Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 31 maggio 2014

IL DESTINO DELLE SOCIETÀ È INELUTTABILE O DIPENDE DALLE SCELTE UMANE?

  In questo articolo Jacopo Simonetta esamina qualitativamente gli elementi principali del "sistema mondo", arrivando a conclusioni molto simili a quelli a cui erano arrivati gli autori dello studio "I Limiti dello Sviluppo" nel 1972. In sostanza, l'economia umana (e la civilizzazione che ne dipende) sono condizionati dalla disponibilità di risorse naturali a buon mercato. Con il loro graduale esaurimento inizia una fase "catabolica" di declino che ci porta....... beh, difficile dire dove esattamente, ma da qualche parte dove probabilmente non vorremmo andare (UB)

 

di Jacopo Simonetta

 

Premessa.

Due degli storici moderni più interessanti e controversi sono Oswald Spengler  e Arthur Toynbee.   Entrambi condividevano una visione della storia come strutturata da una serie di cicli di nascita, sviluppo, decadenza e morte delle civiltà e degli imperi, per molti aspetti simile al ciclo della vita umana.

In due autori discordano tuttavia su di un punto fondamentale.   Schematizzando al massimo, secondo Spengler il fosco destino dei popoli dipende da una ineluttabile legge naturale.   Secondo Toynbee, viceversa, il destino delle civiltà dipende fondamentalmente dalla capacità delle classi dirigenti di capire i cambiamenti in corso ed adattarsi ad essi; una capacità che in gran parte dipende dalla religione che anima le società.

Fortemente criticata ed anche ridicolizzata da molti degli storici successivi, almeno in parte, questa visione appoggia però su solide basi scientifiche.   Le società umane sono infatti sistemi viventi altamente integrati, ossia, in termini fisici: “strutture dissipative complesse” (Prigogine  La fine delle certezze, 1997).  Ciò significa che assorbono bassa entropia e scaricano alta entropia nel loro ambiente; il prodotto di questo flusso è la Vita che ha un’intrinseca tendenza alla crescita ed alla complessità.   Può questo avere a che fare con i cicli storici evidenziati dai due celebri e contestati autori?

La questione è importante perché, se affidabile, una simile impostazione avrebbe un enorme valore nella valutazione delle situazioni attuali e delle scelte da compiere.

Non essendo uno storico, ma un ecologo, ho tentato di affrontare il problema in termini di flussi e di equilibri, rielaborando un’idea esposta da John Michael Greer nel suo libro “The long Descent” (New Society Publishers 2008). Nei ristretti limiti imposti da un articolo di questo tipo darò un riassunto dell’idea e dei risultati cui porta, nella speranza di raccogliere osservazioni utili a migliorare il lavoro.

Il modello.

Punto di partenza è il modello proposto da H Daly per spiegare la “crescita antieconomica".   Rimandando al link per la spiegazione, qui mi preme ricordare che la crescita economica è soggetta alla ben nota “legge dei ritorni decrescenti”, il che significa che ogni ulteriore passo di crescita comporta un risultato inferiore ed un costo maggiore rispetto al precedente.   Ne consegue che, mentre a sinistra del punto “b” (linea rossa) la crescita economica comporta più vantaggi che svantaggi (naturalmente dal punto di vista di chi cresce), a destra di tale punto ogni ulteriore crescita economica impoverisce, anziché arricchire la società.

Il punto che ho cercato di investigare è se l’attraversamento di questa “linea rossa” dipende dalla forza ineluttabile dei fatti, oppure deriva da scelte umane deliberate.

Nel tentativo di schematizzare al massimo, ho utilizzato 6 riserve (stock), un processo, 9 flussi (flow):

Per semplicità grafica, le 6 riserve sono riunite nei seguenti 4 box.

  • BOX 1: popolazione e capitale (riserve con tendenza alla crescita esponenziale).Ovviamente le persone non sono oggetti, ma in questa sede popolazione e capitale reale (ad es. costruzioni, sistemazioni fondiarie, infrastrutture, istituzioni, ecc.) sono accomunabili per alcune caratteristiche: entrambi hanno una tendenza alla crescita esponenziale, ma la crescita economica favorisce anche la crescita demografica e la crescita demografica stimola quella economica.   Inoltre, sia il capitale (comprensivo della tecnologia) che la popolazione possono agire in modo da aumentare il tasso di sfruttamento delle risorse, ma richiedono un costante investimento per il proprio mantenimento e per il necessario rinnovamento.
  • BOX 2 – finanza (riserva con tendenza alla crescita esponenziale).   Comprende il denaro in ogni sua forma (titoli, debiti, crediti, conti bancari, ecc.) comprese le banconote (circa il 3% della massa monetaria globale), ma esclusi i metalli preziosi.   Perlopiù la finanza agisce tramite il credito/debito che può consentire di incrementare il capitale reale nel caso in cui gli investimenti diano un rendimento eccedente l’interesse passivo al netto di costi, esternalità, ammortamenti, inflazione,  ecc.  Viceversa, consuma capitale nel caso di investimenti il cui rendimento netto sia inferiore all'interesse passivo.  
  • BOX 3 – Rifiuti (riserva senza tendenza endogena alla crescita).   L’insieme di tutti gli scarti solidi, liquidi e gassosi dei processi di estrazione, trasformazione ed uso, oltre che della consunzione del capitale.   L’accumulo di rifiuti (inquinamento) ha effetti negativi sia sulle risorse rinnovabili che sul capitale e la popolazione.
  • BOX 4 – Risorse rinnovabili e non rinnovabili. (riserva con una parziale tendenza al recupero di quanto prelevato).   Comprende le risorse non rinnovabili (ad es. minerali, idrocarburi, ecc.) e quella rinnovabili (ad es. acqua, biomassa, biodiversità, ecc).   Le seconde hanno una tendenziale capacità di recupero, ma solo se sfruttate largamente entro i limiti del loro rinnovamento.   In caso di sfruttamento superiore alla capacità di recupero tendono all'esaurimento e poiché questo è il caso generale oggi le due riserve possono essere accomunate.

Il processo considerato è:
  • Produzione.   Rappresenta l’insieme di tutti i processi di trasformazione delle risorse in beni e servizi.   Parte della produzione diventa nuovo capitale, parte va a manutenzionare o rimpiazzare il capitale usurato, parte diventa generi di consumo; in tutti i casi prima o poi diviene rifiuto. Ho qui mantenuto il termine economico “produzione” per semplicità, ma è bene ricordare che, quando si tratta di processi industriali, la realtà fisica è che si dissipa energia per trasformare risorse in beni destinati a diventare rifiuti o servizi destinati a svanire con la loro erogazione; un processo irreversibile. L’agricoltura potrebbe invece essere considerata come un’attività effettivamente produttiva, se non fosse per la quantità di energia fossile che dissipa che pone la maggior parte delle attività agricole nello stesso ruolo degenerativo dell’industria..

    I principali flussi (flow) che ho preso in considerazione sono dunque i seguenti:
    • Flussi di materia ed energia da risorse, capitale e popolazione a rifiuti. (frecce nere).   Tutto ciò che viene prelevato in natura ed utilizzato per realizzare beni e servizi attraversa il sistema e diviene  rifiuto; rapidamente per i beni di consumo e gli scarti di lavorazione, lentamente per il capitale.   
    • Quota di produzione dedicata a nuovo capitale (freccia azzurra).   Rappresenta i beni duraturi che vanno ad integrare il capitale reale (nuove macchine, costruzioni, sistemazioni fondiarie, organizzazioni, tecnologia, ecc).   
    • Quota produzione dedicata a manutenzione del capitale esistente (freccia marrone).   Rappresenta la quantità di beni e servizi dedicata alla manutenzione ordinaria e straordinaria del capitale reale (dalla sostituzione dei pneumatici usurati, fino alla ricostruzione delle case distrutte dalle tempeste, o delle infrastrutture terremotate)..
    • Quota di capitale dedicata a sostituzione di risorse carenti (freccia gialla).   Rappresenta l’investimento (in termini di beni materiali) necessario per compensare il depauperamento delle risorse.   Notare che non ricostituisce il capitale naturale (tranne che eventualmente e marginalmente per le risorse rinnovabili);  al contrario questo flusso aumenta l’efficienza con cui le risorse esistenti vengono trovate ed estratte, accelerandone dunque il depauperamento.
    • Quota di recupero risorse da rifiuti (freccia verde).   Rappresenta la percentuale di materia che dai rifiuti rientra nel ciclo produttivo, al netto degli scarti di lavorazione, dei materiali aggiunti e del’energia dissipata nel processo.
    • Flusso fra capitale/popolazione e finanza.   Fondamentalmente, il capitale finanziario fornisce denaro sotto forma di credito, mentre dalla popolazione e dal capitare reale tornano soldi alla finanza (comprensiva del Tesoro e della Banca centrale) sotto forma di interessi e tasse.

    Fase Anabolica.

    Ora osserviamo come il modello descriverebbe un’economia lontana dal fatale “Punto b”, sul 
    genere di quella che abbiamo avuto nei “gloriosi 30” e di cui oggi ci sentiamo tanto orfani.   Per analogia con i sistemi viventi, la ho definita “Fase anabolica”.

    In un’economia in fase di crescita reale (tratto di curva alla sinistra del punto “b”),  le risorse sono sovrabbondanti rispetto alla domanda, cosicché l’impiego di capitale per procurarle è modesto.    Una gran parte della produzione va in nuovo capitale la cui crescita consente un aumento di produzione e così via, innescando un processo di crescita esponenziale.   La quota di produzione dedicata al mantenimento del capitale è limitata per la relativa modestia del medesimo e per la relativa giovinezza di gran parte di esso.
    Anche la popolazione cresce ed è quindi prevalentemente giovane, il che significa che è molto produttiva e poco bisognosa di cure ed assistenza, mentre è avida di incrementare il proprio capitale (case, automobili, ecc.).   La crescita crea continuamente opportunità di lavoro e la disoccupazione è bassa.

    L’indebitamento è molto minore del capitale prodotto ed i rendimenti sono superiori ai costi complessivi, cosicché la finanza alimenta la crescita del capitale reale che alimenta la crescita della finanza con andamento parimenti esponenziale.

    La concorrenza è moderata perché il mercato è in espansione.

    La produzione di rifiuti è relativamente modesta per l’alta qualità delle risorse utilizzate e per le dimensioni relativamente contenute di popolazione, capitale e processi produttivi, mentre le capacità rigenerative degli ecosistemi sono sostanzialmente integre.   Di conseguenza l’inquinamento può provocare anche danni ingenti, ma di portata locale.   Il riciclaggio è assente o quasi perché il costo delle materie prime è basso.

    In sintesi, il sistema si espande creando nuove opportunità e quella sensazione di ottimismo caratteristica dei popoli in questa fase della loro storia.

    Il flusso di entropia aumenta con il crescere dei flussi di materia ed energia.   E’ un po’ come se, dal punto di vista termodinamico, man mano che l’economia cresce ed i flussi aumentano, il tempo accelerasse ed il sistema invecchiasse.

    Fase Catabolica.

    Vediamo ora come il modello descrive un’economia in prossimità del “punto b”, tipo quella che abbiamo oggi e dalla quale siamo tanto impazienti di uscire.   Ho battezzato questa fa se “Fase catabolica”, sempre per analogia con i sistemi viventi.

    Alcune risorse chiave sono scarse rispetto alla domanda, cosicché l’impiego di capitale per procurarle, o sostituirle, cresce esponenzialmente (ad es. maggiori costi per ricerca, estrazione, ecc.) e viene così distolto dalla produzione di nuovo capitale e prodotti di consumo.

    Il flusso di risorse verso la produzione è maggiore perché più grande è l’economia che deve alimentare, ma la loro qualità diminuisce ed il costo finale sale (N.B. costo e prezzo hanno fra loro rapporti complessi).  Il capitale reale è molto maggiore, ma più vetusto e gran parte di esso viene dirottato al rimpiazzo delle risorse ed al pagamento del debito.

    L’ammontare del debito cresce più rapidamente del capitale, cosicché parte crescente dei redditi è destinata al pagamento di interessi passivi e tasse.   Il ricorso a nuovo debito diviene necessario per i nuovi investimenti, il cui rendimento netto si riduce però progressivamente (“Ritorni decrescenti”).    In pratica, si copre il debito in scadenza mediante nuovo debito che darà un rendimento reale progressivamente inferiore a quello precedente.     La finanza sviluppa delle retroazioni interne che cortocircuitano il sistema reale.   Ciò provoca un aumento esponenziale della massa monetaria con conseguente sviluppo di bolle speculative e crescenti rischi di iper-inflazione.   In sintesi, da simbionte le finanza diviene parassita dell’economia reale.

    La competizione è accanita perché gli spazi di mercato si riducono ed i margini di utile si assottigliano, questo porta a strategie di mercato particolarmente nefaste come l’obsolescenza programmata, la pubblicità ingannevole, la corruzione, lo sfruttamento del personale, ecc. Quote crescenti di produzione vanno in rifiuti per la minore qualità delle risorse (aumento del fardello o zaino ecologico), mentre parte crescente della produzione va in mantenimento di un capitale molto più grande, ma meno produttivo.   Ciò nondimeno, la manutenzione non è generalmente sufficiente ed il capitale si degrada (ad es. parte dell’industria mineraria cinese o la rete stradale italiana).   La produzione di rifiuti da capitale cresce più rapidamente del capitale perché non tutto il capitale reale è destinato alla produzione, mentre tutto il capitale invecchia e si degrada. Si sviluppa il riciclo dei rifiuti con effetti positivi, ma insufficienti perché i flussi di risorse richiesti sono troppo elevati e perché anche le filiere dei rifiuti producono nuovi rifiuti ed entropia, sia pure in misura minore.
    In alcuni casi (ad es in Europa ed in Cina), la natalità diminuisce, ma la popolazione continua ad aumentare per il prolungarsi della vita madia e/o dell’immigrazione.

    Aumentano la disoccupazione cronica e la povertà, mentre i sistemi di “welfare” entrano in crisi e la classe dirigente perde di credibilità.   Si diffondono e radicalizzano quindi sentimenti quali la rabbia, la paura e la disperazione che sfociano generalmente in violenza che, normalmente, porta a distruzione sia di persone che di capitale, ma il secondo in misura molto maggiore.    Se, come solitamente accade, almeno parte del capitale distrutto era produttivo, alla fine la società si trova ad essere più povera ed a dover devolvere una quota ancora maggiore di produzione alla ricostruzione di parte del capitale perduto; una cosa possibile solo nella misura in cui sono ancora disponibili le risorse necessarie.

    Come sintetizzato nello schema di Daly, in fase catabolica l’economia diviene “un gioco a somma negativa” in cui ogni incremento dell’attività economica provoca danni indiretti superiori ai vantaggi diretti che procura (crescita anti-economica).   Ciò non impedisce che determinati soggetti possano continuare a crescere, solo che lo fanno a spese di altri.   Ne sono esempi i paesi in crescita malgrado la crisi globale, o le aziende altamente redditizie nei paesi in crisi, i professionisti di successo nei settori che licenziano. Il simbolo sullo sfondo indica che il flusso di entropia continua ad accelerare poiché il flusso di materia/energia è aumentato, mentre la qualità della vita è mediamente diminuita, un po' come se il sistema invecchiasse più rapidamente.

    In questa fase, il controllo politico del sistema diviene progressivamente più difficile, perché la situazione degenera ad un ritmo progressivamente accelerato, obnubilando le capacità di reazione di governi ed imprese, perlopiù concentrati sui problemi finanziari e sociali immediati, mentre i fattori più critici sono altri.   In particolare:

    - La quota di capitale dedicato alla sostituzione delle risorse cresce in misura superiore al reperimento delle medesime.   Si ha quindi un aumento dei costi ed una diminuzione del tenore di vita.

    - Gli impatti negativi dell’inquinamento sulle risorse, il capitale e la popolazione aumentano anche se l’economia decresce, sia per la longevità dei fattori inquinanti principali, sia per l’allentamento dei vincoli di legge, sia per l’incapacità degli ecosistemi fortemente degradati ad assorbire rifiuti (ad. esempio, la ridotta capacità di foreste e suoli degradati nell'assorbire CO2);

    - Crescono esponenzialmente la massa monetaria e gli interessi passivi da pagare alla finanza: due fattori che, combinati e sinergici, con facilmente scatenano un inflazione che distrugge stipendi, pensioni e risparmi.

    - Contemporaneamente, la diminuita capacità di consumo della popolazione può provocare deflazione: un fenomeno capace di far collassare molto rapidamente il sistema economico.

    - Si moltiplicano le azioni violente e/o illegali: dalla corruzione, alla criminalità, dalle sommosse alle guerre.   Tutti fenomeni che aumentano rapidamente l’entropia del sistema.

    Collasso.

    Man mano che la fase catabolica procede erodendo le riserve (risorse disponibili e capacità di assorbimento dei rifiuti), il sistema diviene sempre più instabile, finché un incidente qualsiasi non ne provoca l’arresto.    A quel punto, tutti i sistemi di retroazione che hanno alimentato la crescita alimentano la decrescita e si ha una progressiva distruzione di popolazione, oltre che di capitale sia reale che finanziario.   Un processo che può avere esiti molto diversi poiché ogni giorno che il carico complessivo (popolazione x consumi pro-capite) rimane al di sopra della capacità del sistema, questa si riduce.  
    Ne consegue che più rapidamente avviene il declino, prima le curve si re-incroceranno e migliori saranno le condizioni di chi rimane.   Viceversa, se la capacità di sfruttare le riserve residue rimane sufficiente a rallentare il declino, la capacità di carico può anche giungere a zero, provocando l’estinzione della popolazione.
    Naturalmente, in un sistema della vastità e complessità come quelle della Terra, ciò potrebbe verificarsi in alcune zone, ma non dovunque.

    In sintesi, il modello è coerente con gli scenari disegnati da Word3 e con la “crescita anti-economica” di Daly, ma aggiunge che, una volta giunti in prossimità del punto di equilibrio, il fatale passaggio diviene pressoché inevitabile per l’inerzia del sistema (qualcuno, genialmente, la ha chiamata la “sindrome di wile coyote”).   Inerzia che dipende da numerosi fattori sinergici:

    • Resistenza della popolazione e della classe dirigente ad accettare sacrifici sempre più grandi man mano che la situazione peggiora.
    • Triplice retroazione positiva fra popolazione e capitale: ognuna ha una tendenza innata alla crescita esponenziale; più sono ognuna forzante della crescita dell’altra.  

    • Capitale e popolazione possono continuare a crescere anche dopo che il punto di equilibrio sia stato superato erodendo le riserve di risorse e la stabilità degli ecosistemi.   Una possibilità tanto maggiore quanto più le riserve sono consistenti ed il progresso tecnologico ne consente uno sfruttamento via via più aggressivo ed efficiente (ad es. l’uso dei satelliti per guidare le flotte pescherecce o di bulldozer giganti per cavare carbone).   

    Ogni aumento del flusso dalle risorse verso la produzione si risolve però in un aumento del capitale, della popolazione e dei rifiuti, posticipando quindi il collasso, ma rendendolo più grave.   Una conclusione analoga a quella raggiunta già nel 1970 dal gruppo di lavoro che elaborò Word3.

    Conclusioni.

    Tornando a Spengler versus Toynbee, il modello suggerisce che, sostanzialmente, avessero entrambi ragione, ma in fasi diverse del processo.   Risulta infatti probabile che una dinamica intrinseca effettivamente esista e che, tendenzialmente, favorisca lo sviluppo e la decadenza delle civiltà, ma con regole in parte diverse a seconda della fase.    Durante la fase anabolica, infatti, sono possibili molte scelte alternative, fra cui quella di limitare volontariamente il proprio sviluppo.   Dipende quindi dalla lungimiranza, sensibilità e capacità politica della classe dirigente di rallentare, modificare od accelerare il processo.    Viceversa, una volta iniziata la fase catabolica, i gradi di libertà della società si riducono rapidamente e, molto presto, una qualche forma di collasso diviene inevitabile.   

    Siamo già a questo punto?   A livello globale con ogni probabilità si, ma la diversificazione delle situazioni locali lascerebbe, ritengo, dei margini di manovra; se non per evitare il collasso, perlomeno per mitigarlo.   Purtroppo, questo richiederebbe di ridurre contemporaneamente sia l’accumulo di capitale, sia la popolazione, pur mantenendo una struttura demografica relativamente giovane.
    In pratica, questo significherebbe falcidiare le posizioni di privilegio, aumentare le tasse e tagliare drasticamente tanto le pensioni quanto i fondi alla sanità.   Cioè proprio il tipo di cose massimamente impopolari fra tutte le classi sociali (sia pure per motivi diversi) ed a buon diritto, poiché sono quelle che maggiormente e direttamente riducono la qualità materiale e la durata della vita dei cittadini.   
    In definitiva, il problema è quindi che i pochi provvedimenti che sarebbero efficaci nel mitigare le condizioni nei decenni a venire avrebbero dei forti impatti negativi nell'immediato.   Viceversa, provvedimenti efficaci nel mitigare la situazione presente avrebbero ricadute negative in futuro.    

    Alla fine, quello che sta accadendo è forse l’unica via di uscita davvero possibile.   Quanto prima la violenza inutile, la malavita e le crisi finanziarie riusciranno a grippare la mega-macchia economica globale, tanto più facilmente i discendenti dei sopravvissuti potranno ricostruirsi una vita decente e, fra qualche secolo, anche delle civiltà.   Civiltà certamente prive dei gioielli tecnologici (ed energivori) di cui siamo tanto orgogliosi, ma magari ricche di arte e di spiritualità.   Magari si canteranno poemi che narreranno la grandezza di un popolo antico e scomparso, capace di costruire oggetti fantastici e misteriosi le cui rovine disegneranno i paesaggi del futuro ancora molto a lungo.






    11 commenti:

    1. Riguardo al
      <<•BOX 4 – Risorse rinnovabili e non rinnovabili. (riserva con una parziale tendenza al recupero di quanto prelevato). Comprende le risorse non rinnovabili (ad es. minerali, idrocarburi, ecc.) e quella rinnovabili (ad es. acqua, biomassa, biodiversità, ecc). Le seconde hanno una tendenziale capacità di recupero, ma solo se sfruttate largamente entro i limiti del loro rinnovamento. In caso di sfruttamento superiore alla capacità di recupero tendono all'esaurimento e poiché questo è il caso generale oggi le due riserve possono essere accomunate.>>, osservo che fonti rinnovabili come il Sole o il vento NON POSSONO essere sfruttate OLTRE i limiti del loro rinnovamento. Perciò non mi pare che possano essere accumunate, come risorsa, alle non rinnovabili

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      1. No, infatti sole e vento non stanno in questo box e non stanno in questo modello in quanto (ad oggi) il loro sfruttamento avviene principalmente in due modi:
        Il principalissimo e tramite fotosintesi e quindi sono già compresi nella biomassa.
        Il secondario è tramite apparati tecnologici realizzati da filiere industriali alimentate principalmente da combustibili fossili. Inoltre il loro impatto globale è per il momento molto ridotto.
        Certo, se un giorno avremo dei sistemi di sfruttamento del vento e/o del sole (più difficile) in grado di fornire l'energia necessaria alla loro duplicazione le cose potrebbero cambiare. Ma per ora ne siamo lontani, mi pare.
        Infine, se anche trovassimo una fonte di energia effettivamente sostenibile ed abbondante, impatteremmo ugualmente con il depauperamento di altre risorse. Secondo me la trappola è nascosta nella triplice retroazione positiva tra capitale e popolazione. la carenza di energia o di qualsiasi altra cosa può poi essere la miccia che fa saltare il sistema quando questo è maturo al punto giusto, ma può esserlo anche qualche altra cosa (un eccesso di inquinamento, una guerra ecc.)
        jacopo

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    2. Tutti i contributi qui ospitati sono veramente interessanti, sebbene per la maggior parte suscitino angoscia. Forse l'angoscia sarà il sentimento distintivo del XXI secolo.... Seguo il blog anche se il cardiologo me l'ha vivamente sconsigliato, ma non diteglielo, vi prego (tanto lui non ci legge). La mia curiosità su cosa ci può riservare il futuro è superiore al rischio di rimanere incollato, ormai inespressivo, su un post del blog Effetto Risorse ex "Effetto Cassandra" con un sottile filo di bava che mi fuoriesce dalla bocca. Con grande fatica, infatti, cerco sempre di ragionare su qualche principio di falsifacabilità di ciò che viene presentato, per avere qualcosa da replicare, e per non scadere in quella parte del pensiero che fortemente vorrebbe portarmi ad asserire "me lo sentivo che finiva così". Ma non ho, confesso, gli strumenti intellettuali per farlo (o forse sono solo pigro). Sicuramente non farò parte dei sopravvissuti, nè i miei discendenti ne faranno parte avendoli cresciuti nell'illusione che il domani sarebbe stato migliore (non ho mai detto più ricco). Peccato, mi ero affezionato all'idea di demolire i precetti del Pangloss narrati nel Candide. Non so com'è, ma me lo sento che non sarò tra i sopravvissuti. Del resto, non ho contribuito, se non in misura antipaticamente marginale per l'opinione comune, a questo stupidissimo (lette le analisi e i modelli qui e altrove presentati) processo di espansione senza fine capitalistico-produttiva (nel quale l'accumulazione di ricchezza pare alla fine essere nient'altro che un semplice meccanismo della propria autodistruzione), quindi non merito di sopravvivere alla sua catastrofe. Comunque, se mi dovesse succedere qualcosa, ricordate solo, se volete - non vi posso obbligare - che ho amato l'utopia, modelli di società diverse da quelle che si sono affermate per la maggiore, e alcune qualità dell'essere umano che potevano essere qualcosa che ci rendeva degni di stare al mondo, come la solidarietà, la rinuncia dell'eccesso, la valutazione tra ciò di cui si ha veramente bisogno e ciò che si potrebbe avere oltre questo, il desiderio di trovare una sintonia con il modo in cui funziona la natura, cercando di limitare - visto che i mezzi ci sono - l'impulso a propagare i miei geni, che poi forse non sono troppo diversi da quelli di chiunque altro. Spesso le conclusioni di tanti messaggi qui contenuti non mi sembrano ponderate quanto le analisi della realtà o dei modelli che ce la evidenziano; mi sembrano - o forse solo lo temo - "frettolose", troppo impostate sulla causa-effetto, molto dirette all'individuo e poco alla comunità. Probabilmente sono io in errore, e le mie nostalgie di una umanità solidale anche nella sventura sono solo un labile conforto che dura il tempo della lettura di un post. Certo, la tentazione è di chiedere lumi, come e dove saranno le maggiori probabilità di sopravvivere? Ma so anche che le intelligenze superiori non saranno così stupide da dare suggerimenti, visto che non potremo stare tutti sulla scialuppa di salvataggio. Però, una fanta-analisi di come sarebbe potuto andare il mondo se avessimo perseguito valori diversi da quelli della pura competizione, per lo meno mi avrebbe reso più dolce la fine del mondo che ho conosciuto.

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      1. Non so cosa risponderebbe un'intelligenza superiore. La mia mi fa rispondere che alla domanda: in quale regione saranno maggiori le probabilità di sopravvivenza? La risposta scientificamente più corretta è: BOH? Esiste una vasta letteratura a dimostrazione che questo non solo è quello che sappiamo, ma che molto probabilmente questo è tutto quello che è possibile sapere.
        Un aneddoto citato a memoria (quindi con possibili errori che non ne cambiano il significato:
        Prima del 1940 un americano che aveva capito benissimo cosa stava per succedere decise che lui la guerra non voleva neppure sentila nominare. Quindi studiò geografia, politica, economia, ecc. e decise di trasferirsi a Guadalcanal... E' anche uscito vivo per raccontarlo.
        Quindi non è affatto detto che non sia proprio tu a cavartela.
        Io ho vissuto l'alluvione di Firenze del 1966 ed ho visto come le calamità facciano emergere sia il meglio che il peggio dalle persone. E sia il meglio che il peggio possono essere stupefacenti. Non per indorare la pillola.
        Jacopo

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    3. R " Alla fine, quello che sta accadendo è forse l’unica via di uscita davvero possibile. " ..La via del collasso nell'europa mediterranea è lenta e quanto mai acre, visto che sta acuendo la scelta dell'accanimento terapeutico nella coltivazione dei grandi geronti e servizi alla persona di stato quanto mai energivori....Va difeso lo stato che promuove la resilienza dei suoli , un "ritorno" alla permacoltura ed alla sicurezza energetica di base molto prima dei record di anzianità della propria popolazione o del monte stipendi degli erogatori, e quindi primi fruitori, dei servizi alla persona..In questo senso la morale dell'europa mediterranea, italiana in particolare, è oggi la meno sostenibile e la più abietta verso chi deve venire o è da poco venuto ed i nostri compagni di viaggio animati e non...Tuttavia credo che la destrutturazione dei rapporti di forza fra generazioni ed i molteplici piani dell'edificio pubblico potrebbero crollare interamente entro un decennio: ora, se qualcuno volesse preventivamente abbattere i piani superiori, lo giudichereste come un disgraziato od un coraggioso ?

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      1. Io vedo un problema di tempi. Sono convinto che occorra demolire/abbandonare parte del nostro capitale e della nostra popolazione (per inciso io non sono né giovane, né particolarmente sano od utile, quindi sono fra gli spendibili). Di solito questo avviene, lo vediamo, tramite scoppi di violenza cieca il cui risultato è normalmente controproducente. Molto meglio sarebbe procedere in maniera ragionata e graduale, tenuto conto anche del fatto che occorre evitare di diventare uno spuntino per qualcun'altro nel mondo.
        A questo dovrebbero servire i governi. E siccome non lo fanno, io propugno il "Luddismo pigro", vale a dire che anziché andare in giro a rompere e bruciare, me ne sto da una parte a gufare.
        Scherzi a parte, penso che ci sia molto più bisogno di gente che si preoccupa di tramandare a chi verrà il più possibile dell'immenso patrimonio di cultura, arte e scienza che abbiamo raccolto. Ne avranno bisogno.

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    4. Vorrei aggiungere alcune considerazioni
      1) nessuno "sopravvive". Prima o poi si muore. Ma noi
      2) trasmettiamo la vita alla discendenza. Noi dobbiamo seguire e fare ciò che è giusto per loro e per il prossimo. DObbiamo essere volti al bene. Da questo consegue
      3) non sappiamo veramente che direzione prenderà il futuro se davvero agiamo per cambiarlo e infine
      4) sembra che la morte non sia esattamente la fine della vita. Per questo si vada a consultare www.nderf.org per avere degli spunti interessanti.

      L'ultimo punto indica che abbiamo la possibilità di imparare e migliorare, nonostante tutto. E che forse possiamo farlo senza metterci necessariamente addosso cappotto, stivali e cappello di piombo della paura del nulla finale.

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      1. Però, Phitio, senza voler entrare nel merito dell'affermazione "sembra che la morte non sia esattamente la fine della vita", mi pare che i punti di vista possono essere molteplici. Mi spiego meglio: "a possibilità di imparare e migliorare, nonostante tutto" c'è sia credendo in un aldilà dopo la morte sia mettendosi addosso "cappotto, stivali e cappello di piombo della paura del nulla finale". La propensione a migliorare infatti non dipende da ciò in cui si crede, ma da come si utilizza tale credenza.

        La fede in una vita dopo la morte può spingere a comportarsi rettamente nel corso della propria esistenza, ma può anche spingere ad una sorta di apatia che rimanda all'aldilà ogni soluzione (o risoluzione) dei tanti guai che affliggono l'aldiqua.

        Allo stesso modo indossare "cappotto, stivali e cappello di piombo della paura del nulla finale" può condurre al cinismo e al pessimismo cosmico (con conseguente apatica rassegnazione tanto a mali inevitabili che a quelli evitabili). Può però spingere a vivere il "qui ed ora" al massimo delle proprie capacità e potenzialità (quindi anche quelle morali), traducendosi in un attivismo senza sosta e che non piega la testa neppure dinnanzi alla più cupa delle situazioni.

        Credo che quelli che vogliono agire bene, dovrebbero far meno caso a cosa si crede e più caso a come si vuol agire. L'unione fa la forza e viste le sfide che ci attendono di forza ne serve tantissima.

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      2. Concordo.

        A me comunque ha avuto l'effetto di scrollarmi di dosso la paralisi da "niente ha un senso e uno scopo" e inoltre mi fa intravvedere che forse , per quanto sia grigia la situazione "esistono altre forze all'opera oltre la volonta' del male" come direbbe Gandalf.

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    5. QUANTUM CREATIVITY for improving a program on “Science with and for Society” .by EGOCREANET NGO -R&D in Florence (IT)
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      The aim of such project is focus to :
      OVERCOMING THE CULTURAL IRREVERSIBLE DECLINE OF INDUSTRIAL SOCIETY .

      Research need to develop in a strong link with societal cultural needs of change to avoid the perspective of the world wide industrial collapse caused by the exploitation of more and more 'natural resource depletion and the' increasing disparity in economy for a growing world population without access to the cognitive and cultural opportunities for change.

      Remembering that: “Science never solves a problem without creating ten more” (George Bernard Shaw)

      the on line Review the CHAOS MANAGEMENT REVIEW : http://www.caosmanagement.it/ ,
      would lile o sustain the
      SCIENCE INNOVATION & SOCIETY HORIZON PROGRAM for RESPONSIBLE SOCIAL RESEARCH (SSI-RRI ), with a numer on he special focus to the "Science, Innovation & Society: achieving Responsible Research and Innovation"conference in Rome 19/21 nov. 2014 .

      The Special Number of CHAOS MANAGEMENT will be also dedicated as a promotion of the project idea on Quantum Creativity is no specifically focus on Quantum Brain . https://www.facebook.com/hariohmshantihi?ref=bookmarks

      NOTE : SEARCH FOR PARNERS .

      The main goal of the Quantum Creativity project is based on advance the mechanical limits of traditional science understanding because they remain closed by means the arbitrary splitting between subject and object of human perception, to an new open approach of creative science construction.

      Quantum Brain Theory means to understand that the brain is no a passive mirror of he external world as the traditional science and also the Quantum Mechanics accept, through the other arbitrary separation between macro and micro-world.

      In substance the Quantum-Creativity proposal would look forward in a long time period to change the traditional frame of scientific- reference accepted during the Industrial epoch.

      In short the aim of Quantum-Creativity Projects are to sustain the need of a radical and visionary discontinuity, that it is emerging from the fact that he industrial civilization that to day it is going forward an irreversible and accelerated collapse. The new perspective may be emerging, as a contribution to a conscious paradigm shift, through developing some project in the HORIZON STRATEGY, both for the FET-OPEN 3 2015 ( especially Section b) and also in participating in the Horizon calls in Science and Society.

      I would remenber that you may help to develop two project Consortia in referring to two Horizon calls Opportunities 1) FET-OPEN 3 2015 (Section b) , see http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/opportunities/h2020/topics/1155-fetopen-3-2015.html

      and 2) the topic :
      Call for integrating Society in Science and Innovation see in:
      http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/opportunities/h2020/topics/2422-issi-5-2015.html

      This Second Project Proposal will be made with the Title QUASSI project : the 21/NOV/2014 at the Meeting SIS-RRI in Roma . see : https://www.b2match.eu/science-society-2015/participants/31

      I hope in our intelligent collaboration in that important challenge . Very Cordially Paolo Manzelli 29th OCT/2014 FIRENZE

      --
      --
      PAOLO MANZELLI
      Director of LRE/EGO-CreaNet – University of Florence
      EGOCREANET- VALIDATED EUROPEAN -PIC = 959882416
      c/o BUSINESS INCUBATOR ,
      POLO SCIENTIFICO UNIVERSITA' di FIRENZE
      50019 -SESTO F.no- 50019 Firenze-
      Via Madonna dl Piano ,06
      -room: d.132: Phone: +39/055-4574662 Fax: +39/055 2756219
      Mobile: +39/335-6760004; SKIPE "manzelli3"
      posta certificata :
      E-mail.1: EGOCREANET2012@gmail.com
      E-mail.2 : pmanzelli.lre@gmail.com
      http://http://www.caosmanagement.it/

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