Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 4 dicembre 2014

Il Picco del sapere?

di Jacopo Simonetta

“L’entropia è il prezzo della struttura”, questa famosa frase di Ilya Prigogine  schiude come un vaso di Pandora l’origine di gran parte dei mali che si stanno abbattendo su di un’umanità che credeva di aver oramai acquisito il controllo del Pianeta.  

Perché?   Perché tutte le grandi conquiste di cui andiamo (in molti casi giustamente) orgogliosi sono il prodotto di processi fisici: abbiamo dissipato dell’energia per ottenere un incremento del nostro capitale complessivo.   Che si tratti del numero di persone (popolazione), di infrastrutture ed oggetti materiali di ogni genere (capitale materiale), di denaro (capitale finanziario) di conoscenze (capitale culturale) e quant'altro, la fisica del sistema non cambia: si dissipa energia per aumentare la quantità di informazione contenuta in una parte del meta-sistema, scaricando l’entropia corrispondente su altri sotto sistemi.   Da quando Claude. Shannon  dimostrò  la corrispondenza inversa fra informazione ed entropia, sappiamo che qualcuno o qualcosa deve pagare affinché qualcun altro possa acquisire conoscenze supplementari, così come qualcuno o qualcosa deve pagare perché altri possano realizzare strumenti, case, oggetti e quant'altro.
Perlomeno entro certi limiti, possiamo decidere a chi far pagare questa “bolletta”.   L’entropia può essere infatti scaricata in vario modo su altri territori ed altri popoli, su altre classi sociali, sui propri discendenti o combinazioni fra queste, ma comunque qualcuno perde   Dunque, il progresso culturale di cui andiamo tanto orgogliosi ha un prezzo che può prendere la forma di povertà, consumo di suoli o di biodiversità, inquinamento, disparità sociale e tantissime altre, ma non è mai privo di “effetti collaterali” , come ampiamente documentato da Nicholas Georgescu-Roegen negli anni '70.
Eppure, si potrebbe facilmente obbiettare, proprio il progresso culturale è stata la peculiarità che ha reso la nostra specie così straordinariamente dinamica e vincente; perfino troppo vincente, secondo alcuni.   Anzi, persone intelligenti ed informate sostengono che il progresso tecnologico (quindi la crescita dell’informazione) sia proprio  la chiave che può evitare il cupo futuro pronosticato da “picchisti” e “decrescisti”  (si veda qui per un esempio divulgativo di buon livello). 

Hanno ragione?   Sarebbe bello, ma probabilmente no.

Per quanto ne sappiamo, la cultura in senso attuale compare con la nostra specie non prima di 40.000 anni fa circa.   Molto prima si sapevano fare oggetti utili ed anche accendere il fuoco, ma per quanto possiamo arguire non esistevano forme di arte e dunque non c’erano artisti; tantomeno scienziati e filosofi.   Viceversa, coloro che 17 o 18.000 anni fa dipinsero la grotta di Lascaux erano certamente degli straordinari professionisti che avevano dedicato la loro intera vita a raffinare la propria arte, mentre altri si preoccupavano di provvedere alle loro necessità.   E sicuramente già da molto prima esistevano poeti, musicisti e danzatori.
Molto più costosa è sempre stata la scienza.   E’ probabile che la prima branca scientifica ad essere affrontata da professionisti sia stata la medicina, già nel paleolitico.   La seconda, all'inizio del neolitico, fu l’astronomia, come testimoniato all'antichità e dalla diffusione di imponenti costruzioni che hanno tutta l’aria di essere, in buona sostanza, degli osservatori astronomici.   Non prima, probabilmente perché all’epoca della fioritura delle civiltà del tardo paleolitico la nostra base energetica era costituita dalla mega fauna (elefanti, rinoceronti, uri, bisonti, cavalli) e dunque conoscere il comportamento degli animali era molto più importante che osservare nel dettaglio i movimenti degli astri.   L’estinzione della megafauna e l’avvento dell’agricoltura cambiarono tutto questo in maniera irreversibile.
  
Per costruire strutture come Stonehenge, l’intera popolazione di una vasta zona dovette sobbarcarsi una mole notevole di lavoro supplementare e rinunciare a più di un buon pasto per nutrire i cavatori e gli studiosi.   Parecchia gente è morta per realizzare le meraviglie archeologiche che troviamo sparse in tutto il mondo.   Perché affrontare simili sacrifici?   Per la follia di un sacerdote o di un despota fanatico?   Assai improbabile.   Gli osservatori astronomici consentivano la realizzazione di calendari e di prevedere i movimenti degli astri il che, a sua volta, consentiva di realizzare raccolti mediamente migliori, come ogni buon contadino ancora oggi sa bene.   Un vantaggio che, nel tempo, ripagava ampiamente i sacrifici necessari.
Lo stesso, in ultima analisi, vale ancora oggi: l’arte e la scienza sono degli accumuli di informazione che per essere generati e conservati necessitano di un corrispondente aumento di entropia di cui la società si fa carico sapendo, o sperando, di esserne ripagata.  
Non a caso, l’astronomia costituisce un caso speciale.   Finché le uniche fonti di energia disponibili furono il cibo ed il legname, i campi più battuti rimasero quelli della speculazione logica, della letteratura, della musica e della danza proprio perché consentivano risultati notevoli (in molti casi straordinari) al solo prezzo di mantenere un certo numero di distinti signori in grado di studiare e pensare, anziché lavorare e combattere.   C’erano, è vero, anche attività molto più energivore come la scultura, l’architettura e l’astronomia che, però, davano evidentemente dei risultati tali da essere comunque sviluppate.   Almeno nei periodi di fioritura delle civiltà, per essere poi abbandonate nei periodi di decadenza delle medesime.
La nostra civiltà attuale funziona sostanzialmente alla stessa maniera di quelle che la hanno preceduta, ma ha alcune caratteristiche uniche, a cominciare dalla quantità di energia che è stata in grado di mobilitare a proprio favore.   Questo ha consentito un accumulo di informazione assolutamente senza precedenti e non si tratta solo informazione inedita, sconosciuta alle precedenti civiltà.  

L’archeologia, la storia, il restauro dei monumenti, il recupero e la pubblicazione di documenti antichi sono solo alcuni dei lussi estremi che l’opulenza della società occidentale ha reso possibile nei suoi due secoli di fioritura.   Un fatto questo senza precedenti, se si eccettuano piccole collezioni private, alcune biblioteche e poco più.
Quando sono nate le principali istituzioni scientifiche, i maggiori musei, le grandi biblioteche contemporanee?    Praticamente fra la metà del XIX e la metà del XX secolo, talvolta da zero e talvolta da istituzioni precedenti, molto più modeste.   Un accumulo di informazione stupefacente e giustamente entusiasmante, ma che rischia un drastico ridimensionamento nel giro di pochi decenni, forse di anni.   Disfattismo?   Me lo auguro, ma i segnali di allarme, in questo come in molti altri casi, suonano da un pezzo.
Prendiamo ad esempio l’Università italiana, per non andare lontano.   La “riforma Ruberti” è del 1990.    Sostanzialmente, con la scusa dell’efficienza produttiva, si tagliavano i fondi alla ricerca di base dicendo ai ricercatori che dovevano arrangiarsi a trovare dei finanziatori privati che ritenessero interessanti i loro progetti.   Destino analogo hanno avuto altri cosiddetti “enti esperti” come l’ENEA e, più recentemente, lo stesso CNR.    Cosa significa tutto ciò?   Semplicemente che la struttura sociale in cui queste attività si svolgono comincia a pensare che non vale più la pena di farsene carico o, perlomeno, non completamente.
Non è che non ci siano più mezzi a disposizione; semplicemente non ce ne sono più abbastanza per tutto e si comincia ad abbandonare alcuni settori per rilanciarne altri.   Ma anche in materia di accumulo di informazione vale la fatale legge dei “Ritorni Decrescenti”.   Per fare un esempio, uno dei campi attualmente più avanzati e robustamente finanziati è la fisica delle particelle; penso che un confronto a colpo d’occhio fra l’apparecchio usato da Joseph John Thomson  nel 1896 per dimostrare l'esistenza e valutare la massa dell'elettrone con l’apparecchio utilizzato nel 2012 per dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs sia più convincente di qualunque discorso.    Oppure pensiamo a quello che la società ha investito per consentire a Mendel di zappare il suo orto e riflettere, in confronto con il progetto “Genoma Umano” che è costato circa 3 miliardi di dollari ed ha coinvolto migliaia di ricercatori in 7 paesi diversi.

Molto meno spettacolari, ma dello stesso segno, sono i confronti che si possono fare in tutti gli altri campi della scienza, tranne forse le applicazione dell’informatica.   Semplicemente, quello che poteva essere scoperto con determinati mezzi è stato trovato; per scoprire altro è necessario impiegare mezzi più potenti e dunque dissipare una maggiore quantità di energia.     Si potrebbe ben dire che i “giacimenti di misteri” sono ancora ricchissimi, ma sempre più difficili e costosi da raggiungere.   Vi ricorda niente?  
Sarebbe interessante tentare di calcolare qualcosa come l’ “EROEI  dell’informazione” poiché maggiore è l’energia necessaria per acquisirla e conservarla, maggiore è l’entropia che va a scardinare qualche altra parte del sistema globale.   Probabilmente non sarà possibile farlo, ma anche in termini meramente monetari, sia la ricerca di dati di base, sia la conservazione di buona parte delle informazioni che abbiamo finora acquisito stanno progressivamente mettendo in difficoltà musei, ministeri, università ed istituzioni culturali di ogni ordine e grado, dalla NASA fino alla biblioteca parrocchiale di Qualcheposto di sopra.   E non è questo l’unico pericolo che incombe.

Negli anni fra il 1939 ed il 1945 tutti i paesi coinvolti nella guerra, nei limiti del possibile,  si preoccuparono di proteggere il loro patrimonio culturale: monumenti furono coperti con sacchi di sabbia, collezioni e biblioteche furono spostate in zone rurali o nascoste in tunnel, ecc.   Fra il 1941 ed il 1942 Albert Speer fece costruire una serie di vere e proprie fortezze antiaeree che protessero efficacemente sia alcuni centri storici, che buona parte delle raccolte dei musei di Berlino, Amburgo e Vienna.
Le guerre attuali sono molto diverse, ma abbiamo ben visto quali conseguenze abbiano sul patrimonio culturale dei paesi coinvolti, dall’Afghanistan al Mali, passando per l’Iraq.   Possiamo anche trastullarci con l’idea che sono paesi lontani e turbolenti e che qui non succederà niente del genere, ma le conseguenze sociali ed economiche del prevedibile aggravarsi della crisi in corso stanno aumentando rapidamente il grado di turbolenza in tutto il mondo.  

A quando delleprimavere europee”?    Si spera mai, ma possiamo esserne sicuri?   Fra l’altro, più tempo passa prima che cose del genere accadano in casa nostra, minori saranno i fondi ed i mezzi disponibili per farvi fronte.   
A questo genere di discorsi mi si risponde spesso che Internet può risolvere il problema perché de localizza l’informazione sul mondo intero.   Il che è vero, ma chi la pensa in questo modo non tiene conto di almeno due fattori: il primo è che una parte immensa del nostro patrimonio culturale è fatto di roccia, di legno ed altri materiali solidi che non possono essere delocalizzati in rete.    La seconda è che la rete esiste come prodotto di punta di quella civiltà industriale dal cui collasso ci dovrebbe proteggere.   Si stima che internet oggi assorba circa il 2% dei consumi mondiali di energia, mentre l’intero comparto minerario globale ne assorbe fra il 5 ed il 10% .   

Per non parlare delle infrastrutture (centrali e reti elettriche,  server, ripetitori, ecc.) che devono essere manutenute ed alimentate per consentirci di leggere questo semplice articolo.   Possiamo pensare che duri ancora a lungo?   Solo se pensiamo che non ci sarà nessuna grave crisi del sistema socio-economico, ma se questa fosse la prospettiva, non ci sarebbe nessun bisogno di proteggere il nostro patrimonio culturale.   Anzi lo vedremmo continuare a svilupparsi, come vagheggiano icrescisti”.

A mio avviso, finché ci sono un minimo di mezzi a disposizione, sarebbe bene cominciare a prendere dei provvedimenti pratici del tipo “meglio aver paura che buscarne”, per citare un antico adagio.   Qui mi sento di suggerirne di tre tipi:

- Seppellire le  zone archeologiche.   Non tutte e non subito, naturalmente, ma già oggi l’incuria sta distruggendo oggetti che sottoterra erano rimasti integri per centinaia od anche migliaia di anni. Coprirli con un telo di geotessile e rimetterci sopra la terra li proteggerebbe sia dalle intemperie che dalla violenza. Magari in futuro altri archeologi le riscopriranno per la felicità dei nostri discendenti.

- Predisporre il trasferimento, di parte delle collezioni dei musei in luoghi segreti e protetti.   Molti dei tesori di arte che contribuiscono alla nostra attuale cultura sono giunti a noi perché i loro proprietari del passato ebbero cura di nasconderli.

- Stampare e diffondere il meglio della nostra cultura letteraria, artistica e scientifica su dei supporti resistenti all'usura ed al fuoco, oltre che utilizzabili senza ricorrere a tecnologie che non è affatto certo che in futuro siano disponibili. Quanto del nostro passato oggi sappiamo grazie alle  pergamene?

Ovviamente non sarà fatto niente di tutto ciò. Solo pensare che il futuro potrebbe essere irreparabilmente più povero e meno tecnologico del presente è un’eresia  che pochi condividono, anche nella variopinta “blogsfera” ambientalista e picchista.   L'archetipo di base continua ad essere quello del progresso, come brillantemente illustrato da Ray Kurzweil, teorico dei “Ritorni accelerati”.  
Ritorni decrescenti    versus Ritorni accelerati:    chi arriverà prima?   Il progresso dell’informatica e delle altre tecnologie d’avanguardia riuscirà ad invertire la tendenza attuale prima che il decrescere quali/quantitativo delle risorse ed il crescere della popolazione ne blocchino lo sviluppo?   Il pianeta sopravvivrà ad un ulteriore crescita dell'informazione?   Questioni su cui non ci sarà bisogno di aspettare l’ardua sentenza dei posteri.   Su di una cosa sola, infatti,  simo tutti d'accordo: fra 10, massimo 20 anni il mondo sarà un posto molto diverso da come è adesso.










 

55 commenti:

  1. La rivoluzione informatica è tutt'ora in atto: non mi riferisco agli applicativi od ai processori, ma alla densità e durabilità di hard disk e memorie d'altro tipo e batterie: certo servirebbe un branca non consumer ma "survival" dei suddetti componenti ; anche sotto questa luce la spesa militare è molto importante.Dopotutto prototipi di processori quantici sono una realtà, e fra 20 anni potremmo avere supporti di memoria intrinsicamente resitenti agli agenti atmosferici ed al tempo.Certo non in vendita da unieuro.

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    1. Se la crisi economica non peggiore gravemente, sicuramente si e forse anche prima. Il problema con questi supporti che per essere utilizzati hanno bisogno di una complessa tecnologia che probabilmente non sarà facile da avere a disposizione. Tranne forse in ambiti ristretti, ma del resto neppure le pergamene erano a disposizione di tutti. A mio avviso di ignorante tecnologico, potrebbe far parte di uno scenario possibile.

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  2. Ottimo post ma forse un po troppo antropocentrico in chiave attuale. Chi arriverà per primo? Ai ritorni decrescenti ci arriveremo noi. Ai ritorni accelerantissimi ci arriveranno forse dei post umani creati con un "total genetic re-engineering" degli umani attuali ma non certo entro vent'anni ma magari fra duecento. Comunque non ci arriveremo "noi" ma degli esseri con un rapporto entropico e materiale alla biosfera più simile a quello delle piante e con un cervello molto meno coccodrilloide e narcisistico. Ma se Kurzweil ed i suoi si danno da fare e se l'Unione Europea non segue i coccodrilli più matti degli Stati Uniti in una guerra calda contro quella salamandra di Putin forse qualche piccola speranza c'è. Ma ottima idea di cominciare già da adesso a seppellire i migliori beni culturali e magari prenotarsi anche qualche bel posticino all'ombra nel cimitero accanto alle opere di Macchiavelli ed a sinistra lungo il viale ombroso subito dopo le sculture Etrusche ma prima dei bronzi di Riace.

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    1. Non credo che un cervello di qualunque tipo sia compatibile con un metabolismo di tipo vegetale (mi scuso se ho travisato).

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    2. Verissimo ma si potrebbe rimediare parzialmente avendo non piu di qualche milione di post- umani. oppure creando una "membrana-light" vegetale-animale pensante. (bisogna avere fiducia nel Kurzweilismo !) e vedi anche l'articolo sulla tecnologia CRISPS nell'ultima edizione di Scientific American che rappresenta un buon primo passo avanti verso il total re-engineering of humans. Ma l'attacco terroristico su Grozny ieri (probabilmente organizzato dai Sauditi incoraggiati dagli Stati Uniti) NON auspica bene per farcela per altri duecento anni. Come avevo detto Kurzweil ed i suoi si devono dare molto da fare se vogliono sperare di vincere la gara in tempo. Perche il tempo stringe sempre piu'.

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  3. Scusate ma faccio fatica a capire di cosa state parlando: se saremo a corto di risorse o non potremo più metterci di estrarle, il futuro sarà Olduvai o qualcosa di simile, altro che super computer o umani geneticamente modificati!

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    1. Il punto, per me in questo post, è che anche produrre e conservare informazione dissipa energia e produce entropia. Ci dobbiamo quindi aspettare una profonda crisi delle istituzioni culturali e la perdita di buona parte dell'informazione acquisita negli ultimi due secoli.

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  4. ma perchè fermarsi al sapere scimmioide, al riflesso dello specchio d'acqua, imperfetto e confuso? A quel limitato 15% di uso dei neuroni, che caratterizza la vostra misera specie? Sperate sempre in un intervento divino o extraterrestre che vi salvi il deretano, mentre pasciuti e opulenti, non fate nulla per migliorarvi e riparare ai danni già fatti.

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    1. Purtroppo usiamo tutti i neuroni che abbiamo a disposizione, non il 15% come racconta una delle ormai innumerevoli 'leggende metropolitane'. Anche se a leggerti non sembrerebbe... Giusto out of curiosity, tu cosa fai per migliorarti (oltre ad insultare finemente gli altri in un blog nascondendo la tua identità)?

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    2. colpito e affondato.Mi dispiace, ma quando ce vò, ce vò. Non te la prendere, un pò di superbia ce l'abbiamo tutti.

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    3. I troll vincono sempre (sui commenti di un blog)

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  5. Non sò dove l'ho visto (forse in un film), ma un'idea potrebbe essere questa:
    Un tunnel sotto terra che abbia le pareti ricoperte da uno foglio d'oro (l'oro non si ossida con il tempo).
    All'inizio del tunnel, nelle pareti si descriverebbe (iconografia) la nostra lingua.
    Più si avanza nel tunnel e più il sapere diventa scientifico e complesso; come se si insegnasse a un bambino a leggere e la matematica.
    Ad ogni tratto del tunnel ci sarebbero le conoscenze che si insegnano a un dato anno di scuola.
    Verrebbero spiegati anche i modi come costruire certi strumenti, dai quali costruire altri strumenti ecc.
    Fino alla possibilità di leggere eventuali DVD olografici presenti verso la fine del tunnel.

    Così ci sarebbe la speranza che qualcuno che arrivasse sulla terra e trovasse quel tunnel, saprebbe tutte le informazioni più importanti della nostra società e di come fini (spero non con l'estinzione, ma con l'emigrare in altri pianeti).

    Sarebbe un'ottima idea!

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    1. A leggere i tutti i commenti scaturiti dall'articolo di Simonetta c'è da rimanere perplessi.
      Sembra che si faccia a gara a chi la dice più strampalata.
      Non si sottrae a questo destino neanche la replica del sig.Pulvirenti.
      Neppure i faraoni riuscivano a proteggere i loro resti e tesori dalla bramosia dei tombaroli e qui si sorvola allegramente sul fatto che un tunnel, nientepocodimeno che dorato, non calamiti interessi predatori. Già me li vedo quei disperati delinquenti penetrare nelle viscere della terra attratti dai DVD olografici. Ho la netta sensazione che certi film abbiano un effetto annebbiante sulla razionalità. Ma in che dimensione temporale vivete? Qui, dove trascorro la mia esistenza terrena, ti rubano anche le grondaie in rame mentre dormi a casa tua e strappano pure le decorazioni bronzee sulla tomba dei caro estinto. Questo se va bene, altrimenti ti piombano in casa e ti pestano a sangue per poche decine di euri.


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    2. Hai ragione sul fatto che, specialmente in periodo di crisi come adesso, la ricerca di qualsiasi cosa di valore, venga derubato; ma il tunnel non deve mica stare all'aperto a disposizione di tutti.

      Alfonso... dai! che cosa dici!!!!

      Mi pare che ci siano migliaia di tonnellate di oro conservate nei cavò delle banche centrali, e non mi pare che ci siano morti di fame che li vadano a cercare!

      Chiaramente il tunnel dovrebbe essere un cavò di una banca ultra protetta e a parecchi metri sotto terra (le testate nucleari hanno effetti fino a una trentina di metri di sottosuolo).

      L'ultimo posto della nostra società che dovrebbe collassare con la crisi!

      C'era bisogno di specificarlo?

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    3. Ho appena terminato di leggere il "Corriere della sera" a proposito dei dati Censis.
      E i titoli ricalcano quelli che siamo abituati a leggere su questo blog.
      Ne cito alcuni:
      - Il 48esimo rapporto: nel Paese non c’è più coesione sociale, il ceto medio è corroso, non siamo più indenni dal pericolo dei disordini come nelle periferie parigine
      - Oltre 15 milioni senza lavoro, l'incubo dei giovani
      - si fanno sempre meno figli
      Frasi come mazzate. Una peggio dell'altra.
      Che sia già iniziato il collasso della società? Certo che fa un certo effetto leggerlo anche su un quotidiano a tiratura nazionale.

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    4. Alessandro, dai, l'oro non è una buona idea come supporto dell'informazione - c'è una probabilità altissima che nel futuro qualcuno lo ruberà e se lo fonderà in lingotti. Devi usare qualcosa di meno nobile, possibilmente pochissimo nobile. Dopotutto, la letteratura sumera che ci è arrivata era tutta incisa su un supporto molto plebeo: semplice argilla.

      Ora, potremmo provarci anche noi, ma probabilmente possiamo fare di meglio. Possiamo incidere la nostra letteratura su lastre di alluminio anodizzato con un laser e il risultato è qualcosa che dovrebbe poter resistere qualche migliaio di anni e che non si presta ad essere riutilizzata per altri scopi - non facilmente, in ogni caso. Avevo lavorato nel passato su qualcosa di simile - poi non ho continuato, ma ci si potrebbe pensare.

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    5. lastre di alluminio anodizzato?...
      buona idea, é già passivizzato e quindi non dovrebbe alterarsi.

      Magari faccio una ricerca su chi fa le stampe fotografiche su materiali diversi della carta fotografica, così me li metto nella parete del mio studio.
      Sarò io che tramanderò la conoscenza alle generazioni di un futuro lontano. :-)

      P.S.: visto che ci sono, magari ci faccio scrivere che ero l'imperatore del mondo, tanto chi andrà a sindacare?! :-)
      Un minimo di riconoscenza ci vuole. :-)
      Certo che... a pensarci, gli scopritori direbbero:
      certo che se l'imperatore di questo pianeta se la passava così male...
      non dovevano poi essere così sviluppati! :-)

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    6. lastre di alluminio anodizzato?...
      buona idea! se chi le recupera non capisce niente di cosa ci sia inciso sopra potrà sempre fonderle per fare ottime pentole ....male che vada : )))

      Vedevo proprio l'altro giorno una puntata sulla effe del cuoco vagabondo dove con tecnologie primitive, bracere e stampo in sabbia,e un po' di abbilità manuale, fondevano l'alluminio raccolto casa per casa per fare pentole.

      Probabilmente buona parte delle informazioni che a noi paiono cosi necessarie, fondamentali o semplicemente utili, saranno superate, inutilizzabili perchè fuori contesto e forse a pensarci bene anche meno opportune e utili nel nuovo Contesto che si formerà.
      Giuseppe

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    7. Probabile che molte delle nostre informazioni in futuro risultino del tutto inutili, ma siccome non possiamo sapere quali saranno utili e quali no, credo che faremmo bene a cercare di lasciare il più possibile, saranno i nostri discendenti a decidere cosa gli è utile e cosa no. Eppoi la civiltà è fatta di una sacco di cose inutili, ma belle, anche queste sono importanti, io ho passato ore a guardare la Nike di Samotracia, magari qualcun'altro potrebbe fare altrettanto, se non sarà distrutta da qualche pazzoide.
      Jacopo

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  6. Jacopo, la tua definizione di "entropia" quando passi da informazione a mondo reale - da quel che intuisco mutuata da The Power of the Machine di Hornborg - non e' corretta. Ma non e' importante per il seguito.

    Questo lungo post si puo' riassumere cosi': dare accesso di massa alla cultura/informazione costa assai in termini di risorse. Ecco, chi decide chi ha diritto a quell'accesso e a chi no? Piu' di due anni fa scrissi questo articolo sulla decrescita. Constato che purtroppo sul problema del governo in chiave decrescista nella complessita' delle societa' moderne non sono stati fatti passi avanti. http://www.ilpost.it/filippozuliani/2012/02/24/sulla-decrescita/

    Grazie cmq per discussione e link. Alla prossima.

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    1. Interessante: siccome ci sono dilemmi (predicaments) per i quali la limitatezza intrinseca delle capacità umane non ha trovato ancora soluzioni (per forza, i predicaments hanno conseguenze, non soluzioni, i problemi ne hanno), allora i problemi non esistono. Non è vero che: siamo troppi, abbiamo messo in piedi un meccanismo-complessità che non avremo alcuna possibilità di mantenere, questo comporterà anche dolore ed involuzione, specie se non ci pensiamo in tempo, eccetera. No, come dicevano i patafisici, "non ci sono problemi perché non ci sono soluzioni". Solo che i patafisici erano un gruppo di artisti un po' burloni (ed assai stravolti), cui non avrei certo affidato la progettazione di una società umana moderna (anche se a leggerli o ascoltarli o guardarli erano assai divertenti).

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    2. Il problema della sostenibilita' umana e' vecchio come l'uomo, non certo una roba che si risolve due pagine di pensieri in liberta'. Inoltre non ho mai scritto che senza soluzioni non ci sono problemi. Il giochino dell'uomo di paglia (straw man fallacy) e' stracco e deprimente, oltre che scientificamente risibile. Soluzioni credibili, ancora, non ne hai fornite. Ti lascio continuare da solo.

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    3. Non si risolve nemmeno negando l'evidenza.

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    4. Suoni di un patafisico (ti garantisco che lo adoro): https://www.youtube.com/watch?v=dtLHiou7anE :-)

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    5. Il problema della sostenibilità non "è vecchio come l'uomo", è drammaticamente attuale. Un conto è la mancata resilienza di comunità locali come quella dell'Isola di Pasqua o della Groenlandia vichinga, o contribuire all'estinzione di qualche specie come il dodo o il mammuth, un altro è giocarci per sempre il pianeta e danneggiare irreversibilmente la sua biodiversità. Questo discorso per cui la sfida di oggi 'non è altro che quella del passato', o fare paragoni con Colombo che l'unica cosa che rischiava era la sua vita e quella di un paio di centinaia di marinai... fatto poi da gente che è capace di accursarti di 'ideologia', 'wishful thinking' e altre simpaticherie... non ho parole.

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    6. Filippo Zuliani, in cosa mi sono sbagliato a proposto dell'entropia? Ti sarei grato se me lo spiegassi. In cambio ti posso dire che l'uso del PIL come indicatore di benessere deriva da un lavoro giovanile di Tobin fatto utilizzando in modo aggregato i dati dei primi due decenni post bellici; non è strano che abbia trovato una forte correlazione. Ma rifacendo i calcoli disaggregando i dati su base annua già si trova che il grado di correlazione diminuisce col tempo. Se poi si utilizzano anche i dati degli anni successivi si trova che la correlazione si perde del tutto. Ciò nondimeno si continua ad usare il PIL perché è l'unico dato disponibile in serie temporali utili e perché (è vero quel che dici) nessun'indice alternativo proposto è risultato soddisfacente.
      L' "sviluppo sostenibile" era una cosa interessante negli anni '70. Oggi che abbiamo superato ampiamente la capacità di carico del pianeta è effettivamente diventato un ossimoro. Peggio, è diventata un'etichetta di moda per coprire le pudenda delle peggiori speculazioni.
      Infine, Colombo sapeva come sapevano tutti che oltre l'oceano c'era un continente, il fatto è che si sbagliavano su quale continente fosse. La decisione di partire fu dovuta ad un marchiano errore di Colobo sul calcolo del diametro terrestre. I professori di Salamanca avevano fatto delle stime più realistiche (anche se comunque basse) e gli dissero perciò che non ce la poteva fare. Lui la spuntò ed ebbe ragione perché esisteva un continente in più che non si aspettavano né lui, né i prof. Ho sempre avuto l'idea che i calcoli di Colombo fossero stati influenzati dal fatto che probabilmente sapeva che almeno fino a pochi decenni prima esisteva una rotta commerciale fra la Norvegia e la Groenlandia e forse conosceva anche le leggende su Vineland. Dunque, fatti i dovuti calcoli circa la diversa latitudine, si era fatto un'idea di dove avrebbe dovuto incontrare una linea di costa. La Terra era molto più grande di quanto lui immaginasse, ma la linea di costa c'era davvero, più o meno dove pensava lui.

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    7. Jacopo, la derivazione che fai qui di entropia non e' corretta. Scrivimi in privato per chiarimenti.

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  7. Triage delle informazioni, una scelta di quelle utili . Chi potrebbe farlo ? Dei gruppi di persone , comunità che hanno un interesse collettivo convergente. Chi può' sapere se la scelta e' corretta ? Nessuno ma chi sopravviverà sarà colui/e che ha fatto la scelta migliore.

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  8. C'é un particolare IMPORTANTISSIMO che viene trascurato in questa discussione.

    Così come, la funzione di acquisizione di nuove conoscenze scientifiche richiede un consumo esponenziale di risorse; altrettanto esponenziali sono i benefici che se ne ottengono... anzi, in genere K volte maggiori.

    L'energia che si ottiene dall'utilizzo del petrolio, dipende dall'energia dei legami chimici (qualche decina di eV elettronvolt).
    Quando si scoprì l'energia nucleare, siamo passati ad energie di MeV (Milioni di eV); che poi ci siano problemi di sicurezza ecc, questo é un altro discorso.

    I benefici che si ottengono non sono lineari, ma K esponenziali, quindi, in genere conviene sempre!

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    1. Che "...altrettanto esponenziali sono i benefici che se ne ottengono... anzi, in genere K volte maggiori....I benefici che si ottengono non sono lineari, ma K esponenziali, quindi, in genere conviene sempre!" è molto discutibile.
      Ti senti di affermare che questo vale sempre,in ogni caso, all'infinito? Che sia una funzione esponenziale pura??? Cioè si arriva a un punto in cui a fronte di un x consumo di risorse ottengo una quantità y infinita di beneficio (!).
      Concorderai che ciò è assurdo.
      Esiste un limite? Anche che sia logaritmico (cosa a mio parere ugualmente assurda, ma almeno meno palese)? Cosa ti fa credere che ne siamo ben lontani?

      Giuseppe

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    2. Ritorni decrescenti versus ritorni accelerati, sarebbe un'analisi interessante da fare. Però constatiamo che questo ha funzionato quando alla legna abiamo aggiunto il carbone e quando al carbone abbiamo aggiunto il petrolio. Si pensava di aver fatto un salto analogo quando abbiamo aggiunto l'energia nucleare (per l'appunto), ma alla resa dei conti non mi pare che sia stato un gran successo. Dopodiché tutto quello che abbiamo messo nel paniere era peggiore e non migliore del precedente. Sembra proprio che anche se non abbiamo finito le pietre, stiamo finendo l'ossidiana e la selce. ma forse ancora prima di finirle, non avremo più soldi per comprarle.

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  9. Per chi pensa che le conoscenze siano arrivati quasi a un punto morto, nel senso che non progrediscono come una volta, ricordo che:
    essendo i progressi scientifici con benefici esponenziali, l'incremento di conoscenze non deve essere in un tempo lineare, in quanto si raggiungerebbe velocemente la "singolarità", cioé: le conoscenze progredirebbero così velocemente che neanche l'uomo riuscirebbe ad andarci dietro.

    Siccome, fino ad oggi, il progresso scientifico/tecnologico viene ideato dall'uomo, esso non può essere più veloce di quanto l'uomo é in grado di assimilare.

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    1. L'affermazione "essendo i progressi scientifici con benefici esponenziali" è molto opinabile.
      In molti campi abbiamo superato la fase iniziale di incrementi marginali crescienti, cioè piccoli sforzi grandi risultati, come viene ampiamente detto e illustrato anche nel Post sopra.
      In alcuni abbiamo superato ampiamente il punto di flesso (ci siamo lasciati alle spalle la fase dei "ritorni accelerati").
      La legge dei ritorni accelerati secondo cui il tasso di progresso tecnologico è una funzione esponenziale e non lineare sarà sicuramente vera inizialmente, ma è un illusione pensare che ciò possa valere all'infinito. Si arriva invece a un punto di flesso dove si ha una "decelerazione" (gli incrementi ci sono sempre, ma sono meno che proporzionali allo sforzo impiegato per ottenerli ) e continuando si arriva a un plateau e poi a una fase di utilità nettamente negativa, ma generalmente tale tecnologia "muore" prima : ))) (a meno che non venga tenuta in vita artificialmente).
      Le scoperte e invenzioni recenti sono testa meno rivoluzionarie di quelle del passato anche recente.
      Le previsioni sul futuro degli 50-60 ad esempio, fatte sull'onda dei tumultuosi cambiamenti epocali che la Scienza e la Tecnica avevano e stavano imprimendo sul mondo, sono state disattese e non di poco.
      Sarà anche vero che ad esempio nel campo informatico, (cosi come in altri campi (?)) ci saranno "benefici esponeziali".....ma su cosa poggeranno queste parti? Se le altre componenti di base ben più sostanziali si stanno sgretolando....
      Secondo me tutta questa fiducia sulla Grande Svolta del Progresso Tecnico Scientifico che è sempre li dietro l'angolo per manifestarsi.....è mal riposta. Sfortunatamente o fortunatamente secondo i punti di vista.
      Ma comunque tutte queste fortunatamente sono solo chiacchiere, la realtà futura sarà probabilmente inaspettatamente imprevedibile e ci coglierà tutti di sorpresa...nel bene e nel male ....e poi forse quello che è un male (in senzo lato : ) ) per te è un bene per me.
      Giuseppe

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    2. La scoperta scientifica sulle leggi fondamentali della Fisica ecc può stravolgere il nostro futuro,
      mentre il progresso semplice, come ottimizzazione nell'utilizzo delle conoscenze teoriche che già si hanno, si sviluppa come una curva a campana: alti benefici all'inizio e poi, via via decrescenti (dopo che il meglio si é già utilizzato).

      Mi ricordo ancora, quando c'erano i PC Intel 286 che si diceva, che non c'era bisogno di CPU più potenti, perché il software non era ancora in grado di sfruttare tutte le potenzialità di quella CPU.
      Ed invece le CPU progredirono velocemente e malgrado fossero a 32 bit fin dal 386 (anno 1985), si dovette aspettare il 2001 con Windows XP prima di avere un sistema operativo "di massa" a 32 bit.

      Della serie, soltanto quando più tecnologie (Hardware, software) riescono a raggiungere la giusta maturità, solo allora si ottengono degli ottimi benefici.

      Per esempio:
      se finalmente arrivasse ad una pila/batteria che riuscisse:
      1) a incamerare tanta energia,
      2) in poco spazio,
      3) con ricariche veloci
      4) duratura nel tempo (almeno 10 anni)
      5) a costi abbordabili;

      vedete come tantissimi settori della nostra società si evolverebbero in modo esponenziale (automobili, robot, riduzione inquinamento dell'aria, ecc.).

      Solo con la sinergia di più scoperte scientifiche, si riescono ad ottenere ritorni esponenziali.

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    3. ....come mai non arriva La scoperta scientifica sulle leggi fondamentali della Fisica ecc che può stravolgere il nostro futuro? non si trivella ops ...non si scava, ops! ...non si fa abbastanza ricerca?
      A parte l'ironia, quali sono i campi ancora non ormai maturi? Quelli più promettenti?
      Giuseppe

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    4. x Giuseppe,
      forse sei uno di quelli che crede a tutto quello che mamma scienza dice,
      ma molto di quello che la maggior parte credono sia scienza, in realtà sono solo ipotesi!

      Ti faccio alcuni esempi che potrebbero essere importanti per il futuro:
      1) come é fatto il nucleo degli atomi ? (non ho scritto cosa contiene, ovviamente protoni e neutroni, ma come é fatto.

      Se rispondi che è una massa più o meno sferica di protoni e neutroni, vuol dire che sei tra quelli che crede che le ipotesi sono scienza.

      2) Cosa sono i fotoni virtuali mediatori del campo elettromagnetico ?
      Ti dicono che é il fotone ad essere il mediatore del campo elettromagnetico, ma se provi a chiedere qual'é la loro frequenza d'onda, ti rispondono che NON sono fotoni che trasportano energia! Della serie, sono fotoni, ma NON sono fotoni. Questa si che é scienza!

      3) Quali sono le condizioni che fanno si che un atomo radioattivo, emetta la sua radiazione in un dato momento?
      Si conosce la emivita di una quantità elevata di atomi radioattivi di un certo tipo, ma non si conosce quando uno specifico atomo emetterà la sua radiazione prevista!

      4) Cos'é l'energia?

      5) Come si determina la massa delle particelle (teoricamente) ?

      Finisco qui, ma di domande importantissime, a cui la scienza non sà rispondere (scientificamente e non con ipotesi) ce ne sono tante.

      Io sto facendo Ricerca per cercare di rispondere a tali domande.

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    5. Alessandro, mi sa che ti stai lanciando un po' lontano. Forse non è questo il posto dove discutere queste faccende

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  10. La scienza non è al servizio dell'umanità, è pura perversione. Diceva un certo Nikola Tesla.
    O riprendiamo contatto con la dimensione umana, l'umanità dentro di noi e nei rapporti con gli altri, o non c'è via di scampo, quello che è sotto gli occhi di tutti oggi non è nient'altro che la conseguenze della volontà di prevaricazione del genere umano su tutto: natura, animali, altri uomini.
    Il progresso scientifico/tecnologico è soltanto un mezzo, ci vuole un fine più grande dietro che lo muova, altrimenti preferisco che si fermi in questo istante.

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    1. Il progresso scientifico/tecnologico è soltanto un mezzo (utile), ci vuole un fine più grande dietro che lo muova.

      Sono d'accordo.
      Penso che l'uomo tenda ad accumulare ricchezza, per garantirsi un futuro nei momenti di magra; a parte l'avidità di alcune persone.
      Se si riuscisse a garantire un futuro degno di essere vissuto, le persone non avrebbero la necessità di predare gli altri.
      Non sò cosa spinge i miliardari (di euro/dollari) a volere sempre di più; forse la competizione? l'avidità? la voglia di affermazione e prestigio?
      Queste, potrebbero essere anche caratteristiche positive dell'uomo, se non comportassero la degenerazione dell'ambiente.
      Bisogna progettare un nuovo mondo.
      Penso che sarà necessaria qualche altra scoperta scientifica, ma, se la scienza ci darà ancora più potere, dobbiamo avere le strutture sociali / politiche / economiche capaci di gestirlo; se no, é un accelerare verso il disastro.

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    2. Io credo che il progresso tecnologico abbia effetti molto diversi a seconda del contesto. Il principale risultato del progresso tecnologico mi pare che sia il fatto che rende più efficiente l'uso delle risorse. Quindi, se siamo lontani dal limite di sostenibilità dell'ecosistema in cui quella tecnologia si sviluppa, l'effetto è quello di migliorare la vita, ma così comporta una crescita economica e demografica che erode la resilienza dell'ecosistema. Quando siamo vicino al punto di rottura, i costi di un'ulteriore crescita diventano molto alti e tendono quindi a frenare, ma se un sostanziale progresso tecnologico consente un ulteriore sfruttamento dell'ecosistema (Sources and siks), non fa che rendere più probabile il collasso.
      Se, per esempio, le tecniche estrattive fossero rimaste quelle degli anni '70, da decenni il petrolio sarebbe razionato, molti di noi sarebbero molto più poveri, non ci sarebbero probabilmente più di 3 miliardi di persone al mondo e penso che non ci sarebbe nessuna tragedia globale incombente. Perlomeno non di questa portata. Allora la tecnologia è un bene od un male? Secondo me né l'uno né l'altro. E' un elemento del sistema e come tale gioca un ruolo diverso a seconda della fase e del contesto.

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    3. Simone,

      io preferisco che il progresso scientifico/tecnologico si fermi.
      Esso è frutto dell'antropocentrismo, che ritengo il peggior male di questo mondo.
      Non c'è niente da inventare, c'è solo tanto da imparare dalla Natura, da farsi umili ed adeguarsi al sistema vita sviluppatosi nel corso di miliardi di anni.
      E vivere felici e sereni senza tutte le complicazioni che sono le sbarre della prigione in cui ci siamo rinchiusi : politica, finanza, industrializzazione, burocrazia, soldi, agricoltura, allevamento.

      Gianni Tiziano

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    4. "io preferisco che il progresso scientifico/tecnologico si fermi."

      Bene, allora lei cominci col rinunciare ai frutti di che detto progersso ha prodotto finora: medicine, abbigliamento, casa, cibo e, soprattutto, comunicazioni e altre tecnologie ICT.

      A cominciare da quegli stumenti "malefici" che le consentono di pubblicare i suoi post tramite Internet.

      Così, giusto per coerenza... ;-P

      Cheers
      Ervino

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  11. Credo non si tenga conto di un aspetto fondamentale. La società attuale ha già utlizzato gran parte delle risorse non rinnovabili e facilmente accessibili indispensabili per l'avvio di un eventuale futura società industriale. E' assai probabile quindi che le civiltà che verranno dopo di questa saranno limitate ad una base agricola.
    Ora tali civiltà potrebbero raggiungere un discreto grado di sofisticazione ma i loro limiti sono comunque abbastanza ristretti. Benchè non sia certo impossibile, è comunque improbabile che un sito come Pompei possa essere riportato in superficie da personale adeguatamente formato, mantenuto e goduto da numeri congrui di visitatori e studiosi.E quand'anche una società del futuro per qualche motivo decidesse di fare un simile investimento sarebbe per la sua base economica un carico non da poco, che impedirebbe di preservare qualcos'altro.
    Si pensi a cos'era Roma un tempo: i monumenti romani ridotti a fonte di materiali da costruzione o riutilizzati per altri scopi, d'interesse solo per qualche visitatore benestante o pellegrino curioso.
    Lo stesso si applicherebbe anche alle altre conoscenze: una società a base agricola potrebbe trarre qualche profitto dal design di una mietitrice a trazione animale o di una turbina ad acqua, ma è difficile che possa giovarsi dei piani per un motore d'aereo.

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    1. condivido ogni parola
      Giuseppe

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    2. Sono anche io del medesimo avviso, ma non possiamo sapere adesso quali informazioni saranno utili fra 100 o 200 anni. Inoltre ci sono informazioni che non sono utili, ma sono belle Mai visitato il Louvre o gli Uffizzi? Anche quella che si conserva li dentro è informazione. Non servirà mai a niente, ma ha fatto la felicità di milioni di persone e potrà continuare a farlo se non sarà distrutta.

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    3. Francesco Meneguzzo6 dicembre 2014 11:37

      Alcune informazioni saranno certamente utili, purtroppo. Per esempio come gestire/disattivare/bonificare una centrale nucleare (argomento a suo tempo proposto da Dmitry Orlov). Così come altre installazioni pericolose di difficile gestione (stock di testate nuke, depositi di esplosivi, armi automatiche, sistemi di gestione rifiuti, satelliti in orbita, ecc).
      A ogni modo, oltre al corretto argomento dei ritorni decrescenti e alla conseguente selezione degli investimenti, la tendenza al ribasso del IQ è altrettanto preoccupante e, a quanto pare, fisiologica nelle società affluenti ( http://www.ilprimatonazionale.it/2014/09/30/tutti-in-fila-per-liphone-anche-per-la-scienza-stiamo-diventando-piu-stupidi/ )

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    4. "Inoltre ci sono informazioni che non sono utili, ma sono belle Mai visitato il Louvre o gli Uffizzi? "

      Sì ma comunque vada il triage sarà brutale, inutile illudersi di poter salvare tutto od anche solo la maggioranza, chi verrà dopo potrà e probabilmente vorrà farsi carico solo di poco: quanti restauratori di quadri c'erano nel medioevo?
      Anche se a pensarci considerando quello che è rimasto della pittura su tavola romana (pochi pezzi in alcune tombe) o della musica (un brano di venti secondi, se ricordo bene) l'architettura potrebbe non essere il settore messo peggio alla fine.

      "Così come altre installazioni pericolose di difficile gestione (stock di testate nuke, depositi di esplosivi, armi automatiche, sistemi di gestione rifiuti, satelliti in orbita, ecc)."

      Le armi e gli esplosivi verranno smaltiti dai Califfi e signori della guerra di varia estrazione, la gran massa dele armi nucleari si spera che raggiunga semplicemente la data di scadenza e si limiti ad arrugginire poi in qualche deposito. Per le scorie radioattive immagino si manderanno dei prigionieri a seppellirle sommariamente in qualche area non agricola, preferirei qualcosa di meglio ma mi sa che ci toccherà farcene una ragione, come direbbe qualcuno.

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  12. Scusate se faccio la voce fuori dal coro, ma veramente lo ritengo importante.
    .----
    Il più grande e il più vero sapere è che siamo interdipendenti all'interno della Natura, e che il primo comandamento della vita è il “rispetto” per tutti i coinquilini del meraviglioso pianeta Terra.
    .---
    I restanti saperi impallidiscono a confronto.
    Cosa serve sapere come estrarre il petrolio e bruciarlo ?
    A far danni, a devastare il pianeta Terra.
    E conoscere come estrarre energia dall' uranio ?
    Idem.
    .----
    Cosa serve pitturare una Gioconda, una Cappella Sistina e una Guernica ?
    Scusatemi, ma quelle pitture impallidiscono di vergogna di fronte al quadro vivente rappresentato dalla Natura non contaminata dalle “artificiosità”, e sono povere di messaggi di fronte a tutti quelli che si palesano osservando attentamente la Natura.
    .----
    A cosa serve sapere come lucrare negli affari, non è forse molto più sapiente attuare la solidarietà, la condivisione ?
    .----
    Abbassiamo la nostra superbia, valutiamo in modo giusto il “sapere”, rivalutiamo il “sapere” di animali e piante, confrontiamolo con il nostro.
    Secondo me il nostro sapere “scientifico”, non “olistico”, non “naturale”, fa solo danni.
    Io lo butterei nel cesso.
    Lo userei solo in fase transitoria per chiudere pozzi estrattivi, centrali nucleari, abbattere le dighe sui fiumi, e dismettere le scorte di pesticidi e sostanze chimiche e radioattive.
    Io ritengo buono il sapere “naturale”.

    Gianni Tiziano

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    1. "Io lo butterei nel cesso."

      Ma guardi, non si preoccupi, quando si tratterà di buttare scienza e cultura nel cesso non mancheranno certo i volontari e pure belli entusiasti. Però francamente con queste idee l'unico approccio coerente sarebbe fare come Thoreau, certo gli spazi si sono ristretti da allora ma qualcuno ce la fa, non c'è la fila del resto...

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    2. Marcello,

      cosa ha fatto Thoreau ?

      Gianni Tiziano

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    3. Era uno che la pensava abbastanza come te, Gianni Tiziano.
      http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau

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    4. Ovviamente aveva il suo campicello ma dall'agricoltura non si scappa. Del resto perfino i Cheyenne la praticavano prima che i cavalli importati dagli spagnoli rendessero lo stile di vita nomade più efficiente (qualche tribù faceva la vita nomade anche prima arrangiandosi coi cani ma cacciare bisonti a piedi non era il massimo...)

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    5. Marcello,
      dall'agricoltura si può e si deve scappare.
      In transizione, credo, cioè a piccoli passi, transitando da una agricoltura estensiva e globalizzata che usa OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e pesticidi tossici altamente inquinanti, ad una locale con distribuzione dei prodotti in ambito locale, ispirata a metodi più rispettosi della natura (ad esempio il metodo di Masanobu Fukuoka, vedi il libro “La rivoluzione del filo di paglia”), fino al momento in cui ci alimenteremo esclusivamente di cibi cresciuti spontaneamente dal suolo.
      L'uomo ha vissuto in questo modo da due milioni di anni fa fino a circa diecimila anni fa, relativamente al cibo vegetale.
      Dobbiamo ritornare a quei tempi, l'attuale paradigma che ispira il reperimento di cibo vegetale è insostenibile a lungo andare, già erode il sovrasuolo, eutrofizza laghi, corsi d'acqua e mari, inquina falde acquifere sotterranee, uccide e rischia di far estinguere gli insetti impollinatori, porta sui nostri tavoli cibi sempre più devitalizzati, è causa di land grabbing (accaparramento delle terre, ingiustizia tremenda).

      Gianni Tiziano

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    6. Jacopo, si, la pensava come me, su tantissime cose.
      Sono così felice che sia esistito Thoreau !
      E Jean Jaques Rosseau, Tuiavii di Tiavea, Ohiyesa, e che tuttora esprimano le loro idee John Zerzan, Enrico Manicardi, Michele Vignodelli, Guido Dalla Casa, Roberto Cazzolla Gatti, Manitonquat, Massimiliano Rupalti, e i fruttariani, fra i quali Marco Urbisci.
      Li ringrazio perchè mi aiutano ad avvicinarmi alla Verità, di cui sono affamato.

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