Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 20 dicembre 2013

Il pianeta saccheggiato: un rapporto al Club di Roma

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR (Peak & Transition Translators Team)


Questa è una versione testuale di un discorso che ho tenuto al forum sulle Risorse Mondiali di Davos il 7 ottobre 2013. Per una descrizione più dettagliata dello stesso tema vedete questo post su un precedente discorso a Dresda.

Signore e signori, è un piacere essere qui ed oggi il mio compito è quello di raccontarvi una cosa che sta alla base di qualsiasi cosa facciamo: le risorse minerali. E' il tema di un libro che è il risultato di un programma di ricerca sponsorizzato dal Club di Roma e che ha coinvolto me ed altri 16 coautori. Ecco la copertina de “Il Pianeta Saccheggiato”.


Al momento esiste solo una versione tedesca, stiamo lavorando su quella inglese, ma ci vorrà un po' di tempo – alcuni mesi. In ogni caso, il titolo dovrebbe esservi chiaro anche se non parlate tedesco e potete notare che diciamo “Il Pianeta Saccheggiato”, non “Il Pianeta Migliorato” o “Il Pianeta Sviluppato”. No, il concetto è questo: saccheggiato. Come esseri umani, ci siamo comportati con le risorse minerarie come se fossimo pirati che saccheggiano un galeone catturato, arraffando tutto ciò che possono e più velocemente che possono.

Ora, naturalmente, c'è un problema con l'idea di saccheggiare il pianeta Terra. Cioè quanto a lungo possiamo andare avanti a farlo. A livello di base, è questione di buon senso: sappiamo che una volta che abbiamo bruciato il petrolio, questo finisce. Sappiamo che dopo che abbiamo disperso il rame in piccoli pezzetti sparpagliati non lo possiamo recuperare. Sappiamo che i diamanti sono per sempre, forse, ma sappiamo anche che, una volta che li abbiamo estratti da una miniera, non cene saranno più in quella stessa miniera.  Le risorse minerarie non sono infinite. 

Così, c'è questa domanda fastidiosa: per quanto a lungo possiamo continuare ad estrarre? E' una domanda che ci siamo cominciati a porre nel 19° secolo e la risposta è sia facile sia difficile. E' facile dire “non per sempre”, ma è difficile dire esattamente per quanto tempo. Quindi, che forma assumerà l'esaurimento? Come verrà percepito nell'economia? E, visto che pensiamo di essere tanto intelligenti, possiamo trovare qualche trucco per evitare, o perlomeno ritardare, il problema?

Il primo studio che ha tentato di quantificare questa domanda è il rapporto che è stato sponsorizzato dal Club di Roma già nel 1972, "I Limiti dello Sviluppo". Ne avrete sicuramente sentito parlare: ecco la copertina di quel libro:


Ora, avrete probabilmente sentito dire anche che questo studio era “sbagliato”, cioè, che aveva fatto previsioni errate, che era basato su dati e modelli errati e accuse simili. Ciò è stato il risultato di un'ondata di critiche, un vero e proprio tsunami direi, che ha fagocitato il libro ed i suoi autori dopo la pubblicazione dello studio. Gli autori sono stati accusati non solo di aver sbagliato, ma di far parte di una cospirazione globale che puntava a rendere schiava la razza umana e a sterminare le razze di colore (non sto scherzando, è stato detto diverse volte). 

Tuttavia, se c'è stata una reazione così aspra al libro è stato anche perché esso andava al cuore di alcune assunzioni fondamentali della nostra società, della nostra credenza più profonda che, in qualche modo, non solo la crescita è sempre buona, ma che possiamo continuare a crescere per sempre. Ma il libro diceva che questo era impossibile. E non diceva solo questo, diceva che i limiti della crescita sarebbero apparsi in un lasso di tempo che non era di secoli, ma solo di decenni. Sotto potete vedere i principali risultati dello studio del 1972, lo scenario chiamato “caso base” (o “scenario standard”). I calcoli sono stati rifatti nel 2004, dando risultati analoghi:

Quindi potete capire le ragioni della rabbiosa reazione negativa allo studio. E' la stessa cosa che sta accadendo oggi per il Cambiamento Climatico. Siamo umani, se vediamo qualcosa che non ci piace tendiamo a cercare modi per ritenerla sbagliata. E' normale, ma a volte diventa patologico, come è accaduto nel caso dello studio del 1972. Ho descritto questa storia in un mio libro: “I Limiti dello Sviluppo Rivisitati”.

Sono sicuro che fra voi stiate confrontando queste curve con l'attuale situazione economica e vi chiediate se questi vecchi calcoli possano risultare essere sorprendentemente buoni. Ma mi piacerebbe anche dire che queste curve non sono – e non sono mai state – da considerarsi come previsioni. No, gli autori dello studio hanno detto chiaramente che non volevano che questa fosse una profezia. Queste curve, produzione, estrazione, ecc..., hanno detto, sono i risultati dell'azione umana e che potevamo agire – avremmo potuto agire – in modo tale da evitare che il collasso mostrato nello scenario si verificasse. Sfortunatamente, non è stato fatto nulla e questo scenario si sta pericolosamente dimostrando essere una profezia.  

Allora, come mai questo modello ha descritto così bene il comportamento dell'economia mondiale (e potrebbe descriverne il futuro)? Be', ho parlato di questo in un mio discorso più ampio, ma qui posso solo dirvi che il modello era basato su ipotesi ragionevoli, in gran parte sul buon senso e sull'idea che la gente cerca di massimizzare i propri profitti a breve termine, che è un assunto tipico della maggior parte dei modelli negli studi economici. Ma, piuttosto che scendere nei dettagli, vi mostrerò qui come si confronta il modello coi dati storici e come può essere considerato, entro certi limiti, uno strumento predittivo. 

Per prima cosa, lasciate che riassuma il “cuore” dei risultati del modello. Questi risultati, naturalmente, cambiano a seconda delle ipotesi iniziali, ma c'è un risultato di fondo che continua a ritornare. Ciò che otteniamo da parametri come la produzione o l'accumulo di capitale, a prescindere da come organizzate i loro elementi, è una curva a campana, quella che Hubbert aveva già proposto nel 1956:


Questa curva potrebbe essere o meno inclinata, potrebbe essere irregolare, ma questo cambia poco sul fatto che la parte in discesa non è piacevole come la parte in salita per coloro che la vivono. Ora, ci sono molti esempi della tendenza dei sistemi del mondo reale a seguire la curva a campana, ma lasciate che ve ne mostri solo uno, un grafico fatto recentemente da Jean Laherrere: 


Questi sono i dati della produzione mondiale di petrolio. Come potete vedere, ci sono delle irregolarità e delle oscillazioni. Ma notate come, dal 2004 al 2013, cioè 9 anni, abbiamo seguito la curva: ci muoviamo su strade prevedibili. Questo è un modello molto semplice; la sua sola ipotesi è che la produzione seguirà una curva a campana. E lo fa, naturalmente entro certi limiti. Ma notate come già 9 anni fa avremmo potuto prevedere ragionevolmente bene la produzione di petrolio di oggi.  Abbiamo dei buoni metodi di previsione, apparentemente.

Naturalmente, ci sono altri elementi in questo sistema. Nella figura sulla destra potete vedere anche l'apparizione delle cosiddette risorse petrolifere “non convenzionali”, che seguono la propria curva e che stanno mantenendo la produzione di combustibili liquidi (un concetto leggermente diverso da quello di “petrolio greggio”) piuttosto stabile o leggermente in aumento. Ma, vedete, il quadro è chiaro e la capacità predittiva di questi modelli è ragionevolmente buona. Dobbiamo solo prestare loro un po' di cura: i fattori politici possono cambiare molto queste curve e se cercate una curva a campana nella produzione dell'Arabia Saudita non ne troverete una. Ma questo ci dice semplicemente una cosa che sappiamo già: il governo saudita controlla la produzione sulla base di fattori politici piuttosto che sulla base della ricerca dei profitti immediati. 

Quindi, il modello rivela una tendenza. Mostra cosa accade normalmente in un sistema in cui la gente cerca di sfruttare una risorsa non rinnovabile ottenendone il massimo profitto. E c'è una ragione per questo comportamento. Ciò che fa la gente, ovviamente, è sfruttare prima le risorse “facili”. Meno sforzo fai per estrarre ed elaborare una risorsa, più alto è il profitto che puoi trarne. Immaginate quindi di trovare un blocco di carbone appena sotto la superficie. Lo prendete, lo portate a casa e lo bruciate. Fare questo non vi costa quasi niente in energia – è questo più o meno che la gente faceva agli albori della “rivoluzione del carbone”; raccoglieva semplicemente il carbone a livello del terreno. Ma poi, naturalmente, ha esaurito questo carbone facile. Dovevano scavare tunnel sotterranei e questo comportava molto lavoro. Oggi, siamo giunti a una cosa del genere:


Questa immagine proviene dalla copertina de “Il Pianeta Saccheggiato” e mostra una ruota gigante usata per estrarre il carbone; sta da qualche parte in Germania. Ora, pensate un attimo a quanta energia serve per fare una ruota simile. Dovete estrarre minerale di ferro da una miniera, fonderlo, trasformarlo in acciaio e alla fine trasformarlo in quella cosa enorme. E questo non è tutto – è tanta l'energia di cui avete bisogno per far funzionare la ruota, per portare via il carbone dalla miniera e così via. E' difficile pensare che potremmo essere così intelligenti da trovare modi per estrarre carbone senza usare questo tipo di attrezzatura. Pensate a come si potrebbe sostituire quella ruota gigante con un iPad!

Ecco, c'è questo problema fondamentale. State estraendo carbone per ottenerne energia. Ma dovete spendere energia per estrarre carbone. Quindi è uno scambio. Potete misurare quanto sia buono l'affare prendendo il rapporto fra l'energia ottenuta e l'energia spesa (EROI o EROEI). Più alto è il rapporto, più siete felici. Questo vale per tutti i minerali che producono energia: petrolio, gas e simili e non sarete sorpresi di sapere che questo rapporto tende a scendere mentre continuate a sfruttare la vostra risorsa. Cioè mentre impoverite la vostra risorsa, i vostri rendimenti scendono. Ciò è mostrato in questa figura (di David Murphy):


Vedete che la percentuale di energia “netta”, cioè l'energia che guadagnate, scende mentre esaurite le risorse “buone”. Per EROEI al di sotto di 20, il problema è significativo e al di sotto di 10 diventa grave. E, come vedete, ci sono molte risorse energetiche che stiamo usando negli ultimi tempi che hanno questo tipo di basso EROEI. 

Ora, il problema dei ritorni decrescenti esiste anche per i minerali che non vengono estratti per produrre energia. Dobbiamo ancora spendere energia per estrarre i minerali e, mentre comincia l'esaurimento, dovete usare sempre più energia. Ciò rende la risorsa più costosa. E non c'è dubbio che questo processo sia in corso. Servono enormi quantità di energia per estrarre la quantità di beni minerali di cui ha bisogno la società industriale. Lasciate solo che vi mostri un esempio: 


Questa è la miniera di rame di Morency, in Australia; potete farvi un'idea della dimansione dell'operazione quando capite che qui puntini bianchi sulla sinistra sono degli edifici. Questa è la misura tipica dell'industria mineraria moderna – la quantità di energia che impiega è a sua volta enorme. Si può stimare che sia sull'ordine del 10% dell'energia primaria totale prodotta nel mondo.  

A questo punto, penso che possiate capire le ragioni della curva “a campana”. L'impoverimento non è un fenomeno del tipo “tutto o niente”. E' un'evoluzione graduale nella quale l'estrazione mineraria diventa sempre più costosa; ciò significa sia in termini di energia necessaria sia in termini di soldi. Mentre il vostro profitto diminuisce lentamente, vi rimangono sempre meno risorse da investire in ulteriore estrazione mineraria. Così, non è possibile continuare a crescere, si arriva a un picco e ad un declino. Naturalmente, ci sono molti più fattori che influenzano la curva: i prezzi, gli interventi politici, la tecnologia, eccetera. Ma il cuore del modello, il declino dell'energia netta, rimane un fattore potente nella formazione delle curve di produzione che, a loro volta, condizionano l'economia e generano un declino globale. 

Quindi, dato che questo è il modello, dove ci troviamo in termini reali? Ecco alcuni dati complessivi:

(Da un saggio di Krausmann et al, 2009 http://dx.doi.org/10.1016/j.ecolecon.2009.05.007)

Questi dati arrivano fino al 2005; da allora, queste tendenze si sono mantenute anche se la crescita sembra rallentare. Ma, se ci deve essere un picco, non ci siamo ancora arrivati. Tuttavia, abbiamo prove chiare che l'industria mineraria globale si trovi sotto un grande stress. Lo deduciamo principalmente dalla tendenza dei prezzi. Ecco alcuni dati che riguardano alcuni beni minerali selezionati, metalli importanti per l'industria:


(Adattato da un grafico riportato da Bertram et al., Resource Policy, 36(2011)315))

Ed ecco alcuni dati sul petrolio. Qui ci sono i dati sia dei prezzi sia della produzione (dal blog “Early Warning” di Stuart Staniford:


E vedete che, anche se siamo capaci di gestire una produzione leggermente in crescita per quanto riguarda il petrolio greggio, possiamo farlo solo a prezzi sempre più alti. Questo è un effetto degli investimenti sempre più alti nell'estrazione di risorse difficili – l'energia costa denaro, dopo tutto.

Ora, alcuni dati sul cibo. Naturalmente, il cibo non è una risorsa minerale, anche se in realtà parzialmente lo è, perché l'agricoltura moderna 'estrae” suolo fertile. Ma il punto principale è che la moderna produzione agricola ha bisogno di energia che proviene dal petrolio ed anche di fertilizzanti ed altri elementi che vengono prodotti usando combustibili fossili. Quindi, se i prezzi del cibo aumentano è a causa dell'esaurimento del petrolio e del aumento generale dei prezzi di tutti i beni minerali, come potete vedere sotto: 


Ciò che che vedete qua è un grosso problema perché tutti sappiamo che la domanda di cibo è fortemente inelastica – in parole povere, abbiamo bisogno di mangiare, o si muore. Diversi episodi recenti nel mondo, come le guerre e le rivoluzioni in Nord Africa e nel Medio Oriente, sono state collegate a questi aumenti dei prezzi del cibo. 

Tutto questo è già piuttosto preoccupante, ma il vero disastro è un altro. Nonostante il fatto che la produzione di petrolio si trovi in uno stato di plateau, non vediamo alcun plateau nelle emissioni di CO2. Stiamo creando un disastro climatico. Come vedete dai dati più recenti, il CO2 sta ancora aumentando in modo pressoché esponenziale: 


Quindi, ciò che stavo dicendo all'inizio sta accadendo: lo scenario de "I limiti dello Svilupp"o non doveva diventare una profezia ma, sfortunatamente, lo sta diventando. Ecco gli ultimi calcoli sulla traiettoria mondiale, fatti con una versione aggiornata del programma usato per “I Limiti dello Sviluppo” del 1972, con anche degli aggiornamenti nei dati storici, naturalmente. E, sfortunatamente, sembra che ci stiamo avvicinando sempre di più all'inizio di un declino irreversibile: 


Notate una cosa su questa figura. Vedete, il Club di Roma è stato spesso accusato di presentare solo problemi, non soluzioni. Ma guardate la figura sopra: vedete qual è il problema, ma vedete anche qual è la soluzione. Pensateci: perché avremo un collasso? Perché siamo cresciuti troppo. Non c'è modo di eludere questo fatto: se si cresce al di sopra del limite di sostenibilità allora ci si ritrova in ciò che viene definito “superamento (overshoot)” - si va oltre l'impronta ambientale consentita. Non c'è nulla che si possa fare se non tornare al di sotto del limite, ma nel superamento si sono consumate delle risorse che non possono essere ricreate se non in tempi lunghissimi. Così, si è condannati al declino, di fatto ad un rapido declino, potete chiamarlo collasso, se preferite, è la stessa cosa. 

Quindi, se il problema è il superamento, vedete immediatamente quale può essere e quale non può essere la soluzione. Di sicuro non può essere quella di inventare qualche gadget ingegnoso che produce più energia o ci permette di continuare senza usarne tanta. Se producete più energia dai combustibili fossili, allora questa energia extra sarà usata da qualcun altro per altri scopi e tutto rimane com'è – compresa la produzione di inquinamento. Finché continuiamo a dire che la soluzione a tutti i mali dell'economia è la crescita, non c'è nulla che possiamo fare per evitare di andare in superamento. E ad un certo momento dovremo pagare per le conseguenze. La crescita è il problema; fermare la crescita è la soluzione. La sola possibile (potrebbe non essere sufficiente, comunque!)

Così, la prima cosa alla quale dobbiamo puntare se vogliamo mitigare il problema è di rallentare. Naturalmente, questo non è facile da fare, perché tutto la nostra dialettica politica, oggi, è basata sulla crescita. Ma alla fine, se non troviamo un modo per frenare la crescita con la nostra azione, allora il sistema stesso (o la “Natura”) ci costringerà a rallentare e quindi a declinare. Sarà la stessa cosa, solo un po' più veloce e doloroso. 

Un ultimo punto, ma certo non il meno importante. Nel modello, il declino della società industriale è il risultato non solo dell'esaurimento ma anche dell'inquinamento. E' un altro elemento del modello; col primo studio del 1972, gli autori non sono riusciti ad individuare esattamente quale fosse il fattore principale che generava questo problema, ma ora sappiamo che è l'emissione di gas serra, principalmente di CO2. E non ho bisogno di dirvi che il cambiamento climatico ha un risvolto negativo ulteriore in confronto all'esaurimento delle risorse; è ciò che chiamiamo “punto di non ritorno”. Con l'esaurimento, non possiamo fare peggio che esaurire qualcosa. Col cambiamento climatico, possiamo innescare una serie di retroazioni che crescono fuori controllo completamente da sole. E il rischio è quello di arrivare ad una quantità di danno davvero orribile, compresa la distruzione dell'ecosistema terrestre. 

Alla fine, c'è un punto fondamentale che mi piacerebbe enfatizzare: il cambiamento climatico e l'esaurimento delle risorse non sono problemi separati. Sono due lati dello stesso problema. L'esaurimento non ci salverà dal cambiamento climatico, mentre il cambiamento climatico non fermerà il nostro saccheggio del pianeta. 

Penso che il problema principale che abbiamo sia un problema di comunicazione. Vedete, negli anni 70, il Club di Roma e gli autori de “I Limiti dello Sviluppo” sono stati accusati di avere modelli sbagliati per le loro previsioni. Questo non era vero, ma essi hanno fatto lo stesso un errore fondamentale. Hanno pensato che il loro lavoro fosse enunciare il problema e che qualcuno, in qualche modo, avrebbe fatto qualcosa per risolverlo. Non è andata così. Enunciare il problema ha semplicemente portato le persone a screditare il Club di Roma e lo studio de “I Limiti dello Sviluppo”.

Questo è ciò che sta succedendo oggi con l'IPCC e i suoi rapporti sul clima. L'IPCC sembra pensare che il suo lavoro sia quello di presentare il problema e che quindi qualcuno farà qualcosa per risolverlo. Questo non funziona. Lo abbiamo visto col Club di Roma e lo stiamo vedendo con l'IPCC che sta attraversando lo stesso processo di diffamazione e demonizzazione che è stato scatenato contro il Club negli anni 80. 

Così, non penso che sia una questione di mancanza di soluzioni per i problemi gemelli di esaurimento e cambiamento climatico. Abbiamo le soluzioni ed abbiamo anche soluzioni eccellenti: sia l'esaurimento sia il cambiamento climatico sono problemi che abbiamo creato con le nostre azioni. Se invertiamo la nostra azione possiamo almeno ridurre enormemente la dimensione dei problemi. Il punto, naturalmente, è come farlo e, in questa fase, la priorità è trovare un accordo sul fatto che certe cose devono essere fatte. Penso che non sia impossibile e, alla fine, possiamo essere del tutto felici anche senza un grosso SUV, come la mia giovane amica, la signorina Ruza Jankovich, mostra in questa foto:


h/t Ruza Jankovich – l'automobile mostrata qui è una vecchia Fiat “500” che è stata prodotta negli anni 60 e che può spostare le persone senza bisogno di nessun SUV .




26 commenti:

  1. a parte il fatto che nella 500 non c'entro granchè e preferivo spostarmi coi piedi, mentre le utilitarie odierne sono molto più spaziose, la soluzione delI'IEA è molto più realistica: produrre più petrolio. Il BAU non si cambierà da solo e nessuno lo vorrà cambiare volontariamente, nè ai piani alti, nè in quelli seminterrati. Il club di Roma è stato demonizzato, l'IPCC pure. Gesù anche. Il potere è sempre stato nelle mani dei disonesti e sempre lo sarà. La soluzione esiste a livello intellettivo, ma non è attuabile nella pratica per la naturale tendenza dell'essere umano a seguire gli istinti dell'io inconscio (Freud). La strada giusta per migliorare l'umanità era stata tracciata 2000 anni fa da Gesù, ma il risultato è sconcertante, che sia stata seguita solo da pochi santi. E' comunque giusto e doveroso continuare a avvertire e denunciare, come ha fatto LTG, IPCC e il nostro caro Prof. BARDI che ringrazio per la sua ammirevole intelligente ostinazione nella ricerca della sensibilizzazione a problemi così importanti e spero che prima che sia troppo tardi questo messaggio sia raccolto, ma come diceva un santo: l'Io umano senza Dio può solo fare paura, può fare solo disastri. Anche per il Sommo Vate canoscenza e virtute o stanno insieme o prevalgono gli istinti, i bruti per cui non fatti foste.

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    1. > Il potere è sempre stato nelle mani dei disonesti

      Attenzione
      Perché una lettura veloce potrebbe pensare di associare "potenti" e "disonesti" e portare a credere che sia un problema di casta ovvero di classe "dirigente" del potere.
      Invece la realtà è che la disonestà (in primis intellettuale) e gli antipattern dell'insostenibilità nel senso più ampio sono diffusi a tutti i livelli della piramide sociale.

      Ad ogni livello la maggior parte? buona parte? della popolazione tende ad essere disonesta in proporzione col potere che ha e con i mezzi di potere che ha.

      Inoltre sapere non è sufficiente.
      Sartre ricordava che le persone sanno e ciò nonostante rimangono in malafede.

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    2. senza buona fede, che è quella in Dio, si perdono i valori e quando si perdono i valori le famiglie si sfasciano, le truffe si moltiplicano, i criminali, gli spacciatori aumentano, le liti, le cattiverie, le maldicenze diventano la norma. Il sapere non basta a rendere la vita felice e nemmeno i soldi. Ci vogliono i valori che sono legati a doppio filo con la fede e come ho detto più volte, d'accordo con S.Paolo, Freud e L'Alighieri, se si rifiutano, Dio, o il super-io o la virtute, si diventa dei bruti, pet cui fatti non foste.

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  2. Sempre molto molto interessante. Cambiare modello e sistema sarebbe di per se una soluzione alla crisi attuale, che come vediamo può diventare irreversibile e fare danni maggiori. F. Scarselli

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  3. Condivido pienamente tutto cio' che e' stato detto sopra. Ottimo riassunto dei "due lati della medaglia" cioe risorse/saccheggio ed inquinamento/cambiamenti climatici (con "crescita economica per sempre" come causa di ambedue) Ma vorrei qualifcare l'aspetto comunicazione dove viene detto:

    "Penso che il problema principale che abbiamo sia un problema di comunicazione. Vedete, negli anni 70, il Club di Roma e gli autori de “I Limiti dello Sviluppo” sono stati accusati di avere modelli sbagliati per le loro previsioni. Questo non era vero, ma essi hanno fatto lo stesso un errore fondamentale. Hanno pensato che il loro lavoro fosse enunciare il problema e che qualcuno, in qualche modo, avrebbe fatto qualcosa per risolverlo. Non è andata così. Enunciare il problema ha semplicemente portato le persone a screditare il Club di Roma e lo studio de “I Limiti dello Sviluppo”.

    E' vero che c'e stato anche un problema di comunicazione da parte del mondo scientifico ed attivista, e forse sono stati fatti degli errori nel prevedere correttamente le "risposte" politiche e culturali del "sistema" a delle informazioni di carattere scientifico e tecnico, e si sarebbe potuto anticipare e quindi comunicare meglio.

    Ma il problema di comunicazione e' strettamente collegato al problema politico. Da un lato vi sono i vari climatologi, scienziati, attivisti i quali cercano di comunicare varie realta'. (quelle ben elencate e descritte sopra) Dall'altro vi sono forti interessi politici ed economici e mediatici ed accademici che spendono milioni di dollari all'anno per fare propaganda contro un qualsiasi cambiamento di rotta contro il BAU.

    Quindi la lotta di comunicazione e principalmente una lotta politica e non solo per "migliori tecniche" ed approcci alla comunicazione. La rezione politica e culturale del sistema era previdibile ed anche con approcci diversi alla comunicazione si sarebbe manifestata comunque. Anche se le due cose sono strettamente collegate.

    L'articolo sotto e solo uno dei tanti che dimostra ed illustra chiaramente questo fenomeno.

    http://wwwp.dailyclimate.org/tdc-newsroom/2013/12/climate-denial-secret-funding

    Un'altro punto di vista (cioe' un punto di vista supplementare a cio che e' stato molto utilmente spiegato sopra sugli aspetti scientifici) e' che il mondo attuale e' controllato da sette poteri che faranno tutto il possibile nell'ambito politico e sociale per impedire che i messaggi sopra vengano capiti dal pubblico mondiale e che si faccia poi quindi anche solo il poco che si e' forse ancora in grado di fare. Il momento di incominciare seriamente a fare qualche cosa era nel 1972 quando usci LTG. Adesso abbiamo perso 40 anni e le situazione attuale e molto piu grave di quanto non fosse 40 anni fa'.

    E le forze politiche contro un qualsiasi cambiamento sono molto meglio organizzate che 40 anni fa. Lo sono anche gli attivisti?

    http://rimedioevo.blogspot.com/2013/12/i-sette-superpoteri-globali.html

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    1. è ovvio che dopo 70 anni di BAU i politici non possono cessare di sovvenzionare dall'oggi al domani il volo areo di massa, nè l'autotrasporto, nè la sanità pubblica, nè il pubblico im piego, nè le banche, nè le assicurazioni, nè l'INPS, nè tutte le molteplici forme di sovvenzione pubblica che hanno messo su per sfruttare l'immensa energia dei fossili, ma il grido disperato del WEO dell'IEA che è necessario trovare altro petrolio e alla svelta mi fa capire che questo BAU è alla canna del gas. La crisi che non finirà mai, almeno per chi ha la mia età, significa che la rarefazione dei fossili ha innescato la riduzione nei consumi almeno in chi li sprecava in cose inutili, come nei paesi OCSE. E' ovvio che siccome non troveranno altro petrolio in quantità sufficente da qui al 2035, sarà completato il piano di trasformazione da una società consumistica ad una di sussistenza. Non per niente il concambio dei Bond argentini terminerà nel 2035. Penso che già nel 2005 sapessero che 30 anni dopo il denaro non sarebbe servito più, perchè è stato sparso negli ultimi 80- 100 anni come motore del consumismo, in quanto mi dicevano i vecchi della mia gioventù, che vivevano senza soldi, che allora erano solo roba da ricchi, che erano 1 su 100 e per il 2035 sarà di nuovo, come nell'1. Per ora hanno scelto da noi la strada dell'oppressione fiscale, in altri paesi, per la diversa situazione economica, hanno ridotto pensioni e stipendi, così da trasferire risorse nei paesi sotto sviluppati per una sorta di giustizia delle risorse, in modo da permettere là una certa sussistenza, mentre ancora da noi impazza il carnevale tutto l'anno, anche se non più per tutti. Non penso possano fare diversamente, e lo sanno Letta & C. Mi ricordo ancora i supermercati saccheggiati al primo lancio di Cruise nella 1° guerra del golfo. Vi immaginate la reazione del popolino bue, se gli venisse detto che il fieno sarebbe anche solo razionato? Tempo fa su qualche blog fu risposto al solito furbo che voleva fare incetta di gasolio per anni con cisterne di 5000 litri, che dopo sei mesi si degrada e diventa inutile, ma quanti nel popole bue comincerebbero a fare sciupo di beni e risorse presi dal panico? Penso sarebbero a migliaia, se non milioni. Di sicuro dopo la carta della crisi cercheranno di calare quella della soylent, con militarizzazione della società e razionamenti e solo se non ci riusciranno sarà un mondo di violenza alla Mad Max, dove prevarrà il più forte, ma penso che non ci si arriverà. Le termonucleari al cobalto e le bombe ai neutroni sono già pronte da 60 anni e non aspettano altro che essere usate.

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    2. Sarebbe una scenario devastante. Mi sembra già di udire i lanci di agenzia: " Rivolta 10.000 terroristi sedata a Pi.... con lancio di ordigno a neutroni. Purtroppo muoiono circa 40.000 persone, ma è stato necessario per impedire la morte per sommossa di almeno 1000.000 per il dilagare della rivolta". Cose simili sono già accadute in Iraq e ora in Libia. Certo che con 'sti droni sono proprio forti. Altro che picciotti.

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  4. Bellissimo articolo.
    Stiamo rovinando la biosfera, la criosfera, l'atmosfera e l'idrosfera.
    Dobbiamo non solo presentare il problema, ma anche ogni volta proporre soluzioni.
    Io sono un ragioniere, e amo tanto la natura.
    Nella natura ho tanto osservato e camminato.
    Preservando la natura preserviamo le condizioni che ci permettono di vivere su questo bellissimo pianeta terra.
    Adesso vi propongo le mie soluzioni al problema :
    . diminuire di numero (passare dai 7 miliardi e rotti a 100 milioni)
    . abolire gli stati e vivere in società di circa 50 persone (tribù)
    . vi sia una economia di sussistenza, autosufficiente
    . abolire il denaro.
    Mi sembra che solo in questo modo si possa sperare di stare dentro all'aumento dei 2 gradi previsto per la fine di questo secolo.
    E' possibile, si può fare.
    Non sono sogni.
    Provate a chiudere gli occhi e pensare che sia possibile.
    Si, è possibile, nell'anno 500 a.C. eravamo 100 milioni.
    Si, è possibile, molte società animali sono più antiche dell' Homo Sapiens, ed esistono senza essere organizzate in stato.
    Si, è possibile, qualunque tribù umana (indiani di America, aborigeni, pigmei, eschimesi, papuasi) è vissuta o vive in equilibrio con la natura.
    Si, è possibile, tempo fa e ancora oggi presso alcune popolazioni la vita viene condotta senza l'uso di denaro : si basa sulla condivisione e la solidarietà.
    Inoltre, l'attuazione delle quattro soluzioni e desiderabile : solo conducendo una vita integrato all'interno della natura, in simbiosi, in equilibrio con essa, sentirai la vita fluire in tutto il tuo essere, in tutti i pori, in una estasi di gioiosa appartenenza al tutto.
    Credo che chi è sempre vissuto in città, lontano da madre natura, non può sapere quanto sia appagante esservi immerso.
    Ma ci possiamo abituare tutti quanti, ad una vita naturale : dobbiamo imparare che è bellissimo.

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    1. Anonimo22 dicembre 2013 15:19,

      forse, oltre che amare tanto la Natura,le passeggiate e forse i cartoni animati di Disney e suoi discepoli, ami incondizionatamente il fantasticare.
      Davvero credi in quello che dici in questo tuo post?
      Da ragioniere che dici di essere ha mai provato a fare due conti sul retro d'una busta e vedere che cosa implicherebbe :

      . diminuire di numero (passare dai 7 miliardi e rotti a 100 milioni)
      . abolire gli stati e vivere in società di circa 50 persone (tribù)
      . vi sia una economia di sussistenza, autosufficiente
      . abolire il denaro.

      Orsù è Natale, non carnevale.

      E poi non hai nemmeno il coraggio di firmarti.Come mai?

      Marco Sclarandis



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    2. La vita naturale, pretecnologica non era affatto rose e fiori.
      Basta pensare all'assenza del frigorifero, ai problemi del cibo, a cose come l'assenza di dentisti (hai mai provato ad avere un ascesso dovuto ad un granuloma senza poter accedere ad antibiotici e ad un dentista?), alle aspettativa di vita (i Gonzaga, quindi la classe in cima alla piramide sociale nella Lombardia, morivano a 30, 40 anni).

      Paradossalmente ora potremmo vivere nel miglior mondo possibile se non fosse che il miglior mondo possibile ha portato all'esplosione demografica che lo renderà molto presto il peggior mondo possibile fino a che esso non sia rientrato nella portanza antropica a-petrolitica che è stimata nell'intervallo [1-2]G.


      The human cost of such an involuntary population rebalancing is, of course, horrific. Based on this model we would experience an average excess death rate of 100 million per year every year for the next 75 years to achieve our target population of one billion by 2082. The peak excess death rate would happen in about 20 years, and would be about 200 million that year. To put this in perspective, WWII caused an excess death rate of only 10 million per year for only six years.


      Paul Chefurka
      Population, The Elephant in the Room (o)
      A Simple Model of Population Decline


      Da sempre affermo che l'Italia, se avesse una popolazione diciamo di 6M di homo, oggi, sarebbe un vero paradiso in terra, inoltre in uno stato strategico geobiopolitico assai più sicuro e stabile, visto che avrebbe autonomia pressoché su tutte le risorse, ad iniziare da quelle energetiche ed alimentari.

      Stranamente coloro che avvocano i paradisi con le vergini, i paradisi nell'aldilà e altre baggianate del genere, sono coloro che apologizzano la compulsione riproduttiva, che degradano le Donne a fattrici sfornapargoli e legittimano moralmente e la promuovono la sciagura della riproduzione che non sia quella sostenibile (anche socialmente) ovvero quella minima, ovvero quella che consenta al più un figlio per donna. Sono coloro che ideologizzano l'inferno in terra. Tutto sommato non sono neppure troppo incoerenti.

      Ora la crescita demografica è alimentata dalla violenza delle migrazioni di massa alla quale, stoltamente, invece di opporre sistemi di contrasto più efficaci ed incisivi, si vorrebbe favorire abolendo gli inefficaci meccanismi attuali di blando contrasto.
      Masochismo e stupidità sono altri problemi diffusi.

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    3. sono d'accordo.
      cominci tu a crepare?
      sei pronto a mollare lo smartphone, le vacenze in egitto e la macchina?

      Proposte veramente ridicole che si verificheranno solo in coincidenza con un evento catastrofico, ma non per accordo comune.....

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    4. Buongiorno Marco Sclarandis,
      io mi chiamo Tiziano Gianni.
      Mi ero dimenticato di mettere la firma.
      Mi piacevano, i cartoni di Disney.
      Da anni, ormai, non più : distorcono la realtà, fanno credere che gli animali siano diversi dal quello che in realtà sono, e questo è “disinformazione”.
      Ci credo, a quello che ho scritto in questo post.
      Anzi, mi ero dimenticato di aggiungere : stop ad estrazione di petrolio e di gas, stop agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), stop ad estrazione di carbone e di qualunque minerale, stop alla deforestazione.
      Veramente non vedo soluzioni alternative : credo che ci porterebbero tutte ad un disastro.
      Porto ad esempio le barriere coralline.
      Le barriere coralline sono morte al 25 %, e si stima che entro il 2050, se l'uomo continua come adesso, saranno tutte morte.
      Basta l'aumento di un grado centigrado dell'acqua del mare per 15 giorni, per far morire il corallo.
      I bellissimi documentari sulle barriere coralline non possono che farcene innamorare : bellissimi colori, forme e movimenti.
      Se poi ti ci immergi ed osservi, il cuore trabocca di meraviglia.
      Davvero siamo disposti a non intraprendere un deciso cambiamento nella speranza di poter in parte salvare la bellezza su questa terra ?
      Veramente non siamo disposti ad un sacrificio per amore delle future generazioni ?
      . -------
      Ora provo a fare due conti sul retro d'una busta e vedere che cosa implicherebbe :

      . diminuire di numero (passare dai 7 miliardi e rotti a 100 milioni)
      per diminuire di numero propongo di fare
      1. una decisa campagna di informazione sui danni derivanti dalla sovrappopolazione umana, con parole comprensibili a quasi tutti, anche a chi non ha studiato i numeri (nel mondo quasi tutti conoscono il significato di : 1 e MOLTI).
      2. cambiare sistema sociale (adottare il sistema sociale in essere presso le tribù : condivisione, educazione dei bambini da parte della famiglia allargata, cioè anche dagli zii e le zie, e da altri adulti).
      3. prevedere la figliazione media di un figlio per ogni essere umano nel corso della sua vita : se lo facessimo, da adesso, nel 2100 saremmo forse circa 600 milioni, nel 2190 circa 100 milioni (calcoli miei, a spanne).

      . abolire gli stati e vivere in società di circa 50 persone (tribù)
      . vi sia una economia di sussistenza, autosufficiente
      . abolire il denaro.
      Sarebbe proprio una rivoluzione sociale ed economica.
      Significherebbe abbandonare la tecnologia.
      Perchè in questo tipo di società non si può possedere più di arco, frecce lancia (o fiocina e canoa) e casa.
      Non verrebbe più effettuata la estrazione industriale di minerali, verrebbero abbandonate industrie, agricoltura intensiva, OGM, pesca intensiva, gran parte del commercio, viaggi in aereo e nave, automobili, camion, moto.
      Non ci sarebbero più (o comunque perderebbero la loro funzione) :
      soldi, giornali, internet, telefoni, produzione di energia elettrica, centrali nucleari e termoelettriche, dighe (2007: Nel mondo ci sono attualmente 19.000 dighe di oltre 30 metri di altezza, 45.000 se si considera un'altezza fino a 15 metri), non ci sarebbe produzione di plastica, pesticidi.
      Quasi scomparirebbe la totalità delle cause di riscaldamento globale di origine antropica.
      Resterebbe solo il fuoco da legna (attenzione al pericolo deforestazione, le piante sono di importanza vitale).
      E' un abbozzo di possibili soluzioni.
      Io vedo le cose in modo molto radicale : personalmente non accetto neppure la esistenza di elettricità.

      Tiziano Gianni

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    5. UnUomo.InCammino23 dicembre 2013 12:55

      Buongiorno UnUomo.InCammino.
      Certo, la vita pretecnologica non era rose e fiori.

      Mancava il frigorifero :
      il frigorifero naturale è :
      il mare per la gente che abita in riva al mare (il pesce si conserva fresco da vivo, e lo mangi poco dopo averlo catturato),
      le piante per chi vive in climi tropicali (i frutti tropicali si conservano bene se sono attaccati col picciolo alla pianta, e deperiscono solo dopo che li hai raccolti, ma a quel punto li mangi),
      gli animali selvatici per chi vive in altri climi (quando hai bisogno di cibo organizzi una spedizione di caccia, gli animali vivi sono freschi, si degradano solo dopo che sono morti, ma a quel punto li puoi mangiare. Purtroppo c'è il problema della cottura, non riesco a capire come ci si può rinunciare, forse essiccando il cibo come gli Indiani di Nordamerica ?).
      Un altro sistema di conservazione del cibo è la “essiccazione del cibo”.

      I dentisti :
      la specie umana è apparsa sul pianeta circa 2 milioni di anni fa, ed è sopravvissuta fino all'avvento dei dentisti : questo dimostra che si può vivere anche senza dentisti.

      Le aspettative di vita :
      meglio pochi anni di grande qualità (come è quella vissuta a contatto con la Natura), che il doppio nell' attuale tipo di società.
      L'attuale tipo di società potrebbe essere rappresentata da questa immagine : gli esseri umani sono su un treno, dove hanno obbligato a salire anche gli altri esseri viventi del pianeta. Questo treno è lanciato a folle velocità verso il baratro che lo inghiottirà, e che sarà la sua fine. Forse possiamo rallentare e fermare la sua corsa se facciamo scelte coraggiose, e in tempi brevissimi, quasi adesso.

      L' Italia, se avesse una popolazione diciamo di 6M di homo, oggi, sarebbe un vero paradiso in terra :
      lo credo anche io, personalmente penso sarebbe meglio circa 1 Milione di esseri umani in Italia, organizzati in un sistema sociale basato sulla tribù (50 persone circa, che vivono un tipo di vita autosufficiente).

      un figlio per donna :
      Sono d'accordo con te : penso che andrebbe fatta questa scelta, possibilmente a livello planetario, e questo porterebbe ad una diminuzione della popolazione umana in tempi ragionevoli (600 Milioni di esseri umani nell'anno 2100, cento milioni di umani nel 2190, secondo miei calcoli fatti a spanne).
      Ricordo le stime sulla popolazione attualmente accreditate (fonte wikipedia, adattato) :
      8.000 avanti Cristo (stimato avvento di agricoltura ed allevamento) = 5 Milioni
      1 dopo Cristo = 200 milioni
      anno mille = 310 Milioni
      anno 1800 (circa l' inizio era industriale) = circa 1 miliardo
      anno 1960 (io ero un bimbo) = circa 3 miliardi
      anno 2000 = 6 miliardi
      anno 2011 = 7 miliardi
      anno 2013 = stiamo aumentando sempre di più in numero, si stima 75 milioni all'anno.

      Ciao.
      Gianni Tiziano

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    6. Buongiorno.

      Anonimo23 dicembre 2013 15:38,

      come tutti sanno, tutti noi esseri umani, in diversi momenti, crepiamo.
      Quindi, se noi esseri umani non facessimo più figli da adesso in poi, saremmo destinati alla estinzione in circa 100 anni.
      Se decidessimo a livello planetario di diminuire di numero, potremmo farlo imponendoci che la figliazione media di un essere umano fosse una (oppure, in parole più povere, in media un figlio per ogni donna).
      Questo porterebbe ad una riduzione della popolazione sicuramente, con un tasso di decrescita che io credo si possa stimare come dimezzamento della popolazione umana circa ogni 35 anni, quindi saremmo 600 milioni nel 2100 e cento milioni nel 2190.
      Dovremmo essere pronti a fare dei sacrifici per lasciare un mondo non troppo distrutto alle future generazioni, per lasciare loro una piccola possibilità di sopravvivenza.
      Se non vogliamo fare questi sacrifici, la vita sulla terra scomparirà a breve (io penso entro il 2100).

      Ciao.
      Gianni Tiziano

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    7. Caro Gianni, è un futuro un tantino radicale il tuo, ma non è detto che non sia quello che ci aspetta - volenti o nolenti. Buon Natale!

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    8. Pare che il Papa abbia letto il suo ultimo libro, perchè nell'Angelus odierno ha citato brevemente il saccheggio del pianeta, causato dalla cupidigia degli uomini e che causa disastri come nelle Filippine. A quando l'invito in Vaticano? Buon Natale, in questo caso a tutti gli uomini di buona volontà. E speriamo che quegli altri non continuino a fare la festa alle risorse della terra.

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  5. A me i conti non tornano. Come mai se c'è penuria di risorse la Cina, l'India, La Russia, Il Brasile e anche gli Stati Uniti crescono??

    Non è una contraddizione??

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    1. Fuochi fatui, se la prospettiva è questa:

      http://www.theguardian.com/environment/earth-insight/2013/dec/23/british-petroleum-geologist-peak-oil-break-economy-recession

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  6. http://www.soldionline.it/infografiche/l-incremento-dei-pil-dei-paesi-piu-in-crescita-cina-india-russia-brasile-usa-paesi-ocse-e-area-euro

    Come potete vedere la crescita è prevista anche nel 2014. Qualcosa non torna sicuramente!!!

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    1. si vede che sono paesi con una bilancia dei pagamenti extra finanziari un pò meglio della nostra, che esportiamo beni per 10 mld e ne importiamo per 140. A noi fa sicuramente piacere fare la bella vita a credito, bisogna vedere finchè fa comodo anche a chi ci rifornisce di tanta roba in cambio di titoli che non valgono nulla. Poi ci sarà da tirare la cinghia e la bulimia non sarà più un difetto, ma un pregio, come è stata nella storia fino agli anni di twiggy, l'anoressica degli anni 70 spacciata per bellissima. Puah.

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    2. Ma cosa dici? Quale bilancia dei pagamenti? Il Pil di quei Paesi aumenta, ed è in aumeto anche per il 2014, contrariamente a quanto afferma l'articolo.

      C'è qualcosa che non torna

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    3. i libri di economia degli anni 70 che ho letto erano scritti da professori italiani che vedevano la materia con gli occhi del miracolo economico e del mondo pre e post bellico. Allora il valore della finanza era ancorato a quello dei beni, mentre ora col valore dei beni finanziari mondiali ci compri 40 volte tutti i beni materiali del pianeta. Di conseguenza i PIL odierni sono dei palloni gonfiati di fuffa che scoppieranno non appena cominceranno a rarefarsi le materie prime e quella più importante è il petrolio. Coi soldi non ci fai muovere le navi e gli aerei o il miliardo e passa di auto a giro per il pianeta; puoi solo gonfiare l'economia artificiosamente e più velocemente, ma solo fino a che ci sono beni sufficenti da poter distruggere, poi si comincia con le bolle, le crisi, le guerre, insomma i tempi cambiano ed il palloncino può essere sgonfiato più o meno velocemente e alla maggior parte delle persone, qualcosa non torna. Il popolo (dicevano, ma ora sono rinfurbiti e non lo dicono più) va tenuto basso (nell'ignoranza, se lo vuoi comandare).

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    4. Si... si... vabbè....e le mamotte confezionavano la cioccolata.

      Ti avviso che tra tot tempo la produzione industriale e il Pil andranno a zero, perchè come ben sai il sole morirà e con la sua morte anche la terra scomparirà.

      Quindi se analizzi il grafico del Pil puoi notare che tra miliardi di anni ad un certo punto la produzione si azzererà..

      Sono decenni che ci rompete i maroni con i limiti della crescita e le risorse limitate. Intanto come si può leggere dal link sopra anche per il 2014 il PIL è previsto in CRESCITA, alla faccia della scarsità delle risorse.

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    5. vedo che i padroni del vapore possono stare tranquilli. TV e media, con la svalorizzazione dell'istruzione hanno ottenuto ciò che non dicono più, tenere il popolo ad un livello basso, molto basso. Auguri per i tuoi sogni di PIL glorioso uber alles.

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  7. Finché continuiamo a dire che la soluzione a tutti i mali dell'economia è la crescita, non c'è nulla che possiamo fare per evitare di andare in superamento. E ad un certo momento dovremo pagare per le conseguenze. La crescita è il problema; fermare la crescita è la soluzione.

    Come già detto tempo fa non esiste profitto senza crescita, dal momento che i costi sono il reddito del periodo successivo che copriranno i prezzi necessari a generare il ricavo. Ovviamente attualizzzato. Ripeto, cul de sac.

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    1. E mi scuso per l'italiano, spero che il senso sia chiaro. E' evidente che qualunque sistema economico capitalistico non può per sua natura di per sè decrescere.
      Buon Natale :-P

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