Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 16 dicembre 2013

Petrolio: la strada è in discesa.

Da “Oil Man”. Traduzione di MR (h/t Fabio Biagini)

Di Matthieu Auzanneau

La domanda di petrolio dovrebbe continuare a crescere e passare da 87 a 101 milioni di barili al giorno (Mb/g) da qui al 2035, secondo il rapporto della Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) pubblicato ieri. Rispondere a questa richiesta promette di costituire una sfida la cui enormità che è stata confermata di nuovo e che viene specificata un po' meglio.

La IEA ammette che “il declino della produzione dei giacimenti esistenti sarà un grande motore di investimento nella produzione”. Per la prima volta, essa dedica un capitolo intero al problema del declino della produzione esistente. Sottotitolo del capitolo: “Il declino non sempre porta al crollo”.

A partire dall'analisi di 1.600 giacimenti che hanno superato il picco di produzione, la IEA stima il loro tasso medio di declino al 6% all'anno. Ciò significa che se l'industria smettesse oggi di investire sulla ricerca e la messa in produzione di nuove risorse, le estrazioni petrolifere mondiali precipiterebbero di circa la metà da qui al 2020 (guardate il grafico qui sotto!)

Produzione petrolifera osservabile in caso di assenza di tutti i nuovi investimenti. IEA, WEO 2013.

Questo declino naturale della produzione rappresenta un problema di una scala senza precedenti: mai finora l'industria petrolifera ha affrontato un tale tasso di caduta della produzione di un numero di giacimenti così alto.

Anche solo per mantenere la produzione al livello raggiunto nel 2012, l'industria petrolifera dovrà, da qui al 2020, sviluppare circa 34 Mb/g di capacità supplementare, stima la IEA. Questa rappresenta l'equivalente di tre Arabie Saudite. Il tasso di declino annunciato dalla IEA è ormai lo stesso che aveva evidenziato nel 2011 l'ex Amministratore Delegato della Shell, Peter Voser.

Insomma, ”la strada è dritta, ma è molto ripida”. Maledettamente ripida.

La IEA conferma incidentalmente il declino annunciato per la produzione di petrolio convenzionale, riconosciuto per la prima volta nel suo rapporto del 2010. Questa produzione di petrolio liquido classico, che fornisce i 4/5 dell'attuale offerta di combustibili liquidi, si ridurrà a 65 MB/g nel 2035 contro i circa 70 Mb/g di oggi, a giudizio della IEA. L'agenzia internazionale, incaricata di consigliare i paesi ricchi (e importatori di petrolio) membri dell'OCSE, conferma ugualmente la sua diagnosi emessa lo scorso anno di un declino in corso (Messico, Angola, Gran Bretagna, Norvegia) o imminente (Russia, Iran, Kuwai) di alcuni dei pesi massimi della produzione mondiale.

Lo sviluppo di petroli non convenzionali – sabbie bituminose, petrolio di scisto, ecc. - così come di liquidi del gas naturale (NGL) permetterà di colmare il divario crescente fra la domanda e l'offerta di petrolio greggio convenzionale, assicura la IEA.

I petroli non convenzionali e i NGL sono più difficili e costosi da produrre.

La IEA sottolinea in particolare che i pozzi petroliferi di scisto (o del substrato roccioso, per dirlo in modo più appropriato) hanno un declino ben più precoce e pronunciato di quello del petrolio convenzionale. L'agenzia prevede per la prima volta un picco della produzione di petrolio di scisto degli Stati Uniti, di cui fissa la data per il 2025. Una previsione sensibilmente più ottimista di quelle ormai avanzate dall'amministrazione Obama (picco nel 2020) e dalla segreteria generale dell'OPEC (picco nel 2017).

La IEA insiste sul futuro mantenimento dei costi di produzione molto elevati. Le spese del settore petrolifero e del gas dovranno raggiungere un nuovo record nel 2013 e superare i 700 miliardi di dollari.

Impennata dei costi degli investimenti nella produzione petrolifera e di gas dopo il 2000. IEA, WEO 2013.

La chiave del futuro della produzione mondiale di petrolio sembra essere là.
Un analista della Douglas-Westwood Associates, una delle società di consulenza più prestigiose in seno all'industria petrolifera, spiega:

“La maggior parte dei grandi produttori ora ha bisogno di un barile di Brent a 120 o 130 dollari per mantenere il loro livello attuale di dividendi insieme ai loro programmi d'investimento”.

Il gruppo francese Total ha a sua volta annunciato a settembre una forte diminuzione delle proprie spese d'investimento di capitale future, nonostante le estrazioni di greggio siano in declino dal 2004.

La domanda di petrolio negli Stati Uniti tende a ridursi quando il prezzo del barile di Brent è al di sopra dei 103 dollari; essa fa la stessa cosa in Cina quando il prezzo del Brent supera i 120 dollari, indica la società Douglas-Westwood Associates all'agenzia specializzata Platts.

L'industria petrolifera corre dunque il rischio di ritrovarsi presa in mezzo fra i costi di produzione sempre maggiori ed una domanda che non potrà soddisfare.

La produzione petrolifera mondiale e la crescita economica mondiale si sono fin qui sviluppate in modo quasi parallelo, come il prezzo del greggio e quello dei prodotti alimentari.


19 commenti:

  1. Messa in questo modo, si può dedurre solo una cosa, siamo totalmente fott..
    A dir la verità l economia stagnante in Europa e stati uniti, non fa pensare a nulla di buono.
    Detto ciò, si può pensare che questa società possa sopravvivere ai prossimi anni, se la quantità di petrolio, calerà?? Cosa dire a un giovane di 30 anni che vuole mettere su famiglia? Costruisciti un bunker?? Accumula riserve di cibo in scatoletta???

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    1. impara a usare un'arma e insegna questo a tuo figlio

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    2. ah la realtà sarà peggiore di qualsiasi telefilm di serie D

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  2. La cura? Agricoltura, Pastorizia e Controllo demografico.

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    1. controllo demografico? di grazia, e come?? facciamo sterilizzare forzatamente orde di musulmani e indù di India,bangladesh, Indonesia e pakistan?? E che dire della Cina che ha abbandonato il programma del figlio unico? Ma anche da noi "civilizzati cattolici e cristiani occidentali"non siamo da meno; prova a vedere cosa dice "Mago" se proponi un programma di educaziopne sessuale obbligatoria scuole con distribuzione gratuita di profilattici agli adolescenti. sarebbe utile anche per diminuire il contagio dell'HIV.
      Amen

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    2. @ Arturo
      ma che caz.. dici? Un vero cristiano ha vinto la lussuria e gli istinti procreativi disordinati in virtù della grazia di Dio, ma come nel tuo caso e nel 99,9% dei cattolici e non, la comprensione degli immensi doni di Dio è zero. Il maligno lavora molto bene e Dio non può fare altro che ritirarsi da te e la maggior parte dei nuovi Adamo ed Eva in virtù del libero arbitrio, come io devo fare colle mie figlie quando vogliono sbagliare. Non è una questione di religione, tanto il diavolo si mette in tasca te e tutti i preti, i muezzin e i bonzi del mondo, se vuole e se Dio glielo permette. Per fortuna qualche santo vero c'è sempre stato, perchè Dio appunto non permette la totale depravazione della sua creatura, ma la misura comincia ad essere colma, come a Sodoma e Gomorra. Vai pure a celebrare il tuo padrone con regali consumistici e cenoni, che non è certo grazie a te e a lui che qualcosa di veramente buono c'è, c'è stato e ci sarà ancora.

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  3. "L'industria petrolifera corre dunque il rischio di ritrovarsi presa in mezzo fra i costi di produzione sempre maggiori ed una domanda che non potrà soddisfare.".
    E' tutto qui il succo del picco, quello del costo economico dell'energia non del petrolio che, per quanto possano aumentarne la produzione, avverrà a prezzi sempre più alti.
    Mi rivolgo in particolare a Pinnetu che fa interventi "ottimistici" sul mantenimento del BAU così com'è grazie agli aumenti produttivi di combustibili fossili all liquids.
    Per come la vedo io questo che stiamo vivendo è l'ultimo decennio di economia petrolifera per tutti, quella che è stata inaugurata nel secondo dopoguerra. Dopo ci sarà solo il "si salvi chi può", in particolare per le sterminate masse dei paesi occidentali e delle economie emergenti (nel terzo mondo continueranno a morire di povertà). I ricchi e i potenti resteranno tali ancora per molto.

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    1. Cioa Paolo. In verità l'ottimismo è poco. Il mio, chiamiamolo così, "dissenso" dalla visione picchista è da considerarsi solo in relazione al collocamento temporale del picco stesso.
      Averlo voluto collocare un buon lustro alle nostre spalle, è stato un errore. E' vero, i prezzi sono saliti, e ancora saliranno, ma la disponibilità fisica c'è ancora e la cosa non è mica poco! Per questi anni, ricordo ancora, si tratteggiavano scenari da incubo, con i carburanti razionati e la gente pronta a uccidere per una tanica di benzina.

      Se già era difficile prima, diffondere il concetto del picco (che lo so non è solo disponibilità fisica di greggio) ora sarà impossibile.

      Nel 2004 uscì "crepuscolo nel deserto" di Simmons, dove si considerava possibile un imminente calo della produzione saudita. Allora i sauditi producevano circa 10 milioni di b/g, oggi sono saliti a 11,5. Sono passati quasi dieci anni.
      E come questo altri esempi. Dalla produzione USA a quella russa a quella irakena.

      In due parole, adesso al picco non ci crede più nessuno e quando arriverà, saremmo ancora più impreparati.

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    2. E' vero che i tempi del picco si sono un pò allungati ma non mi sembra che la situazione attuale consenta un qualche ottimismo per vari motivi:
      1) l'energia netta che arriva alla società è comunque inferiore a parità di volumi prodotti;
      2) il petrolio esportabile ha già raggiunto il picco a causa del famoso export land model;
      3) il procastinarsi del picco all liquids è dovuta solamente alla gigantesca insostenibile bolla del debito. Quando questa scoppierà (e secondo me scoppierà proprio il prossimo anno) non vi saranno mai più finanziamenti ne pubblici nè privati che potranno portare avanti la produzione dei più costodi petroli non convenzionali.
      E' assai probabile quindi che il prossimo anno possa essere quello di svolta....

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  4. In effetti, il BAU si ritrova il passo sbarrato da una forbice: prezzi troppo bassi del barile comportano il mancato sviluppo di giacimenti "difficili", ma prezzi troppo alti del barile deprimono la domanda e fanno fallire le compagnie che non riescono a rientrare dagli investimenti, o meglio non si mettono nemmeno a provarci perche' sanno che falliranno. Questo e' il discorso delle compagnie private. Discorso diverso per quelle statali, che finiranno per lavorare in perdita comunque, scaricando gli extracosti sulla comunita', perche' i governi non oseranno interropere il flusso di energia verso le economie nazionali. Ovviamente questi extracosti si traducono in erosione del welfare, oppure riduzione delle esportazioni, in ogni caso le economie ne verranno intaccate con riduzione in ogni caso dei consumi. GLi economisti forse credono di fregare la termodinamica, ma la termodinamica e' incoercibile.
    Allora, bottom line come dicono in inglese: guai, poverta', aumento degli attriti sociali e internazionali, guerre, e via discorrendo, sulla strada della decrescita caotica e fortemente infelice.

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  5. Siamo caduti nella trappola energetica (riferita ai combustibili fossili) ?
    Abbiamo ancora la possibilità di spostare il comparto energetico sulle energie rinnovabili ?

    Silvano M.

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  6. Il controllo demografico è già astato messo in atto dalla saggezza italica,(non scherzo), visto che il tasso di fecondità delle donne italiane è di circa 1,2; il problema è che l'età media delle primipare è passata da 32 a 35 negli ultimi 5 anni, ed ovviamente l'elefante demografico nella stanza alle nostre latitudini si chiama gobba lunga della curva demografica ; agricoltura e pastorizia, soprattutto la seconda ,credo sia praticabile solo nelle steppe subartiche di Canada e Russia, visto quello che si poteva mettere a coltura è stato i per sfruttato: il problema da noi semmai sono i suoli ipersfruttati e drogati non da ogm ma dalla rivoluzione verde, cioè nera petrolio, che ha permesso di arrivare a 7 miliardi di homo; a Natale non adottate bimbi in Africa, ma semmai donate a fucili a chi vuole proteggere il lupo dell'Abissinia e le foreste equatoriali...Vi dico solo che nelle Marche dall'anno prossimo saranno chiusi i parchi regionali p e r c h è tagli di pochi centinaia di migliaia di euro non si possono fare su contratti degli strutturati (intendo tutti i regionali) ma solo sui precari : e se i Forconi conducessero ad uno scontro aperto fra il pubblico dei servizi ed i loro schiavi finanziatori ?

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  7. Come ho già detto in un mio video, i problemi per i Paesi importatori come l'Italia nasceranno molto tempo prima dell'esaurirsi del petrolio, in quanto i Paesi produttori sono esportatori finché la produzione supera i consumi interni, ma quando la produzione soddisfa a mala pena i consumi interni, non c'è più esportazione e quindi i Paesi importatori restano a secco.

    Basta una riduzione del 25% della produzione petrolifera per non esserci più petrolio disponibile per i Paesi importatori;
    ma anche se la riduzione della produzione fosse solo del 10%, i Paesi importatori si farebbero la guerra (economica o militare) per accaparrarsi il petrolio di cui hanno bisogno.

    Sentire gli economisti Italiani che parlano di crescita economica e addirittura il Dot. Bagnai ha risposto a un mio post nel suo blog, dicendomi che non credeva all'esaurirsi del petrolio così come non era successo che nei secoli passati non era mancata la legna da ardere;
    mi fa pensare che siamo veramente messi male come cultura su questi argomenti, da parte di persone che vorrebbero guidare il nostro Paese!

    Mah...
    "Si salvi chi può!" :-)

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  8. negozi pieni, addobbi sempre più fitti e splendenti, traffico caotico, parcheggi impossibili, mi fanno pensare come il prof. Bagnai. E pensare che basterebbe che si scatenassero delle guerre civili in alcuni paesi produttori, come ora in Libia, per terminare il BAU per sempre. Forse la legna ardere non è mancata perchè le persone del mondo pre carbon vivevano a temperature glaciali, la legna era tagliata con la sola forza delle braccia e la popolazione mondiale era di soli 0,5 mld, ma tornare in quelle condizioni non piacerebbe a nessuno e la vita media sarebbe di 50 o pochi più anni. Eppure entro 10 o 20 anni tutto ciò ha molte probabilità di accadere.

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    1. Molte è un eufemismo.. è tutto già in moto. Non pretendo di capirne quanto voi di economia. Ma capisco quando guardo i grafici in particolar modo quelli relativi al cambiamento del clima. Bene sappiate che gli scienziati del clima sono stati un po' troppo teneri nei loro scenari e quindi abbiamo superato ampiamente il punto di non ritorno. Altra tappa a breve i feedback auto-rinforzanti, e li cari amici è finita.
      E' stato un piacere suonare con voi signori (cit.Titanic)

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  9. IL problema e' che le apparenze del qui ed ora sono estremamente piu' forti e convincenti della visone del "dopo".
    Difficile per una persona comune pensare che gli scaffali, cosi' ricchi e abbondantemente riempiti, di un supermercato si svuoterebbero in mezza giornata, se si troncasse la catena di rifornimento.

    E' proprio vero, il nostro vivere e' diventato fragilita' e apparenza.

    Per quanto riguarda il picco del petrolio, in effetti il ragionare per macrosistemi ci fa dimenticare il dettaglio che le crisi scoppiano per problemi locali , tipo una qualche nazione tagliata via dai rifornimenti.

    A volte penso che i sistemisti globali dovrebbero tenerne conto: un pagliaio che si surriscalda non prende fuoco tutto insieme, potrebbe inescarsi una criticita' locale e mandare tutto in fumo molto, molto prima delle previsoni "macro".

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    1. E infatti, la crisi inizierà da un Paese importatore di petrolio che non potrà più rifornirsi all'estero, perché la produzione del petrolio sarà sufficiente solo per uso interno dei produttori e di qualche Paese forte a cui non si può dire di no.

      Paesi fortemente importatori sono: Egitto, Italia, Giappone, ...

      Basta una riduzione della produzione mondiale di petrolio dal 10% al 20% per far saltare il sistema.

      Chi pensa che si dovrà aspettare il completo esaurimento delle risorse, si sbaglia di grosso!

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  10. eh, già, per esempio un cigno nero, (o annerito dal carbone e dal petrolio)

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