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domenica 11 gennaio 2015

Gli alberi ci salveranno! O forse no......

Da “Scientific American”. Traduzione di MR (h/t Paul Chefurka)

Il biossido di carbonio cresce, gli alberi tropicali no







Gli scienziati avevano ipotizzato che gli alberi avrebbero utilizzato l'aumento delle concentrazioni di CO2 per crescere di più, ma la ricerca mostra che non è così

Di Elizabeth Harball e ClimateWire


Una nuova ricerca suggerisce che le foreste potrebbero non essere utili quanto avevamo sperato. Foto: A. Duarte/Flickr

Gli alberi sono assolutamente nostri alleati quando si tratta di catturare gas serra, aiutando così nella lotta contro il cambiamento climatico. Ma una nuova ricerca suggerisce che le foreste potrebbero non essere utili quanto avevamo sperato. I modelli computerizzati che prevedono come avverrà il cambiamento climatico ipotizzano che quando le concentrazioni di gas serra salgono, le foreste si avvantaggeranno del biossido di carbonio aggiuntivo e crescono un po' di più, aumentando la loro capacità di mitigare il riscaldamento globale. Ma dopo l'analisi di decine di migliaia di anelli degli alberi presi da foreste tropicali in Bolivia, Camerun e Thailandia, una squadra internazionale di scienziati sta mettendo in discussione questa ipotesi. La loro ricerca, pubblicata ieri nella rivista Nature Geoscience, non ha scoperto alcuna correlazione fra l'aumento delle concentrazioni di biossido di carbonio degli ultimi 150 anni e la crescita della foresta, come evidenziato dagli anelli degli alberi. Le foreste tropicali “sono riserve di cabonio molto importanti”, ha detto l'autore principale Peter van der Sleen Gruppo di Gestione ed Ecologia delle foreste dell'Università di Wageningen, in Olanda. Ma, ha detto van der Sleen, la sua ricerca mette in discussione la capacità delle foreste tropicali di mitigare il cambiamento climatico. Questa scoperta ha il potenziale di cambiare le nostre previsioni climatiche, ha spiegato Lucas Cernusak del College delle Scienze Marine ed Ambientali dell'Università James Cook a Cairns, in Australia. “Le attuali formulazioni del modello prevedono un aumento della biomassa tropicale in questo secolo”, ha scritto in una email Cernusak, che è stato coinvolto nello studio. “Se questo non avviene, il tasso di crescita del CO2 atmosferico aumenterà e il riscaldamento globale accelererà”.

Gli anelli degli alberi raccontano una storia 'sorprendente'

E' probabile che il nuovo studio sia giunto a conclusioni diverse a causa delle differenze nei metodi di ricerca. I primi studi erano basati sull'analisi della biomassa contenuta in piccoli lotti di foresta piuttosto che in una campionatura casuale di alberi sparsi in tutta una foresta come nello studio di van der Sleen. Inoltre, senza i dati a lungo termine forniti dagli anelli degli alberi, i primi esperimenti osservavano la crescita degli alberi su una scala temporale minore. Van der Sleen ed i suoi coautori hanno pensato che se gli alberi fossero effettivamente cresciuti di più con l'aumento del CO2 in atmosfera, i loro anelli si sarebbero ispessiti nel tempo. Ed hanno trovato prove che gli alberi hanno reagito al maggiore CO2 in atmosfera. Analizzando gli isotopi di carbonio nel legno, hanno scoperto che gli alberi avevano usato l'acqua in modo più efficiente e probabilmente sono diventati anche più efficienti nella fotosintesi, il processo in cui la luce viene trasformata in energia. Per una qualche ragione, però, nessuna di queste cose si è tradotta in anelli più spessi o alberi più grandi, come sospettano i ricercatori. “Un aumento nell'efficienza dell'uso dell'acqua è una delle risposte osservate più affidabili degli alberi all'aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera”, ha scritto Cernusak a in un pezzo di accompagnamento allo studio di van der Sleen su “News and Views”, pubblicato anche sulla rivista Nature Geoscience. “Ma l'aumento dell'efficienza nell'uso di acqua osservato nelle foreste rende ancora più sorprendente il fatto che i tassi di crescita stagnassero”.

Potrebbero esserci più alberi?

Perché mai dovrebbe essere così? Lo studio offre tre spunti. Il primo è che è possibile che un altro fattore di stress collegato al cambiamento climatico, come l'aumento delle temperature, stia impedendo agli alberi di crescere di più. La seconda teoria è che altre parti dell'albero, come i frutti o le radici, siano cresciute di più, ma non gli anelli. La terza teoria, che sia van der Sleen sia Cernusak indicano come quella preferita, è che la crescita degli alberi sia limitata da altre risorse che non hanno a che fare con CO2 o acqua, come la quantità di nutrienti nel suolo. Ma non è ancora il momento di abbandonare l'idea che le foreste potrebbero compensare l'aumento delle emissioni – van der Sleen ha avvertito che i suoi risultati “non sono definitivi”. Ha detto che è possibile che anche se i singoli alberi non stanno crescendo di più, il numero di alberi potrebbe essere in aumento in reazione al maggior CO2 in atmosfera. “Si può pensare che forse il CO2 non stia aumentando la crescita degli alberi, ma la crescita degli alberi non è la sola cosa che determina la biomassa”, ha detto van der Sleen.

7 commenti:

  1. L'altezza che una persona raggiungerà da adulto, è scritta nel nostro DNA; al massimo, la carenza di nutrimento può diminuire questo valore, ma non aumentarlo.
    L'aumento della CO2 nell'atmosfera permette una crescita migliore nei primi anni di vita, ma quando l'albero è maturo, non ha più influenza.
    Le stesse foglie si adeguano alla maggiore CO2 diminuendo il numero degli stomi.

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  2. In fisiologia vegetale tra i primi concetti che si insegnano c'è la legge del minimo di Liebig, essa afferma che la crescita è controllata non dall'ammontare totale delle risorse naturali disponibili, ma dalla disponibilità di quella più scarsa. Lui l'ha spiegato attraverso l'immagine del barile, la capacità del barile in doghe è limitato dalla doga più corta. Essendo molteplici le risorse che intervengo (tra cui la CO2) nella formazione di nuovo legno forse la doga più corta non sempre è la quantità di CO2. Dico una bestialità? La legge di Liebig è valida solo per la velocità di accrescimento o anche per la "quantità" secondo voi?

    Loro accennano a questo discorso nella terza ipotesi.. ma si tratta in teoria di un concetto che subito viene insegnato.. probabilmente mi sfugge qualcosa!

    A.M.

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  3. Detto in altre parole:
    Quest'hanno è stato caldo, ha piovuto in abbondanza ed il CO2 non manca tuttavia dalla campagna sono arrivati solo dati negativi dovuti a carenza di sole ed eccesso di umidità muffe e funghi, inoltre l'inverno troppo mite non ha "collaborato" nel controllo dei parassiti che hanno banchettato.

    In altre parole le "condizioni" ottimali sono molto complesse ed in generale è difficilissimo migliorarle perché la flora si è evoluta per millenni per abituarsi ad un cliema che ora noi rapidamente modifichiamo.

    Concludo dicendo che trovo assolutamente improbabile che un cambiamento climatico possa avvantaggiare qualsiasi tipo di essere vivente.

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  4. La cosa migliore da fare è vietare per legge l'abbattimento delle foreste, anche se credo che paesi in via di sviluppo continueranno inperterriti a deforestare per far posto alle devastanti coltivazioni di palma. Questa schifezza ce la mangiamo poi noi, come olio, che le multinazionali del cibo mettono nei cibi spazzatura. Quindi, per prima cosa, se volete tentare di salvare le foreste, contrastare le multinazionali e difendere la vostra salute, abolite del tutto i cibi confezionati e leggete le etichette di quello che acquistate, evitando quanto più possibile l'olio di palma e/o "olii vegetali".

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    1. Il disboscamento sta tornando di moda anche in Europa. Per fare un solo esempio, l'anno scorso la Regione Toscana ha approvato un piano energetico che prevede di moltiplicare per otto in 5 anni la combustione di legname e la costruzione di una complessa filiera industriale a tale scopo. Speriamo che il crollo del prezzo del petrolio freni questa follia.

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    2. E non capiscono che: se tagli un bosco, togliendo il legname, il terreno si impoverisce e quindi lo dovrai concimare
      (concimi = derivati del petrolio = petrolio).
      Non se ne esce!

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  5. La previsione di una maggiore attività fotosintetica in presenza di una maggiore concentrazione di CO2 è un'idea che andava per la maggiore negli anni '80. Basata perlopiù su dati sperimentali in serra. Ovviamente nella realtà non funziona perché altri fattori limitanti (climatici e non) lo impediscono quasi sempre. Anzi, in molti casi si assiste all'esatto contrario. Specialmente carenze idriche e/o temperature eccessive riducono il tasso di accrescimento degli alberi. Per non parlare della diffusione dei parassiti, anch'essa in parte legata al GW. Oramai è abbastanza frequente che in estate i boschi abbiano un bilancio CO2 positivo anche per molti giorni. Vale a dire che anziché crescere, consumano le riserve diventando più vulnerabili alle avversità seguenti.

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