Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 27 aprile 2014

Il mito del progresso umano e il collasso delle società complesse

Da “Truthdig”. Traduzione di MR

Di Chris Hedges 

https://www.youtube.com/watch?v=uAo7ky1kq-Q (NOTA: stranamente, blogger non trova questo video, quindi non sono riuscito a caricarlo)

Nota dell'editore: quella che segue è la trascrizione di un discorso tenuto da Chris Hedges a Santa Monica, California, il 13 ottobre 2013. Per comprare il DVD del discorso di Hedge e della sessione di domande e risposte successiva, cliccate qui. Delle clip della sessione di domande e risposte sono disponibili su http://www.truthdig.com/avbooth/item/chris_hedges_on_the_role_of_art_in_rebellion_20131127, qui e qui. Seguite questo link per diventare sostenitori di Bedrock (essere memebri per un anno dà diritto al DVD gratuito di questo evento).

Il ritratto più lungimirante del carattere americano e del nostro destino ultimo come specie si trova sul Moby Dick di Herman Melville. Melville rende le nostre ossessioni omicide, la nostra arroganza, i nostri impulsi violenti, la debolezza morale e l'inevitabile autodistruzione visibili nella sua cronaca di un viaggio a caccia di una balena. E' il nostro principale oracolo. Melville è per noi quello che William Shakespeare è stato per l'Inghilterra elisabettiana o Fyodor Dostoyevsky per la Russia zarista. Il nostro paese si è costituito a forma di nave, il Pequod, a cui è stato dato il nome della tribù indiana sterminata nel 1638 dai Puritani ed i loro alleati Nativi Americani. L'equipaggio della nave di 30 uomini – c'erano 30 Stati nell'Unione quando Melville ha scritto il romanzo – è un misto di razze e di fedi. L'oggetto della caccia è un'enorme balena bianca, Moby Dick che in un precedente incontro ha mutilato il capitano della nave, Achab, strappandogli una gamba. La furia autodistruttiva della caccia, proprio quella in cui ci troviamo, assicura al Pequod la distruzione. E quelli sulla nave, in un certo senso, sanno di essere condannati – proprio come molti di noi sanno che una cultura consumistica basata sul profitto delle multinazionali, lo sfruttamento senza limiti e la continua estrazione di combustibili fossili sono condannati.

“Se fossi stato assolutamente onesto con me stesso”, ammette Ishmael, “solo poco dopo che la nave è salpata ho visto molto chiaramente nel mio cuore che mi sarei impegnato in questo modo in un viaggio così lungo – senza posare una sola volta gli occhi sull'uomo che ne è stato il dittatore. Ma quando un uomo sospetta qualcosa di sbagliato, a volte accade che, se viene prontamente coinvolto nella faccenda, cerca a poco a poco di coprire i suoi sospetti anche a sé stesso. E per me è stato così. Non ho detto niente ed ho provato a non pensare niente”.

Il nostro sistema finanziario – come la nostra democrazia partecipatoria – è un miraggio. La Federal Reserve compra 85 miliardi di dollari in buoni del Tesoro statunitensi – in gran parte mutui subprime di nessun valore – ogni mese. Ha artificialmente puntellato il governo e Wall Street in questo modo per cinque anni. Ha prestato trilioni di dollari virtualmente senza interessi a banche e ditte che fanno soldi – perché i salari vengono mantenuti bassi – prestandoceli a tassi di interessi incredibili che possono salire anche al 30%.  … O i nostri oligarchi delle multinazionali accumulano i soldi o ci scommettono in un mercato azionario gonfiato. Le stime pongono il saccheggio di banche e ditte di investimento del Tesoro degli Stati uniti fra i 15 e i 20 trilioni di dollari. Ma nessuno di noi lo sa. Le cifre non sono pubbliche. E la ragione per cui questo saccheggio sistematico continuerà fino al collasso è che la nostra economia andrebbe in tilt senza questa vertiginosa infusione di contante gratuito.

Allo stesso tempo l'ecosistema si sta disintegrando. Gli scienziati del Programma Internazionale sullo Stato dell'Oceano hanno pubblicato pochi giorni fa un nuovo rapporto che avvertiva che gli oceani stanno cambiando più rapidamente del previsto e stanno diventando sempre più inospitali per la vita. Gli oceani, naturalmente, hanno assorbito gran parte dell'eccesso di CO2 e calore dall'atmosfera. Questo assorbimento sta riscaldando e acidificando rapidamente le acqua oceaniche. Ciò è aggravato, ha osservato il rapporto, da livelli maggiori di de-ossigenazione a causa del dilavamento dei nutrienti dell'agricoltura e del cambiamento climatico. Gli scienziati hanno chiamato questi effetti “trio mortale”, che quando si mette insieme crea dei cambiamenti nei mari che non hanno precedenti nella storia del pianeta. Questo è il loro linguaggio, non il mio. Gli scienziati hanno scritto che ognuna delle 5 estinzioni di massa del pianeta è stata preceduta da almeno una [parte] del “trio mortale” - acidificazione, riscaldamento e de-ossigenazione. Hanno avvertito che “la prossima estinzione di massa” della vita marina è già in corso, la prima dopo 55 milioni di anni. O guardate la recente ricerca dell'Università delle Hawaii che dice che il riscaldamento globale è ormai inevitabile, non può essere fermato, al massimo rallentato, e che nei prossimi 50 anni la Terra si scalderà a livelli che renderanno intere parti del pianeta inabitabili. Decine di milioni di persone verranno sfollate e milioni di specie saranno minacciate di estinzione. Il rapporto getta dei dubbi sul fatto che città [vicine alla costa o sulla costa] come New York o Londra resisteranno.

Tuttavia, come Achab e la sua ciurma, razionalizziamo la nostra follia collettiva. Tutti i richiami alla prudenza per fermare la marcia verso la catastrofe economica, politica ed ambientale, per dei sani limiti nelle emissioni di carbonio, vengono ignorati o ridicolizzati. Persino avendo le luci rosse che lampeggiano di fronte a noi, l'aumento delle siccità, la rapida fusione di ghiacciai e del ghiaccio dell'Artico, tornado mostruosi, grandi uragani, perdita di raccolti, alluvioni, incendi devastanti e aumento delle temperature, ci inchiniamo servilmente di fronte all'edonismo, all'avarizia e alla seducente illusione di potere, intelligenza e bravura illimitati. L'assalto delle multinazionali alla cultura, al giornalismo, all'educazione, alle arti ed al pensiero critico ha lasciato coloro che dicono questa verità marginalizzati e ignorati, frenetiche Cassandre che sono viste come leggermente svitate, deprimenti ed apocalittiche. Siamo consumati da una mania di speranza, che i nostri capi delle multinazionali forniscono generosamente a scapito della verità.

Friedrich Nietzsche in “Al di là del Bene e del Male” sostiene che solo poche persone hanno la forza di guardare, in tempi di afflizione, a quello che chiama il pozzo profondo della realtà umana. La maggioranza ignora studiatamente il pozzo. Artisti e filosofi, per  Nietzsche, sono tuttavia consumati da una insaziabile curiosità, una ricerca della verità e un desiderio di senso. Si avventurano all'interno delle viscere del pozzo profondo. Questa onestà intellettuale e morale, ha scritto Nietzsche, ha un costo. Quelli segnati dal fuoco della realtà diventano “figli bruciati”, ha scritto, eterni orfani in imperi di illusione. Le civiltà decadute fanno sempre la guerra all'inchiesta, all'arte e alla cultura indipendenti per questa ragione. Non vogliono che le masse guardino nel pozzo. Condannano e calunniano la “gente bruciata” - Noam Chomsky, Ralph Nader, Cornel West. Alimentano la dipendenza umana da illusione, felicità e speranza. Spacciano la fantasia del progresso materiale eterno. Ci spingono a costruire immagini di noi stessi da adorare. Insistono  - ed è questa l'argomentazione della globalizzazione – che il nostro viaggio è, dopotutto, decretato da una legge naturale. Abbiamo consegnato le nostre vite alle forze delle multinazionali che alla fine servono sistemi di morte. Ignoriamo e rimpiccioliamo le grida della gente bruciata. E, se riconfiguriamo rapidamente e radicalmente la nostra relazione fra di noi e con l'ecosistema, i microbi sono destinati ad abitare la Terra.

Clive Hamilton nel suo “Requiem di una Specie: perché resistiamo alla verità sul cambiamento climatico” descrive un oscuro sollievo che proviene dall'accettazione che “il cambiamento climatico catastrofico è virtualmente certo”. Questo annullamento della “false speranze”, dice, richiede una conoscenza intellettuale ed una emotiva. La prima è raggiungibile. La seconda, siccome significa che coloro che amiamo, compresi i nostri bambini, sono quasi sicuramente condannati all'insicurezza, alla miseria e alla sofferenza entro pochi decenni, se non anni, è molto più difficile da acquisire. Accettare emotivamente il disastro imminente, per raggiungere la comprensione a livello di pancia che l'élite del potere non risponderà razionalmente alla devastazione dell'ecosistema, è difficile quanto accettare la nostra stessa mortalità. La lotta esistenziale più scoraggiante del nostro tempo è quella di buttare giù questa orribile verità – intellettualmente ed emotivamente – e sollevarsi per resistere alle forze che ci stanno distruggendo.

La specie umana, condotta da Europei ed Euro-Americani bianchi, è andata avanti per 500 anni nella furia planetaria di conquistare, saccheggiare, depredare, sfruttare e inquinare la Terra – così come di uccidere le comunità indigene che si sono trovate in mezzo. Ma il gioco è finito. Le forze tecniche e scientifiche che hanno creato una vita di un lusso senza confronti – così come di una potenza economica e militare senza rivali per una piccola élite globale – sono le forze che ora ci condannano. L'ossessione per l'espansione economica continua e per lo sfruttamento è diventata una maledizione, una sentenza di morte. Ma anche quando i nostri sistemi economico e ambientale si sfaldano, dopo l'anno più caldo [2012] nei 48 stati contigui da quando sono cominciate le registrazioni 107 anni fa, ci manca la creatività emotiva e creativa per spegnere il motore del capitalismo globale. Ci siamo legati ad una macchina del giudizio universale che continua a macinare. Le civiltà complesse hanno la cattiva abitudine di distruggere sé stesse, alla fine. Gli antropologi, compresi Joseph Tainter ne “Il collasso delle società complesse”, Charles L. Redman ne “L'impatto umano sugli antichi ambienti” e Ronald Wright in “Breve storia del progresso” hanno impostato gli schemi familiari che portano al collasso dei sistemi. La differenza questa volta è che quando crolleremo, l'intero pianeta crollerà con noi. Non ci sarà, con questo collasso finale, nessuna nuova terra da sfruttare, nessuna nuova civiltà da conquistare, nessuna persona nuova da soggiogare. La lunga lotta fra la specie umana e la Terra si concluderà coi resti della specie umana che impara una lezione dolorosa sull'avidità, l'arroganza e l'idolatria sfrenate.

Il collasso delle società complesse nella storia umana arriva poco dopo che queste hanno raggiunto il loro periodo di più grande magnificenza e prosperità.

7 commenti:

  1. La “civiltà occidentale” si stà avvicinando al collasso.
    Eppure ….
    ha creato magnifiche opere d'arte,
    ha creato potenti tecnologie,
    la “democrazia”, il sistema monetario, la politica, le città.
    .----
    Stiamo arrivando al dunque.
    Nei prossimi anni.
    Entro alcuni decenni.
    Perchè ?
    Perchè noi esseri umani (“civilizzati”) danneggiamo gli ecosistemi.
    Siamo delle scimmie fuori controllo.
    Le altre scimmie, gli animali, non danneggiano gli ecosistemi.
    .----
    Per non danneggiare gli ecosistemi, per non collassare,
    vi preghiamo di non comportarvi da esseri umani,
    vi preghiamo di comportarvi da animali.
    Grazie.

    Gianni Tiziano

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  2. mal voluto non è mai troppo. Più vado avanti, più mi convinco che solo una visione spirituale, principalmente e possibilmente cristocentrica, poteva salvare l'umanità, ma penso che ormai sia troppo tardi. Ora la speranza è nella resilienza, se ovviamente ci sarà un futuro.Invece si continua a buttare preziosa energia in cose inutili e energivore. Ma quanto sarà costata questa festona per proclamare sti due santi d'oggi, ma come dicono gli americani: "The show must go on".

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    1. ...e quanto sarà costata a testa per tutti quei citrulli che ci sono andati!

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    2. Una visione biocentrica, che metta l'essere umano allo stesso livello degli altri esseri viventi, animali e vegetali, ed anche minerali ed elementari (aria ed acqua).
      http://conservationcubclub.com/wp-content/uploads/2012/03/Ego-Nature-Image.jpg

      Gianni Tiziano

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  3. «Cuoco,» disse Stubb, portando rapido alla bocca un pezzo di carne piuttosto rosseggiante, «non credi che questa bistecca sia un po' troppo cotta? L'hai battuta troppo, cuoco: è troppo tenera. Non ti dico sempre che per essere buona una bistecca di balena dev'essere duretta? Guarda quei pescicani lì fuori bordo: non lo vedi che la preferiscono dura e al sangue? Che bordello che fanno! Va' a dirglielo, cuoco; digli che possono senz'altro servirsi civilmente e con moderazione, ma debbono stare zitti. Per la miseria, non riesco neanche a sentire la mia voce. Avanti, cuoco, vaglielo a dire. Qua, prendi la lanterna», e ne afferrò una dalla credenza. «Muoviti, fagli questa predica.»
    Il vecchio Caprone prese torvamente la lanterna che gli si porgeva e zoppicò per il ponte fino alla murata; poi, gettando luce sul mare in modo da avere un buon panorama del suo pubblico, brandì solennemente le molle con l'altra mano e sporgendosi tutto dalla banda cominciò a rivolgersi agli squali biascicando, mentre Stubb gli scivolava dietro pian piano per sentire cosa diceva.
    «Compagni animali: mi viene ordinato di dirvi di smettere questo casino. Ci sentite? Mastro Stubb dice che potete riempire le vostre pance fetenti fino alla botola, ma perdio bisogna finire questo casino!»
    Qui intervenne Stubb: «Cuoco», e accompagnò la parola con una botta di sorpresa sulla spalla. «Cuoco! Possa restare accecato, che bisogno hai di bestemmiare in quel modo quando predichi? Che modo è questo di convertire i peccatori, cuoco!»
    «Chi, io? Allora predica tu», e si voltò incupito per andarsene.
    «Ma no, cuoco. Continua, continua pure.»
    «Be' allora: compagni animali amatissimi...»
    «Bravo!» approvò Stubb, «con le buone, prova con le buone.» E Caprone continuò:
    «Pescicani siete, e morti di fame per natura. Ma vi dico, compagni, che questa fame lupigna... la volete smettere con quelle code perdio! Non mi potete sentire, canchero, se continuate con tanti morsi e picchi.»
    «Cuoco!» gridò Stubb prendendolo per il collo, «niente bestemmie. Parla da gentiluomo.»
    E la predica procedette:
    «La vostra fame lupigna, fratelli, non ve la rimprovero certo: è la natura, e natura non si cambia; ma un po' di freno a questa natura diabolica, è questo che dico. Pescicani siete, non c'è dubbio. Ma se al pescecane di dentro ci mettete una cavezza, perdio allora siete angeli; perché un angelo non è altro che un. pescecane ben controllato. Ora sentite qua, fratelli, un pochino di educazione quando vi servite di balena. Non strappate quel grasso di bocca al compagno, dico. Ognuno di voi pescicani ha uguale diritto a questa balena, no? Che anzi, perdio, nessuno ne avrebbe diritto, visto che la balena appartiene a qualcun altro. Lo so che qualcuno di voi ha una boccaccia così, più grossa degli altri; ma bocca grossa, alle volte, significa pancia piccola: sicché la bocca grossa non è fatta per ingollarsi, ma per tagliare grasso a fette per i pescicani più piccoli, che non ce la fanno a cacciarsi sotto e servirsi in mezzo a questo bordello.»
    «Benone, vecchio Capro!» gridò Stubb, «questo si chiama cristianesimo! Va' avanti.»
    «Inutile andare avanti: quei cani dannati continuano a pestarsi e fare cagnara, Mastro Stubb: non sentono una parola. Inutile predicare a questi ghiottoni dannati, diciamo, finché non hanno riempito le pance, e quelle pance sono sfondate; e quando le riempiono, neanche allora vi sentono, perché si tuffano nel mare e vanno subito a dormire sui coralli, e non sentono più niente, mai più niente, per sempre.»
    «Sull'anima mia, la penso quasi come te; dàgli la benedizione allora, Caprone, e io torno a cena.»
    Caprone stese tutte e due le mani sulla marmaglia dei pesci, alzò la voce stridula e gridò;
    «Dannati fratelli, ammazzatevi pure a vostro gradimento, riempite le pance schifose finchè scoppiano, e crepate.»

    H. Melville ( “Moby Dick o La Balena” – 1851 - Cap. LXIV • STUBB A CENA)

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    1. Interessante questa predica verso questi esseri affamati si, ma purtroppo non dotati di cervello per capire, ne' di orecchie per ascoltare ne' di lingua per rispondere :-/

      Melville intendeva forse che gli esseri umani siano fatti tutti cosi?

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  4. Oggi, dopo aver assistito con disgusto all'ennesima umiliazione di alcuni principi educativi fondamentali da parte di miei colleghi docenti (non umiliare l'allievo, ammettere il dubbio su questioni di cui si sa poco di fronte a loro, sollecitarli a porsi domande sempre più approfondite e a non dare per scontate presunte verità comunemente accettate), ho sentito il desiderio di parlare con un mio vecchio professore di liceo, un non noto grande educatore, un esempio che mi ha illuminato tutta la vita, molto di più dei miei stessi genitori. Ho trovato il suo numero di telefono sull'elenco, l'ho chiamato. Mi ha risposto la voce di una donna, dicendomi che il professore era scomparso qualche anno fa. Me lo immagino così, il futuro: pieno di gente in preda al panico, che nella tempesta cercherà di telefonare ai saggi derisi fino al giorno prima, per trovare ulteriori spiegazioni o conforto. Dall'altra parte, probabilmente, non risponderà nessuno, o perchè non vuole o perchè non può.

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