Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 4 aprile 2014

Le élite sono così spietate da distruggere sé stesse

Da “Extracted”. Traduzione di MR



Il recente annuncio di un saggio di Motessharrry, Rivas e Kalnay (MRK) sul collasso delle società complesse ha generato molto dibattito, specialmente con la pubblicazione del commento entusiastico di Nafeez Ahmed che lo ha definito uno “studio finanziato dalla NASA”. Il termine è diventato rapidamente virale – nonostante l'irrilevanza della fonte dei finanziamenti dello studio – e la discussione è subito virata verso il tipo di "scontro di assoluti" che ha avuto luogo dopo la pubblicazione del primo rapporto al Club di Roma “I Limiti dello Sviluppo” del 1972. Per esempio, una critica piuttosto pesante dello studio si può trovare in un post di Keith Kloor.

A parte queste reazioni piuttosto prevedibili, cosa possiamo dire veramente dello studio? Dice davvero qualcosa di nuovo o è solo il solito studio che grida “al lupo, al lupo”? Vediamo una breve valutazione.

Per prima cosa, lo studio di MRK è fermamente radicato nella dinamica dei sistemi (anche se gli autori non usano il termine nel loro saggio), il metodo di modellazione creato negli anni 60 da Jay Forrester. Ha anche molti elementi in comune coi modelli usati per lo studio originale de “I Limiti dello Sviluppo” del 1972 e dei successivi aggiornamenti. Tuttavia, è un modello più semplice che non fa alcun tentativo di confrontare i risultati coi dati storici. In questo senso, è simile ai modelli “a dimensione di mente” che ho discusso in un mio saggio sulla rivista "Sustainability".

Andando nei dettagli, vediamo che il modello MRK è un modello semplice con 4 stock. Uno è le “Risorse Naturali”, che viene gradualmente trasformato nello stock che gli autori chiamano “Ricchezza” (che in altri modelli viene chiamata “capitale”). Gli altri stock sono due classi di popolazione: “la gente comune” e le “élite”. Entrambe ricavano la propria sussistenza dalla riserva “Ricchezza”, ma solo la gente comune la reintegra. Le élite, invece, non producono niente.

I risultati non sono inaspettati. A seconda dei differenti assunti iniziali possibili, il sistema raggiunge uno stato stazionario, oscilla, o mostra una serie di picchi e un collasso. La figura sotto, proveniente dal saggio, è il risultato che somiglia di più allo scenario “caso base” de “I Limiti dello Sviluppo” - eccetto per il fatto che la riserva di popolazione collassa in due fasi, piuttosto che in una singola fase.

Qui il modello MRK non ci dice nulla di più di quanto già sappiamo da studi precedenti: modelli qualitativi (per esempio quello del “Overshoot” di Catton e della “Tragedia dei beni comuni” di Hardin) e quantitativi come “I Limiti dello Sviluppo”. Nella maggior parte dei casi, la suddivisione della popolazione in due classi non cambia granché i risultati del modello rispetto a quelli con una sola classe (riportati anche quelli nel saggio di MRK). Ma in alcuni casi gli autori osservano risultati piuttosto sorprendenti, come questo: 

Come vedete, qui la società si suicida letteralmente avendo le élite prelevato così tanta ricchezza dalle risorse accumulate che non resta niente alla gente comune – che scompaiono. Ma, visto che le élite non producono niente, la riserva della ricchezza scompare e il risultato finale che che anch'esse scompaiono. Le élite sono così spietate che distruggono sé stesse.

Notate che in questo scenario, le riserve naturali ritornano al loro livello iniziale: il collasso non è il risultato della mancanza di risorse, ma dell'incapacità della società di accedervi. E' un risultato che ricorda stranamente una possibile interpretazione del collasso dell'Impero Romano. I Romani potrebbero aver diretto così tanta ricchezza ai non produttori (l'esercito) che i produttori (gli schiavi) sono quasi scomparsi. Visto che a malapena c'era rimasto qualcuno che coltivava la terra, alla fine l'intera società è collassata. 

Naturalmente, questa è un'interpretazione da prendere con cautela. Una ragione è che nel modello MRK la gente comune non può diventare élite e l'élite non può diventare gente comune; le due classi sono completamente separate ed impermeabili l'una dall'altra. Questa è di certo una semplificazione eccessiva: prima di scomparire completamente, le élite proverebbero almeno ad imparare a produrre qualcosa. D'altra parte, tuttavia, è vero che – per esempio – i burocrati statali sono dei pessimi contadini.  

Probabilmente il problema più importante del modello MRK è che manca il parametro critico dell'inquinamento persistente – presente invece nel modello de “I Limiti dello Sviluppo”. L'inquinamento, se venisse considerato, giocherebbe probabilmente un ruolo fondamentale in questo scenario di “carenza di lavoro”. Mostrerebbe probabilmente che la scomparsa dell'Impero Romano era principalmente collegata, invece, all'erosione del suolo – una descrizione degli eventi di quel tempo probabilmente più realistica. 

In ogni caso, queste considerazioni illustrano il potere dei modelli di stimolare le capacità interpretative della mente umana. Non ci serve alcun modello formale per descrivere il destino finale dei sistemi economici che crescono sul sfruttamento eccessivo delle risorse che usano. Col tempo, devono tornare a una condizione compatibile con le risorse disponibili (rimaste). Gran parte dei modelli ci dicono che questo “ritorno” accade come risultato di un ciclo si superamento ("overshoot") e collasso, che infatti è uno schema caratteristico di quelle strutture socioeconomiche che chiamiamo “imperi”. 

Il modello MRK ha evidenziato un fattore che è stato scarsamente esplorato finora: il modo in cui una distribuzione iniqua della ricchezza condiziona la traiettoria di un sistema economico. Questo è un parametro importante perché, in questo periodo, stiamo assistendo ad un trasferimento epocale di ricchezza dalle classi inferiori della società alle élite. Se questo fenomeno accelererà il collasso o lo rallenterà, non possiamo dirlo. Ma di sicuro è qualcosa che dobbiamo studiare e capire.





10 commenti:

  1. "Qui giace quello che troppo volendo nulla strinse"
    Cominceremo a vedere simili epitaffi sulle lapidi, d'ora in poi.

    Marco Sclarandis

    RispondiElimina
  2. La questione è che c'è una mefistofelica impronta biologica nella struttura gerarchica della società nella quale ogni livello è sfruttato da quelli superiori e sfrutta quelli inferiori.
    Le élite sono l'anello finale della catena parassitaria, i predatori apicali dei predatori apicali.
    Una definizione ricorsiva che... porta, alla fine, al collasso.

    RispondiElimina
  3. interessante pero' la reazione feroce a questo studio.

    Segno che tocca evidentemente , ora come allora, un nervo scoperto (e, devo aggiungere, alquanto infiammato).

    Chissa' se sara' possibile evitare ora gli errori comunicativi di allora. E far entrare in qualche testaccia di granito che cosa ci aspetta con l'andazzo attuale.

    RispondiElimina
  4. Modelli discutibili per la definizione anzitutto di elites e communers; per inciso nel primo, quello con crollo della ricchezza naturale, le elite contribuiscono di meno al collasso, sono meno alte, cioè più diffuse, e sono nel corpo principale traslate in avanti rispetto ai communers; cmq ritengo questo modello altamente fuorviante anzitutto perchè tarato solo su una scala temporale ma non topografica, quando la carrying capacity è concetto portante della sostenibilità; nelle società occidentali ,specie se socialdemocratiche, il peso principale del collasso è cmq da ascriversi ai communers, visto che una piramide rovesciata non mi risulta che stia in piedi , ed inoltre non riesco come ritrovare nel grafico l'invitabile crollo delle organizzazioni centrali o statali che dir si voglia nella diminuzione delle risorse disponibili senza una loro draconiana trasformazione in dimensioni e fini. Parlare di elite è la scusa migliore che le cicale meno grandi hanno per starsene con le mani in mano.

    RispondiElimina
  5. Isole di ricchezza elitaria in mezzo a un oceano di povertà, ed eserciti privati e armati fino ai denti a difenderle. Questo è lo scenario del medioevo prossimo venturo. E questa situazione potrebbe andare avanti per molto tempo.
    Un nuovo feudalesimo per come la vedo io.

    RispondiElimina
  6. Le élite non sono composte da mostri, ma da esseri umani. Poiché appartenere all’élite da qualche millennio vuol dire essere stra-ricchi, emerge subito un problema. Studi scientifici hanno dimostrato che la ricchezza tende a far calare l’empatia e a far aumentare “l’auto-glorificazione”. Ma hanno anche dimostrato che non sono effetti irreversibili, purché i “ricconi” siano esposti ad una comunicazione che metta in luce i benefici della comunità. Forse molte civiltà complesse sono collassate anche perché loro basi sociali non parlavano più alle proprie élite. Andiamo verso una crescente iniquità sociale che renderà ancora più difficile comunicare tra i vari strati sociali. E’ ora di intervenire, dopo sarà inutile ancor più che impossibile.

    RispondiElimina
  7. Secondo me il modello ci dice alcune cose sensate, ma si era già visto di meglio prima. Cito solo due approssimazioni eccessive: 1 - Le elites senza commoners semplicemente non esistono essendo lo stato elitario relativo e non assoluto. 2 - La capacità di carico non è mai una costante, come invece indicato nella seconda figura.
    Che poi uno dei fattori chiave di qualunque collasso socio-economico sia l'incapacità della classe dirigente a capire in tempo cosa sta accadendo è un fatto assodato. Punto.
    Quanto, infine, al "nuovo feudalesimo", è anche possibile che qualcosa del genere accada, almeno in alcune zone, ma dovremmo trovargli un'altro nome perchè se somigliasse a quello sopra accennato avrebbe ben poco a che fare con quello vecchio. Non voglio qui fare apologia di feudalesimo (malgrado sia un fan di FEL), voglio solo ricordare un fatto banale: la realtà storica ha ben poco a che vedere con i luoghi comuni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo con Paolo, il programma parte da un assunto sbagliatissimo e cioè che le elites NON producono nulla, non è vero le elites NON lavorano ma fanno produrre agli schiavi, almeno da 6000 anni a questa parte e il sistema lo trovano sempre persino nei campi di concentramento.
      Inoltre a differenza dell'impero romano adesso le elites NON hanno bisogno di molte braccia, le multinazionali sono ad alta automazione ( 387 multinazionali producono il 15% del PIL mondiale ( 12.200 miliardi di EURO con solo 32 milioni di "lavoratori" ) quindi le masse di disoccupati aumenteranno, e prima o poi gli stati NON potranno più mantenerli visto che sono già indebitati fino al collo tutti.
      A questo punto la gente morirà di fame o come già succede azzererà i consumi, ma le elites con le buone o le cattive riusciranno a mantenere il controllo ( sono maestre in questo ).
      Ecco quindi che la popolazione diminuirà ma non le elites e appunto come dice Paolo sarà il regno dei pochi privilegiati circondati da un mare di affamati tenuti a bada forse con la forza uno scenario da Medioevo prossimo venturo.

      Elimina
  8. il modello economico keynesiano che ha funzionato alla grande dal '60 al '90 comincia a mostrare i suoi limiti, che sono quelli delle risorse da sciupare in regalie inutili a persone parimenti inutili, sia commoners, che elites, perchè ormai impregnate della mentalità consumistica dello spreco e dell'arricchimento costi quel che costi. Tornare indietro è impossibile, con le fonti inquinate, il terreno eroso e isole di plastica che galleggiano in tutti i mari e oceani del mondo. Il collasso comincerà quando non ci sarà più carburante ai distributori e nel 2050, finiti gli idrocarburi, se l'umanità sarà ancora qui, dovrà darsi ordinamenti molto simili a quelli che vigono attualmente a Cuba e senza turismo di nessun genere.

    RispondiElimina
  9. Concordo con Paolo, il programma parte da un assunto sbagliatissimo e cioè che le elites NON producono nulla, non è vero le elites NON lavorano ma fanno produrre agli schiavi, almeno da 6000 anni a questa parte e il sistema lo trovano sempre persino nei campi di concentramento.
    Inoltre a differenza dell'impero romano adesso le elites NON hanno bisogno di molte braccia, le multinazionali sono ad alta automazione ( 387 multinazionali producono il 15% del PIL mondiale ( 12.200 miliardi di EURO con solo 32 milioni di "lavoratori" ) quindi le masse di disoccupati aumenteranno, e prima o poi gli stati NON potranno più mantenerli visto che sono già indebitati fino al collo tutti.
    A questo punto la gente morirà di fame o come già succede azzererà i consumi, ma le elites con le buone o le cattive riusciranno a mantenere il controllo ( sono maestre in questo ).
    Ecco quindi che la popolazione diminuirà ma non le elites e appunto come dice Paolo sarà il regno dei pochi privilegiati circondati da un mare di affamati tenuti a bada forse con la forza uno scenario da Medioevo prossimo venturo.

    RispondiElimina