Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 15 maggio 2014

Come distruggere una civiltà

DaResource crisis”. Traduzione di MR


di Ugo Bardi

Questo è il terzo post di commenti sul “saggio finanziato dalla NASA” (un termine che è diventato virale) sul collasso sociale di Motessharry, Rivas e Kalnay (MRK). Nel mio primo post sul tema, ho discusso alcune caratteristiche qualitative del modello. Nel secondo post, ho commentato sul dibattito. Qui approfondirò la struttura del modello e penso di poter mostrare che i risultati del modello MRK sono molto generali, in quanto possono essere riprodotti con un modello semplice. Alla fine dei conti, è  possibile distruggere una civiltà spendendo troppo in infrastrutture non produttive – come i Moai nell'Isola di Pasqua (immagine sopra da Wikimedia, licenza creative commons)

I modelli matematici possono essere molto divertenti, ma se li si usano per proiettare il futuro della nostra civiltà i risultati potrebbero essere un pochino spiacevoli, per non dire peggio. E' stato questo il destino del primo modello quantitativo che ha esaminato il futuro del sistema mondiale, il famoso studio “I Limiti dello Sviluppo”, sponsorizzato dal Club di Roma nel 1972. Questo studio ha mostrato che se l'economia mondiale fosse stata portata avanti come al solito, il solo risultato possibile sarebbe stato il collasso.

Questo genere di risultati spiacevoli sono una caratteristica di gran parte dei modelli che tentano di prevedere il destino a lungo termine della nostra civiltà. Non che la cosa debba sorprendere, considerata la velocità alla quale stiamo buttando via le nostre risorse naturali. Ciononostante, ogni qualvolta vengono discussi, questi generano molte critiche ed opposizione. E' il risultato, principalmente, di reazioni emotive: non c'è niente da fare: è il modo in cui funziona la mente umana.

Ma proviamo a mettere da parte le emozioni ed esaminiamo uno studio recente di Motessharry, Rivas e Kalnay (MRK) sul destino della società umana che è diventato famoso come “lo studio finanziato dalla NASA”, dopo un commento di Nafeez Ahmed. Il modello ha attratto molte critiche (al solito) ma vale la pena darci un'occhiata con un po' di attenzione perché evidenzia alcune caratteristiche del nostro mondo che dovremmo cercare di capire se pensiamo ancora di poter evitare il collasso (o perlomeno mitigarlo).

Il modello MRK ha questa caratteristica specifica: divide la specie umana in due categorie, la “gente comune” e le “élite”, assumendo che la prima categoria produca ricchezza mentre la seconda no. In alcune assunzioni, risulta che le élite possano completamente drenare tutte le risorse disponibili e portare la società ad un irreversibile collasso, anche se le risorse sono rinnovabili e possano ricostituire la riserva iniziale.

Penso che questo sia un punto fondamentale che descrive eventi che sono accaduti in passato. Come ho osservato in un post precedente, il modello potrebbe descrivere il modo in cui l'Impero Romano ha distrutto sé stesso attraverso spese militari eccessive (forse noi stiamo facendo la stessa cosa). Oppure potrebbe descrivere il collasso della società dell'Isola di Pasqua, con moltissimo capitale naturale sperperato nella costruzione di inutili statue di pietra mettendo a dura prova le risorse disponibili (la storia potrebbe essere più complessa di così, ma i suoi elementi principali rimangono gli stessi).

Così, sembra che le élite (meglio definite come “élite non produttive") potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel collasso delle società. Ma come può essere modellata questa cosa esattamente? Il modello MRK lo fa usando un approccio che, come ho osservato in precedenza, è tipico della dinamica dei sistemi, anche se loro non usano quel termine nel loro saggio. Non solo, si tratta chiaramente un modello sullo stile di quei modelli “a portata di mente” che ho proposto in un mio saggio. L'idea dei modelli a portata di mente è di evitare il flagello di gran parte dei modellidi tutti i tipi – quello della “sovraparametrizzazione strisciante”. Siccome, come modellista, vieni spesso accusato che il tuo modello è troppo semplice, allora tendi ad aggiungere parametri su parametri. Il risultato non è necessariamente più realistico, ma certamente si aggiunge sempre più incertezza al modello. Da qui la necessità di modelli “a portata di mente” (un termine che attribuisco a  Seymour Papert).

Lasciate quindi che provi a rielaborare il modello MRK, semplificandolo un po' e rendendolo più snello. Al posto di parlare di “élite” e “gente comune”, parliamo di due diversi tipi di capitale. Un tipo che chiamiamo “produttivo” e l'altro “non produttivo”. Il capitale è il risultato dello sfruttamento delle risorse naturali. “il capitale “produttivo” è il tipo che porta ad ulteriore sfruttamento e crescita dell'economia, l'altro tipo è capitale che viene semplicemente buttato.

Vi spiego cosa intendo con l'esempio dell'economia dell'Isola di Pasqua: il capitale produttivo è la struttura agricola, mentre il capitale non produttivo è la struttura per costruire i Moai. L'agricoltura sostiene le persone che coltivano la terra. La costruzione dei Moai non fa niente del genere – è un puro spreco di risorse e lavoro umano. Ai nostri tempi, possiamo dire che il capitale produttivo è qualsiasi cosa sfrutti le risorse disponibili, dalle raffinerie ai pescherecci. Il capitale non produttivo è tutto il resto, dagli yacht privati ai carri armati.

Quindi, possiamo costruire un modello che includa questi elementi? Certo che possiamo. Ecco una versione del modello sullo stile dei modelli “a portata di mente”.(fatto usando il software "Vensim")
Il modello una versione snellita del modello MRK, dove ho aggiunto una riserva di “inquinamento” (che non c'era nel modello MRK) e dove ho semplificato la struttura produttiva a cascata. Servirebbe un po' di tempo per spiegare il modello in dettaglio e non c'è abbastanza spazio qui. Se volete approfondire questo tema, potere leggere il mio saggio su “Sustainability” o questo mio post col titolo piuttosto ambizioso di “Picco del petrolio, entropia e filosofia stoica”. Ma, per favore, tenete conto che il modello, anche se molto semplificato, ha una logica. Ciò che fa è descrivere il degrado del potenziale termodinamico delle risorse iniziali (il primo riquadro in alto a sinistra) in una serie di riserve di capitale che, alla fine, vengono dissipate sotto forma di inquinamento. Le “K” sono costanti che determinano quanto rapidamente il capitale fluisce da una riserva all'altra. Le frecce indicano le retroazioni: qui ipotizziamo, per esempio, che la produzione di capitale industriale sia proporzionale alla dimensione sia della riserva di risorse sia della riserva di capitale.

Ora, andiamo ai risultati ottenuti con alcuni valori dei parametri. Prendiamo r1=0,25, k1=0,03, k2=0,075, k3=0,075, k4=0,05. I valori iniziali delle riserve sono, dall'alto in basso, 5, 0,1, 0,1, 0,01 – potreste pensare alla riserva come se fosse misurata in unità di energia e le costanti in unità di energia/tempo. Con questi presupposti, il modello produce lo stesso fenomeno osservato dal modello MRK. Cioè, si osserva il collasso irreversibile del sistema, anche se le risorse naturali si ricostituiscono, tornando abbondanti come all'inizio del ciclo.


Vedete? Il capitale produttivo e non produttivo (che MRK chiamano della “gente comune” e delle “élite”) vanno entrambi a zero e scompaiono. Ma osservate come le risorse naturali si ricostituiscono e tornano al loro valore precedente (in realtà più alto che all'inizio!). Questa civiltà ha distrutto tutto il proprio capitale e non ricomincerà ad accumularne ancora per moltissimo tempo. Osservate anche come questi risultati dipendano dall'ipotesi che il capitale non produttivo non possa essere trasformato in capitale produttivo. Forse si tratta di una semplificazione drastica, ma è anche vero che trasformare spade in aratri è una bella metafora, ma non una cosa che si possa fare facilmente. 

A questo punto, lasciate che dica che questo post è solo una bozza. Posso dirvi che mi ci sono voluti circa 15 minuti per scrivere il modello, qualche ora per provarlo e circa un'ora per scrivere questo post. Quindi, queste considerazioni non hanno la pretesa di essere alcunché di definitivo: il modello deve essere studiato molto più in dettaglio. Quando ho tempo (cioè, non appena mi riesce di riparare la mia macchina della clonazione), mi piacerebbe scrivere un articolo completo su questo tema (qualcuno fra i lettori mi darebbe una mano? Magari qualcuno che ha una macchina della clonazione migliore della mia?). 

Ciononostante, anche se questi risultati sono solo preliminari, penso che il fatto che i risultati di MRK siano così facilmente riproducibili indichi che ci sia qualcosa di concreto nel loro lavor. Ci stiamo distruggendo perché stiamo sprecando il nostro capitale naturale in imprese inutili, dai carri armati ai SUV? (ed anche molta burocrazia  un sistema finanziario sovradimensionato). Stiamo distruggendo la nostra civiltà costruendo queste strutture inutili proprio come gli abitanti dell'Isola di Pasqua hanno distrutto sé stessi per costruire i Moai? E' una cosa alla quale dovremmo pensare. 

(Come considerazione finale, penso che questo modello abbia molto a che fare con l'idea di Tainter dei “ritorni decrescenti della complessità”, se intendiamo che “complessità” significhi che molte risorse vengano usate per costruire cose che non producono niente. Ho già cercato di modellare l'idea di Tainter con un modello a portata di mente in un mio post precedente e mi dispiace vedere che a Tainter non è piaciuto particolarmente il modello MRK. Ma penso che sia principalmente una questione di linguaggio utilizzato. Se lavoriamo sulla comunicazione, penso che sia possibile trovare molti punti di contatto nei diversi approcci dei modellatori e degli storici). 

39 commenti:

  1. Beh, il primissimo pensiero che mi viene in mente è che il pianeta Terra non è una piccola isola nel Pacifico, con risorse limitate.
    Il secondo pensiero.... ecco, quello incrina l'ottimismo del primo.

    Anacho

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  2. Noto che il minimo delle risorse è collocato più o meno quando il capitale non produttivo eguaglia il capitale produttivo. Sembra che a questo punto la parabola discendente del capitale produttivo permetta una ripresa delle risorse, mentre il capitale non produttivo continua a crescere.....

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  3. Quando vogliamo un minimo adattare questi saggi alla realtà Europea ed in particolare Italiana, teniamo presente che il nostro è il paese più anziano e più diviso in "caste" più che in classi , del mondo occidentale;quindi le elite non produttive da noi sono in massima parte i tanti pensionati con meno di 68 anni o cmq i baby pensionati ed un parte significativa del monte stipendi pubblico destinato ai servizi alla persona e non ad affrancarci quanto più possibile dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili ed estera ben venga Grillo a resettare questo ordinamento marcescente piuttosto che attendere altri 4-5 anni di sperequazioni generazionali e pubblico/privato.

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    1. I pensionati, in effetti, sono capitale umano non produttivo. Nella storia, ben poche società se li sono potuti permettere e ho l'impressione che non ce li possiamo più permettere neanche noi.

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    2. Fra non potercerli permettere del tutto ed applicare magari un contributivo retroattivo, con esplicito invito a condividere la privacy come fanno giocoforza i giovani od ormai ex giovani per ridotta rilevanza sociale,ce ne passa...Noi tuteliamo la privacy delle vedove ,schematizzando, creando nuove zitelle...Ho l'impressione che questi rapporti di forza fra generazioni non dureranno nemmeno un altro lustro...Le conseguenze saranno comunque imprevedibili ma comunque migliori della patologia sociale attuale.

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    3. Mah, io proprio non capisco. I pensionati con la loro pensione tengono in piedi i consumi e sono anche di supporto a giovani senza lavoro. Quello che si vuole dire e' che quello che "producono" e' meno di quello che "consumano"? Certo, ci sono pensionati che sono medicalizzati e richiedono personale che li accudisca, ma ci sono anche pensionati che badano ai figli delle coppie che lavorano, permettendo loro di lavorare.
      E i figli, in questa strana classificazione, fino ai 20 anni sono totalmente inproduttivi, anzi una bella voragine di risorse. In questo senso, l'unica societa' produttiva dovrebeb essere composta di persone tra i 20 e i 50 anni con un lavoro. Niente vecchi ne giovani.

      Forse, il problema non sono i vecchi ne' i giovani, ma iil fatto che abbiamo dilatato le nostre pretese. Desideriamo evitare la morte e la malattia con ogni mezzo, anche distruggendo la biosfera, il che e' paradossale. Forse la cura principale a questo delirio e' perdere la paura della morte.

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    4. Forse la cura principale a questo delirio e' perdere la paura della morte.
      Bravo Phitio
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      L'uomo attuale-occidentale ha perso il senso della vita e della morte
      Tutti i problemi nascono da li.

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  4. si, ma come la mettiamo con Esopo, prima muore l'elitè cicala, poi semmai la formichina operaia. In MRK prevale l'elitè, che distrugge la civiltà della formichina per poi morire essa stessa. Col paradosso delle risorse in aumento. Tainter ha ragione; qui qualcosa non torna, almeno alivello globale. Posso capire che qualche civiltà scompaia, come la romana antica o la nostra occidentale, ma ci sarà ancora qualche altra che ne prende il posto, basta ci siano risorse. Mi vengono in mente i cinesi a Prato, che hanno sostituito i pratesi o i borsettai nell'Osmannoro, perchè hanno fatto le formichine quando gli altri cominciavano a essere elitè e non si sentivano più di rischiare il capitale accumolato in investimenti di incerto risultato, un pò come avevano fatto i sostituiti quando all'inizio non avevano nulla da perdere e non avevano altra scelta che iniziare una attività che non sapevano dove li avrebbe portati. Fatta la fortuna hanno cominciato a vivere di rendita o di insegnamento universitario come un cugino di mio padre a Milano, prof. Giovanbattista Gori o come me, dipendente postale. Dopodiche si intravede il nulla, ma solo per la sostituzione della popolazione residente con altra più produttiva, proveniente da altre parti, dove la vita difficile ha reso più resistenti ai cambiamenti, ma come dicevo solo a condizione di disponibilità energetiche e di risorse sufficenti, altrimenti elitè e operai sono condannati ad un notevole ridimensionamento numerico, nel quale la classe operaia va in paradiso, nel senso ad ogni elitè corrisponderanno 100 operai, un pò come era nel neolitico.

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    1. Come tutti i modelli, è un po' schematico. Assume che i figli dei contadini diventano burocrati ma che i figli dei burocrati non diventano contadini. Può anche succedere, ma insomma.....

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    2. Volendo formalizzare, si potrebbe dire che allo stato attuale il bilancio netto e' che se facciamo la differenza tra il numero di figli di contadini che diventano burocrati e i figli di burocrati che diventano contadini , abbiamo un valore positivo dello stesso ordine di grandezza del numero di figli di contadini che diventano burocrati. E quindi il modello e' corretto al primo ordine.

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    3. Phitio, se non sai cosa significa vangare e zappare è meglio che stai zitto

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  5. Wow, sinchronicity!
    Sul parallelo tra SUV e moai ho scritto anch'io solo poche ore prima di te... :-)
    http://mammiferobipede.wordpress.com/2014/05/14/il-tramonto-degli-idoli/

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    1. Eh, beh, si. Anche la stessa foto dei Moai!

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  6. Anche il capitale produttivo può essere distruttivo e nel tempo portare alla insostenibilità (es. pesca, agricoltura, allevamento, attivività mineraria, sfruttamento delle foreste, espansione degli aglomerati umani ecc)
    Viceversa il capitale non produttivo potrebbe avere una certa impronta neutra o se non altro evitare impieghi più distruttivi. E' una considerazione sbagliata?
    Molta ricchezza finanziaria e ricchezza dell'élite rimane solo nominale (es. depositi bancari ecc) non viene convertita in ricchezza reale e tangibile.
    Viceversa la disponibilità economica dei ceti più bassi che viene subito convertita in beni reali e concreti (le risorse vengono convertite in beni e poi in rifiuti) e solo una minima parte è accantonata in risparmio (che è neutro come impronta ambientale).
    Al di là di qualsiasi implicazione etica e sociale)qual'è la vostra opinione in proposito?
    Giuseppe

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    1. Beh, il modello considera soltanto capitale reale, non capitale di carta (o di bit). Insomma, SUV o carri armati, cose del genere.....

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    2. Però forse esiste un legame significativo tra "infrastrutture non produttive" ed élite, ossia che le élite, forti del loro potere, decidono di investire e far investire i ceti più bassi proprio in "infrastrutture non produttive" poiché da queste dipende il valore nominale di quella ricchezza detenuta dalle élite di cui parlava prima Giuseppe. Quel valore nominale di ricchezza "altolocata" altro non è che ciò che distingue le élite dai ceti bassi e al tempo stesso la misura dello sperpero cumulativo della civiltà analizzata. I feedback che agiscono sulle "valvole" K, nel mondo reale, credo non siano determinati solo dal potenziale "tecnico" insito negli stock dello schema, ma anche dalle decisioni di chi gestisce tali stock. Nel mondo reale credo che esistano delle "valvole" K anche sui feedback e che tali valvole siano regolate non da entità fisiche ma dalle decisioni psicologiche, politiche, culturali ed economiche delle élite. Se si creasse uno schema che tenga conto del fattore "culturale"che regola la forza dei feedback, quella parte dello schema non dovrebbe essere strutturata con la dinamica dei sistemi, ma con le conoscenze di psicologia e sociologia scientificamente dimostrate. Lo schema complessivo risulterebbe notevolmente più complesso, ma credo assai più realistico ed offrirebbe, forse, qualche spunto per capire come si dovrebbe agire per evitare il collasso. Ovviamente la mia è solo un'ipotesi, ma credo vi sia la possibilità di integrare schemi basati sulla dinamica dei sistemi con schemi basati su altre logiche per creare, con un poderoso sforzo interdisciplinare, schemi complessi sì, ma oggettivi e soprattutto operativi ossia sfruttabili per agire con cognizione di causa sulla nostra realtà attuale per evitare o mitigare il collasso in atto. Le attuali potenzialità tecnologiche e scientifiche credo possano rendere possibile il passaggio da modelli di dinamica dei sistemi a una vera e propria forma di Cliodinamica o se si preferisce dirla alla Asimov, psicostoria. Forse il Club di Roma e l'MIT potrebbero portare lo studio dei limiti della crescita su un piano ancora più elevato. mi rendo conto che ciò sa tanto di fantascienza, ma anche notizie come questa fino a poco tempo fa lo sarebbe state: http://www.pinobruno.it/2011/09/minority-report-polizia-predittiva-a-santa-cruz/

      Saluti

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  7. Trovo il modello di Ugo interessante come partenza, ma come è già stato fatto rilevare da diversi commenti precedenti, le curve disegnate, così come sono, non descrivono quello che normalmente si vede nella realtà.
    Cito a braccio tre esempi diversi, per rifletterci:
    I Maya: Il "modello NASA" (tanto per capirsi) lo descrive abbastanza bene in quanto le grandi città sono collassate e le risorse sono ritornate ai livelli pre-civiltà o quasi. Quando sono arrivati gli spagnoli la maggior parte delle grandi città maya erano già ruderi nella foresta. Tuttavia, nel collasso l'élite (con le sue corti, eserciti, templi ecc.) è scomparsa del tutto, mentre i tapini in parte se la sono cavata e sono ancora in giro.
    Pasqua: Anche in questo caso il collasso degli alti e dei bassi (sensu Orwell) è stato simultaneo; gli alti sono scomparsi, i bassi no e non c'è stato nessun recupero delle risorse.
    Impero romano: Idem, capitale non produttivo (compresa la massa della plebe dell'Urbe!) che cresce e schiaccia quello produttivo fino al collasso e riorganizzazione del sistema con molto meno gente ed élite molto meno costose e più efficienti.
    Una cosa importante, tutti questi usavano esclusivamente risorse rinnovabili noi usiamo prevalentemente risorse non rinnovabili.

    Un'ultima domanda: Ugo, secondo te i professori, i professionisti, ecc. in quale categoria ricadono?

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    1. Ci sarebbe un modo per evitare il collasso, al posto del linguaggio alfabetico dovremmo utilizzare quello numerico :) , ma mi sa che sarà per un'altra civiltà. M.A.

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    2. Se le risorse rinnovabili vengono consumate ad un tasso superiore alla capacità di rinnovamento non c'è differenza con quelle non rinnovabili...

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  8. I modelli, assieme alle teorie che li supportano, non sono la realtà.
    Ad esempio per la realtà storica le interpretazioni sul cosiddetto crollo del’ impero romano sono innumerevoli (alcune deboli e semplicistiche come quella riferita di un eccesso di spesa negli armamenti, altre molto più articolate e ricche di dettagli le quali ad esempio spiegano perché l’ Impero d’ Oriente non collassò affatto come quello d’ Occidente).
    Anche la teoria del collasso avvenuto sull’ isola di Pasqua per “ecocidio” (teoria sponsoirizzata dal Diamond) è una teoria non da tutti accettata e si confronta con teorie alternative che individuano cause ben diverse dal consumo delle risorse interne (fondamentalmente riconducibile all’ impatto negativo della “scoperta” dell’ isola da parte dei bianchi).
    http://www.cosmosmagazine.com/features/collapse-easter-island-theory/

    In campo scientifico è piuttosto facile organizzare modelli semplificati di questo o quel sistema, pure del mondo intero, ma non basta che l’ ideatore (od altri) li trovino corretti perché lo siano per davvero. Per diventare modelli rappresentativi della realtà schematizzata devono superare molte prove, tra cui fondamentale è la verifica di previsioni quantitative operata da altri scienziati che non siano gli ideatori del modello. Solo allora la comunità scientifica internazionale li può considerare ben corroborati (e magari migliorarli) e farli diventare patrimonio di conoscenze comune.
    Per i modelli tipo quelli proposti dal club di Roma, mi dispiace ma non siamo mai arrivati a questo punto.
    Sono modelli secondo me interessanti per alcune idee qualitative ma sono sostenuti da un ristretto numero di persone che nel corso di 40 anni non è (ancora?) risucito a concincere la comunità scientifica della loro solidità.
    Non dico che siano casi di pseudoscienza o scienza patologica, ma certo bisogna stare attenti a considerarli affidabili e soprattutto bisognerebbe vigilare sul mantenimento del senso critico (immagino difficile per gli ideatori o i manipolatori dei singoli modelli) che permetta di evitare di scambiare la realtà con il modello ideato per rappresentarla.

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    1. in fondo in fondo i lavori del Club di Roma si sono sforzati di "scientificizzare" e quantificare con dati e modelli una semplice verità cui, a mio modo di vedere, si può giungere con facili deduzioni logiche: non è possibile crescita economica infinita in un pianeta finito;

      è un concetto che credo sia alla portata di un bambino di terza elementare, io mi stupisco come ci sia bisogno ancora di studi e dimostrazioni per un concetto così elementare; si dicute sui tempi, sui modi, sulle cause.. se sai che lasciando il gas acceso prima o poi ti salterà in aria la casa che fai, passi il tempo a filosofare sulla composizione chimica del gas, sulla concentrazione percentuale necessaria prima che salti in aria tutto?

      l'unico modello fedele della realtà è la realtà stessa, il modello perfetto è una chimera.
      ma non è questo il punto, c'è in gioco ben più di una disputa filosofica, se non ci convince questo o quel modello cerchiamo almeno di non essere fra quelli a cui è necessario che qualcuno ci dimostri cose a cui arriveremmo da soli semplicemente utilizzando le nostre risorse mentali

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    2. > fondamentalmente riconducibile all’ impatto negativo della “scoperta” dell’ isola da parte dei bianchi

      Diamond cita analisi stratigrafiche precise: i resti evidenziarono un drammatico calo della qualità e quantità del cibo.

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    3. Diamond è uno scrittore di successo.
      Qua gli autori (non così famosi come venditori di best-seller, ma ben più competenti nel caso in questione) di lavori con tesi ben diverse dalle sue ripondono alle critiche.
      http://www.evobeach.com/2011/10/diamond-attempts-to-defend-myths-of.html

      La sintesi è:
      Finally, Diamond ignores field research reporting dated domestic habitation sites (see Hunt and Lipo 2009 for discussion). When the habitations are plotted in fifty-year intervals, the number of those occupied clearly shows that the first and only sustained decline, as a relative measure of the population, began only in the first interval following European contact. Before contact the data show a population that is growing and stabilizing, as reflected in their habitations across the landscape. There is no evidence of population decline, let alone “collapse” until after European contact. Indeed, there is direct, abundant evidence that population numbers grew, stabilized, and then fell only after European contact beginning in 1722.

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    4. @guido: la verità , in sè ovvia, dell' impossibilità di una crescita illimitata vale
      indipendentemente dai lavori del club di Roma.
      Ciò non implica affatto che le previsioni ottenute con il loro modello (e quelli ad esso ispirati) siano corrette.
      Sai se fai un apertura di certe dimensioni (dipendenti dalla portat di max gas del fornello) nell' ambiente in cui il gas rimane acceso, puoi evitare che la stanza vada in saturazione e la casa NON salterà in aria. Naturalmente per calcolartela devi applicare qualche teoria scientifica (o ricorrere a sperimentazioni empiriche) basata su dati che si riferiscono alla realtà chimico-fisica e non ricorrere alla fiosofia.

      I modelli perfetti non esistono, vero,
      ma a livello scientifico esistono modelli che funzionano (comprovati dalla comunità scientifica, non dai supporter dei modelli)
      e modelli che ci hanno provato e non hanno dimostrato di funzionare.

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    5. fare un buco nel muro equivale a espandersi su un altro pianeta.
      la casa è il pianeta Terra, considerato vivibile per gli esseri umani, il gas l'inquinamento (variazione di flussi di materia ed energia) causato dall'uomo.
      forse specificando questo l'esempio ti risulterà più chiaro.

      a questo punto mi hai incuriosito, questo è il posto giusto dove mostrare modelli che funzionano (sempre ipotizzando che quello prodotto dal Club di Roma non funzioni), potresti mostrarne qualcuno?
      giusto per filosofare un pò

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    6. Guido credo che tu confonda "esempio" con "metafora".
      Il posto giusto dove presentare modelli scientifici alla comunità internazionale sono le tante riviste scientifiche di prestigio che valutano scrupolosamente attraverso i referee milioni di articoli ogni annno e decidono se pubblicarli o rigettarli.
      La filosofia non c' entra nulla .

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    7. anche stavolta non hai colto, eppure mi sembrava si capisse dallo svolgersi del discorso, cercherò di essere più preciso: la filosofia è quella che si fa parlando di modelli, o di concentrazioni di gas o buchi nel muro, anzichè fermare la fuoriuscita del gas, che è l'unica cosa da fare;
      o anche fare la differenza fra esempio e metafora;

      se tu citassi qualcuno dei modelli di cui parli sul futuro dell'umanità che "funzioni" (e che "sia comprovato dalla comunità scientifica") le tue parole acquisterebbero valore.
      e si potrebbe portare avanti una discussione con un senso logico



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    8. Modelli scientifici sul futuro dell' umanità ad oggi non esistono,
      tranne nei libri di fantascienza di Asimov.
      Esistono i modelli climatologici, che non sono affatto filosofici, ma complessi marchingegni matematici per provare a prevedere gli effetti della "fuga" di gas (serra) sul sietma climatico terrestre.
      Per quanto ne sappiamo oggi (i modelli sono in continuo sviluppo e verifica con la realtà da parte della realtà scientifica) gli effetti previsti nei prossimi decenni e secoli sono decisamente negativi.
      Ma pensare di fermare la fuoriuscita di gas (fuor di metafora le 30Gt di CO2 prodotte ogni anno da 7 miliardi di esseri umani) come se bastasse girare la manopola dei fornelli di casa propria
      questo si che è filosofia (di tipo platonico).
      Putroppo la manopola non esiste.

      DA segnalare però che il GW, o l' ipotetico crollo della civiltà dell' isola di Pasqua per eccessivo sfruttamente delle risorse, non è logicamente collegato ai NASA model con le loro linee colorate. Anzi un crollo dell consumo di fonti fossili, indipendentemente dal motivo (costi estrattivi insostenibili, crisi economica globale galoppante, oil o gas o carbon peak, terza guerra mondiale) aiuterebbe a mitigare gli effetti del riscaldamento climatico in atto.

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    9. mah guarda, probabilmente sono io che non mi spiego bene, ma dovrei ulteriormente riprendere quanto ho già detto per cercare di essere compreso bene;
      non credo ne valga la pena, anche perchè in fondo, secondo me, su molte cose il problema è solo una questione di riuscire a comprendere il reciproco uso del linguaggio, e il valore attribuito ai termini usati;

      per tornare alla radice della discussione, ti riporto sia un grafico dello "standard run" del modello world3, che puoi agevolmente confrontare con l'andamento REALE di molti parametri (meglio del parere di qualsivoglia scienziato credo), più un articolo tratto da "New Scientist" del 2008, dove parla il fisico Graham Turner del CSIRO australiano (esterno al gruppo che ha prodotto il modello);

      http://ingienous.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-of-major-trends-1900-to-2100-paul-chefurka.jpg

      http://www.newscientist.com/article/dn16058-prophesy-of-economic-collapse-coming-true.html#.U3vQ-C_If1x


      a me sembra che lo scenario "standard" del modello rifletta in maniera straordinariamente reale, considerando i limiti di tutti i modelli, l'andamento delle principali dinamiche socio-economico-demografiche del giorno d'oggi;
      se poi qualcuno dovesse arrivare a conclusioni diverse, massimo rispetto per qualsiasi opinione.

      saluti

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    10. mah guarda, probabilmente sono io che non mi spiego bene, ma dovrei ulteriormente riprendere quanto ho già detto per cercare di essere compreso bene;
      non credo ne valga la pena, anche perchè in fondo, secondo me, su molte cose il problema è solo una questione di riuscire a comprendere il reciproco uso del linguaggio, e il valore attribuito ai termini usati; le nostre posizioni potrebbero non essere così distanti;

      per tornare alla radice della discussione, ti riporto sia un grafico dello "standard run" del modello world3, che puoi agevolmente confrontare con l'andamento REALE di molti parametri (meglio del parere di qualsivoglia scienziato credo), più un articolo tratto da "New Scientist" del 2008, dove parla il fisico Graham Turner del CSIRO australiano (esterno al gruppo che ha prodotto il modello);

      http://ingienous.com/wp-content/uploads/2011/12/graph-of-major-trends-1900-to-2100-paul-chefurka.jpg

      http://www.newscientist.com/article/dn16058-prophesy-of-economic-collapse-coming-true.html#.U3vQ-C_If1x


      a me sembra che lo scenario "standard" del modello rifletta in maniera straordinariamente reale, considerando i limiti di tutti i modelli, l'andamento delle principali dinamiche socio-economico-demografiche del giorno d'oggi;
      se poi qualcuno dovesse arrivare a conclusioni diverse, massimo rispetto per qualsiasi opinione.

      saluti

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    11. Su alcuni punti le nostre posizioni potrebbero essere convergenti.
      Ma non sulla attendibilità e precisioni di un modello che schematizza da sempliciotti l' attività dei miliardi di umani che agiscono sul pianeta con 5-6 linee colorate (senza unità di misura e senza i riferimenti all etonnellate di dati per la parte "passata" che dovrebbero collegare alcune linee a pezzi di realtà).
      Comunque prendendo per buono l'oputput del modello, per amore di ipotesi, questo prevede un picco della popolazione intorno al 2030: vedremo se sarà così, mi pare irrealistico.
      Noto anche che i "service per capita" (chissà in quale unità di misura) piccano prima al 2020 e quello che viene denominato "collasso" (in maniera incomprensibile viste le linee segnate) sul grafico si presenta come una diminuzione di questi servizi tale per cui al 2030 torneranno ai livelli del 2000 al 2050 ai livelli del 1960 circa.

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  9. Domanda off-topic per il prof. Bardi (o chiunque sappia rispondermi!): si sa quando verrà messa in commercio l'edizione italiana di Extracted?

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    1. Al momento non credo sia prevista, ma solo il prof. Bardi può darti informazioni più precise

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  10. Se gli attuali moai sono costituiti dalla speculazione finanziaria a danno del capitale utile alla produzione, quel che sta accadendo corrisponde al modello... compresa la progressiva concentrazione di ricchezza e l'aumento dell'ineguaglianza.

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    1. ...Mah.....A me sembra che l'Itaglia viva pericolosamente coi soldi prestati dall'estero per pagare il suo debito pubblico (in aumento di una robetta da più di 120 miliardi l'anno in termini assoluti, al trend attuale), senza fare nulla ne per tagliare di almeno 150 miliardi la spesa pubblica ne per reindirizzarla verso la resilienza dei suoli ed energetica...Più a 200 all'ora contro il muro in avvicinamento di così...Meglio una scomposizione dell' unità nazionale in parte regolata e delle competenze statali.

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    2. vero vero ... ma non saremmo cosi' male se dall'estero non avessero favorito amministratori compiacenti che hanno indebitato le nostre istituzioni con tonnellate di titoli spazzatura (derivati) emessi da banche estere. Credo che I derivati ammontino a 10 volte il debito pubblico. Purtroppo in passato non abbiamo avuto visibilità / conoscenza / potere per evitare questo disastro, già compiuto e di cui il banco di siena non è che la punta dell'iceberg. Poi non ha aiutato il fatto che l'inghilterra si sia presa la Libia sottraendo tutti I pozzi ENI...

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  11. Per tornare al modello ed a Word3, vorrei ricordare che il gruppo Meadows NON HA MAI FATTO PREVISIONI DI SORTA. Anzi, a più riprese, si sono presi la briga di ricordare che il prodotto del loro modello non erano previsioni, ma scenari. La genialità del lavoro sta proprio nel fatto che NON HA preteso fare previsioni in stile Nostradamus, ha bensì portato una serie di ponderosi elementi a sostegno dell'ipotesi che la crescita economica e demografica (entrambe) somo necessariamente suicide, quale che sia la disponibilità di risorse e/o la tecnologia per estrarle. Anzi, ipotizzando una dotazione di risorse maggiore, la conseguenza sarebbe un collasso lievemente posticipato, ma ancora peggiore.
    E questo, credo, sia il punto chiave del loro lavoro, un punto di cui non si parla mai.
    Il fatto che, a posteriori, si sia visto che lo scenario "BAU" era molto simile a quanto accaduto davvero probabilmente ha sorpreso alche loro. Su questo argomento ho scritto un post a Febbraio scorso, chi fosse interessato lo trova qui:
    Sbirciare il futuro Blog Effetto Risorse 25/02/2014
    http://ugobardi.blogspot.it/2014/02/sbirciare-il-futuro.html

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    1. ingenui che credevano di parlare a persone senzienti, sottovalutavano il potere dell'interesse egoistico nelle masse accecate dagli istinti.

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    2. Il fatto che non abbiano fatto previsioni quantitative non ha nulla di geniale.
      Gli scenari si fanno quando non si sa se le ipotesi sul futuro si verificheranno o meno.
      Ad esempio l' IEA (come tanti altri organismi internazionali e tutti gli Stati riguardo al loro futuro economico a breve) fa sempre scenari che poi, andando a vedere i dati relativi agli anni precedenti, si trovano spesso in disaccordo più o meno grande con la realtà.
      Putroppo con scenari qualitativi giudicati solo in base a criteri di similitudine (con tutta l' arbitrarietà del caso) si può proiettare sul futuro un po' quello che si vuole.
      La scienza galileiana non funziona così. Fa previsioni quantitative e le confronta con la realtà. Se queste non sono in buon accordo il modello sul quale sui basano le previsioni non era adeguato e finisce nel cestino oppure viene modificato per fare altre previsioni da confrontare a sua volta con la realtà. E solo se , la volta dopo (o quella dopo ancora) la verifica quantitativa è superata si può considerare scientifico il modello.

      A questo riguardo il modello di Hubbert per la previsione della produzione mondiale di greggio era metodologicamente corretto. Hubbert ha avuto l' onestà alla fine degli anni '50 di modellare sotto alcune ipotesi quantitativamente il picco del petrolio mondiale, che sarebbe dovuto avvenire nel 2000. Se se la fosse sbrigata con modelli qualitativi e date vaghe, avrebbe anche potuto cavarsela (molti suoi sostenitori ragionano così), ma a scapito del rigore scientifico e alla fine dell' utilità del modello stesso.

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