Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 20 luglio 2014

Ultima Chiamata – Il manifesto

Da “ultimallamadamanifiesto”. Traduzione di MR

Questa è qualcosa di più di una crisi economica e politica: è la crisi della civiltà.

Fra i cittadini europei non è raro credere che il nostro attuale società dei consumi possa (e debba) “progredire” nel futuro. Nel frattempo, la maggioranza degli abitanti del pianeta sognano di raggiungere il nostro stesso livello di comfort materiale. Tuttavia, il nostro livello di produzione e consumo è stato raggiunto al prezzo di esaurire le risorse naturali (energia compresa) e distruggendo l'equilibrio dell'ecosistema terrestre.

Ma queste non sono novità. I ricercatori più lucidi e gli scienziati hanno avvertito, sin dagli anni 70, che se gli esseri umani avessero mantenuto le attuali tendenze di crescita (economica, demografica, di uso delle risorse, di inquinamento e di aumento delle disuguaglianze) , la conseguenza più probabile durante il 21° secolo sarebbe stato il collasso della civiltà.
Oggi ci sono prove crescenti fra le notizie che indicano quanto la via della crescita illimitata sia simile ad un lento genocidio. La fine dell'energia a buon mercato, gli scenari catastrofici del cambiamento climatico e i conflitti geopolitici per le risorse naturali illustrano che gli anni del progresso apparentemente illimitato sono finiti per sempre. Per affrontare questa sfida, il mantra inconsistente dello sviluppo sostenibile non è sufficiente, né lo è scommettere in tecnologie eco-efficienti, né una supposta transizione a qualsiasi “economia verde”. Di fatto, tutte queste versioni dello sviluppo amico nascondono piani per la mercificazione generale delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici. La soluzioni tecnologiche che si suppone affrontino le così numerose crisi ambientali, o il declino della produzione di energia, sono insufficienti. Inoltre, la crisi ecologica non è un problema accidentale, ma un problema essenziale, che colpisce molte questioni sociali: cibo, trasporti, industria, urbanizzazione, conflitti militari... Di fatto, riguarda la base della nostra economia e delle nostre vite. Siamo intrappolati nelle dinamiche perverse di una civiltà che non funziona se non cresce, anche se la crescita distrugge le risorse che mantengono la civiltà. La nostra cultura, completamente dipendente dalle soluzioni tecnologiche e di mercato, ha dimenticato che, di fatto, di base siamo parte di un ecosistema interdipendente. La nostra società orientata alla produzione – e al consumo – non può essere sostenuta dal pianeta. Dobbiamo costruire una nuova civiltà in grado di assicurare la dignità di una popolazione umana enorme e in costante crescita (oggi di più di 7,2 miliardi) in un mondo di risorse in diminuzione. Questo sarebbe possibile solo dopo cambiamenti radicali nel nostro stile di vita, nelle forme di produzione, nella progettazione urbana e nell'organizzazione dei territori. Ci serve una società che si concentri sul recupero dell'equilibrio con la biosfera usando la ricerca, la tecnologia, la cultura, l'economia e la politica per progredire verso questo fine. Tuttavia, per fare questo avremo bisogno di tutta l'immaginazione politica, della generosità morale e della creatività tecnica che siamo in grado di mettere in campo. Una tale Grande Trasformazione dovrà affrontare due ostacoli: l'inerzia dello stile di vita capitalistico e gli interessi dei gruppi privilegiati. Tuttavia, per evitare il caos e la barbarie che ne deriverebbero se dovessimo mantenere le nostre attuali tendenze, ci servono sia una rottura dell'attuale sistema politico istituito sia l'istituzione di un'economia i cui obbiettivi siano la soddisfazione dei bisogni sociali all'interno dei limiti imposti dalla biosfera  e non l'accumulo di profitto privato.

Fortunatamente, sempre più persone stanno resistendo alle tentazioni delle élite di far pagare loro le conseguenze della crisi. Oggi, in Spagna, il risveglio della dignità a della democrazia emerso dal movimento 15M (durante la primavera del 2011) sta creando un processo costituente che apre possibilità per altre forme di organizzazione sociale. Tuttavia, è fondamentale che i vari progetti di società alternativa diventino pienamente consapevoli delle implicazioni dei limiti della crescita. Questo è il solo modo in cui sarebbero in grado di progettare proposte valide per un cambiamento sociale durevole. Le crisi economica e politica sono superabili soltanto se si supera la crisi ambientale. In questo senso, le vecchie politiche keynesiane sono ben lungi dall'essere sufficienti. Quelle politiche ci hanno portato, nei decenni che sono seguiti alla Seconda guerra Mondiale, ad un ciclo di espansione che ci ha portati al limite del superamento dei limiti planetari. A questo punto, qualsiasi nuovo ciclo di espansione non è impraticabile: non c'è la base materiale, lo spazio ecologico o le risorse naturali per sostenerlo.

Il 21° secolo sarà decisivo nella storia dell'umanità. Sarà una grande prova per culture, società e persino per la specie nel suo complesso. Sarà una prova che deciderà la nostra continuità sulla Terra e se è appropriato qualificare la futura organizzazione sociale come “umana”. Stiamo affrontando una trasformazione analoga ai grandi eventi storici come la rivoluzione neolitica e la rivoluzione industriale. Ma attenzione: la finestra di opportunità si sta chiudendo. Ci sono certamente molti movimenti sociali nel mondo che perseguono la giustizia ambientale (l'organizzazione Global Witness ha registrato quasi un migliaio di ambientalisti assassinati durante lo scorso decennio, uccisi durante dimostrazioni contro l'estrazione mineraria o i progetti petroliferi o contro le persone che difendono la loro terra e la loro acqua). Ma abbiamo al massimo 5 anni per introdurre un ampio dibattito sui limiti della crescita e per costruire alternative democratiche, ecologiche ed energetiche che siano sia rigorose sia soluzioni praticabili. Dobbiamo essere capaci di convincere le grandi maggioranze disponibili a promuovere un cambiamento nei modelli economici, energetici, sociali e culturali. Non si tratta soltanto di combattere contro le ingiustizie frutto dell'esercizio del dominio e dell'accumulo di ricchezza, stiamo parlando della definizione di un nuovo modello di società che riconosca la realtà, che faccia pace con la natura e renda possibile la buona vita antro i limiti ecologici della Terra.

Una civiltà sta finendo e dobbiamo costruirne una nuova. Fare niente, o troppo poco, ci porterà direttamente al collasso sociale, economico ed ecologico. Ma se cominciamo oggi, possiamo ancora diventare protagonisti di una società che sia unita, democratica e in pace col pianeta.

— Scritto in molte località della Penisola Iberica, nelle Isole Baleari e Canarie, durante l'estate 2014.


Vignetta di El Roto: “La soluzione alla crisi è molto semplice: dobbiamo semplicemente consumare di più per riattivare l'economia e consumare di meno per non rovinare il pianeta”.

18 commenti:

  1. bel post, ma l'utopia di fare del bene per una buona causa è affascinante, quanto irrealizzabile. Lo sanno bene chi ha il potere. Questi hanno i piedi per terra e sanno benissimo come affrontare il problema. Una soluzione è che sono previsti per il 2050 almeno 6 mld di gay su 9, grazie a condizionamenti psicologici oltre ad aiutini nei cibi e nell'acqua, in modo di avere per la fine del secolo massimo 2 mld e forse esagero, di homo sul pianeta. Bisogna vedere se ci riusciranno e a che prezzo, intanto la menano per le lunghe con questa ripresa, ma a guardare dentro il mio piccolo mondo lavorativo, quasi statale, non fanno altro che parlare di vacanze esotiche a conferma che la crisi c'è stata, ma non per tutti. Quanto c'è ancora da ridurre da qui al 2100! Io sarei anche d'accordo, ma una rondine non fa primavera. Per questo meneranno il can per l'aia per ottenere piano piano gli obiettivi prefissi. Come diceva uno zio: "Si mangia e si beve a questa mensa, qualched'un pagherà, che non ci pensa". E come al solito nessuno pensa o vuole essere quel "qualched'un".

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  2. Discorsi giusti, ma secondo me troppo ottimistici.
    Il "treno" della sostenibilità è passato negli anni '70, poi l'edonismo reaganiano/thatcheriano degli anni '80 ha fatto tabula rasa di tutto il dibattito sulla sostenibilità nato a seguito delle crisi petrolifere.
    Non sarà nessun condizionamento culturale a cambiare il mondo, saranno soltanto i limiti fisici del sistema a obbligarci a ripensare seriamente al nostro stile di vita.
    Non mi ricordo chi è che diceva "siamo soltanto a nove pasti dall'anarchia", ma direi che nessun motto sintetizza meglio il mio pensiero.

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    1. Tre pasti caldi in meno sono più che sufficienti

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    2. Concordo in pieno. Aggiungo solo che la specie umana è come qualsiasi altra specie animale, ovvero ingorda e sprecona in presenza di abbondanza e ora che siamo già in fase di carestia energetica e in parte di risorse minerarie (e tra un po' alimentare) le elite dirigenti cercano di togliere risorse a una parte delle masse occidentali per continuare a riservarsi abbondanza e sprechi in pieno declino delle risorse. E lo fanno con l'austerità, particolarmente feroce con le popolazioni dei paesi PIIGS. Ma tanto tra un po' ci sarà la seconda pesantissima crisi yankee causata dallo scoppio della bolla finanziaria di scisto. Roba che porterà a livelli record la crisi globale mai finita iniziata nel 2008. Questa (in)civiltà è al capolinea e non c'è all'orizzonte nessun cambio culturale di mentalità che ci possa salvare dal caos e dalla barbarie prossimi venturi. Tempi molto interessanti si profilano.

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  3. L'idea di 7 miliardi di persone che si siedono attorno ad un tavolo e decidono di risolvere i problemi della Terra è una bella fantasia ma nulla più. Qualcuno crede che settecento milioni di europei si possano mettere d'accordo con un miliardo di africani per un'equa spartizione delle risorse, con notevole riduzione del tenore di vita dei primi? Tanto vale credere a Babbo Natale. Non si è riusciti nemmeno a contenere l'espansione della popolazione, cosa mille volte più fattibile ma comunque difficilissima. Semplicemente piomberemo in un nuovo medioevo, dopo che carestie, epidemie e guerre avranno ridotto la popolazione ad una piccola frazione di quella attuale. Sarebbe già grasso che cola se si riuscisse a passare almeno una parte delle nostre conoscenze utili a chi verrà dopo.

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  4. Certo che è una situazione strana che noto da un po' di tempo. Si presume che a seguire il blog di uno scienziato come Bardi siano persone razionali che rifiutano semplicismo, generalizzazione e atteggiamenti da apocalisse religiose: credo sia stata una delle ragioni per cui Bardi abbia deciso di abbondare il nome suggestivo ma fuorviante di Effetto Cassandra, perché poteva richiamare certi atteggiamenti. Vedo con piacere che vengono postati spesso articoli di argomento più politico, su come si potrebbero gettare le basi per un approccio socio-politico verso una transizione il più indolore possibile. Questo genere di articoli, siccome deve elaborare strategie totalmente inedite, DEVE avere un carattere razionalmente utopista.
    Vedo che le critiche dei commentatori del blog a questo tipo di articoli è abbastanza distruttiva. O il complottismo esasperato (è la prima volta che sento parlare di tentativi del Nuovo Ordine Mondiale di farci diventare tutti gay!) oppure cose del tipo "La natura umana non è in grado di farcela, è egoista, ecc." questo genere di commenti me li aspetto in un sito di mistici dell'ecologia profonda o di seguaci di David Icke, non in un sito scientifico. Si danno per scontate affermazioni sulla natura umana (ma vedo adesso anche di quella animale) che è qualcosa di filosofico che neanche si sa bene che cosa sia (o se esista), invece di ragionare in termini più scientifici, delle stratificazioni sociali, culturali, ambientali... La natura umana che viene fuori è sempre: "figli di papà occidentali viziati", cioé attualmente una misera porzione dell'umanità (di cui forse facciamo parte noi che abbiamo tempo di postare sui blog me per primo, per carità). Invece penso che dovremmo ragionare in modo costruttivo, che teorie complesse come quelle sui modelli per la transizione vengano affrontati con la dovuta complessità dell'argomento. Anche solo per rispetto verso chi cerca di analizzare la realtà attuale e di proporre soluzioni, con tutti gli errori a cui inevitabilmente un compito simile espone. Certo chi non fa nulla non sbaglia mai. Liquidare tutto con commenti come "è solo utopia", "l'uomo è cattivo", ecc... beh, forse potrebbero anche rimanere nella tastiera.

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    1. Penso che non ti sia reso ancora conto che la specie umana, l'unica sul pianeta con un'intelligenza in grado di immaginare il futuro, non è in grado di autolimitarsi in generale, se ci sono ancora le risorse per depredare il pianeta di queste stesse risorse. Tutto è posticipato al momento che tali risorse non basteranno più ad alimentare il paradigma della crescita infinita. E sarà troppo tardi per rendere meno doloroso il medioevo prossimo venturo. Che è già iniziato se non te ne sei ancora accorto.
      Tutti questi articoli sul cambio di mentalità, di far propria la cultura dell'ecosostenibilità, di abbandonare anzitempo il paradigma fossile, di decrescere più o meno felicemente per salvare la civiltà, ecc, sono sterili parole che si disperdono in un oceano di avidità ed egoismo che ci caratterizza come specie. L'homo sapiens è il peggior predatore di risorse mai apparso su questo piccolo pianeta azzurro, e con la propria intelligenza (si presume che l'abbia ma non mi pare) ha fatto in modo negli ultimi due secoli di affinare ancora di più questa capacità predatoria. E l'esito finale è solo il collasso di questa (in)civiltà.

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    2. Ma, se sono 'sterili parole' i tentativi di avanzare proposte immagino che saranno 'discorsi produttivi' quelli per cui non c'è nulla da fare e tutto è perduto. Comunque, numeri alla mano, "oceano di avidità ed egoismo che ci caratterizza come specie" è qualcosa che riguarda, a voler fare conti per eccesso, due miliardi di persone. Il resto dell'umanità ha abitudini di consumo che non rientrano certo 'nell'eccesso di oceano e avidità'. Tu prendi l'uomo industrializzato occidentale - ossia la 'creatura' più costruita a tavolino mai esistita - e lo elevi a condizione naturale dell'umanità! E' un onere della prova abbastanza pesante, qua ce la caviamo con commenti da decine di righe massimo. Il livello di fideismo apocalattico mi sembra da sito religioso, non scientifico.

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    3. te lo ricordi come disse Abbatantuomo nel film Mediterraneo? Chi visse sperando, morì cagando? Anche lui, a guerra finita, cercò di cambiare la società per poi tornare vecchio, stanco e deluso in quell'isoletta dove probabilmente aveva vissuto i più bei momenti della sua vita, giovane e pieno di idee e di speranze, per cui: chi visse sperando, morì....Ciò non toglie che sia lecito e doveroso tentare di salvare il salvabile. Morituri te salutant.

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    4. Mai parlato di speranza. Ho solo detto che si parte con l'idea che non c'è nulla da fare sicuramente non si caverà nulla - condizione necessaria e non sufficiente e provare a tentare una soluzione. Quindi Mago riposa in pace e amen.

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    5. "Il resto dell'umanità ha abitudini di consumo che non rientrano certo 'nell'eccesso di oceano e avidità'."

      Il resto dell'umanità aspira perlopiù ai nostri livelli di consumo. Chi se lo poteva permettere si è quasi sempre dato ai consumi frivoli anche nelle altre civiltà, qualcuno pensa forse che le èlite della Cina o dell' India si dessero troppa pena per le condizioni dei contadini mentre costruivano palazzi sontuosi ed ordinavano beni raffinati per loro stessi?

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    6. @ igor, la soluzione c'è già, ma non te la dicono, perchè non l'accetteresti.

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  5. Quindi il problema sono le elite od anche il modello socialdemocratico europeo domanda che esclude sempre piu' giovani partite iva disoccupati oltre che occuparsi di servizi alla persona di stato cioe' di aria fritta termodinamicamente parlando. oggi le elite sono la massa degli inclusi nel sistema statale vs gli esclusi.

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  6. Quello che viene detto nell' articolo mi sembrano verità su cui non discutere nemmeno.
    Sono molto d'accordo su quanto affermato nell'articolo.
    Considero priorità assoluta a livello globale “un ampio dibattito sui limiti della crescita”.

    Gianni Tiziano

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  7. In pratica come si suggerisce di venirne a capo? Esistono movimenti politici in Italia che sostengono le ragioni del dibattito sui limiti dello sviluppo? Come si spera di fare a capo ai problemi enormi che probabilmente si attueranno in Italia (recessione generalizzata, crollo della PMI, distruzione dello stato sociale, etc.)? Potete indicare studi che approfondiscano gli scenari di cui si parla sopra, in quali modi precisamente si pensa che questi si attueranno (l'aumento del costo dell'energia e la diminuzione della disponibilità di energia a basso costo sembra un dato di fatto, ma anche su questo punto governi e lobby energetiche sembrano sorvolare)?

    Qual è l'alternativa alla politica dell'austerity (che danneggia e marginalizza le fasce più deboli della popolazione, e non risolve i problemi alla radice in una posizione attendista nei confronti di una ripresa che non si sa/può dimostrare)?

    Qual è la posizione del governo attuale, esistono voci discordanti con la teoria economica della crescita economica? Ad esempio questa sembra essere la posizione di Renzi:
    http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/ue-ecofin-obiettivi-italia-crescita-riforme-renzi-fuori-patto-investimenti-digitale/787203.shtml

    ovvero, come riportato nell'articolo:
    Il Consiglio Ue «sostiene gli obiettivi della presidenza italiana di rafforzare crescita e occupazione attraverso uno sforzo comune di riforma», e ha deciso, «basandosi sulle conclusioni del vertice europeo, che bisogna dare particolare attenzione alle riforme strutturali che sostengono la crescita e migliorano la sostenibilità dei bilanci, anche attraverso una valutazione appropriata di misure di bilancio e riforme, facendo miglior uso della flessibilità inserita nelle esistenti regole del Patto».

    Sempre secondo Renzi (stesso articolo):
    «In questo momento le idee salveranno l'Europa e non le limitazioni. L'Europa deve essere lo spazio della libertà, dobbiamo rendere più bella la globalizzazione. Se invece parliamo solo di limiti, di vincoli e di dossier burocratici che dividono i paesi perdiamo un'opportunità»

    Ovvero si insiste ancora su riformismo, flessibilità, crescita, innovazione, e globalizzazione. In pochi sembrano riflettere sulle contraddizioni tra questi obiettivi, nessuno parla come di consueto di risorse energetiche e di impatto ambientale (come è noto la politica tende a cercare soluzioni nell'immediato).

    Questo mentre la Microsoft annuncia il più grande taglio di occupazione nella sua storia:
    http://economia.ilmessaggero.it/flashnews/microsoft-taglia-18mila-posti-lavoro-ue-convoca-azienda/802778.shtml

    In sostanza, come si concilia la posizione sui limiti delle risorse con le posizione del governo italiano (e a quanto pare della maggioranza dei partiti di centro sinistra/destra)?

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    1. Stefano, con tutti i loro limiti i movimenti per la decrescita cercano di avanzare ipotesi. Non voglio usare questo blog per spammare, ma se cerchi Blue Economy o Economia del bene comune, puoi vedere con i tuoi occhi che esistono ipotesi tecnologiche-economiche basate su sostenibilità e limiti dello sviluppo intesi come fine dell'era della crescita infinita.

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  8. Prendetevi un'oretta libera e leggete qua, poi forse riuscirete a capire un po' meglio il mio punto di vista.

    http://peakoilbarrel.com/fossil-fuels-human-destiny/#comment-45228
    http://peakoilbarrel.com/collapse-inevitable/

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  9. Educazione civica e ambientale dal primo percorso scolastico.Poi,bisogna farsi largo tra i giornalisti,perchè possono muovere passioni,se mettessero lo stesso fervore della scelta del ct,nella scelta del ministro dell'istruzione,della sanità e dell'ambiente sarebbe un inizio.Le partite devono essere confronti sull'operato dei ministeri,non calci a palloni.Saluti Raffaello.

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