Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 31 marzo 2014

Petrolio: soltanto gli scisti impediscono il declino della produzione, ma per quanto tempo ancora?

Da "Resilience.org" by Matt Mushalik, originally published by Crude Oil Peak. Traduzione di MR


Ignorato dai media, il petrolio di scisto americano è l'unico fattore in grado di compensare un recente declino della produzione di petrolio greggio di 1,5 mb/g nel resto del mondo (usando i dati di ottobre 2013). Ciò significa che senza il petrolio di scisto americano il mondo si troverebbe in una profonda crisi petrolifera simile alla fase di declino del 2006-2007, quando i prezzi del petrolio sono saliti. Il declino proviene da molti paesi, ma è anche causato dalle lotte per il petrolio ed altri problemi ad esso collegati in Iran, Libia ed altri paesi che possono essere visti in televisione quotidianamente.

Fig 1: Produzione incrementale di petrolio greggio mondiale a ottobre 2013

La produzione incrementale di ogni paese viene calcolata come la differenza fra la produzione totale e la produzione minima fra il gennaio 2001 e l'ottobre 2013. La somma dei minimi è la produzione di base. I paesi che hanno avuto cambiamenti sostanziali nella produzione appaiono come grandi aree nel grafico. La Russia ha fornito – in modo piuttosto affidabile – il più grande aumento e il Mare del Nord (Regno Unito e Norvegia) hanno avuto le perdite maggiori. I paesi che si caratterizzano di più sono il Venezuela (bassa produzione nel 2003 a causa dello sciopero), Iraq (bassa produzione in aprile 2003 durante la guerra), Libia (guerra nel 2011), Iran (sanzioni) e Arabia Saudita (aumento di produzione dal 2002 e cambio di ruolo).

La produzione comincia dal basso come segue:

(1) paesi con produzione in aumento: Kazakistan (di recente piatta), Russia (solo 100.000 b/g in più l'anno scorso), Colombia (+60.000 b/g), Cina (di recente piatta) e Canada (+200.000 b/g di syncrude da sabbie bituminose).

(2) paesi piatti o in declino come Regno Unito e Norvegia

(3) paesi che di recente hanno raggiunto il picco: Brasile ed Azerbaigian
I gruppi da (1) a (3) hanno raggiunto il picco nel novembre 2011 (linea tratteggiata) e la loro produzione è declinata di 1,3 mb/g da allora

(4) paesi OPEC con Iraq, Arabia Saudita, Iran e Libia

(5) Stati Uniti in cima per vedere l'impatto del petrolio di scisto

Fig 2: Il petrolio di scisto maschera il recente declino nel resto del mondo

Il mondo senza petrolio di scisto ha declinato dopo un recente picco nel febbraio 2012 ad una media di 73,4 mb/g nel 2013, incidentalmente la stessa media vista per l'intero periodo dal 2005, quando la produzione di greggio era di 73,6 mb/g.


Fig 3: Produzione annuale di petrolio greggio e di petrolio di scisto americano rispetto alle proiezioni del WEO della IEA

Il resto del mondo continua su un plateau accidentato di produzione. Le proiezioni della domanda e dell'offerta di petrolio della IEA del 2004 e del 2008 non si sono materializzate. Solo il WEO del 2010 ci è andato vicino, ma solo a causa del petrolio di scisto americano per il quale non era stato previsto un aumento come quello poi osservato. Diamo uno sguardo agli attori principali nella parte alta della Fig 1.


Fig 4: Produzione incrementale di greggio di Iraq, Iran, Libia, Arabia Saudita e Stati Uniti

Possiamo vedere che l'Arabia Saudita ha declinato nel 2006-2007 (prezzi su), pompato di più nell'anno del picco olimpico del 2008 (ma non abbastanza e i prezzi sono andati alle stelle), è servita da produttore di riserva durante la crisi finanziaria del 2009 ed è entrata in gioco (tardivamente) quando la guerra in Libia è iniziata e ha continuato a pompare a livelli record quando sono partite le sanzioni contro l'Iraq. Il petrolio di scisto americano non ha fatto scendere i prezzi in modo sostanziale e sicuramente gli Stati Uniti non agiscono da produttori di riserva. Gran parte dei produttori di petrolio di scisto andrebbero in amministrazione controllata se smettessero di pompare. L'Arabia Saudita apparentemente cerca di compensare le perdite della produzione libica ed iraniana, ma non sembra ridurre la produzione di greggio per compensare il petrolio di scisto americano. L'Iraq dovrà tornare al sistema di quote del OPEC. Sarà interessante vedere a che livello di produzione ci si accorderà e se l'Iraq vi aderirà. In ogni caso, tutti i produttori di petrolio ME devono equilibrare i loro bilanci come evidenziato in questo post: 14/8/2013 il pareggio di bilancio del prezzo medio del petrolio del OPEC aumenta del 7% nel 2013 http://crudeoilpeak.info/opec-fiscal-breakeven-oil-price-increases-7-in-2013


Fig 5: Il solo Medio Oriente

Il declino in Siria e Yemen è stato compensato dagli aumenti in Kuwait, Emirati Arabi uniti e Qatar. L'Iraq non è riuscito a compensare i cali di produzione dell'Iran. 

Russia ed ex Unione Sovietica


Fig 6: Eurasia

Paesi dell'ex Unione Sovietica: l'Azerbaigian declina di 50.000 b/g dopo il proprio picco nel 2010. Il Kazakistan è piatto dal 2010.


Fig 7: La crescita della produzione russa di petrolio greggio sta rallentando

La Russia, che ora produce circa 10 mb/g, sta ancora crescendo di circa 100.000 b/g ma questo tasso di crescita sta rallentando dagli anni 2010 e 2012. Il WEO della IEA del 2013 scrive: “La produzione di petrolio in Russia si sta avvicinando ai livelli record dell'era sovietica, ma mantenere questa tendenza sarà difficile, data la necessità di combattere i declini dei giacimenti giganteschi della Siberia occidentale che attualmente producono la maggior parte del petrolio del paese”. http://www.worldenergyoutlook.org/publications/weo-2013/

Europa


Fig 8: Il Mare del Nord è in pieno declino

Africa


Fig 9: Produzione incrementale in Africa

Indipendentemente da quanto accade in Libia, l'Africa ha raggiunto il picco.

America Latina


Fig 10:  America Latina

Il Brasile sembra aver raggiunto il picco mentre la Colombia ha lentamente aumentato la produzione di petrolio pesante. I dati del Venezuela sembrano sostenuti in quanto non sono stati aggiornati dal gennaio 2011.

Riassunto

Dalla fine del 2010, il gruppo di paesi ancora in crescita  (+1.2 mb/g) non può compensare il declino altrove (-2.4 mb/g), dando un declino risultante di 1,2 mb/g o 400.000 b/g per anno. Questo è un declino determinato principalmente geologicamente. L'OPEC, che di solito invitava a fornire la differenza fra domanda e produzione non OPEC, ha avuto i suoi problemi (anelli di retroazione geopolitici causati dalla produzione di petrolio al picco) e non è stata in grado di riempire il vuoto. Il petrolio greggio globale senza il petrolio di scisto americano è diminuito di 1,5 mb/g dal suo picco più recente nel febbraio 2012. 

Conclusione:

Mentre i media mainstream cullano il pubblico facendogli credere il petrolio di scisto americano sia una rivoluzione, il picco del petrolio in molti paesi si mangia come un cancro il sistema di fornitura petrolifera. Il grande problema è che vengono costruite infrastrutture dipendenti dal petrolio che non saranno necessarie quando il petrolio di scisto americano raggiungerà il picco e rivelerà il declino sottostante.




16 commenti:

  1. [..."quando il petrolio di scisto americano raggiungerà il picco e rivelerà il declino sottostante."] Sarebbe interessante stimare il picco di produzione del petrolio di scisto a livello planetario

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  2. mah, mi pareva che un insider avesse previsto un incremento differenziale di produzione da shale USA fino al massimo al 2020, anno in cui la depletion specifica dello shale avrebbe annullato ogni incremento estrattivo.
    Se le cose stanno cosi', allora non manca davvero molto, ed il picco apparira' in un intervallo di tempo tra ora e presumo il 2017, salvo sorprese opec.

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  3. chissà come sarà l'Italia quando i consumi petroliferi saranno la metà degli attuali, forse tra 5 o 6 anni?

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  4. Comunque il petrolio di scisto è una rivoluzione che ha allontanato il picco di altri 8 anni. Ottima analisi, complimenti. Per qualche anno ancora la nostra società rimarrà abbastanza florida

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    1. Vedi la risposta che ho dato all'altro anonimo (se non sei la stessa persona), prima di sospirare di sollievo.

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  5. devo aggiungere che la data del 2020 per lo shale è "se continuerà l'attuale tasso di perforazioni". Purtroppo un altro insider su un altro blog ha detto che gli sweet spots sono finiti. Questo cambia un bel po' le cose.

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  6. Esiste uno studio o una vostra previsione di come sara' il mondo? Come si trasformera' l economia, la vita di tutti i giorni, i llavori, i business, gli usi e costumi?

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  7. Maledetto petrolio di scisto!!! Hai deluso tutti gli "iettatori" della fine delle risorse. Ora per altri 7-8 anni potrete gridare che le risorse stanno finendo.

    Poi tra qualche anno troveranno altre risorse e potrete dire che grazie alla nuova risorsa trovata il declino è rimandato di altri 10 anni.

    Nulla di nuovo sotto il sole. Sono anni che gridate al lupo al lupo

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    1. Anche se sei un troll, ti dico questo: non e' che siamo particolarmente entusiasti del peak oil. Anzi, per niente. Tu intanto stai sereno, non vivi abbastanza bene?

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    2. Sarai un troll e anche ignorante. Lo shale oil americano quanto ad energia spesa per produrlo, ovvero l'EROEI, è antieconomico rispetto al convenzionale di facile estrazione. Altri 7-8 anni prima del picco dici? Certo, ma con l'energia sempre più costosa siamo comunque nella merda, continuando a galleggiare nel paradigma della crescita infinita, che richiede per sopravvivere energia a basso costo e risorse illimitate, condizioni entrambe non soddisfatte.
      Ma va...

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    3. Non lo trattate male, ragazzi. Mi ha ispirato il post del primo di Aprile, che adesso sto scrivendo!

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  8. E' interessante vedere questo reportage http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/shale-gas-alternativa-o-bolla/28e2eca0-b5d6-11e3-88c9-f5f1afba752a.shtml

    Molti paesi non danno più i dati della produzione dal 2010, perciò le interessanti stime non sono veritiere. Complimenti per l'articolo.

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    1. l'avevo notato anche io.
      Curioso da parte del Cds, dare spazio a notizie così controcorrente e palesemente destabilizzanti. Sono mesi che strombazza le meraviglie dello shale gas, e che ci spiega come gli incentivi alle rinnovabili sono tra le cause della non crescita infinita.
      L.

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  9. L'ultimo articolo di Gail Tverberg su ourfiniteworld.com mette definitivamente una pietra tombale sulla recente barzelletta (rilanciata, a loro vergogna, anche da ilsole24ore) di sostituire il gas russo con l'esportazionei di gas naturale di scisto dagli USA verso l'Europa.

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  10. Se invece dei barili lordi, contassimo i barili al netto dell'indice EROEI vedremmo che l'impatto degli shales è molto minore. Quanto dureranno e ne vale la pena? queste mi sembra che siano due domande interessanti.
    La prima (quanto dureranno) pare che abbia già una risposta: in USA poco, ma potrebbero essere sviluppati altrove.
    La seconda è molto più complicata. Secondo me no per ragioni principalmente climatiche e demografiche. Secondo me non ha senso nulla che rimandi il pagamento di un conto a fronte di un interesse molto alto sul medesimo. Ma è evidente che i decisori politici non possono far altro che rimandare, lo fanno e lo faranno.
    Jacopo

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  11. Secondo me c'è ancora una discreta spare capacity che garantirà di arrivare a fine decennio prima dell'inizio del declino e forse anche qualche anno oltre.

    Lo dimostrano già i dati degli ultimissimi mesi.
    I dati dei grafici del post, sono quelli "Energy Information Administration" (aggiornamento ad ottobre 2013). L'ultimo report (aggiornento a febbraio 2014) dell' "International Energy Agency", mostra che in questi quattro mesi c'è stato un ulteriore aumento di 1 milione di b/g. In particolare ci sono altri 400.000 b/g degli USA (ormai primo produtore mondiale) e circa 600.000 b/g di greggio iraqeno.

    Lo pagheremmo sempre di più, non c'è dubbio, il ritorno energetico sarà sempre più basso, anche questo è sicuro, ma da un punto di vista meramente contabile, non credo assisteremmo al declino prima del 2020

    Si intende che potrei clamorosamente sbagliarmi.

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