Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 2 ottobre 2014

Caos

DaThe Oil Crash”. Traduzione di MR



Di Antonio Turiel

Cari lettori,

ho un certo piacere a leggere i post che settimanalmente pubblica John Michael Greer nel suo blog “The Archdruid Report”. Ogni post è una piccola gioia letteraria piena di un'enorme capacità di approfondimento in aspetti fra i più diversi, conditi sempre con una certa dose di ironia (necessaria quando si tratta di temi tanto pesanti come il relazionare e rendere comprensibile la fine della società industriale, cosa cui si dedica l'Arcidruido nel suo blog, fra le altre cose). Uno dei suoi ultimi post contiene una piccola perla che mi piacerebbe raccontare. Mi è piaciuta particolarmente perché tocca in pieno i temi di ricerca sui quali ho lavorato durante la mia vita.

John Michael Greer descrive un esperimento facilmente ripetibile nella propria vasca da bagno a casa. Per prima cosa si riempie la vasca da bagno d'acqua. Poi si immerge la mano un po' e si comincia a muoverla avanti e indietro. Si osserverà un movimento lento ed abbastanza organizzato dell'acqua, praticamente senza onde. Progressivamente si deve accelerare il movimento della mano finché si comincia ad osservare un cambiamento importante del movimento dell'acqua: la formazione di gruppi di onde che si propagano velocemente oltre la mano e rimbalzano su tutte le pareti della vasca da bagno, interferendo costruttivamente in alcuni punti (e provocando una maggior elevazione del livello dell'acqua in quel punto) e in modo distruttivo in altri (causando una momentanea calma in quei punti). Ma la storia non finisce qui: si deve continuare ad accelerare il movimento della mano e il movimento dell'acqua, oscillatorio e complesso ma ancora con un certo ordine, cambierà una seconda volta: si romperanno i fronti delle onde e si genereranno mulinelli sulla scia della mano che ora avanza velocemente da un lato all'altro, mulinelli che si andranno unendo per generare strutture caotiche di dimensione maggiore finché tutta la vasca da bagno non si muoverà in modo anarchico e destrutturato, con aumenti improvvisi e diminuzioni del livello che determinano forme capricciose che cambiano rapidamente senza che si possa prevedere come verrà condizionato un punto particolare in un particolare momento.

Quanto descritto dall'Arcidruido è la transizione del movimento di un fluido da un movimento laminare (ordinato) ad uno turbolento, nella misura in cui la potenza con la quale si forza il sistema va aumentando. Naturalmente ciò ha in seguito attirato la mia attenzione, visto che la mia carriera accademica e più della metà della mia produzione scientifica riguarda l'analisi della turbolenza, in particolare nei fluidi oceanici. Tuttavia, John Michael Greer va oltre e dice che nei sistemi dinamici composti di molte parti normalmente si osserva lo stesso comportamento: che nella misura in cui si aumenta la forzatura, il sistema smette di comportarsi in modo ordinato e comincia ad oscillare, e questa oscillazione annuncia che il sistema sta giungendo al suo limite: se si continua la forzatura il sistema torna a cambiare ed entra in una fase caotica.

Davvero non posso fare altro che togliermi il cappello (che non ho) di fronte all'erudizione dell'Arcidruido, visto che ciò che spiega è proprio quello che succede normalmente quando si produce ciò che i fisici chiamano “transizioni di fase”. Effettivamente la causa dei fenomeni osservati sono i cosiddetti comportamenti emergenti che si manifestano quando un sistema ha una moltitudine di componenti. Il ramo della fisica che si occupa di studiare tali sistemi è la Fisica Statistica, che è proprio il campo da dove provengo. Quindi il suo post si è davvero sintonizzato con le mie conoscenze ed i miei interessi. Ma al di là di questa sintonia, John Michael Greer evoca certe idee interessanti, sull'evoluzione dei sistemi complessi sottoposti a queste transizioni, che mi piacerebbe sviluppare in questo post e con la prospettiva delle varie crisi che abbiamo proprio adesso sul tappeto.

In Fisica, un sistema è un congiunto di parti elementari, la struttura delle quali è considerata irrilevante per il problema studiato. Queste parti del sistema sono sottoposte ad alcune interazioni concrete e ben definite fra loro, generalmente molto semplici. Per esempio, il pianeta Terra è un sistema (o fa parte di un sistema, se consideriamo il Sistema Solare) e le interazioni fra le sue parti elementari (per gli scopi di questa discussione, gli atomi) non possono essere più semplici: sono le quattro interazioni fondamentali della Natura (nucleare forte, nucleare debole, elettromagnetica e gravitazionale), anche se per descrivere la maggioranza dei processi che hanno luogo sulla Terra ne bastano due, quella elettromagnetica e quella gravitazionale. In entrambi i casi si tratta di forze centrali (ogni particella è il centro della propria interazione che essa causa nelle altre) che decadono al quadrato della distanza dalla particella (pertanto, la forza esercitata dalla nostra particella su una particella che si trova al doppio di distanza di un'altra data è quattro volte inferiore). L'interazione elettromagnetica può essere tanto attrattiva quanto repulsiva, mentre quella gravitazionale è solo attrattiva. E nonostante la terribile semplicità con cui descriviamo queste interazioni (le poche frasi precedenti), la Terra è un sistema complessissimo, con comportamenti tremendamente elaborati che descriviamo con equazioni astruse. Come è possibile che un sistema formato da tanti elementi fondamentali, gli atomi, che interagiscono in modo così semplice, possa dare luogo a comportamenti tanto diversi e tanto complessi, dalle cascate del Niagara alle venature di una foglia di un albero?

Succede che quando un sistema è formato da una grandissima quantità di elementi comincia a mostrare “comportamenti emergenti”. La somma di molte individualità semplici finisce per manifestarsi come una collettività complessa. Non solo questa collettività interagisce in molti modi elaborati e diversi, ma in più il suo modo di funzionare si può alterare completamente. Viene chiamato “stato del sistema” o semplicemente “stato” una situazione dello stesso che si caratterizza con certe variabili che definiscono il comportamento collettivo: la temperatura – che in realtà è una misura dell'energia cinetica media delle particelle, la pressione, il volume, la durezza, la densità, la viscosità, ecc...

Quando un sistema si trova in un determinato stato le variabili che lo caratterizzano si muovono all'interno di una determinata gamma di valori. Per esempio, il volume di un solido varia pochissimo, in funzione della temperatura, mentre un liquido ha una viscosità relativamente bassa – per un solido è infinita, per definizione. In questo caso diciamo che il sistema si trova in una certa fase. Ma in certe condizioni, se forziamo il sistema dall'esterno (per esempio, prendiamo un solido e ne aumentiamo la temperatura) possiamo finire per indurre ciò che viene chiamato “un cambiamento di fase”, cioè, un cambiamento radicale delle variabili che definiscono lo stato (nell'esempio del solido detto precedentemente, la viscosità passerebbe dall'essere indefinita ad aver un valore  relativamente basso). Una volta che ha cambiato di fase, il sistema passa ad un comportamento del tutto diverso da quello precedente (per esempio, un solido rimane stabile su un tavolo, mentre un liquido si sparge in tutte le direzioni e un gas si diffonde nell'aria e si mescola agli altri gas).

La cosa realmente interessante è ciò che accade quando ci avviciniamo a questo punto critico (si chiama così) nel quale un sistema cambia di fase, prima che passi da un comportamento all'altro (prima che l'acqua bolle, prima che l'aggiunta di un nuovo granello di sabbia provochi una valanga, prima che la depressione tropicale si trasformi in uragano...). Vicino al punto critico alcuni dei parametri del sistema scatta e diventa instabile. Piccole perturbazioni nel sistema inducono variazioni grandi o oscillatorie nei parametri colpiti. Il sistema fluttua e diventa caotico. Esattamente come dice John Michael Greer, l'apparizione di tali fluttuazioni annuncia l'arrivo del punto critico e nella misura in cui ci avviciniamo al punto in cui il nostro sistema smetterà di essere com'è e cambierà radicalmente, l'ampiezza di queste fluttuazioni si va facendo terribilmente più grande.

Analogamente a molti sistemi naturali strutturati, come per esempio gli ecosistemi, la nostra società è a sua volta un sistema complesso, integrato da una moltitudine di piccole parti con una moltitudine di interazioni ed anche in essa si osservano comportamenti emergenti del sistema che vanno molto al di là dei comportamenti della somma delle sue parti. Pertanto è un terreno propizio per applicare i principi della Fisica Statistica e di fatto è da molti anni che delle branche della stessa studiano parti del sistema sociale umano (per esempio, la econofisica o la teoria delle reti).

La nostra società è in crisi da alcuni anni. Nonostante i canti della sirena del governo spagnolo non si sta verificando una ripresa in questo paese e se si guardano gli indicatori mondiali si conclude che nemmeno nel mondo c'è. Al contrario, l'ampiezza della crisi sembra stia crescendo: lavoro più precario, risparmi che diminuiscono, crisi finanziaria che non finisce, crisi istituzionale che sta arrivando a estremi insopportabili... Stiamo entrando in una situazione di oscillazioni sempre più grandi che anticipano una transizione di fase, un cambiamento repentino del nostro mondo e della nostra società? Guardiamo il nostro ambiente un po' nel dettaglio.

Gli ecosistemi del pianeta sono gravemente minacciati. Nei circoli accademici si parla di Sesta Estinzione, in questo caso non innescata da alcun meteorite o dall'irruzione delle alghe, ma dall'azione dell'uomo. Abbiamo già commentato riguardo agli indicatori molteplici di questi cambiamenti radicali. Se non si opera un cambiamento di rotta, le specie animali e vegetali che domineranno questo pianeta durante i prossimi millenni saranno altre, molto diverse da quelle attuali. Che gli ecosistemi siano gravemente alterati lo evidenziano le continue ondate di anomalie: un anno le acque si riempiono di meduse come non  si era mai visto, un altro si producono proliferazioni di alghe un tempo sporadiche, si trovano insetti molto più al nord del loro habitat naturale, ecc, ecc. Insomma, fluttuazioni che ci annunciano un prossimo cambiamento di fase, dell'arrivo di nuovi ecosistemi.

Un altro esempio di sistema che sta subendo grandi oscillazioni (che è quello a cui alludeva John Michael Greer nel suo post) è il sistema climatico della Terra. Quelli fra noi che vivono nel terzo settentrionale della Spagna stanno vivendo un'estate strana, con cambiamenti bruschi di temperatura e precipitazioni, proprio come dicevo nel post “Un anno senza estate”, ma le anomalie coprono tutto il pianeta: la siccità nell'ovest degli Stati Uniti sta giungendo a dimensioni di catastrofe nazionale, gli incendi flagellano periodicamente la steppa russa, le temperature registrate in molti punti del Circolo polare Artico battono i record e il pianeta, preso nel suo insieme, registra i mesi più caldi da quando ci sono i rilevamenti. Non è solo l'estate. Tenendo conto di come sono stati gli ultimi autunni (più caldi e secchi del normale, dove vivo io) e gli inverni (la parola “ciclogenesi esplosiva” porta sicuramente brutti ricordi agli abitanti della parte atlantica del continente europeo) non è irragionevole pensare che forse i cambiamenti osservati sono quelle oscillazioni la cui crescente ampiezza anticipa un cambiamento di fase del clima relativamente vicino. Quale sarà il nuovo clima nessuno lo sa, anche se l'impatto del nuovo regime dei venti e delle piogge avrà implicazioni determinanti sulla vita delle persone  in un momento in cui dovranno dipendere di più dai frutti della terra per sostenersi, al decrescere della disponibilità di energia in generale.

Che dire del petrolio e delle altre risorse non rinnovabili? Si può considerare che si stiano producendo fluttuazioni crescenti nella sua disponibilità, presagio del cambiamento secolare? Una semplice occhiata alle notizie degli ultimi mesi ci mostra che, dopo anni – non molti – di relativa calma (con ancora molti conflitti, ma con poca presenza mediatica) si sta producendo una certa esplosione di guerre e conflitti in paesi che erano tranquilli da decenni. Il denominatore comune di questi conflitti? Non si può dire in modo netto che ce ne sia solo uno, ma alla base di tutte queste guerre e rivolte (Egitto, Siria, Iraq, Ucraina, Nigeria, Libia, Sudan) c'è una forte componente di controllo delle risorse di gas e/o petrolio (e, pertanto, la diminuzione degli introiti della loro esportazione o l'aumento delle spese della loro esportazione), stanno tirando la corda e provocando sempre più conflitti interni che un giorno sì e uno no arrivano sulla stampa. E' il caso dell'Argentina e del suo recente default parziale,


del Brasile e dei suoi movimenti di protesta contro i tagli,







e di tanti altri paesi nei quali la manna del petrolio ha smesso di scorrere come in precedenza. Se la maggioranza dei paesi produttori di petrolio ha problemi seri, cosa sta succedendo nei paesi che non producevano petrolio e dovevano importarlo? Ovviamente che stanno soffrendo Soffrono tutti. Soffrono perché manca il petrolio per alimentarli. Le esportazioni di petrolio greggio nel mondo sono stagnanti, presagendo il declino: 



Persino gli Stati Uniti soffrono per mancanza di petrolio, con grande sorpresa dei molti disinformati. Anche se il consumo totale di petrolio (greggio più condensato) negli Stati Uniti è aumentato negli ultimi anni, il consumo di petrolio pro capite scende dal 2005, l'anno in cui siamo giunti al picco del petrolio greggio convenzionale, come spiega in un articolo recente e fortemente raccomandato Gail Tverberg:



E come spiega Gail Tverberg, non solo diminuisce il consumo di petrolio negli Stati uniti, diminuisce anche il consumo pro capite di energia (totale, non solo di petrolio), cosa che nella storia degli Stati uniti non era mai successa. Il fatto è che la bolla del fracking è solo questo: una bolla. La realtà è che la produzione di tutti i liquidi del petrolio (il petrolio greggio più tutti i succedanei, servano o meno, che vengono aggiunti alla contabilità per dissimulare il fatto che la produzione di greggio sta già diminuendo) da qualche anno è insufficiente a coprire la domanda (notate nel grafico il piccolo salto che c'è fra la linea nera che rappresenta il consumo e la curva ombreggiata verde che rappresenta la produzione) Come viene riconosciuto nell'annuario della BP da dove sono stati presi tutti questi dati, si sta mettendo mano alla riserve dell'industria per coprire la domanda con un'offerta che è già insufficiente. 


Possono essere peggiorate queste cattive notizie? Ebbene sì. Se escludiamo gli Stati Uniti, la produzione di tutti i liquidi assimilati al petrolio del mondo sta già diminuendo.



E tenendo conto che è in vista il picco del petrolio da fracking degli Stati Uniti, risulta evidente che in un anno o due il declino della produzione di tutti i liquidi (non solo del petrolio greggio) non si potrà più dissimulare. 



Ci troviamo quindi in una situazione in cui la disponibilità di petrolio diminuisce già per tutti, ma i più potenti soffrono meno perché possono accaparrarsi una parte maggiore della torta e alcuni paesi, come la Cina, stanno ancora riuscendo ad aumentare il proprio consumo, logicamente a spese di altri. Fino a qualche anno fa questi “altri” paesi ci sembravano molto lontani. Ma adesso che la torta sta iniziando a diminuire con una certa rapidità, all'improvviso assistiamo allo spettacolo di vedere paesi occidentali, ovviamente i meno potenti, che si vedono costretti a diminuire il proprio consumo in modo precipitoso e di conseguenza ad immergersi in crisi economiche sempre più profonde. Paesi dove il consumo di petrolio è diminuito di più del 20% negli ultimi anni perché le loro economie non riescono ad assorbire gli alti costi di questa materia prima, perché inoltre le loro economie sono fra le più dipendenti dal petrolio. E' il caso della Grecia, 


dell'Italia,



del Portogallo,



e, naturalmente, della Spagna.



Lo sappiamo già: soffiano venti di cambiamento e se guardate ogni giorno le notizie vi sarete resi conto che sono sempre di più gli uragani. Questa instabilità, questa crescente conflittualità, queste guerre più o meno dichiarate, questa escalation dialettica fra le grandi potenze... sono per l'ambito delle risorse, di nuovo, grandi fluttuazioni del nostro stato attuale e pertanto anticipano un brusco cambaimento di stato, che in questo caso può essere solo catastrofico (immaginatevi cosa comporterebbe, per esempio, una guerra commerciale o più convenzionale con la Russia, o il collasso dell'Arabia Saudita). 

In linea coi problemi geopolitici che andranno emergendo per la crescente scarsità del combustibile che alimenta l'economia mondiale, ma con fattori che le sono propri, viviamo gli ultimi mesi prima del prossimo crollo in borsa. Le economie di tutto il mondo subiranno una grande contrazione, simile a quella vissuta nel 2008, a un certo punto fra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo. Vari fattori degli ultimi mesi (le crescenti rivolte, i cattivi indicatori economici delle economie europee, la tensione in aumento con la Russia, il rallentamento dell'economia cinese...) sono le fluttuazioni che precedono un grande cambiamento di fase, quello che darà più di che parlare giunti a quel momento, quello che nessuno collega con tutti gli altri, quello che eclisserà tutti gli altri fino al punto in cui non si vedranno più. 

Durante i prossimi dodici mesi si produrranno molti eventi che metteranno in crisi la stabilità di molti paesi. Oltre dei referendum per l'indipendenza in Scozia e in Catalogna, il tracollo delle aspettative politiche elettorali dei grandi partiti presagiva il tracollo degli Stati nazionali in Europa, un processo che può accelerare si invade ancora una volta l'Iraq o si fa la guerra più o meno dichiarata alla Russia. Nuove oscillazioni crescenti che presagivano un cambiamento repentino verso un nuovo scenario radicalmente diverso. 

Se nell'esperimento della vasca da bagno smettete di muovere la mano (se smettete di sottoporre il liquido alla forzatura), l'acqua tornerà a calmarsi e riuscirà a tornare di nuovo ad uno stato di equilibrio. In alcuni casi il nuovo equilibrio sarà simile a quello precedente. Ma, in generale, questo equilibrio non può essere uguale a quello precedente e può arrivare ad essere molto diverso. Questo fenomeno è conosciuto come isteresi. Un caso tipico di isteresi all'interno dei sistemi che oggi commentiamo è quello delle catene trofiche: se alteriamo brutalmente un ecosistema (per esempio, cacciando o pescando in maniera massiccia alcune specie) quando lo lasceremo in pace non tornerà ad essere com'era prima: nuove specie avranno occupato le nicchie ecologiche di quelle che c'erano in precedenza, impedendo il loro ritorno e forse impedendo anche il consolidamento di una catena trofica sostenibile e stabile. 

Il nostro sistema climatico oscilla, anche gli ecosistemi ed i prezzi delle risorse aumentano l'agitazione ed anche i paesi sono sempre più strapazzati. Queste oscillazioni ci anticipano che stiamo giungendo ai limiti. E' preferibile non forzarli ulteriormente, non solo per il caos che ne risulterà (con la sua inevitabile dose di distruzione), ma perché quando alla fine tutto si calma, eliminata la perturbazione che per la storia sarà stata un respiro, le cose non torneranno ad essere come prima. Ed è poco probabile che siano migliori. 

Saluti.
AMT

34 commenti:

  1. Condivido il lungo articolo.
    Ho fatto dei video in cui evidenzio che proprio in Europa, i Paesi che hanno subito meno la crisi economica, sono i Paesi che dipendono meno dalle risorse energetiche importate (escludendo alcune eccezioni come Lussemburgo, malta: piccolissimi stati che barano con le tasse).

    Gli USA lo sanno benissimo che si deve agire prima che le risorse si siano ridotte troppo.
    Dopo la già assurda campagna mediatica contro la Russia, che ci sta(/va) portando vicino alla 3a guerra mondiale; adesso anche in Cina le rivolte sembrano essere simili (non uguali) a quelli in Ucraina.

    Forse qualcuno sta aiutando le persone a Hong Kong a ribellarsi allo Stato centrale.

    Questa volta c'è il rischio che la situazione scappi di mano e che si usino le armi pesanti (nucleare?).


    Vogliamo essere ottimisti?
    OK, non scoppia nessuna guerra, ma il problema energetico non è risolto lo stesso!
    Abbiamo poco tempo per agire.

    Nel mio piccolo sto già pubblicando alcuni risultati di alcune mie ricerche.
    E' inutile tenerle per me, se c'è il rischio che ci perdiamo la vita.
    http://www.energiaricerca.it/
    Nella home page ci sono i link alle Ricerche pubblicata.
    In futuro ne pubblicherò altre.

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  2. Si,anche io condivido.
    Ma quale é la "bottom line" come si dice da queste parti?
    L'idea che vi sará a breve un cambiamento delle politiche mondiali, piú che utopica, é smentita dalla matematica alla base dei modelli tipo World3; la speranza che la "gente prenda consapevolezza" e poi puff tutto cambi l'abbiamo coltivata fin dal 1968 e inizia ad essere piuttosto stantia. Un cambiamento "ecologico moderato" non funziona. l'hanno fatto in Germania e io l'ho vissuto tutto: si tratta solo di allungare un poco il brodo.

    Quando ero bambino mi capitó per la prima volta fra le mani l'opera magna di Isac Asimov: il ciclo della Fondazione. Asimov ebbe l'idea di descrivere la caduta di un impero galattico studiando la caduta di quello romano. Hari Seldon, il geniale protagonista,arriva alle stesse conclusioni dei vari signori citati di continuo qui.
    Ma Seldon riesce a immaginare il durante e il DOPO. Crea la fondazione con il compito di lavorare per ridurre il periodo di oscuritá. Ora, signori, questo é ció che dovremmo iniziare a discutere. Un framework che ci permetta di definire i vari scenari e ci aiuti a ridurne l'impatto promovendo determinate capacitá.
    Quale é la Bottom Line?
    in una metafora: la terza Guerra Mondiale l'abbiamo giá persa, ora cerchiamo almeno di evitare la Quarta.

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    1. Condivido l'idea che tentare di fermare il declino sarebbe energia sprecata (letteralmente) mentre invece sarebbe utilissimo preoccuparci di trasmettere ai quelli che saranno vivi tra un secolo (perché ci sarà comunque della gente) il più possibile delle nostre conoscenze e della arte sia nostra che dei nostri antenati. Non tecnologie avanzate che non gli serviranno a niente, ma nozioni scientifiche ed arte in tutte le forme pensabili.
      C'è una bellissima frase di Edgar Morin: "Sento dunque che l'improbabile al quale mi dedico rischia di diventare davvero impossibile: Ma sento anche che, se il Titanic naufraga, forse una bottiglia gettata in mare giungerà sulla riva di un mondo in cui tutto sarebbe da ricominciare.
      Non si sa mai se e quando è troppo tardi."

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    2. Durante il medioevo la funzione di custodi della conoscenza fu dei monaci. I monaci non erano solo intellettuali: nei loro monasteri riuscivano a dare protezione fisica e a produrre beni di prima necessitá.
      Purtroppo oggi non abbiamo nulla di simile.
      Il rischio é che a farcela saranno i piú violenti, i peggiori di tutti e che comunicheranno alle generazioni che li seguiranno una cultura basata su questi valori. Questo é quello che intendevo quando ho scritto che non dobbiamo perdere la Quarta Guerra Mondiale.
      Contemporaneamente, peró, occorre trovare una maniera di sopravvivere alla Terza.

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    3. Io sono d'accordo che cercare di fermare il declino sia una perdita di tempo, ma fra questo ed occuparsi di quelli che ci saranno fra un secolo mi sembra che ci possa essere una via di mezzo. Occupiamoci anche di mitigare il collasso, preparare noi stessi e quante più persone possibile. Se naufraga il Titanic anche se le scialuppe non basteranno per tutti, facciamo in modo che non restino vuote. Questo può andare d'accordo con l'idea di tramandare scienza ed arte.

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    4. Luca,
      pensare a coloro che ci saranno fra un secolo richiede quel cambio di paradigma che fará la differenza anche per noi. Chi sopravviverá al naufragio?
      Di sicuro i piú armati, i piú duri e "cattivi".
      Io lavoro per proporre un modello in cui anche coloro con un etica abbiano una possibilitá di farcela e di passare questa cultura ai loro figli e figli dei loro figli.

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    5. Sono d'accordo con te Luca quando dici che è necessario prepararsi allo scenario di declino causato dall'impoverimento delle risorse. Questo comporta cambiare lo stile di vita di ciascuno di noi evitando sprechi (cibo, acqua, energia, terreno,..) e cercando di rendere consapevoli altre persone, oltre che tradurre questo in programmi di governo anche locali. Mi piacerebbe però sapere il vostro punto di vista sulle scialuppe di salvataggio di Luca o sui monasteri "moderni" di cui parla Corvo.
      Cosa intendi per scialuppe di salvataggio e come secondo voi possono è possibile realizzarle?
      Saluti
      Daniele

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    6. Sono d'accordo con te Luca quando dici che è necessario prepararsi allo scenario di declino causato dall'impoverimento delle risorse. Questo comporta cambiare lo stile di vita di ciascuno di noi evitando sprechi (cibo, acqua, energia, terreno,..) e cercando di rendere consapevoli altre persone, oltre che tradurre questo in programmi di governo anche locali. Mi piacerebbe però sapere il vostro punto di vista sulle scialuppe di salvataggio di Luca o sui monasteri "moderni" di cui parla Corvo.
      Cosa intendi per scialuppe di salvataggio e come secondo voi possono è possibile realizzarle?
      Saluti
      Daniele

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    7. @anonimo ho provato a spiegare cosa abbiamo fatto concretamente ad Eliopoli in questo articolo:
      http://corvide.blogspot.ca/2012/07/ricetta-eliopolitana-per-la-decrescita.html

      piú di recente sto elaborando un framework che cerca di unificare i vari contributi sul tema dei rischi e delle loro soluzioni. Lo trovi qui:
      http://corvide.blogspot.ca/2014/10/eliopoli-resilience-framework.html

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    8. @Corvo:
      Ho visto il tuo framework, interessante modello/processo che però non dà la soluzione.
      La soluzione che cercate di applicare a Elipoli ha dei grandi limiti, ne cito alcuni:
      • Produzione agricola: inefficiente dal punto di vista delle ore di lavoro necessarie per produrre l’unità di prodotto;
      • Assenza di fattori di scala: alcune costruzioni (dighe, ospedali, …) è possibile averli solo ammortizzando il costo/lavoro tra molte persone (le piccole comunità non possono essere chiuse);
      • Formazione: per formare un bravo chirurgo ci vogliono decenni di studi a tempo pieno e grandi capitali per le attrezzature; in mancanza, al primo problema si rischia la morte;
      • Medicinali: molte medicine (antibiotici, ecc.) richiedono grandi investimenti in ricerca e attrezzature;
      • Sicurezza: ognuno si difende da se? Se un’altra comunità ha avuto le risorse distrutte dal tempo, come vi difendete dall'assalto straniero?
      Il problema di queste comunità è che pensano che l’uomo abbia bisogno solo di: mangiare, coprirsi e avere un tetto sulle spalle.
      Queste cose possono andare bene per gli animali, ma per le persone che: non vogliono avere una aspettativa di vita media di soli 35 anni e ritornare a fare figli come conigli (perché le malattie se ne porteranno via tanti); non sono sufficienti!
      Spesso ci si dimentica che: sanità, sicurezza (polizia/esercito), tecnologia ecc. richiedono grandi investimenti energetici/lavoro che, in tante comunità rurali (anche coordinate) sono impossibili da ottenere.
      Spiacente, non penso che Elipoli sia una soluzione sufficiente e che si possa estendere all'intero genere umano.
      Il futuro richiederà sempre più energia in abbondanza, tecnologia, innovazione, scienza, ricerca. La soluzione è andando avanti e non tornando indietro.

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    9. Penso che il limite del tuo ragionamento sia la domanda alla base. Che potrebbe essere del tipo: "cerco una soluzione per continuare a vivere come facciamo oggi"
      Al che la risposta é: "Non vi é soluzione".
      Come dice Giulietto Chiesa in diverse conferenze "la differenza che possiamo fare é se moriranno alcuni miliardi di persone oppure molti".
      Qualunque tipo di soluzione che includa la salvezza dell'impero Romano, con tutte le sue comoditá varie non é parte dello scenario, come spiegato in diversi articoli qui.
      è chiaro che se qualcuno avesse descritto a un cittadino imperiale del I secolo le atrocitá medioevali, la peste nera, le continue guerre quello avrebbe risposto in manera simile alla tua: "é inaccettabile!"
      Se qualcuno avesse spiegato agli ucraini dell'est nel 2012 cosa li aspettava per il 2014 e gli avesse consigliato di vendere tutto e trasferirsi anche loro avrebbero risposto alla stessa maniera.

      Il futuro richiederà sempre più energia in abbondanza, tecnologia, innovazione, scienza, ricerca. La soluzione è andando avanti e non tornando indietro.
      La fede in un progresso illimitato, "grazie" alla scienza e tutti gli ammenicoli che citi é la CAUSA del problema, non la soluzione. Inoltre non é validata dalla storia. Un periodo di crescita scientifica di 500 anni su 100.000 di storia umana é un INCIDENTE, non una regola.
      Che ci piaccia o meno.
      Non solo le comunitá autonome sono molto piú resilienti agli shock delle societá complesse, non solo esse esistono in forma di villaggio da 100.000 anni, esse hanno favorito alcuni dei periodi migliori dell'umanitá. Il rinascimento Italiano e il V secolo AC in grecia erano basati su cittá stato, che interagivano fra di loro ma erano sostanzialmente autonome.

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    10. @Corvo:
      Sò cosa dice Giulietto Chiesa, anche perché sono in contatto con lui e sono stato il loro coordinatore nazionale del gruppo di lavoro: Energia e Ambiente, in cui c'era pure lui.

      Il problema è che: quando le risorse energetiche inizieranno a essere scarse, ma anche prima, inizieranno tante guerre (o una mondiale) per accaparrarsi le poche risorse rimaste (vedi: Ucraina, Siria, Iraq, ...).

      Da una guerra nucleare, penso, che anche le piccole comunità che non vi parteciperanno attivamente, ne saranno spazzate via.

      La soluzione è nel trovare una nuova fonte energetica e in contemporanea cambiare il rapporto con l'ambiente (maggiore rispetto) e un controllo demografico a livello mondiale coordinato dall'ONU.

      Questa sarebbe una soluzione!

      Le altre alternative, sono solo una scelta su come si preferisce morire.

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    11. @Corvo:
      vista la situazione geopolitica attuale, in caso di un conflitto nucleare tra USA e Russia, per quest'ultima, la possibilità di colpire gli USA può avvenire principalmente da due zone:

      1) da sommergibili nucleari presenti nell'oceano Atlantico e/o Pacifico;
      2) inviando i missili direttamente dalla Russia e facendo il percorso più breve (quello dei poli).

      Visto che gli obiettivi importanti negli USA sarebbero le principali città come:
      New York, Boston ecc.
      c'è il rischio che ti veda passare sopra la testa (Canada: Nova Scotia) qualche missile nucleare che:
      - nel caso vada bene, scoppierà a 400 km di distanza (Boston).
      - se viene intercettato e abbattuto prima, potrebbe scoppiare in territorio canadese (dove hai detto che ti trovi...).

      In genere le testate nucleari attuali sono al massimo di 1,2 megatoni e creano danni nell'ordine di 30 km di raggio.
      Essendo bombe a fusione nucleare, le radiazioni disperse nell'ambiente non dovrebbero essere eccessive.
      Come innesco in genere usano una bomba a fissione con Plutonio (1 mg è capace di avvelenare e uccidere una persona) che è quello che viene disperso nell'aria e contamina con le radiazioni la zona circostante; in genere ne mettono massimo qualche kg. (1 Kg = 1 000 000 mg).

      Della serie.... sarebbe stato meglio che fossi emigrato in Argentina. :-)

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  3. Articolo molto interessante e ancor di più i grafici. Paesi come Italia, Spagna, Grecia hanno avuto una riduzione dei consumi di petrolio straordinari dopo la crisi del 2008 e alla tv parlano ancora di frescacce cosmiche sul come superare la crisi. Ora non conosco la situazione degli altri paesi, cioè se molti altri hanno diminuito il loro consumo di petrolio in modo così drastico negli ultimi anni, ma se non vi fosse stata questa crisi dal 2008, avremmo percepito in modo molto più violento l'avvicinarsi del picco (ad esempio aumento dei prezzi)? E poi è possibile che un altra crisi, ancora più profonda, prolunghi la percezione di possedere abbastanza petrolio a "buon mercato" anche se superiamo il picco o con esso i prezzi aumenterebbero indipendentemente dal fatto che si consumi meno?

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  4. Mi metto nella testa dell'uomo medio che legge questo articolo (simile a tanti altri di questo blog) e mi immagino facilmente il commento:
    - sono decenni che il petrolio deve finire, sono anni che predicate catastrofi che non si verificano ... basta con questa retorica millenarista!

    Ora, chi scrive è un poveraccio qualsiasi che crede nei limiti delle risorse di questo pianeta, crede fortemente che abbiamo un grosso guaio con il clima, ma... ma qualche dubbio ovviamente resta, storditi come siamo e sono dal can can mediatico dominante (es: il boom del fracking negli USA)
    In questo articolo però si dice ad esempio che per il greggio da fracking la bolla potrebbe scoppiare a breve, 1-2 anni, e dunque, se davvero siamo al redde rationem manca poco, e insomma a breve vedremo davvero come stanno le cose, in un senso o nell'altro.
    L.


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    1. "predicate catastrofi che non si verificano"
      Beh quando si verificano le catastrofi é tipicamente troppo tardi per fare qualunque cosa .
      E le catastrofi si stanno succedendo a ritmo impressionante: abbiamo perso il 40% delle specie animali, il clima impazzito provoca continui disastri per miliardi di dollari, le potenze si preparano alla guerra totale.
      Quale é il punto di rottura sistemico?
      Nello scenario che chiamo la "Lunga Crisi" ovvero l'avvicinamento alla parte catastrofica il punto di rottura é il collasso della rete elettrica. Quando si "spegneranno le luci per mai piú riaccendersi" sará un momento facilmente identificabile nella storia. Ma dire che "tutto" é accaduto in quell'istante ignora l'aspetto sistemico e processuale che viene spiegato su queste pagine.

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    2. La "bolla del fracking" è la regina di cuori! E' quella la chiave di questo lustro, ed è li che si gioca tutta la partita. Quando quella vicenda sarà conclusa, l'impero entrerà a buon diritto nei libri di storia. Quella però non sarà una notizia tanto gradevole: capisco chi fa finta di non sapere.

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    3. @corvo

      sono d'accordo. Io mi sono solo immaginato il commento tipico che viene sempre fuori discutendo con la gente comune.

      @fardiconto: probabile che sia come dici. Anche se non sembra esserci limite alla fantasia dei fossil-addicted. Finito il greggio facile sono arrivati i buchi negli abissi, il bitume sabbioso, i buchi nell'artico... ora il fracking ... io temo riusciranno ai inventersi ancora qualcosa.

      L.

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  5. la vasca piena d'acqua è il mondo, la mano che la agita il petrolio. Quando la mano nera smetterà di agitare, le molecole non saranno più al loro posto precedente. Che siano 1 o 2 anni o 1 o 2 decenni non è dato sapere con precisione. Intanto Renzie mena il can per l'aia e chissà quante ne spareranno, pur di mantenere il popolino nell'illusione. Chi vivrà vedrà.

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  6. Come sempre condivido articolo e commenti, sicchè mi sorge spontanea una domanda: cosa consigliate a un giovane 25enne che dovrebbe decidere della propria vita, ma non sa se continuare l'università o no?
    Qualsiasi consiglio è ben accetto.

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    1. L'Alighieri ti ha già risposto, mettendo in bocca a Ulisse la famosa frase. Virtute e canoscenza o vanno insieme o non vanno.Non si può migliorare la propria vita materiale senza migliorare anche quella spirituale. Mia figlia è riuscita a laurearsi in medicina e a fare una vita felice solo dopo averlo compreso e messo in pratica. Ti auguro di aver la stessa sorte.

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    2. Ascolta Dante:
      "Nel mezzo del cammin di nostra vita
      mi ritrovai per una selva oscura,
      ché la diritta via era smarrita.

      Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
      esta selva selvaggia e aspra e forte
      che nel pensier rinova la paura!

      Tant' è amara che poco è più morte;
      ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
      dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte."


      Seriamente:
      aiuta le persone di buona volontà a fare in modo che questo mondo sia migliore.

      Se continueremo con: egoismo, individualismo e avidità,
      niente potrà l'uomo per evitare la catastrofe.

      Quando vai a votare, a lavorare, a fare la qualsiasi... pensa se quello che stai facendo potrà migliorare/aiutare questo mondo, oppure aiuterà/arricchirà solo te?

      A volte le difficoltà non si riescono a superare perché tutti remano contro...
      pensano che saranno gli altri a fare le cose giuste...
      ma se agli altri non dai il tuo appoggio (anche solo morale),
      gli altri rischiano di non farcela.

      -----
      P.S. tra un'ora sarà online un altro aggiornamento sulle mie ricerche in corso, che potete trovare come al solito nel mio sito:
      www.energiaricerca.it

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    3. Ti consiglio di essere te stesso, di ascoltare i tuoi bisogni, le tue inclinazioni, le tue simpatie.
      Di non mettere maschere, di avere grande rispetto per te stesso.
      Di capire che tante persone che sembrano “dio in terra”, NON lo sono, che la saggezza è talvolta dentro le persone comuni.
      Di cercare la saggezza, saperla riconoscere in qualunque cosa o persona, e di tenerla in gran conto.
      Di capire che fai parte di un Tutto, che noi esseri umani siamo su questo pianeta e lo dobbiamo rispettare.
      Che le cose belle non sono i telefonini o le automobili, ma i fili d'erba, gli insetti e la Natura tutta.
      “Segui la strada che vuoi, se puoi. Lì tu sei vero, li sono i tuoi amici.” (Reinhold Messner, alpinista, citato a memoria)
      .----
      Stiamo attraversando tempi difficili, e siamo diretti in un baratro.
      Credo che sia inutile nascondere la verità.
      Il mio consiglio è di farsi una idea della situazione attuale mondiale e di cercarsi una nicchia in cui poter essere felici.
      Se ti piace la Natura, cerca di vivere in una fattoria in un posto lontano dal chiasso delle città, dove vivere in modo semplice a contatto della Natura, e di valorizzare i rapporti umani e con gli altri esseri e forze della Natura.
      La felicità per me è sapere che faccio parte della Natura, e che la Natura è meravigliosa.
      E' il volo di una farfalla, le nubi che sono nel cielo, la crescita di un fiore selvatico.
      .----
      Se ne hai la forza, contribuisci a eliminare le programmazioni tossiche dalle menti della gente (e dalla tua, se sono anche in Te) : i miti della tecnologia, della finanza, della politica, dell'orologio, della religione, della superiorità dell'essere umano rispetto agli altri esseri viventi.

      Gianni Tiziano

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    4. .......La felicità per me è sapere che faccio parte della Natura, e che la Natura è meravigliosa.
      E' il volo di una farfalla, le nubi che sono nel cielo, la crescita di un fiore selvatico..........

      Ah, ci mancava solo la natura meravigliosa.
      E' il volo della farfalla che va a depositare le uova sul melo, così mi ritrovo le mele bacate in autunno.
      Sono le nubi nel cielo, magari proprio quelle che portano la grandine e azzerano il raccolto dei pomodori e danno lavoro al carrozziere.
      Che dire poi dei fiori selvatici, specie quelli violacei dell'aconito, inavvertitamente raccolti dal pargolo durante una gita in una valle alpina.
      E poi la fattoria in un posto lontano (chissà perchè mi viene in mente Nilla Pizzi e il Canadà).
      Non è che è rimasto influenzato dagli spot del Mulino bianco?

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    5. Alfonso,
      la natura è meravigliosa.
      Sempre per me è stato così.
      Sono nato in una casa in campagna, negli anni cinquanta, ad alcuni chilometri dal centro paese.
      Giocavo nei prati, vedevo coltivare la terra, mi stupivo ed ero felice a vedere il rosso dei papaveri fra le spighe di frumento.
      Andavo dal contadino vicino a casa nostra col secchiello in alluminio, a prendere il latte munto con le dita dalla mucca.
      Sgranavamo il mais che coltivavamo, in soffitta.
      Quando avevo sei anni, la mia famiglia si è trasferita nel centro del paese (piccolo).
      C'erano ancora i carri trainati da buoi, cavalli e asini.
      Le rondini facevano il nido sotto il portico, i rondoni sfrecciavano sopra la chiesa.
      Il mercato delle verdure e della frutta era sopratutto fatto di prodotti delle campagne del posto, le banane erano una eccezione, una rarità.
      In macelleria si trovava la carne di animali allevati dai contadini locali (maiali, conigli, polli, mucche). Si trovavano anche rane catturate negli stagni attorno al paese.
      Oltre che giocare nei cortili, noi bambini ci tuffavamo nel fieno raccolto nelle soffitte delle case.
      La domenica lavoravano solo il prete, il tabaccaio ed i gestori dei tre bar.
      Si giocava a tamburello nella strada principale del paese.
      Dormivo in camera sotto tre grosse coperte, le notti d'inverno.
      Non c'era riscaldamento nelle camere.
      In cucina c'era il focolare a legna e in soggiorno una stufetta a kerosene.
      A venticinque anni ho iniziato a frequentare le montagne attorno a Trento, poi dell'intera provincia, e alcune volte in Veneto, Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta, Francia e Austria.
      Nel corso di trenta anni ho praticato escursionismo, alpinismo, arrampicata su roccia, scialpinismo, mountain bike.
      Spesso portavo con me la lente di ingrandimento per osservare i dettagli di insetti, fiori e minerali.
      Anche il binocolo, con cui ho osservato gli animali (aquile, galli forcelli, cuculi, cince, rampichini alpestri, picchi, civette, ecc., camosci, caprioli, scoiattoli, stambecchi, cervi).
      Ho contemplato le nuvole nelle loro forme sempre diverse, e ci ho camminato in mezzo quando camminavo sulle creste.
      Sono stato sorpreso dai temporali a tremila metri.
      Ora ho la fortuna di vivere vicino al bosco, e nel giardino di casa mia posso ammirare il volo delle farfalle, le cince ed i cardellini che vengono a mangiare i semi di girasole, i fringuelli ed i passeri.
      Mangio le ciliegie che raccolgo dietro casa, anche se contengono dei vermetti.
      Il mio cuore è felice quando cammino nei prati alti in montagna in mezzo a migliaia di genziane (ed anche aconito), e quando vedo i fiori di ciliegio, trifoglio o girasole frequentati dalle api ed altri insetti impollinatori.
      Il mio amore per la Natura non è nato vedendo la pubblicità tipo “Mulino Bianco” alla televisione, ma da un contatto fisico durante tutta la mia vita.
      E da tutto quel che ho vissuto, ho concluso che il bene più prezioso da difendere, è la Natura.
      Anche se non sempre si comporta come noi vogliamo.
      Ci dobbiamo rendere conto che non siamo i padroni della Natura, ma una sua componente.
      E che il comportamento di animali, piante, aria ed acqua è frutto di miliardi di anni di evoluzione, che ha permesso la nostra esistenza.
      Le farfalle impollinano i fiori delle piante, le nuvole fanno cadere acqua dolce sul suolo, e alimentano di neve i ghiacciai, i fiori più belli sono quelli non raccolti ma lasciati nel loro habitat.

      Gianni Tiziano

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    6. Grazie per la replica, ti leggo sempre con piacere e con un pizzico di sana invidia.
      E' un mondo idilliaco quello che descrivi e forse la fortuna ha contribuito a fartelo immaginare come tale. Di certo sei nato negli anni in cui l'abbondanza dispiegava, dopo anni di privazioni e di angoscia, finalmente le sue vele, alimentata da un fiume di petrolio che sembrava dovesse durare per sempre. Erano anni di crescita a due zeri e l'ottimismo si respirarava a pieni polmoni.
      La mia personale esperienza fu ed è ben diversa e quasi certamente è stata influenzata dall'estrema sensibilità che ho nel percepire, sotto la crosta dorata della bucolica esistenza, un mondo sommerso impietoso e intriso di soprusi.
      Ogni giorno è un tiro alla fune dove all'altro capo c'è la natura.
      La temo e la rispetto.
      In fondo sono anch'io un'ingranaggio del suo meccanismo.

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    7. Quando arrivarono le borse di plastica non fui più felice di prima.
      Quando arrivò la lavastoviglie nemmeno.
      Neanche per la televisione a colori.
      Nessun progresso (progresso ????) mi ha reso più felice.
      Quando vidi calare il numero di rondini nel mio paese diventai più infelice.
      Quando non vidi più la luce delle lucciole (insetti) nella notte, diventai più infelice.
      Quando non vidi più rondoni sfrecciare attorno al campanile, diventai più infelice.
      .----
      Col “progresso” si perdono tante belle cose.
      Col “progresso” ci autoannienteremo.
      E purtroppo lo facciamo anche a danno dei nostri fratelli animali e piante.

      Gianni Tiziano

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  7. R Simone : sei giovane ed uomo; scappa da solo in Canada dal paese più vecchio (anagraficamente) del mondo.

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  8. Simone,
    io in Canada ci vivo, in una fattoria, off grid.
    Le cose sono piuttosto differenti da come le dipinge Tiziano.
    Oggi sono stato incornato dal mio ariete, che mi ha quasi fratturato la gamba.
    osservo con preoccupazione l'arrivo dell'Inverno, sperando che non sia cosí freddo come l'ultimo e la legna ci basti.
    Altro che la natura pacifica e il volare di Farfalle.
    è una vita durissima quella della "decrescita", ma pur sempre una vita libera da quelle catene visibili o invisibili che oggi sembrano accettabili ma stanno per strangolarci.

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    1. Descrivimi la tua esperienza, corvo, sono molto curioso di sentire un punto di vista così diverso.
      Quando sei andato in Canada? Come sei arrivato ad essere in una fattoria off grid? Quali sono per te, soggettivamente, le catene invisibili dalle quali senti di essere libero?

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    2. Qualsiasi scelta ha i suoi pro e i suoi contro.
      In genere la vita in mezzo alla natura è difficile anche se non contaminata (aria pura...).
      Però se ti fai male... speri che l'ospedale sia quanto più vicino possibile e non a decine/centinaia di km di distanza.

      Per i giovani la fattoria non è adatta, in quanto è un ambiente un pò solitario (dove troivano la ragazza/o, dove si divertono?)
      Va bene per una persona sposata che ha i figli grandi.

      Sia la vita in città che in campagna/natura può essere bella o impossibile...
      dipende da cosa cerchiamo, cosa ci piace.

      L'importante è non andarci a vivere da soli, se no ti trovano 10 anni dopo che sei morto.

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    3. @simone ho parlato delle mie esperienze in diversi articoli sul blog Corvide per esempio questo:#
      http://corvide.blogspot.ca/2011/03/perche-ho-venduto-tutto-e-mi-sono.html

      @alessandro: non sono sicuro che la tua opinione sia basata su una esperienza diretta. Qui ci sono giovani, si divertono, si trovano e si accoppiano. ;-)

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    4. @Corvo: la mia esperienza nasce saltando da persone che vivono in piccoli paesini (meno di 5000 abitanti) e non vedono l'ora di andarsene in comuni/città più grandi perché si sentono rinchiusi in un posto che non offre niente.

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    5. @Alessandro: "un posto che non offre niente" é definito da ció che si cerca.
      Se sia o meno parte dell'educazione giovanile occidentale essere parte della "massa" come conditio per la felicitá. Studi sociologici rivelano che la percentuale di persone felici in piccole comunitá intenzionali é largamente maggiore che nei grossi centri abitati.
      Idem per la salute mentale.
      Il desiderio di vivere come formiche in megacittá come Milano o Roma non é qualcosa di connaturato ai "giovani", secondo me, piuttosto l'effetto di un martellamento di propaganda in quella direzione.

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