Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 9 aprile 2015

Estinzioni: addio ai rinoceronti

da "Desdemona Despair" - traduzione di Massimiliano Rupalti



Gli ultimi 3 rinoceronti più rari al mondo sono incapaci di riprodursi – 'L'avidità e l'ego umani hanno massacrato questa specie fino alla catastrofe irreversibile'


Sudan, l'ultimo maschio di rinoceronte bianco del nord sul pianeta. Foto: Ed Barthrop / Ol Pejeta Conservancy

Di Tisha Wardlow

Il Piano A era di rendere le condizione di procreazione il più perfette possibile per gli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali rimasti. Ol Pejeta ha fatto tutto ciò che poteva per renderlo possibile.

Il Piano B era di incrociare i rinoceronti bianchi settentrionali con quelli del sud per perpetuare almeno questo prezioso pool genetico. In qualche modo, avrebbero continuato a vivere come parte dei geni delle popolazioni di rinoceronti a venire.

Ma per l'ultimo esemplare maschio, Sudan, e per le due femmine rimaste, Najin e la figlia Fatu, non ci sarà questa possibilità. Tutti e tre sono avanti con l'età. Najin (25 anni) ha le ginocchia deboli e non può sostenere i tentativi di fecondazione. In un crudele scherzo del destino, Fatu (14 anni) è sterile e Sudan (38 anni) ha lo sperma debole.

E adesso? Non c'è superuomo, né miracolo dell'undicesima ora, non ci rimane nessuna opzione conosciuta. Questa è l'estinzione. Guardateli, apprezzateli ed ammirateli finché respirano.

L'avidità  e l'ego umani hanno massacrato questa specie fino alla catastrofe irreversibile. Stiamo vedendo gli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali. E' inevitabile.

Ma la grande domanda è: impareremo da questo? Permetteremo che accada ancora? I rinoceronti di Sumatra, quelli di Java, anche loro sono pericolosamente vicini allo stesso destino. I rinoceronti bianche e neri con un solo corno non sono troppo lontani.

Non dobbiamo permettere che i rinoceronti bianchi settentrionali muoiano invano. E' nostra responsabilità imparare da loro e impedire la futura decimazione dei rinoceronti e di altre specie sul nostro pianeta. Il futuro dei rinoceronti non è condannato, è in bilico, in attesa che noi ne determiniamo il risultato. Vigilanza, impegno e determinazione possono preservare il destino dei rinoceronti e, alla fine, anche il nostro.



16 commenti:

  1. Se qualcuno ancora pensa che la specie homo sia in qualche modo intelligente, superiore, degna, fatta ad immagine e somiglianza di un qualche dio o altre fanfaluche del genere, ha un ennesimo esempio dell'idiozia suicida, nichilista ecocida della massa della nostra specie.

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  2. Se non ci sarà un calo della richiesta di prodotti provenienti dai rinoceronti (corno, ???) non ci sarà dubbio: addio rinoceronti e a tutte le altre creature le quali hanno qualcosa che noi vogliamo avere.
    Affichè ciò non avvenga non vedo altra via che il crollo della nostra civiltà che a quel punto avrà ben altri grattacapi. Non è mia intenzione dire che lo spero, ma la realtà è questa.
    L'umanità come collettività è pazza e non cambierà strada, basta parlare con chi hai intorno, che presi singolarmente sono tutti belli, bravi, buoni poi quando si arriva su discussioni che includono l'umanità, o parte di essa, i discorsi che ne vengono fuori sono allucinanti. Crescita, crescita, crescita.

    Walter

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  3. Chi ferma i maledetti bracconieri africani e, soprattutto, l'ignorante ingordigia asiatica di corno di rinoceronte macinato (e altre parti anatomiche dell'animale) credute un toccasana per la salute e la virilità umane? Homo sapiens, maledetto idiota che non c'entra più nulla con la Natura.
    E la clonazione sarebbe un'alternativa o sarebbe una soluzione sterile?

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  4. Qui non c'entra peró la crescita c'entra l'ignoranza di una medicina tradizionale che ancora attribuisce al corno virtù virilizzanti. Il primo movens é un meme culturale pre-industriale che pare invincibile (vedi qualcosa del genere per le ossa di tigre).

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  5. senza i corni si avvia all'estinzione sua e della sua specie. L'avidità è uno dei 7 vizi capitali e la gran parte dell'umanità crede di poter risolvere tutto con l'intelligenza. Una bella manica di tuttologi, pieni di superbia e tracotanza. Proprio stamani ho parlato con un parroco delle apparizioni nella sua parrocchia e mi ha detto molto seccato di starne fuori e pregare a casa mia. Ovviamente ordini superiori. Come col consumismo petrolifero ognuno pensa prima al suo orticello, poi se rimane qualcosa, pure al resto, Se rimane qualcosa, ma come diceva Padre Pio, se uno pensa alle molte sollecitudini, dimentica la più importante: amare Dio.

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  6. Dirò una apparentemente enorme eresia:
    Le razze umane esistono, eccome.
    Ma non sono ciò che i razzisti, d'ogni razza ovviamente, intendono con questa parola: "Razza"
    E forse assisteremo in breve tempo all'estinzione di alcune razze umane, sempre intendendo per razza qualcosa che ha più a che fare con le innegabili differenze etniche, culturali, genetiche, sociali, comportamentali, che esistono nella grande ed unica famiglia degli Homo Sapiens.
    Se stiamo decurtando gravemente la biodiversità, dev'esserci anche una ragione evolutiva, ne sono sempre più convinto.
    Quale sia questa ragione, è un argomento molto appassionante al quale sto pensando da tempo.
    Forse, la razza umana, nel senso di razza differente da quella canina o bovina, e quindi forse dovrei usare la parola "specie" non poteva nell'arco di millenni che arrivare a questo punto della Storia.
    Ci siamo mangiati un sacco di creature negli ultimi cinquantamila anni.
    Senza ritegno, pudore, rimorsi e pensieri.
    Solo che ormai siamo ad un punto cruciale della nostra stessa evoluzione.Siamo arrivati al confine dei confini.Di là esiste un mondo nuovo quasi inconcepibile per moltissime persone.E pertanto inaccettabile.
    Un punto reso ancora più singolare dal fatto che mai come in passato sappiamo quanto sia stata lunga e tormentata la nostra ascesa al vertice del mondo vivente.
    E quanto rovinosa e potenzialmente irreversibile potrebbe essere la nostra caduta.
    Possiamo anche fare a meno dei Rinoceronti, come abbiamo fatto a meno dei Mammuth, dei Dodo e delle Tigri della Tasmania.
    Ma prima dobbiamo farci una ragione di queste scomparse.
    E siamo su questo non siamo ancora nemmeno all'inizio della soluzione.

    Marco Sclarandis






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    1. "Se stiamo decurtando gravemente la biodiversità, dev'esserci anche una ragione evolutiva ".

      Una ragione c'è : Anche una specie nasce, si sviluppa, deperisce, muore. Nel caso di Homo Sapiens Sapiens , nella specie è insita la causa che porterà alla sua stessa estinzione.
      Tesi , antitesi , sintesi . E' noto da tempo.

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  7. ciao ragazzi, tranquilli il rinoceronte non scomparirà,
    prima spariremo noi, spero presto molto presto, ma prima spero spariscano tutti i politici
    che non hanno mai fatto niente per l'ambiente.

    sti ben, la tana del lupo

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  8. Nella povertà non esiste rispetto:
    1) per gli animali;
    2) per le piante e la natura in genere;
    3) per la vita degli altri uomini.

    La crisi porta morte e dolore a tutti i livelli.
    Se ci sarà una decrescita... essa sarà molto infelice!

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    1. La differenza è che dell'ulitma specie nominata ne esistono 7,3 miliardi mentre stiamo portando all'estinzione molte specie : non puoi mettere sullo stesso piano l'eliminazione di molti individui homo con l'estinzione di molte specie.

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    2. "Nella povertà non esiste rispetto
      1) per gli animali;
      2) per le piante e la natura in genere"

      Falsissimo. Si prenda la briga di leggere un testo chiamato 'ecoantropologia', di Vittorio Lanternari (uno dei maggiori antropologi italiani), e vedrà che nel testo è spiegato come nelle società tradizionali è sempre rimasto integro, dove più dove meno, un equilibrio 'eco-antropo-centrico' fondato su ben precise forme culturali.Cito dal testo:

      "È il contegno religiosamente riguardoso di queste comunità nei rispetti dell'ambiente e della realtà esterna tutta, l'impostazione mitologica della loro rappresentazione dei rapporti con tale realtà, l'insieme dei divieti, dei tabù sacrali, [...] che da noi occidentali, laicisticamente orientati si presentano ad essere classificati come superstizioni - [...] è tale contegno a lasciare trasparire, effettivamente, lo stimolo mitopoietico per null'affatto irrealistico. [...] Alla luce di tali considerazioni non è improprio ravvisare nelle culture tradizionali portatrici di questo tipo di intuizioni, emozioni e risposte culturali, altrettanti seri modelli di etica ecologica. E questa è l'etica che consapevolmente discende [...] dall'autopercezione della limitatezza costitutiva della struttura cognitiva dell'uomo".

      é con la diffusione incontrastata, su scala mondiale, sostanzialmente a partire dal XX secolo (e particolarmente dalla metà), che assume massimo vigore l''antropocentrismo cieco' negatore di ogni condizione naturale (all'attività umana), percepita come pura negatività ed esteriorità (cioè vuoto di spirito). Vuoi per mancanza di mezzi, vuoi per precisi codici culturali di rispetto (nel testo ampiamente documentati), le società tradizionali sono state assai più rispettose dell'ambiente che non la contemporanea modernità globale.

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    3. Anonimo: "Falsissimo. Si prenda la briga di leggere..."

      Parliamo di due cose distinte.
      Lei parla della società tradizionale che rispettava l'ambiente;
      io parlo della società attuale in caso di crisi economica.

      La Grecia insegna che, d'inverno, in mancanza di combustibile per le stufe (gas, gasolio...), si andava per i boschi a tagliare alberi senza farsi problemi.
      In Africa per guadagnare qualche soldo, uccidono qualsiasi specie di animali.
      In america latina non si fanno problemi a coltivare tutte le specie di droghe.

      Nelle società tradizionali c'erano dei valori che adesso sono stati distrutti dalla sovrappopolazione e dall'impossibilità di mantenere "lo sviluppo attuale" utilizzando i metodi tradizionali.

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    4. Ma chi dice che le società di cacciatori raccoglitori erano povere ? Di cosa,di denaro certamente.. povere solo agli occhi occidentali (rapaci dei loro territori e risorse). Molte erano molto attente a preservare il loro ambiente, la loro ricchezza. Non erano povere per niente! Concordo invece che la vera povertà condita di disperazione non si può permettere di rispettare nulla

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  9. Per il tipo di strada che la specie umana ha imboccato, il ritorno massiccio alla condizione quasi di cacciatori-raccoglitori in un mondo depredato di risorse mi sembra un epilogo obbligato, anche se una minoranza 'fortunata' sicuramente si sarà ritagliata una nicchia ambientale in regime di autosufficienza. Certo, relativamente a chi sopravviverà al crollo di questa civiltà consumistica. L'estinzione umana è un'ipotesi estrema, anche perché non c'è un'altra specie intelligente che ci da la caccia; qualsiasi catastrofe globale di origine planetaria non avrebbe comunque il potere di cancellarci dal pianeta. Ma è certo che il decremento demografico della nostra specie sarà massiccio proprio perché non stiamo facendo assolutamente nulla per decrescere in modo controllato e volontariamente.

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  10. Una specie ridotta a tre esemplari era già praticamente estinta da un pezzo. Esiste un pool genetico minimo al di sotto del quale gli incroci tra consanguinei comportano la fine della specie. Per noi umani si ragiona di 200 individui, non credo che per i rinoceronti la faccenda possa essere molto diversa. Questo significa anche che molte specie già "ridotte all'osso" sono prossime ad estinguersi in un arco di tempo definito.

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    1. Qui in Trentino, nel Parco Naturale Adamello-Brenta, dove anni fa fu reintrodotto l' Orso Bruno, gli studi parlavano di una popolazione minima di 40 esemplari, per non andare incontro all'estinzione.
      Attualmente siamo intorno a quel numero.

      Gianni Tiziano

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