Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 19 gennaio 2015

La marcia degli scoiattoli

DaThe Archdruid Report”. Traduzione di MR (h/t Antonio Turiel)

La previsione è una cosa difficile il più delle volte, ma le difficoltà sembrano cambiare da un'era all'altra. Proprio adesso, almeno per me, la sfida più grande la vedo sui titoli dei giornali. Finora, il collasso del 2015 sta andando precisamente come previsto. Le società più piccole del settore energetico vengono martellate dal tonfo del prezzo del petrolio, mentre l'industria bancaria insiste di non essere nei guai — Coloro fra i miei lettori che ricordano espressioni identiche di mal riposta fiducia da parte dei banchieri nelle notizie di poco precedenti al collasso immobiliare del 2008 sapranno quanto prendere seriamente tali dichiarazioni.

Le nuove scintillanti distrazioni mascherate da scoperte energetiche che ho menzionato qui due settimane fa hanno cominciato a mostrarsi a loro volta. Un articolo scintillante ed osannante che pubblicizzava la conversione dell'energia termica oceanica (CETO), una tecnologia da “elefante bianco” che è stata testata negli anni 70 e che si è mostrata essere irrimediabilmente antieconomica, ha condiviso lo spazio, nella parte cornucopiana della blogosfera, durante l'ultima settimana, con un articolo osannante ugualmente falso che pubblicizzava un'altra riedizione della fissione nucleare come la risposta ai nostri guai energetici. (Come ogni tecnologia fissile, naturalmente, questa sarà sicura, pulita ed accessibile finché qualcuno non cercherà realmente di costruirla).





Non c'è dubbio che ci saranno presto altri promotori che si daranno da fare per qualsiasi sussidio governativo e fondi di investimento privati che potrebbero essere disponibili per qualsiasi nuova e rivoluzionaria scoperta (ehm) che prenderà il posto degli scisti idrofratturati come la ragione preferita dell'America per non fare niente. Ammetto un certo sentimento di delusione, però, nella pura mancanza di immaginazione mostrata finora nella competizione. I reattori a fissione OTEC e a sali fusi venivano già lodati come la salvezza energetica d'America quand'ero alle superiori: penso già nei primi anni delle stesse. L'energia era il tema del giorno per il dibattito al liceo locale e discutevamo quelle tecnologie a lungo. Così facevano un sacco di persone più qualificate, che è il motivo per cui entrambe – e parecchie altre tecnologie superficialmente plausibili – non sono mai uscite dal tavolo da disegno.

Quello stesso anno, qualcos'altro è diventato di moda per la discussione ed è una storia con più di una piccola rilevanza per la situazione attuale. Una squadra di un'altra scuola a sud dei sobborghi di Seattle ha fatto un brainstorming, qualche frenetica ricerca poco prima di una grande torneo di dibattito e si è presentata con dati che sostenevano di provare che legioni di scoiattoli che correvano in una gabbia per scoiattoli, alimentando piccoli generatori, potevano produrre l'elettricità americana. Siccome a nessun altro è venuta in mente questa trovata, nessuna delle altre squadre aveva le prove per confutarli ed hanno sbaragliato il torneo. Al torneo successivo, naturalmente, tutti gli altri hanno studiato i numeri ed hanno proceduto a fare a pezzi i promotori degli scoiattoli, ma negli anni successivi la frase “caso scoiattoli” ha visto un uso, nei circoli di dibattito, come termine standard per una proposta stravagante sostenuta da dati apparentemente plausibili.

Gli impianti OTEC e i reattori a sali fusi attualmente fortemente sostenuti attraverso i media, sono dei casi-scoiattolo esattamente nello stesso senso; sembrano plausibili finché non si masticano realmente i numeri e si vede se sono economicamente e termodinamicamente fattibili. La stessa cosa valeva per la bolla del fracking che sta confusamente scoppiando intorno a noi proprio in questo momento, per non parlare dei progetti di etanolo e biodiesel, dell'economia dell'idrogeno e delle varie altre brillanti scuse che hanno occupato così tanto spazio inutile nelle conversazioni collettive del nostro tempo. Questo vale, va detto, anche per le dichiarazioni più entusiastiche fatte sull'energia rinnovabile proprio in questo momento.

Non fraintendetemi, sono un grande sostenitore dell'energia rinnovabile. Quando estrarre carbonio fossile dalla terra non sarà più economicamente fattibileun punto che potrebbe arrivare parecchio prima di quanto le persone si aspettinole rinnovabili sono ciò che ci rimane e gli input di energia modesti ma reali che possono essere ottenuti dalla fonti rinnovabili quando non ricevono un sussidio energetico dai combustibili fossili potrebbero rendere significativamente migliore la vita per i nostri discendenti. Rimane il fatto che in assenza di sussidi da parte dei combustibili fossili, le rinnovabili non supportano un consumo di energia assurdamente stravagante che sostenga ciò che passa per uno stile di vita ordinario della classe media nel mondo industriale dei giorni nostri.

E' lo pterodattilo sulla pomata (da 'fly in the ointment', inconveniente – il gioco di parole non ha senso in italiano, ndt) il dettaglio imbarazzante che la maggior parte delle persone persino nei più verdi dei circoli verdi non vogliono discutere. Introducete a forza il problema in una conversazione e una delle risposte più comuni che otterrete è lo sfogo “Ma ci deve essere qualcosa”. Ora, naturalmente questo semplicemente non è vero; nessuna legge della natura, nessuna speciale provvidenza, nessuna parata di scoiattoli in marcia ci assicura che possiamo andare avanti ed usare tanta energia vogliamo nella serena rassicurazione che ce ne sarà sempre altra ad attenderci. E' difficile pensare ad un'illusione più assurda, e il fatto che un gran numero di persone che fanno tali dichiarazioni insistano sulla propria razionalità superiore e il proprio pragmatismo, aggiunge soltanto glassa alla torta.

Andiamo avanti e diciamolo con le parole giuste: non c'è un sostituto dei combustibili fossili. Di fatto, ci sono buone ragioni per pensare che non esista nessun sostituto da nessuna parte nel piccolo angolo di universo a noi accessibile, quindi una volta che i combustibili fossili se ne saranno andati, il resto della storia umana sarà passato in un mondo che non ha il tipo di risorse energetiche prodighe che siamo abituati ad avere. Le concentrazioni di energia, come tutte le altre risorse naturali, seguono ciò che è conosciuto come legge della potenza, la legge – applicabile attraverso uno spettro di fenomeni sorprendentemente ampio – secondo la quale qualsiasi cosa sia 10 volte più concentrata, è approssimativamente 10 volte più rara. All'alba dell'era industriale, le riserve di combustibili fossili nella crosta terrestre erano il più ricco scrigno di energia immagazzinata sul pianeta e, naturalmente, l'estrazione dei combustibili fossili si è concentrata prima sui premi più ricchi e più accessibili, non appena venivano trovati.

Quelli ora non ci sono più. Dal 2005, quando la produzione di petrolio convenzionale ha raggiunto il picco a livello mondiale, il mondo industriale è stato impegnato in quello che equivale ad un gioco frenetico di far credere, fingendo che grattare il fondo del barile di petrolio provi che il barile è ancora pieno. Ogni schema a metà per la produzione di combustibili liquidi è stato inondato da tanto credito a buon mercato quanto i suoi promotori potevano sperperare. Alcuni di loro – mi vengono in mente biodiesel ed etanolo da cellulosa – si sono rivelati pozzi senza fondo così spaventosi che nemmeno una marea di soldi freschi di stampa hanno potuto fare molto di più che gorgogliare mentre vi scendevano.; altri – soprattutto il fracking dello scisto e l'estrazione di sabbie bituminose – sono state in grado di mantenere un'apparenza di redditività per un po', con sussidi governativi, obbligazioni-spazzatura, prestiti da banche inconsapevoli e giro dopo giro di incentivi economici da parte delle banche centrali di gran parte del mondo servite a puntellare le industrie che, in ultima analisi, non sono mai state economicamente sostenibili sin dall'inizio.

Il collasso del prezzo del petrolio che è iniziato a giugno ha messo fine a quell'era di finzione. Le cause del collasso del petrolio sono complesse, ma dietro a tutte, suggerisco, c'è una parte schietta dell'economia che quasi tutti hanno cercato di evitare ormai da un decennio. Per mantenere economica la produzione ad ogni livello specifico, l'economia globale deve produrre sufficiente ricchezza reale – non, per favore notatelo, abbastanza soldi, ma abbastanza beni e servizi reali – per coprire l'estrazione di risorse, la produzione e la sostituzione di tutta la riserva di beni capitali non finanziari e qualsiasi livello di rifiuto economico sia considerato socialmente e politicamente necessario. Se la quantità di ricchezza reale necessaria per continuare ad estrarre risorse ad un dato ritmo si impenna, il resto dell'economia non può sfuggirne le conseguenze: da una parte o da un'altra, qualcosa deve mollare.

La storia economica dell'ultimo decennio è esattamente la storia di quello ciò che ha mollato in quale ordine o, per metterla in un altro modo, come il mondo industriale ha buttato tutto ciò che era a portata di mano sotto l'autobus per mantenere la produzione di combustibile liquido intorno al suo picco del 2005. Le infrastrutture sono state abbandonate alla peggiore trascuratezza, l'ultimo dei lavori di fabbrica del mondo industriale è stato delocalizzato nelle fabbriche del Terzo Mondo che sfruttano il lavoro, gli standard di vita della maggior parte delle persone è calato costantemente – be' potete riempire voi gli spazi vuoti bene quanto lo posso fare io. Il consumo è rimasto relativamente alto solo perché le banche centrali hanno inondato l'economia globale di credito a buon mercato illimitato, mentre il governo statunitense ha riempito il divario fra l'aumento delle spese governative e gli introiti delle tasse stagnanti o in diminuzione con il semplice equivalente di far stampare alla Fed abbastanza soldi ogni mese da coprire il deficit federale. Tutte queste cose sono state giustificate dal presupposto che l'economia globale stava solo attraversando un momento difficile temporaneo e che la crescita normale sarebbe tornata da un momento all'altro.

La la crescita normale non è tornata. E nemmeno tornerà, perché è stata “normale” solo in un'era in cui gli abbondanti combustibili fossili a buon mercato hanno ingrassato gli ingranaggi di ogni tipo di attività economica. Come ho osservato in un post qui nel 2007, la conseguenza inevitabile dell'impennata dei prezzi è ciò che gli economisti chiamano distruzione della domanda: meno formalmente, il processo per il quale chi non può permettersi il petrolio smette di usarlo, riportando il prezzo verso il basso. Visto che ciò che porta il prezzo verso l'alto non sono meramente i fattori di mercato, ma le dure realtà geologiche dell'esaurimento, non tutti coloro che sono stati buttati fuori dal mercato quando il prezzo era alto possono ritornarci quando il prezzo è basso – la benzina a 2 dollari al gallone non importa se le vostre case abbandonate in cerca di lavoro non pagano abbastanza perché possiate permettervi i costi di un'auto, senza parlare nemmeno di quanto a lungo il governo locale possa permettersi di mantenere le strade in condizione di poterci guidare.

La distruzione della domanda suona molto astratta. In pratica, però, è tutto brutalmente concreto: una marea montante di perdite di posti di lavoro, fallimenti di aziende, standard di vita in declino, riduzioni di ogni tipo di servizio governativo ad ogni livello e così via scndendo nella litania del declino che è diventata parte della vita quotidiana del mondo industriale durante l'ultimo decennio – lasciando da parte, cioè, il pochi privilegiati che sono stati protetti finora da quei cambiamenti. A meno che non sbagli la mia supposizione, vedremo quegli stessi cambiamenti lanciarsi a tutta velocità nei prossimi mesi ed anni. Il tentativo di spingere il mondo fuori dalla sua crisi profonda inondando il pianeta di credito a basso costo è fallito; l'economia globale sta soffocando in un sovrabbondante pasto di IOU e di investimenti falliti; le borse ed altre sedi per lo scambio di ricchezza cartacea sono così accuratamente truccate che sono diventate completamente separate dall'economia reale dei beni e dei servizi e l'economia reale sta scendendo verso il basso con molta fretta.

Queste sgradevoli realtà vincoleranno qualsiasi tentativo dei lettori di questo blog di dare seguito alla proposta che ho fatto nel post della settimana scorsa e di intraprendere azioni costruttive di fronte alla crisi che ora si trova sopra di noi. La situazione energetica qui negli Stati Uniti avrebbe potuto essere aiutata in modo sostanziale se le misure di conservazione e le rinnovabili su scala famigliare avessero ricevuto un qualsiasi tipo di sostegno dal presunto-verde partito democratico , quando c'era abbastanza influenza nel Congresso per contare; la situazione economica non sarebbe nemmeno lontanamente così terribile se i governi e le banche centrali avessero stretto i denti ed affrontato la crisi del nostro tempo nel 2008 o subito dopo, piuttosto che nascondere le cose con politiche economiche  che ipotizzavano che una quantità sufficiente di soldi potesse negare le leggi della fisica e della geologia. A questo punto, è troppo tardi per un qualsiasi tipo di azione collettiva su entrambi i fronti – e naturalmente la volontà politica necessaria per fare qualsiasi cosa di significativo su entrambi i fronti si è persa in azione alla fine degli anni 70 e non si è più vista da allora.

Così tutti noi dovremo avere a che fare con un mondo in cui il costo dell'energia soffre a causa di oscillazioni drastiche ed economicamente devastanti e il tipo di infrastruttura locale che potrebbe attutire l'impatto di quelle oscillazioni non sarà costruita in tempo. Tutti noi dovremo avere a che fare anche con un'economia globale in scompiglio, in cui fallimenti di banche, crisi di valuta, scarsità del credito e misure di crisi imposte dai governi forzosi, prenderanno il posto dei funzionamenti familiari di un'economia di mercato. Queste cose sono ormai inevitabili e quello che gli individui, le famiglie e i gruppi di comunità saranno in grado di fare nei prossimi anni sarà obbligato dai limiti imposti da quelle trasformazioni.

I miei lettori che hanno ancora un reddito fisso e una casa che pensano di essere in grado di mantenere consiglierei di ricontrollare il loro isolamento e le guarnizioni, di installare del solare termico ed altre tecnologie energetiche per la casa e di trasformare il prato in orto lasciando spazio per qualche gallina, se per caso non avessero già intrapreso questi passi. Un gran numero di miei lettori non hanno tali opzioni e, a questo punto, potrebbe passare molto tempo prima che tali opzioni siano di nuovo prontamente disponibili. E' tempo di crisi, gente; a meno che non mi sbagli di grosso, ci troviamo sull'orlo di un punto di inflessione storico come quelli del 1798 e del 1914, uno degli spartiacque del tempo dopo il quale niente sarà mai più lo stesso.

C'è ancora molto che si può fare in altre sfere e parlerò di alcune di queste cose nei prossimi post. In termini di energia ed economia, però, sospetto che per molti di noi, le preparazioni che saremo in grado di fare sono quelle che abbiamo già fatto e un gran numero di persone i cui programmi dipendono dall'avere un reddito fisso ed ai benefici e privilegi relativi, potrebbero ritrovarsi alla ricerca di opzioni quando il disfacimento dell'economia li lascia senza. I miei lettori che hanno rimandato grandi cambiamenti che potrebbero renderli più sicuri in tempi difficili, potrebbero trovarsi di fronte alla difficile decisione di fare quei cambiamenti adesso, in fretta, o di affrontare la crisi del nostro tempo nel luogo e nella situazione in cui si trovano ora. Coloro che sono andati avanti ed hanno fatto i cambiamenti – be, sapete quanto me che è tempo di rivedere i propri programmi, ricontrollare i dettagli, chiudere i boccaporti e prepararsi alla tempesta.

Uno dei divertimenti da attendersi mentre l'anno si trascina e la crisi preme su tutti noi, però è una profusione di casi scoiattolo del tipo di cui si è discusso all'inizio di questo saggio. E' una interessante regolarità della storia che più una società si avvicina al disastro, più le sue fantasie diventano grandiose, trionfalistiche e scollegate dalle sporche realtà. Sto pensando al saggio sugli affari militari degli ultimi anni del mondo Romano che è pieno zeppo di macchine da guerra disperatamente inattuabili e al gigantesco ciclo finale di piramidi Maya costruite alla vigilia del collasso del periodo classico della pianura. L'abitudine impegnarsi in comportamenti rischiosi di fronte alla catastrofe auto indotta sembra essere profondamente radicata nella psiche umana e non dubito nemmeno per un momento che vedremo alcuni esempi di classe mondiale del fenomeno negli anni immediatamente a venire.

Detto questo, i casi scoiattolo menzionati prima – le proposte di impianti OTEC e di fissione a sali fusi – soffrono di una deludente mancanza di immaginazione. Se la nostra società indugerà su illusori sogni ad occhi aperti mentre supera il confine della crisi, non potremmo almeno vedere qualche proposta che non sia stata reiterata da quando ero alle superiori? Posso solo pensare ad una di queste proposte da sogno ad occhi aperti che abbia la qualità allucinatoria che le nostre attuali circostanze meritano; sì, sarebbe questa la proposta, fatta molto seriamente dai media orientati al futuro proprio adesso, cioè che possiamo risolvere tutti i nostri problemi energetici estraendo Elio 3 dalla Luna e spedirlo sulla Terra per alimentare le nostre centrali che non sappiamo ancora assolutamente come costruire. Come il tifo basato sulla fede per le cose inesistenti, che naturalmente è ciò che sono quelle dichiarazioni, stabiliscono uno standard molto alto – ma è uno standard che sarà senza dubbio raggiunto e superato in tempo utile.

Detto questo, penso che i media possano aver bisogno di un po' di aiuto per lanciare la marcia degli scoiattoli appena menzionata e i lettori di questo blog hanno dimostrato molto tempo fa di avere immaginazione più che sufficiente per soddisfare quel bisogno pressante. Pertanto sono lieto di annunciare una nuova competizione qui su The Archdruid Report, La Grande Sfida del Caso Scoiattolo del 2015. L'obbiettivo è inventarsi la nuova tecnologia energetica più assurda che possiate pensare e scrivere o il comunicato stampa commerciale sfrontatamente disonesto o il più assurdamente servile articolo che la annuncia al mondo. Se voi o degli amici potete ritoccare un'immagine o due della vostra non soluzione alle necessità energetiche del mondo, tanto meglio. Postate il vostro comunicato stampa o l'articolo per i media sul vostro blog, se ne avete uno; se non lo avete, potete farvene uno su Blogspot o Wordpress. Mettete un link al vostro pezzo nei commenti di questo blog.

I commenti devono essere postati qui entro il 28 febbraio 2015. Due vincitori – uno scelto da me, l'altro dal voto dei membri registrati del Green Wizards forum — riceveranno delle copie gratuite del mio prossimo libro After Progress. Non posso parlare per il forum, che avrà senza dubbio i suoi criteri, ma io cercherò una combinazione vincente di pura assurdità e del tipo di presentazione aziendale brillante che incornicia così tante dichiarazioni assurde di questi tempi. (Suggerimento: non è contro le regole imitare comunicati stampa reali e articoli dei media).

In quanto alla meravigliosa scoperta energetica che elogerete in modo così acritico e perché, dipende da voi. Centrali di biodiesel che utilizzano banchieri di investimento come materia prima principale? Una grande manovella agganciata alla Luna che aziona tutto un sistema di cinghie e pulegge? Un'impresa di grande profitto energetico, per parafrasare la pubblicità della South Sea Bubble, ma nessuno sa di cosa si tratta? Lasciate sfogare l'immaginazione, a prescindere da quanto diventiate storditi, mentre la bolla del fracking diventa impossibile da ignorare, i mass media e un gran numero di fratelli ominidi saranno andati molto più aventi seguendo la marcia degli scoiattoli di quanto farete voi.

13 commenti:

  1. Penso che Antonio Turiel e il prof. Mario Giampietro siano le persone che più si avvicinano al mio pensiero.
    Persone che guardano alla realtà a 360° senza paraocchi e senza preconcetti; che riescono a dire i pro e i contro di tutte le fonti energetiche (rinnovabili e non).
    Quando si dice parlare chiaro!
    Ammiro queste persone!

    L'unica cosa che mi differenzia da loro è, che io sono un:
    ottimista, illuso, presuntuoso ed egocentrico che pensa di poter fare qualcosa per trovare una soluzione "reale" per tali problemi.

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  2. Il blog dell Arcidriudo è sempre illuminante e piacevole da leggere, ma egualmente ***sempre*** ideologicamente di parte (nonché americanocentrico: per lui "cose" come Europa, Cina, Russia, ecc. sono solo epifenomeni periferici dell'impero USA, la fine del quale segnerà la fine della civiltà a livello planetario...).
    Il punto, IMO, è che finché John Michael Greer si limita ad analizzare l'attuale sviluppo ***sociopolitico*** di quello che lui chiama "collasso catabolico" della civiltà occidentale (USA in primis, come detto) paragonandolo a quello di precedenti momenti storici, è molto lucido e capace di analisi veramente interessanti.
    Quando però parte coi suoi pistolotti sul fatto che "neppure qusta volta le cose andranno diversamente", e su quello che, secondo lui, IN ASSOLUTO, scienza e tecnologia non potranno mai fare, prima che la "civiltà" crolli, il suo atteggiamento diventa un misto di shadenfreude per l'imminiente collasso, evidente luddismo e condanna aprioristrica dell'hubris dell'Uomo Che Ha Osato Sfidare Madre Natura.
    Greer non è un fisico: mi sfugge cosa quindi gli dia il diritto di ironizzare su ciò che "non potrà mai essere costruito" nel campo delle tecnologie energetiche, specialmente utilizzando tecniche dialettiche che ridicolizzano accomunandole tecnologie "serie" (la fusione nucleare per tutte) e giochi intellettuali da liceo, come gli scoiattoli del titolo.
    Arthur C. Clarke ne "Le fontane del Paradiso" definiva le persone come Greer "paperini", ovvero starnazzanti saputelli fautori del "non si può fare perchè finora non lo si è mai fatto".
    Attenzione qundi a seguire troppo da vicino e prendere troppo seriamente tutto ciò che scrive questo "Sauron con il panciotto" ("pocket vest version of Sauron” - http://www.themonthebard.org/immortality )...

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    1. Commento interessante.
      Infatti dicevo che, al contrario dei catastrofisti ("Non si può fare, punto e basta") io sono ottimista e penso che qualcosa si possa fare.

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    2. Suvvia, non essere cosi' drastico con l"arcidruido. Lui non e' assolutamente americanocentrico, ma studioso del suo (e di altri paesi, e ben sopra la media dell'americano medio) di sicuro. La sua platea per ora e' in aggornanza americana, ed e' quindi ovvio che il suo linguaggio rispecchi questo fatto.

      In diveris suoi post, ha deto chiaro e tondo che altre realta' (cina, riussia ed europa) sono di gran lunga in miglior posizione degli USA per approcciare la crisi in arrivo.

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    3. @Phitio
      Che Greer sia culturalmente alquanto al di sopra dell'americano medio non ci piove (né ci vuole poi molto per esserlo... :-D
      Non è infatti della sua cultura e delle sue capacità di analisi storica che diffido, ma della sua impostazione filosofica...

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  3. Piccolo appunto: " the fly in the ointment" si po' tradurre agevolmente in italiano e mantenendone il significato come " la mosca nel latte"

    Perduto in azione su puo' tradurre come "disperso in battaglia"

    Saluti ;)

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    1. si impara sempre qualcosa. Certo Greer non è facile da tradurre (come non lo è Orlov), ma costituisce una sfida interessante. Grazie delle indicazioni.

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  4. @anonimo

    esempio massimo di whishful thinking il tuo:deliziarsi nello studiare i collassi di civiltà altrui ma incapace di accettare anche la sola possibilità che una cosa simile possa capitare alla civiltà della quale si fa parte,tutto ciò per non mettere in discussione il proprio modo di vivere

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    1. Niente affatto.
      Sono ben conscio che la "mia" civiltà sia sull'orlo del collasso e che le possibilità di "recupero" siano oramai molto poche, per tutti i vari ed avariati motivi POLITICI, ECONOMICI e PSICOLOGICI che, ad esempio in Effetto Risorse, vengono quotidianamente sottolineati.
      Ma a me questo, a differenza di Greer, mette una tristezza infinita.
      Quello che non sopporto in opinionisti come Greer è, come ho detto, l'atteggiamento per cui è "bene" che la civiltà scientifico-tecnologica tramonti, che non c'è nulla da rimpiangere nella sua scomparsa (leggetevi i suoi interventi sul fatto che, anche se spariscono la fisica delle particelle o l'esplorazione spaziale non sparisce poi nulla di realmente molto importante), che QUALSIASI tentativo di invertire la rotta (ad esempio nel campo della produzione energetica) sia, a priori, da allocchi illusi, e che a questa civiltà ne seguirà una molto più a "misura umana", basata sulla "natura" e altre menate da "mito del buon selvaggio" simili, in cui, al massimo, varrà la pena portarsi dietro dal nostro mondo una competenza tecnica da orticultore medievale.
      Non li sopporto perché, IMO:
      a) che una infinitamente stagnante civiltà non-tecnologica sia una civiltà "decente" per gli individui e "dignitosa" per l'intera specie umana é, quello sì, wishful thinking;
      b) perché accusare di dogmatismo e di fideismo chi "crede" nell'importanza della comprensione dell'universo ottenuta attraverso le scienze "hard" applicate e poi tirar fuori pappette pre-masticate sulla "dea madre" et similia come "verità da sè evidenti" mi sembre quantomeno contraddittorio.
      Il mio "modo di vivere" lo metto tranquillamente in discussione, ma nei suoi aspetti negativi: lo spreco di risorse, la sopraffazione di altri popoli e dell'ambiente, ecc., che sono stati usati per conseguire il livello tecnologico della nostra civiltà (metodi usati, come ho detto prima, per miopia POLITICA et similia, non certo perché fossero gli unici teoricamente utilizzabili per arrivare al livello tecnico cui oggi siamo) ma non intendo certo accettare che sia sensato buttar via il bambino (oltre a quelle citate prima, pensa solo alla scienza medica che andra perduta) con l'acqua sporca per un folle senso di colpa traslato...
      PS: Greer crede che quello che dice sia utile e buono? Che cominci allora a dare l'esempio distribuendo gratuitamente i suoi libri "preparatori" al collasso per dovere civico. Sai, criticare e poi farci soldi sopra è molto comodo, ma un po' ipocrita...

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  5. Un pò melodrammatico, ma interessante. M'ha fatto pensare che tutta questa spasmodica ricerca della vita che ci potrebbe essere stata sui pianeti vicini non è tanto per il bello di scoprire se ci sono state altre forme di vita... ma perchè se c'è stata vita, ci potrebbe essere, sotto sotto, petrolio! Dio ce ne scampi...

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  6. "Greer non è un fisico: mi sfugge cosa quindi gli dia il diritto di ironizzare su ciò che "non potrà mai essere costruito" nel campo delle tecnologie energetiche, specialmente utilizzando tecniche dialettiche che ridicolizzano accomunandole tecnologie "serie" (la fusione nucleare per tutte) e giochi intellettuali da liceo, come gli scoiattoli del titolo."

    La fusione nucleare è studiata dagli anni 50' senza che si sia ancora arrivati ad uno sfruttamento commerciale per il quale bisognerà aspettare non si sa bene quando, nel frattempo l' ITER richiede componenti di costo e complessità tali da far sembrare i reattori nucleari a fissione semplici scaldabagni. Magari un paio di reattori a fusione "dimostrativi" che producano energia a costi assai poco competitivi potremmo fare in tempo a vederli prima che tutto vada in vacca ma non ci scommetterei più di qualche spicciolo. Direi che lo scetticismo di Greer è giustificato, se non nella forma almeno nella sostanza.

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  7. @anonimo di prima
    Leggo l'arcidruido da un bel 'po, da prima che nascesse il suo blog, quando si limitava a commenti eretici sul defunto The Oil Drum (2005?).
    La sua posizione ideologica è pragmatica: è normale che siamo tristi nel vedere il nostro sistema di valori crollare. E' normale attraversare fasi di negazione, rabbia e contrattazione (va male sì, qualcosa si può fare). Solo che nel lungo termine non è sano per l'equilibrio psicologico degli individui e della società.
    Il messaggio è che vivremo meglio quel che ci resta da vivere se accettiamo psicologicamente la perdita in quello che crediamo e lavoriamo su noi stessi all'interno dei limiti imposti dal "paradigma del declino". Il che può essere impegnarsi a salvare conoscenze e tecnologie ritenute "vili" o semplicemente impegnarsi ad accontentarsi di poco (compito enorme!).
    L'alternativa è l'illusione, seguita dalla delusione..in un ciclo, fino al breakdown psichico (individuale e collettivo). D'altronde lui scrive per pochi individui abbastanza coraggiosi da mettere in atto questi concetti che appaiono elementari a livello cognitivo... la massa della società seguirà l'ultimo, prevedibile percorso e la storia ce lo illustra più che bene.

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  8. Come dissi in un commento una volta, una parte dell'umanità non desidera salvarsi.
    Preferisce il comune annientamento che comunque non è assolutamente certo, nonostante i gravi e molteplici indizi che si accumulano di giorno in giorno.
    Questa parte d'umanità spera d'ignava speranza che avvenga un miracolo salvifico, ma non intende in alcun modo agire affinchè questo miracolo avvenga.
    L'altra parte preferisce invece agire per la comune salvezza, pur sapendo che il risultato del suo agire è alquanto incerto.Diciamo che lavora perchè si compia un prodigio.
    Io non credo che questo in corso, che è un inizio sia di secolo che di millennio, almeno per chi segue un certo calendario, ebbene che questo in corso sia il termine della civiltà umana.
    Abbiamo così tanto da perdere che credo prevarrà il senno e non la follia alla fine.
    Ma non m'illudo che il prezzo che pagheremo per rimediare ai nostri errori antichi e ripetuti sarà scontato e ribassato.
    Si tratta poi solo di scegliere da quale parte stare.
    E chi preferisce di non scegliere, è già stato scelto per la sua condanna.
    La condanna all'insignificanza.
    Tra cent'anni, tranne poche eccezioni, nessuno di noi sarà ancora qui.
    E allora a che cosa ci serve una mente che cerca d'immaginarsi quelli che ci saranno dopo di noi, o noi stessi se potessimo esserci ancora?
    Serve a scegliere quando è il momento in cui è inevitabile farlo.
    Non vedo altro scopo.

    Marco Sclarandis.

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