Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 28 settembre 2014

IL DIAVOLO, ESISTE?

Di Jacopo Simonetta

In un mio precedente post ho sostenuto che Godzilla non esiste, una notizia che spero non abbia traumatizzato i suoi molti fans.   Oggi vorrei invece cimentarmi con un altro soggetto di ben più illustre stirpe, ma parimenti ritenuto oggi un mero frutto di una perversa fantasia.   In effetti, dopo millenni di onorata carriera, questo personaggio chiave della cultura europea (e non solo) è stato malamente licenziato e bollato con la più infamante delle etichette: “superstizione medioevale”.   Un marchio d’infamia da cui neppure qualche esplicito richiamo da parte del pontefice lo ha potuto riscattare. Senza pretendere di riuscire laddove il papa ha fallito, vorrei qui proporre alcune considerazioni in merito alla natura ed alla funzione di quello che un tempo era indicato come “il Nemico”.

Innanzitutto, premetto che come fonte primaria non utilizzerò alcuno dei numerosi sapienti che in passato si sono cimentati sull'argomento, bensì il complesso della favolistica popolare, raccolta e pubblicata perlopiù nella seconda metà del XIX secolo, ma di origine molto più antica.  Trattandosi di dare la caccia ad uno o più archetipi, ho ritenuto che questa fonte fosse più promettente di quella rappresentata da autori di riconosciuto valore, ma legati alla Chiesa o, per contrasto, in aperta polemica con essa.   Una situazione che produce necessariamente uno stravolgimento del materiale di base che viene utilizzato, spesso molto sapientemente, a fini didattici o polemici.

Esistono infinite varianti e sono molte le vicende in cui il Nemico può giocare un ruolo importante, talvolta persino positivo.   Qui mi occuperò solamente di una casistica particolare, ma molto vasta: quella in cui il Diavolo si pone al servizio di qualcuno, o perlomeno si offre di farlo. In questo genere di favole, il Diavolo si manifesta in due ben diversi contesti: Attacca tramite tentazioni i più santi fra gli uomini; oppure offre aiuto a persone del tutto comuni.
    
Il primo caso ha un precedente nella tentazione di Cristo ed è presente nella favolistica popolare perlopiù come derivazione dall'enorme corpus delle vite dei santi di cui è un ottimo compendio la Leggenda Aurea.   In questo contesto, il demonio appare al santo (od allo stesso Salvatore) per distoglierlo dalla sua ascesi e contaminarne l’anima con una qualche forma di avidità (per il sesso, per il cibo, per il potere, ecc.).   Essendo la persona un santo, egli comprende però l’inganno e percepisce immediatamente la natura orripilante del Diavolo e l’intrinseca malvagità della sua offerta.

Il secondo caso, per me molto più interessante, è assai più frequente nella letteratura orale popolare per il semplice motivo che si riferisce a persone comuni, simili a chi narra ed a chi ascolta; persone dedite ai fatti propri e non alla purezza dell’ascesi.   Quindi molto più vulnerabili alla tentazione. In questi casi, normalmente, sono le persone che evocano il diavolo, sia pure indirettamente, tramite un atto di avidità o di disperazione.   Può trattarsi di un desiderio illecito oppure di una grave infrazione; in ogni caso, si noti bene, si tratta di una manifestazione di avidità per qualcosa cui il protagonista non ha diritto.   Qualcosa che si trova oltre un limite che non dovrebbe essere valicato.

Una variante a questa casistica è la persona che, sopraffatta dalle calamità o dalla miseria, dispera dell’aiuto e della giustizia divina; insomma il contrario di Giobbe che un tempo tutti conoscevano perfettamente.   Anche in questo caso, comunque, abbiamo a che fare con il rifiuto dei limiti che gli eventi pongono alla nostra vita. Una volta espresso questo tipo di sentimento con sufficiente forza di volontà, il Diavolo appare, spesso sotto le vesti di un signore affabile e ben vestito, ma riconoscibile per una qualche anomalia fisica (zampe di cavallo o simili) e/o per la puzza di zolfo.   Costui propone al protagonista un affare: la soluzione al suo problema od il soddisfacimento de suo desiderio in cambio dell’anima (non necessariamente quella del protagonista, può anche essere quella di qualcun altro). 

Se, eventualmente dopo un certo mercanteggiamento, il protagonista accetta, il demonio ottempera pignolescamente al contratto: soddisfa i desideri e risolve i problemi dell’umano (quasi sempre un maschio, attenzione al dettaglio).   In molti casi il protagonista scopre un grande tesoro e diventa ricco, oppure sposa la figlia del “re” (dove re, in genere, indica semplicemente una persona molto importante).  Ma la casistica è ampia ed in molti casi l’aiuto del demonio è necessario per riuscire in un’impresa come la costruzione di un ponte o perfino di una cattedrale.   Richiamo l’attenzione su questa tipologia di intervento demoniaco che ritengo particolarmente illuminante.   Non è infatti che ci sia qualcosa di intrinsecamente malvagio nel voler costruire un ponte o magari una chiesa; l’atto di avidità che evoca il demonio, in questi casi, è la volontà di realizzare un’opera che la gente ritiene impossibile.   In ultima analisi, il protagonista vuole  superare i limiti imposti dalla natura e dal costume per fare qualcosa di utile, ma eccessivo.   E non già per la maggior gloria del Signore, bensì per la maggior gloria di sé medesimo.

Una volta compiuta l’opera, il Diavolo esige il suo credito.   Il destino del protagonista è dunque la dannazione eterna, a meno che non riesca ad ingannare il Nemico con un trucco, di solito con l'aiuto di un  sant'uomo chiamato al soccorso.   Altre volte il protagonista si salva pentendosi delle sue colpe e, se il suo pentimento è sincero, l’opera crolla o scompare assieme al suo infernale artefice.  

Altre volte il diavolo assicura invece un’intera vita di sfacciata fortuna al protagonista il quale però, dopo un primo momento di euforia, si accorge che dietro una splendida apparenza la sua vita si sta trasformando in un inferno senza speranza.   I parenti e gli amici lo abbandonano, oppure muoiono, oppure cominciano a sfruttarlo, anziché amarlo.   Le sue proprietà aumentano, ma non danno benessere; il suo denaro attira ladri e tagliagole.   In sintesi, la sua fortuna diffonde paura, invidia e disgrazia fra chi viene in contatto con lui e tutto ciò che fa ottiene risultati opposti a quelli voluti.    Il finale è simile:   la dannazione; a meno che il protagonista (o più spesso sua moglie) non trovi un trucco per ingannare il demonio.   Talvolta anche un sincero pentimento può salvarlo dalla dannazione eterna, ma tutto ciò che ha realizzato nella sua vita si dissolve in una fumata maleodorante.

Dunque, sfrondando i dettagli che differenziano ogni singolo racconto, tento di riassumere i punti che caratterizzano il diavolo e la sua opera nella maggioranza delle favole:
  • Vive abitualmente sotto terra ed ha un’estrema affinità con il fuoco.  
  • Viene evocato tramite un atto di volontà motivato da un sentimento di avidità, superbia o ribellione contro i limiti imposti all'uomo dalll’ordine divino del mondo.
  • Quando si manifesta per la prima volta, ha un aspetto elegante e signorile, ma un cattivo odore.
  • Consente di realizzare opere ed imprese straordinarie, anche di pubblica utilità e perfino opere di bene.
  • Serve fedelmente le proprie vittime esaltandone nel contempo l’ambizione e la superbia.
  • Superata una soglia variabile da caso a caso, da servo diventa padrone e coloro che si servivano di lui si trovano prigionieri in un mondo di dolore senza speranza.   Dietro l’aspetto accattivante si rivela un mostro orribile.
  • Il suo passaggio lascia l’aria fuligginosa e maleodorante.
  • La dannazione è il destino normale di chi evoca il Diavolo, ma esiste la possibilità di sfuggirgli a condizione di rendersi conto in tempo della trappola ed ingannarlo; oppure pentirsi ed accettare le conseguenze dell’errore commesso.   
  • Generalmente, la salvezza comporta la perdita dei vantaggi ricevuti ed una dura penitenza. 
Esiste qualcosa nella realtà fisica comunemente riconosciuta che abbia queste caratteristiche?   Qualcosa che ha assicurato a molti di noi una vita di sfacciato benessere e di costante superamento dei limiti?   Nel contempo riempiendoci di orgoglio al punto di ritenere oggi un nostro diritto il continuare a disporre di tali privilegi, costi quel che costi?   Qualcosa, insomma, che servendoci fedelmente ci ha condotto sulle soglie della dannazione?   Io credo di si e tutti noi sappiamo di cosa si tratta.

Dunque, il diavolo è una fantasia medioevale, una metafora psicologica od una realtà fisica?   Oppure tutto questo ed altro ancora contemporaneamente?
La potenza del mito è che sempre ha numerose e contemporanee chiavi di lettura possibili; sta a noi capire quali siano quelle che, di volta in volta, ci possono aiutare ad intuire pericoli mortali e, forse, sfuggirvi.    Nelle favole sono i santi eremiti e le donne che possono, talvolta, sconfiggere il Nemico.


19 commenti:

  1. Bell'esercizio di traslazione del significato. Molto acuto.

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  2. Ho avuto la pelle d'oca leggendo questo articolo. Ho davvero compreso che siamo spacciati (come umanità).

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    1. Ma non per una questione divina.. ho realizzato che l'uomo non abbandonerà mai gli agi, non abbandonerà mai il "sistema" anzi combatterà contro qualsiasi cosa lo minacci. Come diceva Morpheus, se vogliamo.

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  3. In effetti, questo post di Simonetta mette in luce il fatto che ancora oggi abbiamo un problema del "male" in senso metafisico. Si dice che il male non esiste, è soltanto un assenza di bene. Si dice anche che il male è illusione, è ignoranza. E, armati di questi concetti, vediamo che ci siamo incamminati su una strada non buona. Per niente. Siamo preda dell'illusione di un abbondanza che non ci saremmo comunque meritati anche se fosse esistita. E questa illusione ci porta al male massimo, che è l'illusione dell ὕβρις - l'illusione di crescere per sempre, l'illusione di poter controllare tutto, l'illusione di essere alla pari con Dio e di poter gestire questo pianeta come se lo fossimo. Il diavolo, alla fine dei conti, siamo noi.

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  4. nafta in kazako significa diavolo...

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  5. Mi permetto solo di aggiungere che il male è stato ed è tutt'ora raffigurato con sembianze orribili o che agisce in modo diretta seppur nell'ombra.

    Oggi invece il diavolo è molto più furbo, veste alla moda, è pulito, profuma, parla alla tv, appare come la perfezione ed è il sogno di molti.

    E' così ben truccato che riesce a farsi scambiare per il bene.

    Per non cascare nell'errore l'unica domanda da porsi è? quello che faccio è per amore o per me stesso. Se la risposta è la seconda ..... il diavolo vi sta giostrando.

    Magari è semplicistico, ma se ci pensate bene..... può aiutare
    grazie a tutti voi

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  6. Il petrolio.
    E' stato il modo in cui la natura ha stoccato una parte di CO2 sottoterra.
    Sottoterra doveva restare e deve restare.
    La natura è meravigliosamente saggia.
    Noi stiamo bruciando ogni giorno l'equivalente di quanto la natura ha messo sottoterra in 200 anni.
    Un anno di petrolio significa 200 anni * 365 volte (giorni) = 73.000 anni di azione naturale vanificata.
    Difficile che ci salviamo dal nostro agire stupido, che vanifica la saggezza della Natura.

    Gianni Tiziano

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  7. Ingegnoso e divertente. La metafora servirebbe anche per il nucleare? Comunque speriamo che il post non finisca linkato a qualche web america del Bible Belt o in due settimane ci troviamo una nuova Chiesa Apostolica Anti-Fracking!

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  8. Più che il diavolo, oggi è il suo esercito di demoni che sta portando al collasso questa (in)civiltà globale, tra banchieri, consigli di amministrazione delle multinazionali e i loro servi politici. Oltre agli esponenti della grande criminalità, nella quale rientrano tranquillamente anche quelli elencati prima.

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  9. Se fosse vero, allora anche i lieviti sono adoratori del demonio... Temo che sia un problema piu' banale di inconsapevolezza o mancanza di saggezza.

    Quella piano piano si fa strada, spesso con molta fatica...Ma si fa strada.

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    1. pare che i lieviti o i maiali di Gerasa, che si buttarono nel lago dopo essere stati infestati dai demoni usciti dall'indemoniato non siano le loro dimore preferite. Tu sei la sua dimora preferita. Pare che gli piacciano particolarmente i superbi e per niente gli umili, ma trovamene qualcuno, se ci riesci.

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    2. Brutta bestia la superbia, ne convengo.

      Non penso che angeli e demoni non esistano, ma forse abbiamo bisogno di prenderci anche noi le nostre reponsabilita' invece che incolpare gli spiriti.

      Abbiamo il libero arbitrio, che ci piaccia o no.

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    3. poveri spiritelli, lasciamoli in pace a fare il loro lavoro di dannazione eterna per tutti e noi pensiamo alla nostra superba libertà. San Paolo ed il Corano non sono d'accordo con te.

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  10. Il riso era considerato diabolico nell'alto medioevo, eppure il Diavolo non è mai riuscito a ridere di se, della sua caduta agli inferi, e di quello lassù...Meraviglie al contrario delle religioni di Sion...Come scrisse Ernest Renan, teologo e pensatore di fine 800, il monotesimo è una religone del/da deserto..Il mio augurio è che ogni monotesimo venga respinto nelle terre natie, dove potranno tornare a fare i beduini a breve non solo in Arabia...Renan si preoccupò anche che senza carbone ogni industria si sarebbe fermata...Altro che miracoli della tecnica e scienze economiche..Occorre ripassare le prime 2 leggi della termodinamica, e nel frattempo rimettere l' uomo, perchè i singoli uomini non hanno valore, al suo posto prima che avvenga naturaliter...

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    1. risus abunda in ora stoltorum. Pare che anche prima di Cristo ci fosse chi la pensava come nell'alto medioevo.Ma abbiamo suonato e non avete cantato, abbiamo intonato lamenti e non avete pianto. Alla durezza di cuore e di cervello non c'è limite. Comincio a pensare che un pò di ragione ce l'hanno anche gli islamici, quando affermano che anche la bomba atomica e quindi anche i principi termodinamici sono presenti nel Corano. Peccato che anche tra di loro ci sono molti duri di cuore e cervello.

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    2. Temo di doverti contraddire, Fra. Sembra proprio che un creatore esista, ma constatare o meno questo, e' naturalmente un problema personale.

      Quello che vorrei suggerire e' che "tutte" le religioni monoteistiche, spogliate della loro mondanita' e delle incrostazioni storiche, culturali e politiche, tendono essenzialmente alla stessa cosa.

      Dal mio canto, ho trovato una sorgente non convenzionale di conoscenza a cui attingere per individuare una mappa della situazione, per quanto non di facile lettura.
      Si tratta delle esperienze NDE.
      Spero che esca presto la pubblicazione del progetto scientifico AWARE per vedere cosa hanno trovato ( se lo hanno trovato).

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    3. R Phitio: mi inginocchio sotto le tue tue parole...Ma hai letto quello che ho scritto ?..Monoteismo come religione del deserto, riso come principio scardinatore di ogni dualismo teologico ..Guarda che non sono concetti che ho partorito io...

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