Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 12 settembre 2014

Requiem per Deniza.

Jacopo Simonetta

L’orsa Deniza è morta per un’overdose di anestetico ed è estremamente improbabile che i suoi due cuccioli riescano a diventare adulti.   Con ogni probabilità moriranno, oppure saranno catturati e parcheggiati in uno zoo.   Al di la delle polemiche e degli immancabili scarica-barile, si sapeva da subito che sarebbe finita così, eppure la notizia ha suscitato reazioni che, secondo me, indicano che dietro un livello cosciente di pensiero, Deniza riveste un valore simbolico per molti di noi.   Innanzitutto perché era una mamma che ha difeso i suoi cuccioli, ma soprattutto perché era un animale grande, selvaggio e molto raro, evocativo di tutto ciò che la Natura è stata e non è più.   Questo, credo, più di tutto, ne fa un simbolo che tocca direttamente le corde del cuore di quasi tutti, sia pure in modo molto diverso. Da un lato, infatti, vi sono persone che avvertono come inammissibile che una bestia selvaggia possa attaccare un uomo; dall’altro vi sono altri che trovano criminale uccidere un animale di quel genere semplicemente perché ha lievemente ferito un cercatore di funghi.

Cosa muove i primi?   Innanzitutto vi è l’attuale ossessione per la sicurezza: nell’immaginario collettivo odierno il fatto che la vita comporti un grave rischio di morire è inaccettabile. Non siamo più nel medioevo (o nell’età della pietra, secondo i casi)!   Siamo andati sulla Luna e non deve esistere che qualcuno possa essere in pericolo.  Un atteggiamento tanto radicato da determinare oramai gran parte della nostra vita quotidiana ed una parte crescente del bilancio delle famiglie e delle istituzioni.  Perfino del  nostro paesaggio come avvenuto, ad esempio, con la progressiva eliminazione delle alberature stradali, ritenute responsabili di incidenti in cui gli autisti, non gli alberi, avevano il controllo dei veicoli. Ma si tratta di un sentimento molto forte, tanto che il dichiarare che ognuno potrebbe esser responsabile di quello che fa e di dove mette i piedi è spesso sufficiente a scatenare reazioni irose, talvolta violente.

Vi è poi un livello più profondo che ha che fare direttamente con la malattia, la sofferenza e la morte.   Sappiamo bene che moriremo, ma saperlo ed accettarlo sono due cose molto diverse, non per nulla il progresso della medicina e l’allungamento della vita media sono le due conquiste della modernità più universalmente apprezzate. Non per nulla il modo più sicuro per un politico di perdere le elezioni sarebbe ammettere che bisognerà tagliare i fondi alla sanità.

Ma vi è, secondo me, un livello ancora più profondo, tanto è vero che vi sono incidenti accettati ed altri no. Ad esempio, il 14 agosto 2014 l’auto blu su cui viaggiavano il presidente ed il vicepresidente della provincia di Trento ha ammazzato una persona e ne ha spedite altre 5 all’ospedale, ma questo non ha suscitato petizioni e manifestazioni per catturare il presidente ed il suo autista e confinarli in uno zoo; oppure per bandire le auto di grossa cilindrata dalle strade. In questo livello, l’immagine della bestia che osa attaccare l’uomo viene sentita come un completo rovesciamento dell’ordine cosmico   Una sensazione analoga allo sbigottimento che prende molti di fronte agli effetti che le “forze scatenate della natura” possono avere sulle nostre opere e che, secondo me, deriva dal contrasto violento fra come si sente che “dovrebbero andare le cose” e come, viceversa, vanno. Insomma, per coloro che hanno caldeggiato la cattura dell’orsa, l’aggressione ad un essere umano da parte di una belva è qualcosa che somiglia molto ad un sacrilegio.

Nel campo opposto troviamo altre persone che possono condividere o meno i primi due livelli, ma che, viceversa, sentono l’uccisione di un animale che ha difeso i suoi cuccioli ed il suo territorio come una profonda ingiustizia.   Un assassinio, insomma.

Ma l’emotività sollevata dal fatto denota, almeno in alcuni, un livello ancora più intimo in cui l’orso assurge a simbolo di una sacralità della Natura che l’uomo non ha il diritto di violare.   Insomma, c’è chi sente l’uccisione di Deniza come una sorta di sacrilegio.

Si potrà facilmente obbiettare che nessuna delle religioni praticate in zona considera sacrilega l’aggressione di un animale ad un uomo o viceversa.   E questo è probabilmente vero, ma dietro le regole e le convinzioni che ogni fede si è date, esiste una sensibilità e, soprattutto, un modo di percepire e capire il mondo che dipende da archetipi molto profondamente radicati nell’inconscio e relativamente indipendenti dal “catechismo”.   Ed i sentimenti che ci scuotono, sia in positivo che in negativo, non sono generati tanto dalle nostre convinzioni coscienti, quanto da come eventi o parole interagiscono con questo sistema subconscio di valori e di riferimenti.   Per questo motivo le stesse identiche parole, pronunciate in un certo modo ed in certo contesto, ci possono riempire di ira o di sdegno, mentre pronunciate in altri modi o contesti ci sono indifferenti.   Il “moccolo” tirato da qualcuno cui è caduto un martello sul piede non offende nessuno, mentre le stesse parole declamate in chiesa offenderebbero anche i non credenti eventualmente sul posto.

Ed è proprio su questo livello che agiscono i simboli, soprattutto quelli di cui non siamo perfettamente coscienti.

La verità non è venuta al mondo ignuda, ma vestita di immagini e simboli” (vangelo di Filippo).

Se tutto questo è solo parzialmente vero, dietro la reazione di indignazione (chi per l’aggressione all'uomo e chi per quella all'orsa) si cela una frattura insanabile fra due modi profondamente e totalmente incompatibili di concepire la vita: chi sente la Natura come un pericolo che l’uomo ha il diritto di soggiogare ed utilizzare a suo piacimento e chi, viceversa, sente sé stesso e la propria specie come un pericolo per una Natura cui si deve prima di tutto rispetto.

E credo che questo sia un discrimine insuperabile tanto per gli uni che per gli altri.   La differenza è semmai nel fatto che i “suprematisti umani” avranno nel futuro anche prossimo molte cattive notizie.   I “suprematisti naturali” dovranno affrontare le stesse difficoltà pratiche degli altri durante tutta la fase declinante della nostra civiltà, ma perlomeno avranno modo di farsene una ragione.

Magari non è molto, ma fa la differenza.



9 commenti:

  1. In quello che è successo, non si vede nessun segno di giustizia!

    L’essere più forte impone il rispetto all'essere più debole, indipendentemente di chi è la colpa.

    Accade così anche con alcuni Paesi del mondo, a cui non interessano i fatti, ma vogliono, per il fatto di essere più forti (armi) e sviluppati, impongono ad altri Paesi di rimanere sottosviluppati.

    Da tutti questi fatti, possiamo dedurre alcune considerazioni.

    Se esistono veramente esseri extraterrestri, spero proprio che:
    • siano molto più intelligenti di noi e più umani!
    • Oppure preferirei che non ci venissero mai a trovare!

    Perché, se ragionassero come è successo qui, vuol dire che loro, in quanto più forti e più evoluti, imporrebbero (sia a torto che a ragione) a noi tutti scelte che potrebbero non piacerci (tipo: sterminio di razze inferiori disturbatrici).

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  2. Fra i suprematisti naturali c'è la categoria ulteriore di chi metterà a rischio il proprio futuro individuale prossimo per vendicare le molte Deniza: degli attivisti in stile sea-shepard ma non molto pacifisti...Questi ultimi potrebbero aumentare secondo me al chiarificarsi dello scenario di non sostenibilità per molti : cosa ne pensate ? Semplificando meglio kamikaze che morti d'inedia e stenti : uno scenario alla soylent green non sarà su questi schermi per la naturale tendenza sia degli scimpanzè, sia dei cacciatori di branco a scontrarsi anche violentemente coi branchi rivali al minimo calare delle risorse all'interno del proprio territorio: assomigliamo ad entrambi. Mai la violenza fra uomini potrebbe essere più benedetta...Opinioni ?

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    1. Si sa che la crisi economia, o delle risorse, intensifica gli egoismi e allontana la solidarietà.
      Questo comporta la disgregarsi delle comunità.
      Nessuno vorrà condividere con altri quel poco che ha.

      Le confederazioni degli Stati si disintegreranno (Unione Europea); e altrettanto faranno i singoli Stati (UK - Scozzia ecc).

      Gli Stati sempre più piccoli, diventeranno vulnerabili e non avranno le poche risorse energetiche rimaste.

      Gli Stati che non potranno usufruire delle fonti energetiche si disintegreranno completamente e ci sarà la rinascita delle città Stato o delle tribù (come accade già in alcuni Paesi Arabi).

      L'unica legge possibile sarà la legge del più forte.
      ----
      E' inutile ricordare che dobbiamo rapidamente trovare una soluzione al problema energetico, se non vogliamo che quello appena raccontato si avveri.

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    2. "Fra i suprematisti naturali c'è la categoria ulteriore di chi metterà a rischio il proprio futuro individuale prossimo per vendicare le molte Deniza: degli attivisti in stile sea-shepard ma non molto pacifisti...Questi ultimi potrebbero aumentare secondo me al chiarificarsi dello scenario di non sostenibilità per molti : cosa ne pensate ?"

      Oh, è più che possibile che neir prossimi anni qualche anima bella decida che per "salvare il mondo" serva qualche azione "poco pacifista". Ma alla fine della giornata il 99% della popolazione si aspetta di tornare a casa e che la lampadina si accenda quando si schiaccia l'interruttore, la carta igienica sia a portata di mano etc.Mancando ciò se la prenderà con chi è al potere e sosterrà chi le prometta benefici (per capirci, Grillo i voti li ha presi per il reddito di cittadinanza, non per la decrescita). Al massimo qualche punto percentuale può essere persuaso a separare i riufiuti, prendersi l'auto ibrida e protestare contro qualche simbolo tipo il nucleare/fracking. Ma comunque si aspetta di trovare la benzina al distributore.
      Quello che organizzazioni tipo Greenpeace fanno è sostanzialmente vendere indulgenze ai propri sostenitori per i peccati ambientali. Dubito che ci sarà un mercato per ciò se le cose si mettessero veramente male, più probabile che quello che salti fuori assomigli all' ISIS od alle bande di Odoacre.

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    3. Messaggio in bottiglia

      Plastica usata
      cala nel fiume
      danza concitata

      scortata all'acqua sapida
      morfa zattera aggregata
      d'indole grottesca

      nefandezza
      il semplice messaggio

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    4. Sono sostanzialmente d'accordo con Marcello, ma non del tutto. E' esperienza comune che le calamità fanno emergere sia il meglio che il peggio di noi. Ed alle lunghe si è visto che evolutivamente le comunità in cui prevalgono i comportamenti altruisti vincono. Questo non vuol dire che alla fine del XXI secolo il mondo sarà dominato da gruppi New Age, ma piuttosto da bande di Odoacre che avevano un comportamento assolutamente e totalmente altruistico al loro interno (non così all'esterno....).
      Jacopo

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  3. uno si può commuovere o meno per un fatto come questo, che riguarda un animale, ma ieri sera hanno fatto la 1° notte bianca nel mio paese e sono voluto uscire per rendermi conto del livello di rumore e di imbecillità operante. C'erano varie orchestrine disseminate in vari luoghi, che sparavano dai 90 ai 120 db e per quello che riguarda l'imbecillità, c'era addirittura una cantante col bambino di circa 9\10 mesi dentro il marsupio, cogli occhi sbarrati, spippati, avrebbe detto mia madre, che era esterrefatto dalle centinaia di persone che gli scorrevano davanti e dal gran rumore a cui era sottoposto dalle 21 alle 02 o più di notte. A me e a mia moglie ha fatto una gran pena, ma un popolo di minorati mentali può solo partorire altri minorati mentali ancora più gravi. Ricordiamoci com'è finito il "panem et circenses" e capiremo dove sta andando questa società.

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    1. Anche io ho visto scene simili nel mio paese ieri notte.

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  4. Molto ingiusto quel che abbiamo fatto patire all'orsa Daniza ed ai suoi cuccioli.
    E' il simbolo di come la nostra civiltà tratta la natura.
    Da padrona.
    Ma non ne siamo i padroni.
    Serve una visione olistica, sistemica da parte nostra, di noi Esseri Umani.
    Ma pochi di noi l'hanno.
    Dovremmo vergognarci profondamente di come trattiamo la natura.
    Ma pochi di noi si vergognano.

    Gianni Tiziano

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