Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 9 aprile 2014

Clima di intimidazione: La gaffe di “Frontiers” su “Recursive Fury”

Da “Resource crisis”. Traduzione di MR

Nota: su queste mie dimissioni si sta scatenando una notevole polemica sui blog in lingua inglese. Beh, me lo aspettavo. Certo, però, è dura...... (UB)


Dopo gli eventi recenti nella saga del saggio intitolato “Recursive Fury” (Furia ricorrente) di  Lewandowsky et al., dichiaro il mio disappunto dimettendomi da Editore Capo di Specialità della rivista Frontiers 


Avrete probabilmente seguito la storia di “Recursive Fury”, il saggio di Stephan Lewandowsky ed altri che la rivista “Frontiers” aveva pubblicato nel 2013. Il saggio riportava i riultati di un'inchiesta che mostrava che il rifiuto della scienza del clima era spesso accompagnato da una mentalità simile in altre aree scientifiche. Quindi si è scoperto che gli “scettici del clima” rifiutano anche il concetto che l'AIDS sia causato del virus HIV e che fumare provochi il cancro. Un risultato niente affatto sorprendente per coloro fra noi che seguono il dibattito sul clima in dettaglio.

Come ci si poteva aspettare, dopo la pubblicazione è stata scatenata una tempesta di commenti negativi contro gli autori di “Recursive Fury” e contro la rivista. Ciò che non ci si aspettava, invece, è stata la decisione di ritirare il saggio, decisione presa dalla redazione di Frontiers.

Ho trovato il comportamento dell'editore già molto sgradevole in questa parte. Tuttavia, potevo ancora capirlo (anche se non essere d'accordo). Ha dichiarato che “le ricerche [di Frontier] non hanno identificato nessun problema con aspetti di tipo accademico o etico dello studio. Si è tuttavia venuto a determinare che il contesto legale non è sufficientemente chiaro, pertanto Frontiers desidera ritirare l'articolo pubblicato”. Gli autori stessi sembravano condividere questa opinione quando hanno detto: “Gli autori capiscono questa decisione, pur difendendo il loro articolo”.

Sfortunatamente, ora Frontiers ha pubblicato una nuova nota dove fa retromarcia dalla precedente dichiarazione e sembra indicare di aver trovato problemi sostanziali nel saggio. La nuova nota di Frontiers è discussa in dettaglio dallo stesso Lewandowsky in un post dal titolo: “rivedere una ritrattazione”.

Non è compito mio discutere qui i meriti e i demeriti di questo saggio, né i problemi legali che comporta (rilevo, tuttavia, che l'Università dell'Australia Occidentale non ha avuto problemi ad ospitarlo nel proprio sito). Tuttavia, la mia opinione è che, con l'ultima dichiarazione e la sua decisione di ritirare il saggio, Frontiers non abbia mostrato rispetto per gli autori né per i loro revisori designati ed editori. Ma il problema principale è che qui abbiamo un altro esempio del clima di intimidazione che si sta sviluppando intorno al problema del clima.

Sta diventando comune per gli scienziati ricevere attacchi personali (comprese minacce di morte) per aver dichiarato le loro posizioni sul problema del clima. Questa reazione violenta spesso assume la forma di campagne di mail dirette alle istituzioni degli scienziati presi di mira. Ci sono molti esempi di questo fenomeno: qui sarà sufficiente citare il caso più recente, quello del professor Lawrence Torcello, che è stato recentemente preso di mira da una campagna di odio violento, basata sulla falsa dichiarazione secondo la quale avrebbe proposto la galera per gli scettici. Per fortuna, l'istituzione di Torcello (l'Istituto Rochester per la Tecnologia) ha sostenuto la libertà di espressione. In altri casi analoghi, le università hanno sostenuto i diritti dei membri della propria facoltà. Hanno fatto esattamente ciò che non ha fatto Frontiers (ma che avrebbe dovuto fare) per il saggio di Lewandowsky et al.

Il clima di intimidazione che si sta sviluppando oggigiorno rischia di fare un grande danno alla scienza del clima e alla scienza in generale. Credo che la situazione rischi di deteriorarsi ulteriormente se noi tutti non prendiamo una posizione forte su questo tema. Quindi, intraprendo l'azione più forte che possa intraprendere, cioè, mi dimetto da Editore Capo di Specialità di Frontiers per protesta contro il comportamento della rivista nel caso “Recursive Fury”. Oggi ho spedito una lettera agli editori, dichiarando la mia intenzione di dimettermi.

Non sono contento di aver dovuto prendere questa decisione, perché ho lavorato duramente e con serietà alla rivista speciale di Frontiers dal titolo “Energy Systems and Policy”. Ma penso che fosse la cosa giusta da fare. Constato anche che questa gaffe da parte di “Frontiers” è anche un colpo al concetto di editoria “open access”, che era la caratteristica principale della sua serie di riviste. Ma credo ancora che l'editoria open access sia la strada per il futuro. Questo è solo un contrattempo temporaneo per una buona idea che sta facendo il suo cammino.


22 commenti:

  1. Ma quale clima di intimidazione, quell'articolo era una schifezza sotto ogni punto di vista anche ad opinione di molti non scettici. Una specie di goliardata che non avrebbe mai dovuto passare il filtro di una peer review - anche se proprio il fatto che sia accaduto e' servito a dimostrare quanto questi filtri siano inefficaci proprio nell'ambito degli studi che riguardano il cambiamento climatico. Di fatto e' stata una beffa di Sokal autoinflitta, e la perfetta cartina di tornasole per distinguere le persone razionali dalle pasionarie.
    Infine, la spiegazione della ritrattazione data da Frontier e' reticente, anche se nessuno si aspettava di piu'.
    Alla luce di questo - che e' ovvio a chiunque conservi un minimo di rigore intellettuale- le dimissioni di Bardi risultano semplicemente patetiche.

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  2. Sarebbe magari il caso di fornire qualche supporto alla sua legittima opinione ("quell'articolo era una schifezza sotto ogni punto di vista "). Supporto che magari non incorra in ragionamenti fallaci quello che ha usato ("non avrebbe mai dovuto passare il filtro di una peer review - anche se proprio il fatto che sia accaduto e' servito a dimostrare quanto questi filtri siano inefficaci proprio nell'ambito degli studi che riguardano il cambiamento climatico").

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    1. mi hai tolto le parole di bocca, ma non tutte. Aggiungerei che le critiche si possono e si devono fare, ma senza affermazioni inutili ed offensive tipo "le dimissioni di Bardi risultano semplicemente patetiche" (che non ha alcun valore nell'analisi del saggio in questione) e, soprattutto, che credo sia un atteggiamento responsabile quello di commentare col proprio nome e cognome. Se proprio non si vogliono mettere nell'account, li si può scrivere, come fanno in molti, alla fine del commento. Se non si ha nulla da nascondere non vedo dove sia il problema.


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    2. Francamente non ho voglia di mettermi a raccogliere da varie fonti e siti tutte le legittime critiche che sono state mosse all'articolo. Sono sicuro che abbiate letto e seguito le varie discussioni e che quindi non ci sia bisogno di ripeterle qui. Riassumo solo i tre punti principali emersi, in ordine di importanza crescente:

      1) Aspetto etico: non e' etico per uno psicologo pubblicare diagnosi mediche di individui riconoscibili prodotte sulla base di poche frasi estratte da un blog o un commento su internet (questo e' stato citato da Frontiers come il motivo della ritrattazione);
      2) Dati imprecisi, attribuzioni errate: sono stati individuati, nei materiali utilizzati, frasi manipolate, riassunti imprecisi, attribuzioni errate e frasi estratte dal loro contesto; questo tipo di problemi ha determinato la prima sospensione della pubblicazione dell'articolo e la richiesta formale di correzioni da parte della rivista;
      3) Conflitto di interessi: questo e' a mio parere il problema piu' ovvio e grave, e avrebbe dovuto far respingere l'articolo a prescindere. Si tratta di un caso credo unico: un articolo scritto da uno psicologo e dal gestore di un blog militante con l'intento di dimostrare che i detrattori del suo articolo precedente e i critici di quel blog sono matti. Non credo sia possibile immaginare un conflitto di interessi piu' invalidante di questo.

      Ragionamenti fallaci. Non vedo la fallacia del ragionamento. La beffa di Sokal non avrebbe dovuto passare il filtro di una peer review, anche se proprio il fatto che sia accaduto e' servito a dimostrare quanto quei filtri siano inefficaci nell'ambito della filosofia postmoderna". D'accordo, correggerei "inefficaci" con "inaffidabili", per chiarezza.

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    3. @Massimiliano: off topic, ma ci tengo. Sui forum c'e' sempre qualcuno che, quando non e' d'accordo con te, ti esorta a postare con nome e cognome - il che mi fa sempre venire in mente la minaccia tipica dei bulli di paese: "ripetimelo fuori dal bar, se hai coraggio". Di cattivo gusto.
      Come se poi i peggio cretini non postassero quasi sempre con il loro vero nome - che' sono sempre i piu' convinti di quello che scrivono. No, grazie, io preferisco tenere le mie identita' virtuali - varie ed eventuali- e quella reale ben separate.

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    4. Il fatto che qualcuno ti chieda chi sei e di argomentare quello che dici anziché sparare frasi offensive a caso non ha proprio niente a che vedere col "vieni fuori se hai coraggio"; se ci vedi questo è un problema tuo. Se quando qualcuno ti chiede di presentarti e di argomentare (e di non offendere a caso) quando si discute un argomento, tu ci vedi uno che ti vuole menare, mi sa che hai avuto relazioni poco sane fino ad ora.

      E' molto facile, invece, lanciare accuse o trollare in qualsiasi modo nascosti dietro a un nick. Si chiama responsabilità, caro Udik, ed è l'unica cosa che rende possibile la libertà.

      Il fatto che "i peggio cretini" (e chi sei tu per giudicarli tali?) si firmino, li rende più responsabili di te, che lanci il sasso e nascondi la mano.

      Tutto questo rende anche le tue obbiezioni poco credibili e i tuoi interessi decisamente poco chiari. Se "francamente non hai voglia" di cercare i riferimenti, astieniti anche dalle sparate a braccio. Se invece ti dovesse tornare la voglia, porta il tuo contributo e ne parliamo.

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  3. Massimiliano R.
    non mi sembra necessario firmare con nome e cognome, in realtà. Basta portare argomenti sensati, invece di insulti, a sostegno della propria posizione.
    La furia ricorsiva di Udik e di altri sul blog inglese conferma di quanto scrivono Lewandowsky et al. La cosa interessante, trovo, è la coazione a ripetere...

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    1. forse, Sylvie, ma continuo a ritenere che l'anonimato, quando si 'discute' con qualcuno, sia una meschinità. Senza nome ti senti autorizzata/o a dire qualsiasi nefandezza, tanto nessuno la potrà mai associare a te. Personalmente trovo questa cosa insopportabile. Non il fatto di dire certe cose, ma di farlo senza nemmeno prendersene la responsabilità.

      Deformazione transizionista: libertà e responsabilità sono per me inscindibili.

      Ovviamente sono d'accordo col resto del tuo commento.

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  4. @Udik
    Nel merito della questione sull'articolo:
    molto meglio di prima, almeno hai argomentato con 3 spunti. Devi sapere che non tutti hanno il tempo a disposizione che hai tu per leggere e seguire tutte le varie discussioni sull'oggetto del contendere.
    Mio punto di vista personale:
    l'argomento 1 è sì importante ma non vedo bene il motivo per il quale dovrebbe servire a qualificare l'articolo come "schifezza sotto ogni punto di vista" al punto da pretendere un'intensificazione del filtro di una peer review (pr). L'impressione è che la pr sia per te garanzia del non plus ultra in termini di scientificità. Ti ricordo che è un po' come chi disse che la democrazia è la forma meno peggiore di governo che ci siamo inventati: il processo di revisione è sì il più efficace fra i mezzi conosciuti per arrivare ad una "verità scientifica" ma questo non ne preclude l'imperfezione e comunque costituisce solo il primo passo di un lungo processo di controllo all'interno della comunità che produce (o corrobora, o al limite smonta) il consenso su ciò che è provvisoriamente non falso attraverso verifica e critica collettiva (che spesso smentiscono gli stessi lavori peer review: ricordi, per es., la diatriba sulla truffa della memoria dell'acqua di Benveniste, che passò il filtro della pr? E la successiva smentita?)
    L'argomento 2, considerato quanto ho scritto sull'1, diventa irrilevante.
    L'argomento 3 è, sempre a mio modestissimo parere, già più discutibile. Lo si potrebbe fare ma avrei bisogno di ulteriori approfondimenti che quando ho tempo cercherò di fare.
    Tuttavia anche in questo caso non vedo bene il motivo che possa portare a definire quanto ho scritto nell'introduzione.
    Frontiers ha ufficialmente ritirato il saggio per motivi legali, non per altro, e quindi forse riconducibili al punto 1, anche se Frontiers dichiara che non ci sono problemi di natura etica. Lo dicono loro stessi nella prima nota, che è quella che conta: “le ricerche [di Frontier] non hanno identificato nessun problema con aspetti di tipo accademico o etico dello studio. Si è tuttavia venuto a determinare che il contesto legale non è sufficientemente chiaro, pertanto Frontiers desidera ritirare l'articolo pubblicato”. Non ci sono problemi invece con la scientificità del saggio, a quanto hanno detto. Un conto, quindi, la decisione di natura legale (“does not sufficiently protect the rights of the studied subjects”), un conto il filtro della pr, comunque, ovunque e sempre non infallibile.

    "Fallacia": rileggi la tua frase, un classico diallele.

    "Nickname": il problema, tuo, è che non sembra ti rendi conto a sufficienza (a quanto sembra, leggendo i tuoi commenti) del fatto che questa separazione non esiste se non nella tua testa. E il bello è che, peraltro, concordo con te sul fatto di sentirsi liberi di qualificarsi con nome e cognome o meno, a seconda dei casi. Su alcuni blog scettici sul GW (per non dire negazionisti) in lingua italiana, in particolare uno ben noto, usano questa strategia della richiesta di qualifica come conditio per poter dialogare sui contenuti dei loro post. Lo trovo un po' troppo vincolante, ma capisco chi lo fa per sbarazzarsi di trollismi vari. Io su blog e forum uso un nick che è poi il nomignolo che mi affibiano i colleghi di lavoro, ma sono ben cosciente del fatto che questa separazione è solo un simulacro.

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  5. Steph, spero di essere riuscito a spiegarmi meglio. A volte si commenta di getto e non si pensa ad eventuali passanti ignari del contesto.
    In ordine. Dici: "l'argomento 1 e' importante ma non basta a qualificare l'articolo come schifezza sotto ogni punto di vista". Pienamente d'accordo con te, infatti di punti ne ho portati tre, in ordine di importanza crescente, quindi secondo me quello e' il meno importante.
    Mai pensato che la peer review sia "la garanzia del non plus ultra in termini di scientificita'". Anzi, l'ho sempre concepita come un filtro che assicuri il rispetto di alcuni requisiti formali minimi di un articolo (che successivamente alla pubblicazione sara' discusso, e se e' il caso smontato, da altri). Ma questo e' uno dei casi in cui mi e' parso ovvio dall'inizio che l'articolo mancasse dei requisiti minimi per una pubblicazione scientifica, tanto che la ritrattazione mi sorprende ben poco. I tre motivi principali alla base di questa opinione sono quelli che ho gia' esposto, in particolare 1 e 3 (mentre il secondo argomento, ovvero i dati imprecisi e le attribuzioni errate, e' paradossalmente il problema meno insormontabile: se ci sono stati errori si possono correggere, si possono escludere dai dati utlizzati, eccetera. E' quello che Frontier ha chiesto di fare agli autori dopo la prima sospensione della pubblicazione, e non c'e' nulla di straordinario se avviene prima della pubblicazione).
    Dici che l'argomento due ti sembra irrilevante. Non mi e' chiaro se siamo d'accordo (cioe' se concordi con quello che ho appena detto sopra), ma i dati errati e le dichiarazioni manipolate o mal attribuite sono un problema risolvibile, non veniale. Un articolo serio che contenga degli errori di misura puo' essere rivisto e corretto, e continuare, dopo la revisione, a presentare dei risultati importanti; questo pero' non significa che l'articolo prima della revisione sia accettabile, specie se quegli errori sono facili da individuare. In questo caso non si tratta di diaboliche sottigliezze ma di qualcosa di cosi' banale come una attribuzione errata di una dichiarazione o di interpretazioni aberranti o decontestualizzate di frasi trovate su internet, e qualche dubbio sulla competenza e sulla diligenza sia degli autori che dei revisori viene per forza.
    Il punto tre non lo contesti, ed e' quello a mio parere piu' importante. Per esprimere in modo cristallino il concetto: uno scienziato che analizza i suoi detrattori per dimostrare che sono fuori di testa, non e' credibile. Punto. Lo si puo' fare in un dibattito pubblico, scherzando con gli amici, al bar. In un articolo scientifico, che dovrebbe esprimere delle verita' impersonali, non ha senso (a meno che - per assurdo- l'argomentazione non sia sorretta da prove che abbiano una solidita' matematica, cosa che non mi pare si possa affremare in questo caso).

    Infine, ho gia' scritto che per me la ritrattazione di Frontiers e' reticente. D'altra parte capisco che siano in una posizione difficile e che, pur facendo la cosa corretta, ovvero ritirare l'articolo, non vogliano sconfessare completamente gli autori (e implicitamente il proprio processo di peer review). D'altronde i citati aspetti legali possono essere si una ragione sufficiente per la ritrattazione dell'articolo, ma non necessariamente l'unica. Sicuramente e' quella che ottiene lo scopo con il minimo di imbarazzo per tutti. Perche' dunque avrebbero dovuto portare ragioni diverse?

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  6. Sempre a beneficio di chi non avesse letto il dibattito sull'articolo, volevo riportare almeno questo frammento, che mi sembra impagabile, oltre che rivelatore. Copio e incollo da un blog:

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    On twitter @richardbetts asked author John Cook to explain: Hi @skepticscience, why was my comment here “espousing conspiracy theory“?! That‘s just crazy. http://t.co/PKWfisgnEs

    John Cook replied: supplementary data for Recursive Fury are any comments *related* to particular theory. It’s raw data, not final paper.

    Betts to Cook: You included my remark in list entitled “excerpts espousing conspiracy theory“. This means you think I buy conspiracy theory. So are you now saying that you agree that my remark was *not* espousing conspiracy theory? I think there‘ll be a few laughs about this at the office tomorrow! Anyway, bedtime - ‘night!
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    La persona che si lamenta con Cook perche' un suo commento apparso su intenernet e' stato classificato come cospirazionista e' Richard Betts. Che e' a capo della Climate Impacts strategic area del Met Office Hadley Centre e lead author del'IPCC!

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  7. Un momento: l'articolo lo hanno scritto in 4, non ci sono solo Lewandowsky e Cook ma anche Marriott-Hubble e Oberauer. Questo di per sé sminuirebbe l'ipotesi del conflitto di interessi (arg. 3), non vedo bene per es. a che pro uno come Klaus Oberauer dovrebbe prestarsi ad un gioco che ha una posta rischiosa di incorrere in un palese ed invalidante conflitto di interessi. O mi sfugge qualcosa?

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    1. Si, direi che ti sfuggono un paio di cose. La prima e' che Oberauer e' uno dei tre autori (Lewandowsy, Gignac e Oberauer) dell'articolo cui Recursive Fury si riferisce, quindi e' esattamente nella stessa posizione di conflitto di interessi di Lewandowsky.
      La seconda e' che Mike Marriott e' un tizio (senza alcuna credenziale scientifica, a quanto mi risulta) che tiene un blog che si chiama "Watching the deniers", dedicato appunto alla polemica contro i "negazionisti climatici", e quindi e' esattamente nella stessa posizione di Cook.

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    2. A parte che potremmo discutere a lungo sulla posizione di Cook (e Marriott) ma non arriveremmo a nulla, conoscendo le tue opinioni a riguardo A me interessa il tema che sollevi nell'arg. 3, quello del presunto (fino a prova del contrario) conflitto di interessi. Mi spieghi perché Oberauer dovrebbe essersi prestato ad un gioco che ha una posta rischiosa? A che pro? Sostieni che Oberauer avrebbe scritto un articolo (o collaborato a tale articolo, visto che il primo nome è L.) "con l'intento di dimostrare che i detrattori del suo articolo precedente (...) sono matti"? Perché mai uno con la sua posizione rischierebbe tanto? ("uno scienziato che analizza i suoi detrattori per dimostrare che sono fuori di testa, non e' credibile")
      Ripeto: devi fornire giustificazioni e prove assai più sostanziose per poter smontare l'ipotesi nulla circa il fatto che il conflitto di interessi non ci sia.

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    3. Scusami, non ho capito. Che differenza ci sarebbe fra Lewandowsky e Oberauer in questo contesto? Quello che dici per l'uno non dovrebbe valere anche per l'altro, visto che sono entrambi autori di entrambi gli articoli?
      E ancora, il conflitto di interessi non va dimostrato, e' palese. Sto scrivendo qualcosa sulla sanita' psichica, o almeno sulle facolta' di raziocinio, dei miei stessi avversari. Semmai, quello che spetta agli autori dimostrare e' che non se ne siano lasciati influenzare, e questo lo si fa applicando doppio rigore nell'analisi. Alla luce del punto 2) (e del divertente scambio con Richard Betts che ho riportato sopra) ti pare si possa affermare che e' andata cosi'?
      Ma capisco la tua domanda: perche' uno con una buona reputazione rischierebbe cosi' tanto? In effetti non ho una risposta chiara. Immagino che l'idea possa essere partita come un'idea brillante ("guarda, si stanno facendo venire idee paranoiche sull'articolo che dimostrava che sono paranoici, scriviamolo in un nuovo articolo!") ma che, in qualche modo, non si siano resi conto che un articolo del genere dovesse essere per forza a prova di bomba, proprio per controbilanciare l'ovvia obiezione del conflitto di interessi. In molti casi puo' essere difficile valutare oggettivamente se un pensiero sia paranoico (e ovviamente, alcune idee paranoiche possono addirittura essere vere, ne vuoi una ovvia? "C'e' stato un grande piano segreto di un governo per sterminare un intero popolo nell'indifferenza generale") - figuriamoci quando le prove di pensiero paranoico sono ridotte a poche frasi, magari solo accenni di ipotesi, scambiate su internet e raccolte in modo negligente...
      Spero di essere riuscito a darti almeno un'idea delle mie ragioni.

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    4. La differenza non c'è ma la poni tu quando affermi che si tratta di "un articolo scritto da uno psicologo e dal gestore di un blog militante con l'intento di dimostrare che i detrattori del suo articolo precedente e i critici di quel blog sono matti" e quando ribadisci che "uno scienziato che analizza i suoi detrattori per dimostrare che sono fuori di testa, non e' credibile".
      L'idea delle tue ragioni me la avevi già data prima, ma rimango sulle mie (almeno fino a quando non avrò ulteriormente approfondito la cosa).
      Il conflitto di interessi è presunto, non dato. Ripeto: è possibile che ci sia (l'ho già detto), ma va dimostrato e
      1) per farlo ( = smontare l'ipotesi nulla che non ci sia*) occorrono argomentazioni ben più solide delle tue e/o di un singolo scambio di mail estratto dal suo contesto (*abbi pazienza, ma sei tu che ipotizzi il conflitto di interesse);
      2) mettiamo pure anche che ci sia e che gli stessi autori se ne siano lasciati influenzare: pure in questo caso, non vedo bene il motivo che possa portare a definire l'articolo come "una schifezza sotto ogni punto di vista" al punto da indignarsi delle critiche piovute addosso alla decisione di Frontiers e di definire "patetiche" le dimissioni dell'Editore Capo di Specialità della rivista (vedi punto 4);
      3) bisognerebbe anche che sia chiaro il motivo per il quale uno come Oberauer rischi così tanto: le tue sono opinabilissime ipotesi, verosimili ma tutt'altro che confermate;
      4) Frontiers ha ufficialmente ritirato il saggio per motivi legali, non per altro, come si diceva prima: di nuovo, ci puoi speculare sopra quel che vuoi, ma quel che si sa è quello, fino a prova del contrario. Ufficialmente non c'è altro motivo, è vero che potrebbero esserci altre ragioni, ma se del caso non le conosciamo e ovviamente se da un lato questo ci permette di specularci sopra, per la stessa ragione non si può scambiare queste speculazioni per realtà fattuali. Come detto prima, non sembrerebbero esserci problemi con la scientificità del saggio e tantomeno con aspetti di natura accademica. Tanto è vero che l'articolo è e continua ad essere ospitato sia nel sito dell'Università dell'Australia Occidentale sia in quello dell'Università di Zurigo;
      5) perché mai due prestigiose università come quella dell'Australia occidentale (84esima nel World Ranking) e quella di Zurigo (78esima) si espongono a questo rischio senza batter ciglio?

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    5. (Sono costretto a spezzare il commento in due, mi scuso per la lunghezza)

      Beh, se il problema e' la mia affermazione iniziale "un articolo scritto da uno psicologo e dal gestore di un blog militante con l'intento di dimostrare che i detrattori del suo articolo precedente e i critici di quel blog sono matti", posso ammettere che non era esaustiva e riformularla: "un articolo scritto da DUE psicologi e da DUE gestori di blog militanti con l'intento di dimostrare che (rispettivamente) i detrattori del loro articolo precedente e i critici di quei blog sono matti". Sei soddisfatto adesso? Non mi sembra che questa formulazione indebolisca minimamente l'argomento.

      Conflitto di interessi. La definizione e' (da Wikipedia):
      "A conflict of interest (COI) occurs when an individual or organization is involved in multiple interests, one of which could *possibly* corrupt the motivation." (Possibly e' in corsivo). E ancora:
      "The presence of a conflict of interest is independent of the occurrence of impropriety. [..] A widely used definition is: "A conflict of interest is a set of circumstances that creates a risk that professional judgement or actions regarding a primary interest will be unduly influenced by a secondary interest.". Dove "Secondary interest includes not only financial gain but also such motives as the desire for professional advancement and the wish to do favours for family and friends".
      Quindi: il conflitto di interesse c'e' quando un individuo ha interessi multipli che *potebbero* influenzarne la motivazione. La presenza del conflitto di interessi *e' indipendente* dall'effettivo verificarsi di fatti impropri, ma riguarda solo l'esistenza delle circostanze sufficienti. Gli interessi secondari possono essere finanziari ma anche motivazioni personali di vario tipo.
      In questo caso, ovviamente, l'interesse primario e dichiarato e' quello di portare un risultato scientifico, mentre l'interesse secondario e' quello di screditare dei nemici personali e ideologici (perche' lo scontro fra Cook, Marriott e Lewandowsky da una parte e gli scettici dall'altra e' annoso e non nasce certo con l'articolo LOG12). Quindi il conflitto di interessi e' dato. Convinto? Spero che ti basti cosi' perche' di piu' e di meglio non si puo' dire, potrei solo ripetermi.

      (continua)

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    6. (seconda parte)
      2) Se esiste un conflitto di interessi che puo' avere influenzato il giudizio degli autori, portandoli a cercare di dimostrare scientificamente quello che volevano dimostrare per questioni personali e ideologiche; se ci sono errori evidenti nelle citazioni su cui l'articolo e' basato, e se le conclusioni non sono supportate da una solida base matematica che escluda interpretazioni arbitrarie; se infine non e' etico pubblicare un lavoro di questo tipo (cosa detta chiaramente da Frontiers nell'ultimo comunicato: "It is well acknowledged and accepted that in order to protect a subject’s rights and avoid a potentially defamatory outcome, one must obtain the subject’s consent if they can be identified in a scientific paper." - e questo e' naturalmente un principio etico prima ancora che un problema legale) allora, mi pare che si possa dire che l'articolo e' una schifezza su vari piani differenti.

      3) E' vero, non conosco Oberauer e non so di cosa si interessi e quale reputazione abbia. La tua comunque e' una domanda piu' che legittima: se l'operazione era cosi' rischiosa ed eseguita in modo tutto sommato maldestro (la ritrattazione dopo un anno di limbo ne e' la prova) - perche' cacciarsi in questo guaio? Magari se ti capita puoi chiederglielo direttamente :). Sempre che abbia voglia di parlarne :).

      4) Motivi legali E etici, come detto sopra. Sempre nell'ultimo commento alla ritrattazione, l'editor in chief di Frontier scrive: "For Frontiers, publishing the identities of human subjects without consent cannot be justified in a scientific paper. Some have argued that the subjects and their statements were in the public domain and hence it was acceptable to identify them in a scientific paper, but accepting this will set a dangerous precedent. [...] there was no moral dilemma from the start – we do not support scientific publications where human subjects can be identified without their consent.".
      D'altra parte, e' un po' strano: come mai, se non c'era dilemma morale fin dall'inizio, l'hanno pubblicato? Non se ne erano accorti? Bella peer review!

      5) Non so, francamente me lo chiedo anch'io: come mai due prestigiose universita' continuano a pubblicare sui loro siti un articolo che e' stato ritrattato da una rivista per palesi e insormontabili problemi etici?

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    7. No, per nulla convinto. Devi fornire argomentazioni ben più solide per smontare l'ipotesi nulla, sono piuttosto stufo di ripetermi. Il fatto che ci siano presunti scontri annosi fra *alcuni* autori del saggio e scettici o pseudo-scettici non mi interessa più di quel tanto e non inficia minimamente la quest, rimarrei al lavoro in sé senza ulteriori speculazioni, altrimenti il rischio è quello di indebolire ulteriormente le ipotesi che poni.
      Frontiers dice questo:
      "In the light of a small number of complaints received following publication of the original research article cited above, Frontiers carried out a detailed investigation of the academic, ethical and legal aspects of the work. This investigation did not identify any issues with the academic and ethical aspects of the study. It did, however, determine that the legal context is insufficiently clear and therefore Frontiers wishes to retract the published article. The authors understand this decision, while they stand by their article and regret the limitations on academic freedom which can be caused by legal factors."
      Sai leggere? Si parla di aspetti di natura *legale*, non accademica tantomeno etica (by the way: cosa dicono le leggi britannica, australiana, svizzera....a riguardo???). Perlomeno non necessariamente. Capisci bene che ritirare un saggio di analisi narrativa sulla base sostanziale di un motivo di natura legale (associabili a minaccia di diffamazione a partire dall'analisi di quel che scrivono certi blog la cui lettura, se non vado errato, è di dominio pubblico...) può far affiorare una pioggia di critiche che sono perlopiù condivisibili.
      Da par mio, capisco bene il tuo punto di vista: ogni motivo di natura legale potrebbe anche corrispondere ad un motivo di natura etica. Ma che c'entra questo la scienza? Da quando la scienza si occupa di valutare e di prescrivere? Non eravamo rimasti che le basta descrivere e tentare di spiegare? Da quando i fatti sono anche valori? Il lavoro fondamentale di un editor di un journal scientifico dovrebbe includere la difesa della libertà accademica. Non confondiamo i due piani, please. A casa mia, questo approccio se non si chiama intimidazione ne è semanticamente vicino.

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    8. Steph, per quanto riguarda il conflitto di interessi ho detto tutto quello che potevo dire, gli argomenti sono questi. A me bastano e avanzano, come credo a molte persone ragionevoli ed estranee al dibattito.

      Frontiers nella sua retraction notice parla di una ritattazione per motivi legali, come giustamente riporti. Se il problema fosse esclusivamente questo, potrei capire la reazione di Bardi (e degli altri editor che si sono dimessi). La scienza e' una questione di fatti, e se i fatti sono considerati da qualcuno diffamanti, beh, e' un problema loro.
      Solo che le dimissioni sono un atto di una certa importanza, che andrebbe compiuto con cautela. Chiunque avesse seguito il dibattito su "Recursive Fury" sapeva che lo studio era particolarmente controverso, che erano stati evidenziati errori nelle citazioni riportate, che era stato tenuto in un limbo per un anno, e che poneva come minimo dei problemi di etica nei confronti dei soggetti menzionati ma anche di etica professionale (il conflitto di interessi, reale o presunto che sia, ma comunque argomentabile, di cui abbiamo parlato). Non pensi che l'editor prossimo alle dimissioni, anche alla luce di questo dibattito, avrebbe dovuto prima chiedere chiarimenti alla rivista? Bene. Non so se Bardi l'abbia fatto, si direbbe di no, perche' pochi giorni dopo Frontiers chiarisce: "Frontiers did not “cave in to threats”; in fact, Frontiers received no threats. [..] As a result of its investigation [..] Frontiers came to the conclusion that it could not continue to carry the paper, which does not sufficiently protect the rights of the studied subjects. Specifically, the article categorizes the behaviour of identifiable individuals within the context of psychopathological characteristics.". Passa ancora qualche giorno e Frontiers aggiunge una nuova nota che fra le altre cose dice: "For Frontiers, publishing the identities of human subjects without consent cannot be justified in a scientific paper"; "Science cannot be abused to specifically label and point out individuals in the public domain." (E questo "science cannot be abused" my sembra piuttosto netto.) "It is most unfortunate that this particular incident was around climate change [..] But the importance of the subject matter does not justify abandoning our principles" e infine "There was no moral dilemma from the start – we do not support scientific publications where human subjects can be identified without their consent".
      Quindi: dimissioni affrettate, basate su una retraction notice che chiaramente non rifletteva per intero i problemi reali dell'articolo; problemi che erano intuibili da chiunque avesse almeno letto il dibattito o che potevano essere chiariti parlando direttamente con i responsabili della rivista. Ma e' chiaro che Bardi in realta' non ha neppure idea del contenuto dell'articolo. Infatti sul suo blog inglese lo descrive cosi': "You may have followed the story of "Recursive Fury", the paper by Stephan Lewandowsky [..] The paper reported the results of a survey that showed that the rejection of climate science was often accompanied by a similar mindset on other scientific areas. So "Climate skeptics" were also found to reject the notion that AIDS is caused by the HIV virus and that smoking causes cancer.". Cioe' addirittura confonde "Recursive Fury" con l'articolo precedente e pubblicato su un'altra rivista, "NASA faked the Moon landing..". Dimesso per le ragioni sbagliate per un articolo di cui non conosce neanche il contenuto.

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    9. Ho l'impressione che tu non abbia colto il senso dei miei precedenti commenti. Ci riprovo cercando di essere più diretto possibile.
      a) che ci sia un conflitto di interessi va dimostrato, non possiamo presumerlo a prescindere sulla scorta di email estrapolate dal contesto o di presunti scontri annosi fra *alcuni* autori del saggio e scettici o pseudo-scettici;
      b) anche ammesso che ci sia, la decisione di Frontiers è comunque fatta per motivi di natura legale (peraltro ancora piuttosto oscuri*). Non ce ne sono altri, nessun problema di natura accademica o etica. Lo dicono loro stessi: “the article attracted a number of complaints which were investigated by the publisher. This investigation did not identify any issues with the academic and ethical aspects of the study. It did, however, determine that the legal context is insufficiently clear and therefore Frontiers wishes to retract the published article."
      *utilizzare commenti postati pubblicamente, citarli in un articolo scientifico e discuterli nell'ambito di una determinata ipotesi (non nuova) è sufficiente per intraprendere azioni legali per diffamazione?
      c) Ne consegue che questa decisione può anche essere comprensibile (dal punto di vista della linea editoriale della rivista) ma non è buona per la ricerca scientifica perché restringe i vincoli della libertà accademica;
      d) questo basta e avanza a giustificare un atto dovuto e coraggioso come quello di rassegnare le dimissioni da parte degli editor

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  8. Molto bene, ragazzi. Udik ha sproloquiato a lungo di cose di cui non ha la minima idea. Adesso considero questo thread chiuso.

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