Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 21 gennaio 2014

Picco della domanda: il suono di una mano sola

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR


Parlare di “picco della domanda” circa l'attuale stasi della produzione mondiale di petrolio è un po' come il concetto del “suono di una mano sola” è un vecchio “koan” Zen. Questo enigma è stato risolto da Bart Simpson di recente. 


Il concetto di “picco della domanda” sta acquisendo popolarità nella discussione sul picco del petrolio. E' un buon esempio di come una discussione si può smarrire in una terra di nessuno di idee e concetti senza fondamento quando questo "picco della domanda" viene visto come una smentita dell'idea che abbiamo dei limiti a quello che possiamo fare su questo pianeta. Così, l'implicazione è che la presente mancanza di crescita nella produzione mondiale di petrolio (che è un preludio al picco), come pure la riduzione del consumo nei paesi dell'OCSE, sono cose che non hanno a che vedere coi limiti fisici della produzione petrolifera. Al contrario, è una scelta che abbiamo fatto noi. Abbiamo deciso di consumare meno petrolio perché siamo abbastanza intelligenti da aver trovato dei modi per usarne di meno. Quindi vedete? Comandiamo ancora noi, siamo ancora i padroni del pianeta.

E' un concetto che, sfortunatamente, non regge quando è messo di fronte a tutto quello che sta succedendo. Per esempio, forse abbiamo comprato auto più efficienti, ma è anche vero che in media percorriamo meno chilometri in un anno. Semplicemente non possiamo più permetterci di guidare come eravamo abituati a fare e questo è difficile vederlo come una scelta.

Ma, allora, cosa si intende esattamente per “picco della domanda”? Gli economisti parlano di domanda e offerta e quindi dichiarano che la domanda deve essere sempre uguale all'offerta. Il che va bene finché si vedono domanda e offerta come termini qualitativi che aiutano a concettualizzare una situazione di mercato. Si può dire, “se il caffè dovesse costare 20 euro a tazzina, ne berrei molto meno”. Ovvio.

Ma la cosa curiosa è che né la domanda né l'offerta sono misurabili da sole eccetto che in casi piuttosto speciali. Sono due facce della stessa medaglia: parlare di “picco della domanda” è un po' come chiedere qual'è il suono di una mano sola (va bene, so che Bart Simpson quello lo ha risolto, ma non addentriamoci in questa faccenda...).

La stessa cosa vale per il “picco dell'offerta” che un tipico specchietto per le allodole degli abbondantisti che tendono ad accusare i picchisti di dire che presto “finiremo il petrolio”. Non lo finiremo. La produzione è determinata da diversi fattori: la domanda (ciò che le persone sono disposte a spendere per il petrolio) insieme all'offerta (quanti soldi sono disposte a spendere le industrie per investire in estrazione petrolifera) per generare un parametro misurabile, che è la produzione. Possiamo equiparare la produzione alla domanda, va bene. Ma il picco del petrolio non è né picco della domanda né picco dell'offerta. E' il picco della produzione.

Quindi, il concetto di “picco del petrolio” è il risultato di un'evoluzione dinamica di produzione e consumo determinata principalmente da come scende l'EROEI nel tempo mentre l'estrazione procede. Può essere modellata e in questo modo si ottiene, in effetti, una curva a campana. Cliccate qui per un articolo in proposito

Alla fine, va bene discutere del picco della domanda. Ma a un certo punto dovremo smettere di discutere e pensare alle soluzioni.


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(A proposito: ci sono casi in cui si POTREBBE ragionevolmente parlare di domanda che viene colpita da fattori che non siano i prezzi. Pensate all'argento: la tecnologia della fotografia digitale ha distrutto la domanda di argento per le pellicole fotografiche. Bene, ma ci sono due cose da considerare: una è che non c'è stata nessuna discontinuità tecnologica paragonabile per i combustibili fossili. L'altra è che la fotografia digitale non ha ridotto la domanda di argento. Non è visibile alcuna riduzione della produzione di argento negli ultimi decenni. Il buon vecchio Jevons domina ancora). 


7 commenti:

  1. il 31 dicembre qui ha chiuso un Conad city e sento parlare della chiusura della catena dei Dico. Significherebbe migliaia di lavoratori, fornitori e operai senza lavoro. Ecco com'è la curva a campana della domanda: basta non sovvenzionare più certe attività direttamente o indirettamente, la domanda cala e conseguentemente l'offerta. Quando ci renderemo conto che il nostro welfare non è altro che una bolla gonfiata in questi ultimi 50 anni grazie ai fossili? Mai per la stragrande massa sterminata. La cortina fumogena stesa dai media funziona molto bene e tutti pensano che la colpa sia dei politici, mentre loro si limitano solo a proteggere i loro orticelli elettorali e sè stessi. Ma qualcuno preferisce una dittatura? Non credo proprio.

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  2. Ma ad oggi non c'è stato nessun picco della domanda...anzi!!

    Poco importa se in alcuni paesi (o financo in tutta l'area OCSE) c'è stato un calo della domanda. L'aumento dell'area NON-OCSE e ampiamente superiore al calo della prima, con il risultato che la domanda su scala mondiale continua a segnare record su record. L'ultimo rilevamento (Energy Information Administration) relativo al 2013 indica una domanda complessiva pari a 90,383 milioni di b/g. In aumento di ben 1,2 milioni rispetto al precedente record del 2012 che a sua volta superò di circa 0,6 milioni il record del 2011, che a sua volta.........

    Insomma, mancano proprio le basi del ragionamento.

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  3. Caro Pinnettu, non puoi mettere tutto nel calderone della domanda globale, senza distinguere dove è calata (occidente in primis) e dove è aumentata (Cindia e altri paesi emergenti). Né puoi escludere la quota di greggio dirottata, a scapito di quella esportata, verso i mercati interni dei paesi produttori che hanno popolazioni in genere in forte incremento demografico.
    Togli la Cina dalla tavola petrolifera e vedi come cala la domanda globale.
    E poi ormai è lampante che aldilà della produzione all liquids che in qualche modo riesce a non declinare è il picco dell'energia a buon mercato quello che è ormai alle nostre spalle.
    Questo insostenibile paradigma morirà non di peak oil ma a causa dell'energia sempre più costosa.

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  4. E poi, cosa importante, leggo del PIL cinese 2013 al 7,7% in calo, e si prevede in ulteriore calo nel 2014. Ma anche altre economie emergenti stanno perdendo colpi. Cosa impedisce loro di continuare a "crescere"? Dai Pinnettu, che la risposta o le risposte le conosci.

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  5. No aspetta Paolo. La discussione però non verte sullo stato delle economie mondiali, ne su quelle che saranno le consegenze dell'indisponibilità di greggio a basso costo o altro.

    Si parla di una cosa che semplicemente non è vera. La domanda NON ha raggiunto nessun picco. Se non lo vogliono gli "occidentali", lo vuole sicuramente qualcun'altro (ah tral'altro del +1,2 milioni del 2013, solo 0,4 sono della Cina).

    In buona sostanza, la produzione non è in calo (altra cosa non vera) perchè è in calo la domanda, ma al massimo lo sarebbe perchè ci sono problemi sul versante della produzione del greggio convenzionale.

    La nostra visione del mondo continua ad essere "occidentalcentrica". Quello del greggio è però un mercato mondiale e su scala mondiale bisogna ragionare per comprendere le dinamche della domanda e dell'offerta.

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  6. GLI OCCIDENTALI LO VORREBBERO, MA NON PENSO CHE IL MERCATO SIA COSI' LIBERO COME INSEGNANO ALLA SCUOLA DI ECONOMIA. GUARDATI INTORNO A TE. QUANTE PERSONE ONESTE TROVI? IERI UNA SIGNORA MI HA CONFIDATO CHE QUANDO LE DONNE GUARDANO UN UOMO, E' PER CAPIRE QUANTI SOLDI POSSONO SFILARGLI. IO CONTINUO A CREDERE CHE NON SIA COSI' PER TUTTE, MA SE DETTO DA UNA DONNA....?????

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  7. Se fossimo andati avanti unicamente col greggio convenzionale, l'economia mondiale si sarebbe già ingrippata da tempo. Io poi non ho parlato di picco della domanda, ma di compensazione del calo occidentale da parte di quella delle economie emergenti.
    Gli shale e gli scisti bituminosi in qualche modo stanno tenendo a galla la produzione globale ma non per molto. Bisogna vedere le potenzialità irakene e iraniane, oltre la capacità saudita di aumentare ancora la produzione di greggio convenzionale a fronte delle richieste crescenti dei mercati interni però. La sensazione è che siamo arrivati al giro di boa. Tutto questo trivellare in ogni dove sul pianeta per poche gocce, gli shale, gli scisti, i biocarburanti, EROEI in calo ovunque, vogliono dire una sola cosa: siamo alla canna del gas.

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