Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 23 marzo 2014

2°C di riscaldamento:disastro incombente per l'agricoltura

Da “Climate Progress”. Traduzione di MR (non più online).


Mentre gli agricoltori seminano le colture di quest'anno potrebbero essere distratti dal fatto che dal 2030 – fra poco più di 15 anni – i rendimenti dei raccolti nelle regioni temperate e in quelle tropicali soffriranno in modo significativo a causa del cambiamento climatico. Pubblicato sabato sulla rivista Nature Climate Change, un si possono saggio ha scoperto che, senza adattamento, ci si possono aspettare perdite nella produzione di grano, riso e mais con soli 2°C di riscaldamento. Lo studio inasprirà le scoperte già allarmanti della sezione del Gruppo di Lavoro II del Quinto Rapporto di Valutazione del IPCC, che dev'essere pubblicato alla fine di marzo. Il Gruppo di Lavoro II si concentra sugli impatti ambientali, economici e sociali che il cambiamento climatico avrà e a quale livello di vulnerabilità i diversi settori ecologici e socio-economici saranno soggetti.

Il Quarto Rapporto di Valutazione, nel 2007, ha scoperto che le regioni dal clima temperato come Europa e Nord America avrebbero retto a un paio di gradi di riscaldamento senza un effetto rilevabile sui rendimenti dei raccolti. Alcuni studi pensavano persino che l'aumento delle temperature avrebbe aumentato la produzione. Tuttavia, il nuovo studio, che ha attinto dall'insieme di dati più completo ad oggi sulle risorse delle colture – più del doppio del numero disponibile nel 2007 – ha scoperto che le colture verrebbero influenzate negativamente dal cambiamento climatico molto prima di quanto ci si aspettasse.

“Mentre diventavano disponibili altri dati, abbiamo visto uno spostamento nel consenso che ci dice che gli impatti del cambiamento climatico nelle regioni temperate avverrà prima piuttosto che dopo”, ha detto in una dichiarazione il professor Andy Challinor della Scuola della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Leeds e autore principale dello studio. “Inoltre, l'impatto del cambiamento climatico sui raccolti varierà sia di anno in anno sia di luogo in luogo – con la variabilità che diventa maggiore quando il meteo diventa sempre più imprevedibile. Il cambiamento climatico significa un raccolto meno prevedibile, con diversi paesi che vincono e perdono in anni diversi”. Secondo lo studio, a partire dal 2030 i rendimenti dei raccolti sperimenteranno un impatto sempre più negativo con diminuzioni di oltre il 25% che diventano più comuni dalla seconda metà del secolo. Il cambiamento climatico è già una grande preoccupazione per coloro che lavorano in agricoltura in quanto i cambiamenti meteo, della qualità del terreno e della disponibilità d'acqua si ripercuotono in tutto il settore.

I prezzi del cibo delle colture di base come il grano e il mais sono alti quest'anno, in quanto la produzione globale lotta per tenere il passo con l'aumento della domanda. I prezzi delle colture sono soggetti ad impatti molto localizzati e la crisi in Ucraina ha causato un'impennata dei prezzi del mais e del grano, visto che quel paese è uno dei 10 principali esportatori di entrambe le colture. Il cambiamento climatico agirà solo da amplificatore della natura precaria dell'industria. Un altro studio recente ha scoperto che l'effetto medio del cambiamento climatico sul prezzo dei raccolti per il 2050 sarà di un 20% in più, con alcuni prezzi che non cambiano affatto mentre altri aumentano di oltre il 60% a seconda della regione.

In California, dove una siccità record è un indicatore di una normalità più calda e più secca portata dal cambiamento climatico nella regione, quasi 500.000 acri di terra coltivabile – circa il 12% della disponibilità di terra coltivabile dello scorso anno – potrebbe essere esclusa quest'anno, causando miliardi di dollari di danno economico. I prezzi di verdure come carciofi, sedano, broccoli e cavolfiori potrebbe aumentare del 10%. La California produce circa l'80% delle mandorle del mondo, con una produzione che è più che raddoppiata dalle 912 milioni di libbre del 2006 alle 1,88 milioni di libbre dello scorso anno. Con una domanda globale di mandorle in pieno boom, specialmente in Asia, la siccità della California è probabile che abbia un impatto negativo sui prezzi delle mandorle nel mondo. Mentre i mandorli non sono l'ideale per il clima già secco della California e richiedono un'irrigazione significativa, l'industria ha messo radici e sarà costretta ad adattarsi a qualsiasi condizione di coltura ci sarà in futuro.

7 commenti:

  1. nel 2035 (fonte IEA, quella che due anni fa affermava che nel 2020 la produzione di oil sarebbe stata di 120 mln di b/d) il petrolio estratto sarà solo 18 mln b\d, quindi non penso che ci sarà l'energia sufficente per coltivare tutta la terra delle regioni temperate e tropicali. Probabilmente nel 2035 gireranno per le strade solo le camionette di polizia ed esercito che scorteranno i pochi camion funzionanti che trasporteranno i viveri per una popolazione affamata. E pensare che stamani quando sono capitato in un bar per un caffè, cosa rara per me, c'era lo spocchione quarantacinquenne di turno coi capelli lunghi da ragazzino e pure col cervello da ragazzino, che si vantava di aver fatto un sabato sera da sballo, in mezzo ad una platea di stralunati che nemmeno lo stavano a sentire. Mi è sembrato il classico prodotto del consumismo post anni 60. Meno male che sono nato una quindicina di anni prima.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sarà sempre del biodiesel, ma sarà giustamente confinato all'uso agricolo; più che della California, cmq dall'impronta ecologica media dei suoi abitanti largamente superiore al sostenibile, ma con larghissime aree poche centinaia di km a nord decisamente non compromesse, mi preoccuperai della cerealicoltura in Europa: perchè non iniziare riprendere le cultivar tradizionali più resistenti, vedi il farro della Lunigiana che non ha bisogno di alcun fertilizzante od irrigazione' Semplice, perchè hanno rese se va bene inferiori del 50 % alla produzione della rivoluzione verde..Quindi il problema per l'agricoltura sono le bocche da sfamare, per lo più in età avanzata, ed il nostro utilizzo dei suoli, non le tecniche agricole...

      Elimina
    2. Fra lo sai quanti cereali ci vogliono per fare un misero litro di biodiesel? Non so se in futuro la gente preferirà fare "il pieno" o mangiare. Inoltre uso agricolo? Ti scordi che ci sono tante attività importanti che richiedono "energia". Ambulanze, Vigili del fuoco, servizi di Polizia... devo continuare!?
      Il problema è che si creato un sistema che non può reggersi dato che abbiamo risorse "finite".
      Se volessimo continuare nella nostra corsa sfrenata l'unica soluzoine logica sarebbe utilizzare risorse che si trovano nello spazio cosmico, ma abbiamo una tecnologia arretrata e quindi quella via non si puo percorrere l'unica è abbassare drasticamente i consumi.
      Ma visto che non siamo cosi scaltri da abbassare i consumi sara la natura a equilibrare la bilancia.. tagliando il numero di esseri umani.. vedila come una specie di selezione naturale.

      Elimina
    3. CD: ma sai leggere? Confinato all'uso agricolo che vuol dire secondo te ? Perchè parli di fare il pieno o mangiare ? La meccanizzazione aiuta la produzione agricola..è un piccolo ciclo quasi chiuso sotto questo aspetto. Poi se ne avanza per le tue " ambulanze" bene. Leggi. le parole.

      Elimina
    4. Ho letto male allora. Sorry.

      Elimina
    5. Il vantaggio del biodisel è che può consentire di complicare le rotazioni, alternando colture alimentari (ad es. grano) ed altre da olio (ad es colza) con qualche vantaggio sui suoli. Naturalmente si ridurrebbe la superficie a grano, ma si potrebbe far camminare qualche trattore in più. Insomma, ci sono pro e contro, come sempre.
      Jacopo

      Elimina
  2. Ha visto questo grafico
    http://www.zerohedge.com/news/2014-03-23/probably-most-important-chart-world

    RispondiElimina