Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 20 maggio 2014

La crisi delle terre rare: un segno dei tempi in arrivo?

Da2degrees”. Traduzione di MR

La crisi di disponibilità di terre rare sembra essersi allontanata, ma è un'anticipazione dei problemi che avremo?


Le terre rare non si trovano tipicamente in depositi economicamente sfruttabili.

di Ugo Bardi

L'embargo petrolifero del 1972 ci ha lasciati con una forte percezione di quanto siamo vulnerabili alle interruzioni della fornitura di risorse minerali. Queste preoccupazioni avrebbero potuto materializzarsi di nuovo quando nel 2010 la Cina ha annunciato che le sue esportazioni di terre rare sarebbero state ridotte. Visto che la Cina ha quasi il monopolio delle terre rare, i prezzi sono andati rapidamente alle stelle e tutto il mercato è stato in agitazione per alcuni anni, con diverse segnalazion di scarsità per applicazioni cruciali nell'industria elettronica. Ciononostante, la crisi delle terre rare sembra essere stata sopravvalutata, più che altro risultato delle nostre stesse paure. Oggi, la bolla è scoppiata e i prezzi delle terre rare sono crollati. Sono ancora più alti di quanto fossero in precedenza, ma la produzione non è calata e le paure di scarsità sembrano essersi ridimensionate. Quindi, come dovrebbe essere interpretata questa crisi? E' stato solo un fenomeno speculativo o segnala l'arrivo di problemi reali?

“Dopo la grande crisi petrolifera degli anni 70, il mondo non ha più conosciuto grandi crisi di risorse attribuite a fattori politici”.

Di certo la crisi delle terre rare ha colto di sorpresa molti di noi. Dopo la grande crisi petrolifera degli anni 70, il mondo non aveva più conosciuto grandi crisi di risorse attribuite a fattori politici. Questa calma è stata, molto probabilmente, il risultato del trionfo del fenomeno che chiamiamo “globalizzazione”. Col mondo che diventa un unico, enorme mercato per ogni tipo di bene, se un paese rifiuta di vendere una risorsa, i compratori possono semplicemente ottenerla altrove. La competizione spinge anche i venditori a tagliare i prezzi il più possibile e questo spesso significa trascurare il costo dell'inquinamento generato dall'estrazione.

Ma c'è un problema in questo mercato globale: è basato su un paradigma di abbondanza. Funziona finché le risorse sono sufficientemente abbondanti da permettere ai compratori di scegliere i venditori. Quando i venditori sono di meno o, peggio ancora, qualcuno ha il monopolio di una risorsa, allora le cose cambiano. I prezzi aumentano, i costi dell'inquinamento non vengono più trascurati e coloro che hanno il controllo della preziosa e rara risorsa sono tentati di usarla come arma economica, politica o persino militare. Questi fattori potrebbero essere stati alla base della crisi delle terre rare. I cinesi potrebbero aver ragionato sul fatto che le loro risorse erano preziose e limitate quindi che valesse la pena di conservarle. Un altro fattore che potrebbe averli portati a questa decisione è l'orrendo costo del danno causato dall'estrazione delle terre rare, spesso estratte con operazioni su piccola scala, pericolose ed inquinanti. Infatti, anche al di là del caso delle terre rare, il paradigma dell'abbondanza delle risorse minerali sembra che stia per uscire di scena.

Una serie di fattori stanno causando un aumento dei costi di estrazione; compresi più alti costi energetici, degrado dei minerali di alta densità e inquinamento in aumento. Questi maggiori costi generano ritorni economici decrescenti dell'estrazione e, di conseguenza, prezzi più alti per tutti i beni minerali. Allo stesso tempo, l'inquinamento collegato all'estrazione sta aumentando, per esempio in termini di emissioni di CO2 generati bruciando carbonio fossile. Vista sotto questa luce, la crisi delle terre rare di qualche anno fa, anche se non è più preoccupante in sé stessa, potrebbe essere stato un primo sintomo di quello che avverrà. Solo pochi anni dopo, stiamo assistendo ad una crisi molto più pesante per la globalizzazione con il conflitto in Ucraina che sembra segnalarci un ritorno ad un mondo a due blocchi (o, forse, più di due). Un fattore importante che ha creato questa crisi potrebbe essere stata la percezione che l'Ucraina potrebbe avere grandi risorse di gas di scisto nella valle di Lublin, nelle provincie occidentali. In una percezione di abbondanza, non avrebbe senso giungere a grandi crisi geopolitiche per queste risorse (o per qualsiasi singola risorsa). Ma in una percezione di scarsità è vero il contrario. Questi due effetti, infatti, sono due facce della stessa medaglia, una conseguenza del graduale esaurimento dei depositi di alta densità. Ciò che abbiamo visto con le terre rare è solo un sintomo di un nuovo mondo che sta arrivando.


Elaborato sulla base di dati da:  "Extracted, come la ricerca di ricchezza minerale sta saccheggiando il pianeta" di Ugo Bardi. Sarà pubblicato il 12 giugno da Chelsea Green e sarà disponibile attraverso tutti i canali principali e i rivenditori online. E' stato presentato nel 2013 come rapporto al Club di Roma, un think-tank internazionale, la cui missione è di intraprendere l'analisi e far crescere il dibattito su come ottenere un pianeta più resiliente e sostenibile. Per leggere altro, comprate il libro di Ugo Extracted: come la ricerca di ricchezza minerale sta saccheggiando il pianeta

3 commenti:

  1. caro Prof. mi sembra di capire che solo delle crisi geopolitiche, archiviate ormai quelle finanziarie, possano fermare lo spreco del BAU, opinione condivisa anche da me e se ci saranno, saranno probabilmente accompagnate da finte, spero, operazioni militari nei paesi produttori, quel tanto che basta a fermare queste cicale sprecone, che dopo aver buttato soldi loro e risorse di tutti in azioni inutili e dannose, comincino a pensare che per comprare non ci vogliono i soldi, ma i beni da distruggere, che come dicevo, sono di tutti. L'egoismo, tra l'altro incentivato in modo spasmodico da esigenze consumistiche, fino all'ottundimento delle proprie facoltà intellettuali e mentali (e se ne vedono in giro i risultati) non può essere più fermato con le buone, ma solo con imposizioni di ordine superiore anche alle crisi economiche. Improponibili economie pianificate o dittature per vari motivi, almeno per ora, impraticabile la strada buonista della persuasione alla riduzione di sprechi, credo proprio che la crisi geopolitica sia l'unica strada per far accettare la mancanza di beni da distruggere. Poi magari saranno anche in programma pianificazioni e dittature, specie se falliranno gli obiettivi preposti, ma questo ce lo dirà solo il tempo, che è sempre galantuomo.

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  2. I Cinesi sulla crisi delle terre rare la pensano in modo diverso dalle potenze occidentali. Queste anni fa hanno accusato la Cina di manovrare politicamente il mercato (ovviamente quello chiamato "libero" è tale solo se favorisce gli interessi occidentali) ed hanno fatto grandi pressioni sulla Cina perchè tenesse alte le esportazioni. In realtà (vedi l' ottimo link "la produzione non è calata") "The supply of rare earths is dominated by China, which provides 97% of the world’s production "China only has 48% of the world’s known reserves of rare earths, according to the USGS Mineral Commodity Summaries 2011". Ossia, come sempre hanno sostenuto i Cinesi, il quasi monopolio di fatto del mercato globale delle terre rare è dovuto al fatto che i Cinesi usano le loro riserse minerarie per estrarre gli elementi necessari all' industria, mentre le altre Nazioni che hanno importanti riserve no.I motivi sono due: il costo della manodopera cinese è vantaggioso e l' inquinamento di questa estrazione (terribile perchè nei lantanidi ci sono elementi di elevata tossicità) ricade sulle comunità locali (in occidente il nimby lo ostacola, in questo caso giustamente).Se si guarda sempre nel link al grafico 2005-2015 tra domanda-offerta globale e cinese si vede che non è successo nulla di particolarmente anomalo. Dopo la caduta (dovuta alla recessione mondiale del 2008) si è avuta subito una ripresa e poi una costante salita della domanda. L' offerta, ossia la produzione cinese, dopo una diffiicoltà iniziale ha tenuto il passo. Ma i Cinesi non solo hanno aumentato la produzione ma hanno diviso il mercato in uno interno (per soddisfare le esigenze delle proprie industrie) assai probabilmente a prezzi più bassi ed uno esterno, destinato alle esportazioni (in netta salita) per "tenersi buone" le potenze straniere.
    Una strategia win/win rivelatasi di successo.
    Sui costi di estrazione cinesi, in mancanza di dati affudabili, starei attento a dire che sono aumentati.
    Può darsi che lo siano a causa dell' introduzione nella legislazione cinese di norme a maggiore protezione dell' ambiente, ma può anche darsi che siano diminuiti per il passaggio a tecnologie estrattive più evolute con un minor utilizzo di manodopera.

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  3. Rupo, questo mi sembra un articolo che meriterebbe una tua traduzione:

    http://www.skepticalscience.com/looking-for-connections.html

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