Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 16 luglio 2014

Il declino dell'energia da scisto statunitense e la fine della manipolazione dei metalli preziosi

Da “Srsroccoreport”. Traduzione di MR

L'industria dell'energia da scisto statunitense sta andando verso grossi problemi e pochi americani se ne rendono conto. Non solo il picco e il declino della produzione di petrolio e gas di scisto statunitense proietta il disastro per l'economia americana, sarà anche uno dei fattori responsabili della fine della manipolazione dei metalli preziosi. Il solo modo in cui la FED e le Banche Centrali posso continuare a sostenere le proprie monete a corso forzoso è con una massiccia emissione a con acquisti di obbligazioni. Mentre questa tattica tiene insieme il sistema, lo fa aggiungendo debito su debito. Questo debito può essere pagato solo da una economia in crescita. Sfortunatamente, il mondo attualmente sta vivendo un plateau della produzione globale. Senza la crescita continua dell'offerta mondiale di petrolio, il massiccio debito governativo (che sostiene le monete globali a corso forzoso) diventa un vero incubo. Inoltre, quando l'offerta mondiale di petrolio alla fine comincia a declinare, la crescita del PIL globale tornerà giù proprio dietro ad esso. Il che significa che la FED e le Banche Centrali perderanno la capacità di controllare l'enorme sistema di valuta a corso forzoso basata sul debito. Così, la manipolazione del prezioso metallo finisce per default.

L'aumento dei tassi di declino dell'energia da scisto statunitense annuncia un grande problema imminente

Mentre i media ufficiali continuano a dichiarare l'indipendenza energetica degli Stati Uniti (anche se recentemente la IEA ha pubblicato un nuovo rapporto che ora prevede un declino dell'offerta di petrolio nordamericano), la situazione dell'industria dello scisto del paese fa un passo verso il peggio, in quanto i tassi di declino aumentano alla grande. Da quando ho scritto il mio articolo, Il fallimento annunciato del grande giacimento di petrolio di Bakken, i tassi di declino a Bakken, Eagle Ford e Marcellus sono sostanzialmente aumentati. Quando la EIA – Agenzia statunitense di Informazione Energetica – ha pubblicato il suo Rapporto di Produttività del novembre 2013, il tasso di declino previsto per il giacimento di Bakken nel mese di dicembre era di 63.000 barili al giorno (b/g). Ogni mese, la EIA fa uscire un nuovo rapporto che mostra la quantità di nuova produzione e il lascito di tasso di declino da parte di ogni giacimento di petrolio e gas di scisto.

Be'... diciamo che danno conto di gran parte dei giacimenti. La EIA omette i dati del giacimento di gas di scisto di Barnett perché il suo picco e declino non dipingono un quadro carino per tutti gli altri. Il tasso di declino di Bakken è aumentato da 63.000 b/g a dicembre 2013 a una stima di 72.000 b/g a luglio:


Fondamentalmente, il termine “lascito di cambiamento della produzione di petrolio” significa declino della produzione di petrolio dai pozzi esistenti. Questo viene stimato su base mensile e mostrato in “barili al giorno”. Così, si prevede che Bakken perda 72.000 barili al giorno dai pozzi di petrolio esistenti a luglio, dai 63.000 di dicembre 2013. Si tratta di un aumento del 14% del tasso di declino in solo sette mesi. Se pensate sia alto, date un'occhiata a quanto sia brutta la situazione nel giacimento di petrolio di scisto di Eagle Ford in Texas.


Mentre il tasso di declino di Bakken è aumentato di 9.000 b/g in sette mesi, quello di Eagle Ford è balzato su di 31.000 sconcertanti b/g (da 83.000 a 114.000 b/g). Così, il tasso di declino di Eagle Ford è aumentato di quasi tre volte quello di Bakken, al 37% durante lo stesso periodo. Quindi, come impattano questi tassi di declino sulla nuova produzione mensile? Se diamo uno sguardo al nuovo grafico, possiamo vedere che il tasso di declino di Bakken è aumentato dal 71% di nuova produzione nel dicembre del 2013 ad una stima del 78% in luglio.



Quando Bakken produceva 89.000 b/g di nuova produzione nel dicembre 2013, il tasso di declino di 63.000 b/g era del 71% del suo totale. La EIA stima il tasso di declino di luglio a 72.000 b/g, che ora è il 78% dei 92.000 b/g di nuova produzione. Dobbiamo ricordare, visto che il tasso di declino continua ad aumentare ogni mese, che le compagnie che trivellano a Bakken devono aumentare la produzione anche di più o il giacimento raggiungerà il picco e il declino. Questo è il problema che hanno di fronte le compagnie energetiche trivellando a Eagle Ford. In soli sette mesi, il tasso di declino a Eagle Ford è aumentato dal 71% del dicembre 2013 al previsto 83% di luglio.


Che differenza, eh? Nel dicembre 2013 Eagle Ford doveva aggiungere solo 83.000 b/g di nuova produzione per rimanere in equilibrio, tuttavia ora serve aggiungere 114.000 b/g per impedire che la produzione declini. Ad un certo punto, il tasso di declino si avvicinerà al limite del 100%, il che significa che il giacimento raggiungerà il picco e declinerà poco dopo.

Il tasso di declino nel gigantesco giacimento di gas di scisto di Marcellus quasi raddoppia

Se non fosse stato per il grande giacimento di gas di scisto di Marcellus, la produzione complessiva di gas naturale negli Stati Uniti sarebbe in declino. Guardando i dati dello stesso periodo (dicembre 2013-luglio 2014), il tasso di declino di Marcellus è schizzato dal 31 al 58%... in sette mesi a malapena.


Nel dicembre 2013, Marcellus ha aggiunto 593 milioni di piedi cubici (mpc) al giorno di nuova produzione di gas naturale ed ha subito un tasso di declino dei pozzi esistenti di 182 mpc con un cambiamento netto di 411 mpc al giorno. Questa è stata una grande quantità di nuova produzione netta al 31% mensile di tasso di declino. Tuttavia, in poco più di metà anno, il cambiamento di lascito (il tasso di declino) è previsto in aumento a 383 mpc o il 58% della nuova produzione (663 mpc), fornendo un'aggiunta netta di 280 mpc al giorno per il mese di luglio. In realtà il tasso di declino è più che raddoppiato se soltanto consideriamo il passaggio da 182 mpc a 383 mpc. Mentre c'è molto gas naturale a Marcellus, raggiungerà il picco e il declino ad un certo punto. Inoltre, pochissime compagnie energetiche stanno facendo soldi producendo gas di scisto all'attuale prezzo di mercato di 4,50 dollari. Poi c'è questo articolo del Guardian: Il boom dello scisto statunitense è finito, serve una rivoluzione energetica per evitare i blackout

Il cane da guardia dell'energia globale conferma che “la festa è finita” - riduce le proiezioni della produzione statunitense e richiede un investimento urgente

Ma l'ultima valutazione della IEA ha provato che i detrattori ha ragione su tutta la linea. La Panoramica sull'Investimento Energetico Mondiale dell'Agenzia pubblicato questa settimana dice che la produzione di tight oil statunitense – che attinge in gran parte da Bakken, nel Nord Dakota e ad Eagle Ford in Texas – raggiungerà il picco intorno al 2020 prima di declinare .

La nuova analisi mette fine al mito dei '100 anni di fornitura' ampiamente diffuso dall'industria e si avvicina alla valutazione più scettica di un picco del tight oil statunitense entro questo decennio. Ora il capo economista della IEA, Fatih Birol dice:

“In Europa stiamo affrontando il rischio che si spengano le luci. Non è uno scherzo”.

Ci servono 48 trilioni di dollari di nuovo investimento per mantenere le luci accese – e non è per niente chiaro se investire in petrolio e gas non convenzionali sempre più costosi risolverà qualcosa senza impatti seri sull'economia globale. 

Diversi analisti energetici ai quali presto attenzione (Bill Powers, David Hughes e Art Berman) credono che il picco di Bakken e di Eagle Ford possa avvenire prima del 2020... probabilmente entro i prossimi due anni. Dipende in realtà dal prezzo del barile di petrolio. Se l'economia statunitense e le economie globali cadono in una grave recessione-depressione nei prossimi anni, il prezzo del petrolio declinerà più che probabilmente in modo significativo. Ciò distruggerà la capacità della compagnie di petrolio e gas di scisto (così come le altre fonti di petrolio non convenzionale ad alto costo) di continuare a trivellare. Una volta che si fermano le trivellazioni, la produzione precipita da un burrone. Inoltre, le grandi compagnie petrolifere stanno già tagliando sulle spese CAPEX, così come svendendo patrimoni per restare competitive. Le grandi compagnie petrolifere ora si rendono conto che aumentare la produzione è impossibile, in quanto il prezzo del petrolio non è sufficientemente alto da giustificare le spese aggiuntive. Fondamentalmente, il mondo non può permettersi il petrolio costoso... il che significa che le grandi compagnie petrolifere non possono aumentare gli investimenti. Senza gli investimenti necessari, il picco del petrolio arriva prima.

Il picco del petrolio distruggerà la manipolazione dei metalli preziosi per default

La comunità dei metalli preziosi riceve molte attenzioni da parte degli analisti sul tema della manipolazione dell'oro e dell'argento. Per esempio, il Trader Dan Norcini non crede che il mercato di oro e argento sia manipolato... specialmente su un lungo periodo di tempo. Mentre il trader Dan e molti dei suoi compagni blogger su loro sito si fanno beffe di coloro che credono alla manipolazione dell'oro e dell'argento, la verità è... che non importa affatto. Vedete, l'errore più grande del Trader Dan così come dei molti altri analisti che credono che i mercati NON SIANO TRUCCATI, è che non riescono a capire la situazione energetica globale. Come ho detto molte volte, il valore di molte AZIONI, OBBLIGAZIONI e BENI CARTACEI sono derivati da un'economia in crescita, che è basata su una crescente offerta di energia. Mentre l'offerta globale di petrolio raggiunge il picco e declina, il valore di gran parte dei beni cartacei declinerà. Il solo modo di proteggere la ricchezza a quel punto sarà in patrimoni fisici come ORO e ARGENTO. E' stato il SIFONAMENTO dei fondi di investimento in beni cartacei come derivati, opzioni, azioni e obbligazioni che hanno la VERA MANIPOLAZIONE dei metalli preziosi sul mercato. Il picco del petrolio distruggerà la manipolazione di oro e argento per DEFAULT.

6 commenti:

  1. dopo che Decio e le sue legioni furono, per la prima volta nella storia di Roma, annientate nel 251 d c in Pannonia, l'Impero Romano rimase senza l'energia necessaria(gli schiavi) per continuare il BAU di allora. Dopo c'è stata una lunga agonia, che per Costantinopoli è durata fino al 1453, mentre per Roma circa due secoli. Fintanto che ci sarà petrolio sufficente per il BAU attuale, e i consumi petroliferi sono calati di 1\3 dal 2007\ 2008 da noi, l'andazzo non cambierà molto. Per ora il fracking e le innovazioni tecniche di estrazione lo hanno salvato, un pò come successe all'Impero Romano dopo il 251, ma l'agonia è già iniziata, anche se è doloroso, EIA docet, ammetterlo. Ma cambiare le cattive abitudini è volontariamente impossibile e il paradigma dello spreco inutile sarà difficilmente sostituito in tempi brevi da quello del risparmio, che era quello che hanno insegnato a me prima del boom economico. Risparmiare risorse e sulle spese è ancora visto da perdenti e pezzenti, mentre per i miei nonni era normale. Quindi avanti così, che l'unico modo per diminuire i consumi è lo scivolamento di sempre più larghe fasce nella miseria. Le manipolazioni occulte del mercato sono la strada maestra, anche se avrei preferito un discorso onesto, che però è utopistico, perchè mi rendo conto avrebbe scontentato tutti, o quasi. Come disse un mio amico 40 anni fa, senza l'illusione non ha senso vivere, ma così dicendo ha tolto valore a tutto ed infatti non ha più una famiglia da quasi 30 anni. Il relativismo dei valori ha senso solo in progressione, ma nella società dei consumi questo è un difetto.

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    1. si ma perdonami mago... il tuo commento non tiene conto delle diverse "velocita"... la velocità dell'economia romana non è la stessa della velocità dell'economia mondiale attuale... molto molto diversa
      senza contare che oggi l'economia è stupida, fa viaggiare merci avanti e indietro buttando nel cesso un sacco di petrolio/energia.... quindi 2 secoli dei romani corrispondono a pochi decenni odierni

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    2. @CD :
      << quindi 2 secoli dei romani corrispondono a pochi decenni odierni >>

      Corrispondono a 100 giorni, CD.
      L'attuale popolazione di 7 miliardi e rotti impatta sul pianeta per l'equivalente di 140 miliardi di umani che vivessero come si viveva nel 1.800 dopo Cristo.
      Si deve inoltre tener presente che nei primi 500 anni dopo Cristo la popolazione umana era di 250 milioni.
      140.000.000.000/7.250.000.000*7.250.000.000 / 250.000.000 = 560 volte più impattante l'uomo attuale rispetto all'uomo del 1.800.
      Penso 730 volte più impattante rispetto all'uomo del tempo dei Romani.
      Ne consegue :
      2 secoli = 200 anni = 73.000 giorni.
      73.000 giorni al tempo dei Romani / 730 = 100 giorni dell'uomo del 2014.

      In un giorno noi umani del 2014 consumiamo tanta energia quanta ne consumava tutta la popolazione mondiale in 2 anni, ai tempi dei Romani.
      Purtroppo.

      Gianni Tiziano

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  2. “In Europa stiamo affrontando il rischio che si spengano le luci. Non è uno scherzo”.
    certo non e' uno scherzo , ma oggi esistono le energie rinnovabili che sono sempre piu' alla portata di tutti. quando il petrolio costera' troppo allora la gente capira' che pannelli solari torri eoliche e batterie di accumulo sono un'alternativa valida e correra' ad installarle massicciamente. c'e' speranza in questo mondo , il miglior investimento non e' l'oro fisico che non da pane ma passare all'autoproduzione e all'elettrico totale dicendo addio per sempre a gas petrolio carbone e uranio.

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    1. "..quando il petrolio costera' troppo allora la gente capira'..."

      Attenzione. Stai aspettando uno scenario inflattivo modello anni '70 che non si materializzerà tanto presto. L'inflazione arriva se stampi banconote, altrimenti la attendi invano per anni. Oggigiorno il segnale di carenza della risorsa non è il prezzo alto (tende a spostarsi poco): è la carenza di lavoro e stipendi. Il sistema espelle le persone una dopo l'altra, accomodando in tal modo una carenza di risorse comunque evidente.

      Come giustamente segnalato nell'articolo, il declino delle produzioni sarà segnato non da un incremento dei prezzi quanto piuttosto da un loro crollo. Quello che abbiamo assaggiato a primavera 2009, ricordate? Così ci diranno che i prezzi sono bassi, e che il petrolio non c'entra niente e che c'è la crisi e non si sa da dove venga. La deflazione è un modo diverso di adattarsi alla graduale scomparsa di una risorsa: oggi mi vien da dire che fa più danni dell'inflazione.

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    2. Perfettamente corretto, ma incredibilmente difficile da far capire quasi a chiunque

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