Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 1 aprile 2014

Perché non finiremo mai il petrolio: un'intervista con Ugo Bardi





"Effetto Risorse" è lieto di presentare oggi in esclusiva mondiale un'intervista che il Professor Ugo Bardi, autore del libro "Extracted", ha concesso a Radio Ronkonkoma (*), New York. 


- Prima di tutto, Professor Bardi, grazie per aver accettato di parlare agli ascoltatori di  Radio Ronkonkoma. 

- E' un piacere.

- Allora, prima di cominciare l'intervista, una breve presentazione per i nostri ascoltatori. Il professor Ugo Bardi insegna all'università di Firenze, in Italia, ed è ben noto per i suoi studi sulle risorse minerali e in particolare del petrolio greggio. A questo proposito, siamo venuti a sapere che ha ottenuto recentemente un importante contratto di ricerca da una grande compagnia petrolifera. E' vero, professore?

- Si, posso confermare di aver ricevuto quel contratto, sebbene non possa, al momento, rivelare il nome della compagnia.

- Quindi, congratulazioni, professore. Ho capito bene che questo contratto le ha permesso di fare un'importante scoperta nel campo delle tendenze della produzione petrolifera?

- E' corretto. E' un nuovo modello che ho sviluppato sulla base della dinamica dei sistemi e altri metodi matematici molto sofisticati per descrivere le future tendenze produttive del petrolio.

- E così è arrivato alla conclusione che non finiremo mai li petrolio?

- Sostanzialmente, si.

- Mi sembra di capire che la matematica del modello è molto complessa, ma potrebbe per favore descrivere i suoi risultati in modo semplice per i nostri ascoltatori? 

- Ci posso provare. Allora, pensi a questo: prima di finire il petrolio, bisogna finire la metà di quello che c'è, giusto?

- Si.

- Ora, se uno ha usato la metà del petrolio che ha, vuol dire che ne rimane ancora la metà. Giusto?

- Certamente.

- Allora, prima che uno abbia consumato la metà rimasta, ne deve consumare ancora metà. Giusto?

- Credo di seguire la sua logica, professore......

-  E poi ci sarà un'altra metà, e poi ancora un'altra metà, e così via.....

- Da questo si deduce che non finiremo mai il petrolio?

- Esattamente.

- Sa, professore, il suo modello mi ricorda qualcosa che ho studiato al liceo; qualcosa a proposito di una tartaruga rincorsa da qualcuno che correva molto velocemente.... non mi ricordo il nome.

- Oh, beh, questa è una origine remota del modello. Per questo i miei studenti lo chiamano a volte il modello di "Achille e la tartaruga".

- Però, professore, c'è qualcosa che non mi torna. Capisco che a furia di dividere a metà quello che resta non finiremo mai il petrolio. Ma non è che ne avremo sempre di meno?

- No.... assolutamente no.

- Ma perché?

- Beh, per questo bisognerebbe capire la matematica del modello ma, di nuovo, credo di poter spiegare la cosa in modo semplice per gli ascoltatori. Allora, torniamo indietro a quello che dicevamo. C'è questo petrolio. Lo dividiamo in due parti uguali e ne usiamo una parte. Mi segue?

- Si. 

- E allora ne rimane una metà, giusto?

- Giusto.

- Quindi siamo allo stesso punto di prima quando consumavamo l'altra metà. Non c'è differenza: abbiamo sempre lo stesso quantitativo di petrolo. Quindi, qual'è il problema?

- Sa, professore, devo dire che la sua logica mi scombussola, ma devo confessare che tutto questo mi lascia un po' confuso.

- Si, capisco. La matematica che sta dietro a questi risultati è molto complicata. Ma il risultato finale è semplice: avremo sempre petrolio e ne possiamo sempre produrre vogliamo. C'è solo il piccolo problema che bisogna investire di più via via che ne resta di meno.

 - Ma questo non vuol dire che dovremo pagare il petrolio sempre di più?

- Si, c'è questo piccolo inconveniente.

- Capisco..... Professore, qualcosa mi ha fatto tornare in mente quel contratto che lei ha ricevuto da una compagnia petrolifera. Ci potrebbe dire quanti soldi ha ricevuto?

- Spiacente, non posso rivelare questo dato.

- Grazie mille al professor Bardi per essere stato con noi oggi a Radio Ronkonkoma, New York. Adesso, pubblicità.  





Se vi incuriosisce il perché del nome "Radio Ronkonkoma", è un posto che esiste per davvero e abitavo non lontano da lì negli anni 1970



19 commenti:

  1. fantastico!
    volevo sapere se questo modello matematico si può applicare anche alle bottiglie di vino, che a me finiscono sempre anche se quando si arriva verso la fine cerco di berne sorsi più piccoli.
    Grazie
    Ps: secondo me, tra l'altro, ultimamente fanno le bottiglie più piccole di una volta, è un complotto, ecco.

    L. (anonimo alcolista)

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    1. Beh, la risposta sta nel modello per via di un parametro "scale non free" - il vino finisce perché la bottiglia è piccola, il barile no perché è più grosso. E, d'altra parte, hai mai sentito parlare della corsa di Achille e dello scarafaggio? Ecco..... è una questione di scala....

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    2. ah ecco: insomma farei bene a procurarmi una bottiglia grande (o una grande bottiglia, mah) e magari scolarmela su una scala ... certo che voi matematici siete proprio geniali.

      viva santo ugo e anche santo spirito, già che siamo in tema, cin cin

      L.

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  2. hehehe..ganzo..buon 1° aprile Prof.!

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    1. Grazie. Nota che il primo aprile è anche sant'Ugo!!!!

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    2. Cioè il professor Bardi è un pesce d'aprile ;)

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  3. se i costi sono sempre maggiori (pozzi ormai in fase matura) e i prezzo del petrolio cala sotto i 100 dollari, le compagnie hanno meno margini di profitti e di conseguenza investono in altro, arriverà ad un punto che saranno costrette ad aumentare il prezzo (provocando una forte riduzione della domanda, che devono valutare) o smettere di produrre. Il calo degli investimenti sembra già in atto, adesso a mio avviso c'è da comprendere il reale potenziale dello shale gas e di alcuni paesi emergenti nella produzione iraq e iran. Il pericolo che vedo all'orizzonte è che l'intera economia mondiale dipenda da 4 o 5 paesi.

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    1. spunto interessante quello sul prezzo..
      secondo me c'è ancora parecchio margine per salire..e almeno per alcuni paesi non sarà un dramma..
      anche in italia secondo me si può salire..
      la verde secondo me può salire sopra i 2 euro alla pompa senza particolari problemi..
      visto quanto le gente usa l'auto oggi a 1.7 non vedo particolari problemi..ancora meno per gli scooteristi..

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    2. non sono d'accordo, in Italia quando il prezzo si era avvicinato a 2 euro al litro, c'è stato un bel calo della domanda.
      Il petrolio è un bene rigido ed ha ragione, ma sopra una certa soglia c'è un bel calo della domanda.

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    3. un calo discreto, verissimo, ma molto meno di quanto ci si aspettasse in fondo..
      ricordo ancora bene il primo shock..quello della benza a 1.4 e oltre nel 2005..scene di panico..gente che diceva di non farcela più..
      addirittura da molte parti si ipotizzava la fine dell'era dell'auto..
      sappiamo poi com'è andata a finire, con le città che sono ancora ostaggio di traffico e smog e le autostrade che hanno visto un calo (da qualche parte si indica il dato del -7%) ma non certo un crollo di percorrenze..
      senza contare che in alcune città (in particolar modo le medie) in un report del 2013 il traffico era dato addirittura in aumento..
      i 2 euro al litro, vero, sono una bella 'botta' psicologica (e al portafoglio) ma se la cultura è quella dell'uso dell'auto, sempre e comunque, forse solo carburante a prezzi assurdi potrebbe essere un disincentivo..ma molto, molto superiore ai 2 euro/l..
      probabilmente mi sbaglio..per il momento però non vedo, nonostante una crisi buia, lunga, senza particolari soluzioni semplici, segnali di 'cambio' culturale..
      un saluto.

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  4. le banche creano denaro dal nulla, più o meno con un bit, e quindi i soldi per gli investimenti ci saranno sempre. Quello che è successo nel 2008 non è successo per colpa dei sub prime, ma solo per decisioni prese dall'alto. Uno dei detti paterni così recitava: "Leva e non metti, ogni gran monte scema". che nel nostro caso può essere riferito alle risorse. Non penso che che lascino il pianeta nelle mani di pazzi malati di nevrosi compulsiva da acquisti o mania di grandezza. Basta guardarsi intorno per vedere che solo i giovani e i disoccupati hanno abbassato un pò la cresta, perciò penso che ci siano ancora molti margini di riduzione; bisogna vedere quanta energia da buttare via in cose inutili e dannose vorranno concederci nel programma di riduzione assegnato al nostro paese. Per questa ragione non finirà mai il petrolio: faranno in modo che la fine sia preceduta da riduzioni autoaumentanti, che in fondo sono il continuo dimezzamento del caro professorone di origini (longo)bardi(che).

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  5. Male prof Bardi. Si è dimenticato del petropio abiotico e non ha fatto il calcolo del volume di una sfera di 8000km di raggio composta esclusivamente di greggio arabian light, che notoriamente compone l'interno della terra, e che sta li solo in attesa di essere estratto.

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  6. Ah, e poi ha dimenticato il mining dei satelliti di giove, dall'atmosfera composta di soli idrocarburi. Vogliamo mettere?

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  7. Sì, non finirà mai perché a un certo punto non ci potremo permettere il costo energetico ed economico per estrarlo. Sarà semplicemente antieconomico.
    Un pesce d'aprile da interpretare per i profani :-)

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  8. Beh....caro professore, lo sanno tutti che per ottenere il petrolio basta usare la formula magica "Drill, Drill more baby" ^_^

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    1. E appare satana con accanto una pompa di benzina :D

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  9. Io ho sviluppato un modello che ci permette di essere ricchi!
    Avere ville come quella di Berlusconi in Sardegna!
    Un bel kmq a testa! Non dico a famiglia, proprio a persona!
    C'è solo un piccolo problema... quasi trascurabile!
    Di kmq buoni nel mondo ce né all'incirca 70 Milioni,
    quindi la popolazione mondiale dovrebbe essere di soli 70 milioni di persone, cioè 1% di quella attuale!
    Piccoli particolari... ma per diventare ricchi si fa questo ed altro! :-)

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  10. Ho trovato la compagnia che la sponsorizza: la FiShell...

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    1. Errata la sigla; quella esatta: FeSsello

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