Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 14 aprile 2014

Energia e crescita demografica: un legame inaspettato

Tom Murphy scrive qui un post eccezionale: da meditare riga per riga. Fra le altre cose, dimostra come sia sbagliata la leggenda che vuole come la ricchezza porti a un rallentamento nella crescita della popolazione - non è così: si trova un legame evidente fra quantità di energia prodotta all'interno di una nazione e la crescita demografica della nazione stessa: impressionante. (U.B.)



Da “Do The Math”. Traduzione di MR

Di Tom Murphy

Da World Population Review 


Considerato a volte un tema tabù, il tema della popolazione scorre come una corrente sotterranea virtualmente in ogni trattazione delle sfide moderne. Naturalmente, l'uso di risorse, le pressioni ambientali, i cambiamento climatico, il fabbisogno di cibo e acqua e la salute delle popolazioni di animali selvatici sarebbero tutti dei non problemi se la Terra avesse una popolazione umana di 100 milioni o meno.

Il tema è tabù per diverse ragioni. La suggestione che un numero inferiore sarebbe bello porta con sé la domanda di chi dovremmo eliminare e chi deve decidere cose del genere. Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone genera figli e forse si sente punta personalmente nel vivo quando risulta implicito che tali azioni sono parte del problema. Io stesso discendo da un lungo lignaggio di procreatori, e forse anche voi. Di recente, partecipando ad un gruppo di discussione di fronte ad una stanza piena di insegnanti di fisica, ho fatto la semplice dichiarazione secondo la quale “il surplus di energia aumenta il numero di bambini”. Ciò è motivato dal mio riconoscimento del fatto che la crescita della popolazione si è rivolta verso l'alto da quando si è inaugurato l'uso diffuso del carbone nella Rivoluzione Industriale. Queste sono davvero solo sfaccettature della più ampia Rivoluzione dei Combustibili Fossili. Sono stato sfidato da un membro del pubblico con la dichiarazione palesemente ovvia che i tassi di crescita della popolazione si riducono nelle nazione energeticamente ricche – la cosiddetta transizione demografica. Come quadrano questi sentimenti l'uno con l'altro? Così, nello spirito di guardare i numeri, esploriamo nei particolari le varie connessioni fra popolazione ed energia. Nel processo, evidenzierò gli Stati Uniti, piuttosto che l'Africa, per esempio, come il vero problema quando si tratta di crescita della popolazione.

Un breve sguardo alla storia della popolazione

Per molte migliaia di anni a seguito dell'ultima Era Glaciale, la popolazione umana è cresciuta costantemente e lentamente, ad un tasso di circa 0,032% all'anno – traducendosi in comodo tempo di raddoppio di circa 2000 anni. Circa 3000 anni fa, la diffusione delle pratiche agricole ha portato ad un modesto incremento nei tassi di crescita. Ma la corsa selvaggia non è iniziata davvero fino ai tempi moderni.


Grafico logaritmico della popolazione mondiale storica, con misura esponenziale a due segmenti. Dati da Wikipedia. 

Anche in un grafico logaritmico – nel quale le curve esponenziali sono trasformate in linee rette – la tendenza della nostra popolazione somiglia all'infausta curva a “mazza da hockey” vista così tanti settori (CO2 atmosferico, temperatura globale della superficie e praticamente ogni misura associata all'attività umana). Una mazza da hockey logaritmica è davvero spaventosa. Siccome gli impatti umani sul pianeta sono in scala con la popolazione, non sorprende terribilmente che una curva della popolazione a mazza da hockey possa tradursi in mazze da hockey ovunque. E' in questo senso che la popolazione è alla base di quasi ogni problema e sfida dei nostri tempi.

Ma cosa possiamo capire della popolazione? Cosa governa il suo tasso? Cosa conta nella discontinuità dell'inclinazione? Perché siamo balzati ad una crescita del 1% ed un tempo di raddoppio di 70 anni nei secoli recenti? Un suggerimento proviene da uno sguardo più da vicino alla storia recente. Mettendo su grafico la popolazione globale negli ultimi 1000 anni (sotto) vediamo alcune accelerazioni nella curva. Per gran parte di questo periodo, abbiamo assistito ad un modesto 0,12% di tasso di crescita, che equivale a un tempo di raddoppio di 600 anni. Intorno al 1700, il tasso è avanzato allo 0,41%, raddoppiando ogni 170 anni. L'accelerazione successiva avviene intorno al 1870, saltando allo 0,82%, costituendo un tempo di raddoppio di 85 anni. Poi intorno al 1950, vediamo un altro salto del tasso di fattore due a 1,7 ed un'impressionante e breve tempo di raddoppio di 40 anni.

Grafico logaritmico della recente tendenza della popolazione mondiale, spezzato in quattro segmenti esponenziali. 

Forse possiamo attribuire il salto del 1700 al Rinascimento e al progresso scientifico. Abbiamo imparato a lavarci le mani dopo aver lottato coi nostri maiali e che le malattie non erano causate da vapori infernali evocati dal pensieri impuri. Il salto intorno al 1870 corrisponde alla Rivoluzione Industriale, nella quale il carbone ha trasformato la produzione di acciaio (fornendo attrezzi agricoli), il trasporto ferroviario di beni e ha cominciato a meccanizzare l'agricoltura in modo limitato. Il 1950 segna la Rivoluzione Verde: la petrolizzazione completa dell'agricoltura, accompagnata da massicce campagne di fertilizzazione usando il gas naturale come materia prima. Questo porta alla tesi piuttosto semplice: Il surplus energetico presentatoci dai combustibili fossili ci ha permesso di nutrire le persone più facilmente in tutto il mondo. Il premio dei combustibili fossili trasformati in cibo ha incoraggiato un'esplosione dei tassi di nascita, come avviene virtualmente per ogni organismo date delle circostanze simili. E' così palesemente ovvio che sono imbarazzato ad aver indugiato su questo punto così a lungo.

L'energia fa crescere il numero di bambini?

Il surplus di energia aumenta il numero dei bambini. E' stata questa la mia affermazione al pubblico, sulla base dei puntini che ho collegato sopra. Quindi cosa diciamo del commento astuto secondo il quale i paesi con gli eccessi maggiori mostrano il tasso di crescita inferiore – persino negativo? Questa affermazione suona a sua volta vera, quindi come teniamo entrambi i pensieri in testa? Prima di scavare fra i dati, condividerò la mia risposta intuitiva. I paesi in via di sviluppo sono recipienti di cibo, medicine e beni prodotti dalle nazioni industriali del mondo. Il surplus di energia “qui” può far aumentare i bambini “là”. Tale redistribuzione sembra plausibile, in ogni caso. Ma perché le nazioni ricche di energia rallentino era meno ovvio per me, a parte per una maggior educazione e una maggiore autonomia delle donne.

Un camion a rimorchio di dati

Fate un po' di spazio, perché sto per portare un camion di dati e ve lo scarico sul vostro computer. In gran parte vengono dalle Statistiche Energetiche Mondiali Chiave della International Energy Agency del 2012. Dieci pagine su questa pubblicazione contengono i dati tabulari dell'appetito di energia del mondo, insieme a popolazione, PIL ed emissioni di CO2. Un po' di copia-incolla, editor magic e analisi Python possono trasformarli in un camion di grafici. Ho aggiunto i dati sui tassi di crescita della popolazione, in gran parte provenienti dalla statistiche della CIA. Inquietante, sì, ma questi erano i numeri più aggiornati sulla pagina di Wikipedia. La tavola della IEA comprende 139 paesi, ma aggrega anche diversi raggruppamenti chiave di paesi del mondo. Oltre a dare cifre per tutto il mondo, i sette raggruppamenti includono:


  • L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) include: Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Corea, Lussemburgo, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.
  • Il Medio Oriente include: Bahrain, Repubblica Islamica dell'Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Repubblica Araba di Siria, Emirati Arabi Uniti e Yemen.
  • L'Europa non-OCSE e l'Eurasia includono: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bosnia ed Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Georgia, Gibilterra, Kazakistan, Kosovo, Kyrgyzstan, Lettonia, Lituania, l'Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Malta, Repubblica Moldava, Montenegro, Romania, Federazione Russa, Serbia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan.
  • La Cina include la Cina continentale ed Hong Kong.
  • L'Asia include: Bangladesh, Brunei Darussalam, Cambogia, Taipei, India, Indonesia, Repubblica Democratica di Corea, Malesia, Mongolia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Filippine, Singapore, Sri Lanka, Thailandia, Vietnam e altri paesi dell'Asia.
  • L'America non-OCSE comprende: Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Antille Olandesi, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Trinidad e Tobago, Uruguay, Venezuela ed altri paesi non-OCSE delle Americhe.
  • L'appartenenza all'Africa è evidente.

Le legende dei grafici, per rimanere compatte, tralasciano alcuni dei dati dell'elenco di cui sopra. Inoltre, i puntini periferici dei singoli paesi sono etichettati nei grafici attraverso un processo automatico. Non ho fatto un tentativo particolare per ripulire collisioni fortuite fra etichette. Dovrei anche premettere con una dichiarazione che tutto l'insieme di grafici che segue non è necessariamente centrale al mio punto principale. Ma immagino che saranno interessanti per molti di voi come lo sono stati per me, quindi perché non farne uno spettacolo? Cominciamo con uno sguardo ad un grafico familiare dell'energia come funzione del reddito.

Tasso di uso dell'energia come funzione del reddito per i paesi del mondo. Dati dal Rapporto della IEA del 2012

Sto usando la 'parità di potere d'acquisto' (purchasing power parity – PPP), essenza del PIL, intesa a mettere tutti nella stessa condizione per confronti di reddito significativi. Ho convertito l'energia annuale pro capite in una potenza (Watt) – perché questa è la mia unità di misura preferita e si allontana da “tonnellate equivalenti di petrolio”, unità di misura in cui sono espressi i dati originali. La tendenza non stupisce affatto: gli abitanti dei paesi ricchi usufruiscono di un più grande tasso di uso dell'energia, in media. I valori anomali sono sempre interessanti ed istruttivi. Gli Stati Uniti (sempre rappresentati con un puntino rosso su questi grafici) si spingono ben al di là del gruppo in entrambe le dimensioni, ma non in modo estremo – classificandosi dodicesimi nella potenza totale a persona a ottavi in ricchezza. Alcuni ricorderanno da post precedenti la regola empirica secondo la quale ogni americano gestisce circa 10 kW di potenza, equivalenti a circa 100 esseri umani metabolici (schiavi) equivalenti.

Tasso di elettricità distribuita come funzione del reddito nei paesi del mondo. 

Dal momento che è nella tabella, guardiamo cosa accade se restringiamo la nostra attenzione all'energia sotto forma di elettricità. L'Islanda era così esageratamente alta (circa il doppio della seconda, la Norvegia) che ho dovuto rimettere in scala il grafico e indicare il suo dato stratosferico, Gli Stati Uniti si classificano noni nell'uso pro capite di elettricità. Notate che la statistica vale per l'energia elettrica consegnata. L'energia primaria richiesta per generare e consegnare l'elettricità potrebbe giungere ad essere tre volte maggiore del tasso consegnato, a causa del tipico 30-40% di efficienza di conversione nelle centrali. Per gli Stati Uniti, l'elettricità conta per circa il 40% dell'energia primaria, non il 15% come il confronto diretto dei due grafici precedenti potrebbe far pensare. Prima di tornare alle statistiche sulla popolazione, diamo un'occhiata a come si impilano le  emissioni di CO2 fra le nazioni del mondo.

Produzione di CO2 pro capite come funzione del tasso di uso di energia nei paesi del mondo. 

E' più fondamentale l'intensità di carbonio della produzione di energia. La chimica di base suggerisce che ogni grammo di combustibili fossili crea tre grammi di CO2 e distribuisce circa 10 kcal, o 41.840 J di energia. Far funzionare 10.000 W per un anno (3.155×107 secondi) richiederebbe quindi 7,5 tonnellate di combustibile fossile, che genera circa 22 tonnellate di CO2. Il grafico sopra mostra il cittadino tipico statunitense che arriva a circa 17,5 tonnellate di CO2 all'anno. A questo manca la nostra stima per il greggio, perché nucleare, idroelettrico, biomassa ed altre rinnovabili ammontano a circa il 20% dell'energia totale, non incorrendo di fatto in nessuna penalizzazione di carbonio (inoltre, gli Stati Uniti entrano in un piccolo flusso di 10 kW). I paesi al di sotto della linea di tendenza principale hanno intensità di carbonio inferiori di quella degli Stati Uniti (1.82 t/anno per 1 kW di tasso energetico) L'Islanda è degna di nota per il fatto che ottiene energia elettrica abbondante da fonti geotermiche.

Produzione di CO2 come funzione del reddito dei paesi del mondo. 

Ora esaminiamo il reddito nel mix per vedere come le emissioni di CO2 sono correlate alla ricchezza. I paesi europei dell'OCSE tendono ad apparire dalla parte “buona” della correlazione, mentre il Medio Oriente tende ad avere prestazioni basse per questa misura.

PANORAMICA SULLA POPOLAZIONE

Guardando i grafici sopra, possiamo imparare qualcosa di importante sul fatto di aggiungere gente al pianeta. Aggiungere una persona in Africa ha un impatto molto piccolo sull'uso di energia e (pertanto) sulle emissioni di CO2 in confronto all'aggiungere una persona negli Stati Uniti, di un fattore di 10. Immaginate un bambino americano 20 volte più grande di un bambino africano. Un cittadino del Qatar supera di 45 volte un tipico cittadino africano quando si parla di CO2. Se si ha la voglia di pensare a dove limitare la crescita della popolazione, i paesi in alto in questo grafico emergono sugli altri. Tanto per dire.

Correlazioni della crescita della popolazione

Finora, abbiamo visto solo i parametri della pubblicazione delle Statistiche Energetiche Mondiali Chiave della IEA. Ora aggiungiamo il tasso di crescita della popolazione e vediamo come i dati si impilano.

Tassi di crescita della popolazione come funzione del reddito.

Il primo è il tasso di crescita contro il reddito medio. C'è una correlazione chiara sul margine sinistro: i paesi più poveri hanno tassi di crescita alti, ma si tuffano rapidamente verso tassi inferiori – persino negativi – più o meno nel momento in cui i guadagni medi raggiungono un quarto di quelli statunitensi. Poi succede una cosa divertente: il gruppo torna di nuovo su! Devo dire che questa verità stravolgente mi ha fatto saltare dalla sedia. Mi aspettavo una transizione più o meno graduale: ricco significa meno prole, secondo l'idea della transizione demografica. Di sicuro qui gioca un ruolo l'immigrazione. E' certamente responsabile della crescita della popolazione statunitense. Ma sarebbe difficile convincermi che le statistiche totalmente sbilanciate a redditi maggiori riguardino solo l'immigrazione. Dove sono le nazioni ricche con crescita negativa? Oltre alla Germania, non si trovano paesi a crescita negativa. Notate che da sotto la scritta in alto a destra c'è il Qatar, che sfida apertamente il mantra secondo il quale “la ricchezza riduce la crescita” - e che vanta simultaneamente una crescita e un reddito superlativi. Forse questo non dovrebbe sorprendere troppo tenendo conto del fatto che le potenze economiche sono dipendenti dalla crescita e una popolazione fiacca è una ricetta per la recessione. Un ingrediente chiave per garantire un futuro più grande sono più persone giovani che lavorano: oltre a fornire il lavoro, la gioventù in crescita permette che funzionino il sistema pensionistico e l'assicurazione sanitaria. Infatti, la Germania sta cercando di combattere il declino della propria popolazione, che mette in pericolo la competitività economica. Quando ho visto questo articolo sul NYT, mi sono lamentato del fatto che la politica di protezione della crescita economica ci schiavizza a mettere al mondo più bambini. Preferirei che la razza umana sia la padrona dell'economia, non il contrario. Una citazione dall'articolo:

Forse non c'è miglior posto della campagna tedesca per vedere l'impatto nascente della caduta del tasso di fertilità dell'Europa nei decenni, un problema che ha implicazioni spaventose per l'economia e la psiche del Continente. 

E che dire della correlazione energetica, che trovo più intrinsecamente interessante?

Tassi di crescita della popolazione come funzione del tasso di uso di energia primaria. 

Naturalmente, la correlazione esistente fra energia e reddito si dispone per osservare l'emergere di uno schema simile. E infatti vediamo ancora il canale della fertilità che appare a tassi di energia modesti. A parte Trinidad e Tobago, nessun paese con un tasso di uso dell'energia maggiore di 7kW ha intenzione di unirsi al club della crescita negativa. Se non altro, trovo questo grafico più convincente di quello precedente: la curvatura a U è più evidente. Ancora una volta, è difficile sostenere che l'aumento di disponibilità di energia riduca il flusso di bambini. E alla fine ecco un grafico che ho trovato piuttosto impressionante. Le statistiche della IEA includono misure della produzione totale di energia, del consumo e delle importazioni/esportazioni nette. Quindi ho guardato il tasso di crescita come funzione della frazione del consumo di energia di una nazione che questo produce.

Tassi di crescita della popolazione come funzione dell'energia frazionale prodotta dal paese o dalla regione. Gli esportatori di energia sono sulla destra della linea verticale. 

Ho dovuto mettere l'asse orizzontale su scala logaritmica per distribuire i punti in modo ragionevole. Molti paesi sono tagliati fuori nella parte sinistra (meno di un decimo del loro consumo di energia viene prodotta internamente), ma tutti gli esportatori netti di energia sono rappresentati. Vediamo che i paesi con un surplus di energia (gli esportatori) tendono a loro volta ad aumentare la popolazione. A sinistra della linea di parità (10^0 = 1 significa produzione e consumo bilanciati), è di gran lunga più improbabile che i paesi abbiano tassi di crescita più bassi o negativi. Guardare i punti di dati aggregati (forme colorate) forse rivela la correlazione in modo più forte. Il surplus di energia tende a portare a un surplus di persone, nel nostro mondo reale.

Raccogliere i pensieri

Questo è un tema complesso. Per fare un lavoro accurato avrei dovuto distinguere i tassi di nascita da immigrazione da quelli interni. Ma certamente il grafico sopra getta dei dubbi sulla storia intuitiva secondo cui le nazioni ricche di energia o soldi tendono a tassi di crescita inferiori. Come si spiega la tendenza a forma di U? La rapida curva in discesa è molto probabilmente dovuta ai miglioramenti nell'educazione delle giovani donne. Volete tagliare i tassi di gravidanza fuori controllo? Date dei libri alle ragazze. E' molto di più che semplicemente educare le donne al controllo delle nascite e alla riproduzione, ecc. L'educazione rafforza le donne nel lavoro e per fare scelte libere. Se manca questa, il cibo importato finanziato dai governi delle nazioni industriali e da enti di beneficenza permette al surplus di attraversare i confini e fornire la materia prima per nuovi bambini. Questo mi fa mettere in dubbio il beneficio globale dell'aumentare la popolazione fornendo assistenza alimentare. Una volta ho contribuito a tali finanziamenti, ma ora mi sento confuso: qual è il piano qui? Capisco l'urgenza umanitaria di sostenere le popolazioni affamate – davvero. Questa simpatia universale è parte della natura umana, ma potrebbe diventare una delle forze che ci lega a binari che portano alla sovrappopolazione e al collasso finale. E' questa la mia preoccupazione. Sostenendo le popolazioni affamate adesso, non è che ci stiamo solo raddoppiando e così alla fine il numero delle persone che soffre è più grande? La cattiva notizia è inevitabile? Finché non ho un quadro più chiaro sono in qualche modo paralizzato nel mio desiderio intrinseco di dare sostegno.

In ogni caso, è abbastanza facile trovare i motivi per cui il tasso di crescita dovrebbe ridursi quando l'energia/ricchezza si libera dal fondo del barile. Ma perché il contrario?Un modo per rispondere e chiedersi: perché gli Stati Uniti hanno vissuto un boom demografico dopo la Seconda Guerra Mondiale? Significativamente, gli Stati Uniti dominavano la produzione di petrolio in quel periodo: allora eravamo per il mondo ciò che il Medio Oriente è oggi. Erano tempi di vacche grasse. Eravamo pieni di speranza ed ottimismo e credevamo di poter fare qualsiasi cosa. Questo è un buon clima per fare bambini, più gente. Prendiamo decisioni su cosa possiamo permetterci di sostenere sulla base delle condizioni attuali e un po' di senso di luminosità del futuro. Il surplus di energia, unito ad un istinto primario di passare i nostri geni e metter su famiglie, ci pone su un sentiero prevedibile.

Dov'è il vero problema della popolazione?

Noi occidentali tendiamo a puntare il dito verso i paesi in via di sviluppo come i maggiori colpevoli della crescita della popolazione. Ed è vero che i tassi di crescita frazionari in quei paesi sono allarmanti, con tempi di raddoppio di pochi decenni. Siamo giustificati nel chiederci come verrà sfamata questa popolazione.

Ma abbiamo anche visto che in termini di consumo di risorse, aggiungere un abitante del Qatar è circa 45 volte peggio che aggiungere un africano medio. Aggiungere un cittadino statunitense è circa 20 volte peggio. Tuttavia, conta realmente quanto sia stravagante la vita di un cittadino medio di Qatar, Kuwait, Trinidad e Tobago o Lussemburgo? Sono paesi piccoli. La nostra preoccupazione non dovrebbe rivolgersi a luoghi come India o Cina? Mettete insieme vaste popolazioni e sviluppo aggressivo e quei paesi sono nella posizione di cambiare il calcolo globale in modo piuttosto drammatico. Visti i dati sulla popolazione e sul tasso di crescita, facciamo presto a calcolare il numero di persone aggiunte all'anno in ogni paese. Ora, ipotizziamo che le persone aggiunte abbiano le condizioni medie della nazione nel suo complesso. Così possiamo moltiplicare il numero di persone aggiunte per l'uso nazionale di energia pro capite e ottenere la quantità totale di domanda di energia aggiunta sul pianeta a causa della crescita della popolazione. Fuori dai grafici...


Domanda di energia annuale assoluta aggiunta come risultato della crescita della popolazione, come funzione del numero di persone aggiunte ogni anno.

L'India aggiunge circa 15 milioni di persone all'anno (wow!). La Cina ne aggiunge poco più di 6 milioni. La Nigeria è la successiva, con circa 4 milioni. Poi abbiamo gli Stati Uniti che aggiungono 3 milioni di persone all'anno. Ma di questi, gli Stati Uniti sono i più affamati in termini energetici. Il grafico mostra quanti petajoule (PJ) di domanda vengono aggiunti ogni anno per paese a causa della crescita della popolazione (altri fattori possono anche contribuire  alla crescita o al declino dell'energia; qui isoliamo la porzione della popolazione). Come riferimento, l'appetito annuale di tutto il mondo è di 530.000 PJ. Ciò che vediamo è che la crescita della popolazione negli Stati Uniti sta aggiungendo domanda di energia più rapidamente di ogni altra nazione della Terra. La Cina e l'India sono a loro volta importanti (e in termini assoluti sono certamente più importanti come produttori di aumento di energia, a causa del loro standard di vita che cambia rapidamente). Ma la risposta alla domanda: quale crescita di popolazione sta avendo l'effetto più grande sulla domanda globale di energia? - sono gli Stati Uniti. 

Si potrebbe facilmente ribattere che nel corso delle vite dei nuovi aggiunti, le aggiunte finali di energia causate dall'attuale crescita di popolazione della Cina supereranno quelle dell'America a causa del cambiamento di strandard di vita. Per prima cosa, non è chiarissimo quanto durerà il colosso cinese contro le sfide sconosciute del futuro. Ma forse è più importante che gli spintoni per la posizione di testa potrebbe oscurare il risultato lampante evidente nel grafico. Sono Stati Uniti, Cina e India i posti dove la crescita della popolazione sta guidando l'aumento globale della domanda di risorse – nella misura in cui l'energia è un proxy per risorse generiche. Il resto del mondo è di importanza secondaria in questa classifica. Dov'è che la crescita della popolazione mette più pressione sulle risorse? Sono questi tre paesi, con gli Stati Uniti attualmente ben più avanti degli altri due. Nel frattempo, l'Ucraina sta facendo il lavoro migliore nel rimuovere domanda dal mondo. 


Capacità di energia elettrica annuale aggiunta come risultato della crescita della popolazione, come funzione del numero di persone aggiunte all'anno. 

La storia dell'elettricità è simile. La crescita della popolazione negli Stati Uniti sta portando l'aggiunta di circa 4 GW di capacità annua di generazione elettrica. Ancora una volta, la Cina e l'India sono sulla mappa, col resto del mondo ammucchiato nell'angolo in basso a sinistra.

CO2 annuo assoluta aggiunta come risultato della crescita della popolazione, come funzione del numero di persone aggiunte all'anno. 

Una cosa moderatamente interessante accade quando disegniamo il grafico in termini di CO2. Siccome India e Cina usano fonti energetiche “più sporche”, in termini di CO2, il divario fra gli Stati Uniti e Cina/India è minore. Gli Stati Uniti sono ancora al vertice, ma lo sono in modo meno schiacciante. Alcuni paesi mediorientali si sforzano a loro volta di staccarsi dal gruppo – ma non in un buon modo.

Senza figli per scelta

L'elenco di ragioni per cui mia moglie ed io abbiamo deciso di non avere bambini è lunga (questo non significa che non abbiamo visto anche benefici). Questo post tratta una delle sfaccettature. Aggiungere un bambino negli Stati Uniti ha un impatto sproporzionatamente grande sulle risorse globali, la cui natura finita sta diventando sempre più evidente. Ad un certo livello, il nostro è un tentativo di fermare la spinta umana innata a riprodursi (che condivido), perché questo risulta nell'aggiunta di più persone al pianeta – forse non la strada più saggia al momento. I genitori dipingono prontamente la nostra scelta come egoista – probabilmente perché abbiamo più libertà nel modo di passare il nostro tempo. Ma le argomentazioni di egoismo sono destinate a fallire: virtualmente, ogni scelta che fanno gli esseri umani comporta la considerazione di sé stessi, pertanto hanno una componente egoistica. Rigirando l'argomentazione, non avendo figli, ci priviamo: delle gioie innegabili di essere genitori (miste all'occasionale esasperazione), potenziali badanti per quando invecchiamo e perdiamo la capacità di fare da soli e un collegamento genetico col futuro. In parte, compenso questi vantaggi perché ho difficoltà a giustificare perché le mie necessità personali debbano provenire ad un costo smisurato per una civiltà sfidata in un modo senza precedenti. In questo senso, posso con la stessa facilità prendere la decisione di avere figli come la scelta egoista. Poco popolare con chi procrea: la gente non apprezza di essere etichettata come egoista. Mi aspetto qualche ululato.

La sfera di cristallo all'ombra del petrolio

Cerco di essere attento a non trasmettere certezza sul futuro – che non è un comportamento che osservo spesso da parte degli ottimisti. Piuttosto, cerco di indicare possibilità distinte che collettivamente tendiamo a ignorare o a negare. Solo attraverso una maggiore consapevolezza verso problemi trascurati posso sperare che le mie preoccupazioni si rivelino sbagliate. Sarebbe un bel risultato e infatti per me il punto è tutto qui. Ci troviamo nel bel mezzo di un esperimento non pianificato su una scala senza precedenti. Abbiamo 7 miliardi di persone sul pianeta, che crescono di circa 3 persone (nette) al secondo. E' una corsa folle e senza controllo verso il futuro. Si potrebbero immaginare scenari metaforici come quello di sbattere contro un muro o contro una scogliera, esaurire noi stessi e fermarci per prendere fiato o saltare nello spazio per lasciare il pianeta. Certamente faccio anche io le mie supposizioni, ma non posso esplicitare un futuro non scritto.

Mi riporto su al grafico più importante che informa la mia visione del mondo. Sappiamo che i combustibili fossili hanno dominato in lungo e in largo la scala del nostro uso di energia e che questi sono risorse finite. Possiamo quindi fare il seguente grafico con una certa sicurezza. Sono particolarmente sicuro del punto di domanda del futuro.

Sul lungo termine, l'era dei combustibili fossili è un puntino, con una parte in discesa che fa da specchio alla parte (più divertente) in salita.

Nella misura in cui il surplus di energia è responsabile del boom della popolazione, la simmetria della curva dei combustibili fossili porta con sé un potere predittivo anche per la popolazione? Queste curve sono state storicamente legate. L'onere della prova è per gli ottimisti che presumono che possiamo spezzare la dipendenza. In un post precedente, ho enfatizzato le difficoltà associate alla rottura di questa curva. In un altro post hodisposto in tabelle la superiorità relativa dei combustibili fossili sulle alternative attuali, amplificando la sfida. Non è fisicamente impossibile, ma sostenere miliardi di persone su questo pianeta sul lungo periodo non è una cosa che ci stiamo dimostrando di essere capaci di fare. Se le registrazioni storiche sono piene di esempi di civiltà che hanno raggiunto il picco, lo hanno oltrepassato e sono collassate, diventa piuttosto difficile sottoscrivere la nozione per cui stavolta sarà diverso, quando siamo di fronte a così tante sfide monumentali e simultanee.  La popolazione, come riflesso della natura umana, potrebbe ben essere la madre di tutte le sfide. Strettamente legato alla domanda di risorse, il problema non se ne andrà ignorando i nostri ruoli personali e focalizzando invece l'attenzione sui paesi poveri lontani mezzo mondo. La crescita economica incentiva la crescita della popolazione, che gioca proprio nei nostri desideri biologici. Sarebbe una boccata d'aria fresca non essere più schiavizzati come vittime di entrambe queste forze. Altrimenti non riusciremo davvero a scrivere il nostro futuro. E alla Natura non importa se noi non capiamo.

- Altro su: http://physics.ucsd.edu/do-the-math/2013/09/the-real-population-problem/#sthash.PtPRJSvm.dpuf 



31 commenti:

  1. Vorrei sapere se pensate ci sia una correlazione tra sistema capitalistico e sovrappopolazione. Pensate che superando (non si sa bene in quale modo) il sistema capitalistico, la popolazione tornerebbe a livelli più contenuti?

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    1. Ho una risposta poco scientifica, poiché non so se in realtà esistono correlazioni certe. Il sistema capitalistico è sicuramente un buon alleato della crescita demografica in quanto sappiamo che le curve della crescita economica e di quella demografica praticamente coincidono.

      Questo però non significa che superando il sistema capitalistico automaticamente si possa tornare a livelli di popolazione più contenuti. Anche altri sistemi hanno dimostrato di andare perfettamente d'accordo con la crescita demografica, quindi, per come la vedo io, ascrivere la crescita demografica (e quindi anche una decrescita) alla sola presenza del sistema capitalistico lo vedo come piuttosto riduttivo. I sistemi in realtà hanno variabili molto complesse.

      Anche gli aspetti culturali, filosofici e religiosi giocano un ruolo importante. Di fatto l'archetipo culturale (oltre che la pulsione biologica) alla procreazione è comune a tutte le culture, con poche eccezioni.

      Più che il superamento del capitalismo (che comunque potrebbe aiutare attraverso una redistribuzione più equa delle risorse), direi che è importante fare un salto percettivo verso il pensiero sistemico e verso un paradigma culturale non antropocentrico e non predatorio, se vogliamo affrontare con successo il problema della popolazione e tutti gli altri.

      Non ho detto molto, ma spero serva da spunto per altre riflessioni (magari un po' più scientifiche) :-)

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    2. Riprendo una parte del pensiero di Massimo Rupalti :
      ".... direi che è importante fare un salto percettivo verso il pensiero sistemico e verso un paradigma culturale non antropocentrico e non predatorio, se vogliamo affrontare con successo il problema della popolazione e tutti gli altri."
      Penso che sono in accordo con queste parole.
      .----
      PENSIERO SISTEMICO :
      per la prima volta ne ho sentito parlare da Douglas Tompkins (grandissimo attivista di “Ecologia Profonda”), e credo possa significare “pensiero di ampie vedute”. Credo che sarebbe come uscire dall'atmosfera terrestre ed osservare il pianeta Terra dal di fuori, per capirne la bellezza ed i guai. Allora si, vedremmo che la popolazione umana è esagerata, una specie di cancro.
      Che la sua crescita va fermata.
      .----
      PARADIGMA CULTURALE NON ANTROPOCENTRICO E NON PREDATORIO :
      credo sia un modello culturale (al quale io mi sento di appartenere) dove noi esseri umani siamo considerati importanti non di più degli altri esseri viventi non umani,
      e
      dove si ritenga che non è il pianeta (con tutti i suoi abitanti) ad appartenere all'uomo, ma bensì l'uomo ad appartenere al pianeta: ne consegue che non si deve predare il pianeta, ma rispettarlo.
      .----
      Il “sistema capitalistico” a mio avviso NON è compatibile con “il pensiero sistemico APPLICATO ad un paradigma culturale non antropocentrico e non predatorio”.
      .----
      Non è sufficiente superare il sistema capitalistico per far tornare la popolazione a livelli più contenuti, serve “ un salto percettivo verso il pensiero sistemico e verso un paradigma culturale non antropocentrico e non predatorio”.

      Gianni Tiziano

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  2. Questo articolo è molto interessante perché unisce il problema della bomba demografica a quello del consumismo.
    Mi risulta che in Italia e in altri paesi europei (e specie nei paesi europei ex comunisti, quelli nei quali l'inquinamento religioso tradizionale è stato combattuto per più tempo e più radicalmente e nei quali le politiche di emancipazione delle donne (che iniziano con autodeterminazione su sessualità libido contraccezione e aborto) sono furono ben realizzate) siamo già ad una sensibile decrescita demografica peraltro sciaguratamente annullata dalle migrazioni di massa.

    Come osservava Paolo Lambardi, la disponibilità di energia è stato il più potente fattore di ecocidio in grande.
    Energia e tecnologia accessibili alle masse sono state il più grande fattore di distruzione degli ambienti naturali e di esplosione del teratoma (mi piace questo termine di Fra(ncesco)) umano.

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  3. Virginia Abernethy espresse lo stesso pensiero di fondo già vent'anni fa. Molto lineare, e classicamente malthusiano, http://www.oilcrash.com/italia/ottimism.htm
    Gli Stati Uniti saranno anche il primo problema, ma perché non hanno mai combattuto l'emigrazione a dovere. L'idea cretina per cui una nazione fatta di emigrati (lo sono tutte!) debba accogliere sine die è alla base del disastro. L'impronta ecologica media di un messicano medio che rimane in Messico è un conto; tutt'altro quella di un messicano che si stabilisce oltre il confine, anche se non diventa un divo di Hollywood. Il problema, anche in questo caso, nasce dalla prolificità dei poveri.

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  4. una saggia vecchietta di uno sperduto paesino dell'appennino toscano mi disse che se dai ricchezza agli avidi ne fai degli egoisti e l'egoismo spesso si materializza nella prole, come meno spesso nella sua rinunzia. I latini dicevano: in mediat stat virtus. Ma la saggezza cozza coll'egoismo. Per questo è merce rara, molto rara.

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  5. IL grafico più interessante è il primo ,quello con la mappa degli stati allungata o ristretta rispetto alla sua reale estensione geografica: viene qui inclusa, in maniera implicita, la carrying capacity, che non viene più nominata nel corso dell' Articolo : ecco perchè in Egitto,Sudan e Congo hanno insieme la stessa estensione degli USA..Ergo il posto peggiore per mettere al mondo figli,anche 1 solo figlio per coppia, sono proprio quei paesi se ad esempio ragioniamo in termini di preservazione della biocapacità locale...Restano 500 esemplari del lupo dell'abissinia, e 2000 di Gorilla di Montagna...Anche l'Itaglia è parecchio obesa sulla mappa : eutanasizziamo il welfare alla persona prima la gangrena non sia più contenibile...ERGO questo articolo è pesantemente incompleto ..(Quanto al'India, la superobesa della mappa, dovrebbe essere la regione del pianeta in cui i cambiamenti climatici dovrebbero risolvere più incisivamente il problema demografico, anche se in maniera parziale e tardiva, viste le sue già alte temperature medie e pluviometria mediamente scarsa ed estremamente concentrata.

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  6. Avevo già letto questo articolo un anno o due fa e trovo molto meritevole averlo tradotto in italiano. Mi pare che l'autore conosca la matematica molto meglio della storia, ma nel complesso l'articolo è interessante. Molto interessanti gli ultimi tre grafici da cui salta evidente che i tre popoli che stanno uccidendo il pianeta sono gli statunitensi, i cinesi e gli indiani. Questo non per nasconderci le nostre responsabilità, ma diciamo che sono loro a guidare la corsa. E guarda caso sono anche loro ad avere sempre boicottato qualunque accordo sul clima, per mite od anche solo simbolico che fosse.
    Comunque, vedo con piacere che il tema della sovrappopolazione sta cessando di essere un tabù. Lo è stato per troppo, troppissimo tempo ed era ora che si cominciasse a smontare la pia leggenda della "transizione demografica". Una teoria molto convincente quando fu formulata (negli anni '60 credo). Fra l'altro, fa parte integrante di Word3. Ma è stata ampiamente smentita dai fatti (qui ben riassunti) e questo è uno dei principali motivi per cui Word3 rimane molto attendibile fino al punto di flesso della popolazione globale, per poi perdere rapidamente di significato (gli autori lo avevano detto chiaro dall'inizio).
    Jacopo

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  7. Se i commerci mondiali dovessero fermarsi anche un solo anno, i morti sarebbero centinaia di milioni. Non sottovalutiamo l'energia potenziale ed instabile accumulata nel sistema modiale umano.
    Se dovesse esserci una guerra nucleare, i commerci si femerebbero del tutto per svariati anni.
    La popolazione mondiale si dimezzerebbe/interzerebbe in meno di tre anni, tra carestie e pestilenze.

    Resta da capire se mai si useranno, queste nucleari. Il fatto che ci siano implica che potrebbero essere usate, e la storia dice che c'e' sempre qualcuno che prima o poi lo fa.

    A me a volte fa ridere amaro vedere certe proiezioni che vanno avanti per decenni nel futuro, come se tutto dovesse essere graduale a questo mondo. Esistono anche le discontinuità in natura, e che discontinuità.

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    1. Anche a me fa ridere ... amaramente.

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  8. Sulla procreazione a tutti i costi nei paesi industrializzati ci campano lobby potenti. Inseminazione artificiale, assistita, in vitro, cure ormonali che portano a super parti plurigemellari, affitto dell'utero e altre belle amenità per aiutare homo a moltiplicarsi anche quando la biologia dice no. Purtroppo la cultura della decrescita demografica non è nemmeno allo stato embrionale nelle società, esiste solo il diritto a procreare quanto si vuole, non il dovere a limitarsi a un solo figlio, l'unica vera soluzione indolore per la decrescita demografica. Anche se richiederebbe troppo tempo arrivare a numeri di homo sapiens sostenibili dal pianeta, pur iniziando da subito in tutto il mondo (utopia pura).
    Gli unici fattori determinanti per la riduzione della specie umana sono i limiti del pianeta. Non si scappa e sarà nel breve/medio futuro un bagno di sangue per tutti, masse prima ed elite dopo.

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  9. Caro Jacopo, purtroppo il tema è ancora largamente un tabù. Ogni volta che ne parli ti saltano alla gola da destra e da sinistra (e anche dal centro), liberisti e comunisti, democratici e totalitari, credenti di ogni religione e anche qualche ateo, tanto per non farci mancare nulla.

    Sul tema capitalismo- bomba demografica si rischia di fare semplificazioni. Il capitalismo moderno (si riconoscono forme di capitalismo risalmendo fino all'antichità) coincide storicamente con la scoperta dei modi d'uso dei combustibili fossili, in realtà non abbiamo un nesso causale, abbiamo una coincidenza storica. La mia impressione è che Homo sapiens abbia una strategia ecologica, che è comune a molti altri organismi, che lo porta a stazionare intorno alla capacità di carico. Il fatto è che i combustibili fossili hanno innalzato in modo straordinario la capacità di carico. Questo è un effetto temporaneo per diversi motivi non ultimo quello che l'innalzamento della capacità di carico è avvenuto consumando due risorse finite: i fossili, appunto, e il suolo fertile. L'ultima figura dell'articolo è anche la mia visione della storia e dato il logo di questo blog, sembra anche quella del suo curatore.

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    1. Beh, ora che fossili e terreno fertile hanno di fatto piccato, la capacità di carico del pianeta sta rientrando verso valori meno artificiali. E allora cominceranno, anzi già stanno cominciando, i dolori per tutti. E andrà sempre peggio.

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  10. questo post chiarisce in modo indiscutibile che l'effetto religione non influisce per nulla sulla crescita della popolazione. Anzi è il sistema produttivo e industriale che ne ha determinato l'andamento.

    Dall'anno 0 mi pare che l'avvento di Cristo non abbia portato ad un aumento delle nascite, quindi per favore evitate di tirare in ballo per l'ennesima volta le religioni. Siete fuori strada.
    Anzi come già indicato in passato ciò che ha causato questo forte aumento è la nostra volgia di avere sempre di più (soprattutto beni voluttuari). Per gli emergenti è ovvio che consumano sempre di più, partono da 0,0... Son come sempre gli USA che con la loro politica e mentalità iperconsumistica che credono nella crescita infinita che lasciano questa impronta ambientale del tutto insostenibile.

    Grazie per l'articolo proprio molto interessante

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    1. Il problema della prolificità insostenibile ha molteplici cause e anche per questo è così difficile da affrontare.

      Le religioni però hanno la massima responsabilità ideologica e morale.
      Perché?
      Perché nonostante ora l'insostenibilità sia più evidente che mai, nonostante che dagli anni settanta del secolo scorso ci siano mezzi di contraccezione di massa, esse continuano a ribadire alcune schemi che son fortemente nataliste, oltre ad una posizione generale di sottile e pervasiva misoginia e al sesso/piacere non procreativo.

      Prima non c'erano i mezzi di contraccezione e quindi,a livello concettuale, filosofico, non era neppure possibile opporsi ad essi.
      La letteratura sulla ferocia con cui il clero delle varie religioni combatte la decrescita della natalità è sterminata.

      In rientrodolce.org trovai, tempo addietro, un documento che elencava gli stai fondamentalisti religiosi (USA, Vaticancro, Iran, Pachistan, Israele, Arabia Saudita, etc.) che negli anni 80 si opposero a programmi ONU di contraccezione di massa, di emancipazione delle donne, di loro libertà e arbitrio per ciò che riguarda libido, sessualità, integrità, contraccezione e aborto.
      Poiché questi stati minacciarono di tagliare i loro versamenti al'ONU, i programmi vennero ritirati.

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    2. Caro Un uomo in cammino, tutto ok, potrei dire di essere anche in gran parte d'accordo. Però non è accettabile il termine "vaticancro" (è in minuscolo per non confonderlo col Vaticano).

      Tanto per non farti pensare ad un intervento censorio e moralizzatore, sappi che nel mio passato c'è stata una intensa attività "anticlericale", quindi non è da un pulpito religioso che proviene la predica, però il rispetto dell'interlocutore è la base di ogni discussione. Io sono tutt'altro che cattolico (e in generale non appartengo ad alcuna religione), ma devo dire che se lo fossi mi sentirei offeso da un termine simile.

      Usare termini offensivi non fa altro che mantenere le posizioni lontane e, di fatto, mantenere la situazione così com'è, fra l'altro. Credo che nessuno qua dentro desideri questo.

      Cionondimeno, il dibattito aperto e informato è sempre il benvenuto.

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    3. Purtroppo non ho calembour brevi per gli altri stati canaglia che ho elencato, non così concisi, precisi ed acuminati, precisi (sharp in inglese).
      Mi scuso per aver introdotto un'ingiustizia.

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    4. ok, messaggio non ricevuto. Fa come ti pare. Poi non ti lamentare se non ti ascoltano.

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    5. In effetti c'è da considerare l'efficacia nella comunicazione.
      Però non sarei così sicuro che la moderazione sia sempre efficace. Inoltre essa può diventare superficialmente efficace in quanto incapace di attivare una reazione anche emotiva nel ricevente.

      Grazie per il suggerimento di efficacia, Massimiliano.

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  11. Insomma, questo e' la prova specchiata che alla fin fine la religione la si predica molto ma la si pratica poco.
    Quindi dovremmo concludere che lareligione e' ininfluente? Mah. Forse potremmo dire che il suo effetto e' secondario.

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  12. il proposito di non procreare è decisione apprezzabile..tranne che..
    si faccia come l'ipotetico vicino di casa che ha scelto consapevolmente e poi si concede tre viaggetti l'anno, usa il Suv per andare a fare la spesa a 150m..ha tre auto e due moto (in due..) e un cane grande come un portone rinascimentale fiorentino.
    alla fine se questi due signori decidessero di mettere al mondo un mimmo, di sicuro sarebbe cosa più gradita a Gaia, visto che tra l'altro, un bambino può essere anche ad 'impatto' zero (o quasi..)..basta fare le scelte giuste..
    un saluto.

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    1. In un mondo sovrappopolato e in overshoot qualsiasi nascita è un peggioramento del bilancio.
      Questo è aritmetico e non capisco come si possa affermare che un mimmo in più sarebbe gradito (?) a Gaia.
      Oltretutto questo mimmo avrebbe sicuramente il tenore consumistico dei genitori.
      Quindi da due disgrazie per Gaia si passerebbe a tre.
      Per quale motivo questo sarebbe positivo per Gaia?
      Non capisco.

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    2. Perché molte persone si 'ravvedono' e in presenza di un figlio
      hanno stili di vita molto più compatibili col pianeta..
      E' poi, infatti, tutta questione di impronta..se la calcolo,
      al mio vicino non bastano tre terre (se tutti vivessero come lui..),
      mentre per me, tale parametro, dice che sembrerebbe ok quella su cui abito..
      E' notizia di quakche giorno fa che l'europeo spende di media 3000 euro l'anno di
      carburante per la propria auto..
      Una cifra impensabile per il mio bilancio ma che evidentemente è
      assolutamente accettabile per milioni di persone..
      e guarda caso è la cifra che si 'mangia' un bimbo in un anno..

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  13. scusate ma come spesso avviene Ugo che è persone di grande intelligenza fa un interessante lavoro ma lo ammette in parte pure lui a metà; qua non si parla di nascite ma di aumento della popolazione che è fatto di nascite più immigrazione; se non si separano le due cose stiamo solo parlando del fatto che chi usa più energia attira più forza lavoro, due cose un po' diverse non trovi ugo? hai dinostrato che chi usa più energia attira più popolazione non fa più nascite; le nascite diminuiscono con il reddito nei paesi moderni e su questo c'è una ampia statistica; Ugo prene la popolazione come un totale e quindi somma immigrazione e nascite; due cose non sommabili perchè il loro senso è del tutto diverso; mi spiace di fare il rimpiballe come al solito ma non ci trovo un risultato interessante; ricomincerei daccapo Ugo

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    1. Il tasso di natalità (numero di figli per donna) degli USA è 1.9

      Quindi essi sono lontani dalla virtuosa realtà italiana, ad esempio, 1.4 figli per donna.

      http://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.TFRT.IN
      http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_sovereign_states_and_dependent_territories_by_fertility_rate

      Le migrazioni di massa sono la massima jattura possibile perché
      o - non solo annullano la decrescita demografica italiana ed europea
      o - ma comportano una forte ripresa della crescita demografica
      o - spostano masse sempre più grandi di persone da culture meno consumiste a culture più consumiste
      o - peggiorano ulteriormente il deficit ecologico dei paesi consumisti che prederanno più risorse ai paesi con biocapacità residua impoverendoli ulteriormente

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  14. Articolo: "Aggiungere una persona in Africa ha un impatto molto piccolo sull'uso di energia e (pertanto) sulle emissioni di CO2 in confronto all'aggiungere una persona negli Stati Uniti, di un fattore di 10. [...] Se si ha la voglia di pensare a dove limitare la crescita della popolazione, i paesi in alto in questo grafico emergono sugli altri. Tanto per dire."

    Oh, portiamo il ragionamento fino in fondo: una persona nata, che so, in Bangladesh è mediamente destinata ad avere un impatto individuale molto basso. Ma come si trasforma quell'impatto, basso alla nascita, quando quella persona si trasferisce in un Paese dove lo stile di vita è ad alto impatto? Vogliamo considerare il fenomeno nel suo aspetto di massa? Milioni di persone apparentemente a basso impatto che si automoltiplicano per X volte per il solo fatto di cambiare "casa". Ridiscutiamo il peso ambientale delle migrazioni anche a livello globale, oltre che (innegabilmente e in misura ben più grave) a livello locale? Tanto per dire.

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  15. l'unico modo per fermare la crescita demografica è portare la miseria anche nei paesi ricchi, che così cesserebbero di essere il miraggio dei poveri.

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    1. comunque il saldo migratorio per l'talia è diminuito con la crisi e già si preoccupano di mantenere alti livelli di reddito per attirare lavoratori dal 3° mondo. Ma non basta attirarli con gli aiuti a pagare affitto, bollette, spesa alimentare ecc. ecc.? Penso proprio che solo un notevole calo globale di risorse porterà la decrescita demografica. Abbiate pazienza ancora fino al 2050, quei pochissimi di noi che ci arriveranno.

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  16. Trovo semplicistico ed eccessivamente deterministico il messaggio che i tassi di natalità rispondono all'energia disponibile secondo un rapporto diretto e proporzionale. Nonostante i grafici e i ragionamenti (in parte contorti) riportati nell'articolo, alcuni dati di fatto rimangono inspiegati. Il primo è che i paesi poveri e in cui scarseggia l'energia hanno di frequente tassi di natalità altissimi (ad esempio alcuni paesi africani o asiatici). Un secondo dato è che i paesi ricchi con alta disponibilità energetica hanno tassi di natalità tra i più bassi (come la popolazione autoctona europea o nord americana). Dove ciò non avviene - come ad esempio negli Usa- i tassi di crescita della popolazione si possono ricondurre al fenomeno immigratorio che comporta non solo l'aumento della densità demografica per immigrazione, ma anche tassi di natalità più alti perché le popolazioni migrate si portano dietro anche la loro cultura, religione e mentalità (come quella di avere una famiglia numerosa). Tutto questo inficia alla base il ragionamento un po' troppo elementare: più energia= più figli. Un ruolo completamente sottostimato dall'articolo è infatti quello della tecnologia. E' questa, più che l'energia disponibile, che influisce sui tassi di natalità. L'abbassamento dei tassi nei paesi ricchi ha molto a che fare con l'alta tecnologia disponibile, che rende la vita più comoda e riduce la necessità di servirsi di figli per il lavoro, la produzione di cibo, e la sopravvivenza.La tecnologia fornisce inoltre direttamente i mezzi per controllare la natalità e scegliere il tipo di vita che si vuole condurre. La tecnologia comporta anche forti cambiamenti culturali nelle società che la producono, ad esempio una alta scolarità, una mentalità scientifica, un modo razionale di affrontare i problemi, ecc. Mentre trasportare i prodotti tecnologici in società culturalmente arretrate produce gli effetti peggiori in termini di alta natalità: ad esempio trasportare cibo, vaccini e medicinali a paesi arretrati ha prodotto il boom demografico attuale nel terzo mondo. Ciò significa che, per disinnescare il problema, bisogna trasportare, insieme ai prodotti tecnologici, anche la cultura che supporta le tecnologie (scolarità, educazione e liberazione femminile, igiene e contraccezione, scienza e razionalità versus religione e tribalità, ecc.)

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  17. Fare figli ha 100 motivazioni dalla mancanza di soldi per i contraccettivi alla speranza di un aiuto nella vecchiaia, dallo status sociale alla religione, dall'ignoranza al caso comunque la prima è sempre biologica il desiderio profondo e istintuale a perpetuare la specie la famiglia se stessi i propri geni ( vedi il gene egoista ).
    Detto questo come qualsiasi essere vivente lo continueremo a fare fino ai limiti del sistema ed anche oltre, disposti come genitori a qualsiasi rinuncia e sacrificio per la prole, inutile ricordare lo strazio di chi non può averne o degli eroismi per salvarli o del lutto inconsolabile di chi li perde.
    In natura gli equilibri si perpetuano grazie ai predatori ( ma noi non ne abbiamo ) o alla carenza di cibo.
    La ragione purtroppo non basta e perfino la politica del figlio unico in Cina si stà sgretolando, ne si vede l'ombra di un consenso internazionale riguardo ad una politica di controllo demografico nonostante l'evidenza della follia di continuare a fare figli.
    Quindi resta la carenza di risorse che stiamo velocemente andando ad impattare, ma questo ha generato prima la morte dei più poveri, poi con la globalizzazione è entrata in casa nostra e accresce la tensione sociale tra ricchi e poveri, la corsa alle risorse è oramai evidente petrolio, terre arabili, acqua, si specula sulle materie prime, sale la tensione tra le potenze.
    Ora visto il quadro c'è un solo finale possibile, una guerra perchè sulla terra semplicemente non ci sono risorse per tutti e "il tenore di vita degli americani non è discutibile" in alternativa la resa incondizionata, ma se la resa vuol dire la fame secondo voi è possibile ?

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