Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 14 marzo 2014

Picco del suolo: la civiltà industriale è sul punto di mangiare sé stessa

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Una nuova ricerca su terra, petrolio, api e cambiamento climatico indica una crisi alimentare globale imminente, se non si intraprende un'azione urgente


Il vento causa erosione del suolo nei campi coltivati. Suffolk, 18 aprile 2013. Foto: Alamy


Un nuovo rapporto dice che il mondo avrà bisogno di più che raddoppiare la produzione di cibo nei prossimi 40 anni per dar da mangiare ad una popolazione globale in aumento. Ma mentre le necessità alimentari sono in rapida ascesa, la capacità del pianeta di produrre cibo si confronta con limiti sempre maggiori provenienti da crisi sovrapposte che, se lasciate senza controllo, potrebbero portare miliardi di persone alla fame. L'ONU prevede che la popolazione globale crescerà dagli attuali 7 miliardi a 9,3 miliardi per metà secolo. Secondo il rapporto pubblicato la scorsa settimana dal World Resources Institute (WRI), “le calorie alimentari disponibili in tutto il mondo dovranno aumentare di circa il 60% dai livelli del 2006” per assicurare una dieta adeguata per questa popolazione più grande. Ai tassi attuali di perdita e spreco di cibo, per il 2050 il divario fra il fabbisogno della dieta quotidiana e il cibo disponibile si avvicinerebbe a “più di 900 calorie (kcal) per persona al giorno”. Il rapporto identifica una rete complessa e interconnessa di fattori ambientali alla base di questa sfida – molti dei quali generati dall'agricoltura industriale stessa. Circa il 24% delle emissioni di gas serra provengono dall'agricoltura, comprendendo il metano dal bestiame, ossido di azoto dai fertilizzanti, biossido di carbonio dai macchinari in loco, dalla produzione di fertilizzanti e dal cambiamento d'uso della terra.

L'agricoltura industriale, constata il rapporto, da un grande contributo al cambiamento climatico che, a sua volta, innesca “ondate di calore e schemi di alluvioni e precipitazioni” più intensi, con “conseguenze avverse per il rendimento globale delle colture”. Infatti, l'agricoltura globale fa un uso molto intensivo dell'acqua, utilizzando il 70% di tutta l'acqua dolce. I nutrienti dilavati dai campi agricoli possono creare “zone morte” e “degradare le acqua costiere in tutto il mondo” e, mentre il cambiamento climatico contribuisce ad un maggiore stress idrico nelle regioni agricole, la produzione di cibo ne soffrirà ulteriormente.

Altri fattori collegati entreranno a loro volta in gioco, avverte il rapporto: la deforestazione causata da siccità e riscaldamento regionali, l'effetto dell'aumento dei livelli del mare nella produttività agricole delle regioni costiere e l'aumento di domanda d'acqua da parte di una popolazione più ampia. Tuttavia il rapporto evidenzia che un problema fondamentale è l'impatto delle attività umane sulla terra stessa, stimando che:

"... il degrado del suolo colpisce circa il 20% della aree coltivate del mondo”. 

Durante gli ultimi 40 anni, circa 2 miliardi di ettari di suolo – equivalenti al 15% dell'area della terraferma del pianeta (un'area più grande degli Stati uniti e del Messico messi insieme) – hanno subito un degrado da parte delle attività umane e circa il 30% delle terre coltivate sono diventate improduttive. Ma ci vuole in media un secolo intero solo per generare un solo millimetro di suolo perso per l'erosione. Il suolo è pertanto, effettivamente, una risorsa non rinnovabile ma rapidamente esauribile. Stiamo per esaurire il tempo. Entro soli 12 anni, dice il rapporto, le stime prudenti suggeriscono che il forte stress idrico affliggerà tutte le regioni-paniere in Nord e Sud America, Asia occidentale e orientale, Europa centrale e Russia, così come il Medio Oriente, e il sud e il sud-est asiatico. Sfortunatamente, però, il rapporto tralascia un altro fattore critico – il collegamento inestricabile fra petrolio e cibo. Durante l'ultimo decennio, i prezzi del cibo e del combustibile sono stati fortemente correlati. Non è un caso.

La scorsa settimana, un nuovo rapporto della Banca Mondiale che esamina cinque diversi beni alimentari – mais, grano, riso, soia e olio di palma – ha confermato che i prezzi del petrolio sono i più grandi contributori all'amento dei prezzi del cibo. Il rapporto, basato su un algoritmo progettato per determinare l'impatto di ogni dato fattore attraverso l'analisi di regressione, ha concluso che i prezzi del petrolio sono stati persino più significativi del rapporto fra riserve alimentari mondiali e livelli di consumo, o della speculazione sui beni. La Banca raccomanda così di controllare i movimenti del prezzo del petrolio come una chiave per moderare l'inflazione del prezzo del cibo. Uno studio dell'Università del Michigan evidenzia che ogni grande punto del sistema alimentare industriale – fertilizzanti chimici, pesticidi, macchinari agricoli, trasformazione degli alimenti, imballaggio e trasporto – dipende da grandi input di petrolio e gas. Infatti, il 19% dei combustibili fossili che sostengono l''economia americana vanno nel sistema alimentare, secondo solo alle auto. Nel 1940, per ogni caloria di energia da combustibili fossili usata, venivano prodotte 2,3 calorie alimentari. Ora, la situazione si è rovesciata: servono 10 calorie di energia da combustibili fossili per produrre una sola caloria di energia alimentare. In quando scrittore sui temi del cibo e attivista, Michael Pollan ha sottolineato sul New York Times:

“Mettiamola in un altro modo, quando mangiamo cibo proveniente dal sistema industriale alimentare, mangiamo petrolio e sputiamo gas serra”. 

Ma gli alti prezzi del petrolio sono qui per restarci – e secondo una valutazione del Ministero della Difesa di quest'anno, potrebbero salire a 500 dollari al barile nei prossimi 30 anni. Tutti questi punti che stanno rapidamente convergendo, fra un sistema alimentare industriale sempre più autolesionista e una popolazione mondiale inesorabilmente in espansione. Ma il punto di convergenza potrebbe arrivare molto prima a causa del jolly rappresentato dal catastrofico declino delle api. Durante gli ultimi 10 anni, gli apicoltori americani ed europei hanno riportate perdite annuali di sciami del 30% o maggiori. Lo scorso inverno, tuttavia, ha visto molti apicoltori americani sperimentare perdite dal 40 al 50% in più – con alcuni che hanno riportato perdite fino al 80-90%. Dato che un terzo del cibo mangiato nel mondo dipende dagli impollinatori, in particolare dalle api, l'impatto sull'agricoltura globale potrebbe essere catastrofico. Alcuni studi hanno dato la colpa a fattori interni ai metodi industriali – pesticidi, acari parassiti, malattie, nutrizione, agricoltura intensiva e sviluppo urbano.

Ma le prove che indicano specificatamente i pesticidi ampiamente usati sono da tempo schiaccianti. L'Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea (EFSA), per esempio, ha evidenziato il ruolo dei neonicotinoidicon gran dispiacere del governo britannico – giustificando la parziale proibizione della UE di tre pesticidi. Ora, nel suo ultimo avvertimento scientifico messo fuori la settimana scorsa, la EFSA evidenzia come un altro pesticida, il fipronil, ponga un “rischio alto” per le api. Lo studio ha anche osservato grandi vuoti di informazione negli studi scientifici che impediscono una valutazione complessiva dei rischi per gli impollinatori. In breve, il dilemma globale del cibo ha di fronte una tempesta perfetta di crisi intimamente collegate che ci stanno già colpendo adesso e peggioreranno durante i prossimi anni senza un'azione urgente. Non è che ci manchino le risposte. Lo scorso anno, la Commissione per l'Agricoltura Sostenibile e il Cambiamento Climatico guidata dall'ex scienziato-capo del governo, professor Sir John Beddington – che aveva precedentemente avvisato riguardo ad una tempesta perfetta di carenza di cibo, acqua ed energia entro 17 anni – ha esposto sette raccomandazioni concrete basate su prove per generare uno spostamento verso un'agricoltura più sostenibile. Finora, tuttavia, i governi hanno in gran parte ignorato tali avvertimenti anche se sono emerse prove secondo le quali la linea temporale di Beddington è troppo ottimistica. Un recente studio condotto dall'Università di Leeds ha scoperto che le gravi siccità alimentate dal clima in Asia – specialmente in Cina, India, Pakistan e Turchia – entro i prossimi 10 anni minerebbero drammaticamente la produzione di grano e mais. Se teniamo conto in questo quadro di erosione del suolo, degrado del terreno, prezzi del petrolio, collasso delle colonie di api e crescita della popolazione, le implicazioni sono dure: la civiltà industriale è sul punto di mangiare sé stessa – se non cambiamo direzione, questo decennio passerà alla storia come l'inizio dell'apocalisse alimentare globale.

28 commenti:

  1. Solo due rilievi:
    in primo luogo, penso che abbiano implementato un algoritmo, non un logaritmo.

    Secondo, il petrolio non arrivera' mai a 500 dollari al barile, e nemmeno 200, perche' l'economia collassera' ben prima con questi costi e questi prezzi.

    Questo pone una interessante domanda sul problema della distribuzione dei raccolti, causato da una disfunzione nei commerci.

    IN pratica, potremmo vedere entro breve le prime carestie da fame a causa della mancata o troppo onerosa distribuzione di alimenti.

    Anche i disordini interni a paesi esportatori di grano vanno tenuti in dovuto conto.

    Le cosiddette "primavere arabe" sono in effetti rivolte da carestia, cosi' come la guerra civile in siria ' direttamente collegata al cambiamento climatico ed alla penuria di cibo/alti prezzi del pane.

    L'ucraina era o e' un produtore di grano: che impatti potrebbe avere un suo collasso sulla produzione globale e' da vedere.

    Io ridurrei l'orizzonte per gravissimi problemi alimentari su scala globale a meno di 5 anni, a causa di tutti questi feedback negativi che si rinforzano a vicenda.



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    1. Si... algoritmo ovviamente. Grazie!

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    2. Sono d'accordo che quei prezzi farebbero collassare le economie..ricordiamoci peró cosa successe nel 2007 con la benza che a 1.4€ fece disperare milioni di persone..
      Si parló del blocco dei trasporti, vendite degli automezzi in crollo, fine dell'era dell'auto..
      Alla fine sappiamo com'è andata a finire..addirittura sembra che dopo un periodo di calo ci si ripiombi verso il milione e mezzo di auto vendute..

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  2. L'unica idea che viene in testa sarebbe quella di comprare un ettaro di terra e procurarsi il cibo in maniera autonoma e sostenibile nel lungo periodo. Ciò implica la necessità di avere una grande cisterna per il recupero dell'acqua piovana ed un sistema di estrazione della stessa manuale o con pompa elettrica alimentata da un pannello fotovoltaico con accumulo a batteria. Inoltre è necessario arare i campi con animali a cui dar da mangiare parte del raccolto; gli stessi animali fertilizzerebbero il terreno con il letame. Cosa molto impegnativa sarebbe anche imparare da zero le tecniche agrarie per chi - come me - ha passato quasi tutta la vita davanti un pc. Ed infine imparare a difendersi dai vicini affamati che non hanno pensato a fare lo stesso ... Mi dispiace, i problemi sono troppo grossi per i singoli individui, non ci rimane che rassegnarci all'inevitabile

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    1. Io non mi rassegno...sono 10 anni che, pian piano, sto costruendo un luogo di sopravvivenza. Cerco di fare da esempio per tutti i miei conoscenti nella speranza di convincerne molti che si può cambiare e si possono preparare le basi per resistere.
      Non serve terreno coltivabile, serve il bosco in un luogo appartato, con sorgenti di acqua certe.
      Al bosco si aggiungono energia da FV , pompe di calore e terrazzamenti per l'orto.
      Il tutto deve essere in un luogo difendibile e difficilmente raggiungibile.
      Anch'io ho passato una vita sui computer a partire dai primi anni '70 eppure una volta capito , intorno all'anno 2000, cosa si stava preparando, ho tracciato con la mia famiglia un percorso per raggiungere l'obbiettivo e diciamo che sono intorno al 75 %.
      Spero di avere il tempo di finire l'impresa , non tanto per me, per mia figlia e per mia nipote ma anche per quanti altri vorranno impegnarsi a proseguire e migliorare questo tentativo educativo di resistenza.
      Aggiungo che colleziono testi sull'uso delle tecniche agro-boschive e sugli orti in permacultura ma anche testi di storia , filosofia , poesia etc. Ho fatto incetta di attrezzi agricoli manuali e sto cercando di sostituire i pochi attrezzi meccanici che ho con motore a scoppio con attrezzi elettrici possibilmente a batteria.
      Insomma come direbbe il nostro ospite Ugo non sono Rutilio Namaziano forse assomiglio a quei romani che si ritirarono nei boschi al passaggio dei barbari e iniziarono da un lato la vita nei mansi ingenuili e dall'altro i monasteri benedettini.

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    2. anche io sto facendo un cammino simile. Non so se già lo conosci ma potrebbe esserti utile utilizzare un sitema di pascolo intensivo e naturale, utilizzato anche in permacultura, proposto dal biologo Allan Savory
      Giuseppe

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    3. http://www.youtube.com/watch?v=eUvH2pym4ok
      questo?

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    4. si, è questo.
      Non è la bacchetta magica che risolve i problemi, è ovvio che non si può continuare a crescere e che bisogna diminuire il consumo di carne drasticamente.
      Gli animali possono valorizzare alimenti quali l'erba dei pascoli o la cellulosa dei rami e foglie, o ad esempio spigolare dopo che il raccolto principale ormai è stato fatto (esempio fare entrare del pollame in un campo di grano per nutrirsi di una buona parte dei chicchi sfuggiti dalla raccolta dell'uomo), senza entrare in competizone con l'alimentazione umana, quindi senza dedicare terreno a foragere o addirittura grano o mais per alimentazione zootecnica.
      Questo deve essere fatto non nell'ottica di raschiare il fondo del barile e aumentare ulteriormente la quota di bisogni umani che la terra può sostenere, pensare questo porterebbe solo a posticipare l'overshoot. L'idea è quella di pensare in maniera integrata. Gli ambienti naturali (praterie foreste ecc) si sono evolute insieme agli animali pascolanti e ai carnivori predatori e funzionano pienamente se collegati tra loro. Il pascolo concentrato ( animali fitti spalla spalla, e non lasciati vagare liberamete, come quando manca l'azione dei predatori ) per brevi periodi (pochi giorni), tempi di ritorno lunghi (rigenerazione completa della vegetazione, ad es. crescita dell'erba alla sua massima altezza, le radici crescono proporzionalmente profonde rigenerando il suolo) comporta una rinnovazione positiva che auto alimenta il sistema virtuosamente. L'erba viene mangiata ma non oltre il colletto (drastica potatura ma può rigenerarsi), viene schiacciata al suono spezzata dagli zoccoli e fertilizzata (urine e feci), il pascolo si sposta esi da la possibilita alla vegetazione di rigenerarsi completamente (mesi o l'intera stagione in base alla produttività del ambiente considerato). Si cossono usare vari sitemi di confinamento (recinzioni movibili, recinzioni eletriche o governo del bestiame) Diversamente il pascolo brado tradizionale: animali lasciati vagare liberamente per tempi lunghi sullo stesso suolo, è uno dei sistemi più distruttivi che esistano. Ma lo è anche lasciare la vegetazione priva della sua componete animale (erbivori ruminanti che vivono in branco e loro predatori).
      Giuseppe

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    5. anche io a mio modo mi sto acculturando in questo senso.. tuttavia vedo che gli sforzi sono decisamente non diretti verso una unica direzione, dico sarebbe il caso di aprire un forum comune per discutere di quali tecniche (scientificamente) utilizzare...
      Posseggo le abilità per aprire uno spazio virtuale.. ma senza le persone che partecipano la sua utilità è zero.
      Per chi l'ha visto vorrei riproporvi una clip dell' Alba del pianeta delle scimmie. Cesare spiega alle altre scimmie un fatto semplicissimo. Prende un ramoscello e lo spezza. Poi prende tanti ramoscelli insieme e prova a spezzarli (senza riuscirci). L'unione fa la forza.

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  3. Che l'agricoltura sia stata trascurata dalla politica è evidente a chiunque che come me ci lavora. Ma vorrei dire che le soluzioni possibili ci sono. E' un discorso troppo lungo da affrontare qui, ma alcune cose almeno in risposta a chi mi ha preceduto nei commenti le vorrei dire. Intanto non si può tornare a lavorare la terra con gli animali, perchè un ettaro basta giusto per un bovino e togliere altra superficie all'alimentazione umana non si può, non basterebbe il suolo disponibile. Si dovrebbe invece puntare molto di più sulla permacultura ed indirizzare tutti gli sforzi a ricostruire lo strato di humus superficiale del terreno che ora nei terreni agricoli non c'è più, perchè se ci fosse non sarebbe necessario arare la terra coi mezzi attuali, basterebbero anche macchine di molto minore potenza, anche elettriche. E se per i singoli individui i problemi sono troppo grossi una soluzione c'è, anche se non è semplice, e cioè unirsi in gruppi abbastanza numerosi da riuscire a svolgere le diverse mansioni necessarie senza essere troppo numerosi al punto che i singoli non riescano più a seguire l'insieme dei lavori. Si tratta solo di rimboccarsi le maniche.

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    1. Perfettamente d'accordo. il futuro è costituito da piccole comunità che cercano di essere autosufficienti. Il problema è che prima di arrivare a quello si passerà per altre non piacevoli dinamiche sociali. Poi chi rimarrà schifato per generazioni dalla violenta decadenza della vecchia organizzazione sociale avrà gli anticorpi culturali per non farla rinascere....
      Entro quando succederà tutto questo non lo so ma è lo scenario che temo di più....

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    2. metodo savory.
      Giuseppe

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  4. Se si pone unicamente il problema della quantità della produzione agricola, si omette quello della sua sostenibilità con tecniche di permacoltura...Ad essere ottimisti la produzione attuale va dimezzata..O sbaglio ?

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  5. Come avevo già osservato in un post precedente, in tempi di scarsità diverrà ancora più urgente affrontare il problema della iper-produzione della carne (al di là degli innegabili aspetti etici) se è vero che una parte consistente dei cereali che produciamo serve per alimentare bestiame. Peccato che l'articolo non citi questo aspetto del problema, che non mi pare secondario.
    L.

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  6. Piccole comunità agricole più o meno autosufficienti sono un quadro realistico (ma non certo l'unico possibile) per il XXII secolo. Il problema è arrivarci, visto che a ieri, avevamo circa 1.200 mq (metri quadri!) di terreno agricolo a cranio, cifra in rapida diminuzione sui due fronti: aumento delle bocce e diminuzione della terra e dell'acqua.
    Ma forse diventeremo ugualmente 9 miliardi, a condizione di magiare prevalentemente batteri ed insetti (ci stanno già lavorando, alla chetichella, ma molto seriamente). E se sarà così, continueremo ad aumentare finché non basteranno più nemmeno batteri ed insetti.
    Jacopo

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    1. SOYLENT VERDE! Ce ne sarà in ABBONDANZA!!!!

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  7. altro argomento interessante è la qualità del cibo, mica può rimanere stabile in queste condizioni

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  8. Sarà la rivincita di un certo MALTHUS!!

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  9. http://www.ted.com/talks/allan_savory_how_to_green_the_world_s_deserts_and_reverse_climate_change?language=it

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  10. si, è questo.
    Non è la bacchetta magica che risolve i problemi, è ovvio che non si può continuare a crescere e che bisogna diminuire il consumo di carne drasticamente.
    Gli animali possono valorizzare alimenti quali l'erba dei pascoli o la cellulosa dei rami e foglie, o ad esempio spigolare dopo che il raccolto principale ormai è stato fatto (esempio fare entrare del pollame in un campo di grano per nutrirsi di una buona parte dei chicchi sfuggiti dalla raccolta dell'uomo), senza entrare in competizone con l'alimentazione umana, quindi senza dedicare terreno a foragere o addirittura grano o mais per alimentazione zootecnica.
    Questo deve essere fatto non nell'ottica di raschiare il fondo del barile e aumentare ulteriormente la quota di bisogni umani che la terra può sostenere, pensare questo porterebbe solo a posticipare l'overshoot. L'idea è quella di pensare in maniera integrata. Gli ambienti naturali (praterie foreste ecc) si sono evolute insieme agli animali pascolanti e ai carnivori predatori e funzionano pienamente se collegati tra loro. Il pascolo concentrato ( animali fitti spalla spalla, e non lasciati vagare liberamete, come quando manca l'azione dei predatori ) per brevi periodi (pochi giorni), tempi di ritorno lunghi (rigenerazione completa della vegetazione, ad es. crescita dell'erba alla sua massima altezza, le radici crescono proporzionalmente profonde rigenerando il suolo) comporta una rinnovazione positiva che auto alimenta il sistema virtuosamente. L'erba viene mangiata ma non oltre il colletto (drastica potatura ma può rigenerarsi), viene schiacciata al suolo, spezzata dagli zoccoli e fertilizzata (urine e feci), il pascolo si sposta e si da la possibilita alla vegetazione di rigenerarsi completamente (mesi o l'intera stagione, in base alla produttività del ambiente considerato). Si cossono usare vari sitemi di confinamento (recinzioni movibili, recinzioni elettriche o governo del bestiame). Diversamente il pascolo brado tradizionale: animali lasciati vagare liberamente per tempi lunghi sullo stesso suolo, è uno dei sistemi più distruttivi che esistano. Ma lo è anche lasciare la vegetazione priva della sua componete animale (erbivori ruminanti che vivono in branco e loro predatori).
    Giuseppe

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  11. per fabrizio baldanzi. il problema di costruire un posto rifugio ce lo siamo posti un po' tutti e le risposte non sono delle piu' incoraggianti. conviene investire su un posto fisso o piuttosto conviene investire sulla mobilita'? voglio dire se mi rifugio in montagna in un posto isolato di brutto difficilmente raggiungibile devo investire tutte le mie risorse su tale posto che e' eremitico in primis e dove non sono sicuro di riuscire veramente a sopravvivere in tale eremitaggio. allora forse potrei accontentarmi del paesino poco popolato con un po di terra dove posso fare affidamento su una comunita' . oppure potrei procurarmi beni di alto valore come platino oro che mi permettano di fuggire dalla citta' e di rifuggiarmi in un posto remoto piu' tranquillo vivendo scambiando i miei preziosi con la comunita' locale(parlo di australia nuova zelanda posti poco popolati). su una cosa possiamo concordare tutti , non ha senso comprare case in posti densamente popolati, non ha senso investire in cemento .

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    1. Non è tanto l'idea del rifugio salvifico che volevo mettere in evidenza quanto l'impegno educativo della scelta di vita.
      Io ho davvero usato tutte le mie risorse per mostrare che si può vivere in modo più naturale .
      Penso che non si possa, a livello individuale, avere grandi speranze di sopravvivenza nel caos che verrà ma voglio tracciare una visione di speranza, un percorso educativo dal quale altri in futuro possano trarre vantaggio.
      Non voglio entrare nel merito delle soluzioni globali (metodo Savory e critiche allo stesso da parte di altri) perché proprio in quanto tali presuppongono interventi e scelte che questo sistema BAU non potrà fare , meglio : non vorrà fare.
      Ho imparato una cosa sola nei miei molti anni : l'azione vale più di qualunque teoria. Il mostrare come sei è più importante del dire cosa pensi.
      So che direte : ma così non si può informare , rendere consapevole che poche altre persone. Bè se ognuno di noi mostrasse nei fatti quello in cui crede.... sarebbero tante piccole folle che ...
      traete da soli la vostra personale conclusione.

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  12. Sarebbe meglio un paesino poco popolato facendo affidamento su una piccola comunita, sarebbe fondamentale avera una buona intelligenza sociale capace di farti interagire proficuamente con le persone attorno a te, sapere intessere buoni rapporti basati su un interessi concreti e pratici reciproci. Avere o sviluppare capacità pratiche, saper fare le cose che in futuro presumibbilmente saranno veramente utili, (coltivare, allevare, riparare oggetti, macchinari...sapersi arrangiare, avere capacità di adattamento, essere creativi a 360 gradi).
    Costruirsi un bunker e rifugiarsi in località remote cercando di sopravvivere da solo o in piccoli gruppi con quello che si produce in autosufficenza, in autarchica assoluta, penso che sia una soluzione assai dura se non impossibile concretamente, estremamente difficile da sostenere nel tempo e in definitiva assai instabile: un raccolto andato male, un malanno, un infortunio ecc.
    Anche la soluzione "immigrato" presenta molte incertezze: quanto riuscirai ad integrarti veramente? Quando la situazione si farà difficile verrai allora visto come quello che viene da fuori, l'elemento estraneo anche dopo anni di perfetta apparente integrazioni. Molte zone più fortunate del mondo forse riscopriranno una qualche forma di xenofobia per non condividere la loro ricchezza relativa.
    Anche accunulare metalli preziosi non è scontato che sia una strategia valida, forse in futuro saranno più preziosi beni più concreti.
    Anche fare parte di una elite di ricchi a i sui inconvenienti, in definitiva si dovrebbe vivere in bunker dorati,
    con una pressione esterna di masse di esclusi da contenere (vedi le famiglie ricche della Groenlandia assediate dal resto della comunità nel saggio "Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere" di Jared Diamond) mantenere guardie del corpo, sistemi di sicurezza, filo spinato ecc , una realtà tipo alcuni paesi del sud america, il ricco è costretto ad avere molte entrate in cassa per foraggiare tutte queste persone stipendiate e mantenere questa struttura. In un mondo con meno risorse ciò sarà possibile in maniera cosi scontata? Il sistema statale e quello finanziario che rendono possibile ciò forse andranno ridimensionandosi in maniera importante in futuro. Forse di intraureranno dinamiche di tipo "tribale" con una elite che detiene il potere e i privileggi non solo tramite la ricchezza ma soprattutto attraverso l'uso "sapiente" della forza e la violenza....ma per questo servono "qualità" non comuni che sicuramente il lettore medio di questo blog non ha : ))
    Giuseppe

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  13. un secolo fa molte persone erano costrette a sfamarsi con l'erba dei prati o morire di fame. Mio nonno infornava settimanalmente 50 pani da 2 kg per aiutare chi cercava pane per non morire e lo poteva fare perchè era un contadino con tanta terra e tanti braccianti. Queste erano le comunità no oil. La delinquenza era meno di ora, perchè è frutto più della ricchezza che della miseria, nella quale basta un tozzo di pane e comprensione per fermare la violenza, ma questi giovinastri di oggi che hanno avuto sempre di tutto di più sono pronti a fare del male al prossimo anche solo per noia.

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  15. .--- Negli Stati Uniti, la parte superiore del terreno, che è sfruttabile dall' “agricoltura”, era di 180 centimetri nel 1800. Ora è ridotta a 90 centimetri.
    Il taglio della foresta è stata la causa della erosione del suolo, poiché ha permesso al “vento” di portare via la terra, e sopratutto la “irrigazione” porta via terriccio, l'acqua col terriccio và nei corsi d'acqua, nel mare.
    Quando sarà stata portata via tutta, cosa faranno i i nostri cugini statunitensi ?
    .--- La deforestazione della Amazzonia serve a coltivare soia per allevamento di animali, servono 7 (sette) calorie della soia per “produrre” una (1) caloria animale.
    Dopo pochi anni quel terreno, dilavato dall'acqua, diviene improduttivo, viene abbandonato, resta solo dura argilla dove non cresce niente.
    .--- La “aratura” compatta il terreno e lo peggiora.
    L' agricoltura moderna è fortemente dipendente dal petrolio, per fertilizzanti e pesticidi, i quali ultimi causano moria degli insetti impollinatori.
    Nel nord della Cina gli esseri umani impollinano a mano, uno ad uno, i fiori delle piante da frutto, perchè gli insetti impollinatori sono MORTI.
    In Tasmania (grandissima isola) si brucia la foresta con “napalm” (era usato nella guerra del Vietnam) per far posto alla coltivazione di “palma da olio”.
    Gli “organismi Geneticamente Modificati” (OGM) e le multinazionali che li producono, distruggono la “biodiversità”.
    La biodiversità è il modo con cui la Natura difende la “resilienza” del “Sistema-Vita”.
    .---
    L'estrazione di petrolio e gas ha inquinato, e stà tuttora inquinando, uccidendo il terreno, in Alberta (Canada), Texas, Ohio, Oklahoma, Pennsilvanya (Stati Uniti), Nigeria (Africa), Russia, Siberia, Sicilia a Gela, Basilicata (Italia), Golfo del Messico (il petrolio arriva sin sulle spiagge).
    .---
    Il “fall-out” radioattivo delle centrali nucleari Chernobyl e Fukushima avvelena i terreni di intere regioni.
    La diossina che esce da alcune fabbriche e dagli inceneritori uccide la vita nel terreno.
    .---
    Continuando di questo passo, sempre più veloce, ci resterà un angolino di terra che ci possa permettere di sopravvivere ?
    .---
    Dobbiamo capire che il pianeta Terra non ci è stato dato in eredità dai nostri Antenati, ma prestato dai nostri Nipoti.
    .---
    Sul pianeta Terra non vive solo l'”essere umano”, ma milioni di altre specie animali e vegetali, con le quali CON-viviamo.
    Ognuna di queste specie, compreso l ' Homo, è un filo della “Tela della Vita”.
    Ogni filo che indeboliamo o togliamo, indebolisce la tela.
    La vita è possibile solo se esiste la tela, all'interno della tela.
    I fili che restano in una tela troppo indebolita, non possono sopravvivere, MUOIONO per sempre.
    .---
    “Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, pescato l'ultimo pesce, inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.”
    (pensiero di un Indiano Nordamericano).

    Gianni Tiziano

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  16. Ho appena visto un documentario sulle API in you tube, mi pare affidabile.
    Purtroppo ....
    afferma che :

    "Al ritmo attuale delle perdite si calcola che le api si estingueranno nell'anno 2030".
    .----
    "La fine dell'uomo avrà inizio quattro anni dopo la scomparsa delle api" (Albert Einstein)

    Ecco il link : https://www.youtube.com/watch?v=DY3O54fYS_0#t=830

    Sono due tristi profezie. Credo che si potrebbero avverare. La causa siamo noi esseri umani.
    Cambiamo, finchè siamo in tempo !
    Ritorniamo sui nostri passi, mettiamo giudizio !
    Se ci interessa salvare il mondo, dobbiamo farlo ORA.
    Adesso. Non nel 2015, ma nel 2014.
    La classe politica ed i media si devono svegliare. SONO addormentati.

    Gianni Tiziano

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