Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 6 ottobre 2014

Le Moire.

Di Jacopo Simonetta


Come tutti i miti, anche quello delle Moire (o delle Parche, o delle Norne) è conosciuto in molte versioni.   In genere vengono descritte come entità divine,  di natura profondamente diversa dagli Dei Olimpici, le quali concedono ad ognuno il proprio Fato.

Cosa questo ha a che fare questo con noi oggi?   Molto, secondo me;  malgrado a scuola mi abbiamo insegnato che la mitologia altro non sarebbe che unarappresentazione favolosa di fenomeni  incomprensibili.    Al contrario, la tradizione gnostica ci assicura dell’importanza che l’immagine simbolica aveva nel pensiero classico.   “La verità non è venuta al mondo nuda, ma vestita di immagini e di simboli” (Vangelo di Filippo) è solo una delle tante citazioni possibili a questo proposito.  

Per millenni, si è ritenuto che pensiero intuitivo e pensiero analitico fossero procedimenti diversi e sinergici; e che i miti descrivessero per via intuitiva quelle stesse leggi della Natura che la scienza si sforza di dissuggellare grazie al pensiero analitico.   Oggi la maggior parte delle persone la pensa molto diversamente, ma personalmente, continuo a credere che gli scienziati trarrebbero molto vantaggio dallo studio della mitologia e, viceversa, che gli umanisti farebbero bene a  studiare le scienze naturali.

Facciamo un esempio:   I fisici cercano una “legge del tutto”.   Una legge, cioè, da cui possano essere derivate tutte le leggi fisiche, così come le leggi chimiche possono essere derivate da quelle della fisica; ma finora gli sfugge.   Hanno intuito che deve esistere, ma non sono ancora riusciti a capire come funziona.   Non è una ricerca nuova.   Gli studiosi ed i filosofi cercano questa legge da millenni ed hanno spesso trovato delle risposte, almeno parziali, basate su di un rigore logico che fa ancora scuola, ma soprattutto su di un costante allenamento al pensiero intuitivo e simbolico che noi abbiamo accantonato con la “rivoluzione scientifica”.

Di solito, dati di base diversi e metodi diversi danno risultati diversi.   Ma talvolta danno invece risultati comparabili e quando succede questo, a mio avviso, è un indizio molto forte che siamo sulla buona strada. Senza pretesa di completezza e precisione scientifica, vorrei quindi qui suggerire quello che, secondo me, è un possibile parallelismo fra le leggi fisiche e le tre guardiane del Fato.

1 –  Cloto fila la fibra di cui è fatta la vita.   Fin dall'antichità le trasformazioni dell’energia avevano attratto l’attenzione degli scienziati, ma fu Lavoisier nel XVIII° secolo ad enunciare il famoso principio “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.  Lui si riferiva alla materia, ma Einstein ci ha insegnato che materia ed energia sono intercambiabili e la prima legge della termodinamica afferma appunto che l’energia si trasforma, ma non si crea, né si distrugge.   Dunque tutto inizia da qualcosa che non si può né creare né distruggere, ma che fluisce, come un filo dal fuso.

2 - Lakesi   raccoglie il filo in un gomitolo.   Il primo ad intuire che l’evoluzione tende a massimizzare il flusso di energia che attraversa gli organismi fu Lodka nel 1922 e Odum capì che questa tendenza evolutiva doveva dipendere da una legge termodinamica ancora sconosciuta  che battezzò “Principio di massimizzazione della potenza”; ma è stato François Roddier che, nel 2010, ha osato enunciare ufficialmente le terza legge della termodinamica  (peraltro non da tutti accettata).    Questa legge sancisce che ogni volta che esiste un flusso di energia, la materia si auto-organizza per sfruttarlo creando delle strutture dissipative che evolvono in modo da accumulare al proprio interno il massimo possibile di informazione, scaricando di conserva il massimo possibile di entropia.   Il motore universale dell’evoluzione, dalle galassie alle società umane, sarebbe quindi l’incoercibile tendenza a massimizzare lo sfruttamento dell’energia disponibile, sviluppando strutture vieppiù complesse.

3  - Atropo taglia il filo della vita.    La quantità di energia è sempre la stessa, ma non la sua qualità, né la sua distribuzione nello spazio.   L’energia infatti non si produce e non si consuma, ma fluisce e si degrada da forme maggiormente capaci di produrre strutture complesse a forme che lo sono sempre meno, fino a quando si raggiunge uno stato in cui non esistono più gradienti e flussi di sorta; tutte le strutture scompaiono.   Probabilmente è da questa irreversibilità del flusso entropico che deriva l’irreversibilità del tempo (Prigogine, La fine delle certezze  1997).   E’ la famigerata “morte termica” che angustiava Nietzsche; invano perché costantemente Atropo taglia il filo dell’energia degli uni, rendendola così disponibile per altri.   “La morte è l’artificio mediante il quale la Natura mantiene la vita”, diceva Goethe, profondo conoscitore della mitologia greca.   Detto in termini scientifici, l’universo conosciuto è un sistema aperto che, dunque, non tende all'equilibrio (Roddier, Thermodynamique de l’evolution  2012).

Una delle tante eredità che ci hanno lasciato gli antichi è sapere che nessuno può modificare il Fato una volta che sia stato maturato. Perfino gli Dei, al massimo, lo possono accelerare o ritardare, ma non modificare.  Eppure  il fato non è predestinazione perché se l’oggi è determinato dagli eventi del passato, l’oggi è anche il passato del futuro in gestazione; quindi, entro i limiti imposti dagli eventi pregressi, è possibile oggi agire in modo da modificare il corso degli eventi futuri.    In altri termini, il Fato presente non può essere cambiato, ma in una qualche misura può esserlo il Fato futuro; non dagli Dei, bensì dagli uomini che, contemporaneamente, lo creano e  lo subiscono.   Perfino nelle più fosche tragedie esistono dei momenti in cui l’eroe potrebbe compiere una scelta che cambierebbe il corso degli eventi, ma non lo fa.   Ad esempio, quando i troiani irrompono nel campo acheo, alcuni dei principi cercano di convincere Ettore ha trattare e permettere agli invasori di andarsene.   Ma Ettore, ebbro della sua vittoria, si ostina a voler bruciare le navi nemiche.   Vedendo i suoi amici senza speranza, Achille si impietosisce a permette a Patroclo di intervenire, ricacciando i troiani fino alle porte della loro città.    Achille aveva dato preciso ordine al suo luogotenente di non attaccare le mura, ma questi, ebbro della sua vittoria, da l’assalto alla città e viene ucciso.    Come è andata a finire si sa, ma è importante notare che la predizione di Cassandra si avvera solo perché nessuno degli eroi della vicenda riesce ad uscire dalla logica che lo ha condotto nella situazione in cui si trova.    Per dirla con le famose parole di Einstein, nessuno  dei protagonisti riesce ad applicare ad un problema un modo di pensare diverso da quello che ha usato per crearlo.   Sia Ettore che Patroclo hanno l’occasione di fermare la guerra, ma preferiscono distruggere il nemico, provocando l’uno da distruzione di Troia e l’altro la morte del più caro amico.   In altre parole, non è una maligna volontà aliena che condanna gli uomini all'infelicità, ma lo loro ostinata  natura.

Coloro che già seguivano questo blog quando si chiamava “Effetto Cassandra” avranno immediatamente chiara l’analogia con quanto sta accadendo alla nostra civiltà; ennesima dimostrazione del valore di un mito che è indipendente dal tempo e dallo spazio perché radicato nella natura stessa dell’uomo e delle cose.

Tornando alla termodinamica, se la natura intrinseca delle strutture dissipative è la tendenza ad auto-organizzarsi per  produrre il massimo possibile di entropia, è evidente che solo fattori limitanti esterni, in particolare la carenza di energia utilizzabile (cibo, combustibili, ecc.) possono impedire ad un sistema di degradare il proprio ambiente e le proprie risorse fino all'auto-distruzione.     Teoricamente, sarebbe possibile scegliere di razionare il filo di Cloto e farselo durare a tempo indeterminato, ma questo presupporrebbe la capacità di opporsi con la forza della volontà e del pensiero ad una pulsione ben più che atavica: una pulsione intrinseca alla natura stessa della materia di cui siamo fatti.

Qualcuno lo ha fatto o lo sta facendo, ma non si può sperare che questo diventi un modo di pensare e di sentire abbastanza diffuso da cambiare il fato della nostra specie.   Come Ettore e Patrolco, finché potremo sperare di trionfare non fermeremo l’avanzata. Quando vedremo la nostra città in fiamme ed i nostri amici morire vorremmo averlo fatto, ma sarà tardi. Atropo avrà già tagliato il filo di Troia e di Achille, mentre Cloto avrà già cominciato a filare per Roma.   Dipenderà quindi dal coraggio e dalla capacità di Enea avviare un nuovo ciclo che, dopo una conveniente dose di sofferenze, di vittorie e di gloria, finirà alla stessa maniera per mano, stavolta, di Alarico.


23 commenti:

  1. No penso che la mitologia greca sia univoca ma anzi polimorfa come il risultato di stratificazioni diverse anche sul piano socio-economico : basti pensare che gli stessi dei dell'olimpo sono nella mitologia stessa il risultato di profonde cesure con le fasi precedenti; personalmente credo che la fusione fra mito e scienza, e possibilmente la grande assente , una morale della sostenibilità, oggi c'è e guarda caso è la Gaia di Lovelock ed affini..Se ne parla poco forse perchè ontologicamente è incompatibile con la sommatoria di 7 miliardi di diritti individuali e forse col concetto stesso di individuo, mero epifenomeno nella staffetta del DNA...Nelle tre parche è l'individuo al centro della questione, o forse è anche un tentativo per scioglierlo nel flusso delle generazioni in maniera accettabile..Oggi però siamo i guardaparchi del pianeta anche perchè i suoi più che potenziali distruttori, almeno sul breve, e Gaia è più adatta ad individuarci una funzione sensata. Certo per parlare di Gaia occorrono i " cosìdetti" . Quanto a scienza e verità, perchè è questa la parola che non hao avuto il coraggio di pronunciare, trovo il tuo discorso ben dentro il vecchio trappolone platonico-cristiano dualista....é come se difronte ad un mosaico meraviglioso si volesse spostare l'attenzione sullo spazio fra le tessere sostenendo che l'immagine è incomprensibile...Siamo alla genealogia della morale Nietschiana...Un passo indietro e poi riparti. Oggi Gaia è perfetta; va applicata per forza o per amore per gli altri animali e le generazioni lontane.

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  2. Vorrei tentare di capire il perché filosofia e scienza, contrariamente a quanto sembra fare la mitologia, sono arrivate alla conclusione che …”l’universo conosciuto è un sistema aperto che, dunque, non tende all'equilibrio”.
    E’ giusto a mio parere l'assunto se relativo alla premessa di “’universo conosciuto” e questo è un modo come un altro per lasciare la porta aperta a tante altre conclusioni, si dovrebbe per cui anche considerare che di questo universo ancora conosciamo poco e forse potrebbero essercene molti più di uno solo, infiniti appunto.
    Il concetto di infinito (non finito) per altro mi ricorda il dogma utilizzato dalle religioni, letteralmente in contraddizione al fatto che ogni cosa che ha un inizio deve anche avere una fine.
    A questo punto mi chiedo se il problema non sia dovuto all’obbligo per entrambi, di filosofia e scienza, avere dei riferimenti chiari e dei punti di partenza precisi, per poter arrivare a delle conclusioni logiche e ripetibili.
    In sostanza logica e scienza funzionano relativamente a cose e fatti di cui sono totalmente dipendenti, modificando i quali si avranno conclusioni diverse.
    Questa ultima deduzione mi soddisfa molto di più di un sistema aperto che tende al non equilibrio, concetto che toglie spazio alla speranza, la quale come è risaputo, è sempre l’ultima a morire e resta ferma alla base della vita universale e/o mutliversale che sia.
    Giovanni

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    1. Non capisco per quale ragione un sistema aperto che non tende all'equilibrio dovrebbe togliere spazio alla speranza. Direi piuttosto il contrario. Un sistema chiuso tende all'equilibrio che significa sempre meno varietà e complessità fino allo zero totale, coincidente con l'equilibrio. Ma non è quello che si osserva: dappertutto nell'universo le stelle nascono e muoiono. Sulla Terra stiamo attraversando un brutto momento, ma passerà e (salvo in caso di Sindrome di Venere) la biodiversità tornerà a fiorire. Probabilmente anche nuove civiltà umane, con i loro pregi e difetti. E tutto questo grazie al fatto che il sistema di cui facciamo parte NON tende all'equilibrio (nostro malgrado).

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    2. Le teorie cosmologiche dell'universo sono molte ma sono solo ipotesi in quanto tutte compatibili con i dati sperimentali. Questo perchè questi ultimi sono molto incerti e non consentono di conoscere con sufficiente precisione il valore dei parametri cosmologici che determinano la natura dell'universo nelle varie teorie.
      Affermare come un dato acquisito dalla scienza che l’universo conosciuto è un sistema aperto che non tende all'equilibrio mi sembra un po' azzardato: è solo una delle ipotesi in campo, ma siamo molto lontani dall'esserne sicuri.

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    3. Non sono astronomo e quindi relata refero, vale a dire che può benissimo essere sbagliato. Ma la questione non se l'universo sia chiuso od aperto, né quanti universi ci siano, ecc. Quello che qui ho riportato è che la parte di universo che possiamo almeno teoricamente conoscere è un sistema aperto.

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  3. Sig.Simonetta
    questa sua frase ".....così come le leggi chimiche possono essere derivate da quelle della fisica...." proprio non l'ho capita.
    Potrebbe spiegarmi cosa intendeva dire, magari con qualche esempio reale?

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  4. Le reazioni chimiche dipendono dalle interazioni che avvengono fra gli atomi che compongono le molecole ed il comportamento degli atomi è decritto da leggi fisiche. In altre parole, i vari tipi di legame chimico che assemblano gli atomi in tutte le forme di materia conosciute, dipendono da leggi fisiche. Ad esempio, Il legame covalente è dato dalla condivisione di almeno un'elettrone fra due atomi e la fisica atomica ci dice quando e perché questo avviene.

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    1. Nel legame covalente la condivisione è tra una o più coppie di elettroni, semmai.
      Per il resto si intuisce che la chimica non è il suo forte e che è più a suo agio quando discerne di mitologia e questioni filosofiche.
      Ma come ha ricordato oggi un lettore citando una famosa frase di Amleto, è nella comprensione attraverso le discipline scientifiche che va ricercata la chiave di lettura del nostro esistere, non nei retaggi di un passato ostaggio dell'ignoranza e della superstizione.

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    2. Caro Alfonso, SImonetta ha descritto in modo del tutto corretto il funzionamento del legame chimico. Basta anche un solo elettrone per fare un legame chimico.

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    3. Il passato ostaggio dell'ignoranza ecc. è esattamente quello che mi hanno insegnato a scuola. A quasi sessant'anni ho cambiato idea. Ma potrebbe anche essere un sintomo di Alzheimer incipiente. Non sono io che posso giudicarlo.

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  5. Caro Simonetta, il sistema diventa più facilmente caotico in modo direttamente proporzionale al crescere del numero degli attori. Nel nostro caso al crescere del numero degli umani presenti sul pianeta. Ebola (e le altre pandemie che seguiranno) è la risposta che le elite hanno SCELTO di dare al problema della sovrappopolazione. L'obbiettivo, lo sappiamo bene, è quello delineato implicitamente dall'Agenda 21: 500 milioni di umani al massimo, in "armonia" con l'ambiente e in grado di menatenere una civiltà ad alto livello tecnologico con le risorse rimaste sul pianeta ("naturalmente" poi la composizione interna rimarrebbe la stessa odierna: l'1% di Eloi e il 99% di Morlock). Se ci si fosse mossi per tempo (anni '70, max '80), si sarebbe potuto raggiungere questo obbiettivo con una politica di sviluppo e benessere diffuso finchè c'erano le risorse per farlo, politica che avrebbe comportato un'automatico declino del tasso di natalità.
    Non si è potuto (per motivi tecologici) né voluto (per motivi ideologici) farlo allora, quindi adesso siamo all'End Game in puro stile "Ultimi Giorni".
    Per noi comuni mortali la partita à finita: cerchiamo almeno di portarci dietro all'inferno quanti più membri possibile di questa autoproclamata "elite" di mostri demoniaci...

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    1. Passo questo commento come illustrativo di un certo atteggiamento diffuso. Ma sia chiaro che questa visione complottistico-sanguinaria è totalmente estranea all'articolo di Simonetta e alle opinioni degli editori del blog.

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    2. Caro Bardi, la ringrazio per la dimostrazione di democrazia *reale* data nell'aver fatto passare il mio commento nonostante non ne condivida l'impostazione, e capisco il suo... "caveat lector" sulla posizione "complottista" che esso esprime (complottismo su cui mi permetto di consigliarle questo articolo di Carmilla OnLine: http://www.carmillaonline.com/2014/10/05/conspiracy-theory-in-america/), nonché sulla chiusura da "Grand Guignol sansoniano" che auspico come reazione di chi non ha, a mio avviso, più nulla da perdere.
      Sulla validità, poi, delle tesi cho ho espresso posso capire che lei, da razionalista, non concordi (oltre alla necessità legale del disclaimer in sé), ma... "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."

      Vedremo...

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    3. Anonimo, scusa, ma la cosa del "razionalista" non c'entra proprio niente. Uno è normalmente razionale - se è irrazionale vuol dire che ha qualche problema. Qui, una cosa è parlare delle varie campagne di disinformazione che sono in atto e che sono ovvie per le persone razionali (proprio perché sono razionali) un'altra è dire che il virus di Ebola è una cospirazione dei poteri forti per sterminare l'umanità. Pensaci sopra: anche il link che mi hai mandato parla di disinformazione ma non di sterminio programmato. Disinformare non vuol dire sterminare (e viceversa)

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    4. Caro Bardi, innanzitutto nuovamente grazie per la professionalità mostrata nel rispondere sempre ai commenti con cortesia e disponibilità al dialogo, anche quando gli interlocutori sono (apparentemente... ;-) "sopra le righe".Per il resto: di campagne di disinformazione nella stampa generalista ce ne sono in atto al momento talmente tante che si rischia di perdere il conto. Dal silenzio assordante sulle conseguenze della catastrofe di Fukushima e degli altri "incidenti" della tecnologia nucleare (il WIPP per tutti - enenews.com) alla continua insistenza sulla validità dell'austerità come "soluzione" alla follia della finanziarizzazione globale del sistema economico, allo "storico" silenzio sulle conseguenze dei vari picchi delle risorse di cui il suo blog da quotidiana testimonianza.Forse l'attuale ceppo di Ebola non nasce *volutamente* come WMD progettato "a tavolino" e scientemente messo in circolo una volta che c'era la certezza di avere pronte contromisure per salvare i "meritevoli", i.e. l'1% e il suo codazzo di servitori (anche se qualche sospetto sulla "tempistica" sorge...), ma lei crede davvero che “The Powers That Be” non coglieranno l’occasione al per dare una bella “sfoltita” a quelli che loro giudicano esseri umani “superflui”?

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    5. Ricordo, per inciso, che il continente africano è fonte primaria di buona parte di quelle risorse minerarie rare su cui si basa la civiltà tecnologica. Peccato che ci sono i “nativi”, e nei confronti delle popolazioni “scomode” non sarebbe certo la prima volta nella storia in cui si adotta VOLUTAMENTE un’arma biologica per sgomberare il territorio: pensi solo alle coperte al vaiolo distribuite alla popolazione indigena nord-americana dal governo USA nell’800. E se poi, al contempo, spariscono anche un bel po’ di membri della Low e Low-Middle Class occidentale con la diffusione del virus in America e in Europa… beh, pensa davvero che, ad esempio, una persona come il marito della regina Elisabetta II d’Inghilterra, degno membro dell’elite globale, (che ha pubblicamente dichiarato che vorrebbe rinascere come un virus per sterminare il maggior numero di esseri umani possibile) piangerebbe una lacrima?Forse “accusare” l’elite globale di avere la capacità di progettare “ab initio” sistemi complessi di sterminio di massa vuol dire riconoscere loro più "intelligenza" di quella che hanno (ma su questo magari si potrebbe chiedere lumi a “signori” come Eichmann o Pol Pot…), ma dire che non saranno ben che lieti di sfruttare ogni occasione che la Natura offre loro per adottare soluzioni rapide e sporche ai problemi che la loro “gestione” della civiltà ha causato, vuol dire riconoscere loro invece una dimensione etica di cui si mostrano e si sono SEMPRE mostrati totalmente privi (cfr Naomi Klein - "The Shock Doctrine - http://en.wikipedia.org/wiki/The_Shock_Doctrine).Che la crisi attuali nascano in buona parte come conseguenza “meccanica” del livello di complessità del sistema socio-tecno-politico-demografico attuale e dalle configurazioni d’interazione caotiche che la sua complessità ingenera concordiamo, ma c’è un livello in più: il livello dell’elite che queste crisi cercherà di provocare, alimentare e cavalcare, convinta di avere i mezzi per isolarsi dalle conseguenze. E la fregatura è che, se le crisi saranno abbastanza veloci nel loro svolgersi, e “mirate” negli obbiettivi colpiti (e le pandemie lo sono, essendo di fatto l’equivalente della bomba ai neutroni nel contesto delle catastrofi “ambientali”…) è, IMHO, molto probabile che quota parte dell’elite ne uscirà unaffected, con a disposizione un mondo bruscamente spopolato e in cui, venendo a mancare l’elemento dell’influenza antropica DI MASSA, sarà molto più semplice rimediare ai guasti nati per la necessità di sviluppare una civiltà tecnologica avanzata, civiltà oramai giunta al punto di potersi auto-sostentare (energeticamente, robo-produttivamente e ambientamene) se solo si elimina il surplus di sheeple ed affini che hanno servito allo scopo di mettere in moto il meccanismo, ma che ora sono solo un peso (prossimamente…) morto.

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    6. L'ultimo a poter indovinare cosa pensano membri della élite mondiale sono io e dunque non mi pronuncio. Tuttavia constato che di sovrappopolazione si è cominciato a parlare quando eravamo 1 miliardo, si è cominciato a strillare quando eravamo 3 ed ora siamo in corsa per 8 a breve. Se davvero le élites mondiali hanno la volontà di ridurre drasticamente il nostro numero, se ne deve dedurre che sono una manica di incapaci. Non è da ora che avrebbero i mezzi per farlo e, finora, hanno fatto esattamente il contrario.

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    7. Finora c'era la necessità delle masse produttive per tenere in piedi il ciclo industriale. Ora, con la robotizzazione dell'industria non più. La variabile mutata è tutta qui. Rilegga "Abissi d'acciaio" di Asimov...

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  6. Il Virus Ebola come quello dell' AIDS semmai è una cospirazione della morale debole: quella che portato gli antibiotici ed il riso (il principale alimento degli africani direttamente dal su est asiatico) in Africa; la stessa delle missioni cristiane in Africa; in Africa non dovrebbe essere permessa l'agricoltura se non ai suoi estremi settentrionali e meridionali per la fragilità dei suoli ed estremi del clima; la presenza dell'uomo dovrebbe essere ( e tornerà) ad essere sporadica; la vicinanza delle colonie umane africane agli ambienti delle scimmie ha permesso lo svilupparsi di questi virus; è ormai evidenza scientifica che l' AIDS si è creato per trasmissione dello SIV ( la versione dello scimpanzè ) tramite la coltivazione di ceppi depotenziati del virus della poliomielite su tessuti di scimpanzè già affetti da SIV..Parliamo di anni 60-70..Da allora è vietato l'uso delle grandi scimmie per produrre vaccini..La malattia è l'uomo e la sua pretesa di moltiplicarsi anche dove non dovrebbe essere e curare malattie che malattie non sono...Intanto i ripetuti allarmi dell'OMS sull'Ebola celano l'impensato: se da migliaia si passasse a decine di milioni di casi come paventato, aumenterebbero esponenzialmente le possibilità che il virus muti ancora magari anche nelle sue vie di trasmissione...Pietà per i gorilla di montagna, il lupo dell' abissinia, i leoni e gli elefanti, non i loro vicini umani...

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    1. Se Ebola si diffondesse sul serio (milioni o anche solo decine di migliaia di morti) le conseguenze economiche (sovracosti sanitari, blocco dei commerci, ecc.) avrebbero conseguenze disastrose per moltissimi, forse tutti i paesi (è uscito un articolo di Mary Odum su questo). Il che potrebbe anche favorire l'insorgere di altre epidemie, ecc. Per ora non mi sembra che possa accadere, ma si tratta di un'opinione del tutto personale.

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    2. La vera questione è se con milioni di casi possa mutare e trasmettersi anche per via aerea..Allora possiamo dire addio definitivamente a "mare nostrum"

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  7. AIDS: Origins of pandemics was 1920s Kinshasa

    http://www.bbc.com/news/health-29442642

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  8. Avendo letto attentamente il post ed anche i vari commenti sopra (anche molti di quelli interessanti) e condividendo alcuni ragionamenti ma non altri non riesco purtroppo a trarne nessuna lezione chiara ne ad arrivare. a delle conclusioni utilizzabili per capire meglio cosa si potrebbe fare o cosa non si può fare o non si dovrebbe fare o che cosa accadrà in futuro o perché. Ma forse non era questo lo scopo del post o forse non sono stato capace io di arrivare a delle "conclusioni" nuove e diverse -o magari antichissime- da quelle alle quali ero già arrivato. "Risonanza" (fino a un certo punto) fra elementi od aspetti della mitologia Greca ed elementi ed aspetti della scienza moderna? Si. Bene per gli umanisti di ascoltare gli scienziati e vice versa e di avere una buona conoscenza di ambedue le (varie) discipline dell'altro "grande campo" ?Senz'altro. Molte lezioni o conclusioni o di carattere generico o di carattere specifico che ci possono aiutare a capire meglio (senza nemmeno parlare di agire meglio) rispetto alla congiuntura attuale nella quale si trovano adesso i 7,3 miliardi e ciascuno di loro? Purtroppo non molte troppo chiare (ma solo a mio parere ovviamente)

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