Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 18 aprile 2014

L’UNICITA’ DELLA SPECIE UMANA NE DETERMINA IL FATO? Parte 1 – Premessa.

Il primo di una piccola serie di post di Jacopo Simonetta sul fato della specie umana



   
 Di Jacopo Simonetta


Desmond Morris, Konrad Lorenz e tanti altri hanno ampiamente illustrato quanto abbiamo in comune con i nostri cugini pelosi, eppure non c’è dubbio che il Fato della nostra specie sia molto diverso da quello delle altre grandi scimmie.  Perché?  Quali sono le caratteristiche a noi proprie che hanno determinato un tanto diverso destino? Senza pretesa di completezza, vediamo 4 caratteristiche, fra loro correlate, che con tutta probabilità hanno giocato (e giocheranno) un ruolo fondamentale nella nostra storia.

1 – L’uomo è una specie estremamente polifaga.   Esistono tantissime specie onnivore (ad es. quasi tutte le scimmie, cinghiali, cani, ratti, corvi, blatte, grilli, ecc.), ma nessuna riesce a ingerire e digerire una varietà di cibi che vanno dalla balena al lievito, passando per il sale ed i ravanelli.  Se poi consideriamo non solo il cibo, ma tutte le sostanze che vengono utilizzate per la produzione di beni e servizi, l’uomo da solo utilizza una gamma di risorse forse altrettanto vasta di quella utilizzata dalla Biosfera intera.  Questo ha delle conseguenze.   Sappiamo, infatti, che gli animali specializzati nello sfruttamento di risorse specifiche hanno un effetto stabilizzante sugli ecosistemi di cui fanno parte, mentre gli onnivori tendono a destabilizzare i loro ecosistemi. Ma sappiamo anche che ecosistemi stabili favoriscono gli “specialisti” (che sono più efficienti), mentre gli ecosistemi instabili favoriscono i “generalisti” (che sono più resilienti). Si formano quindi degli anelli a retroazione che tendono a mantenere determinate situazioni, ma è molto più facile e rapido passare dalla combinazione “ecosistema stabile-dominanza di specialisti” a “ecosistema instabile -dominanza di generalisti” piuttosto che il contrario e questo per ragioni termodinamiche complesse, ma ineludibili.  Essendo che l’uomo, tenuto conto dell'intera sua attività economica, è la specie più polifaga in assoluto, è anche quella che maggiormente destabilizza il proprio ambiente.

2 – L’uomo evolve soprattutto sul piano culturale. Nella nostra specie, le competenze acquisite durante la vita dei singoli individui possono essere trasmesse ad altri individui, anche in gran numero e non necessariamente discendenti, senza neppure un’interazione diretta.  Questo consente una rapidissima diffusione delle innovazioni e delle conoscenze. E poiché l’effetto di una popolazione in seno ad un ecosistema dipende da come questa si comporta e con quali mezzi si procura il fabbisogno, un uomo munito di zappa e lo stesso identico individuo alla guida di un trattore sono entità ecologicamente altrettanto diverse che un topo ed un elefante; con la differenza che il passaggio da zappa a trattore può avvenire in una sola generazione od anche meno. Questa straordinaria velocità evolutiva impedisce alle altre specie (legate ai ben diversi tempi dell’evoluzione biologica) di adattarsi a noi,  con l’ eccezione di quelle che, non per caso, sono divenute i nostri parassiti. Un aspetto particolarmente rilevante connesso con l’evoluzione tecnologica è che questa consente alla nostra specie di continuare ad estendere la gamma delle risorse che può sfruttare, oppure di accaparrarsene in misura maggiore.   Di fatto, l’uomo è dunque un “invasore biologico permanente” in quasi tutti i luoghi dove si trovi.

3 – L’uomo tende a formare strutture super-individuali di tipo quasi coloniale, sempre più complesse ed interconnesse.   In effetti, l’unità evolutiva e funzionale dell’uomo moderno non è l’individuo, bensì la società di cui ognuno fa parte.   Il nostro grado di integrazione non ha raggiunto i livelli di alcuni insetti, ma, in compenso, costituisce strutture di vastità e complessità senza paragoni possibili nel resto della Biosfera.   La tendenza alla complessità è probabilmente molto più antica della nostra specie, ma in noi ha raggiunto livelli senza precedenti.   Questo comporta dei vantaggi notevoli in quanto livelli organizzativi superiori ci consentono  di superare i fattori che limitano la crescita dei livelli inferiori.   Si pensi, ad esempio, all'immensa rete del commercio mondiale, od al funzionamento del sistema sanitario. Ma la complessità è anch'essa soggetta alla nota legge dei “ritorni decrescenti”, cosicché ogni ulteriore incremento comporta vantaggi minori rispetto al precedente, mentre aumentano i consumi unitari e globali di energia e risorse. Vi è dunque un limite oltre il quale lo sviluppo del sistema diventa controproducente, senza che questo perda però la sua incoercibile tendenza alla crescita.   La burocrazia di qualunque paese moderno è un eccellente esempio di questo fenomeno. Inoltre, l’aumento della complessità comporta un parallelo incremento della specializzazione dei singoli elementi che, complessivamente, diventano più efficienti, ma meno resilienti. Parallelamente, si sviluppano difficoltà crescenti di dialogo e reciproca comprensione fra i soggetti specializzati in materie e ruoli diversi, fino a minare la capacità stessa di reazione coordinata del sistema complessivo.  

4 – L’uomo elabora dei modelli mentali che descrivono la realtà ed il suo funzionamento.    Salvo il caso di reazioni puramente istintuali, usiamo questi modelli come chiavi di lettura per  capire la realtà, interpretare le informazioni che ci giungono dal mondo, elaborare le risposte.   Questi modelli sono sempre fortemente identitari perché sono una creazione collettiva dei gruppi che li elaborano e condividono. Ciò costituisce quel fenomeno unico nel  mondo biologico che è la costruzione sociale della percezione della realtà.   Percezione che, a tutti gli effetti pratici, sostituisce la realtà stessa, tanto che vi è chi parla di “costruzione sociale della realtà”.

L’insieme di queste quattro caratteristiche ci ha permesso di diventare la specie dominante del  pianeta in una misura difficile da capire e da credere.   Se   moltiplichiamo il numero delle persone per i consumi energetici pro-capite medi, abbiamo un indice dell'impatto termodinamico che abbiamo sul pianeta (human equivalent).   Considerando 1 l'impatto del terrestre medio nel 1800, troviamo che i sette miliardi di umani attuali consumano ed inquinano quanto 140 miliardi dei nostri bisnonni.

Ma l'enorme disponibilità di energia fossile ci ha permesso di accaparrarci anche una quota sempre maggiore di energia solare fissata dalla fotosintesi, passata da meno del 5 al 50% circa, mentre l’umanità con i suoi animali domestici (praticamente meno di una decina di specie in tutto) costituisce il 97% circa della biomassa di vertebrati terrestri oggi viventi.  Tanto quanto, ai loro tempi, tutte le centinaia di specie di dinosauri messe insieme.  
Il primo di una piccola serie di post di Jacopo Simonetta

E’ la prima volta che nella storia del Pianeta un solo animale assurge a tale importanza e ciò sembra giustificare il termine di “Antropocene” proposto per definire il periodo geologico attuale.   Resta però da vedere se si tratta dell’inizio di un’era, oppure della catastrofe che porrà termine all'era precedente.

18 commenti:

  1. Bellissima pagina questa.
    Non userà termini stimolanti. Ma questo è una delle pagine migliori per smontare l'antropocentrismo e relativo hybris.
    Se uomo è fatto ad immagine e somiglianza di un dio, come sostengono i monoteismi, allora il paradiso sarà il luogo più infernale che si possa immaginare e quello sopra bianco e quello sotto un po' suflureo due facce delle stessa medaglia.

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    1. ma che il tuo dio si chiama satana?

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    2. dio... satana.. chi?

      Mi pare che i dati qui e in altri articoli dimostrino che il problema per homo sia homo stesso e non altre strane presunte entità spaziali tra i quali i due nominati qui sopra.

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    3. Caro mago: Non è dio che ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, ma è l'uomo che ha fatto dio a sua immagine e somiglianza. Ascolta cosa diceva il grande Terzani in proposito http://www.youtube.com/watch?v=Bo8nlB8M3t8

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    4. Non è detto. L'esistenza di un livello di esistenza che chiamiamo "divino" è qualcosa che accomuna tutti i popoli viventi e (molto forse) alcuni altri animali. Naturalmente potrebbe essere il frutto della caratteristica 4 che cito (la capacità/necessità di creare modelli mentali). Ma potrebbe anche essere semplicemente che esiste e, dunque, viene percepito. Dalla percezione alla rappresentazione, il passo è poi complesso e passa necessariamente attraverso l'immaginazione (e qui potrebbe intervenire Terzani). Io però concordo con Shopenhauer che distingueva accuratamente la fantasia (capacità di creare immagini dal nulla) dall'immaginazione (capacità di attribuire un'immagine a qualcosa che esiste, ma non è visibile). E' una distinzione che ritengo importante perchè coerente con l'anatomia e la fisiologia del cervello umano, che Shopenhauer non conosceva.
      Jacopo

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    5. @ Arturo
      se l'uomo ha fatto Dio a sua immagine e somiglianza, mi pare ne avrebbe fatti un pò troppi. La religiosità naturale porta a fare un bel casino, un bel guazzabuglio di deità e non va confusa con la religione, che significa seguire Dio. Ma chi non ha mai fatto una qualche esperienza spirituale, perchè non l'ha voluta riconoscere o conoscere, può solo fare un giudizio intellettuale alla Terzani, che in fondo è quello delle religioni senza Dio delle sue esperienze tibetane e nepalesi.

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    6. > guazzabuglio di deità
      > un bel guazzabuglio di deità e non va confusa con la religione, che significa seguire Dio

      La pretesa di ridurre la teologia al solo monoteismo è una delle violenze ideologiche (e da quelle poi seguono tutte le altre) dei monoteismi,
      In termini ecologici si potrebbe la degradazione brutale alla monocultura,
      Del resto affermare che persone come Terzani non hanno mai fatto una "qualche esperienza spirituale" è per lo meno buffo.
      Sotto, come sempre, la volontà egemonica de "La mia religione è assolutamente l'unica, la giusta e migliore della tua" e noti e relativi disastri.

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  2. Tempo fa dovetti leggere questo testo: The Chemistry of Evolution
    The development of our Ecosystem. R.J.P. Williams J.J.R. Fraústo da Silva
    Utilissimi in particolare gli ultimi due capitoli. Certo che se gli autori hanno ragione, c'è ben poco da fare.

    Guido

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    1. Non lo ho letto, potresti fare un riassunto estremo per uno che non ce la fa leggere abbastanza?
      Jacopo

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    2. Riporto il testo di alcune slides che avevo dovuto comporre (in neretto le parti che mi sembrano più importanti)

      •La vita nel tempo tende a utilizzare tutti gli elementi chimici disponibili.
      •Tende ad aumentare sempre più l’utilizzo (degradazione) di energia.
      •Tende ad utilizzare sempre di più lo spazio fisico.
      •Tende a diventare sempre più complessa.
      •Tende a massimizzare l’efficienza con cui fa queste cose.
      L’UOMO
      • Attualmente punto di culmine della tendenza evolutiva.
      • Il più dipendente dagli altri.
      • Massimo sviluppo del cervello.
      • Massimo uso di comunicazione extracorporea.
      • Massimo stoccaggio e riproduzione di informazioni fuori dalla genetica (cultura).

      • L’attuale società industriale non è fuori dall’evoluzione. (INEVITABILE???)
      • Come da tendenza l’uomo è arrivato ad usare tutti gli elementi, anche quelli instabili, tutte le fonti di energia a bassa entropia, massimizza la degradazione dell’energia, massimizza l’utilizzo dello spazio, ecc.
      • Non c’è differenza sostanziale tra le attività metaboliche degli altri viventi e quelle cognitive dell’uomo.
      • Massimo della tendenza all’uso dell’ambiente.

      I rifiuti
      • L’attività umana produce rifiuti come qualunque altra attività metabolica della vita.
      • L’uomo rimette in circolo il carbonio andato perso nei fossili e nei carbonati: ricicla la materia come gli altri viventi.
      • Gli elementi radioattivi e i composti di sintesi che prima non erano in contatto con la vita, sono analoghi ad altri inquinanti che la vita ha affrontato, se ne è difesa e ha poi utilizzato.
      PERÒ…
      • La novità sono i tempi estremamente veloci con cui procede l’attività umana, che non consentono adattamenti per via genetica.
      • L’uomo introducendo nuovi elementi e composti nella biosfera e accelerando le trasformazioni di materia ed energia ha aperto i cicli che la vita ha sempre cercato di mantenere chiusi.



      L'idea di fondo è che l'evoluzione non sia casuale e che dunque non abbia potuto e non possa andare in un altro modo (per come funziona l'universo). Se è così è subito spiegato perché non si riesce a cambiare una strada che è evidentemente sbagliata.
      In generale mi pare che la vita non si preoccupi di cosa ha attorno. Ogni vivente cerca di vivere a qualsiasi costo per se e per il resto. Tutti gli interessanti fenomeni di cooperazione, di limitazione, ecc. che studia l'ecologia non sono scelte ma imposizioni. Per fare un esempio: un albero produce più foglie che può ed in autunno le lascia cadere per terra senza preoccuparsi che se non ci fosse qualcuno che se le mangia in qualche anno resterebbe ucciso dalle sue stesse foglie. Se nessuno avesse trovato buone le foglie morte, probabilmente di alberi non ce ne sarebbero pi da un bel pò di tempo.

      Guido

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  3. Facendo due conti (con dati prelevati dell'articolo originale http://www.paulchefurka.ca/TF.html), abbiamo:

    La popolazione dell'India è di 1200 Milioni di persone, quella USA di 310 Milioni
    (l'India ha una popolazione 4 volte maggiore).

    Il tasso di natalità Indiano è quasi il doppio di quello USA.
    Per la precisione, per ogni americano che nasce, nascono 6 Indiani.

    C'è un problema di sovrappopolazione causato dall'India?
    No!

    E' causato dagli USA!!!
    Perché il consumo energetico di 1 Americano equivale a quello di 13 Indiani!

    L'Impronta energetica annuale delle persone nate negli USA è 2,2 volte quella di tutti gli Indiani nati in India!

    Della serie, sono gli USA che devono diminuire maggiormente le nascite rispetto agli Indiani!

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    1. Si, c'è un problema di sovrappopolazione causato dall'India (e in generale in Asia), basti vedere come è diminuita la jungla asiatica negli ultimi 100 anni.

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    2. In India la densità di popolazione è di 300 abitanti per kmq.
      Troppo alta per esserci un equilibrio con l'ambiente!

      In Italia se i pendolari viaggiano nei treni in piedi, si lamentano.
      In India se resta uno spigolo libero sul tetto del treno, dicono che: non c'era tanta gente!

      Per non parlare del Bangladesh che è oltre 1000 abitanti per kmq.

      Hai un link dove vedere com'è diminuita la giungla asiatica negli ultimi 100 anni?

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  4. Veramente, lo abbiamo visto in un post recentissimo, gli indiani ed i cinesi stanno subito dietro ed il confronto con tutti gli altri (noi compresi) è stupefacente. Va bene prendersela con gli americani, ma non bisogna dimenticare gli altri due.

    Quanto alle slides tratte dal libro, GRAZIE, LE COPIO E METTO DA PARTE.
    Direi che sono sostanzialmente concordi con quello che dico e dirò nei prossimi post della serie. La cosa mi conforta, ma attenzione a non subire troppo il fascino del "gene egoista", Parecchi non sono per niente d'accordo, soprattutto quelli che studiano gli organismi nel loro contesto.
    Infine, il fatto che l'evoluzione non sia casuale non vuol mica dire che questa fosse (sia?) l'unica strada possibile. I sistemi viventi di grandi dimensioni e complessità (come le società complesse) sono indubbiamente sistemi termodinamici e questo vincola i loro gradi di libertà, ma non li azzera. Inoltre, sappiamo che perfino sistemi deterministici virtuali, se sufficientemente complessi e/o veloci, alle lunghe sono imprevedibili. Ciò non vuol dire che può accadere di tutto. Vuol dire che possono accadere cose inaspettate, il che è molto diverso.
    Grazie
    Jacopo

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  5. Visto che la popolazione attuale incide 140 volte maggiormente rispetto a quella del 1800;
    questo spiega perché, senza fonti energetiche con alto EROEI, la società attuale non è sostenibile.

    Banale... ma conviene ricordarlo.

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  6. Strano animale, l' Homo.
    I dinosauri vissero sul pianeta per 160 milioni di anni.
    Homo ci vive da soli 2 (due).

    Gianni Tiziano

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  7. Articolo sicuramente interessante. Occorrerebbe però un minimo di riferimenti bibliografici. Citare misteriose leggi "dei ritorni decrescenti" ed elucubrare su indici di "impatto termodinamico" senza indicare alcuna paternità non aiuta a contestualizzare. Per contro, riesumare Desmond Morris e Konrad Lorenz su un argomento - relazioni evolutive dell'uomo - su cui si è tanto indagato e pubblicato in anni recenti dà l'impresione di una certa carenza di aggiornamento sulla questione.

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  8. In America e in giro per il mondo c'è da anni il movimento di coloro che si preparano, i famosi "Prepper".. Fanno scorte di viveri inscatolati, sufficienti per mesi, spesso per anni.. Comprano armi e munizioni per respingere orde intere di migranti affamati, etc..
    I prepper piu' estremi, imparano a mangiare cavallette, radici, animali che si trovano nei boschi, re-imparano a cacciare con strumenti primitivi, a orientarsi senza bussola, a trovare fonti d'acqua... insomma, si preparano a tornare ad essere uomini delle caverne.. a sopravvivere senza tecnologia, come si faceva 5 mila o 10 mila anni fa..
    Servirà davvero? Forse.. in parte.

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