Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 13 gennaio 2015

Che succede se smettiamo di bruciare i fossili?

Questo post affronta una questione molto importante e spesso trascurata. Ridurre le emissioni è assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza, ma se non stiamo attenti a come lo facciamo, rischiamo un collasso economico. Come succede sempre, ci siamo messi nei guai da soli: avremmo dovuto pensarci prima. (UB)



Da “The Guardian”. Traduzione di MR


La Banca d'Inghilterra indaga i rischi di una “bolla del carbonio”

Inchiesta per valutare le possibilità di un collasso economico se le regolamentazioni per il cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore




Vista aerea delle sabbie bituminose a Fort McMurray, Alberta, Canada. Se viene raggiunto un accordo globale per limitare le emissioni di carbonio per i 2°C, le riserve di carbone, petrolio e gas non potrebbero essere bruciate. Foto: Alamy

Di Damian Carrington

La Banca d'Inghilterra sta per condurre un'indagine sul rischio che le società di combustibili fossili causino un grande collasso economico se le future regolamentazioni sul cambiamento climatico rendessero i beni di carbone, petrolio e gas privi di valore. Il concetto di "bolla del carbonio" si è guadagnato un rapido riconoscimento dal 2013 e viene preso in considerazione sempre più seriamente dalle grandi società finanziarie, comprese Citi bank, HSBC e Moody’s, ma l'indagine bancaria è finora il riconoscimento più significativo da parte di un istituto regolatore. La preoccupazione è che se i governi del mondo adempiono ai loro obbiettivi accordati di limitazione del riscaldamento globale a +2°C tagliando le emissioni di carbonio, allora circa 2/3 delle riserve provate di carbone, petrolio e gas non possono essere bruciate. Essendo le società di combustibili fossili fra le più grandi del mondo, forti perdite del loro valore potrebbero indurre una nuova crisi economica.

Mark Carney, il governatore della banca, ha rivelato l'indagine in una lettera al comitato per il controllo dell'ambiente (EAC) della House of Commons, che sta conducendo la sua propria indagine. Carney ha detto che c'è stata una discussione iniziale all'interno della banche sui beni di combustibili fossili “immobilizzati”. “Alla luce di queste discussioni, approfondiremo ed amplieremo la nostra indagine sull'argomento”, ha detto, coinvolgendo il comitato di politica finanziaria che ha l'incarico di identificare i rischi economici sistemici. Carney ha sollevato il problema ad un seminario alla Banca Mondiale in ottobre. La notizia dell'indagine della banca giunge nel giorno in cui si aprono i negoziati per l'azione sul cambiamento climatico a Lima, in Perù, e mentre una delle società energetiche europee più grandi, la E.ON, ha annunciato che stava per scorporare gli affari legati ai combustibili fossili per concentrarsi sulle rinnovabili e sulle reti. L'IPCC dell'ONU ha recentemente avvertito che il limite di emissioni di carbonio coerente con i +2°C si stava avvicinando e che l'energia rinnovabile dev'essere perlomeno triplicata.

“I politici ed ora le banche centrali si stanno svegliando rispetto al fatto che gran parte del petrolio, carbone e gas delle riserve mondiali dovrà rimanere nel sottosuolo, a meno che la cattura del carbonio e le tecnologie di stoccaggio non possano venire sviluppate più rapidamente, ha detto Joan Walley MP, che presiede la EAC. “E' tempo che gli investitore riconoscano anche questo e mettano in conto l'azione per il cambiamento climatico nelle loro decisioni sugli investimenti in combustibili fossili”, ha detto la Walley al Financial Times. Anthony Hobley, amministratore delegato del thinktank Carbon Tracker, che è stato importante nell'analisi della bolla del carbonio, ha detto che l'ultima mossa della banca potrebbe portare a cambiamenti importanti. “Le società di combustibili fossili dovrebbero rivelare ora quante emissioni di carbonio sono racchiuse nelle loro riserve”, ha detto. “Al momento non c'è alcuna coerenza nei rapporti, quindi è difficile per gli investitori prendere delle decisioni informate”. ExxonMobil e Shell hanno detto all'inizio del 2014 che non credevano che le loro riserve di combustibili fossili sarebbero state immobilizzate. A maggio, Carbon Tracker ha riportato che oltre 1 trilione di dollari viene attualmente scommesso in progetti petroliferi ad alto costo che non vedranno mai un ritorno se i governi del mondo adempiono ai loro impegni sul cambiamento climatico.


2 commenti:

  1. grazie per aver postato questo articolo, non sapevo di questa indagine della Banca d'Inghilterra, Avevo letto della "bolla di Carbonio" sui mercati finanziari, soprattutto grazie all'ottimo libro di Jeremy Leggett "The Energy of Nations" ma, mi sbagliero', il fatto che si sta interessando dell'argomento una istituzione finanziaria come la Banca d'Inghilterra, secondo me, porta la discussione sullo stesso linguaggio che parlano le società petrolifere e i loro investitori: il linguaggio del profitto a breve termine seza alcuna visione sul lungo termine. Avrà un qualche effetto reale ? non lo so pero' non potranno piu rispondere con una semplice scrollata di spalle come hanno fatto fino ad ora di fronte agli allarmi lanciati dalla comunità scientifica... saluti

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  2. "Se i governi del mondo adempiono ai loro impegni sul cambiamento climatico"...."un trilione di dollari attualmente scommesso in progetti petroliferi ad alto costo" ...andrebbe (presumibilmente) perso. Ma dato che i governi del mondo sono in mano alle lobbies dell'industria petrolifera...(inoltre ai vari military industrial complexes dei diversi paesi, e delle grosse banche e degli istituti finanziari) non credo vi sia troppo pericolo per loro di perdere la scommessa. Ma forse vi saranno sommosse o RIVOLTE in mezzo alla strada ed i governi diventeranno rapidamente tutti molto "piu democratici"? Ma per ora sembra che Exxon Mobil, e le altre grandi siano piu che disposte a scommettere qualche trilioncino che i popoli se ne rimarranno buoni e piu che altro zitti fino alla loro fine.

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