Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 14 novembre 2014

Lo studio “I Limiti dello Sviluppo” aveva ragione. Una nuova ricerca mostra che ci stiamo avvicinando al collasso


DaThe Guardian”. Traduzione di MR (h/t Emilio Martines)

Quattro decenni dopo la pubblicazione del libro, le previsioni de “I Limiti dello Sviluppo” sono state vendicate da una nuova ricerca australiana. Ci si aspetta che le prime fasi di un collasso globale cominciano a manifestarsi presto 

Di Graham Turner e Cathy Alexander 


Mucchi di automobili rottamate in un sito di riciclaggio dei metalli a Belfast, Irlanda del Nord. Foto: Alamy

Il libro del 1972 “I Limiti dello Sviluppo” (The Limits to Growth), che ha previsto che la nostra civiltà probabilmente collasserà ad un certo punto in questo secolo, è stato criticato come fantasia catastrofista sin dalla sua pubblicazione.

Nel 2002, il sedicente esperto ambientale Bjorn Lomborg lo ha consegnato alla “pattumiera della storia”. Non è quello il suo posto. Una ricerca dell'Università di Melbourne ha scoperto che le previsione del libro sono precise, su 40 anni. Se continuiamo a restare il linea con lo scenario del libro, possiamo aspettarci che le prime fasi del collasso globale comincino presto. I “Limiti dello Sviluppo” è stato commissionato da un think tank chiamato Club di Roma. I ricercatori al lavoro al MIT, compresi i coniugi Donella e Dennis Meadows, hanno costruito un modello computerizzato per tracciare l'economia mondiale e l'ambiente. Chiamato World 3, questo modello computerizzato era all'avanguardia.

L'impresa era molto ambiziosa. La squadra ha tracciato l'industrializzazione, la popolazione, il cibo, l'uso di risorse e l'inquinamento. Hanno modellato i dati fino al 1970 e poi hanno sviluppato una gamma di scenari fino al 2100, a seconda del fatto che l'umanità intraprendesse un'azione seria sui problemi ambientali e di risorse oppure no. Se questo non fosse accaduto, il modello prevedeva un “superamento e collasso” - dell'economia, dell'ambiente e della popolazione – prima del 2070. Questo è stato denominato lo scenario “business-as-usual”. Il punto centrale del libro, da allora molto criticato, è che “la Terra è finita” e la ricerca della crescita infinita di popolazione, beni materiali, ecc. alla fine avrebbe portato ad un collasso.

Allora, avevano ragione?Abbiamo deciso di controllare quegli scenari dopo 40 anni. Il dottor Graham Turner ha raccolto dati dall'ONU (dal suo dipartimento di economia e affari sociali, Unesco, dall'organizzazione dell'alimentazione e dell'agricoltura, FAO e dall'annuario statistico dell'ONU). Ha anche controllato i dati della statunitense NOAA, della revisione statistica della BP ed altro. Quei dati sono stati messi a fianco degli scenari de “I Limiti dello Sviluppo”. I risultati mostrano che il mondo sta viaggiando molto vicino allo scenario “business-as-usual” dei Limiti dello Sviluppo. I dati non corrispondono ad altri scenari. Questi grafici mostrano i dati del mondo reale (prima dal lavoro del MIT, poi dalla nostra ricerca), tracciati in una linea continua. La linea punteggiata mostra lo scenario “business-as-usual” dei Limiti dello Sviluppo fino al 2100. Fino al 2010, i dati sono sorprendentemente simili a quelli delle previsioni del libro.



Linea continua: MIT e ricerca in grassetto. Linea tratteggiata: scenario “Business-as-usual” de “I Limiti dello Sviluppo”.



Linea continua: MIT e ricerca in grassetto. Linea tratteggiata: scenario “business-as-usual” de “I Limiti dello Sviluppo”. Foto in dotazione.


Linea continua: MIT e ricerca in grassetto. Linea tratteggiata: scenario “business-as-usual” de “I Limiti dello Sviluppo”. Foto in dotazione.

Come hanno spiegato i ricercatori del MIT nel 1972, sotto quello scenario, la popolazione in crescita e le richieste di nuova ricchezza materiale avrebbe portato a più produzione industriale e a più inquinamento. I grafici mostrano che questo è in effetti accaduto. Le risorse vengono usate ad un tasso veloce, l'inquinamento aumenta, la produzione industriale e il cibo pro capite stanno aumentando. La popolazione sta aumentando rapidamente. Finora, I Limiti dello Sviluppo collimano con la realtà. Quindi cosa succederà? Secondo il libro, per alimentare la crescita continua dei produzione industriale ci deve essere un uso di risorse sempre in aumento. Ma le risorse diventano più costose da ottenere man mano che vengono usate. Visto che sempre più capitale viene diretto verso l'estrazione, la produzione industriale pro capite comincia a scendere – nel libro, circa dal 2015.

Mentre l'inquinamento aumenta e l'input industriale nell'agricoltura diminuisce, la produzione di cibo pro capite diminuisce. I servizi sanitari ed educativi vengono tagliati e questo si mette insieme portando un aumento nel tasso di morte da circa il 2020. La popolazione globale comincia a diminuire circa dal 2030, di circa mezzo miliardi di persone a decennio. Le condizioni di vita scendono a livelli simili a quelli del primo 900. Sono essenzialmente i limiti delle risorse che portano il collasso globale nel libro. Tuttavia, II Limiti dello Sviluppo tengono conto delle ricadute dell'aumento dell'inquinamento, compreso il cambiamento climatico. Il libro ha avvertito che le emissioni di biossido di carbonio avrebbero avuto un “effetto climatico” attraverso “il riscaldamento dell'atmosfera”. Come mostrano i grafici, la ricerca dell'Università di Melbourne non ha trovato prove di collasso fino al 2010 (anche se la crescita era già in stallo in alcune aree). Ma ne “I Limiti dello Sviluppo” quegli effetti cominciano a farsi sentire solo intorno al 2015-2030. I primi stadi del declino potrebbero essere già cominciati. La Crisi Finanziaria Globale (CFG) del 2007-2008 e l'attuale malessere economico potrebbero essere dei precursori di conseguenze dovute ai limiti delle risorse. La ricerca di ricchezza materiale ha contribuito a livelli di debito insostenibili, con improvvise impennate dei prezzi di cibo e petrolio che hanno contribuito ai default – ed alla CFG.

Il problema del picco del petrolio è cruciale. Molti ricercatori indipendenti concludono che la produzione di petrolio convenzionale “facile” abbia già superato il picco. Anche la prudente IEA ha avvertito riguardo al picco del petrolio. Il picco del petrolio potrebbe essere il catalizzatore del collasso globale. Alcuni vedono le nuove fonti di combustibili fossili come il petrolio di scisto, le sabbie bituminose e il gas dai giacimenti di carbone come i salvatori, ma il problema è la rapidità con la quale possono essere estratte queste risorse, per quanto tempo e a quale costo. Se risucchiano troppo capitale per la loro estrazione, le conseguenze sarebbero diffuse. La nostra ricerca non indica che il collasso dell'economia, dell'ambiente e della popolazione mondiali sia una certezza. Né dichiariamo che in futuro si manifesterà come hanno previsto i ricercatori del MIT nel 1972. Potrebbe scoppiare la guerra, come invece potrebbero sopravvenire delle vere leadership ambientaliste. Entrambe potrebbero condizionarne drammaticamente la traiettoria. Ma le nostre scoperte dovrebbero risuonare come un campanello d'allarme. Sembra improbabile che la ricerca di una crescita sempre in aumento possa continuare senza limiti fino al 2100 senza causare gravi effetti negativi  - e quegli effetti potrebbero arrivare prima di quanto pensiamo. Potrebbe essere troppo tardi per convincere i politici mondiali e le élite ricche di intraprendere un corso diverso. Quindi per il resto di noi è forse tempo di pensare a come proteggerci, dal momento che siamo diretti verso un futuro incerto.

Come concludeva “I Limiti dello Sviluppo” nel 1972:

Se le attuali tendenze di crescita di popolazione mondiale, industrializzazione, inquinamento, produzione di cibo ed esaurimento delle risorse continuasse immutata, i limiti della crescita su questo pianeta verrebbero raggiunti ad un certo punto entro i prossimi 100 anni. Il risultato più probabile sarebbe un declino piuttosto improvviso e incontrollabile sia della popolazione sia della capacità industriale. 

Finora, poche cose indicano che avessero capito male.



14 commenti:

  1. È sempre difficile trovare il tono giusto per comunicare cose così complesse e così drammatiche, e capisco anche che infarcire un articolo di toni allarmistici forse servirebbe a poco, però mi sembra che siano davvero troppo prudenti, vista la posta in gioco: "La nostra ricerca non indica che il collasso dell'economia, dell'ambiente e della popolazione mondiali sia una certezza."
    No, non sono una certezza? Beh se continuiamo col business as usual per me lo è, invece. Inoltre, data l'inerzia del sistema, ritengo pressochè inverosimile che qualcuno arrivi a capire i contorni globali del problema e, se anche lo facesse, dubito che potrebbe farlo capire in maniera efficace, e se anche lo facesse capire in maniera efficace, dubito che si possano apportare delle modifiche globali al sistema in tempo utile.
    Come diceva qualcuno qua nei commenti, forse abbiamo bisogno di un piano C, perchè quello B se non è saltato, è molto vicino ad esserlo.
    Dite che sono troppo catastrofista?

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    1. siamo in ritardo per il piano C e anche D.
      l'unica cosa è lavorare per rendere resilienti delle piccole comunità (autosufficienti).. non resta altro da fare purtroppo

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    2. In merito alla ultima frase: "Quindi per il resto di noi è forse tempo di pensare a come proteggerci, dal momento che siamo diretti verso un futuro incerto" ci sono a fare considerazioni importanti.
      Dato che la classe politica e l'opinione pubblica non solo italiana, non recepisce questi allarmi e non ha una visione del futuro sostenibile o addirittura resiliente, la domanda è come possono i singoli cittadini o piccole comunità a proteggersi dallo scenario di superamento collasso?
      Sicuramente ciascuno di noi deve cambiare stile di vita (meno sprechi, meno falsi bisogni, più efficienza nell'utilizzo delle risorse, farsi un orto, muoversi senza auto,...) e cercare di convincere altri. Quando però arriva il collasso è come se una nave affondasse, e tutti voglio la scialuppa di salvataggio. A questo scenario siamo tutti impreparati, a meno forse di pochi eletti i quali già hanno in segreto le scialuppe pronte, voi cosa ne pensate?

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    3. In merito alla frase "Quindi per il resto di noi è forse tempo di pensare a come proteggerci, dal momento che siamo diretti verso un futuro incerto" ci sono da fare considerazioni importanti.
      Dato che la classe politica e l'opinione pubblica non solo italiana, non recepiscono gli allarmi e non hanno una visione del futuro sostenibile o resiliente, la damanda è come possano i singoli cittadini o piccole comunità a prepararsi per le scenario di superamento e collasso.
      Sicuramente ciascuno di noi può cambiare stile di vita da subito (meno sprechi, maggiore efficienza nell'uso di risorse, farsi un orto, muoversi senza auto,...) ma il collasso equivale a quando una nave affonda e tutti vogliono subito la scialuppa di salvataggio. A questo scenario siamo tutti impreparati, tranne forse alcune persone elitarie che in segreto hanno già la scialuppa pronta. Voi cosa ne pensate?

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  2. Una precisazione: in realtà la IEA, anche se in ritardo, ha ammesso ufficilamente il picco di petrolio convenzionale mostratosi a partire dal 2005, pubblicando il famoso grafico nel WEO 2010

    (ad esempio qui
    http://3.bp.blogspot.com/_PTetv61Cjps/TNwpT05heiI/AAAAAAAAACY/z1H0ZHucjhM/s1600/IEA+2010+oil+forecast.jpg )

    Nonostante queso, purtroppo resta la reticenza della IEA a riconoscere e divulgare le reali condizioni e le prospettive poco rosee dell'energia fossile mondiale.
    La recentissima pubblicazione del WEO 2014 è un'ennesima ed inutile alterazione delle prospettive (petrolio a 104 Mb/d al 2040!!!), che fa solo il gioco delle lobby, delle quali la IEA è evidente emissaria.

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  3. è ovvio che nel 2070 il petrolio sarà ormai storia e le condizioni di vita saranno quelle dei primi del 900. Anni in cui la popolazione mondiale era poco più di 1 mld. Non oso immaginare ciò che dovranno passare coloro che vivranno questi 60 anni circa. La crisi del 2008 sarà una carezza al confronto e nonostante tutto riescono solo a dire che il mondo non è mai cambiato e che è solo questione di soldi, di grandi opere che presto verranno fatte, eccetera, eccetera. Va bene che bisogna pensare positivo, ma a me questo leit motiv mi sa tanto di cieco che conduce un altro cieco, che poi finiranno entrambi in un fosso. Probabilmente i vari Draghi, Renzi pensano che loro o i loro cari saranno in quel mld di superstiti nel 2070, il che non mi meraviglierebbe, visto l'altruismo di cui sono capaci. Ma non lo sanno che avere la macchina in panne per le strade di Detroit significa perdere la vita e quando il mondo sarà tutto come Detroit dove crederanno di andare?

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  4. Che Cassandra avesse ragione lo si sapeva da un pezzo e visti i tempi penso che sedersi comodi ad osservare lo spettacolo sarebbe una strategia valida come altre (egoista, OK). Quello che mi domando è questo: Cassandra non fu creduta perché aveva avuto la pessima idea di mentire ad Apollo. Per quale ragione non sono stati creduti gli scienziati odierni? Hanno forse commesso un errore imperdonabile anche loro?

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    1. l'onestà intellettuale non è prerogativa delle persone intelligenti, semmai di quelle semplici ed umili. Con ciò non voglio fare di un'erba un fascio, ma ci andiamo vicino. Poi anche la maldicenza mediatica o meno è potente e ottiene sempre dei risultati. A me sembravano brave persone, quelle del Club di Roma, ma mettersi di traverso è sempre stato pericoloso e più gli interessi sono grossi , maggiore è il rischio.

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  5. In questo blog abbiamo letto decine, ma che dico, centinaia di articoli che predicono il declino dell'attuale sistema.
    Adesso avrei piacere di leggere cosa si prevede che accadrà quando il collasso inizierà ad essere realmente percepito. Quali saranno le reazioni della popolazione? Che assetto sociale si verrà a formare? Esistono modelli che descrivono la vita quotidiana nel prossimo imminente distopico futuro?

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    1. Caos totale, anarchia diffusa, criminalità dilagante, morti ammazzati come mosche per accaparrarsi un tozzo di pane. Signori della guerra che fanno il bello e cattivo tempo, epidemie ... Ce ne è tanto per guardare fiduciosi al futuro :)

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    2. Ci sono già aree un po' più avanti nel collasso.
      Alcuni esempi di Condomium, parte rilevante delle territorio tra Napoli e Caserta in cui il collasso economico, ecologico, sociale, civico, politico è già un po' più avanzato.

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    3. Comincio a pensare che prima di riuscire a trovare una vera soluzione, passeremo un periodo con periferie delle città degradate e senza presenza dello Stato, tipo Detroit negli USA.
      Già in questi giorni si ricominciano a sentire notizie sulle periferie abbandonati dallo Stato e in mano ai vandali e sciacalli.

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  6. OT:
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere.

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-12/crollo-petrolio-e-debito-spazzatura-bolla-shale-oil-rischia-esplodere-210140.shtml?rlabs=2

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  7. E' vero non si può contare sul singolo buonsenso, o cmq buonsenso di pochi, non serve che siano, solo " 100 "persone ad andare nella direzione giusta.
    Servirebbe invece che tutti insieme ci muovessimo verso la volontà del cambiamento: governi, istituzioni, cittadini nelle loro azioni quotidiane, per salvare il salvabile e ricostruire.
    Questo video rende ottimismo, ma l'ottimismo è solo un utopia se poi non ci si adopera per trasformarlo in realtà
    http://www.youtube.com/watch?v=wfgx9mnth6w

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