Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 2 gennaio 2015

E saremmo noi i catastrofisti.....??


Ne consegue che il nostro futuro è diventare tutti camerieri. Più catastrofisti di così, è difficile......  (da "megachip")

15 commenti:

  1. L'aforisma di cui sopra è un nonsenso.
    Primo, un laureato italiano che ha un qualsiasi valore sul "mercato" prende e va a lavorare all'estero dove lo pagano soldi veri per fare un lavoro vero, mentre in Italia non ci sono ne gli uni ne l'altro. Non è l'università, seppure minata da baronie e sessantottismi, è quello che c'è intorno. In Italia manca da sempre la possibilità per le imprese piccole e medie di fare ricerca e sviluppo e manca anche la cultura, non esiste correlazione tra impresa e università, il "pubblico" anzi è nemico della impresa, non esiste nemmeno il "venture capital", quindi nessuno investe in innovazione.

    Seconda cosa, gli Italiani fanno di tutto per scoraggiare il turismo. Basta entrare in una qualsiasi stazione ferroviaria. D'altra parte siamo fermi alla idea sovietica che il lavoro sia la fabbrica e l'operaio, tutto il resto è "colore" che non merita attenzione, anzi, da anche un po' fastidio. Lo Stato si preoccupa di "stabilizzare i precari" , di (ri) comprare acciaierie dismesse e di garantire il "posto di lavoro" e la "pensione".

    Terza cosa, il turismo a Roma e Firenze c'è già. Casomai bisogna portarlo dove non c'è, cioè nel resto dell'Italia. Difficile portare turisti dove non ci sono strade, acqua potabile, oppure dove ci sono discariche e distese di capannoni. Senza contare che i turismo che può proporre l'Italia non è quello dei resort tropicali o di Disneyworld, è quello dei campanili. Che lo Stato sovietico fa di tutto per sopprimere invece che incentivare, non solo per l'operaismo ma perché mancano le risorse umane capaci di gestire l'insieme.

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  2. Io non vedo il turismo come una risorsa illimitata
    E penso che per 1,5 M di cinesi che vivono dentro le fabbriche in cui lavorano Roma, Firenze, Venezia non abbiano alcuna importanza.
    Penso infine che il crollo delle economie occidentali farà finire le fabbriche cinesi con la loro economia parassita.

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    1. Queste sono le ragioni che rendono Zingales più catastrofista di noi

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  3. ah ah
    speriamo non vengano tutti insieme e soprattutto mangino leggero, altrimenti il sistema di quei tubi che passano sottoterra e che trasportano materiale indicibile, potrebbe essere messo a dura prova... ah no, dimenticavo, gli indiani sono usi a "farla" nei fiumi e all'aperto... resta solo da convincere il miliardo di cinesi.

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  4. Egr. prof. Bardi
    a volte si fatica a districarsi nel catastrofismo! Io leggo sempre con interesse i suoi libri e il suo Blog, mi piacciono le analisi di Toufic El Asmar. Ma quando vedo articoli come quelli di oggi su IL FATTO QUOTIDIANO ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/02/energia-nuova-mappa-dei-fornitori-usa-davanti-russia-per-petrolio/1306746/) dove tra l'altro lei gestisce un blog, si pensa che i dati, le analisi e il catastrofismo (pur limitato) di questo blog siano proprio fuori luogo. O quanto afferma il Fatto è completamente sbagliato? Dopo la sua risposta potremo decidere qual'è la giusta dose di catastrofismo, non pensa?

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    1. Non è sbagliato quello che dice l'articolo che hai segnalato. Semplicemente, le cose che dice sono selezionate con cura per dare una certa impressione.

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    2. Come dire i dati sono corretti ma le conclusioni no. Ma i dati sono dati e se gli USA sono i primi produttori mondiali di petrolio davanti a Russia ed Arabia Saudita risulta difficile credere che il futuro prossimo sia catastrofico! Forse il fracking potrebbe essere applicato su vasta scala: Ucraina, Russia, Cina, ecc. In questo modo il petrolio forse costerebbe di più ma potrebbe garantirci un futuro di abbondanza. In questo modo possiamo essere più ottimisti che catastrofisti (e così torniamo alla domanda iniziale).

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    3. Caro Vladimiro, il punto non è quanto gli stati uniti producono oggi, e nemmeno le riserve stimate. Tutto il problema è nel costo di produzione.

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    4. ... costo monetario ed anche EROEI
      AnsFans

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    5. Nella pratica, la stessa cosa

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    6. x Vladimiro
      Gli USA consumano 16,7 Mb/d, se ne producono 11,7 Mb/d gli e ne mancano ancora 5 Mb/d.

      Quindi sono ancora degli importatori netti di petrolio, ma dicono che ne stanno esportando, per far credere (a chi non sà) che hanno prodotto più di quello che consumano e quindi esportano, ma non è vero!

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    7. I dati esatti sono 9.6 milioni di barili al giorno importati e 380.000 barili al giorno esportati . Se si includono anche i prodotti di raffinazione importati (2 milioni di barili) e esportati (3.7 milioni di barili), lo sbilanciamento in negativo è ben più di 5 milioni di barili al giorno, sono più di sette milioni di barili.

      E' tutto scritto nei dati delle agenzie governative americane:

      http://www.eia.gov/dnav/pet/pet_move_wkly_dc_NUS-Z00_mbblpd_4.htm

      Eppure, continuano a raccontare la balla dell'indipendenza petrolifera americana!

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    8. Confermo quello che ha detto Ugo Bardi sulla cospicua dipendenza dalle importazioni dagli USA.
      I dati del 2013 danno 8,92 Mb/d di produzione e 16,62 di consumo.
      Credendo che nel 2014 avessero aumentato la produzione a 11,7 Mb/d (come diceva l'articolo), ne mancavano ancora 5 Mb/d.

      Guardando i dati aggiornati presenti nel link indicato, c'è importazione per 7,1 Mb/d.
      Però l'importante è che pubblicizzano che stanno esportando (senza specificare quanto) e non dicono che stanno importando tantissimo.

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  5. Prof. Bardi mi consente dal suo blog di manfare a cag... il prof. Zingales?

    Se la di lui massima aspirazione é quella di fare il cameriere, beh qualuno gli dovrebbe dire che già adesso e tanto più con tali sparate egli é di professione maggiordomo.
    Gli italiano hanno nel dopoguerra costruito la 5.a potenza industriale del pianeta. Non erano camerieri allora e non lo saranno nel futuro.

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    1. Un po' forte, ma direi accettabile entro i confini della libertà di espressione

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