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domenica 12 luglio 2015

Alti livelli di carbonio possono rendere più difficile la crescita delle piante

Da “Climate Progress”. Traduzione di MR (via Luca Pardi)

Di Natasha Geiling



Contrariamente alla popolare tesi conservatrice, un nuovo studio ha scoperto che l'aumento del biossido di carbonio atmosferico non necessariamente è un vantaggio per la crescita delle piante – piuttosto, causa maggiori difficoltà alla piante nell'assorbimento di azoto nel tempo, un nutriente cruciale per la crescita e la salute della pianta. Pubblicato sulla rivista Global Change Biology, lo studio ha scoperto che man mano che i livelli di biossido di carbonio nell'aria aumentano, la concentrazione di azoto nelle piante diminuisce, diminuendo così i livelli di proteine nelle piante e la capacità di crescita. La squadra di ricercatori internazionali ha studiato l'impatto dell'aumento di carbonio atmosferico su tipi di ecosistemi molteplici – dalle praterie alle foreste – osservando esperimenti sul campo di vasta scala condotti in otto paesi in quattro diversi continenti.

“In tutti i tipi di ecosistema i risultati mostrano che alti livelli di biossido di carbonio possono inibire la capacità delle piante di assorbire azoto e che questo effetto negativo è dovuto in parte al fatto che l'aumento di biossido di carbonio ha un effetto marginale o inesistente sulla crescita di molti ecosistemi”, ha detto in una dichiarazione alla stampa Johan Uddling, docente di lungo corso al Dipartimento di Scienze Biologiche ed Ambientali dell'Università di Gothenburg e principale ricercatore del progetto. Fra i conservatori – e fra alcuni scienziati – per lungo tempo c'è stata la speranza che il cambiamento climatico potesse realmente stimolare la crescita delle piante sul breve termine, man mano che l'atmosfera diventa più ricca di biossido di carbonio. Il Senatore James Inhofe (Ok, repubblicano) ha detto che il cambiamento climatico ha “contribuito ad aumentare la produttività agricola”, sostenendo che “il CO2 è un fertilizzante”E mentre alcuni studi hanno sostenuto la dichiarazione di Inhofe, altri – come quello più recente – hanno scoperto che è vero l'opposto. “Le scoperte dello studio sono inequivocabili. Il contenuto di azoto nelle colture è ridotto nelle atmosfere con livelli maggiori di biossido di carbonio in tutti e tre i tipi di ecosistema. Inoltre, possiamo vedere che questo effetto negativo c'è a prescindere dal fatto che la crescita della pianta aumenti ed anche se viene aggiunto del fertilizzante. Ciò è nuovo ed inaspettato”, ha detto Uddling. Lo studio ha scoperto che sia per il grano che per il riso, l'aumento del biossido di carbonio in atmosfera ha portato a colture meno nutrienti. Il grano ed il riso sono due dei cereali globalmente più importanti – insieme al mais, il grano e il riso forniscono oltre il 50% dell'energia mondiale derivata da piante, secondo il Centro Internazionale di Ricerca sullo Sviluppo.

Gli studi precedenti hanno a loro volta visto le riduzioni del contenuto di azoto nelle piante cresciute in ambienti ad alto contenuto di carbonio, ma lo hanno tradizionalmente attribuito a una specie di diluizione – sulla base dell'idea che man mano che il carbonio stimola la crescita della pianta e il tasso di fotosintesi aumenta, l'assorbimento dell'azoto semplicemente non era in grado di tenere il passo. Quella teoria, ha detto Uddling, ora è stata messa in dubbio. “Le scoperte di questo studio mostrano che questa interpretazione è semplificata e parzialmente sbagliata. Stiamo osservando un ridotto contenuto di azoto anche quando la crescita non viene condizionata. Inoltre, l'effetto c'è anche in prove con potenti fertilizzanti, il che indica che la cosa non si riduce ad un limitato accesso all'azoto nel suolo”, ha detto Uddling. “Gli studi futuri dovranno cercare cosa causa l'effetto, ma sembra essere collegato alla capacità delle piante di assorbire azoto piuttosto che alla variazione dei suoi livelli nel suolo”.

5 commenti:

  1. C'è anche da aggiungere che elevate concentrazioni di CO2 in atmosfera corrispondono a maggiori temperature massime, un aumento dell'evapotraspirazione ed un'alterazione della pluviometria, di solito in meno (non sempre però). Tutto questo si traduce nel fatto che in estate l'attività fotosintetica viene inibita, mentre la respirazione viene aumentata, riducendo il saldo attivo (crescita). In molti casi ben documentati, durante i periodi molto caldi (come quello in corso) la vegetazione ha un saldo passivo. Vale a dire che brucia le sue riserve energetiche ed emette CO2, pur se il sole splende nel cielo.
    Auguri!

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    1. un contadino, ora 96enne, mi disse trenta anni fa, che non gli venivano più i cocomeri moscatelli, perchè il sole era diventato cattivo. L'equilibrio era già compromesso 30 anni fa e nessuno lo diceva, perchè tutti pensavano ai loro interessi. Ora a che punto stiamo, nessuno ce lo dice, ma ciò che importa è ancora "la luce in fondo al tunnel".

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    2. Anche la mia zia Marta diceva ce il sole era diventato cattivo, guardando i pomodori malati.
      Questo succedeva 20 anni fa.

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  2. La diminuzione dell'assorbimento dell'Azoto (N) è del 10%, come dice lo stesso articolo originale.

    Capisco che è una percentuale importante, ma non penso che sia tra i problemi principali che ci aspettano;
    anche perché l'aumento di CO2 nell'aria avverrà in modo graduale e prima che tale concentrazione arrivi ai valori degli esperimenti, ci sarà d'affrontare problemi molto più importanti e urgenti.

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  3. molto interessante!!
    sarebbe da approfondire, e da capire i meccanismi alla base di tale ridotto assorbimento d'azoto;

    inoltre, sarebbe interessante effettuare uno studio più specifico a livello filogenetico, piuttosto che ecosistemico, e osservare la differente reazione all'esposizione a eCO2 (elevated CO2) in gruppi di piante evolutisi in differenti periodi geologici, dove la concentrazione di CO2 era maggiore;

    ho il sospetto che vi siano gruppi di piante che traggono beneficio da un aumento di concentrazione di CO2, sebbene al momento siano una frazione minima degli ecosistemi terrestri, e quasi per niente utilizzati per l'alimentazione umana;

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