600 milioni del 1700 agli 1,3 miliardi del 1850. 
  4. Nel 1850 l'energia del carbone è entrata nel quadro e la Rivoluzione Industriale ha aumentato il vapore (ops, scusate!). Il tasso di crescita della popolazione è raddoppiato allo 0,8% e durante il secolo che ne è seguito fino al 1950 la popolazione mondiale è a sua volta raddoppiata fino a 2,5 miliardi di persone. 
  5. Dal 1950 abbiamo vissuto nella Tarda Rivoluzione Industriale. Questo periodo è caratterizzato da petrolio, gas e energia nucleare, trasporti e comunicazioni globali rapidi, Rivoluzione Verde, rivoluzione del computer e consumismo che hanno spazzato il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il tasso di crescita della popolazione è di nuovo raddoppiato fino al 1,6% all'anno (mediato sull'intero periodo). In soli 65 anni la popolazione umana è quasi triplicata al suo attuale livello di 7,3 miliardi. 

Questa analisi suggerisce che livelli maggiori di tecnologia permettono (e forse incoraggiano) tassi di crescita della popolazione più alti. Potrebbe essere interessante fare un paio di esperimenti mentali con queste informazioni:

Per esempio, cosa sarebbe successo se la marcia del progresso tecnologico fosse cessata nel 1700 quando avevamo solo la tecnologia medievale? Se il tasso di crescita fosse rimasto costante allo 0,1%, ad oggi il mondo ospiterebbe “soltanto” 850 milioni di persone. Per coloro fra noi che considerano quel numero sia ben lungi dall'essere considerato sostenibile, questa è una notizia scoraggiante. Avevamo poca tecnologia oltre agli aratri trascinati da cavalli e comunque la nostra popolazione sarebbe cresciuta molto. Per essere ancora più draconiani, e se non avessimo sviluppato alcuna tecnologia al di là degli attrezzi di pietra e fossimo stati in grado di limitare il tasso di crescita allo 0,01%? In questo caso ci sarebbero 6 milioni di persone oggi – un livello di popolazione che potrebbe essere considerato realmente sostenibile, a patto che non continui ad aumentare...

Questa analisi si adatta perfettamente al “Principio di Circolo Vizioso” di Craig Dilworth: gli esseri umani usano il loro cervello per superare ostacoli o limiti alla crescita, quindi devono continuare a crescere. Questa interpretazione fornisce anche un forte sostegno induttivo al “Principio di Determinismo Infrastrutturale” di Marvin Harris: le istituzioni culturali e le credenze sono plasmate dall'ambiente della società, compresa la sua tecnologia. Queste credenze ed istituzioni generalmente agiscono a sostegno di ulteriore crescita, se possibile – se c'è un surplus percepito di materie prime, compresa energia e terra. Sostengono la stasi culturale o la decrescita solo se c'è una percezione di carenze da parte di tutta la società. Questa conclusione non promette bene per l'idea di ridurre la popolazione mondiale mantenendo i nostri standard di vita intatti.



29 commenti:

  1. Ah, ok. Ma che famo? Togliamo gli antibiotici e gli antiipertensivi (tra le altre cose) per aumentare il tasso di mortalità?
    E se poi tocca a un mio parente? Peró se ha ragione il dottor Harris, prima o poi si arriverà ad una percezione diffusa di penuria che stimolerà una tecnologia della carenza. Speriamo non accada troppo tardi.

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    1. Stiamo già "sterilizzando" economicamente e non solo i meno anziani grazie all'invecchiamento della popolazione media; immagino che il commento si riferisse alla situazione italiana; una sterilizzazione dolce anche se ha fra i suoi effetti collaterali milioni di giovani depressi o borderline; evidentemente giudichi questo passo in più verso il baratro moralmente preferibile..E se fosse da riscrivere la morale?

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  2. Non condivido le conclusioni.

    "Sostengono la stasi culturale o la decrescita solo se c'è una percezione di carenze da parte di tutta la società."

    Se fosse così, i Paesi poveri dovrebbero avere un tasso di natalità più basso dei Paesi ricchi; ed invece avviene proprio il contrario.

    Io penso che sia l'abbondanza di cibo e i miglioramenti nell'igiene e nella medicina a far aumentare la popolazione.

    In passato, la popolazione non cresceva, pur avendo ogni famiglia tanti figli, perché essi morivano o di fame o per le malattie.

    Attualmente:
    aumentare il tenore di vita dei Paesi poveri (cibo, istruzione, ...), corrisponderebbe a una ridurre la natalità.
    Se un Africano spera di prendersi una Laurea prima di metter su famiglia, non si sposerà prima dei 30/35 anni; già questo ridurrebbe la possibilità di fare figli.

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    1. Credo basti aspettare una improvvisa diminuzione della produzione cerealicola mondiale del 5% da effetto serra e poi vedremo anche le casalinghe dei pochi paesi autosufficienti armarsi contro le orde esterne di cavallette homo affamate...Se l'uomo è un essere intelligente la sua morale può cambiare di segno verso la sostenibilità anche molto rapidamente se i limiti del pianeta lo costringeranno ( ed hanno già iniziato) a farlo rapidamente.

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    2. E' fuor di dubbio che le carenze nutrizionali (vedi carestie periodiche), le guerre e soprattutto le malattie, siano state i grandi controllori demografici della scimmia umana sul pianeta. Ergo, a mio parere non ci sarà mai un autocontrollo demografico, se non imposto alla maniera della Cina, ma anche volendo siamo fuori tempo massimo per far decrescere la popolazione mondiale a numeri sostenibili dal pianeta (e a paradigma egualmente sostenibile). Quanto pensate che reggano questi numeri demografici e consumistici record quando allo stato attuale ci vogliono almeno tre Terre per mantenere tutta questa mandria umana strabordante? Stardard di vita occidentale insostenibile e disgraziatamente scelto anche dalle economie emergenti, un evento che ha dato il colpo di grazia al paradigma della crescita infinita e i cui effetti li stiamo sperimentando già.
      Stiamo andando incontro ad un disastro ambientale planetario senza precedenti da quando è apparso l'homo sapiens (se si escludono le glaciazioni) ed è molto probabile che non resterà nulla di tutta questa civiltà consumistica di massa e ben poco dei miliardi di primati umani che parassitano oggi il pianeta.
      Noi siamo il problema e come tale la Natura prima o poi troverà la soluzione.

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    3. @Paolo

      Mi hai fatto venire un'idea per quanto riguarda un'analisi quantitativa che potrei fare, essa risponderebbe alla seguente domanda:

      Quando arriveremo al punto di non ritorno, vedendo collassare la nostra società, se la popolazione continuerà ad aumentare e si continuerà a non intervenire?

      Forse la risposta ve la potrò dare entro oggi.
      Appena posso preparo i calcoli e i grafici.

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    4. Interessantissimo. Poter tradurre in cifre e dati il momento del crollo della civiltà, almeno per come la conosciamo, sarebbe importante, specie per le elite al comando. Non per provvedere alle masse ovviamente.
      L'Impero romano d'occidente c'ha messo quasi un secolo per dissolversi (dal 378 d.C al 476 d.C), questo impero globale consumistico, assumendo dal 1989 (la caduta dell'URSS) l'inizio della crisi delle risorse con l'entrata in campo delle economie emergenti, al 2030 d.C o giù di lì non c'arriva. Poco ma sicuro.

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    5. Alessandro, per quel che ne so e potrei sbagliarmi, lavori specifici e precisi sul periodo, come quello che ti sei proposto, non ce ne sono. Le variabili in gioco sono tante e stai per cimentarti con la previsione degli stati direi di un sistema caotico quale è l'evoluzione della civiltà umana e le sue implicazioni. E tu immagino sappia bene cosa voglia dire prevedere l'evoluzione di un sistema caotico, per definizione imprevedibile nellungo termine. Buon lavoro :-)

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  3. I paesi a donne emancipate (Giappone, Italia, Germania, Cuba, Russia, etc.) hanno già tassi di robusta decrescita demografica.
    Jorgen Randers in 2052 - Rapporto al Club di Roma, sostiene che è il pil procapite che importa per tenere buoni livelli di vita e fa proprio il caso del Giappone con una economia stabile o in leggera decrescita in cui la qualità di vita migliora perché la popolazione decresce sensibilmente e il pil pro capite aumenta.
    Il Giappone ha dimensioni troppo grandi per essere considerato un caso studio giocattolo.

    Il problema non è la tecnologia ma l'uso distorto che se ne fa, quel pattern che io chiamo "antibiotici sì - pillola (contraccettiva) no" (anacronismi culturali e morali come uno dei cinque fattori di collasso, secondo Diamond).

    Un ulteriore piano di analisi potrebbe essere, tecnicamente, il principio di potenza, a livello superiore, metafisico, quello di un disegno che prevede, per tutte le specie, una evoluzione, una crescita, una estinzione. Il predatore apicale - che nella sua hybris si crede diverso da altre specie - sarebbe solo uno dei casi.

    Infine, riporto le osservazioni di Paolo Lambardi, sulla nefasta sinergia "energia + tecnologia" per le masse.

    "la termodinamica ci dice ahimé che esiste un fenomeno chiamato entropia, per cui l'energia presente in un sistema, per quanti sforzi possa fare la tecnoteistica specie umana, degenera in forme di energia sempre minori. Gli unici ed esclusivi agenti entalpici, ovvero in grado di rallentare significativamente l'aumento di entropia sul pianeta sono gli organismi viventi. E qui arriva il succo del mio discorso. Se c'è una cosa che l'uomo moderno occidentale tecnoteistico ha saputo dimostrare è che quanto maggiore è la sua disponibilità di energia tanto più si può e si vuole dedicare alla distruzione e all'annientamento dei sistemi viventi, dal più semplice al più complesso (il pianeta). Una disponibilità infinita (almeno su tempi storici) di energia, come potrebbe essere ottenuta imbrigliando la fusione nucleare, porterebbe un aumento ancora maggiore dell'ingerenza umana nei suddestti sistemi biotici e le conseguenze le puoi immaginare da solo. E' bello pensare che se mai dovesse avere un potere del genere l'umanità lo saprebbe gestire evitando di distrurre la vita sul pianeta, ma purtroppo l'analisi approfondita del comportamento della nostra specie, allorquando si viene a trovare in grado di usare nuovi potenti strumenti, fa pensare che si tratta di purissima utopia. La vita sul pianeta esiste da molto tempo, proprio perché non è mai accaduto che una qualsiasi specie potesse attingere a fonti infinite di energia.
    L'ecologia termodinamica è una materia che ahimé non è stata e non sarà mai insegnata a scuola, anche se è su di essa che è basata l'intera nostra esistenza."

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    1. Da ecologo professionista, concordo completamente, salvo una precisazione: Non sono gli organismi viventi a ridurre l'entropia del Pianeta, bensì solo ed esclusivamente quelli autotrofi. Al netto di qualche stravaganza della Natura, Piante e cianobatteri.

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    2. Da ecologo professionista, concordo completamente, salvo una precisazione: Non sono gli organismi viventi a ridurre l'entropia del Pianeta, bensì solo ed esclusivamente quelli autotrofi. Al netto di qualche stravaganza della Natura, Piante e cianobatteri.

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    3. L'entropia (calore) si disperde nello spazio, quindi non cresce (sulla Terra) in modo indefinito.

      Siccome l'entropia che disperdiamo nello spazio è infinitamente più piccola di quella che disperde una stella (vedi il nostro Sole); questo lo puoi trascurare come problema.

      Chiaramente per evitare di consumare tutta l'energia chimica presente nei combustibili fossili, si dovrà attingere ad altre forme di energia.

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  4. L'analisi è interessante, ma si da per scontato che in assenza di nuove scoperte/invenzioni il tasso di crescita resti costante.
    Non sono certo un esperto in questo campo ma rintengo assurdo che a parità di tecnologia si abbia una crescita costante.

    Domanda:
    L'articolo parla di "6 milioni di persono" come un numero sostenibile... E' questa la soglia?
    "Uno su mille ce la fa?"

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  5. Litigheremo come è successo in passato quando c'è da con-dividere
    2 caramelle tra 8 bambini: ci sarà chi rimarrà senza e chi avrà la carie ai denti ( qualche analogia odierna ?)
    Chi sarà (ed è ) egemone con forza bellica ed energia disporrà a discapito di altri. Senza entrare negli ismi ma gia il comunismo fallisce tra i bambini piccoli quando ci sono poche caramelle
    Si faceva riferimento a Diamond, credo che le sue analisi antropologiche siano poco opinabili: le regole cambieranno e/o si ripresenteranno quelle passate
    Nessuno vuole rinunciare a niente ,o sbaglio?

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    1. Se fossimo 1,5 , massimo 2 miliardi si potrebbe rinunciare a qualcosa : sicuramente tutti quelli oltre i 3 miliardi devono semplicemente rinunciare alla vita, e cosa più importante possibilmente prima di aver devastato completamente gli ecosistemi locali; la capacità di carico differisce di molto, anche di 100 volte fra un territorio ed un altro; 300 milioni di statunitensi che consumano come un europeo occidentale medio di oggi sono perfettamente sostenibili, e sopratutto avanzano boschi temperati sterminati...Andate a fare questo calcolo alle basse latitudini...(Italia compresa) Diventano molto importanti e improntate alla sostenibilità le politiche di accoglienza zero nei territori ben oltre la propria capacità di carico magari da territori ancora più. oltre la loro..Ogni riferimento alla situazione italiana è puramente casuale...Che vergogna! Di qui anche l'imbarazzo di Grillo nel tenere entro i confini della sostenibilità ,almeno come asintoto teorico ,i suoi adepti terzomondisti .

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  6. Osservazione acuta come spesso quelle di Chefurka. L'unico appunto che posso fare è che sarebbe bene richiamare (come un commentatore ha fatto) la stretta correlazione e sinergia che si verifica fra dissipazione di energia e tecnologia. Un argomento ostico e deprimente, ma fondamentale, a mio avviso.

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  7. Osservazione acuta come spesso quelle di Chefurka. L'unico appunto che posso fare è che sarebbe bene richiamare (come un commentatore ha fatto) la stretta correlazione e sinergia che si verifica fra dissipazione di energia e tecnologia. Un argomento ostico e deprimente, ma fondamentale, a mio avviso.

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  8. L'articolo solleva una questione importante, ma (come sottolineato da UnUomoInCammino) il problema NON è costituito dalla tecnologia in sé ma dall'uso che se ne fa: basti pensare gli anticoncezionali...
    L'esplosione demografica degli ultimi due secoli appare dovuta soprattutto al combinato disposto dell'aumento della disponibilità di energia a buon mercato & del progresso medico-scientifico (prezioso e "irreversibile"); purtroppo in molte aree del pianeta a causa della pervicace persistenza di tradizioni ideologico-politico-religiose pre-moderne si continua a partorire con la frequenza di quando la mortalità infantile era molto elevata, alimentando così un oggettivo SQUILIBRIO tra popolazione e risorse ambientali ed economico-sociali disponibili...
    Il dogma economicista della 'crescita per la crescita' completa il quadro...

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  9. I 2/3 delle terre fertili del
    pianeta sono usati per coltivare
    cereali e legumi
    per animali
    (Fonte: FAO)

    se tutti, sulla Terra,
    adottassero un modello
    di consumo come quello
    oggi imperante nei paesi
    occidentali, il pianeta
    non potrebbe reggere,
    servirebbero almeno due volte
    e mezza le terre emerse oggi
    esistenti.
    Viceversa, se tutti seguissero
    il modello alimentare degli
    indiani, potremmo nutrire 11
    miliardi di persone (contro i 6
    miliardi attualmente esistenti)
    http://www.saicosamangi.info/download/pieghevoleImpAmb.pdf

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    1. I dati si riferiscono al 2003, infatti parla di 6 Miliardi di persone, mentre, invece già siamo 7,3 miliardi.

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    2. Abbiamo gia' buttato via 12 anni....

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    3. Se fai fuori tutta la biodiversità, anche alimentare, il mondo può sostenere anche 30 miliardi di persone... per qualche anno. Dopodiché il sistema collassa per mancanza di combustibili fossili ad alimentarlo, erosione dei suoli, contaminazione di acqua, terra ed aria e, in generale, di resilienza interna. Poi certo, si può e si deve cambiare radicalmente in quanto ad abitudini alimentari. Consiglio sempre l'approccio permaculturale, credo rispecchi la complessità. Ma non è vegetariano. Diciamo che fra i dogmi dell'agricoltura/allevamento industriali e quelli vegetariani/vegani (che non tengono conto della complessità e della resilienza della catena alimentare) ci possa essere una buona via di mezzo che si adatta ai ritmi ed ai tempi della biosfera. La Permacultura ci prova, andandoci, secondo me, piuttosto vicino. Ma, ahimé, temo che, anche per la Permacultura, siamo in troppi...

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    4. La permacultura risolverebbe molti problemi (io personalmente sono vegano ma questo non e' il punto) Il fatto e' che finche' buona parte del terreno agricolo viene coltivato a monocolture per nutrire una quantità" spropositata di animali da allevamento, parlare di permacultura rischia di rimanere una pura astrazione. Allora veramente saremo in troppi.
      Angelo

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    5. continua...Aggiungo questo link
      http://www.permaculture.co.uk/articles/veganism-and-permaculture

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  10. Nei supermercati si trovano abbondanti i filetti di pesce persico africano. Il discorso può essere infinito ma se si sottraggono risorse da un luogo affamando la popolazione locale per ingrassare un'altra popolazione perché ha la possibilità di farlo ci saranno sempre discussioni. Abbiamo la pancia piena chi più chi meno. Ha ricevuto premi il documentario "L'incubo di Darwin" ma in pochi riescono a giungere alla fine della visione, ci si lamenta delle masse che cercano soluzioni migliori per la propria esistenza
    http://carlettom.blogspot.it/2013/08/pesce-persico-africano-ai-pomodorini.html?m=1

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  11. Ho finito il mio calcolo approssimativo di quando collasserà la nostra società.

    Come già accennato da Paolo, così come l’Impero Romano ha richiesto un secolo per crollare, anche la nostra società non crollerà ad una data specifica, ma sarà una discesa più o meno ripida.

    L’analisi che ho potuto fare io, in mezza giornata, chiaramente non tiene in considerazione tutti i fattori possibili, ma soltanto:

    • La crescita della popolazione
    • La crescita dei consumi
    • La disponibilità delle risorse energetiche

    Bastano questi tre fattori per farci capire in quale periodo la società potrebbe crollare. Ipotizzo che il calcolo, da alcuni punti di vista potrà sembrare ottimistico, mentre da altri punti di vista, sembrerà pessimistico.

    Lo potete trovare qui:
    http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/ricerca/previsione_collasso.aspx

    I risultati sembrano coerenti con quello previsto dal Club di Roma.

    Riassumendo la situazione abbiamo:
    • 2020: nessun problema;
    • 2030: decrescita economica mondiale;
    • 2040: guerre per le risorse e povertà;
    • 2050: danneggiamento dell'ambiente;
    • 2060: distruzione della società e morte di buona parte della popolazione rimasta.

    Guardando queste date, mi viene di pensare a quegli economisti che ancora pensano che: dobbiamo uscire dall’Euro per risolvere i problemi Italiani, e poi con calma, nel giro di un secolo, formare l’Europa unita economicamente e culturalmente.

    Parlano di un SECOLO!!!

    Non hanno neppure idea del baratro che abbiamo difronte!

    Se c’è qualche economista che passa da queste parti, vi dico soltanto una cosa:

    SVEGLIATEVI E CERCATE DI CAPIRE IN QUALE BARATRO STIAMO FINENDO!

    ----
    C’è da rispondere ancora a una domanda:
    entro quando possiamo intervenire?

    Se si interviene entro il 2030, non dovrebbe esserci nessun problema. Intervenire successivamente, comporterà sacrifici sempre più grandi, con il rischio di danneggiare seriamente l'ambiente e che le soluzioni non siano per tutta la popolazione mondiale.

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    1. non sò da dove hai preso i dati sui combustibili fossili; tuttavia sarebbero corretti se il tuo 2035 corrispondesse al 2015. Ops è già troppo tardi. Anonimo.

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    2. Tu consideri solo il petrolio, mentre io considero tutti i combustibili fossili (petrolio + gas + Carbone).
      Specialmente di carbone ne è stato sfruttato solo una piccola percentuale (il 22% quantificandolo in energia e considerando il potere calorifico dei vari tipi di carbone).

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