Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 8 settembre 2014

Il declino della scienza: perché gli scienziati pubblicano troppo

DaResource crisis”. Traduzione di MR


Stiamo vedendo che gli scienziati falliscono malamente a convincere i decisori politici del bisogno urgente di fare qualcosa contro l'imminente disastro causato dal riscaldamento globale. Ma questo è solo un sintomo del declino della ricerca scientifica, disperatamente alla ricerca di finanziamenti ma oppressa dalla burocrazia e da un generale disinteresse da parte del pubblico. In questo testo, sostengo che una delle cause del declino è l'enfasi sulla pubblicazione (la regola “pubblica o muori”) che sta causando un declino della qualità della ricerca scientifica. Sostengo che i saggi scientifici sono diventati una forma di valuta e che soffrono di tutti i problemi che affliggono i moderni mercati finanziari. Sia il mondo finanziario sia quello scientifico hanno sviluppato proprietà “emergenti” che ottimizzano la produttività ma non necessariamente i benefici. In breve, stiamo pubblicando troppo. (immagine sopra da questa pagina

Il mondo scientifico sembra sommerso da un vero e proprio tsunami di articoli di ogni tipo, pieno di urla e strepiti senza  significato. Una situazione che sembra sempre di più simile a quella della cacofonia generale del World Wide Web, inondato da informazione di pessima qualità che soffoca quella buona (sempre che ce ne sia). Questo comincia ad essere un problema serio ed alcuni hanno esplicitamente chiesto che gli scienziati debbano pubblicare un numero minore di articoli, ma di qualità maggiore (come sostenuto, per esempio, da Timo Hannay).

Ma perché ci troviamo in questa situazione? Qual è la causa per cui la scienza è diventata un frullatore di carte? Qui, sostengo che questo è il risultato delle proprietà fondamentali dei sistemi complessi. Questi sistemi generano proprietà emergenti che spesso sono simili in campi che appaiono molto diversi a prima vista. In particolare, le pubblicazioni scientifiche risultano essere molto simili al sistema finanziario mondiale, con tutti i problemi associati di una crescita incontrollata e spreco di risorse. Lasciate che spieghi il mio punto di vista.

Dall'inizio della carriera, gli scienziati vengono spinti a pubblicare, pubblicare e pubblicare. Questa è conosciuta come la regola “pubblica o muori”, che viene applicata per mezzo del processo “peer review” in cui dei colleghi dell'autore hanno l'autorità di accettare o rifiutare l'articolo proposto, o richiedere modifiche. Sembra semplice, ma è molto più complesso di così, con diverse variazioni sul tema del “peer review”, un diverso prestigio delle riviste scientifiche, diversi metodi di diffusione (per esempio di libero accesso o a pagamento) ed altro.

Uno dei problemi del sistema è che il peer review di solito può filtrare i saggi davvero sbagliati o mal concepiti, ma difficilmente può fare la stessa cosa per i saggi che sono semplicemente mediocri. Le limitazioni del peer review sono generate dai metodi di valutazione post pubblicazione arcani (ed inefficaci) che a volte vanno sotto il nome di “scientometria” (da non confondersi con Scientology!!)

Per un non scienziato, l'urgenza di pubblicare e i metodi di pubblicazione della scienza sono cose difficili da capire, ma appariranno del tutto chiare se li confrontiamo a una cosa con cui abbiamo tutti familiarità: la valuta monetaria ordinaria. Esaminiamo allora i molti paralleli in un elenco non esaustivo.

1. Valuta. Il modo in cui intendiamo la valuta monetaria oggigiorno è qualcosa che non ha valore intrinseco: si presenta sotto forma di foglio di carta o di bit nei computer. Ma avere questi bit o pezzi di carta fa guadagnare prestigio e beni di lusso e fa salire nella scala sociale. La situazione è esattamente la stessa per gli articoli scientifici. In sé, potrebbero avere poco o nessun valore, ma più articoli uno scienziato si vede pubblicati, più alto è il suo prestigio e più lei/lui può salire sulla scala scientifica verso posizioni più alte e prestigiose. Gli articoli possono anche portare beni di lusso sotto forma di costose apparecchiature di ricerca (microscopi, acceleratori di particelle, scanner, ecce.).

2. Emissione di valuta. Oggi, le banche centrali sono le entità autorizzate ad emettere valuta monetaria ed hanno l'autorità di stampare un marchio di convalida su un pezzo di carta che altrimenti non avrebbe valore e che poi diventa “soldi”. Nella scienza, la validazione di un articolo è il privilegio degli editori scientifici. Ma chi ha dato agli editori scientifici questa autorità? E' una domanda interessante, a cui è tanto impossibile rispondere quanto rispondere alla domanda chi ha dato alle banche lo stesso tipo di autorità con la valuta ordinaria.

3. Spendere la propria valuta. La valuta ordinaria non ha valore in sé stessa, ma può essere scambiata con ogni sorta di articolo nel mercato. Gli articoli scientifici non sono così facili da riscattare, ma possono essere trasformati in valuta ordinaria usandoli come gettoni per ottenere un salario, avanzamenti di carriera, onorari ed altro.

4.Inflazione. La valuta è famosa per subire all'inflazione; perde parte del proprio valore nel tempo. Gli articoli scientifici sono soggetti allo stesso fenomeno. Gli articoli più vecchi hanno meno valore di quelli nuovi e per mantenere la propria “ricchezza”, come scienziati si deve combattere l'inflazione. Se i vostri articoli invecchiano e non ne viene pubblicato nessun altro nuovo, questi non varranno nulla.

5. Interessi sulla valuta. La valuta ordinaria può essere depositata per acquisire un interesse sotto forma di ulteriore valuta. Per gli articoli scientifici, lo stesso ruolo viene giocato dalle agenzie di finanziamento che trasformano gli articoli scientifici in sovvenzioni alla ricerca, che gli scienziati useranno per produrre ulteriori articoli. E' un classico esempio di retroazione positiva.

6. Analisi. Il valore reale della valuta ordinaria può essere accertato con procedure che potrebbero comprendere il dosaggio chimico di metalli preziosi. Per la valuta di carta, ci sono modi per determinare se sono stati stampati da agenzie autorizzate. Per gli articoli scientifici la validità viene verificata da “arbitri”, scienziati che decideranno se i dati e l'interpretazione riportati sono corretti.

7. Contraffazione scientifica. La valuta ordinaria può essere contraffatta in vari modi, per esempio sotto forma di metalli senza valore al posto di quelli preziosi, sotto forma di banconote stampate da agenzie non autorizzate e sotto forma di valuta legittima – ma senza valore – emessa dalla banca centrale di paesi piccoli e sconosciuti. Nelle pubblicazioni scientifiche, la contraffazione viene praticata da piccoli editori “predatori” che non eseguono lo stesso controllo di plausibilità di quelli istituzionali e potrebbero pubblicare qualsiasi cosa in cambio di un pagamento (in moneta standard) da parte degli autori.

8. I soldi sporchi sostituiscono quelli buoni. Questo è un fenomeno ben conosciuto in tutte le economie, coi soldi che vengono deprezzati riducendo il contenuto di metalli preziosi o stampandone troppo. Nella scienza, stiamo assistendo allo stesso fenomeno con la proliferazione degli editori scientifici – spesso aziende ombra che cercano di fare soldi da scienziati ansiosi di veder pubblicati i loro articoli ma che non ci riescono con le riviste tradizionali. Il risultato è un'inflazione di articoli scadenti che tendono a sommergere il flusso di quelli buoni.

9. Schemi Ponzi e mercato multi-livello. Uno schema Ponzi è una struttura piramidale in cui i livelli più bassi pagano quelli più alti per il privilegio di farne parte. Un schema di mercato multi-livello è simile, ma si paga per il privilegio di essere in grado di vendere un prodotto. Non c'è ragione per cui tali schemi non possano esistere anche nella scienza. Alcuni hanno recentemente avviato riviste che hanno assunto una struttura piramidale che somiglia molto ad uno schema di mercato multi-livello. In questo caso, gli scienziati sono trascinati in uno schema con la lusinga di essere definiti “editori”. Di conseguenza, lavora gratuitamente per l'editore!


Come vedete, le similitudini sono così tante e così evidenti che possiamo dire che il sistema editoriale delle pubblicazioni della scienza moderna è una forma di valuta che esiste e prospera all'interno del sistema che lo ha creato. E' così radicato e così naturale che la maggior parte degli scienziati sembra mostrare poco o nessun interesse riguardo alle sue origini. Eppure, il sistema peer review sembra sia stato sconosciuto un secolo fa (vedete questa osservazione di Michael Nielsen). Per esempio, solo uno dei circa 300 articoli pubblicati da Albert Einstein è passato attraverso il peer review. Il sistema di pubblicazione scientifica che conosciamo oggi sembra essere diventato la regola solo nella seconda metà del ventesimo secolo. E' impressionante che questo sistema sia emerso del tutto da solo senza che nessuno lo pianificasse. E' un “fenomeno emergente”, una delle caratteristiche dei sistemi complessi che tende ad evolvere in modo tale da massimizzare la dissipazione di energia potenziale (vedi, per esempio, Kaila e Annila).

Potremmo dire che il sistema finanziario mondiale si sia evoluto per massimizzare la distruzione delle risorse naturali della Terra, favorendo il loro consumo a velocità molto più elevate della capacità della Terra di riformarle – ovviamente non a beneficio dell'umanità. Potremmo sostenere che il sistema dell'editoria scientifica mondiale si sia evoluto per massimizzare la produzione di un gran numero di mediocri ed inutili articoli. Ancora una volta, ciò non va a beneficio della scienza. Detto semplicemente, stiamo pubblicando troppo!

Questo sistema può essere cambiato? Si parla molto del tema della riforma del sistema finanziario mondiale, proprio come si parla molto della riforma del sistema dell'editoria scientifica mondiale. In entrambi i casi, tuttavia, la riforma sembra essere molto difficile, se non impossibile. Nella scienza, il tentativo ben intenzionato di aprire al pubblico i risultati della ricerca scientifica da parte del sistema “Open Access” sembra aver avuto l'effetto contrario a quello sperato, generando un'ondata di “editori predatori” che favoriscono una dissipazione anche più rapida dei potenziali scientifici aumentando grandemente il numero di articoli mediocri o scadenti. Il sistema finanziario sembra essere persino più impenetrabile a qualsiasi tipo di cambiamento.

Alla fine, sembra che gran parte dei sistemi di questo tipo possono essere riformati solo ricostruendoli dopo che sono collassati. La cosa non sorprende: dopo tutto sappiamo che se combattiamo la termodinamica, la termodinamica vince sempre.




3 commenti:

  1. Se combattiamo la termodinamica, la termodinamica vince prima...Quanto alla peer review forse nei paesi con importante contributo pubblico alle università, soprattutto con una pletora di sedi come l' Italia, sarebbe occorso un numero massimo al limite di pubblicazioni valutabili per stabilire la qualità della ricerca; uso il passato perchè ho la sensazione che da 2-3 siamo entrati nella fase di feedback positivo di saturazione di sostenibilità del sistema con la progressiva riduzione del numero degli iscritti; ora quindi è necessaria secondo me una lotta aperta fra facoltà per mantenere le decenti e non coinvolgerle in un crollo generale; prima si fanno chiudere le autoreferenziali, naturalmente comprese le maggior parte delle non scientifiche, più possibilità ci sono di tenere ed implementare quelle utili anche a chi non ci lavora...

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  2. pare proprio che per tappare la bocca al contraddittorio oltre alla vecchia censura, ci sia oggi la proliferazione oltremisura di informazioni di tutti i tipi e contradditorie tra loro. Un bel sistema di potere visto che solo le menti illuminate dalla conoscenza possono opporsi al sistema stesso. Senz'altro è oer questo che l'editoria, insieme ai mass media godono di aiuti speciali per andare avanti nonostante crisi e ignoranza generale.

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  3. "Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti", sottotitolo del blog, vale anche per la scienza e gli scienziati, tutto puo' andare in "bolla", e non e' la fatica o la quantita' di materia impiegata a produrre qualcosa che ne fa il valore: il concetto fa parte ed e' fondamento della teoria economica marginalista di Carl Menger, del 1870 circa. Riassumendola in una perifrasi, si potrebbe dire che "il troppo stroppia". E' una teoria molto esplicativa e tutto sommato banale, e visto che sta alla base di alcune delle intuizioni di questo stesso blog, e forse di alcuni dei problemi che stiamo sperimentando a livello sia locale che globale, forse non sarebbe male conoscerla. L'economia moderna, impensabile un secolo e mezzo fa quando l'industrialismo stava sommandosi all'agricoltura e in cui la maggior parte dei beni scambiati serviva alla mera sussistenza fisica, e' oggi "marginalista" nella sua maggior parte: il valore non e' dato dal valore-lavoro che e' incorporato in una merce, ma dalla sua disponibilita' e desiderabilita'. E poiche', di solito, il "troppo stroppia"...
    Prendetela come una provocazione, uno stimolo intellettuale alla discussione, e non come un'offesa personale, cosa che ovviamente non vuole assolutamente essere, per favore. Purtroppo, nel nuovo tribalismo internettiano (altro che "villaggio globale"...) e' sempre piu' necessario specificarlo.

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