Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 13 febbraio 2014

Il collasso del predatore apicale

 


(immagine da legacysecurity.com) Il post che segue, di Dmitri Orlov, è il risultato di uno scambio di mail sulle somiglianze del collasso dell'Unione Sovietica (di trent'anni fa) e quello (in corso) dei paesi mediterranei, in particolare dell'Italia. Leggetelo per vedere l'interpretazione di Orlov su un fenomeno che io tendo a vedere come dovuto al comportamento dei cosiddetti "predatori apicali" ("top predator" in inglese). Se vi occupate di sistemi socioeconomici, potete notare come ci siano delle notevoli somiglianze con gli ecosistemi biologici. In particolare, in un sistema socioeconomico si può pensare che il "predatore apicale" sia il governo; ovvero quell'entità che controlla la polizia e le forze armate e che ha il potere di tassare i cittadini senza nessun limite prestabilito. Ora, in tutti questi sistemi c'è la tendenza ad andare in "overshoot" quando un predatore preleva più prede di quanto queste si possano riprodurre - oppure quando le prede hanno distrutto a loro volta le loro fonti di sostentamento. In questo caso, il predatore distrugge la popolazione delle prede, dopo di che non gli rimane che scomparire a sua volta. Tuttavia, i modelli mostrano che il predatore apicale è l'ultimo a sparire nell'ecosistema. Ovvero, il governo di uno stato tende a perdurare finché i cittadini posseggono qualcosa che può essere tassato. Ma, se la ricchezza dei cittadini dipende da risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili, a lungo andare non rimane più nulla da tassare. A questo punto il governo diventa un predatore senza più prede e non gli rimane che sparire. Questa potrebbe essere una buona interpretazione di quello che sta succedendo oggi in molti paesi. (UB) 



Come cronometrare il collasso

Da “Club Orlov”. Traduzione di MR
di Dmitri Orlov

Douglas Smith
Zeus
Durante gli ultimi 5 anni ho fatto diverse previsioni dettagliate sul collasso: Come è possibile che si sviluppi, quali le sue varie manifestazioni possibili e come colpirà i vari gruppi e categorie di persone. Ma sono rimasto di proposito vago sui tempi del collasso e dei suoi vari stadi. Non stavo trattenendo per me delle informazioni e non facevo il timido; non avevo realmente modo di calcolare quando avverrà il collasso – fino a cinque giorni fa, quando, dal nulla, ho ricevuto la seguente e-mail da Ugo Bardi:

Ciao Dmitry,

Ti potrebbe interessare questo mio post.

A partire da questo, sto cercando di trovare un parallelo fra il collasso dell'Unione Sovietica e l'imminente collasso dell'Italia. Ci sono, come sempre, similitudini e differenze. In particolare, l'Unione Sovietica è collassata quasi immediatamente dopo che la produzione di petrolio si è appiattita ed ha iniziato a declinare. Al contrario, il governo italiano sopravvive nonostante una perdita del 36% del consumo di petrolio. 

La mia impressione è che sia tutto collegato ai diversi metodi di tassazione. Mi sembra di capire che il sistema fiscale dell'Unione Sovietica era basato principalmente su tasse sui beni e sulla produzione. Quando la produzione è entrata in stallo, le persone non avevano niente da comprare e il governo non aveva niente da tassare, perché la maggior parte delle persone non possedeva niente ed aveva pochi o nessun risparmio in banca. Quindi il governo non ha avuto scelta che salutare e scomparire. 

Invece, il sistema italiano è basato in gran parte sulla tassazione dei redditi e della proprietà. Il governo sta perdendo introiti sulle tasse dei beni (per esempio sulla benzina), ma può compensare con le tasse sulla proprietà. Gli italiani, in media, sono “ricchi”, nel senso che hanno risparmi in banca e sono in gran parte proprietari delle proprie case. Quindi, il governo può tassare le loro proprietà e i loro risparmi. Finché gli italiani avranno ancora qualcosa di tassabile, il governo sopravviverà. Scomparirà soltanto quando sarà riuscito a spogliare completamente i cittadini di tutto quello che hanno. 

Sei d'accordo con questa interpretazione? (A proposito, l'Italia come Stato potrebbe essere anche più culturalmente variegato rispetto a com'era la vecchia Unione Sovietica).

Ugo

Ho risposto:

Ciao Ugo,

articolo molto interessante. Sì, tutto l'arco meridionale dell'UE si trova in una qualche stadio iniziale di collasso, ma finora non mi era capitato di pensare a dei paralleli con l'ex URRS. Ora che ci penso sopra, il parallelo è ovvio: è un collasso finanziario innescato da qualcosa che ha a che fare col petrolio, ma con le polarità invertite e ritardato da un periodo di distruzione della ricchezza. 

Nel caso dell'ex URRS, la tassazione non era realmente una fonte di reddito per il governo. L'economia nazionale era basata sulla proprietà del governo di tutto, sulla pianificazione centralizzata e sui bilanci e un sistema di assegnazione ministeriale dei contratti alle imprese possedute dai ministri. L'economia esterna era una questione di esportazione di idrocarburi in cambio di moneta estera, che veniva usata per comprare grano – in prevalenza granaglie per alimentazione animale, senza la quale la popolazione sarebbe diventata povera di proteine e malnutrita. Durante il cosiddetto periodo di “stagnazione” degli anni 80, l'economia sovietica è stata svuotata a causa di diverse tendenze. L'eccessiva spesa nella difesa era una di queste. Un'altra era che l'investimento in beni cruciali (macchinari, impianti e attrezzature) ha raggiunto il punto dei ritorni decrescenti, che è molto difficile da caratterizzare ma non così difficile da vedere. Infine, Solzhenitsyn e il movimento dei dissidenti hanno fatto un danno irreparabile al prestigio sovietico, distruggendone il morale. Il colpo di grazia, quando è arrivato, consisteva in due parti. Una era l'incapacità di aumentare la produzione di petrolio dato lo stato della tecnologia di estrazione del petrolio sovietico dell'epoca. L'altro è stato il crollo dei prezzi del petrolio, fino a 10 dollari al barile a un certo punto, perché il Mare del Nord e l'Alaska sono entrate entrambe in produzione e i sauditi pompavano quanto più petrolio potevano sulla base di un tacito accordo con gli Stati Uniti per abbassare i prezzi del petrolio e far collassare così i sovietici. In questo hanno avuto un grande successo. L'URRS si è fortemente indebitata con l'occidente e, alla fine, ha avuto bisogno del credito occidentale per mantenere le luci accese al Cremlino. Una delle scene finali rappresentava Gorbaciov al telefono con Helmut Khol che chiedeva di chiedere agli americani di sbloccare un po' di fondi. 

Ora posso vedere dei paralleli a questo in quanto sta accadendo ora negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, ma con tutte le polarità invertite: qui il petrolio entra e i soldi escono e il colpo di grazia sarà dovuto agli alti costi del petrolio piuttosto che quelli bassi. Al posto dei fallimenti nella pianificazione centralizzata, che non è riuscita a distribuire in modo efficace la produzione, abbiamo fallimenti del mercato globalizzato, dove la produzione è efficacemente globalizzata ma il consumo non è efficacemente localizzato fra i ricchi e gli ex ricchi e deve essere alimentato dal credito. Al posto dei ritorni decrescenti dalla distribuzione di beni capitali, abbiamo ritorni decrescenti dalla distribuzione del capitale stesso, dove un'unità di nuovo debito ora produce molto meno di un'unità di crescita economica. Il danno alla reputazione e al morale è in gran parte dal lato statunitense dell'Atlantico, dove al posto di Solzhenitsyn e il movimento dissidente abbiamo lo scandalo di Abu Ghraib,  Wikileaks di Julian Assange e Edward Snowden. Per quanto riguarda la UE, gran parte del danno ha a che fare con la sperimentazione di disparità economica fra il cuore ricco e la periferia sempre più impoverita. La recente mossa dell'Ucraina di andarsene dall'UE e il caos successivo finanziato dall'occidente a Kiev, spettacolo il cui fiorire è a sua volta al di fuori della UE. La spesa militare fuori controllo è ugualmente in gran parte un problema statunitense, anche se i fallimenti epocali in Afghanistan, Libia e Siria, nei quali la UE è complice, è probabile che abbiano a loro volta qualche effetto. 

Confrontare l'ex URRS con l'Italia è difficile a causa della differenza di scala: 1/5 della superficie terrestre contro una penisola piuttosto piccola; un'economia che è lentamente decaduta nell'isolamento contro una parte integrante dell'UE; un paese dove la scelta è fra bruciare idrocarburi o morire di freddo contro uno in cui la scelta è fra andare in scooter o prendere l'autobus; un paese con un settore agricolo devastato incapace di produrre sufficienti calorie proteiche contro un paese di buongustai dove i negozi di alimentari costituiscono dei buoni soggetti per dei quadri ad olio. Ma penso che quando si tratta del collasso reale, quando alla fine arriva, ci saranno sempre similitudini identificabili. Il collasso finanziario arriva sempre prima: ogni sorta di accordo finanziario collassa quando il centro diventa incapace di far galleggiare la periferia e in risposta la periferia comincia a rifiutare la cooperazione economica. Il risultato è un crollo delle catene di fornitura, chiusura della produzione e, subito dopo, chiusura del commercio. Nel caso dell'ex URRS, questo si è verificato nel 1989-1991 quando le varie repubbliche e regioni hanno rifiutato di cooperare con Mosca. Sospetto che questo accadrà anche nella UE, a un certo punto. Ma ma penso che tu abbia proprio ragione che mentre il cittadino medio sovietico non poteva essere spennato più di tanto, l'Italia, e gran parte della UE, ha ancora un sacco di pecore grasse che il governo può tosare per continuare a fa funzionare le cose. Così parliamo di qualche altro anno di declino costante prima che le luci si comincino a spegnere. Questa, quindi, è la distinzione chiave: l'ex URRS è collassata subito perché era già pelle e ossa, mentre gli Stati uniti e l'Unione Europea hanno ancora molto grasso sottocutaneo da bruciare. Ma di fatto lo stanno bruciando. E quindi la conclusione è che il collasso arriverà, ma qui ci vorrà un po' di più.

Dmitry

Ugo ha risposto:

Sono d'accordo con te, naturalmente. Ha perfettamente senso secondo me ed è il punto principale che stavo proponendo: il governo sovietico non poteva tassare troppo i cittadini sovietici perché questi avevano ben poco. 


Il governo italiano invece ha un po' più di fortuna, nel senso che gli italiani hanno qualche risparmio e gran parte di loro possiede la propria casa. Così, il governo sta progressivamente strangolando i suoi cittadini per spremere da loro tutto quello che hanno – finché hanno ancora qualcosa. 

L'ultimo giro di aumenti delle tasse in Italia ha colpito le case e sta facendo molto, molto male, specie ai poveri. Qui si può essere poveri e avere comunque una casa ereditata dai propri genitori. Ora il governo ti chiede di pagare come se quella casa fosse un reddito! Questo è realmente un male. Le persone che non hanno soldi per pagare questa tassa di proprietà si possono solo indebitare con le banche (o peggio). Alla fine, dovranno vendere le proprie case o darle alle banche (o alla Mafia) – il risultato è un disastro per tutti, banche comprese, e persino per il governo. Ma tutta questa cosa ha una logica perversa. Ha il vantaggio che genera qualche contante immediato, di cui il governo ha disperatamente bisogno, e chi se ne frega del futuro. La prossima fase sarà colpire i conti in banca. Alla fine, quando non resterà più nulla, il governo toglierà le tende e saluterà tutti. Accidenti, in che razza di pianeta sono atterrato...



Ugo

Quindi ecco il profilo per calcolare la tempistica dei collassi:

1. Scoprire quando parte il cronometro del collasso cercando un significativo crollo del consumo di energia

2. Calcolare quanto andrà avanti il cronometro dividendo la ricchezza totale della cittadinanza per il deficit dell'economia in contrazione

Per ogni economia industriale il cronometro del collasso parte quando il consumo di idrocarburi fossili comincia a calare in modo apprezzabile. A volte è difficile dire se questo è già avvenuto, se il paese in questione è ancora un grande produttore di idrocarburi. I numeri della produzione lorda possono ancora mantenersi costante, o anche apparire in leggero aumento, ma una volta sottratta tutta l'energia che viene spesa nella stessa produzione di energia, e nell'inutile mitigazione delle sue conseguenze indesiderate, siamo in grado di vedere un declino più prima che poi. Segnatamente, il rendimento energetico netto, o EROEI, è molto basso per tutte le nuove fonti non convenzionali che sono state strombazzate come la panacea negli ultimi anni, come quelle che richiedono la fratturazione idraulica, le trivellazioni in acqua profonde, le sabbie bituminose e così via. (Le cosiddette “rinnovabili” come eolico, solare e biocombustibili, sono uno scherzo ancora più grande, perché tutte, con l'eccezione degli impianti idroelettrici, hanno un'energia netta che è troppo bassa per sostenere un'economia industriale, in più dipendono da tecnologie che sono “non rinnovabili” a meno che il paese non mantenga una vasta base industriale che è alimentata dai combustibili fossili). Quindi il calo nel consumo dell'energia netta è chiaro per quanto riguarda l'Italia, che produce il 7% del petrolio che consuma e importa il resto, mentre il quadro è in qualche modo meno chiaro per gli Stati Uniti, che riescono ancora a produrre circa un terzo del proprio petrolio.

Visto che tutte le economie industriali sono letteralmente alimentate dai combustibili fossili, un minore consumo di energia si traduce immediatamente in un minore livello di attività economica e ad un'economia in contrazione. Il divario fra le aspettative di crescita economica che vengono composte in tutti gli accordi finanziari e la realtà del declino economico alimentato dalla minore disponibilità di energia, deve essere collegato ai risparmi della popolazione. Ci sono diversi modi per espropriare la ricchezza, che provengono genericamente da diversi tipi di misure di tassazione furtiva, a misure più evidenti, all'espropriazione diretta. Prendendo gli Stati Uniti come esempio (visto che ho più familiarità con loro) l'espropriazione a cascata procede come segue:

1. La politica della Banca Centrale di azzeramento dei tassi di interesse sui risparmi è combinata con una massiccia stampa di denaro. Questo spinge i soldi nei mercati speculativi (azioni, edilizia, ecc.) creando enormi bolle finanziarie; quando queste bolle scoppiano, si dice che i risparmi vengono distrutti, ma in realtà quei soldi sono già stati spesi dal governo o usati per riempire le casse private di coloro che sono strettamente legati al governo.

2. La politica di governo di annullare i pensionamenti o i pensionati a breve. Il governo federale ha lavorato duramente per prendere le sue misure ufficiali di inflazione del tutto senza senso, in modo da giustificare la propria politica di fare gli adattamenti al costo della vita ai pagamenti della sicurezza sociale che sono di gran lunga inferiori degli aumenti reali del costo della vita. Un altro schema di espropriazione federale è attraverso i prestiti garantiti agli studenti, che non possono essere scaricati attraverso la bancarotta e che hanno creato un'intera classe di servi a contratto. A livello locale, i governi dello stato e quelli municipali stanno tagliando o cancellando i programmi di pensionamento in virtù del fallimento.

3. Obblighi di segnalazione sempre più onerosi per le transazioni finanziarie, specialmente per coloro che cercano di lasciare il paese e di portare i propri risparmi all'estero. Tutti i conti bancari esteri ora devono essere segnalati e le persone che lavorano all'estero ora sono costrette a schedare voluminosi rapporti annuali che costano migliaia di dollari da preparare. Coloro che decidono di ripudiare la propria cittadinanza statunitense sono costretti a pagare una grossa tassa di espatrio. Ciononostante, numeri record di cittadini statunitensi hanno fatto proprio questo. Il solo fatto di avere un passaporto statunitense rende spesso impossibile creare conti presso istituzioni finanziarie straniere, che hanno poca voglia di soddisfare le richieste di informativa finanziaria degli Stati Uniti.

Sono queste le misure che ci sono già. Guardando quello che è stato tentato, qui e altrove, possiamo vedere quali altre misure sono in preparazione. Fra queste:

1. I cosiddetti “salvataggi” dove le istituzioni finanziarie insolventi vengono salvate confiscando i fondi dei correntisti. Possiamo aspettarci che la storia  sia simile a quanto avvenuto a Cipro: i correntisti politicamente ben connessi vengono avvertiti in anticipo e prelevano i loro soldi immediatamente; tutti gli altri vengono pelati.

2. Limiti ai prelievi in banca. Potremmo ancora “avere” soldi in banca, ma quello è l'unico posto in cui possiamo “averli”. La semantica del verbo “Avere” può essere molto ingannevole, capite...

3. Tasse sempre in aumento su proprietà che finiscono nella confisca della proprietà. Funziona così: il governo stampa soldi e li passa agli amici; gli amici li usano per far salire il valore della proprietà; le tasse catastali salgono al punto in cui i proprietari non possono pagarle; i proprietari perdono le loro proprietà. E' sconcertante che il 63% degli acquisti immobiliari in Florida lo scorso dicembre siano stati fatti in contanti.

4. Vari tipi di regolamenti improvvisi, nuovi, super complessi, la cui inosservanza porta a multe molto alte. A sua volta, il non pagamento di queste multe porta alla perdita del patrimonio. Gli Stati Uniti hanno alcune leggi molto curiose, secondo le quali oggetti inanimati come macchine, barche e case possono essere accusate di un crimine, sequestrate e vendute all'asta. Possiamo aspettarci molti più accaparramenti di proprietà in futuro.

5. Confisca dell'oro, che è già avvenuta una volta negli Stati uniti, quindi c'è anche un precedente. So che questo farà incavolare molta gente, ma devo ancora sentire un argomento convincente per la quale il governo statunitense non debba ricorrere alla confisca dell'oro quando questa risulta essere una delle poche carte rimastegli da giocare.

Quest'elenco non è in alcun modo completo. Se pensate che abbia tralasciato qualcosa di importante, per favore aggiungetelo con un commento e valuterò di aggiungerlo. Ora, sarebbe bello se tutte queste misure funzionassero come un orologio, producendo sempre la giusta quantità di confisca di ricchezza per far levitare il governo, e lo schema finanziario sul quale si basa, un po' più a lungo. Ahimè, come con la maggior parte delle cose, qualcosa è destinato ad andare storto ad un certo punto, molto probabilmente quando meno ce lo aspettiamo. E sembra certo come la morte che qualcosa andrà di fatto storto molto prima che l'ultimo cittadino americano venga privato di tutta la ricchezza accumulata e lasciato alla sua vita pacifica in un fosso lungo la strada, indossando un attraente perizoma ed un elegante impacco di fango come cappello, perfezionando in silenzio una nouvelle cuisine che ha come protagonista le lumache au jus (in brodo) insalata di tarassaco au chaume (alle stoppie). Forse potete immaginarlo, ma io no. Oltre un certo punto, posso solo immaginare notizie di “disordini pubblici” diffusi seguiti da “collasso di ordine e legge”.

Tuttavia, spero che questo contesto ci permetterà di impostare un limite massimo per quanto a lungo un collasso può essere differito in ogni paese specifico. Una volta che il consumo di idrocarburi diminuisce in modo apprezzabile, il cronometro parte. Quindi è possibile stimare quanto a lungo può teoricamente scorrere il cronometro dividendo il patrimonio netto rimanente della popolazione per la dimensione del buco nell'economia creato dal crollo nel consumo di energia.

Ma dopo che le cose si complicano. Alcuni paesi si svuoteranno molto pacificamente e entreranno dolcemente nella notte, mentre altri esploderanno e avanzeranno velocemente lungo la sequenza del collasso finanziario-commerciale-politico. Quindi forse la cosa più utile da sapere è se il cronometro del collasso è già partito per ogni singolo paese perché, se è già partito, diventa un gioco stupido aspettare l'inevitabile conseguenza.

Un approccio ragionevole è quello di avere un altro passaporto e di riposizionarsi silenziosamente in un altro paese. E' importante che questo paese sia uno per il quale il cronometro del collasso non sia già partito e non partirà ancora per molto. Idealmente questo sarebbe un paese sicuro, politicamente stabile, energeticamente indipendente, militarmente invincibile, sotto-popolato e che non prevede estradizione che sarà fra gli ultimi ad essere gravemente distrutti dal cambiamento climatico e dove potreste pranzare con Edward Snowden. Ma questo approccio non attrae tutti, e lo capisco.

Quindi un altro approccio è di adattarsi a ciò che sta arrivando rimanendo negli Stati uniti, o in qualsiasi altro paese per il quale il cronometro del collasso sia partito, rendendo se stessi e la propri ricchezza, se se ne ha una, illeggibile. Ecco un articolo molto carino di un leccapiedi intelligente di nome Venkatesh Rao sul concetto di illeggibilità. E qui c'è un un testo di base molto carino su come essere una persona illeggibile. Questo tipo di illeggibilità non ha niente a che vedere con lo scrivere a mano; si tratta di essere nascosti in piena vista. Leggetelo per favore come compito a casa, perché avrò molto da dire su questo argomento nel prossimo futuro. E mi piacerebbe vedere una lista di paesi per i quali il cronometro del collasso è già partito, insieme a stime di prim'ordine su quanto potrebbe durare per ciascuno, sulla base del patrimonio netto della popolazione e del deficit economico del paese. Ma siccome questo post ha appena superato le 3000 parole, lascio questo esercizio al lettore.




19 commenti:

  1. Proprio stamani, qualche ora prima, ascoltavo in treno la testimonianza di un amico anarchico che viene vessato dallo stato in una sua pratica ecologica virtuosa. Non solo questa persona ha scelto un modello di vita di decrescita radicale da promuovere, ma il Grande Predatore lo raggiungerà e lo farà fuori.
    Questo articolo eccellente è l'ennesima osservazione precisa su di un modello intrinsecamente violento (la metafora del tumore è la più corretta) al quale la gran parte della popolazione e della classe pseudo dirigente che esprime non solo non si oppone ma si prostra.
    Tutto noto se non si fa finta di non sapere.
    Penso che, ancora una volta, con due parole si possa dire tutto: effetto cassandra.

    The age of Homo Stupidus Stupidus.

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  2. vorrei un attimo far notare che Cassandra era prigioniera di una contraddizione: se conosceva il futuro, non poteva evitarlo; se poteva evitarlo, non conosceva il futuro.

    IN effetti essere una cassandra è puro masochismo. Se lo si fa, è per salvare (si fa per dire) quei pochi che ti daranno retta. Ma quando ad andare in malora è tutto il pianeta, a che serve?

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    1. Domanda fondamentale!! C'è da chiedersi se non sia meglio rinchiudersi nel proprio piccolo e prepararsi allo tzunami che mettere in guardia gli addormentati ...

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    2. In effetti è una buona domanda. Ma notate che è stato Dmitry a tirar fuori questa faccenda. Se non mi ci tirava lui dentro, non credo che ne avrei parlato così esplicitamente. Tanto più che nessuno può prevedere il futuro - men che meno i catastrofisti duri e puri. Però, come si dice da noi, meglio aver paura che buscarne. Quindi, un avvertimento che potrebbe essere utile a qualcuno. Poi, coltivate l'atarassia che è l'unica possibilità

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    3. confutatis maledictis.

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  3. a proposito http://umsoi.org/2013/12/01/il-governo-rappresenta-il-popolo-mah/

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  4. Affermare che l'ex URSS sia collassata solo per i diminuiti introiti del petrolio mi sembra troppo riduttivo e forse non del tutto vero. A quell'epoca tutti i cittadini lavoravano, le risorse naturali non mancavano di certo e la produzione di prodotti alimentari, anche se poco efficiente, era più che sufficiente ad alimentare la popolazione. Allora perchè è crollato tutto? Credo perchè ogni prodotto industriale, dalla semplice bicicletta ai razzi spaziali erano tutti assemblati da parti provenienti dai quatto angoli dello Stato e questo per scelta politica fin dai tempi di Stalin, per non far acquisire troppo peso economico e politico ad una determinata regione. Aggiungete che c'erano spinte centrifughe nel senso di autonomia dallo Stato centrale di decine e decine di nazionalità presenti nell'Urss in quel periodo ed il gioco è fatto.

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    1. Pure io non vedo relazione tra petrolio e crisi dell'URSS. La produzione di greggio calò per via della crisi e non viceversa. Lo dimostra il fatto che quando l'economia della Russia si è ripresa la produzione di greggio è risalita. Oggi stanno sugli stessi livelli del pre crisi.

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    2. difatti l'economia non dipende dal petrolio. Professore nemmeno qui vogliono credere alle sue parole, perchè l'economia è un fatto di soldi. Lo dicono anche alla TV.

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    3. Vero. E' molto difficile far passare questo punto; ovvero che l'economia dipende dalle risorse, quando forse il 90% degli economisti dicono il contrario. Che ci vuoi fare? Avranno ragione loro.......

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    4. Però è anche vero che l' economia non dipende solo dalle risorse energetiche sennò non si spiegherebbe come mai nel 2003 per fare un milione di dollari di pil in Italia si consumavano 122 tonnellate equivalenti di petrolio e negli USA (ad es.) ce ne volevano 221. O no?
      P.S. I dati li ho trovati qua: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_energy_intensity

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    5. il PIL è già di per sè un'imbroglio. In Italia poi è fatto per il 74% di terziario e ti puoi immaginare che gran bisogno di risorse abbia bisogno. La produzione di ricchezza, quella vera, ha bisogno di energia, di sudore e di vite umane, come è stato dai tempi dei Sumeri fino all'avvento del petrolio, in questi ultimi 50 o 60 anni. Se poi grazie ai miliardi di schiavi contenuti in un barile ci vogliamo mettere centinaia di migliaia di lavoratori del terziario a fare la pacchia, ben venga, ma fermiamo l'illusione e la spocchia a questo punto prima che sia troppo tardi.

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    6. In Italia come in molti altri paesi occidentali sovrappopolati e dipendenti dalle risorse estere, il collasso comporterà un bagno di sangue. Non scivoleremo dolcemente nella notte da noi, questo è ragionevolmente certo. Chi può, oggi o nel breve termine farebbe bene a fare i bagagli ed emigrare in nazioni sottopopolate (paesi scandinavi, Australia, Nuova Zelanda, ecc), gestirsi un agriturismo magari, coltivando autonomamente i prodotti della terra e autoproducendosi energia elettrica da FV (molto difficile nei paesi scandinavi). Ovviamente ben lontani dai grandi centri abitati.

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    7. Da totale profano di materie economiche a me non è chiaro affatto cosa sia il Pil (dubito lo sia anche per mille mila persone che si riempiono oggi giorno la bocca con questo acronimo, ma lascio il beneficio del dubbio ...).

      Per quel poco che mi sembra di avere capito, se io e mia sorella ci mettiamo d'accordo che per un mese ogni giorno io vendo a lei il bene X, anche immaginario e immateriale, per un milione di euro, lei domani lo rivende a me per la stessa cifra, e così via, alla fine mese il pil è cresciuto di 30 milioni? E' una caxxata quello che ho scritto? qualcuno ne sa di più?

      L.

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    8. No fermi un attimo. Non mi pare di aver sostenuto che l'economia non dipenda dal petrolio. Questo però non vuol dire che ogni qualvolta ci siano dei problemi economici da qualche parte nel mondo, questi debbano per forza essere ricondoti alla diponibilità di greggio.
      O vogliamo sostenere che l'URSS di 20 anni fa aveva problemi di disponibilità di risorse energetiche?

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    9. @ anonimo.

      dovresti proporre al governo di creare una decina di società su cui transitino obbligatoriamente tutte le spese della p.a. e dell' inps prima di arrivare ai beneficiari finali, così ogni mille euro versati a un pensionato/dip. p.a./azienda risulteranno decuplicati nel conteggio del pil.
      In tal modo potremmo triplicare il pil italiano (come minimo), il rapporto debito pubblico-pil scenderebbe almeno al 40%, risulteremmo i più virtuosi dell' europa occidentale, potremmo fare deficit a manetta e nel contempo far scendere ulteriormente gli interessi sui tds italiani.
      Speriamo che Renzi ti ascolti

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  5. il petrolio non conta niente solo quando non serve..
    quando ce n'è poco a buon prezzo e serve a tutto (o quasi) ha il potere di distruggere la ricchezza creata in un batter d'occhio..
    e le considerazioni sull'energia andrebbero fatte sia a larga scala che in ambito familiare..
    si pensi a quante persone potrebbero avere standard di vita accettabili senza esserne schiave..
    conosco gente che parla male dei pannelli fotovoltaici ma spende 2000 euro di metano solo per riscaldare la casa..o gente che è convinta che sia il mezzo pubblico che lo scooter elettrico sono delle fregature..e 'in casa' ha due auto e due scooter a benza..i quali solo di bollo e carburante rosicchiano percentuali allucinanti di reddito annuo..
    un saluto.

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  6. E' curioso come il collasso dell'Unione Sovietica di 20 anni fa sia ancora percepito attraverso i filtri della propaganda occidentale - e il bello è che spesso viene percepito così anche in Russia! Eppure, i dati sono disponibili per chiunque abbia voglia di verificare. Come hanno dimostrato Reynolds e i suoi co-autori, il crollo politico fu posteriore al picco del petrolio, a sua volta causato - come tutti i picchi del genere - dall'impossibilità di ottenere sufficiente capitale per mantenere il ritmo di estrazione. Come dice Orlov, su questo ci misero lo zampino i Sauditi che si ingegnarono di fare abbassare il prezzo del petrolio. In sostanza, si, l'Unione Sovietica della fine anni '80 aveva enormi problemi di disponibilità di risorse energetiche. Non perché non ci fossero, ma perché non disponeva dei capitali necessari per sfruttarle.

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    1. Le letture antropocentriche sono inevitabili in una cultura antropocentrica caratterizzata dalla hybris che apologizza la "bassezza" di ciò che è "naturale", il disprezzo relativo e che si protende nella babele tecnoteistica.
      Il 99% delle letture delle crisi anche nel mediterraneo, è centrato sui protocolli di homo e ignora le cause, ovvero il drammatico aumento insostenibile dell'impronta ecologica di quei paesi.
      Il gigante dai piedi d'argilla che più crolla e più si guarda l'ombelico chiedendosi cosa ci sia che non vada in esso.

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