Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 24 maggio 2014

Perché Godzilla non esiste?




Una dotta disquisizione sul mostro giapponese seguita da una comparazione a sorpresa con un altro mostro, molto più impressionante.

Jacopo Simonetta

La domanda è futile, ma la risposta no: perché la fantasia non ha limiti; la realtà invece si.

Per cominciare Godzilla è troppo grande per stare in piedi.  Gli ingegneri studiano che le strutture non possono superare dei limiti oltre i quali pesano più del peso che dovrebbero sostenere e collassano.  L’animale terrestre più grande mai esistito è probabilmente il Bruhathkayosaurus che  si stima potesse pesare fra le 150 e le 200 tonnellate, vale a dire quanto una balenottera azzurra.   Meglio conosciuto, il suo probabile parente Brachiosaurus pesava "appena" una quarantina di tonnellate.  Per confronto, gli elefanti più grandi odierni sono fra le 4 e le 5 tonnellate.   In passato ci sono stati mammiferi più grandi, ma non di moltissimo, ad es. Indricotherium che probabilmente pesava 10 tonnellate o poco più.   Le ossa di qualcosa di ancora più grande si spezzerebbero, sia per il peso, sia per gli sforzi determinati da una muscolatura capace di sollevare e muovere una simile massa.   I Godzilla  si stima che pesino fra le 20.000 e le 60.000 tonnellate, dunque non si potrebbero alzare da terra e, probabilmente,  morirebbero schiacciati sotto il loro stesso peso.  Oppure sprofonderebbero perché per quanto larghi abbiano i piedi ci sono dei limiti alla portanza del terreno.

Poi c’è un problema: cosa mangia Godzilla?   I più grandi sauropodi probabilmente dovevano mangiare almeno un paio di quintali di cibo con un buon contenuto energetico ogni giorno.   In pratica, o dormivano o mangiavano, tutto il resto era ridotto al minimo. Godzilla non solo sposta una massa pari a centinaia di Brachiosauri, ma è anche in grado di sputare fasci di plasma, probabilmente ad almeno 1.500 C° di temperatura, a giudicare dagli effetti.   Logicamente, la sua dieta comprende solo marginalmente pesci, balene e calamari giganti.   Il suo alimento principale è l’uranio arricchito che “digerisce” nel reattore a fissione che ha nello stomaco, ma questo pone un altro problema strutturale: di cosa è fatto il suo corpo?   Sicuramente con qualcosa di strano visto che non viene ustionato dal plasma che sputa, né dal reattore nucleare che ha nella pancia, mentre sua epidermide è perfettamente flessibile, pur resistendo ai proiettili dei pezzi da 120 dei carri Abrams  (capaci di perforare 670 mm d'acciaio inclinato di 60° a 2000 m di distanza).

Inoltre, cosa mangiava prima che noi gli costruissimo delle bombe atomiche da sgranocchiare come biscotti? La radiazione terrestre, anche se in passato superiore a quella attuale, è diffusa.   In effetti esistono organismi anche molto grandi che vivono di radiazione diffusa: si chiamano alberi e non vanno in giro a distruggere le città per la semplice ragione che per captare una quantità sufficiente di radiazione hanno bisogno di superfici enormi incompatibili con la mobilità.  In pratica, l’energia necessaria per spostare la chioma sarebbe superiore a quella che la chioma riesce a catturare. Si deve considerare anche l’anatomia del bestione che è tipica di un animale terrestre.   Respira evidentemente coi polmoni, ma può rimanere sott'acqua per millenni e più senza aver traccia di branchie o di pinne;  per non parlare dell’idrodinamica che in acqua lo renderebbe praticamente immobile anche se propulso da un metabolismo nucleare.  Se un animale è in grado di vivere sulla terra non può vivere in acqua e viceversa. Le balene discendono da animali terrestri, ma se si spiaggiano muoiono inesorabilmente ed i sauropodi giganti affogavano se cadevano in acque abbastanza profonde. La struttura di un essere vivente lo vincola ad un determinato ambiente.

Animali in grado di spostarsi dall'acqua alla terra e viceversa esistono, ma in uno di queste due ambienti sono necessariamente molto impacciati (v. le foche in terra o gli elefanti in acqua).
Infine dobbiamo considerare il fattore tempo e le condizioni ambientali.   L’evoluzione dei titanosauri ha richiesto oltre 100 milioni di anni in cui gli ecosistemi si sono evoluti in continuazione, ma con un ritmo pressoché costante.   I mammiferi non hanno dato giganti di simile mole probabilmente perché non ne hanno avuto il tempo: il cenozoico è stato un periodo molto più breve ed instabile di quello giurassico-cretaceo.


Dunque Godzilla non potrà mai esistere, ma qualcuno pensa invece di si e non mi riferisco ai fans del mostro, bensì a Robert Solow, premio nobel per l’economia, che con il “modello neoclassico di crescita” ha inventato un soggetto non molto più realistico di Godzilla (guarda caso negli stessi anni). Un soggetto su cui i Chicago boys, Friedman, Stiglitz  ed una pletora di economisti alla moda hanno poi scritto sceneggiature più o meno fantasiose, ma sempre rigorosamente incontaminate dalla realtà bio-fisica.   Il problema è che tutti noi, indipendentemente da come la pensiamo, siamo parte del cast di questo film in cui di mostri, a ben vedere,  ce ne sono parecchi; e tutti molto pericolosi.


Fra questi, quello cui si guarda di meno è proprio il più formidabile: il Leviatano.   Si stima che il suo peso sia fra 400 e 450 milioni di tonnellate con un tasso di incremento annuo poco superiore all’1% (dunque oltre 12.000 tonnellate al giorno) e non ha alcun problema a muoversi. Anzi, pur essendo un animale terrestre, si muove con relativa disinvoltura anche in acqua e in aria; occasionalmente può perfino compiere delle brevi scorribande nello spazio.   Non ha neppure problemi a lanciare fiamme ed ordigni capaci di distruggere intere regioni a migliaia di chilometri di distanza.   Naturalmente, il metabolismo di un simile mostro è estremamente dispendioso e necessita una dieta adeguata: si nutre di quasi tutto ciò che esiste, ma principalmente di biomassa, metalli ed idrocarburi fossili per  un totale equivalente a circa 13 miliardi di tonnellate di petrolio al giorno!   Certamente il più straordinario dei figli di Gaia, ma come è stato possibile che un essere simile esista e si sia evoluto in appena due secoli?

Come genialmente compreso dal suo scopritore, Thomas Hobbes, il Leviatano è un animale coloniale i cui singoli individui sono funzionalmente interdipendenti, ma fisicamente autonomi e pesano mediamente fra il 50 e gli 80 chili ognuno ,anche se ne esistono di più grandi.   Questo risolve tutti i problemi strutturali che hanno ostacolato l’evoluzione dei dinosauri, mente lo sviluppo di una dieta a base di idrocarburi ha risolto i maggiori problemi metabolici.   Infine, il Leviatano ha un’evoluzione di tipo lamarckiano, praticamente indipendente dai complicati meccanismi genetici e dunque
rapidissima, pressoché fulminea.


Nessun autore di fantascienza ha mai immaginato un mostro simile, ma talvolta la realtà va ben oltre la fantasia.   Questo sembra contraddire quanto  affermato in apertura, ma solo in apparenza, perché i limiti esistono anche per il Leviatano che, infatti, ultimamente versa in pessime condizioni di salute.   Alcuni ricercatori ne temono anzi l’estinzione a causa di difficoltà crescenti nell'approvvigionamento, nello smaltimento dei suoi escrementi e nel costo fisiologico di una struttura oramai talmente complessa da essere diventata incapace di reagire agli stimoli.  Ipotesi che pare confermata dal fatto che l'attività attuale del mostro somiglia molto ad  una sorta di accesso febbrile accompagnato da crisi di panico, convulsioni ed allucinazioni collettive.

Tutto sommato, alla fine dei suoi film,  Godzilla è solito uscire di scena più dignitosamente.

14 commenti:

  1. I 13 miliardi di tonnellate di petrolio NON SONO al giorno, ma all'Anno.
    Vedere nel mio sito:
    http://www.energiaricerca.it/tabelle/paesi/ConsumiMondiali.aspx

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    1. Ops, Gaffe! Ma così ho avuto un indirizzo buono.
      jacopo

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  2. Non c'è alcuna dignità nel modello di predazione spietata delle risorse del pianeta, che economisti e politici chiamano eufemisticamente "crescita economica", figuriamoci nella nostra uscita di scena come civiltà tecnologica. E lo si vede da come affiniamo le tecnologie per spremere ancora di più e peggio il pianeta, che è la nostra unica isola di vita in anni e anni luce di spazio siderale. Altro che specie intelligente!

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  3. l'intelligenza sta tra egoismo avido e virtù generosa. Nel caso degli umani sta al 99,9 % dalla parte dell'egoismo. E' questo il nostro problema come specie intelligente. Addirittura Papa Francesco ha detto mercoledì che la scienza salverà il creato. Certo che appena esce dallo spirituale spara delle castronerie abissali. Forse si riferiva al fatto che la scienza distruggerà il genere umano e dopo il creato si riprenderà per la scomparsa del suo peggiore parassita.

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    1. Bella questa, ma la segno!
      Jacopo

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    2. Una scienza al servizio dell'uomo e dell'ambiente in cui vive avrebbe creato una civiltà tecnologica rispettosa dell'ambiente in cui prospera. Così non è e non sarà mai perché l'egoismo e l'avidità sono nel DNA della nostra specie.

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    3. Sinceramente, Paolo, trovo sconcertante che persone anche molto intelligenti e dotte continuino a pensare che "l'egoismo e l'avidità sono nel DNA della nostra specie". Lo dico con sincerità e senza intenti polemici. La scienza, che personalmente considero effettivamente al servizio dell'essere umano e dell'ambiente, ha ormai ampiamente dimostrato che siamo esseri prevalentemente sociali (e non razionali come ci piace immaginarci d'essere). Questo vuol dire che, in media, siamo molto sensibili all'ambiente culturale in cui veniamo immersi. Il ché per altro, al di là delle sofisticate dimostrazioni empiriche disponibili da decenni (quali l'esperimento carcerario di di Stanford o l'esperimento di Milgram, tanto per citare i più famosi) è in effetti lapalissiano quando ci si limita ad osservare l'estrema esiguità delle persone che divengono dal contesto natale in termini di religione, schieramento politico, ideologia, ecc... rispetto alla massa complessiva dei "Leviatani locali".

      Mi complimento con l'autore per l'originale ed azzeccatissimo accostamento tra Godzilla e il Leviatano. Però mi domando: così come nella fantasia Godzilla rappresenta non tanto un animale comune benché devastante, ma un vero e proprio abominio generato dal sovvertimento della natura, non si potrebbe considerare il comportamento suicida e distruttivo del Leviatano come una malattia sociale, economica e culturale? Cioè come un abominio derivante dal sovvertimento della reale natura umana?

      Credo che l'orrido abisso che si sta spalancando nel possibile futuro di tutti noi spinga a divenire cinici e pessimisti, ma i problemi non si risolvono con l'ottimismo o il pessimismo, ma con l'attivismo. Se ho la febbre non mi domando se sia meglio essere ottimista o pessimista. Mi domando quali medicinali o trattamenti medici convenga seguire e poi con quale atteggiamento (poiché anche quello conta, ma se si finisce col credere che sia l'unica cosa che conta allora è probabile che la salute non ne guadagni).

      E' possibile curare il Leviatano? Se sì, come? Se no, perché? Le risposte che potremmo dare a tali domande che grado di certezza hanno? Se il livello di affidabilità delle risposte (qualunque esse siano) fosse troppo basso, come converrebbe comportarsi?

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    4. ..Grande Mago....Cmq la chiesa ha perso ogni credibilità agli occhi dei suoi osservatori meno disattenti con la santificazione del papa polacco, quello che insabbiò migliaia di casi di pedofilia...(La sola chiesa californiana patteggiò 600 milioni di dollari con le centinaia di vittime )...E cmq serve un Gozzilla oggi più che mai : un Gozzilla che ingurgiti almeno 4 dei 7 miliardi di omini..Altro che figlio unico come unica soluzione...Si deve agire da entrambi gli estremi delle vite...Un Gozzila che pref. ingurgiti solo omini, altrimenti un Gozzilla ottuso ed onnivoro sta già arrivando e si chiama cambiamento climatico ultrarapido.

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    5. Ma il Papa non ha detto che "Dio perdona, ma il Creato no"?

      Comunque qui c'è lo statement emesso dopo il convegno "Umanità sostenibile, natura sostenibile" della Pontificia Accademia delle Scienze:

      http://www.casinapioiv.va/content/accademia/it/events/2014/sustainable/statement.html

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    6. Gentile Alessandro, l'attivismo dei singoli (perché non c'è nemmeno l'ombra di un attivismo pro ambiente di massa) non risolverà i problemi. E permettimi di contestare la tua convinzione, quella che la scienza sia al servizio dell'essere umano e dell'ambiente. Essa in realtà è al soldo delle multinazionali farmaceutiche, petrolifere, dei trasporti, militari, nucleari, ecc. In parole povere, di lobby ricchissime e quindi potentissime, tanto da condizionare i governi delle nazioni della Terra, che siano povere o ricche.
      Sono queste la malattia (se proprio non dobbiamo parlare di DNA) che corrompe la nostra civiltà tecnologica e che la sta portando verso il collasso.
      E le masse, si sa, in passato, nel presente e nel futuro, han fatto, fanno e faranno sempre la parte che hanno fatto: quelle degli spettatori. Istruite o meno. Purtroppo...

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  4. Mah, ci sono almeno due considerazioni da fare. In primo luogo il leviatano non morirà, semplicemente si degradera ma non sparirà.
    In secondo luogo, esiste una serie di questioni aperte sulla natura della coscienza, che indicherebbero l'esistenza di una realtà superiore molto più vasta della realtà materiale sensibile. Se quest'ultimo assunto è vero, dovremo rivedere le nostre previsioni di scenario, potrebbero esserci un pacco di sorprese lungo la strada futura.

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    1. Interessantissima constatazione. Mi sorgono alcune domande spontanee: possono i singoli neuroni accorgersi che il cervello a cui appartengono pensa? E possono sapere quel che sta pensando?
      Ovviamente a tali domande si potrebbe sostituire "i neuroni" con "singoli esseri umani" e "il cervello" con "il Leviatano".

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  5. Bellissimo articolo.
    Complimenti Jacopo.
    E bellissimi commenti.
    Pur essendo di natura ottimista, ogni giorno vedo degenerare il pianeta Terra a causa di noi esseri umani, il Leviatano.
    A momenti mi scorrono le lacrime sul viso.

    Gianni Tiziano

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  6. Godzilla è sempre stato un burbero più benefico che malefico, il simbolo della rivincita della natura sulla tecnologia, rivincita di un essere poco intelligente ma coraggioso e non disposto a lasciarsi mettere i piedi in testa da omiciattoli indisponenti. Un po' come Moby Dick, ma ovviamente non all' altezza artistica e letteraria del predecessore.
    Invece il filosofo Hobbes era un reazionario fatto e finito.
    Ne "La ginestra" di Leopardi c'è molta più sagacia e assai più realismo nell' intero corpus delle opere hobbesiane.
    Stiamo sereni, la natura è il vero Leviatano invincibile che agisce negli abissi del tempo profondo.
    Il nostro rapidissimo successo lamarckiano di formiche bipedi è uno dei tanti inaspettati accadimenti che si sono verificati sul pianeta e rientrerà tra qualche tempo (zerovirgolazeroqualche cosa milioni di anni)nell' ambito dell' evoluzione darwiniana.

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